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A. della Marca, frate minore, che tradusse la Divina Commedia in eleganti versi latini, né con A. della Marca, pure frate minore, che tradusse in italiano il De Feminis illustribus del Boccaccio, siano essi
o non siano lo stesso personaggio, come opina lo Sbaraglia. Infatti l'uno e l'altro di questi due cultori di Dante vissero un secolo dopo.

BibL.: Colomb de Daines, Bibliografia dantesca, I, 1. Prato 1843, p. 332, e I, II, ivi stesso a., p. 375 ; Mazzuchelli, I, II, p. 871; L. Wadding, Scriptores Ord. Miscr., I, Roma 1906, p. 28: J. H. Sbaralca, Supplementum ad Script. Ord. Min., I, Roma 1908, p. 85; L. Wadding, Annales Minzram, XIV, QuaL. 1. 1933, p. 407.

Luigi Berna
ANTONIO da Fuentelapè́a. - Teologo ascetico spagnolo, entrato fra i Cappuccini della provincia di Castiglia nel 1643, visitatore e commissario generale del suo Ordine in Sicilia (1678), m. nei primi anni del '700. E autore di pregevoli trattati ascetico-mistici (Retrato divino, Madrid 1683, 1688, 1701; Escuela de la verdad, Madrid 1700), in cui combatte le teorie di M. Molinos e di altri pseudo-mistici del tempo. Nel libro Ente dilucidado (Madrid 1676) discute e afferma le possibilità del volo umano. Propago la devozione all'Eterno Padre e compose il testo dell'ufficio e della messa per la festa che si voleva introdurre nella liturgia in suo onore.

BibL.: Martin de Torrecilla, Apologema, espejo y exreleusos de la serafica relación de Men. Capuchinos, 2^{text {a }} ed., Madrid 1701; Mémoires de Trécouas, Trévoux 1702, p. 184; Bernardo da Bologna, Bibl. script. Ord. Min. Capur., Venezia 1747, p. 24; V. De Castañeda, ¿El primer libro impreso sobre aviación es español?, in Rev. de archivos, bibl. y museos, 33 (1913), pp. 350-60.

Ilerino da Milano
ANTONIO da Gaeta. - Missionario, figlio di Francesco Laudati, duca di Marzano. Fu prima cavaliere di Malta e poi cappuccino (1632). Dopo alcuni anni di fecondo apostolato nel Napoletano, nel 1652 passò al Congo e si stabili ad Angola e più tardi a Massangano. Fu instancabile nell'esercizio del suo apostolico ministero e ottenne numerose conversioni, fra cui celebre quella della regina di Matamba, chiamata Zinga, che per molti anni aveva dimenticato la sua professione cristiana, come si ha dalla relazione di A., pubblicata dal suo confratello p. Francesco Maria Gioia da Napoli nel 1669. Nel 1658 governò la missione come viceprefetto e nel 1662 fu eletto prefetto apostolico. Mo.i il 9 luglio dello stesso anno a Loanda.

BibL.: F. M. Gioia da Napoli, Vita e morte del servo di Dio frai'Antonio da Gaeta, in La meravigliana conversione alla santa fede di Cristo della Regina Sluge, Napoli 1669, p. 230 463; R. da Cesinale, Storia delle Missioni dei Cappuccini, III, Roma 1873, pp. 596-623; Apollinaris e Valentia Biblioteca Fr., Min. Cappuccinorum pene. Neapolitanum, Napoli 1886, p. 43; C. da Terzorio, Le missioni dei Minori Cappuccini, X, Roma 1938, pp. 437-90.

Melchiorre da Pablodurs
ANTONIO da Gerusalemme. - Missionario francescano in Palestina. Non si sa bene dove né quando nacque; conosceva quattro lingue orientali. Nel 1717 fu nominato lettore per la lingua araba nel collegio missionario di S. Pietro in Montorio a Roma e penitenziere per le lingue orientali in S. Pietro. Ritornò in patria nel 1722. Uscì a Roma nel 1742 una sua traduzione della Imitazione di Cristo in lingua araba.

Di lui si hanno ancora parecchie pubblicazioni, quasi tutte anonime o pseudonime; da citare : Lettere del conte Aurelio Rosalbi al sig. Carminio Donzelli, letterato di Salerno, Firenze e Palermo 1728, per difendere il metodo di insegnamento dei collegi dei Gesuiti e Essamen dissertationis theologicae negantis baptismum infantis in utero, editae a d. Martino Grelli Barnabita, Firenze 1710.

BibL.: A. Kleinhaus, Historia stadii iuquae ambicae et collegii missionum O.F.M. in conventu ad S. Petrum in Monte Aureo, Quaracchi 1930.

Pancrazio Mazzeclallewensid
ANTONIO di Giusto. - Scultore Fiorentino, n. nel 1479, che coi fratelli Giovanni (m. nel 1549) e Andrea si trasferì in Francia. Nel 1507 scolpì il monumento funebre di Tommaso James, vescovo di Dol di Bretagna, con la collaborazione del fratello

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Giovanni, il nome del quale appare nell'iscrizione apposta al monumento stesso; in Gaillon eseguil 12 figure di apostoli in alabastro, collocate nella cappella del castello. Dal 1516, di nuovo in collaborazione col fratello, esegui il monumento funebre del re Ludovico XII e di Anna di Bretagna nella basilica di S. Denis a Parigi. Nulla si conosce dell'attività che A. dové svolgere. Morì prima di lasciare l'Italia.

BibL.: H. Vollmer, Juste, in Thieme-Becker, XIX, pp. 349351; A. Wiene, Shubhur u. Molerei in Frankreich im XVI. Jahrb., Potsdam 1927; J. Combes, Giotto, in Ecc. Itid., XVII, pp. 397-98.

Claudia Refice
ANTONIO da Gradisca. - Missionario cappuccino n. a Gradisca nel 1663, dai baroni Zucchelli. Entrò nel convento di Gradisca e parti missionario da Genova (1697) giungendo un anno dopo in Brasile e quindi a Loanda, capitale del regno di Angola. Nella città, A. fu trattenuto da grave malattia; guarito, ottenne di andare in missione nella provincia di Sogno, zona popolata da indigeni (che egli definisce Etiopi) dediti al concubinaggio, alla stregoneria e alla idolatria, persistente anche dopo il battesimo. Tentò anche di lavorare nel vicino regno di Anger, ove combatté, spesso con successo, la tratta degli schiavi, esercitata da mercanti inglesi. Gravemente insidiato nella salute, tornò a Loanda, quindi in patria ove mori il 13 luglio 1716.

La fama di lui è affidata al libro nel quale descrive l'attività missionaria : Relazioni del viaggio e Missioni di Congo nell'Etiopia inferiore occidentale (1710). Esso offre un repertorio assai ricco, per quanto poco tagliato, di notizie storiche, geografiche e politiche delle regioni conosciute dall'autore specie nel Congo. Fu anche tradotto in tedesco.

Ecilberto Martire
ANTONIO de Guevara: v. Guevara, antonio de.
ANTONIO da Königstein (Coningsteyn). Francescano olandese (suo cognome è Bruich, o Brockwy, o Brakwy), predicatore e controversista ai tempi della Riforma protestante, n. ca. l'anno 1470 a Nimega, m. l'i i dic. 1541 presso Emmerich. Fu guardiano in diversi conventi e predicatore della cattedrale di Colonia.

