volume-01

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ucci, Elogio di C. A., in Commentario della vita e delle opere del p. Pozzetti, Firenze 1838.

Leodegario Picanyol
ANTONIO MARIA da Rignano. - Francescano, teologo e scrittore, al secolo A. Fania, n. a Rignano Garganico (Poggia) il 5 febbr. 1804, m. a Roma il 23 genn. 1880. Entrato nell'Ordine francescano(1823), studiò a Bologna, fu lettore di filosofia e di teologia nella sua provincia di S. Angelo delle Puglie, di cui fu anche provinciale (1835-38). Chiamato a Roma, fu segretario generale (1839-44), poi procuratore generale (1844-50) del suo Ordine, consultore di varie Congregazioni romane e finalmente (1867-80) vescovo di Marsico e Potenza. Oltre ad essere teologo stimato (cf. V. Sardi,

La solenue definizione del dogma dell' Immacolato Concepimento di Maria Santissima, I, Roma 1904, pp. 757 777), contribuì al rifiorire degli studi nell'Ordine francescano, come pure ne promosse la disciplina, pubblicando Lo specchio della disciplina (una volta attribuito a s. Bonaventura), Roma 1851. I suoi scritti italiani di vario argomento vennero apprezzati per purità di lingua. In politica fu di tendenza liberale.

Bial.: Un fiore a suo Eicrelienco Monn. p. A. Paulo, Foccia 1906; D. Scaramuzzi, Il pensiero di Gizannoi. Dues Scate nel Mezzogiorno d'Intio, Roma 1927, pp. 266-70; L. Oliger, Quattro precursori del moderao movimento frascevraun, RomaTorino 1930, pp. 29-41.

Livario Oliger
ANTONIO MARIA Zaccaria, santo. - Fondatore dei Barnabiti e delle Angeliche, m. il 5 luglio 1539 a Cremona, dove cra n. sulla fine del 1502 da Lazzaro, patrizio cremonese, oriundo genovese, e da Antonietta Pescaroli che, rimasta vedova diciottenne, prima che il Santo vedesse la luce, rinunciò a seconde nozze per dedicarsi al fanciullo.

Fatto voto di verginità alla S.ma Vergine, A. M. rinunciò con atto notarile ai beni paterni e, compiuto a Pavia il corso filosofico, studiò medicina all'Università di Padova, dove strinse amicizia col canonico lateranense Serafino Aceti da Fermo n. nel 1524, ebbe il dottorato. 'l'ornato a Cremona vi esercitò la professione tra i poveri, dandosi anche a catechizzare i piccoli nella chiesa di S. Vitale.

Si fece sacerdote nel 1528 , per obbedire ai direttori spirituali p. Marcello e p. Battista da Crema, domenicani; sulla fine del 1530 , invitato dalla contessa di Guastalla, Ludovica Torelli, passò a Milano. Ascrittosi all'oratorio dell'Eterna Sapienza e unitosi ai nobili Bartolomeo Ferrari e Giacomo Morigia, istitui, ispiratore fra' Battista da Crem:, i Barnabiti (v.), dalla severa disciplina regolare per la riforma del clero regolare e secolare e del laicato; coadiuvato dalla contessa di Guastalla istitui le Angeliche per la riforma dei monasteri femminili. Sua è anche la Congregazione dei coniugati per la riforma delle famiglie. Anima ardente ed austera, aperta a delicatezze di sentimento, ebbe, come s. Paolo da lui scelto quale patrono del suo istituto, la vocazione di condurre le anime "al vero e dispregiato Crocifisso -. Di sua istituzione è la commemorazione del Crocifisso col suono delle campane alle tre pomeridiane del venerdi; sua ispirazione, a Milano, sono le Quarantore nella loro forma di esposizione solenne e continuata a turno per le varie chiese (A. De Santi, L'orazione della Quarantore, Roma 1922), onde è chiamato "santo cucaristico ". Eucaristia, Crocifisso e s. Paolo sono i tre motivi che ricorrono abitualmente nell'iconografia del Santo; lo si raffigura anche volentieri col piglio, simbolo dell'intemerata verginità e ricordo dello stemma gentilizio degli Zaccaria. L'apostolato suo si svolse a Cremona, Milano, Guastalla, Verona. Le reliquie, ritrovate nel 1891, riposano nella cripta di S. Barnaba a Milano.

Fu canonizzato da Leone XIII nel 1897, dopo che nel 1890 era stato reintegrato il culto a lui prestato, come a beato, fino al noto decreto del 1634 di Urbano VIII.

Di A. rimangono pochi scritti : sei discorsi giovanili sul Decalogo (pubblicati la prima volta da S. De Ruggero in appendice alla sua traduzione della Vita scritta da G. Chastel) e undici lettere (O. Premoli, Le lettere e lo spirito di s. A. M. Zaccaria, Roma 1909) in un italiano quasi dialettale; l'abbozzo delle costituzioni (pubblicato in appendice al primo volume della Storia dei Barnabiti di 0 . Premoli, Roma 1913). Discussa ancora è l'attribuzione a lui dei Detti notabili (ed. principe, Venezia 1583; ultima, Firenze 1936, a cura di G. Boffito) da altri attribuiti a

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tra' Battista da Crema (cf. Eco dei Barnabiti: Studi, Roma, maggio 1938, pp. 47-55).

Bull.: A. Teppa, Vita di s. A. M. Z., 1* ed., Moncalieri 1823; 6* ed., Milano 1897; F. Mollado, Vita di s. A. M. Z., Firenze 1897 ; G. Chastel, s. A. M. Z., vers. dal francese a cura di S. De Ruggero, Brescia 1933; per notizie bibliografiche più dettagliate cf. G. Boffito, Bibbiotece Barnabitica illustrata, IV, Firenze 1937, pp. 209-64. Cf. anche E. Caspani, s. v. in DSp. I. 720 .

Vitalicio M. Calciaan
ANTONIO PECERSKIJ, santo. - Padre del monachismo russo, n. a Liobecia, vicino a Tchernigov, m. a Kiev il 7 maggio 1073; festeggiato dalla Chiesa russa il 10 luglio. Fin dalla sua giovinezza, A. volle condurre vita cremitica nella sua patria. Ma sentì subito la necessità d'iniziarsi alla vita religiosa e, verso l'anno 1028, si ritirò sul Monte Athos, nel monastero di Esphigmenon, dove vestì l'abito monastico, cambiando il suo nome secolare di Antipa in quello di A. Dopo qualche tempo, secondo la leggenda, l'egumeno di Esphigmenon, Teotisto, gli consigliò di ritornare in patria per istituirvi la vita monastica sul modello del monachismo athonita. A. si ritirò a Kiev, ove condusse vita cremitica in una grotta, scavata sotto il monte Berestov, sulle rive del Dnjepr. Seaperto, la sua cella fu subito assediata da pellegrini, che andavano a raccomandarsi alle sue preghiere e a chiedergli miracoli.

