UNIONE ROMANA. - Associazione di elettori cattolici romani, in funzione per le elezioni amministrative del Comune di Roma dal 1872 al 1919.
Quando la S. Sede vietò ai cattolici italiani di partecipare alle elezioni politiche ed al mandato parlamentare, permise ed anzi raccomandò un'azione attiva per le amministrazioni dei Comuni e delle province, anche in alleanza con uomini d'altro partito che dessero affidamento di mantenere giusti e leali rapporti fra gli enti rappresentati ed il rispetto della coscienza religiosa delle popolazioni. Sorsero perciò in molte città associazioni di elettori cattolici, e diedero ottimi risultati le prime alleanze col partito detto dei moderati o conservatori, liberando parecchi Comuni dal dominio del partito radicale, cioè del liberalismo asservito alla setta massonica.
Nel luglio del 1872 - quasi contemporaneamente all'inizio dell'Opera dei Congressi (v.) - L'Osservatore Romano pubblicava l'appello di un Comitato elettorale cattolico per la difesa degli interessi morali e dei sentimenti religiosi dell'Urbe. Promotori di questa U. R., furono i direttori dei giornali cattolici romani (L'Osservatore Romano, La Voce della Verità, Lo Squillo), cioè il Marchese di Baviera, Pietro Pacelli e Filippo Tolli. Si unirono ad essi il conte Francesco Vespiagani, mons. Domenico Iacobini, l'avv. Jacouci, l'avv. Jacometti, il prof. Burri, l'avv. Benucci ed altri fra i maggiori dirigenti dell'Azione Cattolica. L'U. R. si proponeva di portare al Campidoglio uomini che rappresentassero il popolo romano e tutelassero gli interessi dell'Urbe.
I giornali settari diedero l'allarme contro i cosiddetti « clericali nemici della patria », ma la nuova organizzazione fu ottima ed il primo risultato promettente. I cattolici eletti sulla lista dell'U. R. formarono un gruppo di minoranza in cui si distinsero uomini di autorità

Nelle elezioni generali del nov. 1907 si formò un cosiddetto blocco popolare fra radicali socialisti ed i maggiori esponenti della massoneria, con programma di politica anticlericale che sconfinava dal campo dei reggitori del Comune, e riuscì eletto sindaco di Roma Ernesto Nathan capo della massoneria. L'U. R. aveva deliberato l'astensione dalle urne e pubblicò un manifesto per spiegarne i motivi alla cittadinanza che non disconobbe l'alto valore morale e l'opportunità di quell'atto. Infatti, dopo breve intervallo, nelle elezioni parziali i cattolici ritornarono numerosi in Consiglio, con votazioni brillanti e poi sempre ripetutesi. Nell'ag. del 1909, a dirigere e riorganizzare l'U. R. fu nominata una Commissione composta dal comm. Paolo Pericoli, dal dott. Mario Cingolani e dal dott. L. Cochetti. Nel marzo del 1912 fu eletto presidente il principe don Giovanni Borghese. Quando sorse il Partito popolare italiano l'U. R. si sciolse (1919) e venne ricostituita nel 1924, facendo capo al Centro nazionale; ma fu per breve durata.
BBL.: l'Archivio dell'U. R. è andato disperso. Cf. le Cronache della Civ. Catt. dei seguenti anni: 1907, IV, p. 614; 1909, III, p. 611; 1912, I, p. 741; E. Soderini, Il pontificato di Leone XIII, II, Milano 1933; Amicus, Gli operai della vigna - Filippo Crispolti. Note biografiche, Roma 1943, passim. Agostino Vian