o Re a Roma), di A. Foschini (chiesa dei SS. Pietro e Paolo all'Esposizione universale di Roma). Vedi Tavv. CXXIX-CXXXII.
Bibl.: Cf. le principali riviste di architettura contemporanea, fra cui : Wasmut's Monats-Hefte für Baukunst und Städtebau, Berlino 1919-31; Moderne Bauformen, Stoccarda 1919-42; Der Baumeister, Berlino 1920-42; L'architecture d'aujourd'hui, Boulogne-Seine 1930-43; Monats-Hefte für Baukunst und Städtebau, Berlino 1932-42; Architettura, Milano 1933. - Inoltre: A. Astorri, Architettura sacra generale, Roma 1935; A. D. Pica, Nuova a. nel mondo, Milano 1938; E. Roulin, Nos Eglises, Parigi 1938; R. Aloi, Architettura funeraria, Milano 1943; A. Caso Ramelli, Edifici per il Culto, ivi 1947. Saverio Muratori
ARCHITRAVE : v. ORDINI ARCHITETTONICI.
ARCHIVES DE PHILOSOPHIE. - Serie di studi filosofici pubblicata con periodicità varia, ma in genere trimestralmente, a partire dal genn. 1925, presso l'editore Beauchesne di Parigi. Ne sono redattori principali i Gesuiti della casa di studi filosofici di Vals e dello scolasticato di Jersey, con collaborazioni anche da altri paesi. I singoli fascicoli contengono spesso trattazioni monografiche di un unico autore; ma un fascicolo all'anno è riservato alla bibliografia critica delle nuove opere. La serie è completata dalla Bibliothèque des Archives de philosophie, collezione di volumi spesso di notevole importanza. -
ARCHIVIO. - Etimologicamente deriva da dot{α} ρ- χ ε 'ov, palazzo del magistrato ove si custodivano gli atti della magistratura. Presso i Greci però era chiamato χ α ρ τ °-varphi ∪ λ dot{α} α ι o v, oppure γ ρ α μ μ α τ °-ρ ∪ λ dot{α} α ι o v; presso i Romani : archium, archicum, tabularium, grapharium, chartularium o chartarium publicum, sacrarium, serinium, ecc.
In senso proprio, per a. intendiamo una raccolta di atti concernenti un individuo o una collettività, ordinata allo scopo di tutelare interessi amministrativi, politici e giuridici o anche allo scopo di pura documentazione storica. Generalmente gli a. si sogliono classificare, sotto diversi aspetti, in a. generali e particolari, vici e morii, correnti e di deposito. In ragione della provenienza, la classificazione principale è data dalla divisione in a. civili e a. ecclesiastici.
I. A. civil. - Tra gli a. civili italiani vanno ricordati :
I. Gli a. statali, i quali sono alle dipendenze dirette del ministero dell'Interno attraverso il Consiglio
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superiore degli A. e la Giunta operante in seno al Consiglio, e comprendono:
a) L'A. della Repubblica, esistente in Roma, il quale raccoglie principalmente il materiale archivistico proveniente dai dicasteri del governo centrale.
b) Gli A. di Stato, in numero di 20, esistenti nelle principali città italiane, di cui i 9 maggiori (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Palermo) esercitano funzioni di sopraintendenza su tutti gli archivi minori di una determinata circoscrizione regionale di loro competenza.
c) Le Sezioni di A. di Stato, erette in numero di 74, nei capoluoghi delle diverse province, facenti capo ciascuna alla rispettiva Sopraintendenza archivista competente per territorio.
2. Gli a. di enti pubblici non statali, tra i quali vanno elencati gli a. degli enti autonomi, comuni e province, degli enti parastatali, degli enti ausiliari dello Stato, degli istituti di credito, di diritto pubblico, delle associazioni sindacali, delle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza, ecc.
3. Gli a. notarili, che si distinguono in distrettuali, mandamentali e comunali, a meno che non vivano come sezioni degli a. di Stato o delle sezioni di a. di Stato.
4. Gli a. privati, i quali sono pure sottoposti dalla legge ad una particolare vigilanza per parte della sopraintendenza della circoscrizione archivistica alla quale appartengono.
Il vigente ordinamento giuridico degli a. è regolato dalla legge 22 dic. 1939, n. 2006.
II. A. ecclesiasticI. - Tra gli a. ecclesiastici vanno ricordati: l'A. Pontificio, l'A. diocesano, l'A. parrocchiale e altri minori.
1. A. Pontificio Vaticano (v. vaticano, archivio).
2. A. diocesano. - In ogni curia vescovile esiste l'a. diocesano, diviso in due sezioni distinte, la pubblica e la segreta, nel quale vengono raccolti e custoditi gli atti, instrumenti e scritture riguardanti gli affari diocesani, spirituali e temporali, che vanno tutti registrati nel catalogo o inventario dell'a. stesso.
Nella sezione pubblica sono ordinati gli atti e scritture accessibili a chiunque ne abbia interesse.
Nella sezione segreta vengono cautamente custoditi quegli atti che, o per loro natura o per prescrizione di legge, devono rimanere segreti. Soltanto al vescovo o all'amministratore apostolico è lecito aprire da solo l'a. segreto ed esaminarne le carte. In caso di vacanza della sede vescovile, la custodia dell'a. segreto è soggetta a particolari prescrizioni.
La legislazione canonica riguardante l'a. diocesano è contenuta nei cann. 372-84 del CIC.
