UNIONE POPOLARE. - Associazione sorta fra i cattolici d'Italia, Congressi (v.), per raccogliere secondo le direttive dell'encic. Il fermo proposito (11 giugno 1906) i cattolici di tutte le classi intorno ad un solo centro di dottrina, di propaganda e di organizzazione sociale, sull'esempio del Volksverein in Germania.
Ad attuare le disposizioni dell'enciclica predetta si adunò a Firenze un convegno dei rappresentanti dei cattolici italiani, dal quale ebbe origine l'Unione (1906). Fino al 1915 l'U. p. ebbe il compito quasi esclusivo di coadiuvare le attività culturali cattoliche italiane. Senza ordinamento federativo, era organizzata a base di adesione individuale, mediante un delegato diocesano. Dal 26 febb. 1915, per volontà del nuovo papa Benedetto XV, assunse il compito di alta direzione dell'Unione Cattolica Italiana, rivestendo in tal modo in pieno quelle che erano state le funzioni dell'Opera dei Congressi. La Presidenza fu allora trasformata in Giunta direttiva dell'Unione Cattolica Italiana cui facevano capo le Giunte diocesane con la rappresentanza rispettiva di tutte le diverse attività cattoliche; più tardi si aggiunsero i Gruppi parrocchiali. Da Firenze la sede presidenziale si trasferì a Padova (1913) e quindi a Roma (1915). La Giunta direttiva, assistita da un Consiglio generale, aveva come esecutore dei propri deliberati un Ufficio Centrale e nel 1913 costituì un apposito Segretariato per la difesa dell'insegnamento religioso nelle scuole e la libertà della scuola, il quale compito fu tra le principali attività dell'U. p., assieme alla lotta contro la precedenza obbligatoria del matrimonio civile su quello religioso e alle opere caritative durante la guerra (prima fra tutte le opere del genere l'Opera nazionale per gli orfani di guerra, eretta in ente morale). Tenne a Roma tre Congressi nazionali delle Giunte diocesane (1918, 1919, 1920). Raccolte le funzioni dell'Unione elettorale (v.) e dell'Unione economico-sociale (v.), quando queste si sciolsero (1919), sostituendo a quest'ultima un Segretariato (1919), integrato da un Centro nazionale di cultura (1920). Organo dell'U. p. era il settimanale La settimana sociale, fiancheggiato dal foglio mensile L'allarme. A svolgere il suo compito, primo ed originario, di cultura, l'U. p. fece tenere innumerevoli conferenze e corsi di lezioni; diffuse numeri unici, opuscoli e libri. Ma l'istituzione sua principale e SOCIALISMO (v.), le grandi Assemblee della classe dirigente dei cattolici italiani, le cui prime dieci furono appunto organizzate dall'U. p. I presidenti dell'U. p. furono. In successione di tempo: GIUSEPPE I (v.) 1907-1908); Boggiano Antonio, ad interim dal 1908 al 1909; BUGLIO, LUDOVICO (v.) 1909-1912); Dalla Torre Giuseppe (1912), che con la riforma dell'U. p. divenne poi Presidente della Giunta direttiva (1912-20); Pietromarchi Bartolomeo (1920-22). L'U. p. raggiunse con le adesioni individuali 100.000 soci, cui si aggiunsero, dopo la riforma di Benedetto XV (1915), gli iscritti di tutte le altre associazioni cattoliche.