WOLFF (WOLFIUS), CHRISTIAN

WOLFF (Wolfius), CHRISTIAN. - Filosofo, n. a Breslavia il 24 genn. 1679, m. a Halle il 9 apr. 1754.

Presentato dal Leibniz all'Università di Halle nel 1706 come filosofo matematico (Anfangsspründe sämtlicher mathematischer Wissenschaften, Halle 1710), incontrò, per il suo razionalismo, l'avversione dei pietisti, capogigati dal Francke, i quali provocarono il suo esilio dalla Prussia sotto Federico Guglielmo I (1723). Rifugiatosi all'Università di Marburg, con l'avvento di Federico II (1740) ritornò ad Halle e divenne il dominatore della filosofia illuministica in Germania.

Le opere giovanili (Halle e Francoforte 1712-23), in tedesco, dal titolo generale Vernünftige Gedanken («Pensieri razionali») sono dedicate ai temi principali della filosofia leibniziana (Dell'intelletto umano, 1712; Di Dio, del mondo e dell'anima umana, 1719; Delle azioni degli uomini in ordine alla loro felicità, 1720; Della vita sociale degli uomini, 1721; Delle attività della natura, 1723; Dei fini delle cose naturali, 1723; Delle parti dell'uomo, degli animali e delle piante, 1723), e accentuano in essa le relazioni metodiche con il soggettivismo cartesiano, l'appello alle idee chiare e distinte e i benefici della diffusione e applicazione universale della filosofia.

Le opere latine della maturità (Francoforte e Lipsia 1728-53) formano una gigantesca esposizione di tutto il sistema della filosofia intellettualistica, con accentuazione dei motivi aristotelico-scolastici e dei valori oggettivi della metafisica e della scienza. In questo secondo sistema, cosiddetto leibniz-wolfiano, la teoria della incomunicabilità soggettiva delle monache e del tutto abbandonata, ad essa essendosi attribuita la persecuzione subita dall'autore. Il sistema, rimasto in uso fino al prevalere dell'Enciclopedia di Hegel (v.), comprende: Philosophia rationalis, sive Logica (1728); Philosophia prima seu Ontologia (1730); Cosmologia generalis (1731); Psychologia empirica (1731); Psychologia rationalis (1734); Theologia naturalis (1736-37); Philosophia practica universalis (1738-39); Ius naturae (1740-48); Ius gentium (1750); Philosophia moralis seu Ethica (1750-53); Oeconomica (1750). Inoltre il W. pubblicò una raccolta di suggerimenti (Gesammelte kleinere Schriften, 6 voll., Halle 1736-40). Una sua autobiografia (Eigene Lebensbeschreibung) fu edita dal Wuttke (Lipsia 1841).

Il principio fondamentale della logica è, per il W., il principio di non contraddizione (A non è non A); esso solo dà una certezza immediata dell'essere, che è la verità; e ad esso si oppone la contraddittorietà, e incertezza, del mondo empirico. Nel suo significato positivo questo principio si tramuta in quello della coerenza o connessione (identità, terzo escluso) e se ne deduce quindi il principio di ragion sufficiente. Tutte le forme della conoscenza e della scienza vengono così a prospettarsi in due modi: uno puramente razionale, conseguito per non contraddittorietà del ragionamento, e a priori; l'altro empirico, o descrittivo delle relazioni tra le idee e tra i fenomeni. Nel primo sono comprese l'analisi e la deduzione, nel secondo l'induzione e il metodo sperimentale. Si ha pertanto una cognizione superiore o intellettuale, scientifica e filosofica, e una cognizione inferiore o sensibile, storica, in ogni aspetto del sapere. La filosofia è la scienza dei possibili, dedotti dalla ragione; per raggiungere da essi le verità di fatto occorre un complementum possibilitatis. L'Enciclopedia wolfiana impose quindi una scienza costituita secondo il modello dell'analisi cartesiana, ma appoggiata sulla descrizione sistematica dei fenomeni secondo l'esperienza.

