WINCKELMANN, JOHANN JOACHIM

WINCKELMANN, JOHANN JOACHIM. - Archeologo, storico dell'arte e filosofo, n. a Stendal in Prussia il 3 dic. 1717, m. a Trieste l'8 giugno 1768. Di umili origini, studiò nelle Università di Halle e di Jena; si perfezionò indi a Dresda onde, convertitosi al cattolicesimo con l'aiuto di mons. Alberico Achinto, nunzio di Bologna, partì per l'Italia.

Quand'egli giunse a Roma nel nov. del 1755 aveva 28 anni e già possedeva una straordinaria preparazione culturale, orientata in particolar modo verso la storia, le lingue e l'arte degli antichi. A Roma egli trovava un ambiente particolarmente adatto a sviluppare i suoi interessi, allora che, in tutta Europa, e particolarmente in Italia, gli studi archeologici venivano trasferiti su di un piano realmente scientifico. E a Roma il W. risiedette il resto della sua vita, dedicando la propria attività allo studio e all'ordinamento delle collezioni del card. Alessandro Albani, che lo ospitò nella sua villa sulla Via Salaria, e dei Musei vaticani.

Tuttavia il significato maggiore dell'opera del W. è collegato alla sua opera di scrittore nel campo archeologico e di storico dell'arte antica, mentre la sua influenza è da considerare determinante per alcuni aspetti del nuovo orientamento del gusto. I concetti fondamentali espressi dal W. sono tutti collegati all'idea che dell'Elide e dell'arte greca egli s'era venuto formando. Esse erano il suo sogno ed egli aveva una così entusiastica e quasi allucinata percezione della bellezza di quel mondo scomparso, da confermarsi, nella sua lucida visionarietà, nell'idea che quella bellezza potesse e dovesse venire ancora perseguita applicando sistematicamente i canoni di una dottrina dell'arte. Egli infatti proclamava come per

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(fol. Schallhern \& Co.)
Willem - Edifici abbaziali di W. nel rifacimento barocco ( 1679 -96) dell'architetto Cristoforo Gumpp e del maestro G. Appeller; la facciata della chiesa e di G. A. Gumpp (1716), figlio del precedente.

un artista sia preferibile lo studio dell'arte antica a quello della natura, perché «la bellezza delle statue greche può essere scoperta prima che scoperta esser possa la bellezza della natura e per conseguenza la prima è più toccante meno sparsa, più riunita in un tutto». Infatti, aggiungeva, «i conoscitori e imitatori delle opere greche trovano in quei capolavori non solo la più bella natura, ma anche più della natura, cioè certe bellezze ideali della medesima». Orientamenti codesti che hanno presieduto allo sviluppo di alcuni fra i più caratteristici aspetti del gusto neoclassico. Importante è stata anche la sua azione di archeologo e più di storico dell'arte antica, per aver egli immaginato ed attuato nelle sue pubblicazioni l'idea di una storia dell'arte non concepita come una serie di saggi biografici o monografici, come era avvenuto fino allora, ma quale una concatenazione di fatti e fenomeni determinati da leggi proprie, rispetto alle quali le stesse personalità dei creatori, cioè degli artisti, rimangono in un certo senso in secondo piano; una storia delle idee e delle forme che quelle idee sono venute assumendo nella dialettica dell'arte, intesa quale suprema attività dello spirito. Basti questo semplice accenno per intendere la straordinaria importanza assunta dall'opera del W. per tutta la storiografia artistica moderna.

Tra le opere principali del W. si ricordano: il saggio pubblicato in Germania prima del suo trasferimento a Roma: Gedanken über die Nachahmung der griechischen Werke in der Malerei und Bildhauerkunst (Dresda 1755), la successiva Erläuterung der Gedanken ecc. (ivi 1756), e soprattutto la Geschichte der Kunst des Altertums (ivi 1764) e Anmerkungen über die Geschichte der Kunst (ivi 1767), nonché i Monumenti antichi inediti spiegati e illustrati (2 voll., Roma 1767).

Le opere del W. sono state pubblicate più volte anche in raccolte unitarie. Tradotte in italiano, apparvero per la prima volta in edizione completa a Prato nel 1830-33. Ma già in precedenza la Storia delle arti del disegno era stata pubblicata a Milano nel 1779 ed a Roma nel 1783-84.

Bibl.: G. Justi, W. und seine Zeitgenossen, Lipsia 1866-72 e 1923; G. Bendinelli, Dottrina dell'archeologia e storia dell'arte, Milano-Roma 1937; id., s.V. ENOCH. It., XXXV, pp. 761-62; M. Praz, Gusto neoclassico, Firenze 1940.