La sua opera principale è Concordantiae breviores (Colonia 1529; molte edizioni), concordanza reale di parole della Bibbia ad uso di predicatori. Altre sue opere sono: Pazzio D. N. I. Chr. secundum 4 Evangelistas, Parigi 1533 (opera forse identica a quella che vati autori menzionano: Monotessaron Evangeliorum, Colonia 1539 e più volte edita); Postillae in omnibus festivitatibus B. V.; Postillae in Epistolae et Evangelia dominicalia; Commentaria in Epistolas S. Pauli, Parigi 1243.

BibL. P. Schlager, Geschichte der Kölnischen FranziskanerOrdensprovinz während des Reformationsverfallers, Ratisbona 1916, pp. 220-24, 260-62.

Arduino Kleinhans
ANTONIO della Madre di Dio. - i. Esegeta spagnolo, carmelitano scalzo, n. a Valladolid, m. nel 1679. Fu visitatore generale delle Indie Occidentali e insegnò a Salamanca nel collegio del suo Ordine.

Pubblicò una "plane erudita" (Hurter) introduzione generale alla S. Scrittura: Praeludia turgugica ad SS. Bibliorum intelligention (in fol., Lione 1669; Magonza 1670), in cui tratta dell'ispirazione, del canone, delle lingue originali e delle versioni, dei singoli libri proto- e deuterocanonici; interessante per il tempo è l'appendice De notitia et usu eruditionis profanae, ubi stabilitur ex Scriptura et Patribus talem notitiam et usum licitum esse ac decentem. Opera chiara e profonda, spiega scutamente, fra l'altro, l'influsso divino ispirativo (Praeludium, I, dist. IV), il concetto di canonicità (ibid., d. VIII), i sensi biblici (Prael., III, d. I).
2. Distinto dal precedente (confuso da B. Heurtebize in DB, I, coll. 708-709) è l'omonimo dell'Ordine di S. Paolo primo eremita, di Lisbona, che alla fine
del sec. xvir pubblicò l'insigne amplissimo commento letterale e spirituale a Proverbi, capp. 10-14 (e di molti passi affini raggruppati da tutta la Bibbia): Apis Libani circumvolitans flores in horto Salomonis, I, (Prov. 10), Lione 1686; II (Prov. 11-12), ivi 1695 ; III (Prov. 13-14), ivi 1698.

BibL.: Marziale di a. Gion. B., Bibl. Scriptorum utriusque sensu Ord. Carmel., Bordeaux 1730, p. 40; Hurter, IV, coll. 134 sg; F. de Almeida, a. v. in DHG., III, col. 794. Antonino Romeo

ANTONIO del Maestro da Viterbo: v. Pastura, il.
ANTONIO detto Melissa. - Monaco greco del sec. xI, chiamato per errore Melissa, dal titolo della sua opera principale, M\ıoos, l'Ape. La Melissa è una raccolta in due libri di sentenze e proverbi tratti dalla Bibbia, dai Padri e da scrittori profani, su vari punti di morale, sul genere dei Paralleli sacri di s. Giovanni Damasceno e del Florilegio attribuito a s. Massimo il Confessore. A. lasciò un'opera più personale intitolata Xyzyrnd/Reve, specie di galateo per la gioventù, diviso in 9 capitoli.

Edita da Corrado Gesner a Zurigo (1546) con versione latina, la Melissa ha avuto molte edizioni. PG 136, 765-1244 riproduce l'edizione dal Gesner. La Xyzyrnd/Reve fu pubblicata a Venezia (1815) da Damasceno Papanagiotopoulos.

BibL.: K. Krumbacher, Geschichte der byzant. Liter., ²² ed. Monaco 1897, pp. 466, 600; A. Ehrhard, in Byzant. Zeitschr., 10 (1901), p. 394 sgg.; S. Salaville, s. v. in DHG. III, coll. 788-89.

Martino Jucin
ANTONIO da Moneglia (a Monella). - Teologo mistico francescano, m., sembra, nel 1527. Ligure, appartenne alla provincia bolognese, nella quale fu successivamente lettore di teologia, guardiano e, dal 1526 , provinciale. Alcuni storici lo confondono con Antonio Pagliettino, pure da Moneglia, suo contemporaneo e dello stesso Ordine.

I suoi scritti principali riguardano la mistica: In Divini Dionysii mysticam theologiam clarissima commentaria (Bologna 1522); Sursum corda, opera divisa in tre parti: 1^{°} Directorium infiammandi mentem in abyssum divini luminis per sacrarum Scripturarum sensus reveratos et ad unguem materiae applicatos in 4 libri (Bologna 1522); 2^{°} Trophaeum Israeliticum triregium mysticum cithorum stragem significans in 4 libri, il primo dei quali fu edito in Bologna nel 1526, gli altri postumi nel 1529; 3^{°} Trophaeum Israeliticum quatriregium, inedita (G. Piccone dubita che non esista più il manoscritto).

BibL.: P. Britius, Seraphica Subalpinae D. Thomac Provin* tiae monumenta, Turino 1647, p. 586; G. Piccone, Cenni biografici sugli uomini illustri della Francescana Osservante Provincia di Bologna. I, Parma 1894, pp. 164-71; id., Atti Capitolari della Minoritira Provincia di Bologna dall'anno 1456 al 1700, ivi 1901, passim; id., Serie cronologico-biografica dei Ministri e Vicari Provinciali della Minoritira Provincia di Bologna, ivi 1908, p. 139 sgg.; L. Wadding, Script. Ord. Min., ed. novissima. I, Roma 1906, p. 28; J. H. Sbaralea, Supplementum ad Script. Ord. Min., I, Roma 1908, pp. 88-89. Felicissimo Tinivella

ANTONIO da Monza. - Miniaturista, fors'anche incisore, francescano attivo a Milano alla fine del sec. xv. Unica opera nota è un foglio di pontificale firmato, appartenuto ad Alessandro VI, oggi all'Albertina di Vienna, rappresentante la Pentecoste. Gli si possono attribuire anche le miniature della Vita di Giacomo Sforza alla biblioteca Nazionale di Parigi; un Pontificale, Cod. Ottoboniano alla Vaticana; il Libro d'ore di Bona di Savoia al Musco Britannico di Londra, ed un diploma in S. Maria delle Grazie a Milano. Stilisticamente dipende dai seguaci di Leonardo, particolarmente dal Luini.

BibL.: P. K., s. v. in Thieme-Becker, II, pp. 1-2; F. Malaguzzi Valeri, Sul miniatore frate d. da M., in Rass. d'arte antica e mod., 3 (1916), p. 28 sgg.; E. Aeschlimann, s. v. in Dict. des miniaturistes, Milano 1940, p. 10.

Angelo Lipinsky
ANTONIO da Negroonte (erroneamente Ferruccio). - Pittore veneto del ' 400 . Attraverso l'unico

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Antoniz da Negroponte - Madonna in trono. Venezia, S. Francesco della Vigna.
quadro conosciuto (una grande pala, firmata, rappresentante la Madonna in Trono e l'Eterno Padre, in S. Francesco della Vigna a Venezia), ci appare come un notevole pittore della cerchia di Antonio Vivarini e Giovanni d'Alemagna (v.). E incerto se il documento del 1469 che parla di un "Antio Falerio pictore habitatore Negropontin si riferisca ad A.