Alcuni giovani, fra i quali Nicon, Teodoro, Barlaam, chiesero di unirsi a lui. Nella grotta dell'eremita, s'istitui una chiesa e un refettorio. La comunità contò subito una quindicina di membri. Allora A., desideroso di solitudine, diede loro per egumeno Barlaam e si ritirò in un'altra grotta. Ben presto il Kniaz Isiaslav cedette ai monaci tutto il monte Berestov, e A. ebbe la grande consolazione di veder porre la prima pietra della «Laura delle grotte» (Pecershaia Lavra), divenuta così celebre in seguito. Da Costantinopoli furono mandati architetti per costruirla. Intanto A. aveva dovuto abbandonare momentaneamente Kiev e ritirarsi a Tchernigov, poiché il Kniaz Isiaslav lo sospettava favorevole al suo rivale Vseslav, al tempo dei torbidi, che seguirono la morte di Iaroslav (1054).
A. e i suoi compagni, essendo vissuti prima che la Chiesa russa avesse aderito ufficialmente allo scisma di Cerulario, figurano giustamente nel calendario slavo della Chiesa cattolica.

Bull.: Phil. Gomelovskij, I santi russi (in russo), I. Pietrogrado 1882, p. 61; Russbij biografirsskij Slovar (Dizionario biográfico russo), II, Pietrogrado 1900, pp. 212-13; Prevoslavnoia bogoslavshaja Entsichapedia A. P. Lapobilia (Euc. teologica ortodossa), I (1900), pp. 880-82; v. anche le storie della Chiesa russa: M. Bulgakov, II, Pietroburgo 1827; E. Golubinskij, I. Mosca 1901 ecc.; A. M. Ammann, Storie della Chiesa russa, Torino 1948.

Martino Jugio
ANTONIOTTI, Amedeo. - Scrittore ascetico, n. a Biella nel 1634, m. nel 1712. Fattosi barnabita nel 1654, con l'esempio, la parola e gli scritti promosse la pietà cristiana.

E autore di notevoli opere ascetiche: Orologio sacro della passione (Livorno 1673); Novena sacra nell'aspettazione del Parto di Maria (Lucca 1692); Il simbolo della fede ad una vera divota religiosa dotrinalmente e moralmente spiegato, ecc. (Milano 1692). Quest'ultima è l'opera sua principale. La dedicò dapprima alle religiose e poi, miglioratola, ne curò tre altre edizioni col titolo: Il simbolo della cattolica fede moralmente spiegato ad ogni cristiano, ecc. (Palestrina 1708). Di quest'opera pubblicò separatamente una parte per i novizi che dirigeva a Zagarolo: Trattato della presenza di Dio, ossia istruzione e regola per instradar l'anima alla contemplazione acquisita, e mediante questa disporsi ad essere favoriti dal Signore della soprannaturale contemplazione (Palestrina 1708).

Bull.: G. Boffito, Bibbiotece Barnabitica, Scrittori Barnabiti, I. Firenze 1933, pp. 41-43; L. Manzini, in Eco dei Barnabiti: Studi, Roma, dic. 1942, pp. 232-40.

Salvatore M. De Ruggiero
"ANTRA DESERTI TENERIS AB ANNIS». Inno del Breviario romano per il mattutino della festa di s. Giovanni Battista. E di Paolo Diacono (sec. viII) e forma la continuazione dell'inno recitato ai primi vespri. Il pensiero si ispira alle circostanze della vita di Giovanni riferita da s. Luca nel suo Vangelo ( 1,5-23 ); nel nostro inno si richiamano: il ritiro del precursore nel deserto, per evitare ogni mancanza di lingua, così facile in mezzo al mondo; il vestito semplicissimo; il vitto parco (str. 1-2). Ma se la figura dell'ultimo dei profeti è avvolta, per così dire, nel silenzio e nell'umiltà, possiede tuttavia una grandezza e una missione superiore a quella di tutti gli altri : i profeti antichi, infatti, vaticinarono il Messia venturo; solo il Precursore poté segnarlo a dito e far scendere sul suo capo le acque del Battesimo. Anzi egli solo si meritò l'elogio di Cristo: "Vi dico in verità, fra quanti sono nati di donna, nessuno si levò mai che fosse più grande di Giovanni Battista" (Mt. II, II; e nell'inno str. 3-4).

Bull.: L. Venturi, Gli inni della Chiesa tradotti e commentati, Firenze 1880, pp. 326-29; G. M. Dreves-C. Blume, in Analecta bymnica, 90 (1927), pp. 120-23; K. Kastner, BrevierKommentar, II, Breslavia 1924, p. 173; C. Albin, La poésie du Bréviaire, I: Les Hymnes, Lione s. d., pp. 280-85; A. Mirra, Gli inni del Breviario romano per i licei filosofici e per il clero, Napoli 1947, pp. 216-17.

Celestino Testore
ANTROPOFAGIA: v. CANNIBALISMO.
ANTROPOGONIA: v. cosmogonIA.
ANTROPOIDI: v. uomo.
ANTROPOLOGIA (dal gr. dot{α} ν dot{α} ρ α σ ° ς= uomo e λ dot{ε} γ ° ς= discorso). - E la scienza dell'uomo. Il termine s'adopera sia in filosofia, che nelle scienze naturali. Più usato, presentemente, è il termine naturalistico, ma non ha ancora un significato uniformemente accettato da tutti gli antropologi. La corrente più larga è quella che dà all'a. il significato di studio di tutto l'uomo, ma come potrebbe farlo un naturalista. Il de Quatrefages (1869) definisce l'a.: "la storia dell'uomo fatta come l'intenderebbe un naturalista che studia un animale». E il Martin (1914), nel suo classico trattato d'a., ne dà una definizione sostanzialmente uguale : "L'a. è la storia naturale degli ominidi nella loro espansione nel tempo e nello spazio ". Così concepita l'a. comprende lo studio di tutte le manifestazioni umane, sia fisiche, sia culturali; e si distingue in due grandi branche: l'a. fisica che ha per oggetto i caratteri fisiomorfologici dell'uomo nelle loro variazioni individuali, razziali, sessuali, e l'etnologia che studia gruppi umani nelle loro manifestazioni culturali, sociali, religiose, ecc. L'a. fisica, in quanto si occupa dei caratteri fisici degli uomini estinti, si chiama paleoantropologia; mentre l'etnologia, in quanto studia le manifestazioni culturali dei medesimi, si dice paleoetnologia.

