alore apologetico dell'a. si possono leggere buone osservazioni di L. Jalabert, Epigraphie, in DFC, I, coll. 1404-57. Una topografia dei monumenti cristiani antichi è stata data già dal Kraus nel suo dizionario cit., e poi aggiornata dal Kaufmann in fronte al suo Handbuch cit. da cui le prese il Leclercq, per il suo Manuel cit. Gli atti del III (Città del Vaticano 1934) e del IV (ivi 1940, 1948) Congresso di a. c. rappresentano un essenziale contributo in questo campo; buono anche l'ultimo capitolo del Ferretto cit. Un lessico biografico e topografico di a. c. riempirebbe una lacuna molto sentita.
ARCHEOLOGIA CRISTIANA, PONTIFICIA COMMISSIONE di: v. COMMISSIONI PONTIFICIE.
ARCHEOLOGIA CRISTIANA, PONTIFICIO ISTITUTO di: v. ISTITUT DI STUDI SUPERIORI.
ARCHETTI, Giovanni ANDREA. - Nunzio apostolico in Russia, n. a Brescia nel 1731, in. ad Ascoli nel 1805. Ottenuta la laurea in utroque, fu da Benedetto XIV nominato vicelegato a Bologna (1736). Di lì passò alla nunziatura di Varsavia nel 1776 dove rimase fino al 1784. Dal giugno 1783 al maggio 1784 fu a Pietroburgo come Nunzio straordinario presso Caterina II. Riusci a sistemare la complicata questione della gerarchia ecclesiastica in Russia erigendo l'arcivescovato cattolico di Mohilev e nominando il suo primo titolare. Fu nominato cardinale nel 1784.
BibL.: V. Mevratowicz, De archivo nuntiaturae Vorzesiensis, quod munc in Architio Secreto Vaticano serratur. Città del Vaticano 1944.
Alberto M. Ammann
ARCHIATRA (archiatro) PONTIFICIO. - E il medico privato o segreto del Papa. La mancanza di qualsiasi riferimento a questa denominazione negli annuari pontifici indica che il titolo di a. è caduto in desuetudine o, almeno, non ha più quel carattere ufficiale che aveva prima. Del resto, anche in antico i medici del Papa non erano sempre a pontifici, poiché tale qualifica doveva ad essi venire espressamente conferita dal Pontefice con un biglietto di mons. maggiordomo. Ricevutolo, l'a. si faceva spedire il relativo breve apostolico; dopo di che il medico entrava a far parte della Camera Segreta con rango di cameriere segreto partecipante, divenendo prelato di mantellone (così chiamato per l'abito che portava) e assumendo il titolo di monsignore, benché spesso fosse ammogliato. Per vigilare sulla salute del Romano Pontefice, gli a. usavano visitarlo o tutti i giorni o alcune volte la settimana, secondo il volere del loro augusto cliente; talora assistevano anche alla sua mensa ordinaria.
L'a. faceva parte del collegio medico dell'Università romana e, quando non ne riteneva la presidenza, aveva posto subito dopo il presidente.
Attualmente, come s'è detto, al titolo di a. viene sostituito quello più semplice di rimedio di Sua Santità e; il quale fa parte pur sempre della Camera Segreta e prende luogo tra i familiari del Pontefice, dopo il confessore della Famiglia pontificia. Alla morte del Pontefice, se, secondo le sue disposizioni, si deve procedere alla imbalsamazione della salma, l'a. assiste a questa pietosa operazione, procurando che essa si svolga con ogni riservatezza.
BibL.: P. Mandosi(o), Theatrum in quo maximorum christianis orbis Pontificum architetors spectandos exhibet, Roma 1696; G. Marini, Degli a. pontifici, Roma 1784.
Guglielmo Felici
ARCHIDAMO. - Prete romano del sec. Iv. Col prete Filosseno e col diacono Leone rappresentò papa Giulio I (337-52) al Concilio di Sardica (autunno 343),
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in cui, unitamente a Filosseno, pare abbia assistito Osio nella presidenza. Si spiegherebbe allora perché i loro nomi seguano immediatamente quello di Osio nella lista dei padri presenti al Concilio, lasciataci da s. Atanasio (Apologia contra Arianos, I), mentre invece mancano tra i firmatari della lettera, probabilmente autentica, al papa Giulio, in cui si dice al popolo che avrà maggiori schiarimenti dai suoi legati.
Bibs.: S. Ilario, Fragmenta historica, II: PL 10, 640: CSEL, 6v, p. 127. - Hefele-Lecierco, I, pp. 748-49, 810: A. Fliche e V. Martin, Storia della Chiesa, trad. it., III, Torino [1640], p. 128 sg.
Ireneo Daniele
ACHIDIACONUS : v. GUIDO DE baIsio.
ARCHIERATICON ('A varrho χ ι ε ρ α τ ι α v ). - Nelle Chiese di rito bizantino è il libro liturgico che contiene le funzioni religiose proprie del vescovo. Corrisponde in massima al pontificale romano. L'edizione principe in lingua greca è quella di Venezia (1714), a cura di Metrofane, metropolita di Nissa; l'ultima è uscita dalla tipografia patriarcale di Costantinopoli nel 1820 . Isacco Habert, canonico della metropolitana di Parigi, ha pubblicato nel 1643 un a., con il sottotitolo di Liber Pontificalis Ecclesiae Grecae, stampato a Parigi. I testi greci sono accompagnati da una traduzione e da commentari in latino.
Bibs.: L. Petit, s. v. in DACL, I, coll. 2736-37: E. Legrand, Bibliographie hellénique, Parigi 1883 sgg. Placido de Meester
ARCHIMANDRITA ( dot{α} χ χ μ α α ν δ ρ i τ η ς, etimologicamente capo della μ dot{α} ν δ ρ α α " α ovile ν ). - Titolo di superiore di monastero nella Chiesa orientale dal sec. Iv. Nel vi sec. viene riservato al preposito di una federazione di monasteri e diventa sinonimo di «esarca» e "protos». Nei tempi più recenti si distingue l'a. effettivo, superiore di un monastero, per lo più, importante, e quello titolare, dignità concessa honoris causa a monaci e anche, piuttosto abusivamente, a sacerdoti secolari. L'a. del monastero basiliano di S. Maria di Grottaferrata è nello stesso tempo esarca con territorio proprio (Abbas nullius). Il Superiore generale dei Basiliani ruteni ha il titolo di Protoarchimandrita.
Dante (Paradiso, XI, 99) chiama archimandrita s. Francesco.
Bibs.: L. Ferraris, s. v. in Prompta bibliotheca: C. Korolevskij, s. v. in Enc. Ital., IV, p. 48: J. Pargoire, s. v. in DACL, I, coll. 2730-61.