Bibl.: G. Fogaloci, s. v. in Thieme-Becker, II, p. 2; L. Testi, La Storia della pittura veneziana, II, Bergamo 1915; R. Van Marle, The Development of the Italian Schools of Painting. XVII, L'Aia 1932. pp. 22-25.

Giovanni Pira
ANTONIO, arcivescovo di NovGonod. - Vicende politiche diverse portarono questo monaco, che al secolo si chiamava Dobrynia Jadrejković, nel 1211 alla sede vescovile di Novgorod, sua città natale, poi a quella di Przemysl in Galizia nel 1219, e di nuovo a Novgorod nel 1225. Divenuto muto, si ritirò nel monastero di Khutyn, dove morì, probabilmente nell'anno 1231. La Chiesa russa lo commemora il ro febbr. Grazie al suo appoggio la ricca città commer-
ciale di Novgorod stipulò trattati coi Tedeschi del Baltico, resistette ai principi che volevano la guerra ed entrò in relazione coi legati del Papa.

E noto per il suo Libro del Pellegrino, che descrive prima la chiesa e i tesori di S. Sofia e Costantinopoli, poi elenca le ricchezze, le immagini e specialmente le reliquie, anche le più favolose, che si conservavano nel 1200 nelle diverse chiese della città imperiale. Questo documento, con le sue brevi, ma precise informazioni, ha grande importanza per l'archeologia e l'agiografia perché redatto prima del saccheggio del 1204 (ediz. di Laparov, nel Pra. vaslavni Polestiushi Sbornik, XVII, fasc. III, 1899; trad. franc. in B. de Khitrovo, Itinéraires russes en Orient, Gineves 1889, pp. 83-111).

Bibl.: A. Palmieri, Nomenclator litterarius theologiae orthodoxae, I, Praga 1910, pp. 86-87; id., s. v. in DIEG, III, col. 768 . Alfonso Bass

ANTONIO da Olivadi, venerabile. - Predicatore e scrittore ascetico, n. nel 1653 a Olivadi (Catanzaro), entrato fra i Cappuccini della provincia di Reggio Calabria nel 1670, m. il 22 febbr. 1720. Per più di trent'anni evangelizzò l'Italia meridionale e la Sicilia, fra l'entusiasmo delle folle, che lo veneravano come santo.

Tema preferito delle sue meditazioni e predicazioni era la Passione di Gesù; eresse calvari, chiese, altari, confraternite in onore delle Piaghe di Gesù. Pubblico l'Anno doloroso di Gevi (Napoli 1692, Torino 1923), che comprende 365 meditazioni, scritte in soli ventun giorni, tra le fatiche dell'apostolato; poi l'Anno doloroso di Maria (Napoli 1698, Bassano 1848). Queste pregevoli opere ebbero vasta diffusione e numerose edizioni: della prima se ne conoscono più di trenta, della seconda una quindicina. Nel 1758 fu introdotta la causa della sua beatificazione.

Bibl.: Ludovico da Olivadi, Vita del ven. servo di Dio p. A. da G., Palermo 1747 e Vencesi 1755; Bernardo da Bologna, Bibliotheca Scriptorum Ord. Min. Capuccinorum, Venezia 1747, p. 23 sg.; Ballarism Ord. Fr. Min. Capuccinorum, VIII, pp. 283288; Francesco da Vicensa, Gli scrittori cappuccini calabresi, Catanzaro 1912, pp. 9-12. Ilarino da Milano.

ANTONIO di Padova, santo. - Francescano, celebre predicatore, dottore della Chiesa; detto di Padova, perché ivi mori.

1. Fonti per la vita. - Oltre le opere di A. sono da ricordarsi: 1) Legenda prima o Assidua, scritta in Italia da un frate minore ancora non individuato nel 1232.0 1233; lacunosa ma non inutile, essa fu la fonte di tutte le altre. Ebbe varie aggiunte nei manoscritti di Padova, Lacerna, Parigi e Ancona. L'edizione migliore è sempre quella di L. de Kerval, Sancti Antonii de Padua vitae duae, Parigi 1904. 2) Legenda secunda o Anonymus (ed. Acta SS. Iunii, II, ed. Anversa 1742, pp. 705-18); è ritenuta opera di fr. Giuliano di Spira e fu scritta verso il 1233-35. 3) Dialogus de gestis sv. Fratrum Minorum (ed. F. Delorme, Quaracchi 1923): di autore ancora incerto, fu scritto verso il 1245. 4) Legenda Raymundina (ed. A. M. Iosa, Bologna 1883); fu scritta nel 1293 a Padova da fr. Pietro Raimondi da S. Romano di Tolosa. Queste ultime tre leggende dipendono dall'Assidua e poco o nulla aggiungono di nuovo. 5) Legenda fiorentina (ed. più recente in Studi francescani, 4 [1932], pp. 490-96) : è di autore ignoto della seconda metà del sec. xiri. 6) Legenda Rigaldina (ed. F. M. D'Araules [Delorme], Bordeaux-Brive 1899, vers. ital. di T. (Mengoni) da Soci, Quaracchi 1902); fu scritta da fr. Giovanni Rigaldi tra il 1293 e il 1317. E la più importante, dopo l'Assidua, perché riempie in parte la lacuna di quest'ultima per l'apostolato di A. in Francia. 7) Legenda Benignitas (ed. Kerval, op. cit.); appartiene all'inizio del sec. xiv e ne possediono solo frammenti. Le leggende Assidua, Benignitas e Rigaldina sono pubblicate anche da F. Concini, Leggende di s. A. d. P., Padova 1930; 2ᵃ ed. col titolo, Le fonti della biografia autonizane, ivi 1931; l'Assidua e la Benignitas da R. Cessi, Leggende Antoniane, Milano 1936. 8) Liber Miraculorum (ed. Analecta franciscana, 3 (1897), pp. 121-58) : scritto verso il 1350 , ci dà la prima cronologia della vita di A.
2. Vita. - N. verso il 1195 a Lisbona, da famiglia della piccola nobiltà, ebbe nrl battesimo il nome di

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Antonio di Padova - S. Francesco appare a s. A. nel Capitolo di Arles. Affresco di Giotto. Firenze, Chiesa di S. Croce.