Il suo caposaldo è l'ontologia, come dottrina dell'essere ideale e reale. L'essere ideale è il puro ens rationis, costruito logicamente su prove analitiche: dal quale venne dedotta in nuova forma, per opera del W. e dei suoi seguaci, la metafisica classica di Dio, del cosmo e dell'anima. Il suo postulato è che l'idea dell'essere, trasparente come possibile nella non contraddittorietà del pensiero, è lo stesso essere assoluto, Dio, e il fondamento di esistenza delle creazioni, nel quale coincidono possibilità e realtà. Come è noto, Kant ed Hegel (v.) accettarono questo postulato, ma criticarono la giustificazione ad esso affidata dei tre dogmi metafisici.

L'ontologia wolfiana contiene inoltre la teoria delle sostanze particolari, create, o mondane, delle quali pretende di sapere che cosa siano intrinsecamente mediante la conoscenza scientifica delle loro attività inerenti o indipendenti, in modo da eliminare la derivazione dalla sostanza divina presunta da Spinoza. Le sostanze di W. non sono monaci incomunicabili, perché hanno anche relazione tra loro, ma «atomi della natura»: esse sono in sé inesiste, ma occupano ciascuna un punto fisico da cui esercitano le loro forze meccaniche e motrici, e intrecciano queste in rapporti con le sostanze adiacenti: questa relazione reciproca forma lo spazio, in cui appaiono i corpi, come gruppi di sostanza, e i fenomeni. L'armonia prestabilita assume per conseguenza significato fisico, affine all'ordine idearum et rerum dei razionalisti cartesiani e ai loro sistemi di orologeria cosmica: il mondo della natura è un sistema rigorosamente ordinato e connesso secondo leggi razionali, dal quale il W. esclude il caso e la contingenza come appartenenti alla sola creazione divina. Anche tra l'anima e il corpo pone armonia prestabilita da Dio, ma ammette l'infusso fisico tra le due sostanze congiunte. In questo modo per definire la sostanza dell'anima egli viene portato ad attribuire e necessaria importanza alle sue facoltà intrinseche, o potenze, astrattamente definite. Tuttavia la sua distinzione tra psicologia empirica (introspettiva, descrittiva) e psicologia razionale (sostanziale), sebbene al momento priva di contenuto sperimentale, creò nella prima delle due dottrine una nuova scienza.

La dottrina del diritto e la morale del W. rigorosamente fondate sulla razionalità del dovere e della perfezione produttrice di felicità, soffrono di astrazioni illuministiche (ampiamente criticate dal Kant [v.]) nella Ragion pratica), ma per il loro ordine sistematico e la compiutezza dell'esposizione attraverso numerosi seguaci tra i discepoli e i contemporanei (Bilfinger, Meier, Baumeister). Invece la divulgazione della filosofia teoretica wolfiana (Thümming, Knutzen, Formey) e la BAUMGARTEN, MICHAEL (v.), incontrarono numerosi avversari (Rüdiger, Crusius, Darjes, Meruan, Ploucquet), sostenuti dall'Accademia di Berlino.

BIBL.: W. Windelband, Storia della filosofia moderna, II. trad. it., Firenze 1925, pp. 77-101; J. Gelfert, Der Pflichtbegriff bei Chr. W., Lipsia 1907; P. Heileman, Die Gotteslehre des Chr. W., 1907; H. Pichler, Über Chr. W.'s Ontologie, 1910; E. Baumann, W.'s Systembegriffe, 1910; E. Kehlmeyer, Kosmos und Kosmonomie bei Chr. W., Göttingen 1911; M. Campo, Il razionalismo precritico di W., 2 voll., Milano 1939; S. Vanni, Rivolgh, L'ontologismo critico di W., 1914; W. Ziegenfuss, G. Jung, Philosophen-Lexikon, II, Berlino 1950, p. 903 sgg., con bibl. Santino Caramella.