La loro evangelizzazione fu piuttosto opera di carattere politico, voluta dai sovrani tedeschi del sec. X, che miravano ad assoggettarsi per mezzo del cristianesimo le tribù turbolente. Il metodo adoperato consisteva nel creare vescovati, che sarebbero diventati centri di missione e avrebbero avuto come metropoli Magdeburgo. L'evangelizzazione dei pagani unita alla colonizzazione tedesca incontrò ostacoli, dovuti a questioni razziali. I magri risultati ottenuti sotto Ottone I (936-73) furono annientati dalla sollevazione dei V. sotto Ottone II (973-86). Non si ebbero che pochissime conversioni al cristianesimo nel sec. XI, e solo nella parte settentrionale del territorio. La fede fuori più tardi mediante l'opera dei missionari moravi.
VENDETTA: V. COMPRAVENDITA.
VENDELLO. - L'abbazia benedettina della S.ma Trinità di V., nel dipartimento del Loir-et-Cher in Francia, fu fondata nel 1034 da Goffredo conte di Angers.
V., oggi sottoprefettura del Loir-et-Cher, fu un antico borgo della Gallia, a cui i Romani sostituirono la città di Vindocinum, donde il nome attuale. Divenne alla fine del sec. X una contea indipendente fondata da Bucardo I, detto il Vecchio; nella seconda metà del sec. XII vi si combatté a lungo fino al Trattato di V. nel 1227. Fu presa e saccheggiata dagli Inglesi nel 1362. Per eredità la contea passò nel 1375 alla casa di Borbone, nel 1515 divenne ducato, ad opera di Carlo I di Borbone-V., avo paterno di Enrico IV, che nel 1589 ne smantellò il castello; nel 1598 lo donò al figlio naturale Cesare di V.; fu riunito alla corona nel 1712.
La chiesa fu dedicata il 31 maggio 1040 da Goffredo Martello, ma i lavori erano stati iniziati nel 1035. Nel 1063 fu concesso agli abati di V. S. Prisca con l'onere di provvedere perché 12 monaci vi assicurassero il servizio. Il monastero fu alle dipendenze dirette della S. Sede, esenzione accettata da Teodorico, vescovo di Chartres, e confermata nel 1056 dal re Enrico I. Fu visitato da Illebrando; l'abate Goffredo nel 1094 venne a Roma da
VENCESLAO, santo, martire - Statua di S. V. di Pietro Parlé (1373) - Praga, cattedrale di S. Vito.
L. de Carrières (1662-1717) la ripubblicò, parafrasando la aliquanto. Le brevi aggiunte esplicative sono inserite in corsivo. L'opera, arricchita di note e di dissertazioni speciali dovute al de Carrières ed al Calmet, ebbe grande diffusione. Il V. Bossuet. Nonostante il valore esiguo di alcune parti e talune ipotesi sorpassate o sconcertanti, l'opera ebbe molte edizioni sia con la sola traduzione o parafrasi sia in unione con ampi commenti desunti da autori diversi: ad es., la Ste Bible de V. en latin et en français (5a ed., Parigi 1827-33) comprende 27 voll., di cui il I è composto da sole dissertazioni introduttive, il XXV contiene alcuni libri apocrifi ed il XXVI scritti di Padri apostolici. Tale edizione fu tradotta anche in italiano, ma adattata alla versione del Martini (Milano 1830-40).