TREIA

TREIA. — Antica diocesi in provincia di Maccarata. Per i suoi dati statistici V. SAN SEVERO.

Di origine piccina è l'antica Trea, forse colonia, certo municipio romano, che Plinio pone tra le città interne della Regione Quinta, e Tolomeo chiama Tpáva. Sor- geva a ca. 2 km. dal sito attuale, in località ora detta «Mura Saracena»; devastata da Alarico nel 404, subi poi i danni dei Longobardi, degli Ungari, dei Saraceni, che la distrussero. I cittadini si raccolsero allora sul colle, dove ricostituirono un centro abitato, l'odierno, che fu chiamato Monticulum, Monticulum, quindi, Montecchio («del Potenza» o «di Macerata»). Nel sec. XI già si era costituito in Comune guelfo, elencato nelle Constitutiones Aegidianae tra le «civitates mediocres»; sottoposto in sc- giuto ai vari dominatori delle Marche, passò poi defini- tivamente alla Chiesa. Un'antica pieve, S. Maria, nel luogo della distrutta Trea, viene considerata da alcuni storici come la cattedrale di una primitiva diocesi, nella presunzione che anche T. per analogia con parecchie altre città del Piceno, abbia avuto i suoi vescovi fin dai primi secoli (ma di ciò non si ha documentazione) e che la diocesi sia cessata con la fine della stessa città, e pas- sata quindi sotto la giurisdizione dei vescovi di Camerino.

Pio VI, con la bolla Enixum animi nostri del 2 luglio 1790, abolì il nome di Montecchio, vi rinnovò l'antico e per evitare i danni che potevano derivare a causa della distanza da Camerino, che egli con la bolla Quemadmodum apostolica del 17 dic. 1787 aveva elevato a sede arcive- scovile, non metropolitana, dispose che l'arcivescovo di Camerino tenesse in T. un vicario foraneo laureato in utroque con speciale giurisdizione anche nel campo giu- ridico e penale. Dopo il periodo napoleonico, e restituite le Marche alla Chiesa, i treieri domandarono a Pio VII di elevare la loro collegiata a cattedrale e che la diocesi fosse unita, aeque principaliter, con quella di S. Severino; ma il Papa, pur dichiarando cattedrale la collegiata, con rescritto della S. Congreg. Consistoriale del 1° sett. 1815, stabilì che fosse vescovo di T. l'arcivescovo pro tempore di Camerino. Differendo però la Curia camerinese l'ese- cuzione del rescritto, cercando di invalidarlo, lo stesso Papa, con la bolla Pervetustam locorum originem dell'8 febbr. 1816, dichiarò T. «civitatem vere et realiter epi-

TREIA - TRENDELENBURG FRIEDRICH ADOLF

da giovane assai vivo il senso della libertà, ma in seguito, soprattutto dopo l'esperienza del 1848, considerò il porto unum necessarium della sua epoca la costituzione dell'unità tedesca che, secondo lui, poteva attuarsi solo a discapito del liberalismo con il favore della potenza dello Stato prussiano. Professore all'Università di Lipsia nel 1859, a Friburgo in Br. nel 1863, rinunciò a quest'ultima cattedra nel 1866 allorché il Granducato del Baden si schierò a fianco dell'Austria nella guerra contro la Prussia. Nello stesso anno passò all'Università di Kiel, quindi fu dal 1867 al 1874 a Heidelberg e poi fino alla morte a Berlino. L'opera sua più importante, che è la storia tedesca nel sec. XIX, che giunge incompiuta fino al 1848 (Deutsche Geschichte im 19. Jahrhundert, 1879-94), è tutta una esaltazione della missione di unitaria della Prussia in Germania. Polemista e pubblicista di valore, tendente sempre a rinunciare ad un giudizio e ad un esame equilibrato e sereno degli avvenimenti pur di porre in rilievo, quasi sempre unilateralmente, l'apporto positivo della Prussia alla formazione dell'unità germanica, appoggiò con la penna, dal 1863 in poi, decisamente la politica di Bismarck. Dal 1866 diresse la rivista Preussische Jahrbücher, da lui fondata. Fu deputato nazional-liberale al Reichstag dal 1871 al 1888.

BIBL.: J. Heydenhoff, s. V. in Neue deutsch. Biograph., III, Berlino 1936, pp. 636-48; E. Fueter, Stor. della storiorg. moderna, trad. it., II, Napoli 1944, pp. 248-54; H. Kohn, Prophets and peoples, Nuova York 1947, p. 105 sgg.; H. V. SERBIA. Geist und Gesch. vom deutsch. Humanismus bis zur Gegenwart, I, Monaco-Salisburgo 1950, pp. 385-98; W. Bussmann, T. Sein Welt-und Geschichtsbild, Gottinga 1952. Silvio Furlani