Comunemente però col termine a., senz'altro appellativo, s'intende l'a. fisica che s'identifica con la somatologia. Questa, benché abbia molti punti in comune con l'anatomia e con la fisiologia, si distingue da queste, perché tali discipline hanno per oggetto, rispettivamente, i caratteri anatomici e fisiologici dell'uomo in genere, si direbbe quasi, in astratto, senza tener conto delle differenze individuali, sessuali (almeno per alcuni caratteri) e razziali; mentre l'a. si occupa proprio di tali differenze. Inoltre, l'anatomia e la fisiologia non si pongono i problemi delle origini, delle trasformazioni, della diffusione dell'uomo; invece l'a. ha per scopo anche tali problemi.

E chiaro che l'a. nelle sue ricerche dovrebbe tener conto del maggior numero di caratteri possibile; invece, per un complesso di ragioni, si può dire che,

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fino a poco tempo fa, essa si è limitata, quasi esclusivamente, o almeno prevalentemente, allo studio dei caratteri dello scheletro. Influirono su tale direttiva, in primo luogo, il fatto che i caratteri dello scheletro si rivelano spesso più costanti degli altri e quindi più atti ad una classificazione e discriminazione sistematica; in secondo luogo, perché le parti molli degli individui appartenenti a razze diverse, spesso lontane e di difficile accesso, sono meno facili ad aversi; finalmente, perché una parte importante dell'a., la paleoantropologia, non si può fare, necessariamente, che con le ossa, le uniche parti dell'organismo umano che si conservino, in condizioni privilegiate, attraverso i millenni.

Va da sé, tuttavia, che uno studio dell'uomo, cosi unilaterale ed incompleto, che si limita praticamente all'indagine di una parte dei caratteri fisici, potrebbe essere tacciato di presunzione o addirittura di temerarietà, se pretendesse di risolvere i massimi problemi delle origini dell'uomo. Ed è realmente cosi, almeno per parte di alcuni antropologi materialisti, i quali si illudono di poter risolvere il problema della comparsa dell'uomo (corpo e anima) dall'esame di alcune ossa. In realtà i problemi delle origini sono incomparabilmente più complessi. Essi presuppongono la soluzione di altre questioni fondamentali, come: la questione della natura dell'uomo, del posto che ad esso spetta nella natura, ecc. Questioni queste che la sola a. fisica non può risolvere senza il concorso e l'aiuto delle altre discipline antropologiche, nonché della psicologia e della filosofia, insomma di tutte quelle scienze che hanno per oggetto l'uomo, visto da ogni suo lato, non solo naturalistico, ma filosofico e metafisico. Soltanto da questa intima collaborazione si potrà sperare di ricevere maggior luce sui problemi delle origini che formano, sotto certi aspetti, una delle mete più importanti dell'a.
I. Cenni storici. - Lo studio della storia naturale dell'uomo risale all'antica Grecia, benché tale studio, come si è già detto, non fosse separato da quello filosofico. Ipocrate fa alcune osservazioni sull'influsso dell'ambiente nella natura fisica dell'uomo. Aristotele s'interessa dei fenomeni d'eredità, degli incroci, osserva le proporzioni del corpo, la distribuzione dei peli, le suture del cranio, ecc. Ma, dopo di questi, lo studio della storia naturale dell'uomo decadde, come in genere tutte le scienze naturali : e, per tutto il medioren, si ripetereño le medesime nozioni sulla natura dell'uomo, mescolandole, non di rado, a racconti fantastici e stravaganti.

E nel sec. xivir che risorgono e rifioriscono gli studi antropologici. Il Linneo tenta una classificazione dell'uomo. Il Buffon introduce per primo, sembra, il termine "razza", per designare i vari gruppi umani. Espone anche le cause che, secondo lui, hanno determinato la formazione delle medesime. G. F. Blumenbach (1752-1840) pone le basi della tecnica antropologica in generale. In un lavoro intitolato. De generis humani varietate nativa (1775) espone una nuova classificazione delle principali varietà o razze umane viventi, fondandosi su osservazioni di crani. Egli porta anche gli argomenti anatomici, fisiologici e psicologici, che depongono a favore del monogenismo. Il Camper (1691) misura l'angolo facciale (angolo del Camper). Il Dauberton determina la posizione del foro occipitale. Si escogitano, sempre attorno a questo tempo, diversi metodi (Ssumarez, 1798; Virey, 1817; Tiedman, 1836) per misurare la capacità cranica, annettendo poi a questo carattere molto più importanza di quanto non abbia in realta. Alcuni autori materialisti, anzi, pretesero da tale misura di giungere alla determinazione dell'intelligenza. Ciò che era stato dimostrato assurdo dalla psicologia razionale e che i fatti non tardarono a mostrare in opposizione con la realtà.

Intorno alla metà del sec. xix si escogitano i metodi antropologici di misurazione che, con qualche modifica-
zione, s'adoperano anche presentemente. Essi furono ideati dall'antropologo svedese Anders Retsius. Parimenti al Retsius si deve l'introduzione dell'uso degli indici, ossia dei rapporti fra misure, che si dimostrarono incomparabilmente più adatti negli studi antropologici dell'uso delle misure assolute.

Mentre nella prima metà del sec. xix prende grande sviluppo lo studio dei crani, sorgono anche società di a. per l'incremento di questa disciplina. Nella seconda metà dello stesso secolo due nomi occupano gran parte della storia dell'a.: il de Quatrefages e il Broca. L'insegnamento dell'a. fu elevato dal de Quatrefages ad una altezza che anche oggi difficilmente raggiunge. Nell'opera Unita de l'espèce humaine si dichiarò nettamente a favore del monogenismo.

Il Broca, medico positivista, impresse all'a. un indirizzo essenzialmente morfologico e materialista, ponendo come fondamento di ogni progresso della scienza dell'uomo, la conoscenza della forma, non soltanto per la scienza antropologica in senso stretto, ma anche per le scienze fisiologiche, psicologiche e sociologiche. Fondò a Parigi nel 1859 la "Société d'Anthropologie ", sul cui esempio furono fondate società simili nei principali paesi d'Europa : a Londra nel 1863, a Madrid nel 1865, a Mésica nel 1866, a Firenze dal Mantegazza nel 1868, a Berlino nel 1869. L'indirizzo del Broca portò vantaggi, ma anche danni all'a., soprattutto con l'aver esagerato l'importanza del metodo metrico e per le sue prevenzioni di carattere materialistico.

Accanto al de Quatrefages e al Broca nel sec. xix va ricordato il belga Quételet, per l'impulso da lui dato all'antropometria. Fra i principali rappresentanti, negli ultimi tempi, della scuola del Broca, vi fu il francese Manouvrier che si occupò, oltre che della tecnica antropometrica, dell'interpretazione del peso dell'encefalo.

