TRAPANI, DIOCESI di. - Diocesi e città capoluogo di provincia nella Sicilia occidentale. Ha una superficie di ca. 1000 kmq., con una popolazione di 196.158 ab., dei quali 195.180 cattolici, distribuiti in 47 parrocchie servite da 109 sacerdoti diocesani e 53 regolari; conta un seminario, 13 comunità religiose maschili e 49 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 429). La diocesi è suffraganea di Palermo. La Cattedrale è dedicata a s. Lorenzo.
La città sorge alle falde del Monte Erice, di fronte alle Isole Egadi, e fu detta Drepana per la forma falcata del suo porto. Fu l'emporio marittimo di Erix (oggi Monte S. Giuliano). A questo estremo lembo della Sicilia si ricollega la leggenda troiana che, nella rielaborazione posteriore (particolarmente virgiliana), vi fa morire Anchise e ad Enea attribuisce la fondazione del tempio di Venere Erice, sulle cui rovine fu rialzato l'attuale santuario dell'Assunta (sec. xv). T. fu fortificata dal cartaginese Amilcare; le sue acque videro la sconfitta del console romano P. Claudio Pulcro. Dopo la battaglia delle Egadi (241 a. C.) cadde in potere dei Romani, che ne fecero una città consolare. Soggiacque in seguito ai Vandali di Genserico, cui fu sottratta da Belisario. Occupata nell'844 dagli Arabi, conobbe successivamente la dominazione normanna, sveva, angioina, spagnola. A T. sbarcò nel 1283 Pietro III d'Aragona, chiamato dai Siciliani alla corona dell'isola dopo la rivolta del Vespro; nel 1535 Carlo V vi sostò dopo la vittoriosa impresa di Tunisi. Dagli Aragonesi in poi la città seguì le vicende storiche del resto della Sicilia.

La data dell'erezione della diocesi non è nota; dal momento però in cui passò sotto Costantinopoli (sec. IX) non si hanno più notizie di T. come sede vescovile. Fu nuovamente ristabilita da Gregorio XVI con la bolla Ut animarum pastores del 31 maggio 1844, smembrando dalla diocesi di Mazzara (v.). Nativo di T. fu il card. Enrico Beccatelli (sec. XII).
ARTE. - Architettura. - Ruderi suggestivi di architettura fenicia si trovano a Motya, isoletta poco a sud della città. La più antica costruzione, tuttavia, è la Colombera, fortezza a guardia del porto, già esistente al tempo degli Elimi e sempre ricostruita; l'ossatura principale di quel che ne rimane è del periodo normanno. Più chiare testimonianze si hanno dell'architettura chiaramontana: la basilica dell'Annunziata con l'aspetto di fortilizio nel lato nord, la chiesa di S. Agostino e la fontana di Saturno (1342). Alla fine del Trecento o agli inizi del Quattrocento appartiene la cappella dei Pescatori dell'Annunziata, di gusto catalano. Si notano inoltre qua e là nelle vie particolari archi «a ventaglio» a tutto sesto, su pilastrini bassi (arco del Palazzo del Banco di Sicilia). Alla seconda metà del Quattrocento appartengono la cappella dei Mariniani dell'Annunziata, il Palazzo Ciambra (Giudecca) e casa Pilati. Sono largamente rappresentati i secc. XVII e XVIII con le chiese del Collegio dei Gesuiti (Francesco Pinna), della Badia Nuova, del Purgatorio, di S. Lorenzo (G. B. Amico) e con i Palazzi Cavaretta, a sfondo del Corso, Xirinda e il convento dei Carmelitani, attuale Museo Pepoli.
Settura. - La più antica e notevole opera esistente nella città è la Madonna di T., della scuola di Nino Pisano (sec. XIV). Sono invece opere dei primi anni del sec. XVII: il portale della cappella della Madonna della Annunziata, il baldacchino del Carmine, quello di S. Maria di Gesù ed un trittico ora nel Museo, tutte opere di Antonello Gagini.
Pietro Orlandini, notevole scultore in legno del sec. XVII, ha lasciato un armadio nella sacrestia del Collegio ed un altro ora al Museo, nonché un Crocifisso nella chiesa
dell'Annunziata. O-
pere settecentesche
sono il bozzetto in
bronzo per un mo-
numento equestre
del Serpotta, al Mu-
seo, l'atorilievo di
Ignazio Marabitti al
Collegio e le carat-
teristiche figure dei
Misteri in legno di
Baldassare Pisciotta
nella chiesa di S.
Michele.
Pittura. - Le
opere pittoriche più
importanti ma di va-
ria provenienza sono
radunate quasi tutte
al Museo Peploi.
Molto interessanti le
tavolette trecentes-
che che provengono
dalla chiesa di S.
Agostino; una Pietà
di scuola toscana
(sec. XIV); un politi-
tico quattrocentesco
di Taddeo di Barto-
lo; il Redentore at-
tribuito a Tommaso
de Vigilia. Nel Mu-
seo è anche molto
rappresentata la pit-
tura del Seicento na-
poltano con opere
di Salvatore Rosa,
del Solimena e del
Ribera. Attraenti
sono anche le tele di Andrea Carreca, pittore locale. Una
bella tela di scuola fiamminga trovasi alla Badia Nuova.
Particolarmente sviluppate furono in T. le arti minori nei
secc. XVII e XVIII : gioielleria, incisioni di avoli e coralli e
la ceramica. Da ricordare il ricchissimo presepio ed il Cro-
cifisso in corallo del Museo; numerosi paliotti, lampade,
arredamenti sacri, cammei, figurine da presepe, opere del
Tipa, del Laudicina e del Matera, le maioliche esistenti al
Museo e in alcune collezioni private. - Vedi tav. XLIV.
Maria Pia Cosentino