Fernando. Educato nella scuola della Cattedrale, che sorgeva presso la casa paterna, passata l'adolescenza nell'iliibatezza dei costumi, entrò fra i Canonici regolari di s. Agostino, che avevano il loro monastero di S. Vincenzo presso le mura della città. Dopo due anni, chiese ed ottenne di passare all'altro monastero pure agostiniano di S. Croce in Coimbra, dove dimorò nove anni ed ebbe nel frattempo la sua formazione scientifica in questo che era uno dei due migliori istituti culturali del Portogallo in quel secolo. Ivi apprese la dialettica, e soprattutto la teologia, acquistando una grande padronanza della S. Scrittura. In questo tempo, secondo l'opinione più sicura, ascese pure al sacerdozio. Il clima eroico dei trionfi della Croce contro la mezzaluna c l'eco del Concilio lateranense (1215) lo spinsero all'apostolato. Alla vista delle reliquie dei cinque protomartiri francescani uccisi il 16 genn. 1220 per la fede nel Marocco, si decise ad entrare nell'Oraine dei frati Minori appunto per andare a predicare ai Saraceni ed incontrarvi il martirio. Nell'zutunno del 1220 partì per il Marocco, ma raggiunto che l'ebbe, s'ammalò e dovette restarvi tutto l'inverno. Durante il viaggio di ritorno in patria, i venti fecero approdare la nave, su cui A. si trovava, alle coste della Sicilia, di dove il Santo si recò alla Porziuncola per il Capitolo generale della Pentecoste del 1221. Qui vide ed udì s. Francesco. Partiti i religiosi e, rimasto quasi solo, A. chiese ed ottenne dal ministro provinciale della Romagna, fr. Graziano, di andare nella sua provincia; qui fu assegnato all'eremo di Montepaolo presso Forli dove meno vita ascetica e di aspre penitenze. Invitato pressantemente a parlare in occasione di una sacra ordinazione a Forli, A. rivelò il tesoro nascosto della sua dottrina. Da allora fu destinato alla vita attiva che esplicò nella predicazione, nell'insegnamento, nel governo dei confratelli e nella composizione dei suoi scritti. Predicò prima nell'Italia superiore, dove a Ri-
mini converti l'eretico Bonillo. Primo tra i frati Minori insegnò teologia a Bologna ai suoi confratelli, avuta licenza dallo stesso s. Francesco.

Recatosi nella Francia meridionale verso il 1225, predicò, secondo la testimonianza di fr. Giovanni Rigaldi, in varie città, tra le quali Bourges, Limoges, Saint-Julien, Brive e Arles; fu custode di Limoges; insegnò a Montpellier, Tolosa e Puy-en-Velay. Ritornato in Italia dopo la Pasqua del 1227, nel Capitolo generale di quell'anno fu eletto ministro provinciale dell'Italia superiore, come ci attesta anche fr. Luca da Padova. In questo tempo visitò i religiosi, predicò e scrisse i suoi Sermones dominicales. Forse verso la Pasqua del 1228, inviato a Roma per trattare affari dell'Ordine nella Curia romana, predicò alla presenza dei cardinali e del papa Gregorio IX, dal quale fu appellato "Arca del Testamento e scrinio delle SS. Scritture ". Nel capitolo generale del 1230 fu esonerato dall'ufficio di ministro e poté darsi con maggior libertà al ministero della parola e a comporre i Sermones de Sanctis, come era stato pregato dal cardinale di Ostia, Rolando de' Conti, poi Alessandro IV. L'anno 1231 segna l'apogeo dei trionfi dell'apostolato di A. che ebbe, ora specialmente, un carattere sociale. Predicò con gran frutto la Quaresima e dopo essersi adoperato, benché inutilmente, per la liberazione del conte di S. Bonifacio e degli altri capi guelfi presso Ezzelino da Romano, si dette ad evangelizzare le campagne fino alla mietitura. Si ritirò quindi a Camposampiero, a 19 km . da Padova, presso l'amico Tiso, dove, colpito da un attacco di idropisia, ordinò che lo portassero in Padova e si avviò verso la città, ma aggravatosi per la strada fu fermato all'Arcella presso Padova dove, ricevuti i Sacramenti, spirò il 13 giugno 1231. Fu canonizzato da Gregorio IX a Spoleto il 30 maggio 1232 a soli 1 I mesi dalla morte.
3. Culto. - I miracoli operati in vita, ma specialmente quelli dopo morte, valsero ad A. l'appellativo

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Antonio di Paloc's. - S. A. che predira.
Dipinto di Berto di Giovanni (sec. xvI) - Perugia, Pinacoteca.
di taumaturgo e contribuirono grandemente alla diffusione del suo culto. Questo dapprima si limitò quasi esclusivamente a Padova ed all'Ordine francescano, dove godette sempre del culto liturgico dei dottori, che dal sec. xiri fu pure diffuso più o meno intensamente in tutta la Chiesa fine alla riforma del Breviario e del Messale romano fatta nel 1570 da s. Pio V. Col sec. xv il culto di A. si estende sempre più e diventa universale, com'è oggi. Il culto liturgico di dottore fu confermato ed esteso a tutta la Chiesa da Pio XII con il breve Exulta, Lusitania felix, il 16 genn. 1946. Festa il 13 giugno.

Padova innalzò ad A. un tempio monumentale, i cui lavori durarono quasi due secoli, e riusci una vera meraviglia dell'arte, al quale lavorarono diverse generazioni di artisti.

Nel 1263, presente s. Bonaventura, vi fu fatta la traslazione di A. (Cf. B. Gonzati, La Basilica di S. Antonio da Padova descritta ed illustrata, 2 voll., Padova 1852 ).

Bibl. Oltre le introduzioni alle edizioni dille fonti, già citate, si possono vedere: Angelico da Vicenza, La vita di s. A. di P., Bassano 1748; Sicco Polentone, S. A. de Padua vita, pubbl. da A. Azzoguidi nell'introduz. a S. A. Patav. sermones in Psalmos, Bologna 1757; E. de Azevedo, Vita del taumaturgo partophese s. A. di Pod., ¹² ed., Venezia 1788, ⁷² ed., ivi 1930; Ed. Lempp, Antonios von Padua, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 11, 12 e 13, Gotha 1889-92; C. das Neves, 0 grande thaumaturgo de Portugal s. A. de Lisboa, 2 voll., Porto 1895; A. Lénitre, S. A. de Padoue, Parigi 1901, trad. ital., Roma 1903; N. Del Gal, S. A. da P. taumaturgo francescano, Quaracchi 1907; D. Sparacio, S. A. di P. sulla vita, nel pensiero, nella gloria, 2 voll., Padova 1923; V. Facchinetti, A. di P. il Santo, l'Apartolo, il Taumaturgo, Milano 1925; J. Fou y Marti, De fontibus vitae s. A. Patav., in Antonianum, 6 (1931), pp. 223-52; A. Callebaut, S. Antoine de Padoue, recherches sur ses premières années, in Archiv. fraucisc. bistor., 24 (1931), pp. 449-94; J. M. Bihl, La leggenda Antoniana di fra Giuliano da Spira, G.F.M., ed il suo Epilogo inedito, in Studi francescani, 4 (1932), pp. 429-53; H. Felder, Die Anto-
ninswunder nach den älteren Quellen, Paderborn 1933; M. Bihl, Per l'unitá della leggenda primitiva di s. A. di P., in Boll. storicobibliogr. frauc., 6 (Reggio Emilia 1934), pp. 2-30.
4. S. A. Dottrine della Chiesa. - 1. Gli scritti. Certamente autentici non sono che i Sermones per annum dominicodes e i Sermones in festivitatibus Sanctorum per anni circulum, dei quali solamente ci parla la Legenda Assidua. Di questi abbiamo una moderna edizione, cominciata da A. M. Locatelli nel 1895, continuata da G. Munaron, G. Perin, M. Seremín e terminata nel 1913 ca. (S. Antonii Patavini... Sermones dominicodes et in solemnitatibus, in 4^{°}; pp. xxiv-926) garantita da 13 codici dei secc. xili e xiv che attribuiscono esplicitamente ad A. questi sermoni. Benché questa edizione ci dia una base sufficiente per ricostruire il genuino pensiero del Santo, pure ha molti difetti.

