URBINO, ARCIDIOCESI di. - Città e arcidiocesi in provincia di Pesaro, nelle Marche. Ha una superficie di 465 kmq. con una popolazione di 47.000 ab. tutti cattolici; conta 97 parrocchie servite da 113 sacerdoti diocesani e 8 regolari; ha 2 comunità religioshe maschili e 12 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 438).
Non si conosce l'origine di questa diocesi: può farsi risalire al sec. IV. È dubbio se un Evandro, che fu pre-

Urbino, arcidiocesi di - Portale della chiesa di S. Domenico, opera di Tommaso di Bartolomeo (1449-51). Nella lunetta la Madonna tra i ss. Pietro Martire, Domenico. Tommaso e il b. Alberto. Terracotta invetriata di L. Della Robbia (1449).
sente al Concilio Romano del 313, si possa assegnare ad U. (cf. Lanzoni, I, p. 503). Un Leonzio, forse già ricordato da Pelagio I, fu certamente inviato da s. Gregorio Magno come visitatore ed amministratore a Rimini (593-96) e lo stesso incarico ebbe da lui Sebastiano nel 599. Un vescovo Esilarato è ricordato nel 680. Al principio del sec. XI sono ricordati un Teodorico e poi un Teuzone, illustre per la sua pietà, cui successe Mainardo, il quale avrebbe avuto in dono o avrebbe rapito a Città di Castello le reliquie di un martire Crescenziano (Lanzoni, I, p. 483). A lui s. Pier Damiani indirizzò il suo De eleemosyna (opusc. IX); è venerato come beato. Il 4 giugno 1563, essendo vescovo il card. Giulio della Rovere, Pio IV costituì U. in arcivescovo dandogli come suffraganei i vescovati di Cagli, Senigallia, Pesaro, Fossombrone, Montefeltro, Gubbio. Nel 1635 Urbano VIII aggiunse Urbania e S. Angelo in Vado.
La prima notizia certa sul Capitolo cattedrale riporta al 21 gen. 1069 quando il vescovo Mainardo confermò ai canonici, allora in numero di 12, i beni della mensa capitolare. La metropolitana urbinate, insigne per privilegi e per tesori artistici, è dotata di una notevole cappella musicale istituita dal duca Guidobaldo I nel 1597, provveduta di un vistoso patrimonio. L'antica Cattedrale era la chiesa di S. Sergio Martire; nel 1621 il vescovo Teodorico la trasferì con il Capitolo dove è ora. Nel 1474, duca Federico, si cominciò la nuova fabbrica del Duomo. Il 12 gen. 1789 cadde la cupola, sprofondando nel sottoposto oratorio della grotta, seppellendo nelle sue rovine opere pregevoli di vari pittori, così pure il prezioso altare maggiore, dono di Clemente XI. Il nuovo Duomo fu subito riedificato per merito dell'arch. Berioli su disegno del Valadier, inaugurato e consacrato l'8 sett. 1801. Il tempio è diviso in tre maestose navate; le due cappelle del S. Maestro e della Concezione sono quanto è rimasto dell'antico edificio. La facciata è architettura di Camillo Morigi di Ravenna. Nell'Oratorio della grotta si ammira il famoso Cristo del Bando. Nell'oratorio di S. Croce ha sede la ven. Confraternita dei Disciplinati di S. Croce, che si vuole istituita nel 1318. Si ammirava due affreschi, l'uno rappresentante S. Sebastiano, attribuito a Giovanni Santi, l'altro la Madonna col Bambino, lavoro di Ottaviano Nelli. In un pregevole ciborio si conservano le reliquie della Passione. L'oratorio di S. Giovanni Battista risale al 1365 come da bolla dell'Archivio della Cancelleria. L'interno dell'Oratorio fu affrescato dai fratelli Salimbeni da Sanseverino (1416). Sulla parete di fondo è figurata la Crocifissione, sulle pareti la vita di s. Giovanni Battista. Nella chiesa di S. Domenico (sec. XIV) il meraviglioso portale è opera di Tommaso di Bartolomeo detto Massaccio, fiorentino (1406-56); le terricotte sono di Luca della Robbia (1400-81). Non si ha memoria precisa sulla fondazione della chiesa di S. Francesco (sec. XIII), in cui il magnifico portico della facciata è il campanile sono le uniche parti rimaste dell'antica costruzione, sorta nella seconda metà del Trecento. Il dipinto più importante è quello di Federico Barocci, sopra l'altare maggiore. Rappresenta il Perdono di Assisi. La fabbrica della chiesa di S. Bernardino (sec. XV) e del convento fu incominciata dal conte Guidantonio Feltrio nel 1425, proseguita dal figlio Oddantonio, terminata dal duca Federico; vi sono le tombe del duca Federico, Guidobaldo I, Elisabetta Gonzaga. Anche nel territorio urbinato fiorì nel medioevo la vita monastica nei tre monasteri di S. Silvestro a Secchieto, ricordato da s. Pier Damiani: ai Benedettini Alessandro IV nel 1258 vi sostituì le Clarisse; S. Angelo di Giaffa, che nel 1480 fu assegnato agli Olivetani; S. Vincenzo a Pietra Pertusa (Badia del Furlo) ricordato sin dal sec. X; ne parla s. Pier Damiani nella vita di s. Romualdo: il vescovo di U. lo affilò al monastero di Fonte Avellana (P. F. Kehr, Italia Pontificia, IV, Berlino 1909, p. 219).
