WORDSWORTH, WILLIAM

WORDSWORTH, WILLIAM. - Poeta romantico inglese, n. a Cockermouth nel Cumberland il 7 apr. 1770, m. a Rydal Mount il 23 apr. 1850.

Fu in Francia nel 1792 e ivi appoggiò i Girondini, ma, deluso dagli sviluppi della Rivoluzione, ripudiò più tardi i suoi entusiasmi giovanili.

Nel 1798 stese in collaborazione con il Coleridge quella introduzione alle *Lyrical Ballads* (1798), una raccolta delle loro poesie, che è il manifesto del romanticismo inglese, auspicandovi, in reazione all'accadernismo e al formalismo, un ritorno alla contemplazione della natura e al linguaggio spontaneo e essenziale. Se Milton aveva voluto «testimoniare le vie di Dio», di W. potrebbe dirsi che voglia testimoniare le vie della Natura, e anche i personaggi della sua opera sono di preferenza esseri umili che vivono in intimo contatto con la terra. La parte più originale e vitale della sua produzione poetica è quella della giovinezza e dell'inizio della maturità. In seguito i suoi versi vanno progressivamente impoverendosi nella qualità più propriamente lirica e fantastica. La sua fama ufficiale conobbe tuttavia una continua ascesa e venne consacrata nel 1843 dalla nomina a poeta laureato.

Alcune fra le liriche brevi di W., quali *A slumber did my spirit seal* (1799), *She dwelt among the untrodden ways* (1799), *I wandered lonely as a cloud* (1804), *The solitary reaper* (1805) sono da annoverarsi fra le massime della poesia romantica europea; fra le composizioni più lunghe quelle più rappresentative e originali sono *The recluse* (compito nel 1805, ma pubbl. dopo la morte del poeta), *The Excursion* (pubbl. nel 1814) e la famosa *Ode on intimations of immortality from recollections of early childhood* (1802-1804), poemi in cui predomina la nota dell'autobiografia spirituale e dell'assorta e quasi mistica contemplazione della natura.

BIBL.: fra le migliori ed. dei *Poems*, V. quella a cura di N. C. Smith, 3 voll., Londra 1908; quelle esemplari delle *Letters* di W. e della sorella Dorothy in 6 voll., Oxford 1935-39, e di *The Prelude*, ivi 1926 entrambe a cura di E. de Selincourt. Studi: W. M. Harper, W. W. his life works and influence, 2 voll., Londra 1916; E. Legouis *The early life of W. W.*, ivi 1921; id., W. W. in a new light, Harvard 1933; C. H. Herford, W. W. 1930; H. J. C. Grierson, *Milton and W. poets and prophets*, ivi 1937; H. Read, W. W. 1930 e 1949; J. C. Smith, *A study of W. D. W.*, ivi 1930

del Reno. Soppressa nel 1802, tra il 1821-27 il suo territorio venne incorporato in gran parte nella diocesi di Magonza e il resto tra quelle di Spira, Friburgo e Rottenburgo.

A W. furono tenute numerose diete imperiali: celebri quella del 1122 quando fu concluso il Concordato che pose termine alla lotta per le investiture e l'altra del 1521 quando fu condannato Lutero.

La Cattedrale, già dedicata ai ss. Pietro e Paolo, ebbe privilegi fin dal sec. VII, confermati da Pipino e da Ludovico il Pio. Restaurata nell'852. è indicata in quest'epoca come dedicata a s. Pietro. I suoi preposti dal sec. XII al XVI furono arcidiaconi della Chiesa di W. (H. Weigert, Die Dame zu Speyer, Mainz und W., Berlino 1930; W. Hege, Die Kaiserdomme am Mittelrhein, Speyer, Mainz und W., 1936). Il duomo di W. è collegato per la sua architettura con quelli di Spira e di Magonza e fu costruito tra il 1000 e il 1018 dal vescovo Burcardo sul posto della modesta chiesa merovingica.

