volume-01

Back to Volumes
e italiana con tutta l'ulliciature della Lesta, Roma 1903. Dopo il 1905 la controversia fra A. Papadopoulos-Kerameus e M. Thearvis, in Echos d'Orient, 7 (1904), pp. 203-320; 8 (1905), pp. 164-66; G. Cammelli, Romuno il Melode, Firenze 1930. Edizioni della opere di Giorgio di Pisidia: PG 92, 1535-48 e testi greci relativi all'inno: 1347-72; ed. Pitta, in Analecta Sacra, 1 (1876), pp. 250-62; elenro dei manoscritti e bibliografia completa di P. F. Kryniakiewicz, De hymni ascetistici auctore, in Byzantinische Zeitschrift, 58 (1909), pp. 357-82; P. Maas e A. Baumstark, ibid., 14 (1905), p. 644; 15 (1906), p. 19; 16 (1907), pp. 636-38; C. Del Grande, L'inno a., Firenze 1948. Placido De Meester
acattOLICÓ. - Per a., secondo l'etimologia ( dot{α} privativo e π α θ δ λ ι α ς ) s'intende chiunque non sia cattolico; quindi : 1) in senso lato non solo i battezzati non cattolici, ma anche tutti coloro che più propriamente si chiamano «infedeli» (v); 2) in senso stretto tutti coloro che pur avendo ricevuto il battesimo e dicendosi percio cristiani, tuttavia non professano la fede cattolica o ne sono separati (eretici, scismatici, apostati; cfr. CIC, can. 1325).

I principi fondamentali del Diritto Canonico riguarda agli a. battezzati sono i seguenti : 1) essi sono tenuti per sè ad osservare le leggi canoniche della Chiesa, che riguardano il bene comune (ad es. le leggi circa gli impedimenti matrimoniali), perché chiunque è battezzato è persona della Chiesa (can. 87), e se può essere privato di alcuni diritti per eresia o scienza o pena, non viene con questo liberato dai doveri, che incombono si cristiani. 2) per accidens, tuttavia, sono scusati dall'osservanza di alcune leggi canoniche, in quanto o ne vengono positivamente esonerati (ad es. dalla forma cattolica del matrimonio, esclusi i figli d. gli
a. battezzati nella Chiesa cattolica: CIC, c. 1099, § 2, e la modifica introdotta dagli AAS, 40 [1948] p. 305), o vengono esclusi dalla facoltà di compiere alcuni atti (ad es. ricevere i sacramenti, senza far precedere l'abiura degli errori ed essere riconciliati con la Chiesa). Quando poi si tratta dei precetti della Chiesa che riguardano la santificazione personale, come quelli dell'astinenza, del digiuno, dell'assistere alla Messa nei giorni prescritti, ecc., si può praticamente ritenere probabile l'opinione che gli a. battezzati ne siano esenti (A. Vermeersch-J. Creusen, Epit. Fur. Can., I, ⁶² ed., Roma 1937, n. 106; G. Frassinetti, Compendio della Teol. mor., I 1^{°} ed., Torino 1938, nota 7 al n. 30), quantunque altri (ad es. F. Cappello, Summa Iur. publ. Eccl., 4^{°} ed., Roma 1943, n. 280) lo neghino.

Finalmente il can. 1350 prescrive che la cura degli a. battezzati, che si trovano nei territori diocesani o parrocchiali, competa agli ordinari e ai parroci; mentre per quelli che risiedono in territori non ancora divisi in diocesi e parrocchie ogni cura spetta alla Sede Apostolica. (v. anche apostasia; culti annessi; disparita di culto; eresia; infedeli; matrimonio; missioni; delicione mista; scissa).

Per le relazioni tra cattolici e a., v. comunicatione nelle cose sacre.

ACAZ: v. ACHAE.
ACCAD (cuneiforme Agade { }^{21} o Akhadu, che gli assirialogi trascrivono Achad, Akhad o Accad). - Antica città della Babilonia settentrionale, una delle quattro fondate da Nemrod in Sennaar (Gen. 10, 10), forse l'odierna Tell ed-Deir; vi era il tempio E-al-mat della dea Anunitum. Era capitale della regione omonima (māt Akhadu) cui apparteneva anche la fiorente Kiš comprendente la parte settentrionale della pianura mesopotamica ( 15.000 kmq .) e confinante a sud con Sumer (v.). Fu sede di un regno e di una dinastia che ebbe una cultura floridissima tra il 2525 e il 2330 a. C. Gli Accadi, che appaiono verso la fine del 4^{°} millennio a. C., con tendenza ad estendersi verso sud, ebbero parte prevalente nella cultura e nella storia assiro-babilonese. La loro non lunga dinastia fu semitica, com'era la maggioranza della popolazione.

I regnanti favorirono l'incremento culturale, specialmente artistico. Gli elenchi dei re (di epoca molto posteriore), ricordano undici nomi:
1^{°} Sargon (o Sarruken) . . . . . 55 anni di regno
2^{°} Rimuš . . . . . . . . . . . 15 " "
3^{°} Maništusu . . . . . . . . 7 "
4^{°} Naram-Sin . . . . . . . 56 " "
5^{°} Sarkalizarri . . . . . . . . 25 "
6^{°}-9^{°} Igigi, Imi, Nani, Elulu . . . 3 " "
(interregno)
10^{°} Duda . . . . . . . . . . . 21 "
11^{°} Sudurul . . . . . . . . . 15 "
Sargon-Sarruken, il primo re conosciuto, fu valoroso e fortunato guerriero. Vinse il competitore Lugalzaggisi, re di Uruk e di Lagaš, che si gloriava del titolo di re di A. e Sumer (in sumerico: Uri e Kingi); quindi lo spodestò ed occupò la parte meridionale della Mesopotamia sino al Golfo Persico. Ad est conquistò le regioni di Barahsi e di Elam. Nel nord-ovest giunse alla a foresta di cedris, il Libano, ed alle a montagne d'argento », i monti del Tauro; anzi, secondo le leggende più recenti, avrebbe conquistato l'isola di Cipro.

I re seguenti ebbero un regno felice, specialmente Naram-Sin che diede impulso alla cultura e all'arte. Dopo due secoli, con Sudurul, il regno 81 sfascio e i Semiti furono di nuovo sottomessi ai Sumeri (dinastie IV e V di Uruk e III di Ur). Questi però, dopo circa due secoli, fuono a loro volta assoggettati (sec. xxiI o xxi a. C.) da una rotente dinastia semitica (v. AMORRITI), la ¹² dinastia ba-

## Page 124

bilonese (v. hamnubabi), che dominò incontrastata su tutta la Mesopotamia.

Le più antiche iscrizioni di A., in caratteri cuneiformi presi in prestito ai Sumeri, ma in lingua semitica, sono contemporanee alle più antiche sumere. La lingua accadica, che si chiamerà poi babilonese ed assira, appartiene al gruppo settentrionale delle lingue semitiche. Anche prima e dopo la dinastia propria, A. conserva la propria lingua pura di sumerismi, pur vivendo in contatto permanente coi Sumeri con cui forma una sola nazione e pur avendo preso in prestito da essi tante idee culturali e religiose. Le iscrizioni di A. illustrano la sua religione e cultura, oltre la storia politica ed economica (v. assiria; babilonia).