Emilio Herman
ARCHIMEDE. - Sommo matematico, n. a Siracusa nel 287 a. C., m. nell'assedio di questa città nel 212 a. C. Gli scritti di A. nei quali ci sono state conservate le concezioni che stanno alla base del calcolo infinitesimale e della meccanica, erano già studiati ed apprezzati a Roma da Cicerone, Tito Livio, Plinio, Vitruvio, Boezio. Essi ci sono stati tramandati per opera dei Bizantini. Erano oggetto di insegnamento nelle scuole di Costantinopoli da parte di Isidoro da Mileto ed Antenio da Tralle, architetti della cattedrale di S. Sofia a Costantinopoli.
Nel 1266 i due più importanti codici, importati in Italia e conservati nella biblioteca dei re Normanni, furono donati da Carlo d'Angiò al papa Clemente IV in Viterbo. Un domenicano fiammingo, Guglielmo da Moerbeke, li tradusse in latino a Viterbo nel 1269, per desiderio del matematico Campano da Novara, capellano del Papa. Tutti gli altri manoscritti studiati in Europa sono copie provenienti da questi codici. Nel 1461 il papa Niccolò V ne fece fare una più accurata versione latina dal canonico Jacopo da S. Cassiano, cremoneae, allievo di Vittorino da Feltre.
Nel 1906 fu pubblicato un terzo codice scritto nel sec. x, scoperto nel convento del S. Sepolcro a Gerusalemme e poi conservato nella biblioteca di Costantinopoli.
Mentre nell'antichità, dagli scrittori della Bibbia fino ad Orazio (Carm. I, 28), i granelli di arena del mare sembravano un numero tanto grande da non poter essere pensato dalla mente umana (numereque carentes arenae), A. nel suo Arenario, dedicato al re Gelone, dopo aver cercato di valutare il raggio della sfera delle stelle fisse, secondo l'ipotesi di Aristarco, dimostra che il numero dei grani di sabbia che riempirebbero una sfera così grande, quando fosse scritto con il sistema decimale, non avrebbe più di 54 cifre.
Le opere di A., circa una trentina, costituiscono il punto di partenza per gli studi dei fondatori del calcolo infinitesimale. A. riuscì a dare un significato rigoroso ai concetti di quantità infinitesime, o indivisibili, e di quantità infinitamente grandi. Il suo scritto sugli equilibri dei piani e quello sui galleggianti dànno un primo metodo per il calcolo a priori della stabilità di una nave.
Bibs.: Archimedis Opera omnia, 3 voll., Lipsia 1910-15: Les autores complètes d'A., trad. di P. Ver Ečcke, Bruges 1921. - De Arenoe numero, trad. it. di A. Mancini, in Il Pitagora, 2 (1899, 1): A. Favaro, A., Genova 1912: E. Rufini, Il a Metodo di A., Roma 1926: G. Loria, A., Milano 1928: E. Fermi, s. v. in Enc. Ital., IV, p. 48.
Giovanni Vacca
ARCHINTO, Aldebico. - Cardinale, n. a Milano l'8 nov. 1698 , m. a Roma il 30 sett. 1758. Conseguì la laurea in legge all'Università di Pavia nel 1722 ed entrò quindi nel Collegio dei giureconsulti di Milano. Divenne abate di S. Maria di Brera, dei SS. Pietro e Paolo di Viboldone, dei SS. Pietro e Calocero di Civate. Accompagnò suo zio Girolamo Archinto a Colonia. Venuto a Roma nel 1724 fu nominato referendario delle Segnature di Grazia e Giustizia e quindi protonotario apostolico. Nel 1730 venne nominato, da Clemente XII, vicelegato a Bologna. Annoverato fra i ponenti di Consulta, fu eletto, nel 1739, arcivescovo di Nicea ed ottenne la nunziatura della Toscana. Per i dissensi sorti tra il nunzio apostolico e il granduca di Toscana, Francesco di Lorena, a causa dell'Inquisizione, A. fu trasferito, da Benedetto XIV, nel 1746, alla nunziatura di Polonia. Ritornato a Roma nel 1754, fu nominato governatore della città. Il 5 apr. 1756 venne creato cardinale e poco dopo fu nominato segretario di Stato e cancelliere di S. R. Chiesa. Venne confermato in questa importante carica da Clemente XIII succeduto a Benedetto XIV. Fu seppellito nella basilica di S. Lorenzo in Damaso.
Bibs.: Fr. Forte, Architeto Laus, Milano 1932, pp. 176-83; aggiungg: Bibliothecae Alberici card. Archinti catalogus, Roma 1739: Lettera di risposta... sopra la seguente traslazione del caducere del fu card. A. A. nella basilica di S. Lorenzo in Damaso, Roma 1777.
Enm. Santovito
ARCHINTO, Filippo. - Arcivescovo. N. a Milano il 5 luglio 1495 , m. a Bergamo il 21 giugno 1558. Gli vennero affidate dai suoi compatrioti numerose ed importanti ambascerie presso Carlo V sia in Spagna che in Italia. Venuto a Roma, fu eletto successivamente chierico di camera, pronotario apostolico e referendario delle due Segnature. Nel 1537 ebbe la carica di governatore di Roma e il 24 marzo 1539 fu creato vescovo di Borgo S. Sepolcro. Fu scelto dal Papa per benedire le nozze di Ottavio Farnese con Margherita d'Austria e nel 1540 venne nominato commissario generale delle truppe che occuparono Camerino in favore di Ottavio Farnese. Nel 1542 fu eletto vicario generale di Roma e nel 1546 fu trasferito al seggio episcopale di Saluzzo. Sotto Giulio III fu inviato nel 1554 nunzio a Venezia. Nel 1556 fu nominato da Paolo IV arcivescovo di Milano, ma non entrò in possesso della sua diocesi. Scrisse diverse
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(da Viollet-le-Duc, Dict. raisonnc)
Architettura ecclesiastica - Pianza della cattedrale di Reims (sec. xili)
opere tra cui la più notevole è : De Fide et sacramentis libri II (Roma 1545).
Bibl.: Fr. Forte, Archintea Laus, Milano 1932, pp. 68-83, con ampia bibliografia.
Emma Santovito
ARCHINTO, Giuseppe. - Cardinale, n. a Milano il 16 apr. 1631, m. ivi il 9 apr. 1712. Nel 1675 si laureò in legge a Pavia ed entrò poi nel Collegio dei giureconsulti di Milano. Dopo essere stato qualche tempo ad Ingolstadt, ed avere viaggiato per vari paesi d'Europa, venne a Roma, dove, nel 1679, fu nominato protonotario, quindi referendario delle due Sognature e vicelegato a Bologna. Ebbe le abbazie di S. Giovanni di Vertemate di Como e di S. Giovanni delle Vigne di Lodi. Gli furono affidate nunziature a Firenze, a Venezia e in Spagna, essendo stato consacrato arcivescovo di Tessalonica. Ebbe, il 18 maggio 1699, l'arcivescovato di Milano. Nello stesso anno, il 14 dic., fu creato, da Innocenzo XII, cardinale del titolo di S. Prisca. Nel 1701 fu inviato legato a latere alle nozze di Gabriella di Garcia con Filippo V di Spagna. Si conservano di lui : Acta Visitationis, un'orazione, la relazione della legazione spagnola e lettere.
