UMBETO DI ROMANS

UMBETO di ROMANS. - Quinto generale dei Domenicani (dal 1254 al 1263), n. a Romans presso Valence (Delfinato) ca. il 1200, m. nel convento di Valence il 14 luglio 1277.

Studiò a Parigi dal 1215; già a magister artium a entrò nei Domenicani nel 1224. Lettore di teologia alla scuola conventuale di Lione (1226), priore dello stesso

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(da G. Stiera, I Savvia, parte Ia, I Re, Firenze DD', 1. 18)
Umberto I, re d'Italia - Ritratto.

convento (1236-39), divenne provinciale romano (1238-1242). Eletto maestro generale dei Predicatori nel 1254, U. diresse l'Ordine nella età della più bella fioritura di predicazione, missioni estere, insegnamento conventuale e universitario, inquisizione; presiedette i Capitoli di Buda, Milano, Parigi, Firenze, Tolosa, Valenciennes, Strasburgo, Barcellona, Bologna, Londra. Dopo la lotta sostenuta contro i Mendicanti all'Università di Parigi (1252-56) si ebbe nel 1259 una ratio studiorum dei Domenicani. Lasciando nel 1263 la carica di maestro generale, U. consacrò il resto della vita alla pietà e all'attività spirituale e letteraria.

Una gloria particolare del suo generalato è la redazione della liturgia domenicana unificata, raccolta nel monumentale Ecclesiasticum Officium, scritto a Parigi (1254-61) su 500 fogli di pergamena e conservato dal 1841 alla Curia dell'Ordine in Roma; il prototipo consta di 14 libri liturgici, indicati nel frontespizio. Un codice liturgico portatile e incompleto, ma di fattura umbertiana, si conserva nel British Museum a Londra.

Notevolissimi sono i commenti di U. alla Regola di s. Agostino e alle prime costituzioni domenicane; l'epistola sui tre voti religiosi e le istruzioni sugli offici nell'Ordine (ed. Berthier, Opera, tt. I-II). Ca. il 1270 redasse un'opera di teoria omelitica e di prediche per cui è stimato il più grande omelitico del sec. XIII (ed. in Bibl. max., t. XXV, Lione 1677, pp. 426-567 [prediche]; Berthier, Opera, t. II, pp. 373-484 [De eruditione praedicatorum]). Importantissimo il suo Opus tripartitum che è un memoriale per i lavori del II Concilio di Lione del 1274 con proposte circa la cristianità e i Saraceni e circa l'unione e la riforma ecclesiastica, fondate su osservazione e responsabilità, utili per la storia generale e culturale dell'epoca (ed. P. Crabbe, Concilia omnia, t. II, Colonia 1551, pp. 967-1003).

Uomo dotto, U. ebbe grandi qualità di governo ed esimie doti di organizzatore; è chiamato anche beato.

Bibl.: B. Humberti de Romanis, Opera de vita regulari, ed. J. I. Berthier, I-II, Roma 1888-89; A. Mortier, Hist. des maîtres génér. de l'Ordre des Frères Prêcheurs, I, Parigi 1903, pp. 415-664, 669; L. Rousseau, De ecclesiast. officio fratrum Praed. sec. ordinationem ven. mag. H. de R., Roma 1927; F. Heintke, Humbert von Romans, Berlino 1933 (cf. D. Planzer, in Arch. Fratr. Praed., 3 [1933], pp. 262-67); V. Cramer, H. V. Romans' Traktat über die Kreuzpredigt, in Das Hl. Land, 79 (1935), pp. 132-53; 80 (1936), pp. 77-98; M. H. Laurent, Le bienh. Innocent V, Città del Vaticano 1947, passim; A. Walz, Compendium hist. O. P., 2a ed., Roma 1948, pp. 38-41, 184-87, 239-84, 252-55; G. Sölch, Die Liturgie des Dominikanerordens, Roma 1950, pp. 4-24.