Al Parlamento di Westminster (ott. 1163) difese con tanta forza il privilegio del foro ecclesiastico, che il sovrano fu costretto a ritirare un progetto di legge che lo vietava. Fu però proposto un emendamento, secondo cui l'esposcopo si obbligava a rispettare le antiche usanze. Il B. l'accettò, ma con la prudente riserva: salvo ordine nostro et iure Ecclesiae; il che gli attirò le ire del Re. L'anno seguente, al Parlamento di Clarendon vennero specificate in 16 articoli le antiche usanze, che tutte attenuano alle libertà della Chiesa. Pare che T. le abbia accettate; ma subito se ne pentì e si ritrattò, domandando perdono ad Alessandro III. Condannato a forti multe, del resto ingiuste, si rifugiò alla Corte pontificia, indi nel monastero cistercense di Pontigny.
Le trattative fra Alessandro III e il Re furono molto difficili e spinose. T. comparve alla presenza di Enrico II,
a Montmirail nel 1169; ma l'accordo desiderato dal Papa non poté conchiudersi, perché l'arcivescovo non accettò di sottoscrivere gli articoli di Clarendon se non con la clausola restrittiva: salvo honore Dei. Tuttavia nel 1170 si ebbe una parvenza di riconciliazione e il B. tornò in Inghilterra. Ma i nemici lavoravano contro di lui ed eccitarono l'animosità di Enrico II al punto ch'egli osò dire alla presenza dei baroni: «Non c'è dunque nessuno capace di vendicare l'onda del Re contro quel sacerdote?». Quattro cavalieri intervennero e vigliaccamente uccisero l'arcivescovo nella cattedrale di Canterbury.
Alessandro III lo canonizzò il 21 febbr. 1173. Festa il 29 dic.