volume-01

Back to Volumes
e del nazionalismo tedesco in contrasto con l'ideologia rivoluzionaria, si basò l'a. sul concetto di razza, già con J. G. Fichte (cf. E. L. Schaub, Fichte and Anti-Semitism, in The Philosophical Review, 1940, pp. 37-52), con F. Rühs e J. F. Fries (Berlino 1816), poi con H. H. E. Paulus (1830), K. Streckfuss (1843), Br. Bauer (Die Judenfrage, Braunschweig 1843), H. Wagener (1857); soprattutto E. Renan (Histoire générale et système des langages sômitiques, Parigi 1855; Le Judaïsme comme race et comme religion, ivi 1883) formì armi a questa "scienza "razzista. Negli anni di entusiasmo nazionalistico seguito alle vittorie del 1866-70, e nella grave crisi economica del 1873, l'a.
si rafforzò (O. Glagau, H. von Scharff-Scharffenstein, M. Busch, principalmente Wilhelm Marr, H. von Treitschke, Paul de Lagarde, Ad. Wahrmund). Le teorie del conte de Gobineau, di H. St. Chamberlain, di O. Weininger, esaltanti la razza ariana, gli furono propizie. Anche in Austria (e Boemia) l'a. si diffuse molto tra il 1875 e il 1900.

Precorso da G.F. Daumer (m. nel 1875), si sviluppò l'a. dei "cristiani sociali": in Germania col giornale cattolico Germania e col luterano Ad. Stöcker (Das moderne Judenthum in Deutschland, besonders in Berlin, Berlino 1880; suo seguace E. Böhme, Berliner Briefe, Hagen 1902), predicatore di corte a Berlino; in Austria con i cattolici G. von Schönerer (col giornale Deutsches Volksblatt), K. Lueger borgomastro di Vienna principe Alois di Lichtenstein. L'esegeta A. Rohling lo rafforzò con cruditi scritti antirabbinici, Der Talmudjude (Münster 1871, 7 ed. 1924, trad. franc. accresciuta di M. de Lamarque, Le Juif talmudiste, Parigi 1888) e vari altri (ultimo Das Judentum, 1903), sostenendo polemiche per oltre 30 anni, anche contro Franz Delitzsch e H. L. Strack. Dopo la caduta di Bismarck (1890), l'a. crebbe ancora nonostante alcune proibizioni ufficiali (a Vienna, nel luglio 1896, sequestro degli opuscoli di Franz Dickert, Pater Noster e Credo). Il processo Bielis per omicidio rituale (1913-14) alimentò l'ostilità antigiudaica.

Si fece intento strada un nefasto a. pagano con K. Eugen Dühring (da cui prese molto H. St. Chamberlain), Judenfrage als Frage der Rassenschädlichkeit, 1881; Der Ersatz der Religion durch Vollkommeneres und die Ausscheidung alles Judentums durch den modernen Völkergeld, Karlsruhe 1883, 2^{text {a }} ed. 1906 (cf. A. M. Weiss, Riforme della religione, trad. ital., Firenze 1905, pp. 19-27).

Di questa corrente, mitigandone qualche lato blasfemo, divenne il grande teorico Th. Fritsch (Antisemitischer Catechismus, 1893; Der falsche Gott, 1911; Die Rechtfertigung des Antisemitismus, 2^{text {a }} ed. Monaco 1924; Handbuch der Judenfrage, 33^{text {a }} ed. ivi 1933). I a Deutsche Christen" di tale tendenza giungono a vituperare, come un tempo Marcione e i manichei, i libri sacri del Vecchio Testamento (cf. H. Kaupel, Die antisemitische Behämpfung des A. T., 1932). Le stravaganze intorno alla nobiltà "ariana" diventavano, in mano di alcuni empi, armi contro la religione cristiana.

Dal 1919, per opera del partito deutsch-völkisch(populista) l'a. si estese in Germania, ove la disfatta e il caos furono attribuiti a fattori giudaici (A. Hitler li accusa nel Mein Kampf, Monaco 1925, oltre 300 volte). Mentre anche la stampa cattolica del dopoguerra 1919-24 protestava contro l'operato di vari ebrei (Reichsposi, Das neue Reich, Schönere Zuhunft), l'a. dava origine a forme sempre più assurde e funeste: un nuovo Dühring, A. Steiger (Die neudeutsche Herde im Kampfe gegen Christen und Juden, 1924) fondava il "neo-paganesimo" tedesco, e sorgevano altre sintesi di deliri razziali, come la religione occultista fondata (1924) dall'ex-cistercense Jörg Lanz von Liebenfels e da H. Reichstein ("ariosophia"), poi la "religione del sangue" di E. Ludendorff e sua moglie Matilde.

Questa bellicosa coppia fondò a Monaco una casa editrice che combatteva la Bibbia. Cf. O. Eissfeldt, E. Klostermann, F. K. Schumann, Die Zwerlämigkeit der Bibel, ein Gutachten über die neuesten Angriffe über sie, in Theol. Studien u. Krit., 107 [1936], pp. 354-70; E. Aland, Wer fäbcht? Die Entstehung der Bibel, Berlino 1936; H. von Soden, Not Ludendorff Recht?, Marburgo 1936; H. Strathmann, Saladin-Ludendorff im Kampf gegen die Bibel, Essen 1936; K. Pieper, Ludendorff und die Hl. Schrift: Auttsort,

## Page 903

Monaco 1937. Pur non giungendo agli eccessi dei neo-pagani, alcuni cattolici ammisero un a. che talora si concludeva in antigesuitismo (J. A. Kofler, Katholische Kirche und Judentum, 1929).

Il razionalsocialismo sancì l'a., introducendolo nel suo programma, e volle giustificare l'odio antigiudaico con due argomenti : 1) l'inferiorità della razza ebraica, formulata da F. K. Günther (Rassenkunde des jüdischen Volkes, Monaco 1919, 16a ed. 1933) come una mescolanza di razze secondo due tipi principali (giudaismo orientale, mescolanza asiatico-mongolico-nor-dico-hamitico-negroide; e giudaismo meridionale, mescolanza di simili elementi in ordine diverso); 2) il pericolo etico dell'organizzazione sociale capitalistica e della spinta anarchico-sovversiva, che deriverebbe dagli ebrei (su ciò insiste A. Rosenberg, Der Mythus des XX. Jahrhunderts, Monaco 1930, posto all'Indice nel 1934: allontanandosi dalla considerazione puramente biologica, considera il giudaismo come un «tipo spirituale" disgregatore: meccanicistico-edonistico in morale, liberistico-comunistico in politica, raziona-listico-ateistico in linea religiosa); a ciò aggiunge motivi social-economici e storico-nazionali. Due caratteristiche opere del genere sono: G. Feder, Die Juden, ⁴ᵃ ed., Monaco 1933; F. O. H. Schulz, Jude und Arbeiter. Ein Abscluitt aus der Tragödie des deutschen Volkes, Berlino 1934. Questa teoria assurda e iniqua fu chiaramente condannata dalla Chiesa (Pio XI e Pio XII in molti discorsi contro l'odio e la violenza, e sul rispetto dovuto alla personalità umana). Numerose stragi di ebrei innocenti e pacifici ne sono state il mostruoso effetto durante la guerra 1939-45.

