UNAMUNO, MIGUEL DE

UNAMUNO, MIGUEL DE. - Scrittore spagnolo, n. a Bilbao il 29 sett. 1864, m. a Salamanca il 31 dic. 1937.

Insegnò letteratura greca nell'Università di Salamanca. Esitato nelle Canarie (1924) per le sue idee repubblicane, riuscì a evadere e riparò in Francia, donde rimpatriò alla caduta della monarchia (1930), aderendo, in seguito, al movimento franchista.

La sua multiforme attività di pubblicista e di scrittore richiamò l'attenzione del mondo sulla cultura spagnola dell'età alfonsina. Si valse magistralmente dell'« sago», per fissarvi i risultati dei suoi tormenti itinerari religiosi, filosofici, letterari e storici, e spolverne, nel contempo, gli animi dei connazionali: estremamente significanti sono, al riguardo, la Vida de don Quijote y Sancho (1905); Mi religión (1910); Del sentimiento tragico de la vida (1913); La agonia del cristianesimo (1925). U. fu anche efficace narratore (Amor y pedagogia, 1902; Niebla, 1914; Abel Sánchez, 1917; La tía Tula, 1921) e lirico concettoso e rude (Poesías, 1907; Rosario de sonetes literarios, 1911; El Cristo de Velásquez, 1920). Coltivò pure, ma meno felicemente, il teatro (i drammi La Esfinge, 1909; Fedra, 1911; Todo un hombre, 1926).

Il pensiero di U. gravita sul contrasto tra le negazioni della ragione e le istanze della vita, cui, sulle orme di James, si aggrappò con disperata volontà di sopravvivenza, in una visione e in una prassi agonistica e tragica: fatalità di una lotta senza respiro e senza pace. All'uomo che pensa, ma che soprattutto sente, non rimane altra alternativa che questa rivolta contro i freddi approdi della ragione, questo crearsi e perseguire (come don Quijote, da U. inteso quale suprema incarnazione dell'idealismo umano), una meta, vigilata e amata non come termine di possesso, ma come richiamo o miraggio. Siffatto atteggiamento esclude, com'è ovvio, il tecnicismo di una sistemazione filosofica. U. procede per lampi e punte, saggista, poeta e narratore irto e aggressivo: non sfiora, ma investe, avventando non argomentazioni di pensiero, ma arbitrarietà di passione tipicamente ispagnica e sfocianti, non di rado, nell'eccessivo o nell'assurdo. I raziocinii gli provocano il riso, con conseguente rovinio di comuni certezze: Dio creato dalla volontà e dalla bisogno sentimentale dell'uomo, e ridotto, quindi, a proiezione mitica della coscienza; il cristianesimo svuotato di ogni struttura dogmatica e assorbito nella gerarchia concezione agonistica della vita (Cristo nasce, soffre, muore e risorge incessantemente nell'anima del credente e nella storia); l'immortalità dell'anima postulata non per imperio di ragione, ma per il bisogno di proiettare il proprio «io» oltre le barriere dello spazio e del tempo; la vita configurata quale un susseguirsi di «speranze in eterna fioritura» e vigoreggianti nella solitudine, che è poi, per U., il vero e l'unico modo di comunicare con i propri simili. «Niente deve esistere – afferma U. – che non possa formare oggetto di esame» e nella sua inquieta esplorazione si scaglia, stizzoso e implacabile, contro ogni ostacolo. Donde il suo accanimento contro la «casta sacerdote», in cui crede di ravvisare la monopolizzatrice del dogma e la mortificatrice dello spirito cristiano; l'astio contro il militarismo, sofisticatore del genuino concetto di patria; il livore contro le remore tradizionalistiche e feticistiche del suo popolo, che ne ostacolano l'inserzione nell'ordine spirituale dell'Europa, ritardando la fusione dell'intera famiglia umana in una auspicata patria comune. Spirito tormentato, sentì perenne l'assillo del problema religioso, che egli pose al vertice degli umani interessi. Ma fece sua religione «il lottare instancabilmente contro il mistero... lottare con Dio dall'alba alla notte» e non conobbe, fatalmente, le meridiane luci della Verità e della Vita.

Bibl.: M. Romera-Navarro, M. de U., Madrid 1928 (con bibl.); G. González-Ruano, Vida, pensamiento y aventura de M. Miguel de U., ivi 1930 (con bibl.). Cf. inoltre il numero speciale della Gesta Literaria del 15 marzo 1930; A. Benito Durán, Introducción al estudio del pensamiento de U., Granada 1953. Enzo Navarra