Bibl.: F. Argelati, Bibliotheca scriptorum mediolanentum, I, 11, Milano 1749, coll. 70-71; Fr. Forte, Archintea Laus, ivi 1932, pp. 151-57.
Emma Santovito
ARCHIPPO, santo. - Collaboratore di s. Paolo
(« commilitone»), di Colosse. Era probabilmente figlio di Filemone e di Appia, ai quali è associato nell'indirizzo di Philem. 2. Aveva un ufficio importante nella Chiesa di Colosse (Col. 4, 17); s. Girolamo pensa che ne fosse il vescovo nell'assenza di Epefra (v.), rimasto a Roma con s. Paolo. L'Apostolo (ibid.) gli raccomanda di adempiere con fedeltà il ministero sacro ricevuto, senza che ciò implichi per A. alcun biasimo. Per falsa deduzione da Col. 4, 16, fu ritenuto vescovo di Laodicea (Constit. Apost., VII, 46). Festa il 20 marzo (nella liturgia bizantina: 22 nov.).
Bibl.: Acta SS. Martii, III, p. 89; F. X. Pölal, Die Mitarbeiter des Weltopostels Paulus, Ratisbona 1911, pp. 293-98. Vincenzo Cavalla
ARCHISINAGOGO (ebr. rōš hah-hēnéseth «capo della assemblea»). - Colui che presiedeva alle sinagoghe, o assemblee religiose, degli Ebrei. Scelto tra gli anziani della comunità, aveva l'alta sorveglianza di tutto ciò che si riferiva al servizio religioso: assicurava l'ordine nelle sinagoghe, presiedeva alle funzioni, designava il lettore. Su invito dell'a., Gesù prese la parola nella sinagoga di Nazaret (Lc. 13, 14). L'a. aveva probabilmente un consiglio, i cui membri sono talvolta detti anche «a.» (Act. 13, 15). Una buona conquista della predicazione di Paolo fu l'a. Crispo di Corinto (Act. 18, 8).
Vincenzo Cavalla
ARCHITETTURA ECCLESIASTICA. - 1. GENERALITÀ. - Gli edifici di uso ecclesiastico rispondono prima di tutto alle esigenze del culto (v. CHIESA); poi alle necessità relative all'educazione degli ecclesiastici e, più in generale, a quelle particolari condizioni ambientali che si richieggono da quanti si dedicano alla vita religiosa.
Gli edifici che, rispettivamente ai fini sopraddetti, soddisfano a questo complesso fabbisogno sono:
a) gli edifici per la celebrazione della sacra liturgia (chiese, cappelle, oratorii, battisteri); i loro annessi più direttamente dipendenti (sacrestie, campanili); o necessari per lo svolgimento di quell'opera di educazione religiosa, che intorno alla chiesa ha più conseguente ragione e più opportuna sede (edifici per l'insegnamento religioso, educatori, ricreatori, associazioni); o destinati a particolari uffici (curie); o assegnati all'abitazione del clero officiante (vescovadi, canoniche, case parrocchiali).
b) centri di formazione del clero: collegi ecclesiastici, seminari;
c) luoghi di ritiro: abbazie, monasteri, conventi;
d) centri di governo della Chiesa: palazzo papale, palazzi vescovili, palazzi delle congregazioni, centri direttivi e organizzativi delle varie branche della attività ecclesiastica.
Elementi che quasi costantemente entrano negli edifici destinati all'abitazione collettiva e nei quali l'architettura ecclesiastica si è espressa in forme caratteristiche, sono: i chiostri; le sale capitolari; le biblioteche annesse ai vari tipi di edifici ecclesiastici; i refettori; i dormitori.
Si aggiungano in alcuni casi gli edifici per istituzioni di ospitalità (ospizi-ospedali).
Nel più generale ámbito dell'architettura, le forme architettoniche ecclesiastiche sono portate, in questi edifici, alle più elevate espressioni consentite dai vari gradi di civiltà, di floridezza materiale e spirituale.
Dalle primitive costruzioni cristiane, quali possono essere i resti di annessi cemeteriali e gli adattamenti al culto di alcune parti di case i cui proprietari erano stati convertiti alla nuova fede, non possiamo dedurre che un generico carattere di elementarità funzio-
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nale e formale, in relazione con le necessità storiche dei primi secoli del cristianesimo. Scarsissimi sono infatti gli avanzi degli ambienti delle case romane usati per le adunanze del culto, sui quali si innestarono poi le prime chiese, e che oggi affiorano oltre le secolari modificazioni; ad es., in S. Pudenziana, in S. Clemente e in genere nei primitivi «titoli» (v.); e solo la notizia storica può attestarci con certezza l'esistenza di edifici in cui si concentrassero le primitive comunità cristiane (dominicum-dominica praedia) come appunto nel dominicum Clementis (S. Clemente).
La prima affermazione dell'architettura monumentale cristiana è rappresentata dal grandioso complesso del Laterano, prima sede ufficiale del vescovo di Roma fondata da Costantino. Quivi erano la basilica, l'episcopium (residenza dei Papi) poi patriarchium annesso alla basilica, il battistero, l'oratorio della Croce, un vasto porticato costruito da papa Ilario, e altri edifici minori. Analogamente tra i più antichi e insigni raggruppamenti di edifici ordinati a finalità religiose sono quelli che si formarono intorno all'antico S . Pietro (Corpus sancti Petri) e intorno a S. Paolo.
Le forme di questi edifici (v. basilica; battistero; oratorio) si connettono alla evoluzione delle forme tardo-romane, alle quali lo spirito della nuova religione aggiunge chiare particolarità stilistiche.
II. L'A. nelle regioni d'Oriente. - Nei territori asiatici e africani dell'Oriente, la nuova religione vive, ovviamente, in ambiente ellenistico: questo impronta anche l'architettura degli edifici che il rapido sviluppo del cristianesimo andava proponendo in centri fiorenti,

(da J. Larue, La cathédrale d'A. Puriel (6)]
Architettura ecclesiastica - Pianta della cattedrale di Albi (sec. xili-xiv).
oltre che per opera di una opulenta borghesia, anche per la formazione di una numerosa classe sacerdotale e monacale.
