URSAOIO

URSAOIO. - Vescovo ariano di Singiduno nella Mesia superiore; giovane ed ignorante, perverso e verspelle, come lo definisce s. Ilario, era stato istruito nell'eresia dallo stesso Ario, quando dopo il Concilio di Nicea fu cacciato in esilio nell'Ilirico.

Insieme con Valente di Mursa fu per ca. 30 anni uno dei più attivi spregiudicati ariani e accanto nemico di s. Atanasio. Contro di lui lo si vede la prima volta al Concilio di Tiro (335); fece parte della commissione d'inchiesta inviata nella Mareotide. Dopo il Sinodo della dedicazione dell'Anastasis a Gerusalemme, fu uno dei legati a Costantinopoli che con le loro calunnie ottennero dal Costantino la cacciata in esilio di s. Atanasio. Nel 343 fu al Concilio di Sardica dove fu scomunicato e deposto. Nel 347, essendo per un momento in ribasso il partito degli ariani, chiese al Sinodo di Milano e poco dopo anche al papa Giulio I, di essere riammesso alla Comunione previa ritrattazione di quanto aveva fatto contro s. Atanasio condannando la dottrina ariana; e l'ottenne, ma per ritornare ben presto all'arianesimo. Partecipò quindi al Sinodo di Sirmio contro Fotino (351), a quello di Arles contro s. Atanasio (353) e a quello di Milano (355). Nel 357 era di nuovo a Sirmio tra i redattori della formola anonima (2ª di Sirmio) sottoscritta dal vecchio Osio di Cordova. L'anno successivo sottoscrisse la formola di fede di Basilio di Ancira. Subito dopo però, avendo ottenuto insieme con gli altri ariani la convocazione di due distinti concili per gli Orientali e gli Occidentali, partecipò alla redazione della formola omoiana di Sirmio che portò al Concilio di Rimini (359). Qui fu l'anima della fazione ariana e dopo essere stato successivamente deposto e riabilitato, riuscì infine, con inganno, a fiaccare le ultime resistenze dei pochi vescovi restii a firmare la formola eretica. Fu quindi uno degli inviati a Costanzo e nel Sinodo convocato poco dopo a Costantinopoli (gen. 360) si adoperò per ottenere l'adesione dei legati del Concilio di Seleucia e fece che l'Imperatore imponesse a tutti la dottrina omoiana. Anche dopo la morte di Costanzo (361) i capi ariani si agitarono ancora e U. nel 366 scrisse insieme con altri una lettera minacciosa a Germinio di Sirmio perché aveva abbandonato gli antichi compagni. Un'ultima volta nel 369 U. fu scomunicato da papà Damaso nel Sinodo romano; dopo non si sente più parlare di lui. Era già morto nel 375.

BIBL.: S. Ilario, Opera, in CSEL, 6s., passim (v. indice); s. Atanasio, Opera hist., in PG 2s., passim; Socrate, Hist. eccl., I-II, passim; Sotameno, Hist. eccl., II-IV, passim; Tillemont, VI, passim (v. indice); Fliche-Martin-Frutaz, III, passim (v. indice).