VALENCE, DIOCESI DI

VALENCE, DIOCESI di. – Diocesi e città capoluogo di prefettura del dipartimento della Drôme in Francia, sulla riva sinistra del Rodano, presso la confluenza dell’Isère.

Ha una superficie di 6522 kmq. corrispondente al dipartimento della Drôme, con una popolazione di 268.233 ab. dei quali 250.842 cattolici, distribuiti in 246 parrocchie, servite da 410 sacerdoti diocesani e 85 regolari; ha grande e piccolo seminario, 10 comunità religiose mascalchi e 90 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 440).

È l'antica Ventia, poi Iulia Valentia capitale dei Segalauini; Prospero Tirone nella sua Cronaca la chiama «nobilissima civitas». Nel medioevo la città fu sotto il governo dei vescovi che la difesero contro i conti del Valentino; i vescovi dal 1276 al 1687 ebbero anche il titolo di conti di V. Nel 1450 il Delfino, poi Luigi XI, ottenne una parte dei loro diritti, dando in cambio la protezione reale e la fondazione di una università che durò fino al 1790 ed ebbe tra i suoi insegnanti Cujas, Saciliero ecc. Nel 1562 gli Ugonotti, aiutati dal barone Des Adrets, si impadronirono della città, danneggiando la Cattedrale e altri edifici religiosi, specialmente l'abbazia di S. Rufo. Fu la capitale del Ducato del Valentino e dal Delfino Luigi passò a Cesare Borgia, a Diana di Poitiers e ad Enrico Grimaldi, principe di Monaco. Il papa Pio VI fu per un mese prigioniero del Direttorio nella cittadella e vi morì il 29 ag. 1799. Una tradizione attribuisce la fondazione del cristianesimo in V. all'opera del presbitero Felice e dei diaconi Achille e Fortunato inviati da Lione, ricordati al 23 apr. nel Martirologio geronimiano.

Nel terzo cartulario di Grenoble (Biblioteca di Grenoble, ca. metà del sec. XII) è una lista di vescovi che comincia a metà del sec. IX. Il più antico vescovo noto è Emiliano il cui nome figura nel Concilio tenuto a V. nel 1374. Prima del 417 si ebbe Massimo, che il papa Bonifacio con una lettera del 13 giugno 419 volle fosse giudicato (Jaffé-Wattenbach, 319). Si ha poi Caristo che inviò un suo rappresentante al Concilio di Vaison del 442; a Apollinare, fratello di S. Avito di Vienne, che nel 1577 fu al Concilio di Epana, è ricordato nel Germiniano del 5 ott.; Gallo fu al Concilio di Orléans del 549; Massimo si fece rappresentare al Concilio di Lione del 570, Ragnaldo fu al Concilio di Lione e ai due di Mâcon del 581 e 585; Ingildo fu a quello di Chalon-sur-Saône nel 650. Non si può assegnare un posto preciso ai vescovi Salvio, Antonio, Antonino ed Elephas. Il vescovo Valdalo ebbe una donazione da Carlomagno (808-14); Lamberto fu sotto Ludovico il Pio. L'8 e il 9 genn. 855 si tenne a V. Concilio. Poi si ebbe Reperto (859-79); Isacco fu al Concilio di Chalon-sur-Saône.

Più tardi si ricordano Gottardo (1082-95); Giovanni I (1141-46), già abate di Bonnevaux; il B. Umberto di Moribel (1200-20); Geraldo già abate di Cluny, poi patriarca di Gerusalemme; S. Bonifacio di Savoia (1240-42) poi arciv. di Canterbury; Amedeo II, card. di Saluzzo (1383-89); Giovanni VI card. di Lorena (1521); Fr. G. De Casteluan card. di Clermont-Lodève (1524-31); Ch. F. Fr. Cotton (1895-1905). Il 4 maggio 1847 il papa Pio IX, in ricordo di Pio VI, nominò i vescovi di V. di diritto assistenti al soglio e conti romani; essi hanno anche il titolo di vescovi di Die e di St-Paul-Trois-Châteaux (v.). La diocesi è suffragana di Avignone. Patrono della diocesi è s. Apollinare.

La Cattedrale, S. Apollinare, è in stile romanico, con influssi di scuola alverniate; fu iniziata dal vescovo Gottardo alla fine del sec. XI, ma non era certo ultimata quando Urbano II la consacrò il 5 ag. 1095 (iscrizione nella navatella destra). L'insieme appartiene alla prima metà del sec. XII. Fu rovinata dagli Ugonotti e restaurata tra il 1604-1609; ma il coro è stato deturpato nel 1730 e poi tutto restaurato nel sec. XIX. Il portico è sostenuto da 32 colonne. Nel transetto sud è un bel portale nel cui timpano è scolpito il Salvatore tra angeli e simboli dei quattro Evangelisti con tracce di antica policromia. L'interno è a croce latina di m. 75 × 18; al transetto misura m. 35,88; è diviso in tre navate da pilastri quadrati con 4 colonne aderenti. Il coro è circondato da 8 colonne, una delle quali è un'antica pietra miliare; ivi si conserva un monumento marmoreo contenente il cuore di Pio VI; nel deambulatorio si aprono 4 cappelle absidate. Nel transetto sono le tombe di mons. De la Tourrette (m. nel 1840), Chartrousse (1857) e De Bigerques (1919). La sacrestia è gotica (1488). Il chiostro annesso è stato distrutto; in mezzo ad esso si ergeva il superstite caratteristico monumento eretto dal can. Nicola Mistral nel 1548, detto il Pendentif. La chiesa di S. Giovanni Battista fu ricostruita dopo il 1840 in stile romanico di cui resta l'antico campanile della fine del sec. XII. L'antico Palazzo dell'abate di S. Rufo è oggi occupato dalla Prefettura.

Il papa Pio XI, con lettera del 24 maggio 1937 conferì titolo e privilegi di basilica minore alla chiesa di Notre-Dame de Aiguebelle, nel monastero dei Cistercensi riformati, in occasione dell'ottavo centenario dalla fondazione del monastero stesso, splendido monumento di arte romanica; da questa abbazia se ne formarono altre sette (AAS, 29 [1937], pp. 395-96). Per i sarcofagi cristiani conservati a V., V. Wilpert, Sarcofagi, tav. 215, 3, p. 306; tav. 214, 6, p. 296.

Bib.: Cottineau, II, coll. 3273-74; L. Duchesne, Fastes épiscopaux de l'ancien. Gaule, I, 2a ed., Parigi 1907, pp. 215-24; J. Perrot, Mosaïques du baptistère de Valence, in Congrès archéol. de Valence-Montélimar, Valence 1923, pp. 226-28; id., La basilique de St-Apollinaire, 1925; J. De Font-Réaulx, Histoire du dioc. de V., 1913; F. Buisson, La vie municipale à Valence au XVIIIe siècle, 1914; Guide de la France chrét. et mission. 1948-49, Parigi 1948, pp. 402-10, 787-90, 1114-15; Eubel, I, pp. 512-13; II, p. 287; III, p. 346; IV, 357; V, p. 403; Ann. Pont. 1953, p. 440.