Nell'Italia moderna l'a. non è mai esistito. Ma, mentre le contese internazionali favorivano gli eccessi ideologici, il governo fascista, nel 1938, pose, ad imitazione di quello nazionalsocialista, la questione di "razza" che diede luogo alle leggi restrittive sugli ebrei (R. D. L. 17 nov. 1938). Fra queste era il divieto di matrimonio (anche per ebrei convertiti) con "ariani", che Pio XI condannò come "vulnus" inferto al Concordato tra Chiesa e Stato del 1929. Le riviste La difesa della razza e La vita italiana, i quotidiani Regime Fascista e Tevere, ripeterono a sazietà luoghi comuni antigiudaici, ma non influirono sulla mentalità italiana, generalmente equilibrata. Durante la guerra 1940-45, le autorità italiane d'occupazione proteggevano in Francia gli ebrei contro i rigori dei governi tedesco e francese di Vichy (L. Poliskov, La condition des Juifs en France sous l'occupation italienne, Parigi 1946).

Molto più acceso era stato l'a. francese tra il 1880 e il 1914. L'anticlericalismo del governo della Terza Repubblica, gli scandali del fallimento della banca "Union générale" (1882), della compagnia del Canale di Panama, indussero molti cattolici a denunciare gli ebrei come causa di tanti mali (E. A. Chabauty, Les Juifs, Parigi 1882; Gougenot des Mousseaux, Le Juif, le judaïsme et la judaïsation des peuples chrétiens, Parigi 1869, 2^{text {a }} ed. 1886; Léon Bloy, Le salut par les Juifs, ivi 1892); il più irruente fu Ed. Drumont (La France Juive, 2 voll., Parigi 1885) nel giornale La libre parole, che fondò a Parigi nel 1893. L'affare Dreyfus (1897-1902) diede luogo a violente polemiche antigiudaiche, cui partecipò La Croix di Parigi. Come suole avvenire, la ritorsione fu ai danni della cristianità : dalla grande crisi nazionale che fu l'"affaire" vennero fuori le leggi anticlericali 1903-1908 (J. Brugerette, Le prêtre français et la société contemporaine, II, Parigi 1935, pp. 415-524). La mentalità di diffidenza antigiudaica di molti cattolici «di destra ", come
P. Bourget, A. Monniot, A. Retté, G. Bernanos, Ph. Henriot, X. Vallat, si riscontra in Gabriel Malglaive, Juif ou Français, Vichy 1942, invocante "leggi di difesa" senza che gli ebrei siano perseguitati o umiliati. Gli ebrei accusano il governo di Vichy di averli crudelmente perseguitati (J. Weill, Contribution à l'histoire des camps d'internement dans l'Anti-France, Parigi 1946).

In Romania, già il massimo poeta nazionale Mihail Eminescu dal 1877 combatteva gli ebrei; i proff. Tura e forga fondarono l'Alianța antisemitica universala (1895); C. Z. Codreanu organizzò nel 1927 la «Legione dell'Arcangelo Michele» e A. C. Cuza (1922) la «Lega di difesa razionale cristiana»; anche del giornale Potunca Vremli e della "Guardia di ferro" di Codreanu l'a. era un fondamento; vi aderivano il principe Cantacuzeno e O. Goga, con gran parte del clero «ortodosso». Le leggi restrittive del Maresciallo Antonescu ( 9 ag., 3 e 14 ott. 1940) furono salutate come un gesto di patriottismo.

Le stesse letterature curopee furono avverse agli ebrei : l'inglese, in particolare, da Shakespeare (il cui Mercante di Venezia, con la satanica figura di Shylock, è stato tolto dai programmi in molte scuole pubbliche degli Stati Uniti per le proteere della Jewish Anti-Defamation League) fino a G. Byron e a C. Dickens (M. F. Modder, The Jew in the Literature of England. To the End of the 19th Century, Filadelfia 1939). Per la letteratura francese, cf. I. Schapira, Der Antisemitismus in der französischen Literatur, Berlino 1927, e J. Kaplan, Témoignages sur Israël dans la littérature française, Parigi 1938.
4. A. e morale cattolica. - L'a., in quanto implica odio e fomenta, o anche solo giustifica, la violenza, è contrario alla morale cristiana, e comporta gravi pericoli per la fede (errori dell'ineguaglianza di razze, disprezzo del Vecchio Testamento), che molte forme di esso rigettano. La Chiesa perciò condanna "odium illud quod vulgo "antisemitismi" nomine nunc significari solet" (Decretum S. Officii, 25 marzo 1928: AAS, 20 [1928], p. 104). Religinne d'amore, il cristianesimo proibisce che si danneggi o si vilipenda qualunque uomo, anche a chi si ritenesse da esso leso o offeso. Tanto meno autorizza che si perseguiti in blocco un popolo o una stirpe, perché in tal modo si viola, oltre la carità, la giustizia dovuta a moltissimi innocenti; le masse, come tali, non possono mai giudicarsi responsabili. Il rispetto assoluto di ogni personalità umana, sacra ed inviolabile, è alla base della convivenza sociale e internazionale.
"La giustizia e la carità non escludono la prudente e moderata difesa " (Civ. Catt., [1945, II], p. 274 ; cf. [1937, II], pp. 418,497 ; [1938, II], p. 76 ; [1938, III], p. 146 ; [1938, iv], p. 3). Non è a. parlare di difetti o pericoli del giudaismo (D. Goldstein, pp. 118-20). Chi ritiene che gli ebrei sono a capo della massoneria (Civ. Cutt., 13ª serie, 12 [1888, iv] pp. 520-32; H. Delassus, Il problema dell'ero presente, trad. ital., I, Roma 1907, pp. 630-59; La Massoneria [Civ. Catt.]. Roma 1920, pp. 43-45; H. Belloc, trad. ital., p. 20; D. Goldstein, pp. 96-99; L. da Poncine) e del bolscevismo (H. Belloc, pp. 28-39; L. Massoutić, Judaisme et Marxisme, Parigi 1939; G. Monacorda, Il bolscevismo, ⁴ᵃ ed., Firenze 1942, p. 84 sg.) non può però, senza grave inerustizia, accusare tutti. Chi condanna un sistema o un'organizzazione non può odiare le persone che vi aderiscono. Si può anche rilevare che «in linea di fatto gli ebrei hanno nel loro complesso oggi, nel mondo occupato dalla razza bianca, un potere del tutto eccessivo" (H. Belloc, p. 148; E. Eberlin, p. 31 sg.). Ma la risposta è ovvia: "Se un uomo non può tollerare il contrasto tra la razza ebrea e la nastro, ovvero considera questa razza in possesso di energic che invariabilmente lo sconfiggono nelle competizioni commerciali, allora si astenga dallo strin-

## Page 904

gere qualsiasi alleanza con ebrei. E il sistema più semplice. Ma l'immischiarsi nell'attività commerciale ebrea per poi sdegnarsi dinanzi ai risultati è cosa indegna" (H. Belloc, p. 107). Il cattolico però non può, per questione di sangue o di razza, schivare gli ebrei rigenerati dal Battesimo, ma li deve fraternamente abbracciare. E quanto agli altri, non vi può essere difesa morale e religiosa se non sulla base di comprensione e d'amore.

