Scrisse, contro Vittorio Aquitano. De cyclo paschali di cui è conservato solo l'inizio presso Beda il Venerabile, Rat. temp., 51 (C. W. Iones, Bedae opera de temporibus, Cambridge 1943, p. 272 sgg.). Fece forse la traduzione di un commentario con scolii di padri greci (Policarpo, Origene, Basilio, Didimo, Severiano; ed. I. B. Pitra, Spieligium Solesmense, I, Parigi 1852, p. 206). Sono attribuiti a lui: Reticulus sen de arca Noe (ibid., p. 287), Capitula de resurrectione Domini, non conservati, e una Glossa sull'Epistola ai Romani (v. G. Morin, in Rev. bénéd., 27 [1940], p. 114 sgg). Il suo nome è specialmente legato al Codex Fuldensis, che s. Bonifacio portò in Germania. Si tratta di una armonia latina dei Vangeli, basata su quella di Taziano (scritta ca. il 545) e degli altri libri del N. T. Viene attribuito anche a V. il Capitolare (lezionario) del Codex Fuldensis (cf. T. Klauser, Das römische Capitulare Evangeliorum, I, Münster in V. 1935, p. xxxi).

n. 9), ma probabilmente il suo contributo al lezionario è stato modesto come quello al Diatessaron latino.