UMERTO III di Savoia, beato. - Figlio di Amedeo III, n. ca. il 1135, m. il 4 marzo 1189, sepolto nella chiesa abbaziale di Altacomba.
Successe ancora minorenne al padre Amedeo III, m. a Nicosia (Cipro) il 19 apr. 1148; ebbe per tutore il b. Amedeo di Hauterive, vescovo di Losanna. Si sposò 4 volte e solo dall'ultima moglie, Beatrice figlia del conte Gerardo di Màcon, ebbe l'erede maschio, Tommaso I (1178). Della sua vita intima poco si sa, né corrisponde alla sicura documentazione pervenuta il ritratto morale che di lui si suol dare sul fondamento delle Crognuques de Savoye di Giovanni Dorieville (D'Orvoville), detto Cabaret, scritte tra il 1417 e il 1420 (tuttora inedite, fonte principale dei Gestez et croniques de la mayson de Savoye di Giovanni Servion, scritti tra il 1464 e il 1465; ed. F. E. Bollati, I, Torino 1879, pp. 207-26; e delle Croniques di Perrinet Dupin, compilate sulle due precedenti ca. il 1477; ed. F. E. Bollati, I, ivi 1893, pp. 109-206). Che fosse un principe religioso e benefico al modo di tanti signori d'allora non c'è da dubitare, ma che fosse inetto al governo ciò non corrisponde a verità. Fu largo di donazioni a chiese e monasteri; però sostenne forti contrasti giurisdizionali e territoriali con il vescovo s. Antelmo di Belley (1163-73) con cui finì per riconciliarsi, e con i vescovi di Torino, Carlo e Milone (1159-89), protetti nelle loro rivendicazioni da Federico Barbarossa. U. ebbe tuttavia il coraggio di rimanere, con i vescovi di Aosta, Tarantasia, Moriana e Belley, fedele ad Alessandro III,

Umberto di Romans - Prototipo della liturgia domenicana, eseguito tra il 1234 e il 1260 a Parigi sotto il generalezo di U. di R. Frontespizio con indicazioni dei 14 libri contenuti nel volume. Le figurine nella cornice rappresentano l'anzangelo Gabriele e la Mad
mentre tutt'intorno al suo Stato si seguivano gli antipapi imperiali. Nel campo politico U. dovette destreggiarsi tra molti e potenti nemici, primo tra tutti il Barbarossa, presso cui nel 1161 intervenne in favore di Milano per mezzo di s. Pietro, arcivescovo di Tarantasia. Fino al momento in cui il Barbarossa fuggiasco dovette venire a tutti per transitare il colle del Cenisio (febbr.-marzo 1168). U. mantenne nei suoi riguardi un atteggiamento diffidente e ostile; dal 1168 fino al 1183 tali rapporti furono corretti; il che non impedì ad U. di stringere alleanza con Enrico II (d'Inghilterra (1171), inviso tanto al Barbarossa quanto al re di Francia. Dopo la Pace di Costanza (25 giugno 1183) Federico, cui non importava più l'amicizia di U., sicuro com'era dei Comuni della lega, si dimostrò nuovamente ostile al Conte in occasione della vertenza territoriale tra U. e il vescovo di Torino. Citato inutilmente nel 1184 e 1187 a comparire innanzi all'Imperatore, fu da Enrico VI, associato al regno, posto al bando dell'Impero (1187). U. oppose anche questa volta una resistenza passiva trincerandosi nei suoi Stati alpini. Gregorio XVI, il sett. 1838, ne confermò il culto. Festa il 4 marzo.
A. Pietro Frutaz