Dopo Costantino ed Elena, nella prima metà del sec. iv, le costruzioni religiose furono in Palestina, in Siria, in Anatolia, numerose e importanti, monumentali per mole, forma, significato. Come per il tipo della chiesa così per gli edifici che ad essa si collegano è largo l'uso della pietra da taglio, che le regioni forniscono abbondantemente. Ma sono ancora elementi di tradizione classica e ellenistica che si riscontrano nella disposizione di trabeazioni a omega (arcuantisi cioè in corrispondenza di un intercolunnio), nei tipi di porticati, nel raggruppamento di edifici intorno a porticati nei cui centro sta la chiesa. Insistenza di pilastrate, formanti porticati semplici e sovrapposti, ora a conci spingenti ora a forma di pseudoarchi (cioè disegnanti l'arco ma agenti verticalmente). Uso di vòlte a vela e a cupola su pennacchi costituiscono un sistema resistente trasversale, che, in confronto ai sistemi romani a orditura prevalentemente longitudinale, rappresenta un più solido legame costruttivo specie in rapporto al problema delle coperture.
Questa architettura, mentre ripete dalla tradizione romana gli effetti di plasticismo nei risalti decorativi di lesene, fasce, trabeazioni, archivolti, modinature, accenna anche a talune soluzioni decorative destinate a svilupparsi nei periodi successivi facenti capo al romanico, e cioè colonnice, archetti pensili, cordonature, spartizioni verticali delle facciate. Il repertorio ornamentale, fondamentalmente derivato dai modelli ionici e corinzi, si fa piatto e secco: acuti gli acanti, lanceolati i fogliami ornamentali, geometrizzati i motivi correnti, dominante in genere l'ornato geometrico. Negli interni, seguendo il gusto orientale, è prediletta la policromia composta di materiali preziosi (marmi, smalti, paste vitree, metalli). La scultura a bassorilievo, fortemente contornata, sente della tradizione asiatica : piatta, cesellata come metallo, tende ad una stilizzazione a carattere di intaglio lapideo.
Analoghi i caratteri decorativi nelle a. cristiane dell'interno dell'Asia Minore (Cappadocia, Licaonia, Galazia) e delle regioni meridionali (Pisidia, Pardilia, Licia, Issuria, Cilicia), che ci dànno però notevoli varianti della pianta della chiesa, specialmente nelle forme centrali, nella quale si delinea quello che sarà dal sec. vi l'organismo bizantino.
La diffusione del monachismo e della concezione cenobitica promuove in Siria la costruzione di grandi conventi, nell'interno dell'Hauran, lungo il Giordano, nel Gebel Hass, nel territorio dell'Oronte (conventi di S. Simone Stilita a Qal'at-Sim'ān, di Saqqah nell'Hauran, predisposti oltre che per la vita di monaci anche per accogliere pellegrini).
Simili raggruppamenti popolarono i territori dell'Africa cristiana. I resti di Tebessa (Algeria) e quelli più noti detti monastero Bianco e monastero Rosso in Egitto, documentano origini di questa edilizia religiosa; in questo ultimo caso interessanti per la conoscenza dell'architettura copta.
Con aspetti caratterizzati da particolari modi di costruzione in cui prevale l'uso di potenti murature in conglomerato di pietrame (analogamente al modo romano), si innesta a questo gruppo dell'Oriente cristiano la produzione armena, che, fino al xili sec., come ci dà un suo tipo di chiesa, così ci documenta la fervente vita religiosa in una serie di vasti conventi e di palazzi patriarcali: costruzioni conventuali di Ečmiadzin (sec. viI), di Aktamar (sec. x), di Mar-
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1) Basilica di S. Sabina (inizio sec. v) - Roma.
2) Chiesa di S. Andrea, dis. di L. B. Alberti (poi L. Fancelli), iniziata nel 1475 .
(da Lübbe-Semrau, Die Kunst der Renaissance)
2) SS. Sergio e Bacco (inizio sec. vi) - Costantinopoli.
(da Diehl, Monuel d'art byzantin)
3) Chiesa dell'Annunziata, dis. di G. B. Fornovo 1566 - Parma (da Brinchmann, Baukunst der XVII. und XVIII. Jahrh.)
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mashen (sec. xi), di Ghélat (sec. xi), di Koska Vank presso Ari (sec. xir-xiit), di Safar (sec. xili), di Horomos, di Sanahin (sec. xi) ; i palazzi patriarcali di Zaurthnoc, di Cikherdabassi, di Bagaran, di Larin, di Mzen, di Talis. Questa architettura trae il suo aspetto esteriore dalla pietra da taglio e dai rivestimenti dei nuclei murari di conglomerato lapideo irregolare; questo procedimento si accorda con una grande plasticità di forme e di masse architettoniche (in analogia con i procedimenti romani), planimetricamente movimentate e altimetricamente modellate con larga plastica architettonica, tanto nella compenetrazione dei volumi di elevazione quanto nello sviluppo delle vòtte innervate da archi di pietra concia, con sistema che sembra preludere ai successivi procedimenti romanico-gotici.
Negli elementi esteriori, decorativi, con l'assimilazione di forme di varia provenienza, greco-romane da un lato e mesopotamiche dall'altro, compiuta nel sec. viI e più tardi nel sec. xir-xiir anche con influssi arabi (cui si deve l'apparire dell'arco acuto), questa architettura

(bei. Allneri)
Architettura ecclesiastica - Abbazia di Montecassino, cortile centrale (sec. xvi), ora distrutto.
assunse una individualità particolare. Vi concorrono la policromia risultante dal contrasto di pietre di diverso colore, i risultati di lievi architetture che si svolgono da sottili cordonature a formare riquadri ed incassi, l'inserzione della scultura che architettonicamente si dispone in zone di chiaroscuri, in fasce, in accentramenti di figure rilevate su piani incassati.
Legata a questo gruppo orientale è l'a. e. bizantina (v. bizantina, arte) che anche in tal caso si esprime oltre che nel vasto ciclo dell'edificio della chiesa (dal iv al vi sec. in ascesa, dal vir all'viI in declino, dal IX al X-xi sec. in una ripresa), nei grandi monasteri. Il monastero del Sinai, Mar-Saba presso il Mar Morto, i conventi copti dell'Egitto, soprattutto il monastero delle Meteore di Tessaglia del xvi sec. e i monasteri dell'Athos possono essere citati come i tipi principali dell'architerrura monastica del basso impero bizantino. Il gruppo del Monte Athos (v. athos, monte) rappresenta questo gusto architettonico bizantino, secondo il quale, intorno ad un vasto cortile, si raggruppano gli alloggi dei monaci e degli ospiti, i refettori, la fonte per le abluzioni e caratteristici loggiati formanti sporto, con funzione analoga al chiostro occidentale: ad es., i monasteri di Lavra, di Iviron, di Vatopedi, di Chilandari del xir-xiir sec.; del Pantocrator (1363), di Esphigménon (sec. xiv), di S. Paolo (sec. xv), di Koutloumousi (1540).
