VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA DI

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VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

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VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò, nell'808 la chiesa abbaziale, presente la corte carolingia. Dopo l'invasione saracena dell'854, seguit la strage del 10 ott. 882 nella quale perirono, con l'abate Majone, 800 monaci. I superstiti si rifugiarono a Capua, ma dopo un trentennio l'abbazia ebbe un nuovo periodo di vita che il Chironicon ricorda con la chiesa consacrata da Pasquale II. Dal 703 al 1154 sono ricordati 36 abati e degli ultimi periodi, poco noti, restano avanzati considerevoli.

Nel 1885, a pochi metri dal ponte, tornò in luce una cripta-oratorio, interamente dipinta all'epoca dell'abate Epifanio (826-43). Nella volta centrale il Salvatore e la Vergine sono rappresentati entro due grandi cerchi stellati. Nelle sottostanti pareti e nell'abside arcangeli alati, l'Annunciazione, la nascita, il battesimo di Gesù; presso l'altare la Crocifissione, la Madonna, le Sante, le storie di s. Stefano e di s. Lorenzo, ecc. formano un importante ciclo pittorico d'età carolingia. Nel vasto recinto rettangolare di accesso, con ingresso antico, a pochi metri dal ponte, un atrium di carattere sacro per i frammenti delle decorazioni parietali, ma forse chiesa per gli avanzi di muretti addossati al fronte della cripta, tra la finestra antica che dà luce alla sottostante cripta dipinta e soprastante l'altare, del quale restano avanzati. Sopra la cripta dipinta, ricavata nello stesso masso tufaceo naturale, è una costruzione a tre absidi.

VINCENZO AL VOLTURNO, SAN, ABBAZIA di. - Presso le sorgenti del fiume Volturno, in un vasto pianoro deserto, a 500 m. sul mare, circondato da monti, sono le rovine dell'abbazia benedettina di S. Vincenzo Martire, fondata nel 703 da tre nobili della corte beneventana.

Sarta 180 anni dopo Montecassino, divenne presto fiorente centro religioso e culturale e bonificò la zona selvaggia con laboriose popolazioni agricole. Ad oriente sono la grande chiesa abbaziale col palazzo ed edifièi diruti e, verso occidente, al di là del fiume e del ponte, gli abati fecero sorgere, a piè del monte, chiesine ed oratori, di cui undici sono ricordati dal Chironicon Vulturunense. Appena 15 anni dopo la fondazione, monaci e popolazioni accorsero a ricostruire l'abbazia di Montecassino distrutta dal Longobardi di Zotone. Tra gli abati è ricordato Giosuè che consacrò

suo paese. La causa di beatificazione cominciò nel 1697 e terminò il 21 ag. 1729; nel 1737 Clemente XII lo canonizzò e il 12 maggio 1885 Leone XIII lo proclamò patrono delle opere di carità. Festa per la Chiesa universale è il 19 luglio.

Gli scritt. - S. V. non ha dato alle stampe che le Regles ou Constitutions communes de la Congrégation de la Mission (Parigi 1658). Tuttavia, nel 1748, si stimavano a 30.000 le lettere che egli aveva firmato. L'edizione Coste contiene nei suoi primi 8 voll. quelle che sono state conservate, cioè meno di 3000, indirizzate a 400 corrispondenti diversi, di tutte le condizioni sociali, di un interesse di prim'ordine per la storia della vita religiosa nel sec. XVII. Degli Entretiens aux Filles de la Charité si conserva il testo di 120 conferenze (t. IX e X dell'ed. Coste), modelli viventi di catechesi, che utilizzano con eguale efficacia la S. Scrittura e i fatti della vita corrente. L'edizione Coste nei suoi voll. XI e XII dà 224 testi o sunti di allocuzioni dirette ai sacerdoti della Missione; e di un insegnamento spirituale particolarmente diretto e vigoroso. La dottrina che s. V. insegna risale certamente a quella del de Bérulle e di s. Francesco di Siles, di cui egli leggeva assiduamente le opere, ma passata e vissuta attraverso la sua esperienza ed il suo ripensamento spirituale. Di fronte alle degenerazioni quietiste ed al rigorismo giansenista essa rappresenta la continuazione della migliore corrente ascetica francese.

Bibl.: L. Abelly, La vie du vén. serv. de Dieu, V. de P., Parigi 1664; P. Collet, Le vie de s. V. de P., Nancy 1748; P. Coste, Le grand Saint du grand siècle, Monsieur V., 3 voll. Parigi 1932; T. Casini, S. V. de P., Firenze 1937. Studi: J. Dalarue, L'idéal missionnaire du prêtre d'après s. V. de P., Parigi 1932; d. 1947; A. Dodin, S. V. de P., ivi 1949, V. BIBLICA. pp. 32-34; id., En prière avec Monsieur V., 2° ed., ivi 1951.

VINCENZO FERRERI, santo - Dipinto su tela di Tiziano - Roma, Galleria Borghese.

1617 aveva organizzata a Châtillon una Confraternita della Carità per provvedere ai poveri ammalati e bisognosi; una analoga ne fondò nel 1623 a Clichy ed altre se ne fondarono sull'esempio di queste nelle parrocchie della Francia. Ma a Parigi specialmente il Dame della Carità (v.) a quelle forme di beneficenza che le miserie molteplici in una grande città richiedevano. Non fu miseria alla quale non cercasse di venir incontro, a cominciare da quelle dei condannati alle galere, per giungere agli schiavi cristiani in Barbaria; dai mendicanti ai prigionieri, dagli infanti abbandonati alle donne pericolanti o perdute. Interessò le Dame alle miserie degli ammalati all'Hotel-Dieu, in particolare per prepararli alla morte; ed in aiuto alle Carità (v.) cui diede man mano una propria organizzazione. Nelle pubbliche calamità provocate dall'emergenza dei tumulti venne incontro alle immane necessità delle province più desolte della Lorena (1638), de l'Ile-de-France (1648), di Piccardia (1650).

Seconda preoccupazione del Santo fu quella della santificazione del popolo per mezzo di una predicazione umile e semplice e di frequenti missioni, e per questo si affrettò ad assicurarsi zelanti sacerdoti Congregazione della Missione (v.). Ebbe a tale scopo il Collega des Bons-Enfants (1625) con una congrua rotazione cui provvede madame de Gondi. Nel genn. 1632 i missionari ebbero anche il priorato di S. Lazzaro che era dei Canonici regolari e da esso ebbero in Francia il loro nome. Oltre che le missioni del popolo francese essi assunsero in seguito anche quelle degli infedeli particolari-mente nel Madagascar. Con l'istituzione dei Missionari è strettamente collegata anche la terza preoccupazione del Santo: quella della riforma del clero, alla quale egli attese attraverso i ritiri ecclesiastici (1633), l'Associazione delle conferenze del martedì, i seminari (1642).

Innegabilmente nello sviluppo di questa sua attività il Santo ebbe l'aiuto e il concorso di molti e non dimenticata la Compagnia del S. SACRAMENTI (v.), iniziata nel 1630, della quale egli fece parte ancor prima del 1637; ma mentre questa finì nel 1666 per l'ostilità della corte, l'opera del Santo s'allargò sempre più, né valse la Rivoluzione ad impedire di rivivere. Quando morì, il suo irradiamento aveva varcato la frontiera del