TOMMASO di PAVIA. - Cronista francescano, n. 1122 ca. a Pavia, m. il 1280 ca. Le indicazioni biografiche vengono dalla sua cronaca e da quella di Salimbene (MGH, Script., XXXII, p. 429 sg.), con il quale visse qualche tempo a Ferrara.
Insegno teologo a Parma, Bologna, Ferrara; assistito al Concilio di Lione, del 1245. I suoi viaggi lo portarono in Romania, Dalmazia, Boemia e Germania. Eletto ministro della provincia minoritata di Toscana verso il 1258, dimorò quasi sempre in quella regione. Nel sett. 1260 fu testimone della battaglia di Montapertri, combattuta fra i Ghibellini di Siena e i Guelfi di Firenze. Nel 1267 accompagnò Carlo I d'Angiò nella sua spedizione in Toscana. Verso il 1278-79 compilò le Gesta imperatorum et pontificum (MGH, Script., XXII, pp. 490-528). Oratore apprezzato, T. Iusciò pure, come dice Salimbene, un magnum opus in theologia, che egli stesso chiamò Bovis a causa del suo sviluppo; si trova fra i manoscritti della Laurenziana di Firenze sotto i titoli Dictiones et Dictionarium Bovis; l'opera è un vasto repertorio alfabetico di materie predicabili. Suo è pure un frammento della vita di Stefano da Narni, compagno di s. Francesco (Archivum Francisci. Hist., 12 [1919], pp. 344-382-84). L'attribuzione fatta a lui del Dialogus de gestis s. Fr. Minorum e della Legenda «Assidua» di s. Antonio da Padova manca di fondamento.