TRIESTE E CAPODISTRIA, DIOCESI DI

TRIESTE E CAPODISTRIA, DIOCESI di. - Città e diocesi nel Territorio Libero di T.

La parte della diocesi sita in Italia conta una superficie di 730 kmq. con 380.000 ab., dei quali 373.000 cattolici, distribuiti in 59 parrocchie servite da 167 sacerdoti diocesani e 69 regolari; ha 12 comunità religiose maschili e 49 femminili.

La parte sita in Croazia conta una popolazione di 60.000 cattolici distribuiti in 60 parrocchie servite da 44 sacerdoti diocesani e 5 regolari; e la parte sita in Slovenia conta 40.000 ab. in 30 parrocchie servite da 24 sacerdoti diocesani (Ann. Pont. 1953, p. 431). È suffraganea di Gorizia. Leone XII il 30 giugno 1828 un « aeque principaliter » a T. Capodistria (v.).

I. STORIA DI T

Tergeste è il nome paleoveneto del castelliere che divenne intorno al 46 a. C. colonia romana, fiorente specialmente nella seconda metà del sec. 1 e nella prima metà del sec. II. L'invasione longobarda pesò gravemente sulla città e non meno l'occupazione franca, che introdusse i primi slavi nelle campagne sul finire del sec. VIII. Lotario II alla metà del sec. X dette ai vescovi di T. poteri signorili sulla città, la quale poi col vescovato stesso da Enrico IV il 20 luglio 1081 fu assoggettata al potere feudale del patriarca d'Aquileia. Limitando man mano i diritti vescovili T. raggiunse nel 1295 la piena autonomia comunale sotto l'alta signoria del patriarcato. Nel 1202 T. insieme con Muggia pre-

stò giuramento e tributo a Venezia; ma ciò non impedì che nel 1288-95 scendesse con essa a lotta aperta sostenuta dal patriarca e dal 1369 al 1380 tenesse di nuovo testa a simili tentativi, finché nel 1380 si unì al Friuli, per passare poi nel 1382 sotto il dominio del duca d'Austria, senza perdere però l'ordinamento comunale. Frequenti lotte intestine portarono nel 1469 T. ad un'estrema desolazione; ma poi le sfortune della Dominante favorirono la città con libertà di fiorenti commerci con il retroterra e l'Oriente, finché Carlo VI nel 1717 le concesse il porto franco e la libera navigazione nell'Adriatico, privilegi accresciuti da Maria Teresa. La ventata napoleonica fu breve e fece sentire il peso dell'Austria che, dal 1813, rese ancora più faticosa l'espressione della coscienza nazionale della città. L'unione all'Italia nel 1918, se le tolse vigore di commerci, animò fervidamente i suoi cantieri. Mario Mirabella-Roberti

II. TERRITORIO LIBERO DI T

La costituzione di questo Territorio venne disposta in forza degli artt. 21 e 22 della Sezione II del Trattato di pace imposto all'Italia dalle Nazioni Unite, e dall'Italia firmato a Parigi il 10 febbr. 1947, come compromesso tra le opposte tesi alleata e sovietica, senza riguardo alla volontà delle popolazioni interessate od alla loro nazionalità.

La nuova unità così creata è costituita da una striscia di territorio lungo la costa del Golfo di T. e dell'Istria settentrionale, dalla foce del Timavo a quella del Quieto, misurante in complesso 718 kmq. Il confine, che prende inizio sulla frontiera italo-jugoslava poco ad E. di Monfalcone e finisce ad E. di Cittanova, non si appoggia né su elementi fisici, né su motivi etnici od economici. Nella sua parte settentrionale, il Territorio Libero di T. si estende su di un terreno tipicamente carsico, con scarsa popolazione, alle spalle del grosso agglomerato urbano di T.; nella parte meridionale abbraccia una zona di ottimi terreni agrari, nel retroterra della costa fra T. e Pirano, e quindi di un altro lembo carsico, costituito da un pianoro elevato in media sui 200 m., inciso da solchi fluviali, tra cui quello del Quieto. Tutto il litorale a S. di T. fa posto ad una serie di centri marittimi di qualche importanza (Capodistria, Isola di Istria, Pirano, Umago, Cittanova), dal punto di vista etnico prettamente italiani.

Il Territorio Libero di T. contava (1951) 380 mila ab., dei quali l'84% italiani. Il centro urbano di T. (277 mila ab.) assorbe da solo quasi i due terzi di questa popolazione; la densità complessiva è assai elevata (529 ab. a kmq.), ma va diminuendo notevolmente in corrispondenza al settore istriano (152 ab. a kmq.).