Allo stato attuale delle ricerche si possono classificare cosi le altre opere attribuite ad A. Almano dubbi i Sermones in Psalmos editi da A. Azzoguidi a Bologna nel 1757, ed attribuiti dalla tradizione manoscritta francese al card. Giovanni Algrin d'Abbeville. Spari invece i Sermones quadrageminales, i Sermones de Sanctis, le Concordantiae morales sacrorum biblorum, l'Expositio mystica in S. Scripturam, l'Incendium amoris ed il Sacrum commereium s. Francisci cum domina paupertate.
2. La dottrina. - La formazione teologica di A. era stata buona, fruttuoso il suo insegnamento e la sua predicazione, eminente quindi la sua dottrina che si manifesta specialmente nell'interpretazione e commento della S. Scrittura, nella profondità del suo pensiero teologico, nell'oratoria sacra.

Data la sua formazione essenzialmente biblica, A. ha stima altissima della parola di Dio e ne fa largo uso, interpretandola secondo i quattro sensi: letterale, allegorico, morale e anagogico; e pur riconoscendo il valore fondamentale del senso letterale e storico, preferisce però l'allegorico e il morale perché lo ritiene più utile al bene delle anime nella sua predicazione essenzialmente pratica. Fonte della sua esegesi e delle ricchissime interpretazioni bibliche sono i santi Padri, ch'egli cita frequentemente e non di rado adopera senza espressa citazione. Quale fosse l'effetto si può dedurre dagli epiteti, coi quali fu salutato, di «Arca del Testamento" e "scrinio delle Sacre Scritture".
A. è prevalentemente un grande oratore, ma non per questo si può negargli gli attributi di teologo, maestro e dottore scolastico, benché relativi alla scolastica dell'inizio del sec. xili. E un teologo ed un dottore, ma con una fisionomia tutta sua particolare, teologo della teologia oratoria. Anche Pio XII nel suo breve Exulta, Lusitania felix, lo chiama esimio teologo nel dilucidare le verità della fede. La teologia di A. è agostiniana, per questo espone la dottrina della grazia con grande precisione. Lrancescane sono le sue posizioni e gli atteggiamenti teologici riguardo a quelle particolari dottrine cristologiche e mariologiche che formeranno in seguito, debitamente sviluppate, i capisaldi della scuola francescana. La sua apologetica e le sue vittorie sull'eresia gli meritano il titolo di "martello degli eretici". Ma, più che speculativo, A. è pratico. Fedele alle raccomandazioni della regola francescana, egli predica ai popoli la lotta contro il vizio e la pratica della virtù; i suoi temi preferiti sono i precetti della morale cristiana. Si mostra in questo un insuperabile analizzatore dei vizi capitali in se stessi e come si trovano nelle diverse classi sociali. Conduate specialmente l'orgoglio, la lussuria e l'avarizia. Nell'indicare la via della salute tiene ordinatamente un giusto mezzo tra la rilassatezza e il rigorismo esagerato. La sua morale si esercita sui principi fondamentali più che non sui princìpi speciali; quasi mai è giuridica o canonica; come teologo morale si manifesta più acceta che casuista. Particolareggiata e im-

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portante è, nel nostro Dottore, la trattazione del Sacramento della penitenza.
A. si rivela, inoltre, un asceta c un mistico profondo e traccia con mano sicura e per esperienza personale la via della perfezione cristiana. Inculcata ia necessità della penitenza, raccomanda specialmente la fede, la umiltà, la povertà, la castità, l'amor di Dio e della Chiesa, la compassione per i poveri c insiste sullo spirito di orazione. Fonda la vita contemplativa specialmente su quest'ultimo e proclama la superiorità di questa vita su quella attiva, benché ritenga la superiorità in un accordo tra le due. I suoi scritti rivelano una tenera devozione all'umiltà di Cristo, considerato come re della gloria, ma umiliato per nostro amore; parlo spesso anche dell'Eucarestia e raccomanda in modo speciale la devozione alla Passione del Salvatore e particolarmente a Maria.
A. è un autore mistico degno di considerazione. Pratico ed effettivo, egli segue in generale la mistica occidentale, che ha per esponenti s. Agostino, s. Gregorio e s. Bernardo. Non risente affatto dell'influsso dello pseudo-Dionigi, dipende invece in qualcosa da Riccardo di S. Vittore. La sua mistica palesa una nota personale e non manca di originalità. Egli ha trattato ottimamente quasi tutte le questioni essenziali della mistica. Infatti egli ammette, oltre la contemplazione passiva, anche una vera contemplazione attiva. Oggetto primario della contemplazione passiva è Dio, l'oggetto secondario la Chiesa e specialmente l'Umanità di Cristo. La contemplazione appartiene all'intelletto e alla volontà, ma il primato spetta per A. a quest'ultima. La contemplazione passiva è uno stato permanente, ma una grazia che passa. Effetto principale della contemplazione è l'amor di Dio.

Precedendo s. Giovanni della Croce, descrive perfettamente i tre segni della notte mistica dei sensi. A. ritiene pure che tutti i fedeli siano chiamati alla contemplazione infusa in genere ed eccita i medesimi ad aspirarvi.
A. è infine un grande maestro di oratoria sacra. I suoi sermoni sono una spiegazione dei Vangeli domenicali concordati con le storie del Vecchio Testamento, l'Introito e l'Epistola delle Messe domenicali, secondo lo schema del sermone solenne in uso nel secolo xirI, perché servisse ai predicatori ed in modo speciale ai frati Minori come preparazione prossima e specialmente remota alla predicazione. La sua predicazione è apologetica con gli eretici, morale e sociale con tutti i fedeli. Dopo la Bibbia e i Santi Padri egli ricorre alla natura ed è originale nell'applicazione delle sue cognizioni di scienze naturali; abbondano i bozzetti vivi, tratti dalla vita reale; il suo linguaggio è vivo, immaginoso, spesso scultoreo e spiega, in parte, i trionfi della sua predicazione.

Bibl.: S. Licitra, I Sermoni di s. A. di P., in La Verna, 4 (1906-1907), pp. 449-58, 519-23, 649-50, 711-16; 5 (1907-1908), pp. 73-85, 166-71, 203-13, 289-99, 335-44; A. Kleinhans, De concordantis biblicis s. Antonio Patuv. aliique fratribus Minoribus sacrali XIII attributis, in Antonianum, 6 (1931), pp. 273326; G. Cantini, De fontibus sermorum s. A. qui in editione Locatelli continuatur, in Antonianum, 6 (1931), pp. 327-80; A. Callebaut, Les sermons sur les Passiones, imbrinds sous le noue de st Antoine, restitués au card. Jean d'Abbeville, in Archiv. franc. histor., 25 (1932), pp. 161-74; G. Bellinrini, La parola e l'anima del Santo di Padova, Padova 1932; J. Heerinche, S. A. Patav. auctor mysticus, in Antonianum, 7 (1932), pp. 59-76, 167-200; id., Les sources de la philologie mystique de s. A. de Pad., in Revue d'Ascitigue et de Mystique, 13 (1932), pp. 225-36; id., La mistica di s. A. da P., in Studi franc., 5 (1933), pp 3960; id., De sermonibus dominicalibus et in festivitatibus s. Antonii Patav., in Antonianum, 9 (1934), pp. 3-36; D. Scaramuzzi, La figura intellettuale di s. A. di P., Roma 1934; G. Cantini, La tecnica e l'indole del sermone medievale ed i sermoni di s. A.
di P., in Studi franc., 6 (1934), pp. 60-82, 195-224; S. A. Dottore della Chiesa (Atti delle settimane antoniane tenute a Roma e a Padova nel 1946), Roma 1948 : le sedici conferenze di questa raccolta hanno quasi tutte grande importanza; ne codichiamo tre fra le più notevoli: C. Balté, S. A. Dottore evangelico, pp. 330; id., Gli scritti di s. A., pp. 297-330; G. Abate, S. A. Maestro di sacra Teologia, pp. 263-94.