Solo su queste basi, escludendo ogni odio per le persone, è lecito un a. nel campo delle idee vòto olis vigile tutela del patrimonio, religioso-morale e anciale, della cristianità (G. Gundlach, s. v. in LThK, I, col. 504 sg.). Tale è l'atteggiamento di s. Tommaso: "Nessuna ostilità, bensì misure difensive; libertà per gli ebrei, ma protezione per i cristiani " (S. Deploige, pp. 7, 14-23, 49-51). Quindi può ritenersi giusta, p. es., la legge ungherese del 1926 che fosa al massimo del 6,2 %; la quota di studenti ebrei presso la università (P. Delattre, L'orgnatisation cathol. des univers. en Hongrie, in Messager du Cacur de Jésus, 69 [1929], pp. 293-300).

La Chiesa Cattolica, pur imponendo il rispetto degli ebrei, a prevenire pericoli e malintesi raccomanda ai cristiani di non uscire dalla loro millenaria tradizione di cautela; "sia nel dominio della fede sia nel dominio della vita interiore, le differenze tra le due religioni sono tali che non vi è posto per una compenetrazione reciproca" (L. Escoula, p. 73; cf. J. Bonsirven, in Etudes 209 [1931, iv], p. 69). Il S. Offizio condannò quindi ( 25 marzo 1928) l'associazione degli "Amici d'Israele" perché questa "rationem agendi iniviese ac loquendi a sensu Ecclesiae, a mente ss. Patrum et ab ipsa sacra Liturgia abhorrentem" (AAS, 20 [1928], p. 104). Gli ebrei più obiettivi giustificano tale ritegno dei cattolici (L. Pinsker, Th. Herzl, B. Lazare, E. Eberlin), che non ha nulla di comune con lo sprezzante "a. di società ", diffuso dalla Polonia agli Stati Uniti, che tende ad escludere l'ebreo, convertito o no, dalle scuole superiori, da certi clubs o amministrazioni (A. Siegfried, Les Etats-Unis d'aujourd'hui, Parigi 1927, p. 25 sg.).

E da augurarsi che l'odio antisemita scompaia; ma è da temersi che rimarrà, latente o irruente, finché non sarà composta la "questione ebraica" di cui studiosi e politici, ebrei come cristiani, propongono in gegnose soluzioni, purtroppo discordanti (assimilazione, territorio nazionale o "sionismo", protezione internazionale delle minoranze). Intanto gli ebrei A. L. Sacher (A History of Jews, 1930, p. 335) ed E. Ovazza dichiarano che il sionismo nazionalista dà ragione agli antisemiti. "L'a. sorto dopo l'emancipazione è definitivo", scriveva Th. Herzl al gran rabbino Güdemann. La soluzione dovrà venire dal trionfo della fratellanza cristiana nel mondo, per cui si eviti di perseguitare o di umiliare gli ebrei, in attesa della loro conversione a Cristo (Rom. II, 20-32); ogni altro piano sembra illusorio (L. Escoula, p. 75 sg.). Quanto al passato, bisognerebbe dimenticare i mutui torti; "le reciproche rampogne dovrebbero ormai cessare, perché sono queste che rendono difficile la comprensione : sono l'olio versato sul fuoco; bisogna che le mani s'incontrino e che s'incontrino anche i cuori, perché il tempo delle tribolazioni non è ancora finito" (Kalman Molnar agli ebrei convertiti, in Magyar Kurir, ed. di Roma, is nov. 1947, p. 2).

I principi di violenza, comunque si tenti di giustificarli, sono anticristiani. Al cattolico deve premere che gli ebrei si convertano e vivano. Esistono nel mondo d'oggi molti problemi, non meno vitali, concernenti popoli assai più numerosi; ma la "questione giudaica" è forse la più grave, per l'importanza dei 17 milioni di uomini che vi sono interessati; è di quelle che più si prestano a confusioni ed abusi, essendo il giudaismo
e nazione e religione. "Come nei tempi passati, l'eterno problema che si chiama questione ebraica agita anche oggi gli uomini. Esso rimane insoluto come la quadratura del cerchio, con la differenza che continua ad esser tuttora il più ardente problema fra i problemi del giorno" (L. Pinsker, p. 23). Volerlo "liquidare" mediante l'arbitrio della forza è un disegno pazzesco, oltre che un'impresa delittuosa.

BibL.: Sull'a. antico (ellenisticovomana): Th. Rainach, Textes d'naturni grecs et romains relatifs au judaïme, Parigi 1895: F. Stähelin, Der Antisemitismus des Altertums, Basilea 1905: A. Diudau, Juden und Todenserefahungen im alten Alexandrien, Monaco 1906; J. Juster, Les Juifs dans l'Empire romain, 2 voll., Parigi 1914: H. I. Bell, Jews and Christians in Egypt, Londra 1924; id., Juden und Griechen im römischen Alexandrien (Behefte zum Alten Orient), Lipsia 1926; id., Anti-Semitism in Alexandria, in Journal of Roman Studies, 31 (1941), pp. 1-18; L. Fuchs, Die Juden Ägyptern in ptolemäischer und rïnischer Zeit, Vienna 1924, pp. 22-23, 69-79; N. Bentwich, The great ruman voice of Jews and Judaism, in Jews, Quart. Recc., apr. 1933, pp. 333-48; G. Riecietti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 231-37; J. Bonsirven, Le Judaitane polestinien au temps de 2.-C., I. Parigi 1934, pp. 3-9, 99-107; J. Vogt, Kaiser Jodien und das Judentum, Lipsia 1929; N. W. Goldstein, Cultivated Pugans and Ancient Anti-Semitism, in Journal of Religion, 16 (1939), pp. 346-64; R. Paribeni, I Giudei nella storia antica, in Nuova Antologia, 401 (1939), pp. 70-81; J. Lotzoldt, Antisemitismus, in Reallex, 1. Antike und Christentum, I (1948), pp. 469-76; T. E. N. Pennell, Eother and Antisemitism, in Expontive Times, 25 (1943-44), pp. 237-49.

Sull'a. medievale: S. Deploige, S. Thomas et la question juice, Lavanie 1897: M. Landrieux, L'luminizione, trad. ital., Torino 1916, pp. 84-90; U. Brougin, Storia sociale dello Chien, IV, 1, Milano 1922, pp. 94-113; F. Murawski, Die Juden bei den Kirchenvatern und Schulavitären, Berlino 1923; G. Pearlson, Twelve Centuries of Jewish Persecution, Hull 1927; J. Parkes, The Conflict of the Church and the Synagogen. A Study in oregons of Antisemitism, Londra 1934; W. Grau, Antisemitismus in späten Mittelalter (1420 bis 1519), Mynaco 1934, 2* ed. aum., Berlino 1939; M. Haller, La question juice dans le premier millinutire chrétien, in Revue d'hist. et de phil. rel., is (1935), pp. 293 234; A. L. Williams, Adversus Judocus: A bird's eye view of christian Apologie until the Renaissance, Lonāra 1935; H. T. Obbink, Middleenwsch theologisch antijudizisme en exegese van het O. Test., in Veuwe Theol. Studiča, 20 (1937), pp. 77-87; P. Brown, Die Judenbekämpfung im Mittelalter, in Zeitschr. f. hath. Theologie, 62 (1938), pp. 106-231, 349-84; id., Die Judenmüsina im Mittelalter und die Päpste (Mistellinnen Histories Pontificiae P. Univ. Gregor., VI, 8), Roma 1942; A. Viñayo González, S. Martia de León y su apolueitica autajedia, Madrid 1948.