La Biblioteca è andata quasi tutta dispersa: il messale del sec. X è nella Biblioteca dell'Arsenale a Parigi; un manoscritto è ora in Vaticano (Vat. Palat. 477). Dei diplomati reali e imperiali concessi alle chiese di W. fu dato l'elenco da L. Lachner (in Mittel des Instituts für Österreich, Geschichtsforsch., 22 [1901], pp. 571-74). L'Archivio vescovile fu in gran parte trasferito dopo il 1802 a Darmstadt (G. Fink, Geschichte des hessischen Staatsarchivs zu Darmstadt, Darmstadt 1925, pp. 54-58); parte è finito nelle Biblioteche di Heidelberg e di Hannover e nell'Archivio di Spira; ben poco è rimasto nell'Archivio della città di W. Il monastero femminile benedettino di S. Maria - Nonnenmünster - situato nel suburbio della città, fondato e dotato da Ludovico il Pio, fu rinnovato dal vescovo Burcardo; vi si sostituirono i Cistercensi nel 1236; fu soppresso nel 1802. S. Martino è della fine del sec. X; romanica è la chiesa di S. Andrea, profanata nel 1802 e oggi adibita a Museo. S. Magno del sec. XIII è oggi in possesso dei protestanti. La chiesa delle Domenicane è del sec. XIV. La Libfrauen, del 1468 è a tre navi: è parrocchiale dal 1898. Tra le chiese antiche della diocesi si ricordano la Collegiata di S. Ciriaco in Neuhausen, nota fin dal sec. IX; eretta dal vescovo Samuele e rinnovata da Burcardo I, fu contesa tra i monaci di Gorze e il clero della città; la chiesa collegata di S. Paolo, fondata dal vescovo Burcardo nel 1016, bruciò nel 1264, restaurata nel 1681, fu soppressa nel 1802; la chiesa collegata di S. Pietro in Wimpfen, di cui è noto un preposto nel 1068, fu soppressa nel 1802. Il monastero benedettino di S. Maria a Schönau, presso di Heidelberg, fondato da Hugone II nel 1142, ma passato ai Cistercensi fino dal 1145, fu soppresso nel 1500. Nettavole la chiesa di S. Maria Maddalena in Frankenstal eretta nel 1197 da Eckenberto, presso un grande monastero dei Canonici di S. Agostino; ebbe vicino un piccolo monastero femminile dello stesso Ordine eretto nel 1125, rimasto fino al 1432; fu arricchito di privilegi dal papa Innocenzo II, Vittore IV e Alessandro III, fu dato ai laici nel 1562. Il monastero di Heiligenberg in Monte Abraha fu eretto nell'870 dall'abate di Lorsch Tiodoro ed ebbe privilegi da Ludovico III nell'882, da Corrado I nel 912, da Ottone I nel 965. Reginbaldo abate di Lorsch tra il 1023 e il 1033 vi eresse un monastero in onore di Michele. Ebbe un privilegio di Lucio II nel 1144, fu restaurato nel 1165 dall'abate Enrico di Lorsch; venne concesso alle Benedettine nel 1195, sostituito poi dalle Cistercensi; nel sec. XV vi tornarono le Benedettine; dal 1706 al 1777 fu concesso alla Compagnia di Gesù, ora è aggregato alla Congregazione benedettina di Beuron. La chiesa dei S. Pietro e Verena in Hömingen, fondata da Enrico II con le Di Laingen e sua moglie Alberat al tempo di Callisto II (Liber Censuum, ed. P. Fabre-L. Duchesne, I, Parigi 1889-1910, p. 160), fu dei Canonici Regolari di S. Agostino e soppressa nel 1569. A Neuburg la chiesa di S. Bartolomeo fu fondata da un Anselmo nel 1130, poi monaco di Lorsch. Gli edifici furono concessi ai Cappuccini nel 1624 che la tennero saltuariamente fino alla soppressione nel 1802.