Giustino Boson
ACCADEMIE. - Scuole e libere associazioni di dotti con scopi letterari o scientifici, considerate come centri irradiatori di studi.

Sommario: I. L'A. greca. - II. Sguardo generale sulle A. moderne in Italia. - III. A. Pontificie. - IV. A. ecclesiastiche in Russia. - V. A. letterario, filosofiche e scientifiche. - VI. A. artistiche e musicali.
I. L'A. GRECA.
A. è il nome con cui si è fissata nella storia la scuola di Platone. Ritornato questi nel 387 ad Atene, dopo il fallimento dei primi suoi tentativi politici a Siracusa, fondò la sua scuola in una proprietà da lui comprata a 6 stadi a nord-ovest di Atene. E probabile che il nome sia derivato da 'A π δ δ η μ o ς, eroe eponimo di quella regione. La posizione era splendida: vi fiorivano olivi, che la leggenda diceva esser derivati dall'olivo sacro fatto nascere da Minerva là dove poi sorse l'Eretteo. Platone fece costruire altari in onore di Zeus, delle Muse e di Eros: l'edificio si adornava di un gran parco a cui si accedeva per splendidi viali; magnifica era la palestra. E probabile che la descrizione del luogo, quale si trova al principio del Fedro, come scena in cui il dialogo si svolge, si possa riferire alle bellezze naturali dell'A. Platone legò il possesso alla scuola e questa vi si mantenne, con alterne
![img-18.jpeg](img-18.jpeg)

Accademia - Disegno di Leonardo da Vinci per un'impresa di A. Milano, Ambrosiana.
vicende, per ca. dieci secoli, fino cioè alla chiusura, ordinata nel 529 d. C. da Giustiniano.

La scuola era retta dallo scolarca; non era però questi il solo insegnante, ché non mancavano le lezioni di assistenti scelti come i più idonei al magistero nell'àmbito della scuola. Si può dire che tutto lo scibile era oggetto di studi e di ricerche, dalla filosofia alle scienze, specialmente a carattere ed intonazione matematica. Lo stesso Platone, che tanto aveva attinto al pitagorismo - forse anche l'idea di una scuola che arieggiasse il conventus pitagorico - di ciò diede l'esempio, specie nell'ultima fase del suo pensiero, come si può arguire dalla sua teoria delle idee-numeri.

In tanti secoli di vita ben si comprende come l'indirizzo, segnato da Platone, abbia subito oscillazioni, deviazioni e negazioni. Di solito, la vita plurisccolare dell'A. si divide in cinque periodi, che però Cicerone e Varrone riducevano a due: l'antica e la nuova A. Il primo periodo, dopo la direzione del fondatore, va da Speusippo scolarca (dal 347 a. C., anno della morte di Platone) ad Arcesilao (m. nel 241). In tale periodo si susseguirono nella direzione Senocrate (339-314), Polemone (314-270), Cratete e Crantore. L'indirizzo dell'A. in quel primo periodo, costituente anche per Cicerone la cosiddetta antica A., si mantenne abbastanza coerente agli insegnamenti del fondatore, sottolineandosi dapprima il matematismo pitagorico, il problema morale poi, specie con Cratete e con Crantore. Però l'impeto geniale di Platone venne ben presto a mancare in questi suoi primi successori, che attesero piuttosto all'organizzazione e sistematizzazione dello scibile, da cui usci ben netta la distinzione tra dialettica, fisica ed estetica, che in Platone si trovano in un certo senso commiste.

La seconda A. s'inizia con lo scolarcato di Arcesilao e segna anche il principio della più grande deviazione che la scuola abbia mai sofferto, e cioè della deviazione verso lo scetticismo. S'iniziò con questo scolarca il dissidio contro il dogmatismo gnoseologico stoico. E infatti al problema della conoscenza che Arcesilao rivolse le sue ricerche per approdare ad una posizione di dubbio, riparabile, agli effetti dell'azione, dal cosiddetto senso comune. I diretti successori di Arcesilao, e cioè Lacide, Telecle, Evandro ed Egesino, si mantennero fedeli al nuovo indirizzo, che si sviluppò in pieno, e cioè in esplicito scetticismo, appena temperato da un probabilismo teoretico-pratico, presso Carneade (214-129), con cui si iniziò la cosiddetta terza A., intesa a combattere in modo decisivo il dogmatismo stoico, quale si era affermato specie in Crisippo.

L'indirizzo scettico, più o meno mascherato, durò nella storia dell'A. anche sotto gli scolarcati di Carneade junior, Cratete di Tarso, Clitomaco di Cartagine. La cosiddetta quarta A. ebbe inizio col diretto successore di Clitomaco (m. nel 1 io a. C.), Filone di Larissa (m. nell'8o a. C.). Questi abbandonò la posizione di scetticismo esplicito, senza però approdare ad una concezione dogmatica precisa: si trattò solo di una specie di compromesso tra il dubbio di Carneade e la gnoseologia stoica, tutto riducendosi alla affermazione di una possibilità generica di conoscenza. La quinta A. fu fondata dal successore di Filone, Antioco di Ascalona, amico di Cicerone (m. nel 68 a. C.). Tale fase non significò che eclettismo (la posizione filosofica di Cicerone). Il proposito di Antioco, infatti, fu di dimostrare il sostanziale accordo tra le dottrine accademiche, peripatetiche e stoiche.

Ben poco sappiamo della vita ulteriore dell'A. quale

## Page 125

si svolse nei primi secoli dopo Cristo; una ripresa in pieno, degna senza dubbio dei propositi del fondatore, si ebbe nel sec. v con Plutarco, Siriano e specialmente con Proclo (410-83). Tale ripresa risente del grande impulso dato al pensiero riflesso dal neoplatonismo di Plotino. Ne venne per tale impulso, determinato anche dal proposito di risolvere la religione in filosofia, un grande lustro all'A. che cosi si chiuse in una condizione di ricerche e di soluzioni ben superiori a quello che era stato il travaglio filosofico della scuola dopo Platone, tra le negazioni dello scetticismo e le mortificazioni dell'eclettismo.

Bias.: Bieca bibliografia sull'argomento in F. Ueberwegki, Pescéiter, Grundriss der Geschichte der Philosophie, I, 12" ed., Berhne 1206, pp. 141 { }^{text {a }}-43. Altre opere in proposito sono: B. L. Landsberg, Wesen und Bedeutung der platonischen Abadiznie, Bonn 1923; O. Immische, Academia, Friburgo in Br. 1924. Paolo Rotta
II. Sourdo genebale sulle a. moderne in italia.

Soutuano: 1. Le varie istituzioni. - 2. Le A. e la Chiesa. - 3. Le A. Romane e Pontificia.
I. Le varie istituzioni. - L'umanesimo si servì, nel ' 400 , di libere associazioni di dotti come centri diffusori di studi classici, dando cosi origine alle a. moderne. Il risveglio della cultura, la passione per gli autori antichi, il bisogno d'incontarsi per comunicarsi i risultati di studi e ricerche, hanno generato i convegni - i «cenacoli», diremmo oggi - che gradatamente presero carattere di associazioni di cultura con organamento e gerarchia.

