XILOGRAFICI, LIBRI (fr. Livres xylographiques; ingl. Blockbooks; tred. Blockbücher). - Locuzione bibliografica con cui vengono designati piccoli libri composti di incisioni in legno con figure e un breve testo didascalico, impressi in più fogli da una sola parte, incollati fra loro nella parte non impressa e riuniti in modo da formare una specie di libretto figurato. Talvolta le incisioni contengono la sola figura o, meno spesso, il solo testo; in esemplari più antichi il testo (didascalia) si ritrova scritto a mano e per tale ragione sono detti « libri xilochirografici ». Si hanno pure esemplari di l. X. con le didascalie stampate con caratteri mòbili.
I l. x., detti anche stampa tabellare (pagina in un sol blocco), di destinazione ed uso popolare, erano ritenuti comunemente anteriori all'invenzione dei caratteri mobili e strettamente collegati ai primi prodotti della stampa. Si tratta invece di una produzione indipendente, coeva, parallela e anche posteriore al libro a stampa. Gli esemplari più antichi, finora noti, risalgono al 1450 ca. Tentativi di attribuirli a date anteriori sono poco probanti, salvo che per fogli isolati, i quali costituiscono un prodotto similare ma strutturalmente diverso, e non possono essere chiamati libri. Impossibile è pure determinare una loro successione cronologica.
I l. x., prodotti particolarmente in Olanda e in Germania, contengono, in maggior parte, figurazioni sacre, ma esistono anche esemplari con figurazioni profane, o con testi didattici; fra i primi sono da ricordare lo Speculum humanae salvationis, l'Ars moriendi, l'Apocalypse, il Symbolum Apostolicum, il Defensorium virginitatis Mariae, l'Exercitium super Pater noster e, famoso fra tutti, la Biblia pauperum, specie di riassunto del Vecchio e del Nuovo Testamento in 40 o 50 incisioni xilografiche. Al secondo gruppo appartengono i Mirabilia Romae, la Danza della Morte (Der Totentanz), alcuni Calendari, la serie dei
(da ed. annotata a cura di R. Eheuvel, Berlino 1903, p. 3r)
XILOGRAFICI, LIBRI - Mirabilia Romae (2a metà sec. XV), versione tedesca - Esemplare della Biblioteca di Gotha.
spagnoli, si pose all'opera con inflessibile energia, e dopo che nel 1495 fu nominato arcivescovo di Toledo, proseguì nella sua azione, intesa a ristabilire l'unità dell'Ordine francescano, a restaurare la disciplina e la gerarchia ecclesiastica, a diffondere l'istruzione. Fondò l'Università di Alcalà, e con la collaborazione di dotti d'ogni parte d'Europa curò la redazione e stampò a sue spese la Bibbia poliglotta. La sua dura intransigenza gli procurò molti nemici che cercarono di nuocergli presso la corte e presso il Papa, ma i sovrani lo difesero contro tutti i detrattori. Quando nel 1566 morì Filippo di Castiglia, Ferdinando era in Italia. Lo X. assunse la reggenza e raccolse truppe che tennero a freno le velleità di ribellione dei nobili. Nel 1597 ebbe la carica di grande inquisitore, e Giulio II lo nominò cardinale. Lo X. molto si adoperò a convertire al cattolicesimo i Mori di Granata. Infine si fece sostenitore di una nuova Crociata. Ferdinando avrebbe voluto una spedizione in India, ma lo X., richiamandosi alle ultime volontà di Isabella, ottenne che fosse diretta al Marocco e le fissò come obiettivo Orano, mentre il Re mirava alla conquista di Tunisi, che gli avrebbe procurato una forte base strategica nel Mediterraneo. L'impresa fu guidata dallo stesso X. che seguì in Africa l'esercito comandato da Pedro Navarro. Dopo l'occupazione di Orano sorsero contrasti fra lo X. e il Navarro, e questo ultimo riuscì ad ottenere che il cardinale fosse richiamato in patria. Ma ad una serie di vittorie che portarono gli Spagnoli fino a Tunisi, seguì una disfatta che fece perder loro tutti i territori conquistati, ad eccezione di Orano. Nel 1516, quando Ferdinando morì, lo X. assunse la reggenza alla quale era stato designato dal Re. Durante il suo breve governo lo X. dedicò ogni sforzo a conservare l'unità dello Stato, costituì un esercito nazionale che gli permise di mantenere l'ordine, sventò tutte le macchinazioni dei grandi, riordinò le finanze. Respinò un tentativo degli Albrett di riconquistare la Navarra, fece radere al suolo tutte le fortezze di quella provincia, ad eccezione di Pamplona. Esito sfavorevole ebbe invece una spedizione contro i pirati del Barbarossa.
Sebbene Giovanna fosse ancora vivente, lo X., cedendo alla volontà di Carlo, lo fece proclamare re il 30 maggio 1516. Ma il primo atto del nuovo sovrano fu di esonerarlo dal governo. Quando Carlo si recò in Spagna, lo X. era infermo, e morì prima di averlo potuto incontrare. Nella sua attività di ecclesiastico lo X. anticipò le direttive della Riforma cattolica, con la strenua difesa della fede contro l'eresia, con l'assidua opera di epurazione morale e di miglioramento culturale del clero. Come statista, egli si propose all'interno di rafforzare la monarchia e lo Stato, e all'esterno mirò ad assicurare il predominio spagnolo nell'Africa settentrionale.