Origine e struttura del Territorio Libero di T. escludono che se ne possa parlare come di una entità economico-politica a sé stante, non solo per la sua particolare figura internazionale, ma soprattutto perché è inconcepibile separarlo dalle regioni finitime, con le quali fa corpo, e dalle quali essenzialmente trae le sue fonti di vita. La stessa esistenza di un cospicuo centro cittadino come T. non potrebbe trovare nelle risorse del Territorio Libero la sua ragione d'essere; tanto il commercio (porto), quanto, ed ancor più, l'industria che con quello si è sviluppata e da lungo tempo vi fiorisce (metallurgia, industria navale, alimentare, ecc.) presuppongono una assai più vasta funzione, che le frontiere imposte dal Trattato del 1947 non sono ancora riuscite ad annullare.

Le difficoltà sorte, per quel che concerne i rapporti italo-jugoslavi, con la costituzione del Territorio Libero si sono poi aggravate per la divisione del Territorio stesso in due zone, occupate l'una (zona A) dalle truppe anglo-americane, l'altra (zona B) dalle truppe jugoslave. La prima, che misura appena 233 kmq., ma comprende T. (con i centri abitati di Muggia, S. Dorigo e Duino: in complesso 305.000 ab., ossia l'80% di tutta la popolazione del Territorio), è stata praticamente restituita all'amministrazione italiana, pur sotto il controllo alleato, mentre la seconda (a S. di Muggia; 495 kmq. con 75.000 ab., ed i centri di Pirano, Capodistria, Isola d'Istria, Buie e Umago) è ormai di fatto incorporata nello Stato jugoslavo.

Lo Statuto permanente del Territorio Libero di T. stabilisce che l'indipendenza e l'integrità del Territorio stesso, smilitarizzato e dichiarato neutrale, sono garantite dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Peraltro l'esistenza del Territorio come unità politica è limitata dall'intesa che esso debba far ritorno sotto la sovranità italiana, giusta la proposta fatta dai governi degli U.S.A., della Gran Bretagna e della Francia all'U.R.S.S. nel marzo 1948. L'8 ott. 1953 i governi degli U.S.A. e dell'Inghilterra decisero di sgombrare la zona A, loro affidata, rimettendone l'amministrazione militare e civile all'Italia, senza pregiudizio dei diritti ad essa riconosciuti sulla zona B.

III. DIOCESI

Sono ignote le circostanze dell'introduzione del cristianesimo che deve essere giunto a T. da Aquileia. Il primo vescovo noto è Frugifero, ca. il 549, ma la diocesi deve essere più antica, compresa nella circoscrizione metropolitica di Aquileia, e poi di Grado. Severo, probabilmente successore di Frugifero, ebbe una parte notevole nello scisma dei Tre Capitoli,

aburati poi da Firmino, suo successore nel 602. Con l'occupazione franca dell'Istria, T. fu sottratta alla metropoli di Grado e passò sotto quella di Aquileia. Verso il 1177 Alessandro III decise di fare di C. (v.) e suo territorio una diocesi a sé, ciò che fu eseguito poi il 5 luglio 1186, finché nel 1751 passò sotto il nuovo arcivescovato di Gorizia (da cui fu assorbita nel 1788-89). Aveva giurisdizione estesa all'antico territorio della colonia romana; nel 1790 le fu aggregato il territorio di Pèdena, piccola ma antica diocesi dell'interno dell'Istria. Leone XII il 30 giugno 1828 vi unì anche il territorio della soppressa diocesi di Cittanova, mentre quella di C. fu unita aque principaliter. Al presente le condizioni politiche e la prepotenza jugoslava limitano l'attività diretta della diocesi alla sola zona A del cosiddetto Territorio libero. Fra i presuli di T. da ricordare E. S. Piccolomini, poi Pio II, che difese la città dalla distruzione; P. Ponomo (1502-46) accorto diplomatico; A. Rapicio (1567-73) elegante umanista. La diocesi, che aveva un Seminario a C., soppresso dagli occupatori jugoslavi, dal 1950 ha un modernissimo Seminario a T. per opera del vescovo A. Santin. Riflesso di alcuni aspetti della popolazione della città commerciale è la presenza, oltre che di una sinagoga, di una chiesa greco-ortodossa, una di rito serbo illirico, una luterana, una anglicana, una avventista e una valdese. T. ha un battagliero settimanale cattolico: Vita Nuova.

IV. ARTE

Della città romana, a strade incrociate pur sul declivio di un colle, è ben conservata una porta, l'arco di Riccardo, augusteo. Sono poi visibili il foro e la basilica (assai guasta, età di Traiano), e, nei pressi, un propileo (età di Domiziano), che era avanti al Capitolium e fu in parte incorporato nella basilica cristiana primitiva. Pure traiano è il teatro, fuori le mura, presso il mare. La cattedrale, S. Giusto, il simbolo della città, conserva le tracce della grande basilica paleocristiana episcopale, rettangolare, tripartita (fine sec. v), absidata dal vescovo Frugifero (metà del sec. vi). Pure del sec. v può essere la basilica scoperta nel 1825 in Via Madonna del Mare (presso il cimitero sub divo). Non è confermata una sede paleocristiana sotto S. Silvestro, basilica rettangolare dell'XI sec., ora valdese. A quest'epoca risale la ricostruzione della Cattedrale (Assunta) in dimensioni minori, fiancheggiata da un sacello quadrato a croce inclusa con cupola, in cui fu accolto il corpo del patrono s. Giusto (esempio unico in Italia settentrionale). Alla fine del 1300 i due edifici furono fusi nell'odierna Cattedrale dal bellissimo rosone nella fronte a capanna. Sono perdute le testimonianze di architettura civile coeve, trecentesche e quattrocentesche. Nella pittura, di altis-