III. L'A. nelle negioni d'occidente. - In Occidente, il patrimonio edilizio religioso si costituisce, analogamente, in gran parte, sul tema dei monasteri. (Per l'edificio della chiesa in particolare v. chIESA; per gli annessi, v. battistero; chiostro; cf. anche le
voci dedicate ai singoli periodi artistici). E la regola di s. Benedetto che pone il programma architettonico della numerosa serie degli edifici monastici; programma che si amplia nelle abbazie, vere cittadelle organizzate per la vita di vasti raggruppamenti di individui (v. abbazia; monastero).
L'avvento dei grandi Ordini religiosi informa l'a. e. (v. francescana, a.; domenicana, a.).
Più austeri e più aderenti al gusto romanico, genericamente inteso, sono gli edifici francescani. I Domenicani invece, portati dalla loro missione a contatto con i centri abitati per la divulgazione dotta della religione, inseriscono nel nucleo delle città le loro chiese e i loro monasteri. La formola costruttiva ro-manico-gotica, che nella costruzione delle chiese è portata alle estreme conseguenze, e le espressioni monumentali che ne derivano per la potenza di spessori murari, per la saldezza dei contrafforti opposti alle azioni delle vòtte costolonate, per l'intrecciarsi di queste nervature in fasci geometricamente complessi, per l'ardimento di altezze di pilastratura e colonnati portati ai limiti della resistenza da calcoli sapienti, permane negli edifici complementari, subordinati o annessi ai principali.
Nel romanico, effetto di pareti piene su cui si tagliano raccolte finestre; contrasti tra ampie polifore e nuclei resistenti nel gotico. Le pareti sono segnate da risalti architettonici (lesene, fasce) per marcare l'ordine interno o per determinare subordinate zone in armonici rapporti geometrici. Sapienti le modature tracciate secondo un rigoroso calcolo geometrico formalmente risolto in rapporto alla visuale, alle luci, alla funzione architettonica. Rifiorisce come già nel tempo bizantino l'amore del paramento intessuto con materiali lapidei o marmorei tratti dall'accostamento di vari colori o nel tracciato delle varie commettiture formanti disegno.
Più vivo questo senso del colore nell'arte italiana, tanto per la forza della tradizione romano-bizantina (Veneto) quanto per gli influssi arabi (Sicilia-Campania); ma frequente anche nelle architetture francesi, nelle quali, pur nella struttura lapidea, rimane sempre vivo il gusto del colore scintillante dei musaici e degli affreschi ravvivanti le ombre; graffita, piatta, metallica la decorazione, ricca di motivi significativi e simbolici; architettonicamente interpretata la posizione della scultura e il suo trattamento plastico e la sua stilizzazione.
Gli stessi effetti di ordine espressivo che vediamo nelle chiese si hanno negli annessi ecclesiastici medievali. Dal contrasto delle masse architettoniche, dai sistemi di vòtte contrapposte per il cui equilibrio si determinano nei vasti spazi dimensioni sempre più potenti nei sostegni e negli organi di controspinta,
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(fat. Aliwari)
Architettura ecclesiastica - Chiesa di S. Maria della Salute, di Baldassarre Longhena (sec. xvir) - Venezia.
dalle profondità prospettiche che si creano nella successione degli ambienti, dalla graduazione delle luci e delle ombre, sorge la forza espressiva di queste a. nelle quali lo spirito ha in ogni tempo più fortemente sentito tradotta l'aspirazione religiosa (v. romanica, ARTE; GOTICA, ARTE).
IV. Il Quattrocento e il Cinquecento. - La fioritura delle costruzioni ecclesiastiche che nel medioevo si era svolta con tanta estensione e monumentale ricchezza declina in parte nel periodo quattrocentesco. E sempre il tema conventuale che si offre precipuamente all'a., più sovente in opere di trasformazione o di ampliamento di antiche fondazioni.
In questo tempo nelle antiche abbazie si innestano costruzioni che applicano nuove formole decorative agli schemi distributivi tradizionali. Così a Camaldoli, oltre le prime celle e il primo oratorio di S. Romualdo, si aggiungono le fabbriche per albergo, e, nel ' 500 , si rinnova la chiesa e si costruisce il chiostro ionico. L'antica Badia di Firenze è segnata oggi dal piccolo chiostro quattrocentesco annessc alla trasformata chiesa del ' 700 .
Ma il Quattrocento ci dà opere monumentali di nuova creazione. Nel Senese, a Monte Oliveto, una compagnia di patrizi sceglie i luoghi più desolati per creare quell'eremo che poi diventerà per successioni di fabbriche la monumentale abbazia di Monte Oliveto Maggiore : colossale fabbricato il convento e la chiesa; notevoli i piccoli e i grandi chiostri del Quattrocento, la sala del capitolo o del definitorio grande del 1498 , quella del definitorio piccolo o sala di giustizia e la grande libreria del Cinquecento.
La semplicità fondamentale delle forme quattrocentesche si adatta all'espressione del tema religioso. Così nel nuovo centro domenicano di S. Marco che l'arte di Michelozzo e del Beato Angelico compone
e anima: così negli annessi della chiesa di S. M. Maddalena de' Pazzi con l'arte di Giuliano da Sangallo.
In altre regioni, dove più forte è la tradizione decorativa, gli edifici religiosi si ornano di intagli e di colore, sia nelle terrecotte, sia negli intarsi marmorei. E questa la fioritura lombarda e veneta delle costruzioni della Certosa pavese, della sacrestia di S. Maria a Bergamo e delle grandi aggiunte quattrocentesche all'antica badia di Prataglia (Casentino). Raffinati ritmi dell'arte bramantesca compongono con aerea ampiezza e slancio i grandi chiostri di S. Ambrogio a Milano e la stessa regola ritmica Bramante la ripeterà nel chiostro romano di S. Maria della Pace.
Più solida e rude nel taglio dei travertini la costruzione romana quattrocentesca, in cui si rinnova, con la restaurazione del potere pontificio in Roma, l'antica tradizione.
Al carattere religioso del Cinquecento corrisponde un linguaggio architettonico basato - grosso modo sulla risurrezione delle forme architettoniche romane. Trapassano queste nel tema della chiesa: si fanno interpreti degli altri temi ecclesiastici, che riflettono ora una nuova espressione di autorità e di gerarchie.
Lo stile del Vignola - diffuso in una varietà di scuole regionali - per la sua fondamentale impostazione di austerità, di castigatezza un po' fredda, si dimostra atto alla interpretazione del tema religioso, tanto nella chiesa quanto negli edifici ecclesiastici che vi si connettono, secondo lo spirito del tempo, dominato dal pensiero e dall'azione della Controriforma (v. CONtroriforma, arte della).
A questo gusto s'improntano le architetture romane della fine del Cinquecento e dei primi del Seicento, come nella Casa professa del Gesù, nel collegio dei neofiti annesso a S. Maria dei Monti.