Tra le prime manifestazioni del genere può annoverarsi quella del card. Bessarione ( 1440 ca .), se a. può chiamarsi. La casa del Bessarione divenne il ritrovo dei più illustri umanisti di Grecia e d'Italia. Tipica e modello di altre deve considerarsi l'a. fondata (ca. il 1460) in Roma dall'umanista Pomponio Leto, che, adunando intorno a sé alcuni amici, ferventi nel culto dell'antico, diede vita al celebre sodalizio detto A. romana (v. n. V, 3) o pomponiana, in cui si disputava di poesia, arte, filosofia, filologia.

In varie città d'Italia sorsero in quel tempo altre a. con vita più o meno breve, dovute alla fama e importanza degli umanisti che vi risiedevano e al favore dei principi. Da ricordare l'A. pontuniana (v. n. V, 2) di Gioviano Pantano, già affantina o del Panormita, in Napoli, che ebbe lo stesso indirizzo della pomponiana; l'A. platonica (v. n. V, I) del Ficino in Firenze, la quale con nuovo indirizzo si propose di fare assorbire dal cristianesimo lo spirito di Platone, e l'A. aldina di Venezia, che si orientò verso l'archeologia e la filologia.

Gli umanisti, anche nelle a., camuffavano costumanze e nomi cristiani con paludamenti classici; ma non erano animati in genere da spirito anticristiano.

Verso la metà del sec. XVI le a. si vanno radicalmente trasformando: col tramonto dell'umanesimo la lingua italiana prende gradatamente il posto della latina e gli scopi culturali di tali sodalizi si vanno sempre allargando, con prevalenza però letteraria. L'A. della Crusca (1582) (v.) ebbe il merito di promuovere gelosamente il culto della lingua nazionale.

Nei secc. xvir e xviri si accentua il fenomeno della diffusione delle a., perfino nei piccoli centri della penisola. Esse assecondano l'indirizzo letterario del tempo, e divengono verbose e declamatorie nel ' 600 e stucchevolmente pastorali nel '700 con l'Arcadia (v.) e le sue numerose «colonie». Tuttavia, non si può negare all'istituzione di essere stata, nelle sue migliori manifestazioni, veicolo di cultura. Infatti, particolarmente in Roma, tali sodalizi venivano considerati come centri di studi, non solo letterari, ma storici, scientifici, giuridici, teologici, artistici. Si ha anzi, proprio nel '600, quasi a compenso del decadimento delle lettere, il glo-
rioso periodo delle ricerche scientifiche, che dà nuovo indirizzo e nuovi scopi alle organizzazioni accademiche con i Lincei (v. n. III, 3; n. V, 3) di Roma e il Cimento (v.) di Firenze.

Intanto la fungaia delle a. andava moltiplicandosi. Il Maylender nei suoi cinque volumi ne elenca, dandone notizia più o meno ampia, ben 2750, delle quali la maggior parte esistite nel '6oo e '700. Di molte non si conosce che il nome e l'insegna. La fortuna e il progresso della maggior parte di tali associazioni erano legati alla vita e alla personale attività dei fondatori; pertanto di molte può dirsi che si sa come siano nate, ma non si sa quando e come siano morte.

Né poteva essere altrimenti per quelle a. fondate da colti buontemponi, per i quali l'organizzazione in sodalizio era motivo di cordiale ritrovo, sia pure condito di recite di poesie e di disquisizioni letterarie. I nomi stessi ne fanno fede: Accesi (molte città), Acerbi (Roma 1619 ca.), Animati (Roma 1576, e varie città), Eccentrici (Perugia 1650 ca.), Intrepidi (Roma 1560 ca. e varie città), Fulminati (Torino 1650 ca.), Innominati (varie città), Illuminati (Roma 1598 ca.), Unoristi (Roma 1500 ca.), Cioccolataria (Roma 1770 ca. di cui furono membri V. Monti, N. Spedalieri, il card. Pacca).

Agli inizi del sec. XIX la Rivoluzione spazzò via in Italia la lussureggiante vegetazione accademica. Resi stettero solo i più saldi sodalizi, che per vivere si fusero con istituzioni affini, orientandosi specialmente verso la storia, la filosofia, l'archeologia e le scienze sperimentali. L'interesse per le a. nei tempi moderni andò sempre affievolendosi sia per la disistima in cui erano cadute, sia per il sorgere di nuove e più dinamiche forme di collaborazione intellettuale. Il processo poi di unificazione dell'Italia soppresse molti piccoli «cenacoli» nei singoli Stati, mentre corroborò i più gloriosi tronchi accademici, dando ad essi un indirizzo più serio ed una voce ben più autorevole nella cultura nazionale. Ricordiamo la Società Reale di Napoli, gli Istituti Lombardo, Veneto e di Bologna.

Le a. hanno, quanto al loro funzionamento, un organismo gerarchico, di cui le linee principali comunemente sono: un capo (chiamato Principe, Custode, Arciconsolo, Présidente, ecc.), un consiglio direttivo e i membri : accademici onorari o effettivi, i quali di solito all'ingresso nel sodalizio assumevano un nome coniato per lo più sui classici. Vi sono adunanze periodiche e proprie feste sociali. Nei tempi passati non manzavano i patroni celesti e qualche volta i protettori, come principi o cardinali. Ciascuna a. si contraddistingue con una insegna e un motto.

Esempio originale di codificazione accademica è il Linceografa (costituzioni dei Lincei), scritto dal fondatore F. Cesi. Esso arieggia gli statuti degli Ordini religiosi : gli accademici debbono "recte pieque simul vivere" e " rerum cognitionem et sapientiam adquireem" (Maylender, III, pp. 456-59 ).
2. Le a. e la Chiesa. - Le più importanti e serie a. apportavano un reale contributo agli studi sacri, letterari, scientifici e alle arti. La Chiesa pertanto vi rivolse particolari cure e interesse. Molti papi intervennero con atti diretti e solenni (costituzioni, brevi) non solo per regolarne la vita, ma per erigerne di nuove. Paolo III, Pio IV, Paolo V vollero essere "virtuosi d'onore» dell'A. dei Virtuosi del Pantheon (v. n. III, 3). E noto l'interessamento dei Sommi Pontefici per l'Arcadia (v.); seguendo l'esempio di Alessandro VIII, molti papi vi appartenevo col titolo di "Panore Massimo». Alcune a. devono la loro fondazione all'iniziativa di prelati, sacerdoti secolari e regolari; altre, per il loro specifico scopo, erano riservate agli ecclesiastici, come quelle di teologia, diritto, storia della Chiesa : esse portarono alle scienze sacre un incremento degno di rilievo.