Uomini illustri urbani: primo fra tutti papa Clemente XI (Giovanni Francesco Albani; 1649-1721); il card. Francesco Uguccione Brandi; il card. Ippolito de' Medici; il card. Giulio Feltrio della Rovere; il card. Ulderico dei conti di Carpegna; il card. Gaspare Carpegna; il card. Domenico Riviera; il card. Annibale Urbino, Arcidiocesi di Martirio di s. Sebastiano, dipinto di G. Santi (sec. XV) - Urbino, Palazzo Ducale, Galleria nazionale delle Marche.

Albani; il card. Alessandro Albani, il card. Benedetto Veterani; il card. Giovanni Battista de Praetis; il card. Gianfrancesco Albani; il card. Giuseppe Albani; il card. Castruccio Castracane degli Antelminelli.
Per santità vanno ricordati come beati i terziari franciscani Giovanni Pelignotto (1240-1304); Antonio (1336-1421); Giovanni (1337-1439); Pietro Spagnoli (m. nel 1415); Pietro da U. (m. nel 1438); Donato (m. nel 1505); Gaspare Dondi (m. nel 1506). Inoltre il b. Sante Brancorsini (1343-94). la b. Serafina Sforza (1434-78) e il b. Benedetto Passionei, cappuccino (1500-1625).
Fra i matematici si ricorda Federico Comandino; fra i letterati Bernardino Baldi, Raffaello Fabretti e Polidoro Virgili. Particolare importanza nella vita artistica italiana hanno gli artisti urbani. Basti ricordare, nella pittura: Raffaello, Coradini detto Fra Carnevale, Giovanni Santi, Timoteo Viti, Federico Barocci. Nell'architettura: Donato Bramante, Girolamo Genga.
Il DUCATO DI U. - Feudo pontificio, già nel sec. VIII era possesso della Chiesa e fu occupato da Desiderio, che intendeva così vendicare l'esecuzione di Afiarta, ordinata dall'arcivescovo di Ravenna.
Ebbe ordinamenti di libero comune, venne poi in possesso della famiglia dei Montefeltro, che vi ebbero il titolo di conti dalla fine del sec. XII. Buonconte fu riconosciuto signore di U. da Federico II nel 1213, ma incontrò opposizione nei cittadini. Gli successero Montefeltro Novello e Guido. Questi, ghibellino, comunicato da Martino IV, dovette abbandonare temporaneamente U. e nell'apr. 1282 riuscì a rientrarvi dopo sanguinosi combattimenti ed in seguito al rientro poté venire a patti con il Papa (1283). Successivamente dovette lasciare nuovamente la città e solo nel 1292 riebbe la signoria di U. Vi fu, quindi, un periodo di alterne vi-
una corte fastosa, ma per sostenere le spese dovette
inasprire le imposte, provocando malcontento e rivolte.
L'ultimo duca fu suo figlio Francesco Maria II, che fu
obbligato da Urbano VIII ad accettare la devoluzione
del Ducato alla Chiesa. Tale devoluzione avvenne alla
sua morte (1631), ma già dal 1625 egli aveva quasi com-
pletamente ceduto il potere ad un prelato, che governava
in sua vece. In seguito, e tranne una breve parentesi du-
rante la Rivoluzione Francese, U. seguì le sorti dei do-
mini pontifici, finché, nel 1860, non fu annesso al Regno
d'Italia. - Vedi tav. LXXXVI.