Sull'a. moderno: 1) Opere di ebrei: Bernard-Lazare, L'Antisemitisme, son histoire et ses causes, Parigi 1894, ed. definitiva in 2 voll., ivi 1934; id., Le fumier de Job, ivi 1928; G. G. Fox, Judnism, Christianity and the modern social Ideals, Fort Worth 1919; I. Breuer, Judenproblem, 4* ed., Francoforte s. M. 1922; E. Eberlin, Les Juifs d'aujourd'hui, Parigi 1927; E. Flog, Pourquoi je suis juif, Parigi 1928; B. Hagani, L'émancipation des Juifs, Parigi 1928; B. Jacob, M. Balaban e altri, A. de Zac. Iudaiso, II (1928), coll. 926-1194; E. Ovazza, Sionismo bifronte, Roma 1935: H. J. Schowps, Jüdisch-christliches Religionsgespräch in 19 Jahrhunderten. Geschichte einer theologischen Auseinandersetzung, Berlino 1936; L. Pinsker, Auto-emancipazione ebraica (1882), riedito da D. Lartos e M. Bellimon, Roma s. a. [1938]; M. Samuel, The great hatred, Nuova York 1940; E. Orvol, Iuturna alla questione ebraica. Lineamenti di storia e di dottrina, Roma 1942; J. Trachtenburg, The Devil and the Jews. The medieval conception of the Jews and its relation to modern anti-Semitism, New Haven 1943; J.-P. Sartre, Ebrei (trad. it.), Milano 1948.
2) Opere di cristiani: L. Chiariro, Theorie de Judaitane appliquée à la réforme des Israélites de tous les pays d'Europe, 2 voll., Parigi 1830; H. Delassus, La question juice, Lille 1911; L. Besse, Les religions fatigues, Parigi 1913, pp. 101-15; F. Vernet, Juifs et chrétiens, in DFC, II, 1651-1764; id., Juifs (Controverses avec les), in DThC, VIII, coll. 1870-1914; A. Bea, Antisemitismus, Rassentheorie und A. Test., in Stimmen der Zeit, 100 (1920), pp. 171-83; R. Lambelin, Le règne d'Israël chez les AngloSaxons, Parigi 1921; J. e J. Tharaud, Quand Israël est roi, ivi 1921; id., Quand Israël n'est plus roi, ivi 1934; id., Le chemin d'Israël, ivi 1948; G. Botnoh, Le problème juif, ivi 1921; id., Israël contre les nations, ivi 1939; R. N. CoudenhoveKakergi, Das Wesen des Antisemitismus, 1902 (critica di Th. Fritsch); H. Belloc, The Jews, Londra 1924, trad. ital., Gli ebrei, Milano 1934; Fr. Steffen, Antisemitismus und deutschvölkische Bewegung im Liebre des Katholizismus, Berlino 1925; G. K. Chesterton, La nouvelle Jérusalem (trad. fr.), Parigi 1926, pp. 267-302; L. Thieben, Che cos'è l'Ebraismo? (1930), trad

## Page 905

itsl., Milano 1937, pp. 16-33, 189-230; L. Escoula, Quelques aspects du probleme juif, in Revue Apologétique, 52 (1931, 1), pp. 53-76: J. Bonsirven, Racismes, in Etudes (1934, 1), pp. 351367; id., V-a-t-il un France un réceil de l'Antisemitisme?, ibid. (1935, 1), pp. 97-116, 226-38; id., Juifs et chrétecs, Parigi 1936; id., Les Juifs et Jésus, 1937, pp. 170-205; id., Problèmes juifs et le mystire d'Israël, in Etudes (1938, 1), pp. 811 825; E. Rosa, La questione ginduica e l'antisemitismo nazional socialista, in La Civiltà Catt., (1934, iv), pp. 126-36, 276-83; G. Kitsch, Die Judenfrage, 3^{°} ed., Stoccarda 1935; L. Massou162, Judaizme et hitlerisme, Parigi 1935; A. Drexel, Die Judenfrage in wissenschaftlicher Beleuchtung, Innsbruck 1936; L. de Pancins, La mistériense internationale juive, Parigi 1936; L. J. Levinger, Anti-Semitism. Yesterday and To-morrow, Nueva York 1936; P. Claudel e J. Bonsirven, Les Juifs, Parigi 1937; W. Eichardt, Antisemitismus in alter and neuerer Zeit, Zurigo 1937; G. Sottochiesa, Sotto la maschera d'Israele, Milano 1937; P. Orzno, Gli ebrei in Italia, Roma 1937 ( 2^{°} ed., ivi 1938); M. Barbers, La questione ginduica e il sionismo. La questione ginduica e le contorsioni. La questione ginduica e l'epochelato cattolico, in La Civiltà Catt., (1937, 11), pp. 418-31, 407-510; (1937, III), pp. 27-30; J. Parkes, The Jew and his Neighbours. A Study of the cause of Anti-Semitism, Londra 1938; B. Hartmann, Der Glaubensgegenste zwischen Judentum und Christentum, Paderborn 1938; A. Leroy-Beaulieu, Les Juifs et l'Antisemitisme. Israël chez les nations, 16^{°} ed. (10, 1892) a cura di L. Romier, Parigi 1938; R. Tritoni, L'antisemitismo rinagente e la Palestina, in Oriente Moderno, 18 (1938), pp. 233 271; V. Eichstädt, Bibliographie zur Geschichte der Judenfrage, I (1750-1848), Amburgo 1938; H. De Vries de Heskelingen, Israël, von boni, von assenir, Parigi 1927 (trad. ital., Roma 1937); id., L'orgueil juif, ivi 1938; id., Juifs et Catholiques, ivi 1939; id., L'antisemitismo italiano, Firenze 1939; L. J. Dantinne, La question juive, Liegi 1939; J. Maritain, Antisemitism, Londra 1939; C. Czechelli, La questione ebraica e il sionismo, Roma 1939; G. E. Closen, "Quaratio Judonorum" avam nium' effatis S. Scripturae illustrator, in Verbum Domini, 19 (1939), pp. 129177; J. E. Ross, Catholics and Anti-Semitism, in Excluient, Review, 100 (1939), pp. 416-23; A. Aronac, Die Judenfrage, Lucerna 1939; L. Rood, En steeds het problem: de Juden, in Stmbën, 133 (1940), pp. 369-82; D. Goldstein, Jewish Panorama, Boston 1940, pp. 111-29; J. Meinvielle, El judio, 2^{°} ed., Buenos Aires 1940; W. Grundmann (con altri), Germanentum, Christentum und Judentum, 3 voll., Lipsia 1940, 1942 e 1943; E. Picard, Synthese de l'antisemitisme, nuova ed., Bruxelles 1941; G. Presioni, Giudaismo, Psicovision, Plutarrazia, Muscaueria, Milano 1941, pp. 19-51; W. Grau, Weltbiengl. Die Judenfrage in Geschichte und Gegenwart, 2 voll., Monaco 1941; Ch. Jouenet, Vues chrétiennes sur la politique, Montréal 1942, cap. 10; K. S. Pinson (con altri), Essays on Antisemitism, Nueva York 1942; E. Zolli, L'antisemitismo, Roma 1942; P. Catrice (e altri), Situation d'Israël, Judaisme et christianisme, Antisèmitisme, Sionisme (Collez. "Catholicité"), Lilla 1948,

Antonino Romeo
ANTISTITE. - Da antistes, etimologicamente colui che sta sopra gli altri, quindi che presiede, dirige.

