UMERTO DI SILVA CANDIDA

UMERTO di SILVA CANDIDA. - Entrato ca. il 1015 nel monastero benedettino di Moyenmoutier nei Vosgi, vi si distinse per una perfetta conoscenza
UMERTO di SILVA CANDIDA. - Entrato ca. il 1015 nel monastero benedettino di Moyenmoutier nei Vosgi, vi si distinse per una perfetta conoscenza

UMBRIA - Esterno della Cattedrale e statua bronzea di Paolo III di V. Danti (1530-76) - Perugia.

del latino e del greco. Era anche valido fautore delle riforme da introdurre nella Chiesa, perciò nell'ott. del 1049 Leone IX lo chiamò a Roma e lo volle presso di sé nella cerchia dei suoi consiglieri più intimi; nella primavera del 1050 lo nominò arcivescovo di tutta la Sicilia e lo stesso anno lo creò cardinale vescovo di Silva Candida. M. a Roma il 5 maggio 1061.

Ad U. spetta una parte di primo piano nella rottura tra la Chiesa greca e la Chiesa romana. Temendo, infatti, l'unione di esse, desiderata dell'Imperatore, Michele Cerlario, patriarca di Costantinopoli, fece ogni sforzo per impedirla e in una lettera, scritta sotto il nome di Leone di Ochrida, impugnò con violenza i riti latini (1053). U. tradusse la lettera, stese la risposta di Leone IX (PL 143, coll. 744-69) e scrisse il trattato Adversus Graecorum calumnias (ibid., coll. 929-74).

L'imperatore Costantino Monomaco nutriva sentimenti assai diversi da quelli di Michele Cerulario e queste buone disposizioni spinsero Leone IX a inviare U. e il card. Federico di Lorena come legati a Costantinopoli (1054). Ma la morte del Papa (19 apr.) fu subito sfruttata in modo da mettere in dubbio l'autorità della loro missione. U. stesso dovette rispondere ad un libello del monaco Niceta Stethatos (ibid., coll. 985-1000). U. discussione teologica alla presenza dell'Imperatore (24 giugno) volse in suo favore. Il 16 luglio, i legati, stimandosi presi in giro, lanciarono la scomunica contro il Cerulario (il documento era opera di U.: ibid., coll. 1001-1004) e partirono (18 luglio). Raggiunti a Selimbra dai mesi dell'Imperatore, rientrarono; ma una sollevazione fomentata dal Cerulario li costrinse a scomparire al più presto, e la scomunica lanciata finì con operare la rottura tra le Chiese Romana e Greca (PG 120, coll. 735-48). Tornato in Occidente, U. scrisse (1057-58) il trattato Adversus simoniacos (PL 143, coll. 1004-1212; meglio in MGH, Libelli de lite imperatorum et pontificum saeculis XI et XII conscripti, I, Hannover 1891, pp. 95-253) dove sostiene l'opinione che le ordinazioni fatte da prelati simoniaci sono nulle ed esalta l'elezione dei vescovi fatta dal clero e dal popolo per far cessare gli abusi dell'investitura laica, principale cagione dei mali che inferivano.

In seguito U. fu bibliotecario della Chiesa romana e fu coinvolto nella questione di Berengario di Tours (cf. la lettera che gli indirizzò, in Neues Archiv der Gesellschaft für ältere Geschichtskunde, 7 [1882], pp. 614). Ad U. viene ora attribuita la Vita S. Leonis IX papae, sinora creduta di Guiberto (Wibertus), arcidiacono di Tour (cf. H. Tritz, Die hagiographischen Quellen zur Geschichte, Papst Leos IX., in G. B. Borino, Studi Gregoriani, IV, Roma 1952, pp. 191-364; V. le osservazioni di B. de Gaiffier, in Anal. Boll., 70 [1952], pp. 423-424).

BIBL.: H. Halfmann, Card. Humbert, sein Leben und seine Werke mit besonderer Berücksichtigung seines Traktates Libri tres adversus simoniacos, Gottinga 1883; L. Bréhier, Le schisme oriental du XIe siècle, Parigi 1899; A. Fliche, Le card. Humbert de Moyenmoutier, Etude sur la Réforme grégorienne, in Rev. hist., 119 (1915), pp. 41-76; id., La Réforme grégorienne, I, Lovanio 1924, pp. 265-308; A. Michel, Humbert und Kerularios, in Quellen und Forschungen der Görresgesellschaft, 21 (1924) e 23 (1930); E. Amann, Michel Cerulario, in DTHC, IX (1929), coll. 1677-1703; M. Jugie, Le schisme de Michel Cerulario, in Echos d'Orient, 36 (1937), pp. 440-73; R. Morgen, Medioevo cristiano, Bari 1951, pp. 100-19 (cf. anche l'indice analit.); W. Ullmann, Cardinal Humbert and the ecclesia Romana, in G. B. Borino, Studi Gregoriani, IV, Roma 1952, pp. 111-127. Guglielmo Mollat