## Page 126

3. A. homane e pontificie. - Menzioniamo le più celebri.

L'A. delle Notti Vaticane fu fondata da s. Carlo Borromeo ( 1560 ca.) ad imitazione delle "Notti Attiche" di Aulo Gellio. Il Borromeo, assorbito durante il giorno dagli affari della Chiesa, adunava di notte, nelle case di S. Marta in Vaticano, ecclesiastici e laici allo scopo di coltivare, con intento morale, lo studio delle lettere e di curare l'esercizio della predicazione, trascurato allora dagli alti dignitari della Curia. L'A. ebbe membri illustri, tra cui il futuro Gregorio XIII. Protetta dal fondatore, anche da Milano, si estinse con la sua morte.

Nell'edizione delle Onelie di s. Carlo (Augusta 1730) sono inclusi i suoi sermoni tenuti alle "Noctes Vaticanae", preceduti dal Consivium Noctium Vaticanarum del cardinale A. Valerio, vescovo di Verona. Il card. Federigo Borromeo sul modello di tale a. fondo ( 1580 ca.) l'A. degli Accurati di Pavia (Maylender, IV, pp. 78-81).

Pio V fondo ( 1566 ) l'A. dei Musici, che ebbe vita fino a Pio IX; passò poi sotto il governo italiano ( 1870 ) col nome di A. di S. Cecilia (v. n. VI,2). L'A. di S. Luca (v. n. VI,3) ebbe particolari cure dai pontefici. Gregorio XIII la riconobbe con breve ( 13 ott. 1577). Dell'A. dei Concili si ebbero - per cosi dire - due edizioni. La prima, istituita (1632) presso la chiesa dei SS. Cosma e Damiano da P. A. Garini, per la trattazione di temi storici, dogmatici, canonici. La seconda, più celebre, fondata da mons. G. G. Ciampini (1671), si adunava nel collegio di Propaganda Fide per trattare questioni di storia ecclesiastica in rapporto alle decisioni dei concili. Era frequentata da cardinali e prelati. Innocenzo XI l'ebbe cara; Benedetto XIV ne ordinò il rinnovamento (Maylender, II, pp. 40-43).

Preludio all'A. reale di Cristina di Svezin e all'Arcadia può considerarsi l'A. degli Infecondi, sorta (1650) come sodalizio mariano, che ebbe poi manifestazioni letterarie in onore della Madonna. Prelati e altri dignitari ne furono "Principi». Alessandro VII e Clemente IX la protessero. Dopo la fondazione dell'Arcadia decadde (Maylender, III, pp. 253-60).
L'A. fisico-matematica, fondata (1677) da monsignore G. G. Ciampini, seguì l'indirizzo dei Lincei. Ne furono membri i più rinomati professori di scienze di Roma. Vi si trattavano le questioni scientifiche più importanti. Ne fu membro mons. Albani, poi papa Clemente XI (Maylender, III, pp. 11-17).

Esclusivamente diretta agli studi teologici fu l'A. dei Dogmi (1694), composta di soli ecclesiastici ( 24 secolari e 24 regolari). Ebbe sede prima presso la chiesa di S. Paolo alla Regola, si trasferí poi alla Sapienza. Vi si trattavano temi dogmatici, morali, biblici. Aveva per patrono celeste s. Paolo, per protettore un cardinale (Maylender, II, pp. 220-21).

Analoga a questa, ma con maggior sviluppo, fu l'A. teologica, fondata e dotata con 10 mila scudi dall'abate R. Girolami (1695), approvata poi, con sede nell'Archiginnasio di Roma e concessioni di privilegi, da Clemente XI (costituzione Inscrutabili, 23 apr. 1718, in Bullarium Rom., XXI, Torino 1871, pp. 785-88). Secondo la citata costituzione, per iscriversi all'A. era necessario avere compiuto almeno un quadriennio di studi teologici. Si tenevano due dispute settimanali, alternamente di teologia e di storia ecclesiastica. Si teneva prima una breve esposizione della questione e poi si svolgeva la discussione per un'ora. I lettori di teologia della Sapienza, erano di diritto censori dell'A. Gli accademici erano, coeteris paribus, preferiti nel conferimento delle dignità e benefici in Roma e fuori. Benedetto XIII, già accademico, confermò e accrebbe i privilegi e fondò 20 borse di studio in favore di 20 sacerdoti poveri da iscriversi al sodalizio (costituzione In excelsa Sedis Apostolicae, 6 maggio 1726, in Bullar. Rom., XXII, Torino 1871, pp. 349-52). Clemente XIV, già cardinale protettore, vi aggiunse il privilegio di conferire ogni anno, per mezzo del maestro del Sacro Palazzo, una laurea dottorale (costituzione Ex commisso Nobis, 27 apr. 1770, in Bull. Rom., Continuatio, V, Prato 1845, pp. 170-72). (Maylender, V, pp. 299-302).

Forma caratteristica, perché riservata ad una partico-
lare categoria di persone, ebbe l'A. degli Inaspettati (inaugurata nel 1696), che aveva lo scopo di riempire gli oai dei segretari dei cardinali, ambasciatori e alti dignitari, nell'attesa dei rispettivi superiori durante concistori o riunioni. Ebbe sede nella sagrestia di S. Carlo al Corso (Maylender, III, p. 185-86).

Sotto gli auspici di Clemente XI sorse a Bologna (1709) l'A. Clementina per pittori, scultori e architetti. Con la costituzione Militantis ( 18 ott. 1711, in Bullar. Rom., XXI, pp. 440-50) essa veniva assimilata alle università secolari di Bologna e se ne approvavano gli statuti. Il gonfaloniere della città, in rappresentanza del senato, ne era il protettore; la patrona, s. Caterina de' Vigri; gli accademici, "veri e buoni cattolici romani ", oltre gli aggiunti, erano 40 . Ogni pittore, nuovo aggregato, doveva dare un saggio della sua arte dipingendo un quadro. L'A. poteva acquistare e ricevere donazioni e legati. Ad essa era affidata la "pubblica scuola del nudo".

Anche in Bologna sorse l'Istituto delle Scienze, approvato da Clemente XI (1711) e arricchito dal conte F. L. Marsili «di rari istromenti per le matematiche e filosofia sperimentale, d'un museo di fossili, di una biblioteca», ecc. Vi fu aggregata poi l'A. degli Inquieti, prendendo nome di A. delle Scienze dell'Istituto bolognese (costituzione Superni, 12 giugno 1715, in Bullar. Rom., XXI, pp. 681694). In questo costituzione (loc. cit., p. 684) si ricorda che Clemente XI "fomentò l'A. romana degli Arcadi, esaltò ai suoi primi gradi l'A. di Roma delle tre arti liberali di pittura, scultura e architettura ". Egli nominò l'arcade Cristoforo Battelli suo bibliotecario e segretario dei brevi e ascoltava volentieri le produzioni poetiche degli Arcadi. Diede anche una costituzione all' A. di S. Luca, ordinando fin dal 1702 l'esposizione dei lavori sul Campidoglio con premiazione alla presenza del Papa, dei cardinali e degli arcadi, che recitavano discorsi e poesie.

Clemente XI fondò anche (1701) la Pontificia A. dei Nobili Ecclesiastici ora A. Pontificia ecclesiastica (v. n. 111,6).