In tale senso viene usato da scrittori latini, pagani e cristiani; talvolta i primi significazono con tale vocabolo coloro che escellevano in qualche materia: retori, giuristi, filosofi. Ma per lo più il termine venne adoperato per gli addetti ai riti sacri. Col tempo però prevalse presso gli scrittori cristiani l'uso di designare con a. il vescovo e in tale senso si trova anche nei Codici Teodosiano (XII, 1, 49; XVI, 2, 42) e Giustinianeo (I, 3, 18, 22, 23 ecc.). Nell'epigrafia cristiana ha sempre il valore di vescovo : così in iscrizioni metriche o in prosa di Roma, Porto, Vercelli, Parenzo, Sulci (Sardegna), della Gallia, della Spagna e d'Africa, dal sec. iv al ix.

Bibl.: E. De Ruggiero, s. v. in Dizionario epigrafico di antichità romane, I, p. 406; Habel, s. v. in Pauly-Wisawia, Realencycl., I, 2, coll. 2236-37; E. Diehl, Inscriptiones latinae christianae, Berlino 1925-31, passim.

Enrico Joni
ANTITESI ( dot{ε} × 0 (020c). - Opposizione di senso fra due nozioni o giudizi. La terminologia è di Aristotele, presso cui a. ha una portata generica, comprendendo sotto di sé tanto l'opposizione contraddittoria quanto la contraria (cf. De Interpr., cap. 7, 17 b 16; ibid., c. 6, 170, 33). In Kant ha assunto un significato più concreto, denotando una proposizione opposta contraddittoriamente alla tesi, e di ugual valore noetico, donde la genesi delle antinomie della Ragion pura (cf. Critica della Ragion pura, Bari 1940, parte 24, p. 344 sgg.). In Fichte, Hegel, e in genere nell'idealismo, a. e il secondo momento dialettico dello Spirito
(Io, Idea), per cui si pone la negazione o opposizione o contraddizione che sarà risolta e superata nella sintesi.

Uzo Viglino
ANTITRINITARI. - Questo nome designa tutti gli eretici che professano qualche errore contro il mistero della S.ma Trinità, sia che affermino esservi in essa tre nature (triteisti), sia che sostengono esservi una sola persona (monarchismi), sia che neghino la divinità di qualcuna delle tre divine persone. La storia dell'antitrinitarismo si può dividere in tre periodi : I) dal principio del cristianesimo fino al sec. xvir; 2) dal sec. xvI al xvir o periodo sociniano; 3) dal sec. xviri ai di nostri, o periodo unitariano o unitario.
1^{°} Periodo. - La S.ma Trinità fu negata nel secolo II dall'eresiarca Prassea (v. MONARCHIANISMO), il quale ammetteva soltanto la persona del Padre, che avrebbe patito e sarebbe morto per gli uomini; donde il nome di "patripassiani", dato ai suoi seguaci. Nel sec. III negarono le tre persone, Noeto (v.) e Sabellio (v.), per non parlare dei manichei, che invece della Trinità introduzsero il dualismo o i due principi del bene o del male. Nello stesso secolo Paolo di Samosata (v.), e nel seguente Ario (v.), negarono la consustanzialità del Figlio, e Macedonio (v.) la divinità dello Spirito Santo. Questi errori ed altri sulla Trinità furono condannati nel Concilio di Nicea (323), nel I Concilio di Costantinopoli ( 383 ) e nei sinodi romani, sotto il papa Damaso I. Anche i priscillianisti (v.) furono accusati quali a., se è vero che contro di essi fu fatto il simbolo del Concilio di Toledo XI, nel 675.

Durante il medioevo non poche furono le spiegazioni erronee che si vollero dare del mistero della Trinità; e difatti nel Concilio senonense del II40 furono condannati gli errori di Pietro Abelardo (v.) e nel IV Concilio lateranense quelli di Gioacchino da Fiore (v.). Gli errori a. trovarono anche appiglio nella dottrina dei nominalisti estremi, secondo i quali i nomi delle tre persone della S.ma Trinità sono nomi di tre nature o sostanze individuali, mentre l'unità di natura delle persone è una semplice espressione verbale. Si deve perciò conchiudere che le teorie a., sotto una forma o l'altra si conservarono, benché latenti, fino al sec. xvi.
2^{°} Periodo, o periodo sociniano. - La rinascita dell'antitrinitarismo nel sec. xvi, oltre la parte che vi poté avere la dottrina nominalista, si deve alla dottrina del "libero esame». E certo che Lutero, Calvino e gli anglicani si mantennero fedeli al dogma della S.ma Trinità ed anzi perseguitarono gli a.; ma, posto il loro principio, era naturale che, tra le conseguenze, ne uscisse anche l'antitrinitarismo.

Nell'articolo 1^{°} della Confessione di Augusta sono condannati i samosatiani vecchi e nuovi, i quali sostengono esservi una sola persona, ed empiamente discutono non essere distinte le persone, affermando che il Verbo è una parola vocale (verbum vocale) e lo Spirito è l'impulso creato delle cose.

Ciò che nella sua lettera Melantone temeva era purtroppo una realtà. Nella stessa Germania e nella Svizzera propagarono dottrine a. Martino Cellario (m. nel 1564), W. F. Capito (m. nel 1542), G. Campano (m. dopo il 1553), L. Hetzer (m. nel 1529), G. Denk (m. nel 1528). Tutti ebbero a soffrire persecuzioni, e l'Hetzer fu condannato a morte dai protestanti di Basilea. Le dottrine a. devono però il loro maggior sviluppo e la loro più estesa propaganda allo spagnolo Michele Serveto (1509-33) e ad alcuni eretici italiani, la cui attività condensava in poche parole lo Zanchì, pastore protestante a Chiavenna, ove molti di essi soggiornavano: «Hispania gal- tinas peperit, Italia fovet ava, nos iam pipientes pullos audimus». Le idee a. ed i loro propagandisti italiani,

## Page 906

respinti non solo dai paesi cattolici ma anche dai protestanti, i quali nel 1566 condannarono all'estremo supplizio il calabrese Giovanni Valentino Gentile, trovarono rifugio nella Polonia sotto il re Sigismondo II Augusto (1543-72) e nella Transilvania. Nell'uno e nell'altro dei due paesi si recarono quasi tutti i principali a. italiani : il Gentile nominato più sopra, il senese Lelio Socino Sozino o Sozzini (v.), m. nel 1562, e Fausto suonipote, m. nel 1604, il mantovano Francesco Stancari (v.) m. nel 1564 ed i due piemontesi Giampaolo Alcini (v.) m. nel 1565 e Giorgio Biandrata (v.) m. nel 1588. Le dottrine a. di tutti questi eretici italiani si possono ricavare dalle Theses de Filio Dei et Trinitate, a Socino vel Sociniano confectae, e dal colloquio tenuto a Racow nel 1601. "Non c'è che un solo Dio e una sola persona, il Padre, Gesù Cristo semplice uomo, concepito miracolosamente ma con sene umano, fu unto dallo Spirito Santo, il quale però non è che la potenza e l'energia della divinità. Gesù Cristo dopo la sua morte e risurrezione fu cosi esaltato nella sua umanità che si può chiamare Dio e adorare, non per diritto, ma come plenipotenziario di Dio".

