WIELAND, CHRISTOPH MARTIN. - Poeta tedesco, n. a Oberholzheim (Svevia) il 5 sett. 1733, m. a Weimar il 20 genn. 1813.
Ebbe educazione pietistica e studiò diritto a Tubinga. A Zurigo fu ospite di Bodmer, ammiratore del suo frammento in esametri Hermann (1751); ma ebbe controversie con lui dopo l'alienamento dalla mentalità « serafica ». Dal 1760 fu segretario della Cancelleria municipale di Biberach (Svevia) e dal 1769 professore di filosofia alla Università di Erfurt. Frequentò i circoli mondani francesizzanti. La sua utopia politica in forma di romanzo Der goldene Spiegel (1772) gli valse il posto di precettore del principe ereditario Karl August di Sachsen-Weimar. Amico di Goethe, Schiller, Herder, Kleist, fu avversato dai discepoli di Klopstock, dagli Stürmer e dai romantici.
Sommo rappresentante del rococò letterario tedesco, uno dei più abili traduttori e primo grande pubblicista tedesco, aperto a tutte le correnti spirituali moderne, W. raggiunse la maestria poetica dopo essersi staccato dai modelli letterari bodmeriani e klopstockiani e da un insincero fanatismo puritano culminante nella prefazione agli inni in prosa Empfindungen eines Christen (1757). Tradusse, per lo più in prosa, 22 Theatralische Werke di Shakespeare (1762-66) con influsso decisivo sul culto shakespeariano dell'epoca e scrisse, seguendo il metro inglese, la prima tragedia tedesca in giambi e 5 arsi (Lady Johanna Gray, 1756-58), metro poi del dramma classico in Germania. Facendo sua la saggezza di vita e l'ironia come si palesano nelle opere di Aristofane, Luciano, Orazio, Cicerone (dei quali autori W. tradusse molto), Ariosto, Cervantes, Erasmo, Voltaire, Shaftesbury e Sterne, compose 7 grandi romanzi, per lo più ambientati in Grecia o nell'Oriente, 6 racconti in versi, parte in ottava rima, e alcuni melodrammi: capolavori di fantasia e di stile, di una duttilità linguistica sino allora mai raggiunta, alcuni di importanza capitale per l'ulteriore sviluppo delle letterature tedesca ed europee. Il romanzo formativo a fondo autobiografico Geschichte des Agathon (1766-94), uno dei modelli del Wilhelm Meister goethiano, rappresenta la trasformazione di un giovane Schwürmer in uomo equilibrato, mentre la satira Die Abderiten (1774-81) ironizza la mentalità stretta e servile dei filistei. L'epopea romantica Oberon (1780), base dell'opera lirica di Weber, apprezzata da Goethe come capolavoro di W., intreccia motivi chauceriani, shakespeariani e cavallereschi in un commovente racconto di avventure e di fedele amore di due coppie. Le riviste fondate e per lunghi anni dirette da W., Der teutsche Merkur (1773-1810) e Attisches Museum (1796-1803, 1805-1809), si noverano fra le più importanti dell'epoca, specie per la collaborazione di Goethe, Schiller e Herder.