Grande interesse portò alle a. Benedetto XIV, che rinnovò quella dei Concili, fondata dal Ciampini, e ne istituì tre nuove con indirizzo scientifico : di Storia ecclesiastica, di Storia romana e Antichità, di Liturgia. I membri (12; per quella di Storia romana 14) scelti tra i dotti, furono nominati per la prima volta, insieme ai cardinali protettori e ai segretari, dal Papa. Le sedute erano mensili e l'elenco dei temi da trattare in italiano (per l'A. dei Concili, con sede a Propaganda, in latino) si stampava ogni anno (Archiv. Stor. Ital., ser. 4^{2}, 20 [1887], p. 369 : relazioni sulle prime sedute dell'anno 1741). Nel 1745 il Papa, rimanendo invisibile agli accademici, fuorché all'oratore, assisté per la prima volta a una seduta dell'A. di Storia ecclesiastica, presso il Quirinale, e, in seguito, a molte tornate delle altre a. Alla fine si intratteneva con l'oratore e con i presenti sul tema trattato. Con lodi e premi si incoraggiava la serietà scientifica delle trattazioni.
L. A. Muratori salutò con plauso le nuove a. e la nomina di dotti, come Bianchini e Valesio, a segretari, per l'onore che ne sarebbe derivato alla S. Sede.

Benedetto XIV incoraggiò anche il progetto del governo spagnolo di fondare una a. per lo studio della storia ecclesiastica della penisola iberica e mise a disposizione le fonti d'archivio.

Diamo un cenno a parte delle tre a.:
L'A. di Storia ecclesiastica, con sede presso i Padri dell'Oratorio, dove il Baronio scrisse i celebri Annali, contribuì al risveglio degli studi storici sulla Chiesa e sui papi, con molte serie pubblicazioni di accademici, come la storia di Paolo IV del teatino B. Carrara, la biografia di Sisto V del francescano C. Tempesta, la biografia di Niccolò V dell'agostiniano D. Giorgi.
L. A. Muratori rivolse ( 5 nov. 1740) a mons. Bianchini, primo segretario di questa A., preziosi consigli sul modo di trattare la storia ecclesiastica (Epp., ed. Compori, IX, 4074); l'A. abbia la necessaria libertà, si glorifichino pure le gesta dei papi, ma senza adulazioni; sia permessa una sana critica su libri, autori, leggende. "Meglio è - prosegue il Muratori - che la diciamo noi la verità, piuttosto che sentircela detta con ischerno dai ne-

## Page 127

miei... Veggo l'immortale Baronio che va molte volte assai franco. Per grazia di Dio la Chiesa santa non ha bisogno di mensogne, né ha paura della verità».

L'A. di Storia romana e Antichitá (o Archeologia) ebbe sede in Campidoglio, e si estinse con la morte del Papa fondatore. Fu restaurata da Napoleone I. Pio VII la dant dal pubblico erario; anche Pio VIII e Gregorio XVI le furono larghi di aiuti e incoraggiamenti. Oltre le proprie adunanze ne aveva una solenne annuale con l'A. di S. Luca il 21 apr. (cf. Maylender, V, pp. 36-38). Oggi vive ancora con il nome di Pontificia A. romana di Archeologia (v. n. III, 4).

L'A. di Liturgia ebbe da Benedetto XIV un indirizzo storico-scientifico.

Benedetto XIV inoltre istituì per i giovani poveri un'altra scuola particolare, "gymnasium publicum seu scademia" di pittura e di scultura, denominata "del nudo", con sede in Campidoglio (costituzione Later curat, 17 marzo 1754, in Bullar. Bened. XIV, III, II, Prato 1847, pp. 178-81). Tale scuola segui nelle sue peregrinazioni l'A. di S. Luca, cui fu affidata (G. Collini, Notizia delle a. erette in Roma per ordine della S. d. N. S. papa Benedetto XIV, Roma 1740).

L'A. degli Aborigeni, fondata dal can. F. Turris, fu approvata da Pio VI e inaugurata il 13 ott. 1777 sotto l'egida di Maria S.ma e s. Tommaso d'Aquino. Per il suo scopo di coltivare gli studi letterari, scientifici, teologici, canonici, può chiamarsi a tipo miata. Insogna: una canna agitata dal vento. Motto: Sto quia debilis, cambiata poi in Agitato viresco. Ebbe grande diffusione e, a somiglianza dell'Arcadia, anche "calonie". Vi furono iscritti molti cardinali, tra cui Giacomo Gerdil con il nome di Solone Ateniese (Maylender, I, pp. 7-23).

L'A. della pia Unione di S. Paolo non fu vera a., ma ebbe ordinamento accademico. Fondata nel 1790 e approvata da Pio VI (1797), aveva per scopo lo studio delle scienze sacre. Pio VII l'approvò sotto il nome di "Diramazione degli ecclesiastici studenti dell'Unione di S. Paolo" (costituzione Ex quo aeternae, 30 ag. 1822, in Bull. Rom. Continuatio, VII, II, Prato 1852, pp. 2280-86). Il sacerdote marchese F. Filonardi la dotò di una rendita di 2000 scudi annui (Maylender, V, pp. 292-394).

Risulta quindi che le a. si sovrapponevano, perdendo spesso la netta distinzione degli scopi; spesso intristivano dopo un breve periodo di rigoglio, dovuto all'entusiasmo dei fondatori. Si rendeva quindi necessario un intervento di autorità per eliminare sodalizi non più vitali e per impedire nuove fondazioni. Leone XII regolò allora le pullulanti a. romane, dedicando ad esso il titolo XXVII della costituzione Quod divina Sapientia ( 28 ag. 1824, in Bull. Rom. Contin., VIII, Prato 1854, pp. 95-117) con la quale istituiva la Congregazione degli Studi, al cui controllo sottoponeva le a. con le seguenti disposizioni: 1) non si possono erigere nuove a. di scienze, lettere e arti senza l'autorizzazione della predetta S. Congregazione; 2) le a. esistenti, per continuare a vivere, dovranno essere confermate dalla medesima S. Congregazione; 3) le a. delle arti e di archeologia cristiana continueranno ad essere soggette al cardinale camerlengo; nelle a. siano rispettate la religione, i buoni costumi e l'ordine sociale.

Sono tuttavia da ricordarsi i seguenti sodalizi sorti nel sec. xix:

L'A. di Religione cattolica fu istituita (1800) con lo scopo di difendere la religione, particolarmente contro gli errori diffusi dalla Rivoluzione Francese. Pio VII la riconobbe con il breve Perlatum ad Nos (27 genn. 1801, in Bull. Rom. Contin., VII, I, Prato 1850, p. 93). Pio XI l'usi (10 genn. 1934) all'A. romana di s. Tommaso d'Aquino (v. n. III, 2).