Mentre all'estero si tendeva ad esagerare l'importanza delle misure e degli indici nello studio dell'a., in Italia si tentava, per opera di Giuseppe Sergi, di ricondurla quasi esclusivamente su basi morfologiche. Il Sergi distingueva diverse forme di crani, osservandoli da punti di vista differenti, in base alle quali stabiliva una classificazione complessa e non di rado soggettivo che incontrò le critiche di molti. Il Frassetto (1929) ne tentò la semplificazione, suggerendo nuovi metodi. Fra coloro che più contribuirono a mettere nel suo vero valore l'uso degli indici e delle misure senza esagerarlo, nè sminuirlo, fu il Biasutti.

Non potendo abbondare in maggiori particolari sulla storia dell'a. degli ultimi tempi, basterà allo scopo ricordare alcuni studiosi che più degli altri hanno influito sul progresso della medesima. Tali sono il Virchow, il Kollmann, il Ranke, il Klaztsch, lo Schwalbe, il von Lanchan, il Martin, il Mollison, il Weinert, il Fischer, il Poëch ed altri.

In Italia, oltre i nomi su ricordati, vanno menzionati: P. Mantegazza, fondatore della "Società di a. e di etnologia e di Firenze, e autore di note pubblicazioni scientifiche divulgative a contenuto purtroppo materialistico, il Tedeschi, direttore dell'Istituto di A. di Padova, il Ruggeri, che insegnò a Napoli e si oppose al poligenismo di G. Sergi.

Presentemente lavorano indefessamente nel campo dell'a. in Italia: Sergio Sergi, figlio di Giuseppe e a questo successo nella direzione dell'Istituto Romano, il Frassetto, della scuola bolognese, il Sera dell'Università di Napoli, il Battaglia di Padova, il Genna di Firenze, il Sacchetti di Roma.

Contribuirono validamente allo sviluppo dell'a., oltre il sorgere e il diffondersi delle idee evoluzionistiche, specialmente dopo la pubblicazione del libro del Darwin Stelle origini delle specie (1860), la scoperta degli utensili litici dell'uomo fossile, per parecchio tempo contestati e finalmente ammessi, e il riconoscimento dei resti scheletrici dell'uomo fossile. Alle prime scoperte, avvenute per gli utensili litici nel 1838, da parte del Boucher De Perthes, nei depositi della valle della Somma, e per l'uomo fossile, nel 1836, nella valle del Neander, presso Düsseldorf, seguirono numerosi rinvenimenti, donde ebbero origine due branche notevoli degli studi antropologici, la paleoantropologia e la paleoetnologia.

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Un altro impulso a queste discipline e all'a. in genere, venne dato dalla scoperta del pitecantropo fatta a Giava, nel 1891, dal medico olandese Dubois.

Lo studio della morfologia nelle varie razze, fatto dapprima specialmente sulle ossa e sul cranio, si estese maggiormente anche alle forme esterne del corpo umano (somatologia). Basti accennare, fra tanti, ai lavori del Beddoc per gli Inglesi, del Livi per gli Italiani, del Czekonowski per alcuni gruppi di Negri, del Sassain per i Vedda e i Neocaledoni, del Martin per alcune stirpi della Penisola malese. Per lo studio dell'anatomia delle varie razze, vanno ricordati il Muric, il Turner, il Testuti, il Gasomini, l'Adachi, ecc.

Presentemente, l'a. si è rivolta in modo particolare allo studio dell'ereditarietà dei caratteri (v. eredita), all'eugenica razziale ( v. eugenica), alla dottrina della costituzione ( v. motriplogia), alla distribuzione dei gruppi sanguigni (v. sangue).

Hanno influito su questo orientamento - non sempre felicemente - fattori anche estranei alla ricerca scientifica, come movimenti nazionalistici e direttive politiche.

Purtroppo però gli studi antropologici furono per molto tempo ed in forte prevalenza contaminati dal pensiero materialistico, dominante in a., fino a poco tempo fa. Tale influsso dannoso si fece risentire specialmente nei gravi e delicatissimi problemi concernenti le origini, che tanta intima relazione hanno con la religione e la vita morale. Al presente tuttavia non mancano antropologi, specialmente fra i giovani che, immuni dai pregiudizi di un tempo, considerano le questioni con mente più sêrena e più aperta ad accogliere anche concezioni finalistiche della natura e spiritualistiche dell'uomo. Le loro ricerche, oltre ad avere il merito di una maggiore profondità, acquistano quello di un valore scientifico più alto, in quanto non si limitano, come quelle di alcuni empiristi e positivisti, alla semplice descrizione dei fenomeni, ma ne indagano le cause profonde, non ripugnando di chiedersi, oltre il perché causale, quello finale dei vari e meravigliosi fenomeni di cui l'antropologo è spettatore privilegiato.

Limitandoci ad esporre qui brevemente il metodo antropologico e i principali risultati ottenuti nel campo specifico dell'a. classica, cioè dell'osteologia antropologica e della morfologia umana, si rimanda alle singole voci per la trattazione delle altre parti di questa disciplina (v. PAlegantropologia; razza; nazzismo).
2. Ostrologia Antropologica. - Lo studio morfologico e metrico delle ossa ha sempre costituito, per i motivi sopra accennati, una parte principalissima dell'a. Esso acquista un valore addirittura esclusivo quando si tratta dello studio di razze fossili, delle quali, com'è ovvio, non può rimanere che il sistema scheletrico. Da tale studio tuttavia, se condotto con prudenza ed esattezza scientifica, è possibile ragguagliarsi anche sulla morfologia e sullo sviluppo di parti mancanti, mediante le impronte e le modificazioni che hanno impresso al sistema osseo. Così, ad es., è possibile rilevare il volume del cervello dalla capacità cranica, lo sviluppo dei muscoli dalle creste ossee delle inserzioni muscolari, la forma approssimativa della superfice cerebrale dalle impronte cerebrali dall'endocranio, ecc. In base a ciò, si comprende come sia possibile ad antropologi provetti conoscere molte cose sullo sviluppo e sulla forma delle parti molli dell'organismo, situate in diretto contatto con le ossa, di razze completamente estinte e a noi note soltanto mediante alcuni avanzi scheletrici. Non mancarono però e non mancano anche ai nostri giorni studiosi entusiasti che, lasciandosi andare alle facili costruzioni della loro fantasia, più che ai dati di fatto, fecero e fanno dire alle ossa quello che in nessuna maniera possono rivelare.

Non essendo possibile esporre qui completamente il metodo seguito in osteologia e a. e i risultati ottenuti, ci si limita ad accennare alle nozioni principali, concernenti il cranio, che è la parte scheletrica più importante e quella che maggiormente interessa,
sia agli effetti delle classificazioni razziali e sia, soprattutto, per lo studio dei fossili umani.

