TROELTSCH, Ernst.- Sociologo n. ad Augusta il 17 febbr. 1865, m. a Berlino nel 1923. Fu professore teologia evangelica (1891-1915) e di filosofia.
Scrisse opere di carattere diverso, tra cui sono da segnalare: Die Soziallehre der christlichen Kirchen (Tubingen 1912); Der Historismus und seine Probleme, di cui scrisse e pubblicò solo la prima parte; Das logische Problem der Geschichtspilosophie (Tubingen 1922) ed Il protestantesimo nella formazione del mondo moderno (trad. it.). Venezia 1929. In quest'ultima opera, pur ammettendo l'importanza del protestantesimo per la formazione dello spirito moderno, non sopravvaluta eccessivamente la Riforma e afferma che la concezione di Lutero si aggancia essenzialmente al medioevo ed alle idee fondamentali di quel periodo, mentre vede uno spunto nuovo nel suo atteggiamento antisacramentale. Il suo lavoro di revisione della Riforma fu continuato da un allievo, P. Wernle (Die Renaissance des Christentums im 16. Jahrh., Tubingen-Ipsia 1904, trad. it., Firenze 1944).
Il T., tenendo conto del metodo di W. Dilthey e M. Weber, intende la storia come un'identificazione del singolo in un'individuabilità collettiva. Il suo tempo storico assimila in un tutto unico presente, passato e futuro, confusi in un divenire incessante, cui è completamente estraneo il concetto scientifico del tempo. Partendo dalla religione intesa come un «priori della ragione», il T. è portato ad una concezione dello storicismo in cui tutti i valori si identificano in un continuo divenire nell'insieme delle totalità individuali che, con il loro divenire costituiscono, anche come collettività, le categorie storiche fondamentali, ognuna delle quali si identifica in un valore che la caratterizza. È quindi eliminato ogni concetto di sviluppo storico e un periodo storico è valutabile secondo il principio che lo ha determinato, con un criterio essenzialmente aprioristico, che ci ricollega all'autocentralità delle strutture del Dilthey. L'eterno dei valori religiosi si concilia, con questa forma di relativismo storico, in un'oscillazione costante tra valore morale e i vari tentativi di una sua realizzazione storica, mentre gli altri valori, ad es., religiosi, sono al di fuori delle individualità collettive e pertanto fuori della storia.