L'A. tiberina fu fondata dall'abate Gaetano Cellie e da un gruppo di amici (1813). Il suo scopo era di cultivare gli studi storici su Roma e di compilare una storia civile da Odoacre a Clemente XIV. Fu rispettata dalle leggi re-
strittive di Leone XII in grazia della sua vitalità; ebbe anzi il benestare della S. Congregazione degli Studi perché si orientasse verso l'agricoltura, le arti e il commercio. Nel 1838 concretó meglio il suo indirizzo: coltivare le scienze, lettere e studi riguardanti Roma, promuovere l'agricoltura con particolare riguardo all'Agro romano. Ebbe gran numero di pubblicazioni e opuscoli. Fin dal 1860 si fregiava del titolo di "pontificia" (Maylender, V, pp. 310317).
L'A. latina fu istituita (1814) in Roma da un gruppo di letterati, tra i quali vari prelati, con lo scopo di coltivare e diffondere lo studio del latino. Gregorio XVI e molti cardinali ne fecero parte.
L'A. dei Quiriti fu fondata (1821) da V. Diotallevi con lo scopo di coltivare «ciascun ramo di scienze, lettere e arti liberali». Nel 1865 i Quiriti (Sezione scienze sacre) attendevano alla compilazione degli Acta RR. Pontificum. Era inoltre nei loro piani la preparazione di una Storia universale e di un dizionario latino. Fu soppressa per regioni politiche nel 1867 (Maylender, IV, pp. 339-60).
L'A. dell'Immacolata Concezione della B. F. Maria accolse, fin dagli inizi (1835), uomini di scienze, lettere e arti, che offrirono a Maria l'omaggio del loro sapere. Pio IX la decorò del titolo "pontificia" ( 17 genn. 1865), ne volle far parte e presentò la solenne tornata annuale. Benedetto XV la riorganizzò dandole nuovo impulso. Accademici e cultori di mariologia vi tengono dal 1943 corsi annuali di conferenze, facendo dell'A. un centro di studi mariani: Studium Mariae.

Tra le otto a. pontificie recensite nell'Annuario pontificio come viventi trova posto anche il Collegium Cultorum Martyrum.

Bib.: G. M. Garuffi, Italia accademica, o sia le A. aperte a pompa e decora delle lettere più amene nelle città italiane. Rimini 1688 (fu pubblicata solo la prima parte); Jarchius, Specimen historiae academiarum Italiae, Lipsia 1725; M. Maylender, Storia delle A. d'Italia, 3 voll., Bologna-Trieste 1926-30 (opera postuma edita da Luigi Rava; è la più completa al riguardo; contiene, nella prefazione, una utilissima bibliografia ragionata); G. Gabrieli, L'A. in Italia. Sguarda storico critico comprensivo, in Accademie e Biblioteche, 1 (1928); id., Vita accademica in Roma nell'età moderne, Roma 1940.

Per notizie e apprezzamenti circa l'influsso delle a. nella cultura nazionale, vedi i volumi della Storia letteraria d'Italia, edita da Fr. Vallardi; F. Flamini, Il Cinquecento, Milano 1902; G. Toffanin, Il Cinquecento, ivi 1929; A. Belloni, Il Seicento, ivi 1929; G. Natali, Il Settecento, ivi 1929; V. Rossi, Il Quattrocento, ³ᵃ ed., ivi 1933. Francesco Tinnilo III. A. PONTIFICIE.

Sommario: 1. P. A. Liturgica. - 2. P. A. Romana di S. Tommaso d'Aquino e di Religione cattolica. - 3. P. A. delle Scienze. - 4 P. A. Romana di Archeologia. - 5. P. A. dei Virtuosi al Pantheon. - 6. P. A. Ecclesiastica.

1. P. A. liturgica. - Fondata da Benedetto XIV nel 1748, ma venuta meno dopo la sua morte, risorse nel 1840 , presso la Casa della Missione a Montecitorio, ricevendo da Gregorio XVI un annuo assegno (rescritto 28 sett. 1842). La primitiva forma accademica delle adunanze, con lettura di dissertazioni puramente storiche ed erudite, fu allora mutata con l'introdurre la discussione di questioni liturgiche pratiche come anche aveva prescritto, per il clero romano, il Concilio celebrato da Benedetto XIII. Nel 1854 l'A. ebbe il suo regolamento. Posta sotto la presidenza del cardinale vicario pro tempore e diretta da un prete della Missione, essa è costituita da accademici (sacerdoti secolari e regolari, in numero indeterminato) e da censori (quaranta, al massimo), i quali esprimono nelle adunanze il proprio parere (censura) sopra le soluzioni proposte dai primi. Un'epitome conclude le trattazioni. L'A. si riunisce ora dodici volte all'anno nel Collegio Leontiano. Le questioni da discutersi si pubblicano al principio dell'anno e le soluzioni vengono stampate nella rivista Ephemerides liturgicae.

Bibs.: A. liturgica eretta nella Pia Casa della Missione presso Monte Citorio in Roma, in Analecta ecclesiastica, 1 (1893), pp. 378384 (statuti, pp. 379-84).

## Page 128

2. P. A. romana di S. Tommaso d'Aquino e di religione cattolica. - L'A. venne fondata da Leone XIII il 15 ott. 1879, con il fine di promuovere lo studio della filosofia tomistica, conformemente al programma tracciato qualche mese avanti nell'enciclica Aeterni Patris (4 ag. 1879); e la sua costituzione e attività, furono regolate successivamente da atti dello stesso Pontefice ( 9 maggio 1895), di Pio X (23 genn. 1904), di Benedetto XV (31 dic. 1914) e di Pio XI (ro genn. 1934), il quale fuse con essa l'A. di Religione cattolica, fondata nel 1801. Nel 1945 gli accademici, che risiedono in Roma ed altrove, furono aumentati di numero e distribuiti in tre sezioni: teologica, filosofica, giuridicoeconomica (queste ultime discipline non prima rappresentate). Dal dic. 1942, l'A. ha sede nel Palazzo della Cancelleria Apostolica.

La storia dell'A. si inserisce in quella della restaurazione della filosofia tomistica nella seconda metà del sec. xix, e tra i suoi membri si ritrovano le figure più rappresentative di quel rinnovamento (tra i molti: Giuseppe Pecci, Tommaso Zigliara, Francesco Satolli, Bonedetto Lovenzelli, Giuseppe Prisco, Desiderato Mercier, Ludovico Billot, poi cardinali; e inoltre, Giovanni Maria Cornoldi, Matteo Liberatore, Tommaso Gaudenzi, Nunzio Signoriello, Salvatore Talamo, Guido Martiussi, Alberto Lepidi, Edoardo Hugon, Tommaso Pègues, ecc.). Ebbe un tempo la facoltà di erigere cattedre di filosofia tomistica nelle varie università e collegi di Roma e di conferire gradi accademici. Aggrega a sé alcune altre a. tomistiche e indice concorsi a premi. Tra le più importanti manifestazioni recenti della sua attività sono da ricordare le Settimane di studi tomistici (19-25 nov. 1923) e agostoiano-tomistici (23-30 apr. 1930), il primo e secondo Congresso tomistico internazionale (tenuti rispettivamente dal 15 al 20 apr. 1925 e dal 23 al 28 nov. 1936), una Settimana di studi sull'esistenzialismo (8-13 apr. 1947).

Pubblicò dal 1880 al 1889 il periodico semestrale L^{′} A. romana di s. Tommaso d'Aquino, che si fuse per breve tempo con La scienza italiana dell'A. tomistica bolognese, e prese quindi forma di volume annuale di atti, cessando nel ' 95.