Elementi di craniometria. - Nello studio delle parti scheletriche, come del resto in quello del vivente, oltre che della forma, si tiene conto delle misure e delle proporzioni. La parte dell'a. che si occupa delle misure e delle proporzioni, si chiama antropometria. Perché i rilievi antropometrici permettano una comparazione generale è utile che almeno una parte di essi siano fatti secondo norme determinate e comuni a tutti gli studiosi. Si è stabilito perciò un certo numero di punti, distanze, piani, linee di riferimento, sia rello scheletro, sia nel vivente, che hanno per tutti gli antropologi lo stesso
![img-17.jpeg](img-17.jpeg)
(d) Materni. La vita e l'uomo, p. 80, srondo Biscatti) Antropologia - Punti craniometrici umani : b bregma ; si si-ghino: o nasion: in spina nasale anteriore: go gonion: go gnathion; pr prosthion; g glabella; l lambda; op opisto. cranio: i inion.
valore e significato, e che permettono di confrontare le misure prese dai vari antropologi su diversi materiali.

Ad es., la glabella è il punto sul piano mediano di massima sporgenza del margine inferiore del frontale; l'opisthohranion è il punto che corrisponde sulla linea mediana dell'occipite, alla massima distanza dalla glabella; il bregma è il punto in cui le due gambe della sutura lambdoidea s'incontrano con la sutura sagittale; il basion, è il punto in cui il margine anteriore del foramen magnum è tagliato dal piano sagittale. E cosi dicasi di altri punti bene determinabili nel cranio.

Partendo da questi punti è possibile misurare distanze che hanno un valore omologo o corrispondente nei diversi crani. Così si ha la distanza glabella-opisthohranion, che misura la massima lunghezza del cranio, la distanza basion-bregma, che dà l'altezza del cranio; la distanza fra le parti più laterali esterne del cranio che misura la larghezza del cranio, e così per le altre misure.

Le misure assolute però hanno minor importanza per i confronti. Ciò che più importa è conoscere, non tanto l'altezza, la larghezza o la lunghezza di un individuo o di un cranio, quanto il rapporto o le proporzioni che tali misure hanno fra loro, giacché si comprende che la differenza è minore fra due individui che siano l'uno più grande dell'sitro, ma le cui rispettive misure stiano in eguale rapporto che fra due individui le cui misure siano in rapporti diversi. Si determinano perciò, mediante le misure dianzi accennate, dei rapporti fra esse che si chiamano indici. Questi si calcolano prendendo come numeratore la misura minore, moltiplicata per too, e, per denominatore, la misura maggiore. Il rapporto o indice così ottenuto è stato diviso in classi o categorie, a seconda del loro valore, inferiore, compreso o superiore a determinati

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valori scelti convenientemente. Si sono cosi distinti, ad es., i crani, quanto all'indice lunghezza-larghezza o indice cefalico, in dolicocefali (crani lunghi), mesocefali (crani medi) e brachicefali (crani corti).

Indichiamo i principali indici del cranio con le rispettive categorie craniometriche.

1. Indice trasverso-longitudinale (larghezza-lunghezza):
frac{text { larghezza } × 100}{text { lunghezza }}
Dolicocefali (crani lunghi) . . . . . fino a 74,9
Mesocefali (crani medi) . . . . . . da 75,0 a 79,9
Brachicefali (crani corti) . . . . . da So,o in su
2. Indice facciale totale: altezza totale faccia × 100
frac{text { larghezza bixigomatica }}{text { larghezza bixigomatica }}
Euriprosopici (faccia bassa) . . . . fino a 84,9
Mesoprosopici (faccia media) . . . da 83,0 a 89,9
Leptoprosopici (faccia alta) . . . da 90,0 in su
3. Indice facciale superiore:
frac{text { altezza facciale superiore } × 100}{text { larghezza bixigomatica }}
Eurini (faccia superiore bassa) . . fino a 49,9
Meseni (faccia superiore media) . . da 50,0 a 54,9
Lepteni (faccia superiore alta) . . . da 55 in su
4. Indice nasale :
frac{text { larghezza nasale } × 100}{text { altezza }}
Leptorrini (nasi alto-stretti) . . . . fino a 46,9
Mesorrini (nasi medi) . . . . . . da 47 a 50,9
Platirrini (nasi bassi-larghi) . . . . da 51 in su
Oltre a punti, misure e indici, si sono determinati anche angoli, piani, circonferenze, archi, ecc. che possono servire a una più esatta comprensione della struttura cranica o biologica. Fra i più noti sono: l'angolo del pragmatismo che dà la sporgenza in avanti della faccia (molto pronunciato negli Australiani); la massima circonferenza orizzontale del cranio, i piani antropologici tedesco e francese.

Si dice che un cranio è orientato sul piano tedesco, quando ambedue le linee (una per lato) orbitale-porion, sono sullo stesso piano orizzontale.
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)
(on fittura di Antropologia, Iuss.2)
Anthropologia - Cranio sospeso all'assidiatétero di S. Sergi, secondo l'asse bregma-basion.

Si dice che un cranio è orientato sul piano francese, quando i due condili e il prosthion appoggiano sul piano orizzontale.

La determinazione di tali piani diviene indispensabile quando si voglia fare confronti, perché la forma e spesso le misure cambiano a seconda del modo com'é orientato il cranio.

Uno degli strumenti più perfetti per tali orientamenti e per il rilievo delle proiezioni è l'assidiatétero di Sergio Sergi.

Alla determinazione delle misure e degli indici si uniscono riferimenti intorno alla forma dei crani, osservati in determinate norme. Si distinguono cosi crani ellissoidi, pentagonoidi, romboi,li, sferoidi, ecc.

Anche la capacità cranica ha importanza nello studio antropologico. Donde diversi metodi per misurarla direttamente (riempimento del cranio mediante pallini, miglio ecc.) e sistemi indiretti, mediante calcoli matematici in base alle misure ed agli indici.

Riportiamo alcune medie razziali della capacità cranica:

| Eschimesi |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  |  | 

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ANTONIO DI PADOVA
![img-19.jpeg](img-19.jpeg)
fot. Alinari)
Tavola di Cosme Tura (sec. xv) - Museo del Louvre.

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![img-20.jpeg](img-20.jpeg)

A sinitris: CAVALIERE BIANCO DELL'APOCALISSE (Apoc. 6, 2, 4; 19, 11) Disegno su pergamena di artista tedesco (ca. 1320) - Norimbergo, Museo Nas. A decem: SIMROLO DELL'ANTICRISTO E DI BABILONIA (Apoc. 17, 4-5, 18, 2) Disegno su pergamena di artista tedesco (ca. 1320) - Norimbergo, Museo Naz.