Si trovano in Emilia (a Reggio) due grandi conventi, uno di S. Prospero, l'altro grandioso dei Benedettini, dove l'opera di architetti della famiglia dei Pacchioni svolge robuste e bugnate architetture in un vasto cortile, intorno a cui si compone macstosamente l'edificio. Analogamente a Bologna, nei chiostri e conventi di S. Michele in Bosco, di Michele Fiorini; di S. Giovanni in Monte, di Antonio Morandi; di S. Gregorio, di Andrea da Valle; dei Servi, di Francesco Giulio Andreoli; nelle Gesuate, di Bartolomeo Richini.
Ritroviamo l'austerità delle architetture michelangiolesche nel chiuso sentimento di alcuni conventi cinquecenteschi (a Firenze, chiesa e convento di Ognissanti, ripresa dall'Alessi in un convento di S. Chiara e nel chiostro di S. Pietro a Perugia) e nuovamente nella certosa di S. Maria degli Angeli innestata ai ruderi delle Terme di Diocleziano: gusto michelangiolesco che domina tutta l'architettura barocca toscana e che si riflette anche sugli edifici ecclesiastici con gli artifici del manierismo.
Troviamo questi caratteri a Firenze nelle costruzioni del Carmine, nel convento di S. Firenze dei Filippini, che si sviluppa tra il 1643 e il 1715 con l'opera del Silvani e del Ruggeri e di Zanobi del Rosso; nel convento dei Carmelitani di S. Maria degli Angeli e di S. Maria Maddalena de' Pazzi di Antonio Ferri (1680-89); nelle aggiunte del convento di S. Jacopo sopr'Arno. Li troviamo ancora, sia pure con mutati elementi, nella Certosa napoletana di S. Martino. Le sottili eleganze bramantesche lombarde riecheggiano nelle architetture dello Zaccagni e del Tramello, a Parma nel convento di S. Giovanni Evangelista, a Piacenza in S. Sisto e in S. Sepolcro, nei complessi che associano monastero, ospedale, case del
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(1ot. Alinari)
FACCIATA DI S. PIETRO IN CIEL D'ORO (sec. xit) - Pavia.

(Iol. Alinari)
INTERNO DELLA CHIESA DI S. STEFANO ROTONDO (metà sec. v) - Roma.
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(fot. Alinati)
PALAZZO PAPALE E LOGGIA (secc. xili e xiv) - Viterbo.

(fot. Alinati)
CHIOSTRO DEL CONVENTO DI S. MARCO.
Architettura di Michelozzo Michelozzi (sec. xv) - Firenze.
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BASILICA DI S. MARIA MAGGIORE (sec. v e sgg.).

(fot. Mlinist. dell' Aeronautica)
BATTISTERO, DUOMO E CAMPANILE DI GIOTTO (secc. XI-XIV).
Veduta dall'aereo - Firenze.
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FACCIATA DELLA CHIESA DI CRISTO RE (1933).
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commendatario collegate dai chiostri. Effetti lombardeschi ravvivati dal colore degli affreschi distesi sulle pareti come arazzi, nelle costruzioni annesse a S. Stefano a Venezia, in quelle di S. Giustina a Padova con l'opera del Briosco e del Leopardi.
Nell'antico spirito peruzziano vivono invece alcune architetture monastiche senesi (monasteri delle Derelitte di B. Neroni detto il Riccio, e di S. Maria di Anton Maria Lari), dove grandi zone riposate di laterizio e insistente orizzontalita di linee nel ricorso dei piani accentuano il carattere di quiete conveniente al tema.
Le teorizzazioni care ai maestri del Rinascimento prevedono il tema ecclesiastico: l'Alberti e il Serlio svolgono nei loro trattati i capitoli relativi all'a. religiosa; il Palladio premette alla trattazione delle a. religiose (proemio al 1. IV) che Dio "essendo il sommo bene e la somma perfezione; è molto convenevole che tutte le cose a lui dedicate in quella perfezione siano ridotte, che per noi si possa maggiore". Questa perfezione egli la derivava, anche per le opere consacrate a Dio, dal modulo antico, dalla ispirazione dell'antica a. che, avendo saputo tramandare con tanta sapienza costruttiva i propri templi, dava l'esempio da seguire sia nella scelta della forma "attissima a dimostrare la Unità, la infinita Essenza, la Uniformità, e la Giustizia di Dio" (1. IV, cap. 2) sia in quel "... decoro, nel quale consiste una bellissima parte dell'Architettura" (ibid.).
Come questo fondamento erudito e antiquario si trasformi nello spirito architettonico del Cinquecento è noto per le chiese nelle quali l'organismo romano permanc ma si rinnova in forme originali. Gli edifici

(da E. Casri Bamelli, Edifici per il culto, 1958) Architettura ecclesiastica - Pionta della chiesa del Francescani di S. Antonio in Halle (sec. xx), architetto V. Ulrich.
religiosi del Palladio ne sono chiara testimonianza: i resti del grandioso convento della Carità progettato a Venezia, con il suo peristilio e con le sale "corintie", ci dimostrano come l'artista imbevuto di romanità abbia saputo coglierne per la perennità di certe leggi di armonia di cui può essere fatto omaggio alla divinità "per onore e osservanza della quale si deve operare quanto si può di bello, e di raro" (ibid., cap. 5). Tra questi elementi di bellezza vi è la bianchezza: "conciosiaché la purità del colore, e della vita sia sommamente grata a Dio" (ibid., cap. 2). Candide sono infatti le navate delle chiese palladiane e similmente le parti annesse, salvo lievi soprattutto all'orditura degli ordini nelle parti del convento di S. Giorgio Maggiore, nel suo chiostro, nella sala capitolare, nel refettorio e nella scenografica scala. Similmente nel convento delle Zitelle e dei Francescani del Redentore questa nitidezza degli spazi architettonici contribuisce agli effetti di calma serenità propria dell'arte palladiana.
5. L'A. barocca. - Anche il gusto barocco domina le ricerche formali dell'edificio ecclesiastico, perché nella vasta gamma delle sue colorazioni architettoniche esiste anche la tonalità pacata e solenne dei piani ampi, delle fasciature che li articolano, delle masse semplici. Questo vediamo anche nelle opere del Borromini, e in quelle di impronta borrominiana, che svolgono in Roma il tema degli edifici religiosi, dalle riquadrate fronti dell'oratorio dei Filippini all'ala del convento di S. Carlino, dalla mole del collegio di Propaganda Fide alla rude orditura del convento di S. Maria dei Sette Dolori. E uno stile che si crea per le costruzioni ecclesiastiche, che per molta parte si identifica con quello che viene denominato "stile gesuitico": e infatti esso è improntato a severità di linee semplici, ma atto d'altro lato ad esprimere quella solennità, quella sorprendente appariscenza con le quali l'Ordine di s. Ignazio intese rendere sensibile anche negli edifici del culto la sovranità di Gesù.