Le dottrine eretiche dei sociniani non riguardavano solo la S.ma Trinità, ma anche altri dogmi. Paragonando i protestanti di quel tempo con i socin ani, il Cantù scrive (Gli eretici d'Italia, II, p. 491): «I sociniani, come i seguaci di Lutero, si annunziavano quali restauratori del primitivo cristianesimo nell'assumere la S. Scrittura per sola ed unica regola di fede e norma delle azioni; Lutero, dalla Bibbia eliminando quel che non gli garbava, conservò i dogmi della Trinità, del Peccato originale, dell'Incarnazione e Divinità di Cristo, del Battesimo, dell'Eucaristia; Socino levò tutto. Il luteranesimo aveva dato la prevalenza all'elemento divino, il socinianesimo all'umano; luterani e riformati esagerarono il peccato ereditario, i sociniani non lo riconobbero ".

Nella Transilvania, dove operava il Biandrata, uno dei principali capi a., Francesco David, si oppose tenacemente a che, come riteneva il Biandrata, Gesù Cristo si potesse chiamare Dio e adorare. Il Biandrata invitò allora Fausto Socino a recarsi colà; questi vi andò n 1 1578, ma non poté convincere il David, che, rinchiuso in prigione, vi mori. Dalla Transilvania, nel 1579 il Socino passò in Polonia.

In Polonia l'antitrinitarismo era già stato propagato dagli italiani summentovati. Nel 1570 un nobile polacco aveva permesso loro di fondare un centro di studi e di riposo nella sua tenuta di Racow. Già fra essi si erano formati due partiti principali: il farnoviano, che concedeva potersi dare qualche culto a Gesù Cristo, ed il budneista, che gli negava ogni sorta di culto. Il Socino da principio non fu ben ricevuto né dagli uni né dagli altri, ma, de uomo scaltro qual e era, a poco a poco ottenne che nel Sinodo di Brest-Litovsk del 1588 e in quello di Racow del 1603, si unissero i diversi partiti e prevalesse la sua dottrina. Alla morte di Sigismondo II gli eretici perdettero in parte il loro influsso, ma continuarono ad organizzarsi ed a propagare le loro dottrine. Socino, benché con qualche opposizione, continuò a lavorare fino alla morte, avvenuta nel 1604. Sulla sua tomba fu scolpito questo epitaffio: "Tota ruet Babylon tcioè la Chiesa cattolica!, destruxit tecta Lutherus, muros Calvinus, sed fundamenta Socinus»; e, se la profezia risultò falsa, le parole indicano bene le tendenze dei tre ereduirchi. Il socinianismo si mantenne in Polonia, tra varie peripezie, fino al 1638 , allorché alcuni studenti fanatici di Racow usarono spezzare una croce esposta alla venerazione pubblica. La Dieta di Varsavia ordinò allora la chiusura della scuola di Racow, proibil la stampa sociniana e ne esilio i ministri.

Ma il colpo finale ai sociniani polacchi fu dato nel 1658, quando, durante l'invasione svedese, si scoprì che mantenevano intelligenze segrete col principe di Transilvania, Ragotski, che aveva invaso la Polonia; onde furono tutti scacciati dal regno. Nella Transilvania continuarono senza ostacoli fino al 1699 , anche
dopo che questa regione fu annessa all'Austria, la quale si limitò a togliere ai sociniani alcune chiese, riconoscendo loro la libertà di culto. Alcuni gruppi di unitari esistono anche oggi nella Transilvania, ma sono più che altro partigiani delle dottrine di David, da essi considerato come martire.
3^{°} Periodo unitario. - A) Gli a. in Inghilterra. - Tra gli anabattisti che nel 1535 si rifugiarono in Inghilterra, alcuni furono bruciati vivi dai tribunali inglesi, perché accusati di negare la Trinità e la Divinità di Gesù Cristo. Nel 1550 Giovanna Bouche e, nel 1611 , sotto Giacomo I, altri due eretici furono condannati allo stesso supplizio per la stessa ragione. Erano casi isolati, ma indici di una corrente occulta, che a poco a poco si andò manifestando, quando i libri sociniani, pubblicati a Racow, si diffusero in Inghilterra e vi arrivarono alcuni polacchi socinizni scacciati dalla patria nel 1638 e 1658 . Durante la guerra civile inglese, Giovanni Biddle (v.) fece pubblica professione di antitrinitarismo e, condannato alla prigione, dovette la sua liberazione a Cromwell.

Varic furono le cause e circostanze che favorirono, nei secc. xvir e xviri, la propagazione dell'antitrinitarismo. Una di esse è da ricercarsi nell'amninianismo: non nel senso che Arminio abbia negato il dogma della Trinità, ma nel senso che gli arminiani, applicando il principio del libero esame, sovrunevano che ognuno era libero nell'interpretare la S. Scrittura né era obbligato a credere se non ciò che comprendeva. Ad ogni modo il loro teologo principale, Episcopus, professò l'antitrinitarismo, tanto che nelle colonie inglesi l'Edwards chiamava arminiani gli a. Una seconda causa fu il razionalismo, nemico di tutti i dogmi, che si sviluppò durante la guerra civile, non raccapezzandosi più molti inglesi tra tonte dottrine anglicane, puritane, indipendenti, presbiteriane e quelle più recenti dei quaccheri. Anche il deismo vi contribuì, tanto è vero che uno dei suoi fondatori, il Locke, è considerato dagli a. come uno dei loro. L'edito di tolleranza del 1688, senza avvedersene, diede un nuovo impulso a questa setta, liberando da ogni controllo le sette non-conformiste (cosi erano chiamati i battisti, i congregazionalisti ed i presbiteriani inglesi).

Mentre le due prime sette s'irrigidirono nelle loro dottrine, i presbiteriani inglesi, molto meno rigidi dei loro correligionari della Scozia, lasciarono ampia libertà ai propri seguaci; d che i loro pastori cominciarono a interpretare più liberamente la Bibbia e, pur mantenendosi entro il presbiterianesimo e conservando grande rispetto alla persona di Gesù Cristo, non insistettero più sulla sua divinità. Ne segui un certo tentennamento dottrinale, al quale volle por termine il Priestley (1733-1804), sostenendo che la Trinità, la divinità di Gesù Cristo e il suo sacrificio espiatorio erano corruzioni del cristianesimo, e che l'unitarismo era la dottrina primitiva. I suoi adepti cominciarono cosi ad essere chiamati unitari. Il Priestley, perseguitato per le sue dottrine, si recò in America nel 1794, e là continuò a diffondere la sua eresia.