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![img-21.jpeg](img-21.jpeg)

Anthropologia - Varic forme di capelli : a-b, liscotrichi o diritti ; c-d-e, cimotrichi; l-i, ulotrichi.

La dipendenza del colore della pelle dagli elementi climatici, è generalmente ammessa; tuttavia essa presenta ancora molti lati dubbi e oscuri. Si ritiene che il clima influisca sul colore per il fatto che la pelle, sotto l'azione prolungata delle radiazioni solari, diviene oscura e perché nell'area Europa-Asia esiste una certa corrispondenza fra intensità di pigmentazione e radiazioni luminose. Il minimo di pigmentazione si incontra nella zona circostante al Baltico e al mare del Nord; il massimo nelle savane aperte del Sudan. A queste osservazioni che deporrebbero in favore di un nesso causale fra il clima e la pigmentazione, se ne oppongono altre, e cioè che l'oscuramento della pelle, per causa della luce, è limitato e temporaneo, mentre le popolazioni melanodermiche sono estremamente oscure e tale carattere è costante ed ereditario; inoltre, in altri continenti, particolarmente fra le popolazioni indigene dell'America, la corrispondenza fra pigmentazione e clima non si osserva. Pertanto il problema delle origini della pigmentazione non è ancora risolto.

Col colore della pelle va ricordata la macchia mongolica o macchia pigmentaria congenita, presente nei neonati fino a qualche anno di vita con percentuale assai varia nelle differenti razze. Nei Cinesi anche 100 % (quasi), nei Bianchi dal 2 allo 0,5 %. Si trova nella regione sacrale, ed è formata da cellule pigmentate (cromatofori) presenti nel derma. Il colore varia con la razza: bleu pallido negli Europei, color d'argilla nei Cinesi, verdastro negli Amerindi, nerastro nei Negri e nei Cinesi.
[ ] Sarebbe, secondo alcuni, un carattere di una razza primitiva che sarebbe emigrata dall'Asia meridionale verso l'Oriente e verso il Mediterraneo; secondo altri sarebbe un carattere atavico di antenati comuni.

Forma e colore dei capelli. - La forma del capello varia da quello crespo, corto e fine, a quello diritto, lungo e grossolano, passando per tutte le gradazioni intermedie.

Di grande importanza { }^{7} è la forma della sezione del capello. Il tricociclofero di S. Sergi permette una precisa valutazione di diametri.

Si suole raggruppare tutte queste varietà in tre categorie :
capelli elicotrichi : "a spirale». L'impianto nella cute è curvilineo; la sezione ha forma irregolare, generalmente appiattita. La spirale del capello può essere molto corta, nelle forme meno crespe (Pigmei, Boscimani) e anche notevolmente ampia (Abissini, Melanesiani). La maggior parte dei Negri africani presentano questa forma di capelli;
capelli cimotrichi: ondulati. L'impianto è rettilineo; la sezione ovale. La lunghezza del capello cresce quanto più si avvicina alle forme lisce. Hanno questa forma di capelli gli Europei;
capelli lissotrichi: diritti, grossolani, simili ai crini del cavallo. L'impianto è rettilineo; la sezione rotondeggiante. La lunghezza può superare quella dei cimotrichi. Presentano questa forma di capelli i Mongoli.

E notevole che gli elicotrichi alla nascita sono cimotrichi, presentano cioè i capelli ondulati e divengono crespi solo dopo qualche settimana (Negri africani) ed anche dopo alcuni mesi (Negri oceanici).

Questo fatto fa ritenere che i capelli crespi siano un carattere acquisito più tardi e che inizialmente la capigliatura fosse liscia o ondulata.

Il grado di pelosità (barba, peli del corpo, ecc.) sembra in dipendenza della forma dei capelli. Gli individui lissotrichi sono glabri; i cimotrichi non lo sono mai, anzi, in alcune zone, mostrano un grado altissimo di pelosità (Australiani, Ainu, Toda dell'India). Gli elicotrichi hanno, generalmente, scarsa pelosità. Si dànno però notevoli eccezioni (Pigmei africani, Melanesiani, Tasmaniani, ecc.).

Il colore dei capelli dipende da un duplice pigmento : uno giallo-rossiccio, diffuso, e un altro, in granuli, che varia dal bruno-giallastro al nero.

Nell'Europa e in un'ampia zona contigua, si trovano tutte le gradazioni di colori, sia degli occhi, sia dei capelli; fuori di questa zona i colori variano dal bruno al nero.

Il biondismo (con gli occhi azzurri) si trova principalmente in Europa e zona contigua. Entro quest'area non sembra necessariamente legato a un dato tipo somatico o razziale, perché lo si può trovare fra gli Scandinavi, come fra i Polacchi, i Lapponi, i Finni, gli Ostiachi e le popolazioni alpine.

Si sono trovati individui biondi o biondicci anche fra popolazioni estracuropee, come Pigmei, Australiani dell'Ovest, Cuna del Centroamerica, e altri.

I capelli rossi non costituirebbero un carattere razziale, ma un'anomalia individuale (eritrismo), più frequente in alcuni gruppi, come Scozzesi, Gallesi, Finlandesi, Ebrei europei.
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(da Archivio d'ostropologia criminale, palchiutria e medicina legale, 19(9)
Anthropologia - Tricocicloferodi S. Sergi, apparecchio per la misura del dismetro dei capelli e dei peli. Veduto di lato e dall'alto.

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La statura. - La statura media nei maschi adulti varia da 142 a 180 cm . La statura media della donna è di ca. 12 cm . più bassa; ma nei gruppi umani a statura bassissima, come i Pigmei dell'Ituri, la differenza si abbassa a 9 .

In genere, nei vari continenti, si nota una distribuzione periferica delle stature più basse. Tale distribuzione fa pensare che le stature più basse rappresentino forme più vecchie che hanno ceduto gradatamente terreno dinanzi alla diffusione delle stature alte, fino a rifugiarsi nelle zone marginali o in quelle più sfavorevoli, come le tundre artiche, le foreste settentrionali, i deserti, ecc.

Proporzioni del corpo. - Anche le proporzioni del corpo, ossia le dimensioni relative della testa, del tronco e degli arti, presentano variazioni individuali e medie, che si devono considerare.