E da Roma si parte questo indirizzo artistico che si ripercuote ovunque in Italia e specialmente nei paesi
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tedeschi del centro europeo. A Roma esso si trova nel convento annesso a S. Croce in Gerusalemme, negli annessi della casa dei Barnabiti a S. Carlo ai Catinari, nel collegio greco di S. Anastasio, nel convento di S. Marcello, negli annessi di S. Andrea della Valle, di S. Andrea del Noviziato (al Quirinale), e si compone in un esteso edificio nella Trinità dei Pellegrini. Il concetto architettonico così ampiamente praticato consiste nell'opposizione di ampie fronti al nucleo della chiesa che domina col suo fastigio di ordini e di chiaroscuri. Tale l'aspetto di alcuni monumenti veneziani, quali l'edificio di S. Maria Assunta dei Gesuiti costruito da Domenico Rossi (1715-39) e dal Fattoretto (1730), il gruppo dei Gesuati (S. Maria del Rosario e relativi annessi, del Massari, 1726-43) e l'austero gruppo dei Tolentini su cui spicca il pronao del Tirali.
Il criterio di accogliere in appositi edifici gli aspiranti al sacerdocio era stato già attuato in alcune antiche istituzioni, come nel collegio di Alcalá in Spagna, a Cracovia nel collegio dei Jagelloni, in Inghilterra a Cambridge, a Bologna nel collegio degli Spagnoli (fondato dal card. Albornoz nel 1364), documento ancora oggi di tipica a. bolognese nel grande cortile ad archi ribassati, a Roma quello eretto dal card. Capranica sotto Eugenio IV. Altrove questi collegi ecclesiastici si allogarono in antichi edifici adattati (ad Assisi in un complesso di edifici trecenteschi; a Pisa negli annessi di S. Caterina dei Domenicani).
Dall'azione del Concilio tridentino dipendono le maggiori realizzazioni architettoniche in fatto di collegi ecclesiastici. Gia Roma per l'opera di s. Ignazio vede la costituzione del Collegio germanico e il palazzo del Collegio romano inaugurato da Gregorio XIII nel 1582. Qui l'a., più propriamente del p. G. Valeriani, costituisce il modello di interpretazione del tema relativo agli istituti di cultura, come la Casa professa dei Gesuiti. La Sapienza - archiginnasio romano - risale agli inizi del Rinascimento romano, ad Eugenio IV e poi a Leone X; particolarmente curata in seguito da Paolo III e poi da Gregorio XIII e da Sisto V con l'opera di Giacomo della Porta. Il Borromini vi innesta l'oratorio e l'ala della biblioteca di Alessandro VII. L'edificio, col giro delle sue sale intorno al cortile e con lo sfondo dell'oratorio, resta rappresentativo dell'a. adatta alle istituzioni di cultura ecclesiastica.
Dipendono dall'opera di s. Carlo Borromeo le maggiori costruzioni ideate per le finalità ecclesiastiche di educazione: il Collegio elvetico a Milano iniziato da Fabio Mangone nel 1608 e proseguito da F. M. Richini dal 1630 e dal Quadrio; il Seminario maggiore, architettato da Aurelio Trezzi (dal 1602), eseguito da Fabio Mangone; il collegio Borromeo del Pellegrini (1563-85) e del Richini (dal 1628 al 1629). L'impianto distributivo di questi edifici si sviluppa intorno ad un ampio cortile a doppio ordine di loggiati, di tale ampiezza che per ogni ordine corrispondono due piani : tale è il sistema dei portici a colonne, architravati nel Collegio elvetico, con un ritorno classico palladiano, ad archi su binato di colonne nel collegio di Pavia, e anche nel collegio di Brera fondato dai Gesuiti nel 1591, completato dal Richini nel 1651.
Abbiamo in queste opere la traduzione architettonica del nuovo spirito educativo quale si forma sotto l'azione della Controriforma, sì che esse restano simboliche del carattere di istituti di educazione.
Tra il 1637 e il 1650 sorge in Roma nelle aree di S. Maria in Vallicella il grandioso e monumentale oratorio dei Filippini, per opera del Borromini. Sorge
nel 1627 per opera di Urbano VIII il collegio Urbano di Propaganda Fide per l'apostolato fra gli infedeli. Nell'a. di questi complessi monumentali si innovano e si superano gli schemi classici, sostituiti ora da larghe e profonde pilastrate, da riquadrature che traggono partito dalla ampiezza di pieni dominanti, dai contrasti e dalle opposizioni di curve volumetriche, dall'accentuazione di alcuni partiti accentrati contro il ricorrere di elementi ripetuti con insistenza. Di questo procedimento abbiamo analoghe soluzioni anche in altri monumenti di questa epoca: a Venezia nel Seminario patriarcale annesso alla chiesa della Salute, in altre forme nel collegio Flangini del Longhena e a Torino nel palazzo del seminario arcivescovile del Jovarn. Questo grande architetto crea mezzi originali di espressione atti a far sorgere possibilità di nuove interpretazioni specialmente per questo tipo di edifici.
6. Cattedrali ed episcopi. - Con l'affermarsi della preponderanza del clero secolare, la cattedrale costituisce il suo predominio di fronte ad altri istituti religiosi : così tra le dipendenze della cattedrale sorge il palazzo vescovile, formando un complesso edilizio che riecheggia per analogia i raggruppamenti abboziali.
Tra le costruzioni episcopali del medioevo di entità monumentale vanno ricordate quelle di Laon, di Auxerre, di Narbona, di Reims, di Orvieto, di Viterbo, di Anagni, ora chiuse come castelletti, ora aperte come palazzi signorili.
Nel Rinascimento l'edificio episcopale (ed in genere gli edifici con destinazione di rappresentanza) come la residenza pontificia sorta sul Quirinale al tempo di Gregorio XIII, quella lateranense del tempo di Sisto V, e quelli aventi funzioni di governo, come a Roma il palazzo del S. Uffizio, e (in rapporto con l'istituzione ospitaliera di S. Spirito) quello detto del Commendatore, rientrano quanto a schema organico ed a composizione architettonica nel tipo del palazzo rinascimentale. L'espressione di nobiltà signorile, principesca, è ripresa e riportata al nuovo tema, in interpretazioni regionali e personali proprie dei vari periodi in cui sorgono.
Così con specifica destinazione ecclesiastica sorgono i palazzi vescovili quattrocenteschi del gruppo rosselliniano di Piacenza, quelli di Perugia e di Padova e, nel Cinquecento, quelli sangalleschi di Amelia e di Castro, di Ascoli (con portale di Cola dell'Amatrice) e i grandiosi arcivescovati di Pisa, di Pavia, di Milano.