Nel 1934 si iniziarono gli Acta Pontificiae Academiae s. Thomae Aquinatis et Religionis catholicae, annuali. Un indice generale di questa nuova serie si trova nel vol. 9 (1944). Dal 1948 si pubblica un periodico quadrimestrale, con il titolo Doctor Communis, Acta et commentationes.

Bim, - Leonis XIII Acta, I. Roma 1881, pp. 298-303 e XV. ivi 1896, pp. 193-97; Pii X Acta, I. Roma 1905, pp. 135138; AAS, 7 (1915), pp. 5-7, 128-30.
3. P. A. delle scienze. - La presente Pontificia A. delle Scienze, ricostituita da Pio XI con il motu proprio: In multis solaciis ( 28 ott. 1936), risale per la sua lontana origine all'A. dei Lincei fondata nel 1603 in Roma dal giovane principe Federico Cesi e da tre suoi compagni, Giovanni Heck, Francesco Stellati e Anastasio De Filiis, al fine di promuovere lo studio delle scienze naturali e le relazioni tra i dotti dei vari paesi. Una concezione altamente religiosa e morale in-
![img-19.jpeg](img-19.jpeg)
(let. Sansoini)
Accademia - Pontificia A. delle Scienze. Casina di Pio IV.
Opera di Pirro Ligorio (1535-59) - Vaticano.
3. P. A. delle scienze. - La presente Pontificia A. delle Scienze, ricostituita da Pio XI con il motu proprio: In multis solaciis ( 28 ott. 1936), risale per la sua lontana origine all'A. dei Lincei fondata nel 1603 in Roma dal giovane principe Federico Cesi e da tre suoi compagni, Giovanni Heck, Francesco Stellati e Anastasio De Filiis, al fine di promuovere lo studio delle scienze naturali e le relazioni tra i dotti dei vari paesi. Una concezione altamente religiosa e morale in-
formò l'istituzione, che prescelse l'emblema della Lince e il motto: Saganus ista. Questa prima A., che si sviluppò specialmente dopo il 1609 , ebbe dal Cesi, elettone principe, la sede nel suo stesso palazzo, dotazione di strumenti di ricerca, fondi per la stampa di opere. Nel 1610 essa ebbe la gloria di accogliere come socio Galileo, delle scoperte del quale si fece propagatrice. Ma tale attività non andò molto al di là della vita del fondatore, m. nel 1630 . Non è certa una restaurazione dell'A. a opera di Benedetto XIV, nel 1740 ; tentativi di farla risorgere si ebbero più tardi privatamente, fino a che i Papi la assunsero sotto la loro protezione. Leone XII nel 1826 le assegnò una sede in Campidoglio, ordinando la costruzione di una specola. Nel 1838 Gregorio XVI dichiarò pontificia l'A., della quale Pio IX, in una nuova restaurazione del 1847, confermò il titolo dei «Nuovi Lincei». Lo Stato italiano, nel 1870 , ritenne come propria l'istituzione, che si nominò «A. Nazionale dei Lincei» (v. n. V, 5), mentre quella Pontificia continuò a svolgere in forma ridotta la sua attività. Leone XIII fissò a 40 il numero dei soci ordinari, tra cui anche non residenti in Roma. Pio XI, finalmente, con l'atto sopra citato, rinnovò l'antica A., alla quale diede con il nome nuovi statuti. Gli accademici sono in numero di settanta, di nomina pontificia; appartengono a nazioni diverse e comprendono anche non cattolici. Essi portano il titolo di " eccellenza ". Si aggiungono alcuni soprannumerari, in ragione del loro ufficio (prefetti della Biblioteca e dell'Archivio Vaticani, del Laboratorio astrofisico della Specola Vaticana, direttori del P. Museo Missionario Etnologico Lateranense e della Specola Vaticana). L'A. promuove lo studio e il progresso delle scienze fisiche, matematiche e naturali e della loro storia. Dal 1922 ha sede nella Casina di Pio IV nei giardini Vaticani.

L'attività accademica si svolge mediante la pubblicazione delle due serie principali: Acta e Commentationes. Dopo la guerra si è intrapresa una serie di ragguagli dei progressi scientifici conseguiti nei vari campi, con il ti-

## Page 129

telo: Relutiones de auctis scientiis tempore belli 1939-45. L'A. indice convegni speciali di studi e promuove con vari altri mezzi lo sviluppo delle scienze. Alle adunanze inaugurali interviene di solito lo stesso Pontefice.

Boll.: Anmaria della P. Accademia delle scienze, I (19361937), Città del Vaticano 1937.

Nello Vian
4. P. A. homana di archeologia. - E antica tradizione che l'A. abbia la sua lontana origine in quella quattrocentesca di Pomponio Leto (v. n.V. 3). Di fatto essa fu istituita nel 1740 da Benedetto XIV (insieme ad altre tre), e si intitolò A. delle romane antichità; ma già nel discorso inaugurale che tenne il socio Ridelifino Venuti in Campidoglio il 1^{°} febbr. 1741, si parlava di rinnovata A. e in una Notizia delle A. erette in Roma per ordine della Santità di N. S. Papa Benedetto decimoquarto (Roma 1740), la si considera esplicitamente come una restaurazione di quella Pomponiana. Ebbe sede prima in Campidoglio e subito dopo in Quirinale; e alle sue tornate frequentemente assisteva, non visto, il dotto pontefice. Della sua attività dànno scarso ragguaglio gli Argomenti de' discorsi da farsi, nelle diverse accademie, di Benedetto XIV, a seguito della citata Notizia (e poi in opuscoli separati per gli anni dal 1742 al 1756 , meno il ' 45 , il ' 49 e il '53), e le Dissertazioni sopra vari punti interessanti d'istoria romana, dell'abate Gaetano Cenni, raccolte e pubblicate ora per la prima volta da Gio. Bartolomeo Colti nipote dell'autore (in due volumi, Pistoia 17781779: non tutte di carattere antiquario). Morto Benedetto XIV, sembra che anche questa A., come le altre, abbia cessato la sua attività. Soltanto il 4 ott. 1810 essa tornò in vita per opera del filosofo e uomo politico lionese barone de Gerando (o Degérando),
sotto la dominazione napoleonica di Roma: si stamparono allora gli Statuti dell'A. Romana di Archeologia (Roma 1813); se ne disegnò lo stemma e si scelse il motto. Sede fu prima il Palazzo Corsini, poi il Campidoglio. Tornato Pio VII a Roma, l'A. passò nuovamente sotto la protezione dei papi; nel 1829, Pio VIII le concesse la qualifica di pontificia. Gregorio XVI le assegnò la sede nell'aula dell'Archiginnasio. Nei tempi recenti ebbe varie sedi, tra cui il Palazzo della Cancelleria Apostolica, dove per ultimo è tornata a insediarsi.