Si calcolano le varie misure, riportandole a quella della statura. Particolare considerazione merita il rapporto fra l'altezza del soggetto seduto e quella del soggetto in piedi. Esso dà la lunghezza relativa della gamba, ed ha ricevuto perciò il nome diindice schelico; e cosi è da
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(da S. Sergi, Archivio di antropologia riminufe pachiatria e medicina legale, D)8) Antropologia - 1) Capello di cinese veduto secondo il messimo diametro = mathrm{mm} .0 .151 ; 2) Capello di cinese, secondo il diametro minimo =mathrm{mm} .0 .147 : 3) Capello di arbore (negroido) veduto secondo il massimo diametro - mm . 0,098 ; 4) Capello di arbore secondo il diametro minimo =mathrm{mm} .0,098. 5) Capello di arbore secondo il diametro minimo =mathrm{mm} .0,098.
notarsi il rapporto fra la grande apertura delle braccia e la statura.

L'indice schelico varia fra 45,7 (un gruppo di Nilotici altissimi) e 55,4 (Eschimesi dell'Alaska meridionale). In questo indice, i valori bassi indicano gambe lunghe, i valori alti gambe corte.

Il rapporto dell'apertura delle braccia alla statura, oscilla nella media fra 99 (Giapponesi) e 108 (Negri). Nei primi l'apertura delle braccia è inferiore alla statura, nei secondi è superiore.

Generalmente lo sviluppo degli arti nei vari gruppi umani è correlativo: le gambe lunghe si trovano con braccia lunghe e le gambe corte con braccia corte. Gli altri caratteri (diametri trasversali del tronco) sono pure correlativi, mentre la statura non presenta correlezioni, potendosi trovare brevilinei e longilinei in ogni classe di statura. Nell'interno del medesimo gruppo però, si nota la tendenza delle proporzioni longilinee ad associarsi alle stature più alte, e di quelle brevilinee ad unirsi alle stature basse.

Quanto all'indice schelico si possono fare le seguenti categorie :
macroscheli . . . . . da 49,0 a 50,9
mesatischeli . . . . . da 51,0 a 52,9
brachischeli . . . . . da 53,0 in più

Le forme macroscheliche si trovano principalmente nelle regioni meridionali del mondo antico, specialmente Sudan, Ceylon, Australia e Nuove Ebridi. Le forme brachischeliche si trovano specialmente nelle regioni settentrionali: parte dei Lapponi, Calmucchi, indigeni del Nord America, la quasi totalità dei popoli di razza gialla, ecc. Si è notato una certa corrispondenza fra brachischelia e i capelli lissotrichi. Sembra che vi sia relazione fra ambiente e indice schelico. Le forme brachischeliche (gambe corte) si troverebbero specialmente nelle regioni montane e forestali, quelle macroscheliche (gambe lunghe) nei grandi spazi aperti, come nei deserti e nelle steppe. Si notano riscontri del genere negli animali, ad es. : l'antilope tibetana è tarchiata, e quella delle steppe nord-africane è longilinea.

Steatopigia. - E un carattere particolare di alcune popolazioni (Boscimani e Ottentotti) che consiste in uno sviluppo ipertrofico della regione dei glutei e delle cosce.

Forma della faccia. Indice facciale. - Molti caratteri della faccia si prestano poco ad essere misurati, e si possono soltanto descrivere, ad es., la forma del contorno della faccia medesima, la forma dell'occhio, della bocca, della regione nasale, la forma e la posizione delle ossa zigomatiche e molari, ecc. Altri si possono osservare soltanto nel cranio (formadell'apertura piriforme del naso, delle orbite e del palato). Ma altri si prestano a misurazioni anche nel vivente e sono le dimensioni, sia assolute, sia relative, delle varie parti. Queste misure però, per le difficoltà cui praticamente sono soggette, vanno prese con molto discernimento, specialmente quando si tratta d'istituire confronti. E particolarmente calcolato l'indice facciale morfologico, che dà il rapporto - come s'è visto - fra l'altezza nasionmento e la larghezza della faccia.

In base all'indice facciale si distinguono le seguenti categorie :
lepto o dolicoprosope (facce lunghe) . da 90,0 in su mesoprosope (facce medie) . . . . . da 85,0 a 89,9 brachi o europrosope (facce larghe) . . fino a 84,9

I valori delle medie minime si sono trovati nelle donne Acca dell'Ituri (Congo) con 73, 4, i massimi negli Svedesi occidentali con 93,7 . Le forme brachiprosope si trovano nelle regioni tropicali e australi del mondo antico e in Oceania fino alla Tasmania. Le forme dolicoprosope sono

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poco diffuse. S'incontrano specialmente in alcuni distretti dell'Europa, dell'Asia anteriore, dell'Africa settentrionale e nell'Oceania presso gli Jaluit e i Tonga.

Prognatismo. - Si dice "prognato" quel profilo facciale, in cui la bocca è più o meno sporgente, "ortognato" il profilo opposto. Si osservano variazioni notevoli, dalla forma molto sporgente del viso di un Australiano a quella ultra-ortognata del tipo estetico classico.

Al prognatismo del viso contribuisce tutto il mascellare superiore (Australiani), oppure soltanto la regione alveolare ("profatnia"), come in molti Negri.

Al prognatismo si associa, generalmente, la bocca larga, con labbra grosse. Le labbra tumide si trovano nei tipi meridionali (equatoriali), quelle sottili nei nordici.

Il mento può essere più o meno sfuggente all'indietro, oppure prominente, basso o alto.

Il mento sfuggente si trova in molti uomini fossili e, fra i viventi, specialmente nei Neocaledoni. Il mento alto è proprio di alcuni gruppi mongoloidi (Eschimesi) ed europoidi (Nordici).

Forma dell'occhio e dell'apertura palpebrale. - Si può distinguere la forma dell'orbita e delle parti molli. La forma dell'orbita può variare da tipi stretti e allungati orizzontalmente, a tipi dallo sviluppo verticale. I primi si trovano nelle facce basse. Sono frequenti in forme fossili e in alcuni tipi attuali (Australiani, Neocaledoni, Lapponi). I secondi si trovano in facce a sviluppo verticale.

Riguardo alle parti molli, l'apertura palpebrale varia pure notevolmente da razza a razza e tra individui della medesima razza, passando per tutte le forme intermedie, da quelle strette e socchiuse a quelle larghe e aperte.

Nei Mongoli l'apertura palpebrale è stretta e obliqua, negli Europei, Pigmei, Negri, è aperta e orizzontale. Nei Mongoli si osserva inoltre la plica mongolica. La palpebra, nell'interno dell'occhio, in alcuni gruppi umani, è ripiegata e copre l'angolo interno dell'occhio. Tale piega è nota col nome di plica mongolica, perché frequente nelle popolazioni mongole. Si osserva però anche in altri gruppi, ad es. fra gli Ottentotti, soltanto che in questi scende verso il lato laterale, anziché verso il lato mediale. La plica indiana degli Amerindi è rappresentata da un prolungamento mediale del margine palpebrale superiore che nasconde sia la caruncola, sia l'estremità mediale del margine palpebrale inferiore.

