ZEROMSKI, STEFAN. - Scrittore polacco, n. a Strawczyn presso Kielce il 1º nov. 1864, m. a Varsavia il 20 nov. 1925.
Ebbe una giovinezza difficile e fu imprigionato per motivi politici. La pubblicazione del romanzo Ceneri lo liberò dalle strettezze. Viaggiò in Riviera e in Corsica, soggiornò lungamente a Parigi. Le sue prime opere: Opowiadanie (« Racconti »); Rozdrobia nas kruki, sorony (« Ci divorceranno i corvi e le cornacchie »); Aryman mici sig (« Arimane si vendica ») e altri racconti furono pubblicati con lo pseudonimo di Mauricy Zych. Nel romanzo Sisyfouse pracy (« Le fatiche di Sisifo »), in gran parte autobiografico, è il racconto della resistenza polacca alla snazionalizzazione delle scuole; in Ludzie bezdomni (« I senzatetto ») prevalgono i motivi sociali. Un gruppo di romanzi e di drammi è ispirato alle vicende della Polonia: Popioly (« Ceneri »); Wierna rzeka (« Fiume fedele »); Sulkowski, Turon (nome di uno spauracchio carnevalesco). Fra tutti il capolavoro è il romanzo Ceneri, vera epopea della Polonia al tempo napoleonico, mirabile per la pittura dei caratteri, per il senso della natura, per l'ardore che lo pervade e che lo innalza all'altezza del
tolstoiano Guerra e pace, a cui è inferiore per equilibrio artistico, ma che si impone per la passione con cui l'autore vive gli eventi storici.
Nell'atmosfera un po' stagnante dell'ultimo positivismo, l'opera dello Z. portò un puro soffio di nuova vita, incarnando il dolore della sua patria, riflesso del dolore universale. Profondamente pessimista, egli vide tuttavia il valore della vita nella lotta dell'uomo per la collettività o contro di essa e contro la natura nemica.