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TRIESTE E CAPODISTRIA, DIOCESI di - La flotta veneziana bombarda T. Stampa del sec. XVII - Venezia, Museo Corret.
(fot. Fiorentini)
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TRIESTE E CAPODISTRIA, DIOCESI di - Il Castello di Miramare, costruito su disegno di Carlo Junker (1856-60) per l'arciduca Massimiliano.
simo pregio i musaici delle absidi di S. Giusto (specialmente quello dell'Assunta, ca. il 1200) e il trittico di Paolo Veneziano e di un pittore veneto bizantino (prima metà del '300).

Ottimo esempio di architettura militare veneziana è il Castello, triangolare, del sec. XVI. Seguono i portali barocchi di molti palazzetti e specialmente la fastosa S. Maria Maggiore, chiesa gesuita della fine del '600, l'elegante chiesa del Rosario e quella della B. Vergine del Soccorso. Ma su tutte le fasi architettoniche di T. ha rilievo quella del primo Ottocento con una serie di palazzi a due o tre piani, con decorazioni a colonne o paraste e bassorilievi di soggetto storico-mitologico, fra i quali si leva il Palazzo Carciotti (di G. Pertsch) e il Palazzo della Borsa (di A. Molari). Felicissimo esempio di questa età la chiesa di S. Antonio Nuovo, di P. Nobile (1849), la più ampia della città, mirabilmente unitaria nell'architettura e negli arredi. Nel tardo Ottocento è tipica la casa con una specie di abbaino architettonico sul tetto: del nostro tempo è da ricordare il maestoso edificio della nuova Università di E. Fagnoni e U. Nordio (1936). Vanno poi ricordate le pitture decorative di G. Gatteri, di L. Scarabelotto, di G. B. Bison, i ritratti di G. Tomina e le sculture di A. Bosa per la prima metà dell'Ottocento, poi l'opera di C. Dell'Acqua, i ritratti di A. Rieppi, le colorite tele di U. Veruda. Fra i contemporanei hanno maggior rilievo M. Mascherini e C. Carà, scultori, e E. Predonzani, affreschista, C. Sbisà, ceramista. - Vedi tavv. LII-LIII.

BIBL.: P. Kandler, Per il fausto ingresso di mons. B. Legat, Vicende della S. Chiesa Tergestina, Trieste 1847; G. Marchesetti, I castellieri di T. e della Regione giulia, ivi 1903; P. Paschini, Le vicende politiche e religiose del territorio friulano da Costantino a Carlomagno (sec. IV-VIII), in Mem. stor. Forogiuliesi, 7 (1911), pp. 177-225; A. Tamaro, Stor. di T., 2 voll., Roma 1924; B. Ziliotto, Stor. letter. di T. e dell'Istria, Trieste 1924; Lanzoni, pp. 863-65; G. Gärtner, La basilica di S. Giusto, Trieste 1928; F. Forlati, La catt. di S. Giusto, in Archeografo triestino, 46 (1933), pp. 389-401; U. Piazzo, Architetti neoclassica T., Roma 1935; A. Scocchi, Tre vesc. di T., Trieste 1940; B. Ziliotto-M. Mirabella Roberti, Istria e Quarnaro ital., Trieste-Perugia 1948; S. Rutteri, T., spunti dal suo passato, Trieste 1950; P. Sticotti, Tergeste, in Inscriptiones Italiae, X, fasc. IV, Roma 1951; V. Scrinari, Tergeste, ivi 1951; cf. inoltre Archeografo Triestino dal 1829 in poi. Per il territorio libero di T., cf. P. Luzzatto Fegia, Il Territorio libero di T. e l'opinione pubblica, Milano 1947; E. Bonetti, Il Territorio Libero di T., in Boll. Soc. geogr. ital., 7ª serie, 12 (1947), pp. 73-87; L. Unger, The economy of the Free Territory of T., in Geogr. Review, 1947, pp. 583-608; J. Martin Chauffier, T., Parigi 1947; G. Roletto, Consideraz. sulla situaz. economica di T., in Il Ponte, 4 (1948), pp. 322-28; B. Nice, Un assurdo geografico, ibid., pp. 318-21. Mario Mirabella Roberti
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“TRIESTE E CAPODISTRIA, DIOCESI DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 340. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/trieste-e-capodistria-diocesi-di.