VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA DI

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sorta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifizii diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chronicon Vulturnense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazione accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dai Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguì la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chronicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzi considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprostante l'altare, del quale restano avanzi. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi,

conservata per circa due metri di altezza, con pareti interamente dipinte, imitanti stoffe. Nel centro rimane, « in situ », una base circolare marmorea che doveva sostenere un altare a mensa.

BIBL.: V. Balzani, Reliquie d'arte della badia di S. V. al V., in Rass. d'arte, 1902, pp. 60-65; L. Cellucci, Le pitt. benedet. di S. Maria delle grotte presso le sorgenti del Volturno, in L'arte, 16 (1913), pp. 32-49; A. Muñoz, Le miniature dei Chronicon Vulturnense, in Boll.

dell'ist. stor. it., 1909, pp. 75-80 V. FEDERICI, GIACOMO, Chronicon Vulturnense del monaco Giovanni, I-II, Roma 1925, III, ivi 1938; Cottineau, II, coll. 2918-19.

Cite this article

“VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XII (1954), p. 915. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/vincenzo-al-volturno-san-abbazia-di.