Neo-palladiani, con impronta anzi neoclassica, i palazzi vescovili di Vicenza e di Venezia.
Dopo una interruzione dovuta alle persecuzioni contro la Chiesa seguite alla Rivoluzione Francese si ha - specie nella seconda metà dell'800 - una ripresa di costruzioni ecclesiastiche, che sta anche in rapporto con la ricostituzione e l'organizzazione di molti Ordini religiosi e con l'estendersi dell'azione missionaria. Sono specialmente, oltre a nuovi conventi, istituti di istruzione dei religiosi, collegi e, con notevole estensione della fabbricazione di nuove chiese, edifici annessi o comunque dipendenti da queste e integranti il servizio religioso ad esse assegnato.
Roma offre in questo senso una produzione molto significativa specialmente nei collegi che, o si rinnovano nelle antiche sedi, o nuovamente si costituiscono. Si riflette in queste moderne architetture l'eclettismo, che caratterizza la fine del sec. xix. Assume valore monumentale il collegio di S. Anselmo sull'Aventino (a. del padre Ildebrando da Hemptinne e del Vespi-
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gnani), dove la tradizione benedettina si rinnova in forme di grande nobiltà e con segni di evidente modernità.
Bibl.: Oltre la bibl. relativa alle voci e agli attiati cui rinvia la precedente trattazione, si veda: E. Viollet-le-Duc, Dictionnaire raisonné de l'architecture française, 10 voll., Parigi 1867 sgg. : s.vv. Architetture religieuse, I, pp. 157-241, e Architetture monastique, ibid., pp. 241-312; J. Durm, H. Ende, E. Schmitt, Handbuch der Architektur, Lipsia 1903 sg., passim; A. E. Brinchmann, Die Baukunst des 17. und 18. Jahrhundert, I: Baukunst des 17. und 18. Jahrhunderts in den romanischen Ländern, in Handbuch der Kunstwissenschaft, Berlino 1913; F. Benoit, Manuel d'Histoire de l'Art, Parigi 1933; A. Choine, Histoire de l'architecture, ivi s. a., passim.
Vincenzo Fasolo
7. L'a. contemporanea. - L'a. e. costituisce ancor oggi una delle branche più notevoli dell'architettura, non tanto per un suo valore stilistico deciso, del resto non raggiunto pienamente in nessun ramo architettonico, quanto per l'importanza dei temi che essa propone alla nuova tecnica edilizia : e cioè l'impiego di mezzi costruttivi propri del nostro tempo (strutture di ampio respiro in cemento armato, acciaio e vetro, ecc.) e l'approfondimento delle soluzioni tecniche di talune esigenze e impianti (visibilità, illuminazione, acustica).
L'interesse per l'edilizia ecclesiastica ercbbe con la evoluzione delle attuali correnti architettoniche, che, sorte dopo un periodo di affievolimento creativo (sec. xix) a causa dell'indirizzo prevalentemente positivistico dell'arte in genere e dell'architettura in specie, tendono via via a ritrovare con spirito nuovo il fondamento essenzialmente espressivo degli elementi che intervengono nella costruzione.
Dapprima si ebbero le esperienze delle strutture in ferro e muratura (St-Eugène a Parigi - colonne in glusa - 1851 ; St-Augustin, pure a Parigi - copertura in ferro - 1861-70), cui seguirono le prime prove del cemento armato in St-Jean a Montmartre (Parigi, 1894, arch. A. de Bodaut); finalmente questo stesso materiale fu impiegato per la prima volta nella sua tipica espressione dai fratelli A. e G. Perret nelle chiese di Notre Dame di Raincy e di S. Teresa a Montmagny pure in Francia (1923-27), mentre l'architetto O. Barting giunse a sperimentare strutture integralmente in acciaio e vetro (chiesa protestante all'esposizione della stampa a Colonia, 1928). I migliori architetti che ora trattano il tema della chiesa, pur applicando largamente e spesso totalmente i nuovi mezzi, tendono piuttosto a un libero impiego delle moderne strutture e dei tipici effetti che da questi derivano, piegandoli ad un deciso intento espressivo, sia nelle proporzioni, e sia nell'uso promiscuo di materiali diversi, a seconda dei fini e delle condizioni ambientali. Nel complesso, pur senza l'affermazione di un nuovo maturo indirizzo stilistico e accanto al dilagare di un manierismo antiquato e senza interesse, i risultati raggiunti da singoli architetti sono spesso notevoli e qualche volta toccano il valore di compiute opere d'arte, degne dell'alta tradizione dell'a. e. del passato.
I paesi che offrono gli esempi più significativi della moderna a. e. sono quegli stessi che hanno portato il più forte contributo alla recente evoluzione architettonica, come la Germania, l'Austria, la Svizzera. Citiamo particolarmente, tra gli architetti tedeschi, Emil Fahrenkamp, Hans Hercommer e specialmente Dominikus Böhm, che passò da atteggiamenti espressionisti (chiesa di Bischofsheim presso Magonza, 1926) a valori più sobri e costruttivi (S. Giuseppe a Hindemburg); tra gli austriaci R. Kramreiter (chiesa di Pernitz, Austria) e soprattutto Clemens Holzmeister, più cauto nel continuare, attraverso la sua copiosa
produzione, con nuovi mezzi la tradizione intimista e festosa del barocco e del neobarocco austriaco; infine tra gli svizzeri K. Moser, soprattutto per la chiesa di S. Antonio a Basilea, dove la struttura cementizia raggiunge nuova maturità di espressione.
Né va taciuta l'opera degli architetti scandinavi, quali G. Asplund e E. Thomsen (intesi ad alto senso stilistico di ispirazione classica), Jensen e Kaare Klint (con nobilissimi tentativi neogotici), ancorché svolta per edifici di culto protestante, per la loro derivazione dalle forme religiose cattoliche tradizionali e per il loro influsso su tutta l'architettura religiosa attuale.
Meno interessante appare la produzione in altri paesi come la Francia, la Spagna, l'America latina.
In Italia, nella pur abbondante produzione di edifici ecclesiastici, non si nota, finora, un indirizzo stilistico deciso, essendo ancora gli architetti contesi tra forme tradizionalistiche invano perseguite in nuove semplificazioni e i più vivaci apporti dell'architettura contemporanea. Maggiormente notevoli, fra le altre, le opere di G. Muzio (chiesa di S. Maria della Rossa in Milano, 1932; santuario di S. Antonio a Cremona, 1937; progetto per la chiesa Regina Pacis a Milano e S. Ambrogio a Cremona), di M. Piacentini (chiesa di Cristo Re a Roma), di A. Foschini (chiesa dei SS. Pietro e Paolo all'Esposizione universale di Roma). Vedi Tavv. CXXIX-CXXXII.
Bibl.: Cf. le principali riviste di architettura contemporanea, fra cui : Wasmut's Monats-Hefte für Baukunst und