A questo gruppo di presbiteriani si uni nel 1770 un gruppo di battisti chiamati "generali ", di tendenza arminiana, che formarono i battisti generali unitari. Verso la metà del sec. xix, alcune chiese metodiste ammisero anche dottrine a.; cosicché si può dire che l'unitarismo inglese si compose in gran parte di profughi delle tre sette mentovate. Al ministro anglicano Teofilo Lindsey (1723-1808) si deve la prima cappella unitaria nell'Inghilterra, con culto pubblico e speciale. Il Lindsey, propenso al deismo e latitudinarista convinto, pretese che ai ministri anglicani non fosse imposto l'obbligo di sottoscrivere i 39 articoli di religione, specialmente quelli che contenevano dottrine trinitarie (v. articoli di religione anglicani). Essendo stata respinta la sua richiesta, egli abbandonò la parrocchia nel 1773 e l'anno seguente aprì la prima cappella unitaria. Nel sec. xix gli unitari inglesi, come anche gli americani, non seppero sottrarsi all'influsso della scuola teologica tedesca, e divennero comuni fra

## Page 907

loro le associazioni chiamate dei "cristiani liberi", dei "liberi credenti" ecc.

Attualmente vi sono all'incirca 300 chiese o cappelle unitarie in Inghilterra con 40.000 membri, che si dedicano ad opere filantropiche. Il loro centro è a Essex Hall, in Londra.

B) Gli a. negli Stati Uniti. - Nelle colonie inglesi nordamericane, l'antitrinitarirmo sorse dalle chiese congregazionaliste, ognuna delle quali è libera di formulare il suo credo o confessione di fede.

Durante il sec. xvir molte chiese congregazionaliste del Massachusetts adottarono dotrine a. La prima chiesa che proclamò pubblicamente tali dottrine fu la King's Chapel di Boston, con a capo il ministro anglicano Giacomo Freeman. Coloro che erano rimasti trinitari cominciarono a chiamare gli altri "unitari", e questo nome diventò generale dopo il 1819 , in occasione di un discorso pronunciato a Boston da W. Ellery Channing. Molte furono le lotte e le divisioni intestine tra gli unitari americani. Basti ricordare la scissione del 1867, che diede origine alla "Associazione libera religiosa", quella della conferenza dell'Ovest nel 1885 , ecc. Tra le "formole di raccomandazione" fu fatta la proposta che tutti si chiamassero "cristiani teisti"; tristi, perché aduevamo un solo Dio, il Padre; cristiani, perché veneravano Gesù come il più grande dei profeti storici. Tale proposta non fu accettata. Finalmente si arrivò ad una certa intesa nella conferenza nazionale di Saratoga (1894), nella quale, ridotto il credo al minimo, si stabili che gli unitari ed i cristiani "accettano la religione di Gesù e professano, in conformità con la dottrina, che la pratica della religione si riassume nell'amore di Dio e nell'amore del prossimo ".

L'unitarirmo si propagò con maggior fortuna negli Stati Uniti che nell'Inghilterra. Contò tra i suoi adepti grandi uomini politici come i due Adams, Filmore e Jefferson, presidenti della repubblica; uomini di Stato come B. Franklin; filantropisti come W. E. Channing e T. Parker; scrittori come Hawthorne. Diede impulso alla propagazione della dottrina unitarista l'istituzione delle missioni domestiche e la fondazione di tre scuole teologiche per la formazione dei ministri. Vi fu un periodo nel quale la scuola di teologia di Harvard era unitaria. Il numero degli unitari negli Stati Uniti è di ca. 112.000 e il loro centro principale è a Boston. Tra gli unitari i più radicali insistono sull'assoluta libertà di credo, sulla tolleranza di qualunque opinione religiosa, sull'educazione, sulle opere di filantropia e sulla formazione del carattere cristiano; i meno radicali vogliono professare, benché in una maniera vaga, alcune dottrine come l'unipersonalità di Dio, la religione insegnata dal più grande dei profeti, Gesù Cristo, al quale però non dànno culto (distinguendosi in questo dai sociniani), la negazione del peccato originale, il carattere puramente naturale della Bibbia e la salvezza di tutti, concordando in ciò con gli universalisti, con i quali nel 1899 , senza cambiare le singole organizzazioni, formarono un comitato comune.

Oltre i due gruppi americano ed inglese, ve ne sono alcuni di poca importanza in Irlanda, nel Galles e nella Transilvania, ed altri meno numerosi in Scozia, Belgio, Brasile, Cecoslovacchia, Islanda, India, Giappone, Norvegia e Svizzera. In India sono unitari i membri dell'«Associazione italiana di liberi credenti» fondata nel 1912 da Gaetano Conte, con centro principale a Firenze. Pubblicavano la Riforma italiana, Bollettino della Associazione italiana di liberi credenti; titolo che fu cambiato nel 1921 con quello di Progresso religioso, Rivista mensile del movimento contemporaneo.
4. Altre sette a. - Tra gli a. si devono nuverare anche gli suadimborgiani. Alla questione propostagli da Tommaso Hartley, lo Swedenborg infatti rispose: «Sacrosancta Trinitas in una persona percipienda est sicut divinum esse, divinum humanum et divinum procedens, sicut anima, corpus et virtus seu operatio».

Gli scientisti (Christian Science) considerano come rivelato il libro di M. Baker Eddy (v.), nel quale si legge: "Dio Padre non è che un principio, egli non è un essere"; "Vita, verità e amore costituiscono il Dio Trino o il triplice principio divino"; "Dio senza l'uomo sarebbe una non-entità", ecc.

I quaccheri, benché professino dottrine ortodosse sul mistero della Trinità, non ne vogliono sentire il nome. Nell'articolo di fede sulla Trinità si trova la frase: "Dei Tre che rendono testimonio nel cielo"; e vi si aggiunge che si deve evitare l'uso di termini che non si trovano nella S. Scriitura.

Bist.: Per il 1^{°} periodo. - Fr. Van-Ranst, Historia Haeretiorum et Haeretam, Venezia 1730; F. A. Pluquet e J. J. Claris, Dictionnaire des Hérésies, des Ecreurs et des Schismes, Parigi 1863; J. H. Blunt, Dictionary of Sests, Heresies, Ecclesiastical Parties and Schools of Religious Thought, Londra 1874; Ph. Schaff, S. M. Jackson e D. S. Schaff, A Religious Encyclopedia, a voll., Nuova York-Londra 1891.

Per il 2^{°} periodo. - Th. McCric, Histoire des progrès et de l'extinction de la Répneme en Italie an seizième siècle, Parigi 1831; R. Wallace, Antirituitarian Biography, III, Londra 1830; C. Carchi, Gli Eretici d' Italia, 3 voll., Milano 1863-66; P. Sharbaro, Da Socino a Mazzini, Roma 1886; Fr. Church, The Italian Reformers, Londra 1932; D. Cantimori e E. Feist, Testi raccolti per la storia degli eretici italiani del sec. XVI in Europa, Roma 1937; D. Cantimori, Gli Eretici Italiani del Cinquecento, Firenze 1939.

