VALENCIA (Valentinus, Valentianus), GREGO-RIO de. - Gesuita, teologo tra i più insigni di Germania nella prima epoca prostidentina, n. a Medina del Campo (Castiglia) nel marzo 1545, m. a Napoli il 25 apr. 1603.
Entrato nell'Ordine nel 1565, passò, appena sacerdote, in Germania per la cattedra di dogmatica, prima all'Università di Dillingen (1573-75), poi in quella di Ingolstadt (1575-92). Seguì un sessennio di libertà dalla scuola per attendere alla pubblicazione delle sue opere; indi nel 1598 fu chiamato a Roma come professore di dogma e prefetto degli studi al Collegio Romano; nel 1602 partecipò, per ordine del generale Claudio Acquaviva, alle Congregazioni e de Auxiliis, dove si dimostrò strenuo difensore del Molina (v.) e si meritò da Clemente VIII il titolo di «doctor doctorum». Ma non resse a lungo a questa nuova fatica, e, inviato a Napoli, alla fine del 1602, per ristabilirsi, vi morì invece qualche mese dopo.
Merito principale del V. è la difesa scientifica della fede con la parola e gli scritti. Tra questi: De rebus fidei hoc tempore controversis (Lione 1591; Parigi 1610) dove raccolse 34 monografie già edite separatamente e rivedute, aggiungendone altre 13 inedite. Vi tratta specialmente il culto dei santi, delle reliquie, del Sacramento

Valence, diocesi di - Abside della Cattedrale (secc. xi-xit) - Valence.
dell'altare e del Sacrificio della Messa. L'opera può far riscontro alle Controversie di s. Roberto Bellarmino; ma vi sono spunti e battute troppo virulente contro i protestanti. Però gli scritti più importanti, che gli danno una vera preminenza, sono due: *Analisis fidei catholicae* (Ingolstadt 1585), trattazione metodica, nella quale predominano i due principi: solo nella Chiesa romana si trova con infallibile certezza la fede, e soltanto l'unione con essa assicura la salvezza eterna; asserzioni che coincidono quasi alla lettera con quelle del Concilio Vaticano sulla infallibilità pontificia; *Commentarii theologici* (4 voll., Ingolstadt 1591-97; comparsi in varie edizioni: 12 in venti anni), teologia sistematica che comprende pure la filosofia e segue l'ordine delle questioni della *Somma* di s. Tommaso; ma entro i confini di ciascuna questione tratta di molti altri argomenti più consoni ai tempi e apporta una maggiore ricchezza di spiegazioni. L'opera si impose molto presto per l'acutezza delle osservazioni, l'ampia erudizione, l'ordine, la chiarezza; però risente ancora troppo della debolezza dell'antica scolastica, non approfondendo il pensiero dei Padri col tener conto del complesso delle loro opere, e dimostrando talora un senso critico elementare di fronte a tradizioni antiche che non reggono. Vi difende anche, antecedentemente al Molina, una sua teoria particolare intorno alla libertà umana e il concorso divino, ricorrendo ad una «determinato activa» della volontà sotto l'eccitamento della Grazia preveniente; teoria detta «valencianismo» e seguita fino ai nostri tempi da altri teologi gesuiti di valore.
Nella questione economica, allora appena ai suoi albori, seppe difendere, tra i primi, contro avversari ben decisi, la legittimità di un certo interesse sul capitale imprestato e la sua opinione finì col trionfare. Nella questione, invece, delle streghe, assai scottante allora e diventata quasi una fobia, non si mostrò all'altezza dovuta; ma seguì (in un parere) del 1590 al duca Guglielmo V di Baviera e nei suoi *Commentari* (III, Ingolstadt 1595, pp. 2002-10) le esagerate e crudele idee del suo tempo, assillato dal terrore delle streghe e non seppe né distinguere né far distinguere le poche persone veramente colpevoli dalle centinaia di innocenti, che avrebbe dovuto piuttosto salvare.
A merito del V. teologia e filosofia, insistendo perché badassero, oltre che alla dottrina, alla nobiltà della forma, e risvegliando il senso critico e il ritorno alle fonti antiche.
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