Riccardo Pratesi
5. S. A. nel folliobe e nella poesia popolare. Il culto popolare del santo si manifesta più che altro nella vivissima e diffusa credenza sul suo straordinario potere miracoloso e nel pellegrinaggio, con particolari segni di devozione, alla sua chiesa di Padova. Per uno scambio dovuto all'identità del nome, gli vengono trasferite alcune espressioni del culto popolare dedicate originariamente a s. Antonio abate. Diffusissima in tutta Italia specie per mezzo di foglietti a stampa, una canzoncina in quartine di ottonari dal titolo Storia di s. A. di P., come in sei ore si parti in spirito da Padova mentre predicava, andò a Lisbona dove liberò suo padre che era innocente, condannato a morte e risuscitò un morto, ecc. Il Pitrè ne dimostrò l'originaria composizione siciliana e la suppose come traduzione di varianti spagnole e portoghesi. Si conoscono pure alcuni pocmetti in ottave che narrano i miracoli del santo, ma di scarsa popolarità e di minimo valore letterario.

Bibl.: P. B. Klainschmidt, Antonios von Padou in Lebere und Kunst, Kult und Volkstum, Düsseldorf 1930; G. Pitric, in Archivso trad. popol., 4 (1929), pp. 78 sge., 343, 573; 11 (1936), p. 422.
6. Iconografia. - Rappresentato sempre nell'abito francescano reca come attributi principali un libro (fin dai primi tempi), una fiamma (per la prima volta in un affresco di Agnolo Gaddi del 1394) talvolta sostituita con un cuore (dalla metà del sec. xv), il giglio
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(prepr. Hegesbach
Antonio di Padova - La Basilica del Santo in un disegno del Pisanello (sec. xv) - Bayonne, Museo Bonnat.

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(simbolo della verginità, dal 1440 in poi) ed il Bambino Gesù, ricordo d'una visione del Santo, preferita largamente dagli artisti spagnoli (Ribera, Murillo) e tedeschi dell'epoca barocca nonché dalle stampe popolari. Alle più vecchie immagini di s. A. (tavole di Bonaventura Berlinghieri in Firenze, Accademia; di Margaritone d'Arezzo, in Perugia, Pinacoteca:e di scuola giottesca, in Padova, basilica di S. A.) succedono quelle di Fiorenzo di Lorenzo, Benozzo Gozzoli, Cosimo Tura. Non meno frequenti sono le raffigurazioni nelle quali s. A., spesso unito ad altri santi francescani, partecipa alle sacre conversazioni dinanzi alla Madonna in trono (così in opere del Beato Angelico e del Pordenone). Sono da ricordare, oltre le figurazioni vetrate trecentesche di S. Francesco in Assisi, le numerose rappresentazioni cicliche, ispirate alla ricchezza d'episodi della leggenda del Santo: fra queste, importantissimi sono i bassorilievi di bronzo del Donatello nell'altare maggiore della basilica del Santo a Padova, ed i ritievi di marmo dell'arca, di Antonio e Tullio Lombardo, I. Sansovino ed altri.

BibL.: K. Künstle, Ibonographie der Christlichen Kunst: II, Ibonographie der Helligera, Friburess in Br. 1926, pp. 72-89; I. Errera, s. v. in Repertuire abrégé d'iconographie, I. Wette. ren 1929, pp. 194-201; Boda Kleinschmidt, Der h. Antonias, Düsseldorf 1931; I. Braun, Tracht und Attribute der Helligera in der denterben Kunst, Stoccarda 1941, pp. 96-99. Kurt Rathe
7. Opera del pane di s. A. - Elemosina offerta ad onore del Santo per impetrarne la protezione e distribuita ai poveri principalmente in pane. Considerata in generale, l'opera risale ai primi tempi del culto a lui prestato e trasse occasione dal miracolo operato in favore di un bimbo di 20 mesi, chiamato Tommasino, morto affogato in una vasca. La mamma promise al Santo, se le risuscitava il figlio, di dare per i poveri tanto grano, quanto esso pesava (Delorme-J. Rigault, pp. 150152). L'uso di simili offerte si diffuse in seguito ampiamente tanto che si trovava nella liturgia una speciale benedictio ad pondus pueri, con la quale i genitori solevano invocare sui loro bambini la protezione di A., offrendo ai poveri, in suo onore, tanto grano, quanto pesava il figlio raccomandato. Però l'opera, quale vige ora, sotto la forma di elargizione di denaro da distribuire in pane come ringraziamentoper favori impetrati, non cominciò che nel sec. xix. La vediamo nel 1887 sorgere a Messina negli orfanotrofi del canonico Annibale M. di Francia per una grazia impetrata in favore della famiglia della signora Susanna Consiglio. Inoltre, indipendentemente, il 12 marzo 1890 , sorge a Tolone per opera della signorina Luisa Bouffier, in riconoscenza per una preghiera esaudita; conosciuta da don Antonio Locatelli, di Padova, questi la raccomanda e la diffonde nel suo Bollettino dell' Associazione Universale Antoniana, e fin dal 1886 converte in pane, da distribuire ogni sabato ai poveri, i proventi della Tipografia e Libreria antoniana. Ai nostri giorni si può dire che l'Opera del pane di s. Antonio fiorisce in ogni chiesa. - Vedi Tav. CXXIII.

BibL.: E. Jouve, L'arrière-boutique de s. A. à Toulon et le pain des pauvres. Réit d'un témoin, 2^{°} ed., Parigi 1897; F. M. Deberme-J. Rigault, La vie de s. A. de Padoue, Bordeaux 1899; V. Facchinetti, A. di P., Milano 1925, pp. 332-36; F. Canconi, Don Ant. Locatelli fondatore dell'Associazione Universale Antoniana e dell'Opera del pane dei poveri, Padova 1938, p. 64; F. Vitale, Il con. Annibale M. di Francia nella vita e nel* l'opera, Messina 1939, pp. 182-87; P. B., L'origine del «Pane di s. Antonio»: Precizazioni, in L'Osservatore Romano, 13 giugno 1941.

CAstina Testore
ANTONIO da Parma: v. gerardo da prato.
ANTONIO da PISTICCI. - Missionario francescano. Da Roma, dove studiò lingue orientali nel collegio missionario di S. Pietro in Montorio, partì nel 1670
per l'Egitto. Il 5 ott. 1677 fu nominato prefetto della missione, e nel 1680 fu guardiano del convento del Cairo. Lavorò con successo per l'unione dei copti e dei monaci del Monte Sinai con la Chiesa cattolica.