Per il 3^{°} periodo. - Oltre le due riviste italiane menzionate: F. B. Beard, Unitarianism Exhibited in its Actual Condition, Londra 1846; Ch. de Rémusat, Channing, sa vie et ses oeuvres, Parigi 1837; J. Freeman Clarke, Orthodoxy, its Truths and Errors, Boston 1866; W. Lloyd, The Story of the Protestant Dissent and English Unitarianism, Londra 1899; W. G. Torrant, The Story and Significance of the Unitarian Movement, Londra 1910; I. W. Cooke, Unitarianism in America, Boston 1910; Freedom and Truth, Modern Views of Unitarian Christianity, Londra 1923; J. Sunderland, What do Unitarians Believe, Boston 1926; Unitarian Year-Book, Boston 1924-25, 1931.

Per le altre sette a. - M. Baker e G. Eddy, Science and Health with Key to the Scripture. 106a ed., Boston 1896; Quaestiones novem de Trinitate... ad Emmanuelem Suedenborg properitas a Thema Hartley, cum illius responsis, Nuova York 1904; W. Lefroy, Christian Science Contrasted with Christian Faith and with Itself, Londra 1906; Th. Evans, A Concise Account of the Religious Society of Friends, Filadelfia s. d. Camillo Crivelli

ANTIVARI (Antibarum; alban. Tivari, sl. Bar), aecidentesi di. - Città marittima al confine tra la Dalmazia e l'Albania, di cui l'origine è ignota; comincia ad esser menzionata come città vescovile nel sec. viII, ora come soggetta all'impero bizantino e suffraganea di Durazzo, ora come appartenente al regno barbarico di Dioclea e suffraganea della problematica metropoli di Dioclea o di Spalato. Nel sec. XI essa, in concorrenza con Ragusa, comincia ad arrogarsi la successione di Dioclea e quindi la metropolia sulle antiche diocesi della Prevalitana e vien sostenuta in ciò dei re di Dioclia, che la preferivano all'indipendente Ragusa; la contesa giunse al punto critico al tempo che ne fu arcivescovo fra Giovanni di Pian di Carpine ( 1248-52 ?) e i suoi immediati successori, svolgendosi presso la Curia romana, con l'appoggio di bolle autentiche e spurie dall'una e dall'altra parte. Non si sa quale ne sia stato l'esito; certo è però che da allora A. esercitò solo i diritti metropolitani sulle suffragnese di Scutari, Duldigno, Drivante, Suacia, Pulati Maggiore, Pulari Minore o Sarda, Dagno, Sappa, e talvolta anche Alessio ed Albano e su tutti i cattolici latini dell'Albania superiore e della Serbia.

Fu l'ultima delle città albanesi ad essere conquistata dal Turchi (1571), e da quel momento cominciò la sua decadenza, compiutasi col bombardamento in occasione della guerra turco-montenegrina del 1878. A. ebbe allora un titolare contemporaneamente ed segue principaliter arcivescovo dell'antica metropoli di Scutari, morto il quale (1886), le due sedi ebbero distinti titolari, rimanendo Scutari con tutte le suffraganee. A. aveva spesso nei passati secoli portato il

## Page 908

titolo di primate della Serbia che però soltanto nel 1902 le venne ufficialmente riconosciuto dalla S. Sede. Attualmente, benché conti solo una diecina di parrocchie per la massima parte albanesi, seguita a portare in stesso titolo.

Più famosi tra i suoi titolari furono, oltre al sunnominato Giovanni di Pian di Carpine, Gregorio (1172-94) che recenti ipotesi tendono ad identificare col famoso cronista detto "prese Doelene"; Guglielmo d'Adamo (13241341) autore d'un importante trattatello De modo sarracenoa exstirpandi e probabilmente di un altro ancor più importante per la storia del paese: Directorium ad panugium faciendum; Giovanni Bruti fatto prigioniero dai Turchi alla presa della città e ucciso da essi su di una loro galera durante la battaglia di Lepanto (1571); Vincenzo Emajevich che radunò e presiedette l'importante Concilio nazionale del 1703.

BibL.: v. Adamis. - Inoltre: M. Faber, Das Recht d. Erabischels von A. auf d. Titel Primus v. Serbien, in Wissenschaften. Mitteilungen aus Bosnien u. Herzeqovina, 11 (1009), p. 342 392. Giuseppe Valentini

ANTOFAGASTA, diocesi di. - La citta di A. sorge nel Cile settentrionale, in regione quasi desertica, ma ricca di risorse minerarie (nitrati), ed ha un buon porto; è capoluogo di una vasta provincia ( 123.063 kmq .), scarsiomamente popolata. La diocesi, eretta il 3 febbr. 1928, è suffraganea di La Serena e comprende l'intera provincia con una popolazione di 135.000 ab. cattolici, divisi in 20 parrocchie. Il clero, in maggior parte straniero, è costituito da 28 sacerdoti, 19 dei quali regolari.

Bibl.: AAS. 21 (1929), pp. 138-43; cfr. inoltre la Revista Católica, Organo de la Provincia eclesiástica de Chile, 1933-40, e il Centro Italiano de estudios americanos. Anunario, Roma 1942. Raul Pinto

ANTOINE, Paul-Gabriel. - Teologo francese, n. a Lunéville il 19 genn. 1678, m. a Pont-à-Mousson il 22 genn. 1743. Entrato giovanissimo nella Compagnia di Gesù, fu professore di filosofia e di teologia nel collegio di Pont-à-Mousson, del quale venne più tardi nominato rettore. Fu ancora in seguito istruttore dei padri di terza probazione e superiore della casa professa di Nancy.

Pubblicà nel 1723 una Theologia universa speculativa et dogmatica ad unum theologiae caudidatorum (parecchie ristampe), intesa a combattere le proposizioni giansenistiche, ma un po' indulgente per il regnante gallicanismo. Seguì nel 1726 il celebre trattato: Theologia moralis universa complexiens omnia morum praecepta et principia decisiones omnium casuum conscientiae, che ebbe molte edizioni e fu molto apprezzato da s. Alfonso de' Liguori, benché lo trovasse assai rigido. Il minore conventuale Filippo da Carbignano ne curò parecchie ristampe ( 1750 , 1757, 1760) con aggiunte ed appendici ad uso dei missionari.

L'A. fu pure un buon autore ascetico. Scrisse: Lectures chrétiennes sous forme de méditations, Nancy 1736, compendiano poi in: Méditations pour tous les jours de l'année, ivi 1737; Les moyens d'acquérir la perfection chrétienne, ivi 1738; Démonstration de la vérité chrétienne et catholique, ivi 1739. In spiritualità, le sue idee sono molto vicine a quelle del p. de Caussade, di cui l'A. diede alle stampe l'opera anonima: Instructions spirituelles sous forme de dialogues sur les divers états d'araison, Perpignan 1741.

Bibl.: Hurter, IV, col. 1321; Sommervogel, I, coll. 419427; VIII, col. 166r; P. Bernard, s. v. in DHG. III, coll. 823-24; P. Klug, s. v. in DSp. I, col. 723; A. Degert, Hist. des séminaires français, II, Parigi 1912, pp. 262-64; J. Zürcher, Die Bearbeitung von Antoine's Moralthoologie für Missionäre durch den Franziskaner Philipp von Carbignano, in Neue Zeitschr. f. Missionacissenschaft, 1 (Schöneck 1945), pp. 108-12. Edmondo Lamalle

ANTOLINEZ