Queste conformazioni si osservano tuttavia, benché raramente, presso tutti i tipi razziali.

La plica mongolica non è rara nei neonati europoidi; ma poi scompare con lo sviluppo. La plica ottentotta non è rara anche negli Europoidi adulti.

I tre caratteri dell'occhio mongolico: fessura stretta, obliquità e plica mongolica, presentano notevoli variazioni di gruppo e individuali e possono separarsi.

Il colore degli occhi dipende da diversi fattori, ma principalmente dalla struttura e pigmentazione dell'iride.

L'iride consta di vari strati sovrapposti che, dalla faccia anteriore alla posteriore, sono: l'endotelio, lo stroma e l'epitelio. L'endotelio copre la faccia anteriore dell'iride. Presenta sulla superfice anteriore delle depressioni o cripte che mancano nel fondo. E formato di cellule endoteliali molto appiattite, a contorno quasi circolare e non di rado pigmentate. Lo stroma forma lo strato fondamentale dell'iride. Consta di un tessuto connettivo fibrillare, percorso da vasi e da nervi, e contiene il muscolo sfintere della pupilla. Nello stroma si trovano cellule contenenti pigmento in quantità variabile (cellule dello stroma).

L'epitelio consta di due strati, ed è assai pigmentato, eccetto che negli albini.

Negli occhi "chiari " il pigmento manca o è scarso nello stroma; il pigmento bruno dello strato interno o retinico, attraverso allo stroma, all'endotelio, all'umor acqueo e alla cornea, dà, per trasparenza, il colore azzurro, grigio o verde. Negli occhi «scuri» il colore è dato dal pigmento delle cellule cromatofore dello stroma oltre che dallo strato pigmentato interno.

Raramente l'iride è di tinta uniforme. Presenta di solito tre zone concentriche, una pupillare, una centrale, ed una terza periferica. Quest'ultima, di solito, è la più oscura, poi viene la pupillare, quindi l'intermedia. Inoltre i cromoplasti si dispongono spesso a
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(du Marcocci, La vita e l'uomo, tav. XXIII, secondo Metschnikow) Antropologia - Plica mongolica dell'occhio.
raggi di ruota, dando all'iride un aspetto a strisce raggiate e increspate.

Il colore degli occhi viene classificato mediante tavole cromatiche. Particolarmente usate sono quelle del Martin e quelle del Martin-Schultz.

Forma del naso e indice nasale. - Si considera del naso la radice, il dorso, le ali.

La forma e le proporzioni di questa parte variano grandemente con i vari individui e con le diverse razze, dalla forma classica del naso greco a quella del naso africano.

La radice del naso può essere più o meno infossata, fino ad assumere un aspetto rettilineo.

Il dorso del naso, visto di lato, può presentarsi depresso, rettilineo, ricurvo ad arco, oppure in modo da formare un angolo. Inoltre, si possono avere le varie combinazioni di queste forme, come : la combinazione depressa-ondulata, ricurva-ondulata. Il profilo del naso, oltre che dalla forma della radice e del dorso, viene determinato dalla forma della punta e dell'orlo inferiore.

La punta può essere acuta e arrotondata. Si possono avere punte del naso caratteristicamente ingrossate. Sono tipiche quelle dei nasi armeni.

L'orlo inferiore del setto nasale e delle alette, alle volte, è perpendicolare, rispetto al labbro superiore, altre volte è obliquo verso l'alto o verso il basso.

La forma delle radici può variare dai tipi più alti e stretti della razza nordica, ai tipi bassi e larghi delle razze africane.

Le ali del dorso hanno forma e posizioni diverse, dipendenti dalla forma delle narici e del dorso stesso.

Si esprime il grado di dilatazione delle narici mediante un rapporto fra la larghezza del naso al livello delle nari

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e l'altezza del naso, dal nasion al setto nasale. Tale rapporto si chiama indice nasale, e si esprime dividendo la larghezza del naso × 100, per l'altezza :

Indice nasale: larghezza del naso × 100
Lunghezza
Si distinguono, in base a questo indice, nasi :
leptorrini . . . sino a 70
mesorrini . . . da 70 a 85
platirrini . . . da 85 in su.
I nasi platiırini e iperplatirrini si trovano in tutta l'Africa fino al tronco settentrionale, nella Melanesia, nell'Oceania fino all'equatore, nell'Asia meridionale e nell'Insulindia. I nasi leptorrini si incontrano specialmente in Europa, nell'Africa settentrionale e nell'Asia anteriore. I nasi mesorrini si osservano, oltre che nelle zone marginali delle aree platirrine, nell'America tropicale e subtropicale, nella Micronesia e Polinesia, nell'Asia settentrionale.

In base alla forma e all'indice nasale, si possono distinguere vari tipi razziali di nasi.

Forma della testa e indici cefalici. - Quanto alla forma della testa e agli indici cefalici, vale in gran parte cio che è stato detto parlando del cranio. Si può aggiungere che le forme brachicefale si trovano nel continente Euroasiatico, nella Polinesia e nell'America; quelle dolicocefale nelle zone terminali o periferiche, come, ad es., nei margini nord-occidentali e meridionali dell'Europa, nell'Asia meridionale, nelle isole periferiche della Polinesia e negli estremi margini artici e subartici dell'America; oppure in aree centrali, coincidenti con l'ambiente montano intertropicale (Indocina, Insulindia, America centrale e meridionale).

Anche quanto alla conformazione anatomica dei vari sistemi ed organi si notano differenze razziali, benché queste siano state osservate meno di quelle morfologiche esteriori, perché più difficilmente osservabili. Tali differenze, sarebbe superfluo dire, si osservano nelle statistiche o medie, come, del resto, anche le altre differenze razziali.
4. Principali differenze morfologiche fra uoMINI E ANTROPOIDI. - Le principali differenze fra uomini e antropoidi sono quelle che si connettono più o meno strettamente col maggiore sviluppo del cervello, con la stazione eretta e con l'assenza di rivestimento peloso nell'uomo.

Assenza di rivestimento peloso. - Tutti i primati, compresi gli antropoidi, hanno il corpo ricoperto da una fitta pelliccia. Nell'uomo invece il sistema pilifero è cosi ridotto, pur tenendo conto delle differenze razziali e individuali, che si può parlare di pelle nuda. Si ha formazione di peli lunghi e fitti, soltanto in alcune parti del corpo (capo, mento, ecc.), ma le altre parti presentano soltanto una rada peluria che non si può paragonare col vello degli antropoidi.

Sviluppo e forma del cervello. - Il cervello e, conseguentemente, il cranio cerebrale dell'uomo è m