BibL.: D. de Gubernatis, Orbis Seraphica..., de Missionibus, II, Quaracchi 1886; T. Somigli, Etiopia Francescana nei documenti dei serati XVII e XVIII, Quaracchi 1938; A. Kleinhans, Historia studi linguae arabicae et collegii missionem O.F.M. in conventu ad S. Petram in Monte Aureo, Quaracchi 1930.

Fotocrazio Miserchalkerweerd
ANTONIO Primaldo (Grimaldo) e Compagni, beati, martiri. - Gedik Abmed pascià, ammiraglio della flotta di Maometto II, conquistata Otranto, mise a morte sul vicino colle di Minerva, il 14 ag. 1480, ca. 800 abitanti in odio alla fede. Il primo ad essere ucciso fu il vecchio Antonio Primaldo o Grimallo, cimatore o sarto, che incitò con ardenti parole i suoi concittadini a morire per Cristo.

L'anno seguente i corpi di questi martiri furono trasportati nelle Cattedrale e divennero oggetto di culto popolare, tanto che nel 1539 si iniziò il processo ordinario per la loro beatificazione. Il loro culto fu riconosciuto da Clemente XIV, il 14 dic. del 1771.

BibL.: G. M. Leggetto, Historia della Guerra di Otranto del 1400, ed. L. Moscari, Galatina 1940 (il padre dell'autore ne è la fonte prectima); Acta SS. Augusti, III, Anversa 1737, pp. 179-98, con esicotti del processo ordinario del 1530.
A. Pietro Frutaz

ANTONIO da Rampegolo: v. rampegolo antonio.

ANTONIO da Rimini. - Minore osservante, n. a Rimini, in anno imprecisato. Fioriva verso il 1450. Fu vicario della provincia umbra ed è soprattutto ricordato come celeberrimo oratore, imitatore di s. Bernardino e promotore dell'osservanza regolare. Di lui scrive il Wadding che "post peragratam Italiam instructasque verbo Domini urbes praecipuas ", morì nel convento di Monte Luco. Lasciò sermoni quaresimali, panegirici di santi, nonché un trattato De Virginitate.

BibL.: L. Wadding, Annales Minyram, X. Quaracchi 1932, p. 127; XII, ivi 1932, p. 72; Chronica frateris Nicolai Glaesberger, in Analecta Framiscana, II, Quaracchi 1887, p. 396; J. H. Sbaralca, Supplementum, I. Roma 1908, p. 73. Luigi Bera

ANTONIO di San Giuseppe. - Carmelitano scalzo spagnolo, n. nel 1716 a Zornosa (Biscaglia), m. a Burgos nel 1794. Fattosi carmelitano in Tudela, nel 1732, insegnò per molti anni teologia morale nel collegio di Burgos, ed ebbe la carica di priore di Balmaseda, Corella, Burgos (1766-69).

Lasciò un ampio Commento del III e IV tomo dell'Epistolario di Santa Teresa (Madrid 1771-78), e un Compendium Salmanticense uniservae theologiae moralis ( 2 voll. in-folio, Roma 1779), che ebbe in breve tempo 8 edizioni in latino e 3 edizioni in versione spagnola.

BibL.: Silverio di Santa Teresa, Hist. del Carmen Descalzo en España, Portugal y America, XII, Burgos 1944, pp. 523 563; Hurter, V, col. 226; C. Toussaint, s. v. in DThC, I. col. 1447 . Ambrogio di Santa Teresa

ANTONIO di Santa Mabia: v. cabalLEBO antonio.

ANTONIO dello Spirito Santo. - Scrittore mistico carmelitano scalzo, n. a Monte Moro Velho (Cumbra), nel Portogallo. Su proposta di Pietro II, re del Portogallo, fu eletto e consacrato vescovo di Angola nel 1674; ma nello stesso anno morì a Loanda. Scrisse Directorium regularium (Lione 1661 [?]); Directorium confessariorum (ivi 1671); Directorium mysticum (ivi 1677), più volte ristampato (ultima ed. Parigi 1904).

BibL.: Bibliotheca Carmelitico-Lusitana, Roma 1734, pp. 28 30; A. Nicolò, Bibliotheca Hispana, Madrid 1783, I, p. 122; II, p. 318; Silverio di Santa Teresa, Hist. del Carmen Descalzo en España, Portugal y America, X, Burgos 1942, pp. 665-66.

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Antonio Veneziano - Ritarno e miracoli di s. Ranieri. Affresco nel Camposanto di Pisa.

ANTONIO III Studita, patriarca di Costantinopoli. - Monaco studita, divenne sincello del patriarca Basilio. Quando questi si dimise perché sosteneva il Papa di Roma contro l'antipapa Bonifazio VII, ospite della corte bizantina, egli, già anziano, accetto di occupare il posto vacante (marzo 974). Leone Diacono lodò la sua mitezza e la sua moderazione (PG 117, 892); ma per aver difeso le libertà ecclesiastiche conquistate da Poliuto (969) dovette anch'egli dimettersi (prima dell'apr. 979). Morì poco dopo (979). Si conserva di lui una esortazione ai monaci sulla confessione (in Neà mathrm{Z} · dot{ω} ν, 2 [1905], 807-15); sotto il suo governo fu composto il Menologio detto dell'imperatore Basilio, del quale la biblioteca Vaticana possiede un lussuoso esemplare miniato.

Bibl.: G. Schlumberger, L'Epopée byzantine à la fin du Xc siècle, Parigi 1896, pp. 446-54; V. Grumel, Les Regestes des Actes du Patriarcat de Constantinople, I, Kadıköy 1936, p. 248 . Alfonso Raca

ANTONIO di Tagrit. - "l'cologo giacobita, noto sotto il titolo di Retore, perché nell'825 scrisse un trattato di retorica, che nella letteratura siriaca di tutte le epoche è unico del genere. A. fu il primo a usare la rima nella poesia siriaca ad esempio dei poeti arabi. Inoltre egli scrisse un trattato sul Sacramento del Miron ossia del Crisma ed altre opere.

Bibl.: Bar Elowo, Chron. sect., ed. I. B. Abbeloose T. Lamy, I, Lovania 1875, 363, citato da Assemani, in Bibl. Orient., II, Roma 1821, p. 345; R. Duval, La littérature syriague, Parigi 1907, pp. 300, 389-90 e 18, n. 2; id., T. Nöldeke zum siebzigsten Geburtstag, in Orientalistische Studien, I, Lipsia 1917, pp. 479-86. Pietro Sfair

ANTONIO Veneziano. - Pittore trecentesco di origine veneziana. Tra il 1370 e il 1388 lavorava a Siena, a Firenze e a Pisa. A Firenze subì l'influsso dei continuatori dell'Orcagna ; a Pisa venne certamente a contatto con le opere del Traini, e a Siena, probabilmente, con le opere del Vanni, senza tuttavia perdere i legami con l'ambiente pittorico del gotico veneto. Tra i suoi lavori più importanti vanno annoverati gli affreschi (semidistrutti) del Camposanto di Pisa dove, nel muro di mezzogiorno, rappresentò alcune storie di s. Ranieri (ca. 1384-87). Sempre a Pisa è una sua Assunzione nel convento di S. Tommaso. Altre sue opere in Italia sono a Torre degli Agli, nei pressi di Firenze (Giudizio universale), a S. Niccolò Reale a Palermo (Flagellazione, con la Vergine, evangelisti e profeti, 1388). Taluni gli attribuiscono due Santi nella Pinacoteca Vaticana. Dipinti suoi erano nei musei di Altenburg, Gottinga, Hannover e sono nella collezione Hurd a Nuova York.