L'A. ha per precipuo campo di studio l'antichità classica, ma spesso le sue ricerche si estendono da una parte fino alla preistoria, dall'altra fino al Rinascimento. I soci si distinguono in onorari, effettivi (in numero massimo di trenta, di qualunque nazionalità ma residenti in Roma) e corrispondenti (italiani e stranieri, in numero massimo di centoventi, di cui trenta residenti). Protettore è il cardinale segretario di Stato e presidente d'onore il Sommo Pontefice. L'A. si aduna ogni mese, dal novembre al giugno, in sedute scientifiche pubbliche, durante le quali si svolgono non meno di due dissertazioni. Si bandiscono concorsi a premi (al presente tre). Stemma dell'A. è il cosiddetto tempio di Vesta al Foro Boario, col motto: In apricum preferet.

Le dissertazioni vengono divulgate nei Rendiconti e nelle Memorie; i primi, pubblicati regolarmente ogni anno, sono giunti nel 1948 al XXII volume; le seconde, al VII. Queste pubblicazioni costituiscono la terza serie. Le due precedenti, con il titolo Dissertazioni, vanno rispettivamente dal 1821 al 1864 e dal 1881 al 1920, l'una e l'altra di quindici tomi. Un indice generale delle dissertazioni dal 1821 al 1938, per autori e materie, è pubblicato
![img-20.jpeg](img-20.jpeg)
(Int. Enc. Catt.)
Accademia - Sala dei Cento Giorni nel Palazzo della Cancelleria Apostolica, affrescata dal Vasari (1546), destinata alle sedute pubbliche delle A. Pontificie: Romana di Archeologia, di S. Tommaso, dei Virtuosi al Pantheon.

## Page 130

nel XIV volume dei Rendiconti della terza serie. Per le dissertazioni dell'antica A., si veda sopra.

Bibl.: F. Magi, Per la storia della P. A. Romana di Archeologia, in Rendiconti della medesima, 16 (1940), pp. 113-30 (ove si trovano citate le altre fonti).

Filippa Magi
5. P. A. del Virtuosi al Pantheon. - Fondata nel 1543 come Congregazione per iniziativa di Desiderio d'Adiutorio, monaco cistercense, con l'adesione di un gruppo di artisti, tra i quali Antonio da Sangallo e Pierin del Vaga, ebbe sede, che tuttora conserva, nel Pantheon, in una cappella alla quale furono aggiunti altri locali. Lo statuto fu letto e approvato nel 1546, e i sodali vennero designati col titolo di "Virtuosi" in quanto "professavano le arti belle a decoro e in gloria della Fede». Alla scelta del Pantheon non fu estraneo il fatto che pochi anni prima vi era stata tumulata la salma di Raffaello, che può ben dirsi il genio tutelare della istituzione. Caratteristica attività dell'A. fu un'annuale esposizione di dipinti nella ricorrenza della festa del suo patrono s. Giuseppe. Il sodalizio, che nel corso dei secoli si è onorato del nome dei più grandi artisti, visse con alterne fortune rispecchiate da successivi statuti con uno dei quali (1928) la S. Sede lo innalzava ad A. Lo statuto attuale, pubblicato nel 1947, stabilisce la denominazione di "Pontificia Insigne A. Artistica dei Virtuosi al Pantheon" e precisa come scopo: "favorire lo studio, l'esercizio e il perfezionamento delle arti belle, con particolare riguardo all'arte sacra, e promuovere l'elevazione spirituale degli artisti ", scopo che viene attuato con adunanze, concorsi, conferenze. L'A. è posta sotto la protezione di un cardinale, e si compone di accademici Virtuosi di merito e di onore; quelli di merito sono divisi in due gruppi : residenti e corrispondenti, ciascuno di 60 membri, ripartiti in quattro classi : 1) architetti; 2) pittori; 3) scultori; 4) musicisti, archeologi, storici, liturgisti, ecc. Possono farne parte anche le donne. Dal 1945, oltre alla sede del Pantheon, ha locali nel palazzo della Cancelleria.

Bibl. : S. Kambo, La P. Insigne A. dei V. al Pantheon e le sue vicende di fede e di arte, in Atti del I Congresso nazionale di studi romani, I, Roma 1928, pp. 703-16 (con bibliografia).

Antonio Brunz
6. P. A. ecclesiastica. - Già intitolata Pontificia A. dei nobili ecclesiastici, è un istituto di studi superiori alle dirette dipendenze della Segreteria di Stato di Sua Santità, con lo scopo di preparare giovani ecclesiastici al servizio diplomatico della S. Sede. Eretta nel 1701 da Clemente XI, ebbe da Pio VI le facoltà di teologia, diritto e storia. Leone XIII ne riordinò gli studi, dando ad essi il peculiare carattere diplomatico che tuttora conservano. Ebbe assegnato da Pio XI, nel 1937, come cardinale protettore, il segretario di Stato "pro tempore", ed è diretta da un presidente. Gli alunni, dopo la laurea in diritto canonico, vi seguono un corso biennale di studi, al termine del quale ottengono il diploma che li abilita al servizio della Segreteria di Stato come "addetti".

L'A. Ecclesiastica ha dato alla Chiesa quattro pontefici : Clemente XIII, Leone XII, Leone XIII, Benedetto XV, ed una lunga serie di insigni personalità tra cui i cardé. Consalvi, Pacca, Rampolla, Merry del Val, Maglione. Il pontefice Pio XII vi insegnò diplomazia e ne fu cardinale protettore.

Bibl.: F. Procaccini di Montescaglioso, La P. A. dei nobili ecclesiastici, Roma 1880.

## IV. A. Ecclesiastiche in Russia.

Furono fondate sotto Pietro il Grande con il carattere di vere università di studi teologici. Il loro numero, un po' vario, fu sempre molto ristretto. Quando nel 1917 la rivoluzione bolscevica abolì le
istituzioni zariste, vennero soppresse le quattro a. allora esistenti di Kiev, Mosca, Pietroburgo e Kazan'.

A. di Kiev. - Nel 1627 Pietro Moghils, ancora archimandrita, vi fondò il suo "collegio" riconosciuto dalla Polonia nel 1655. Agli studi umanistici si aggiunsero nel 1685 quelli della filosofia, e nel 1690 quelli della teologia. Con l'annessione di Kiev all'Impero russo, venne dato sll'A. il titolo di "A. Ecclesiastica ", conservatosi fino alla fine del regime zaristico. L'A. di Kiev è stata il principale centro di studi ecclesiastici dei dissidenti russi, poiché in essa si formarono anche i professori delle altre.
A. di Mosca. - Il patriarca Filareto aprì a Mosca nel 1619 una "Scuola greco-latina ", che nel 1685 ad opera dei fratelli Likhudes diventò "A. Greca", poi nel 1700 "A. Latina" ovvero "A. Slavo-latina". Finalmente nel 1815 prese il titolo definitivo di "A. Ecclesiastica": in realtà lo era già dal 1700 .
A. di Pietroburgo. - Apparve nel 1721 come modesta "Scuola Slava". Caterina I la trasformò in Seminario Slavo-greco-latino. Nel 1797 ottenne i privilegi universitari con il titolo di "A. di Alessandro Nevskij" ovvero "A. Ecclesiastica" come incominciò a dirsi dal 1809.
A. di Kazan'. - Lo zar Paolo I c