VIBIA. - Il cosiddetto «ipogeo di V.» è noto anche con altre denominazioni, come «dei sincretisti», «delle monachelle»; meglio il Wilpert lo chiamò «catacomba sincretista» (Pitture, p. 134) perché dalle escavazioni recenti esso risulta abbastanza esteso, con frequenti scalette che immettevano a celle sub divo.
Per la prima volta fu indicato da G. G. Bottari (Roma sotterranea, III, Roma 1754) il quale lo indicò come parte del cimitero di Calisto e non comprese affatto le pitture, pubblicate poi razionalmente da R. Garrucci, e meglio riprodotte da G. Wilpert. Notevole è l'arcosolio, appartenente ad un tale Vincentius prete del dio Sabazio e a sua moglie V. Si ha la scena dell'abreptio Vibies, e poi il suo giudizio davanti al tribunale su cui siede Plutone Dispater, con Proserpina Aera Cura. A sinistra del tribunale sono le tre dee del destino («Fata divina»), a destra è V. accompagnata da Alcestis e da Mercurius nuntius. Segue la scena in cui l'angelus bonus introduce V (inductio Vibies) tra i bonorum iudicio iudicati, i quali sono assisi.
Nell'iscrizione di Vincenzo, all'esterno dell'arcosolio, le espressioni manduca Vibe, lude, vennero interpretate da F. Cumont (Les mystères de Sabazins et le judaïsme, in Comptes rendus de l'Acad. des tinc. et belles lettres, 1906, pp. 63-79), in senso morale, mentre M. P. Nilson dette di recente ad esse un senso più materialistico (A propos du tombeau de Vincentius, in Mélanges Charles Picard, II, Parigi 1949, pp. 764-69). E. Stevenson mise in rilievo che poco lontano da questo arcosolio aveva rinvenuto iscrizioni cristiane e un cubicolo avente nel centro della volta la figura di Cristo tra quattro oranti; cubicolo veduto poi da Wilpert e ritrovato recentemente. Forse a questa regione cimiteriale dovrebbe collegarsi anche l'ipogeo rinvenuto poco lontano nel 1915, detto «dei cacciatori» per le scene di caccia dipinte in esso e pure con iscrizioni cristiane.