Bibl.: C. Bernasconi, A. V., Verona 1862; M. Salmi, A. V_{text {. }} in Boll. d'Arte, 1928-29, II, pp. 433-52. Giovanni Piva

ANTONIO da Vercelli. - Frate minore n. nei primi decenni del sec. xv, forse in Balocco (prov. di Vercelli), dalla quale avrebbe assunto il nome, come vogliono alcuni, se Balocco non è nome di famiglia, come invece vorrebbero altri. Entrò nell'Ordine dei frati Minori e pare sia stato lettore di teologia; certo fu vicario della provincia lombarda, celebre predicatore e promotore dei Monti di Pietà. Predicò ad Orvieto nel 1460; a Firenze nel 1464 e nel 1478 e qui fu in relazione con Lorenzo il Magnifico, presso il quale intervenne perché fosse magnanimo con i rei della congiura de' Pazzi; a Parma nel 1478, ed ancora una volta ad Orvieto nel 1483, dove pacificate le discordie cittadine, morì lo stesso anno.

Diceva egli stesso che il suo dire era incolto e che usava un rozzo latino; ed A. Galletti scrive che la decadenza dell'oratoria francescana «apparisce anche più grave in lui» (L'eloquenza dalle origini al sec. XVI, Milano 1938, p. 259), evidentemente riferendosi alle sue prediche stampate in latino, mentre A. da V. predicava in volgare. Lasciò quaresimali, trattati diversi, lettere ecc. parte a stampa, parte manoscritti e tuttora inediti. Di un quaresimale de aeternis fructibus Spiritus Sancti fu data la tavola molto egregiamente in tempi recenti (cf. Archiv. Franciscanum Hist., 36 [1943], 253-72).

Bibl.: G. De Gregors, Istoria della vercellese letteratura ed arte, I, Torino 1819. pp. 437-40; C. Dionisotti, Notizie biografiche di Vercellesi illustri, Biella 1862, p. 101; O. Schaefer, De Fr. Antonio a Vercellis O. F. M. eiusque Quadragesimali ecc., in Arch. Francisc. Historie., 36 (1943), 253-59.

Luigi Berra
ANTONIO di Vincenzo. - Architetto, n. nel 1350 ca. e m. tra il 1401 e il 1402 . Il suo nome è particolarmente legato alla basilica di S. Petronio a Bologna, di cui gli fu affidata la costruzione nel 1390 e per la quale sembra si sia ispirato alla certosa di Pavia. In Bologna lavorò anche alla Loggia della Mercanzia, nel palazzo di Re Enzo e nella chiesa di S. Francesco, per la qu'le costrui il campanile. Nei dintorni della stessa città esegui opere di architettura civile e militare.

Bibl.: F. Malaguzzi-Valeri, s. v. in Thieme-Becker, II, pp. 15-16; A. Venturi, Storia dell'Arte Italiana, VIII, 1, Milano 1923; G. Zucchini, Gli edifici di Bologna, Roma 1931; I. B. Supino, L'arte nelle chiese di Bologna, Bologna 1932; G. Giovannoni, Considerazioni architettoniche su S. Petronio di Bologna, in Alterellanea di storia del'arte in onore di I. B. Supino a cura della Rivista d'arte, Firenze 1933, pp. 165-82. Maria Donati

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ANTONIO CHRAPOVIZKIJ, metropolita di Kiev. - Al secolo Alessio C., fu per ca. 50 anni uno dei più significativi rappresentanti della gerarchia dissidente e della teologia russa. N. nel 1863, nella diocesi di Novgorod, fece gli studi a Pietroburgo. Dal 1890 fu rettore del seminario ecclesiastico di Pietroburgo, più tardi dell'Accademia ecclesiastica prima di Mosca e poi di Kazan. Nel 1897 fu eletto vescovo, nel 1906 arcivescovo, nel 1912 membro del Santo Sinodo. Tra gli anni 1902-14 svolse una grande attività pastorale in Volinia. Nel 1914 divenne arcivescovo di Charkov. Scoppiata la Rivoluzione, negli anni 1917-18 partecipò al Concilio panrusso di Mosca, e fu uno dei tre candidati al patriarcato. Poi, come metropolita di Kiev, si rifugiò all'estero. Nel 1920 si stabili, come capo del Sinodo dei vescovi della Chiesa russa dissidente all'estero, a Sremski Karlovzi in Iugoslavia, ove morì nel 1936. Ebbe una vivace controversia con Soloviev sul primato del Papa in senso decisamente anticattolico. 'Tutto l'indirizzo teologico di A. è etico-moralizzante. In soteriologia negava la parte oggettiva della Redenzione, respingendola come giuridismo (cf. Saggio di catechismo cristiano ortodossa [in russo, come tutte le sue opere], Karlovzi 1924, e Il dogma della Redenzione, ivi 1926). Anche teologi dissidenti si opposero ai suoi errori soteriologici. A. è notevolmente influenzato da Dostojevskij (cf. il suo Dizionario per le opere di Dostojevskij, Sofia 1921). Opere complete, 3 voll., 2^{text {a }} ed., Pietroburgo 1911; opere scelte, Belgrado 1935.

Bial.: N. Ladometzsky, Dernières décisions sotériologiques dans le théologie russe, Roma 1945; R. Schultze, Le marea soteriologia russa, in Orientalia Christ. Per., 11 (1945), pp. 174-89. Bernardo Schultze

ANTONIOLI, Carlo. - Letterato scolopio, n. a Correggio (Modena) il 2 sett. 1728, m. a Pisa il 1^{°} nov. 1800. Giovanissimo fu mandato a Pisa, su richiesta di Edoardo Corsini, suo maestro, professore in quella Università e vi fu nominato, nel 1752, insegnante di logica; alla morte del p. Corsini, pur mantenendo la cattedra filosofica, divenne titolare di letteratura greca, alla quale si aggiunse la cattedra di lingua latina. Ambedue questi insegnamenti ritenne sino alla morte. Furono celebratissime le sue orazioni latine, tuttora inedite, pronunciate ogni anno al riaprirsi dell'Ateneo pisano, orazioni piene di splendore, di nobiltà e di eleganza. Ebbe pure grandissima conoscenza del greco, di cui ben merito con dare alla luce una utilissima antologia e quell'ottima grammatica, alla quale si debbono tanti grecisti. Scrisse altresì cruditamente di filologia, di antiquaria, e dovette sostenere delle polemiche scizntifiche in difesa del suo confratello Corsini. Lodato dai più grandi letterati contemporanei, " molta dottrina congiunse a rara bontà, la modestia gli fu d'impedimento alla gloria", come sentenziò di lui G. B. Niccolini.

Bial.: P. Pozzetti, Elogio di C. A., Modena 1802; A. Checcucci, Elogio di C. A., in Commentario della vita e delle opere del p. Pozzetti, Firenze 1838.

Leodegario Picanyol
ANTONIO MARIA da Rignano. - Francescano, teologo e scrittore, al secolo A. Fania, n. a Rignano Garganico (Poggia) il 5 febbr. 1804, m. a Roma il 23 genn. 1880