BIBL.: F. Falk, Das Bistum W. am Ausgange des Mittelalters, in Hist. polit. Blätter für das kath. Deutschland, 198 (1876), pp. 851-65, 923-37; 79 (1877), pp. 125-31; H. Boos, Quellen zur Gesch. der Stadt W., I-III, Berlino 1886-93; E. X. Kraus, Die christl. Inschriften der Rheinlande, Friburgo 1890, nn. 22-29; H. Eberhardt, Die Diöz. W. am Ende des XV. Jahrhunderts, in Fink, Voreformationgeschichtl. Forsch., IX, Münster 1919; F. M. Ilbert, Womaria sacra, Beitr. zur Gesch. des ehemal. Bistums W., Worms 1925; H. Meyer, Die Diözese W. im Mittelalt., in Beitr. zur hess. Kirchengesch., 9 (1930), p. 340 sgg.; id., Topogr. der Diöz. W. im Mittelalt., ibid., nuova serie, 17 (1931), pp. 1-92, 365-431; J. Heige-H. Weigert, Die Kaiserdomme in Mainz, W. und Speyer, Berlino 1932; A. Brackmann, Germania Pontif., III, Berlino 1935, pp. 143-72; A. Seiler, Das Hochstift W. im Mittelalt., Worms 1936; W. Bauer, Baugesch. der Paulus Magnuskirche, 1913; Ebel, I, p. 534; II, p. 296; III, p. 357; IV, p. 372; V, pp. 419-20; Cottneau, II, coll. 346-347.

Trattato di W. - Accordo tra l'imperatore eletto Massimiliano d'Austria ed i ceti tedeschi, stabilito il 7 ag. 1495 alla Dieta di W., che instaura sotto il nome di "pace perpetua" (ewige Friede) un compromesso tra le propensioni all'autogoverno con vincoli federali dei ceti (principi dell'Impero e città imperiali) e le tendenze accentratrici dei re di casa d'Ausburgo, sulla base dei diritti acquisiti dai ceti stessi, ponendo quindi le basi di una struttura costituzionale del Regno di Germania.

Tra l'altro il Trattato prevedeva una imposta imperiale, il cosiddetto "gemene Pfennig", la cui percezione è destinazione però dovevano essere controllate dalla Dieta, e la convocazione annuale della Dieta stessa. La tutela della sua applicazione veniva affidata ad un tribunale della Camera del Reich, presieduto da un giudice di nomina imperiale e composto di sedici assessori, da nominarsi dai ceti. Codesto tribunale aveva competenza ordinaria per le questioni fiscali, per le cause in materia territoriale-feudale e per le violazioni della "pace perpetua"; fungeva da tribunale di seconda istanza per i territori i cui principi non godevano il privilegio de non appellando. Il Trattato di W. rappresenta pertanto un episodio della lotta per la riforma dell'Impero chiesta formalmente per assicurare l'ordine, impedire le guerre private, il brigantaggio organizzato, in cui avevano modo di affermarsi i piccoli feudatari; esso fu anche pensato come garanzia dei ceti contro gli sviluppi del centralismo imperiale-ausburgo. Ad esso, ed in particolare alle disposizioni circa l'uso dell'imposta imperiale, ed a quelle relative alla competenza del tribunale camerale del Reich, venne fatto frequente richiamo nelle controversie determinate nel sec. XVI dalla Riforma protestante, specialmente per quanto si riferiva alla legittimità, contestata dai cattolici, delle secolarizzazioni dei beni ecclesiastici: tra l'altro i protestanti ottennero la composizione paritetica del tribunale dal punto di vista confessionale.

BIBL.: testo in K. Mueller, Reichstagstheatrum unter Maximilian I., Lipsia 1719; F. Hartung, Deutsche Verfassungsgesch. vom 15. Jahr bis zur Gegenwart, 2a ed., Berlin 1921; B. Gebhardt, Handbuch d. deutschen Gesch., I, 4a ed., 1923, p. 721 ssg.

Mario Bendiscioli