3. A. parrocchiale.- Il can. 470, § 4, obbliga ogni parroco ad avere il proprio a. parrocchiale, la cui manutenzione e custodia costituisce un grave dovere, munito di severe sanzioni penali (cann. 2383, 2406). In esso vengono custoditi i registri parrocchiali (v.), il registro de statu animarum, gli atti e comunicazioni ufficiali dell'ordinario e della curia, la corrispondenza ufficiale e ogni altra scrittura che la necessità o l'utilità suggerisca di conservare; inoltre i registri, inventari e scritture che riguardano la fabbriceria o chiesa e il beneficio parrocchiale, con distinti inventari (cann. 1522, n. 3, 1523, n. 6; circolare Sacra Congr. Conc. 20 sett. 1929).
Anche per l'a. parrocchiale esiste l'obbligo dell'inventario, di cui un esemplare deve essere depositato presso l'a. diocesano (can. 383). Fatta eccezione
per i documenti segreti, anche l'a. parrocchiale è accessibile al pubblico (can. 384).
4. Altri a. ecclesiastici da ricordare sono: gli a. delle chiese cattedrali e collegate (a. capitolari); gli a. delle confraternite e opere pie dipendenti da enti ecclesiastici, ai quali è fatto obbligo pure dell'inventario, di cui un esemplare deve essere deposto nell'a. diocesano (can. 383); gli a. degli istituti religiosi, delle abbazie, dei monasteri e dei conventi.
Saccade da S. Maun
SPECIALI PROVVIDENZE DELLA S. SEDE PER LA CONaERVAZIONE DEGLI A. ECLESIATICI. - Gli a. ecclesiastici, in quanto contengono scritture d'interesse storico, sono di per sé insiienabili, essendo da considerare tra i «bona practiosa " citati nel CIC (cann. 1497, § 2; 1532, § 1).
Tra le provvidenze adottate dalla S. Sede per la conservazione degli a. ecclesiastici negli ultimi decenni va ricordata una serie di lettere inviate dal cardinale Segretario di Stato agli Ordinari d'Italia. In una prima lettera del 30 sett. 1902 si davano istruzioni per la compilazione degli inventari e s'inviava una "Forma di regolamento per la custodia e l'uso degli a. e delle biblioteche ecclesiastiche»; in un'altra del 12 dic. 1907 si ordinava la costituzione in ogni diocesi di un commissariato permanente per i monumenti e per i documenti, con l'incarico di redigere innanzi tutto «un semplice, ma esatto catalogo dei documenti». Di nuovo il 15 apr. 1923 si richiamava l'osservanza delle lettere precedenti, annunziando l'istituzione presso l'A. Segreto Vaticano di un corso di archivistica specialmente dedicato al clero, che ebbe inizio nel genn. dell'anno seguente.
In relazione a tali disposizioni molti dei maggiori a. ecclesiastici d'Italia si riorganizzarono secondo principi moderni e scientifici; in alcuni capitoli fu istituito l'ufficio di canonico-archivista da conferire a persona competente.
Ma anche la tutela degli a. minori e recenti si presenta come un'importante esigenza dei tempi moderni : particolarmente in Italia, dove la legge sugli a. del 22 dic. 1939 sottopone alla sorveglianza dello Stato tutti gli a. d'interesse storico, pubblici e privati, tranne gli ecclesiastici.
Perciò, per espresso incarico del S. Padre, il card. G. Mercati, archivista di Santa Romana Chiesa, con lettera del 1^{°} nov. 1942 (AAS, 34 [1942], pp. 384-89 ) chiedeva agli Ordinari d'Italia notizie precise sull'esistenza e sul contenuto dei singoli a. sottoposti alla loro giurisdizione, capitolari, parrocchiali e di qualunque altro ente: per facilitare il lavoro furono inviati ampi moduli già preparati. Si attuava così per la prima volta il censimento degli a. ecclesiastici d'Italia e insieme la raccolta dei loro inventari-sommari che si conserveranno presso l'A. Segreto Vaticano.
E pure da ricordare che durante la seconda guerra, mondiale, nel periodo 1943-45, la S. Sede è intervenuta presso le autorità civili italiane, come anche presso quelle militari d'occupazione tedesche ed alleate, per la protezione degli a. affidati alla sua diretta giurisdizione per effetto del Concordato (cf. Rapporto finale sugli A., pubbl. dalla Commissione Alleata, Sottocommissione per i Monumenti, Belle Arti e A., Roma 1946); in seguito ad una inchiesta indetta nel sett. 1945 risultarono distrutti o danneggiati per cause di guerra 779 a. ecclesiastici, di cui 53 vescovili o arcivescovili (v. la relazione di G. Battelli, in Riv. di Storia della Chiesa in Italia, I [1947], pp. 113-16 e 306-308).
Giulio Battelli
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III. Storia degli a. - Le origini degli a. risalgono ad un'epoca molto remota. Ebbero certamente a. Babilonesi, Egiziani e Caldei : ne fanno fede le iscrizioni in caratteri cuneiformi ritrovate verso la metà del secolo scorso fra le rovine di Babilonia e di Ninive, che ci han conservato testimonianze dell'attività di quei re, e le tavolerie di argilla, rinvenute a el-Amarna, in Egitto. Degli a. babilonesi anche la Bibbia ci ha tramandato il ricordo nel libro di Esd. (5, 17 e 6, 1-2). E ancora dalla Bibbia (Esd. 2, 62; I Par. 9, I e II Par. 34, 30) apprendiamo che gli Israeliti custodivano nel Tempio gli atti che rivestivano un carattere di maggiore solennità. Più numerose e più certe notizie si hanno, invece, degli a. greci e romani, come pure della loro sistematica organizzazione.
Fin dall'età più antica della sua storia la Grecia si preoccupò di custodire i documenti della sua vita pubblica e privata ; ma solo più tardi si cominciò quella conservazione organizzata, che, centro in Atene, si estenderà in molte città greche e servirà di modello ad istituzioni future, anche romane. In Atene il primo deposito dei documenti di Stato fu l'Areopago, dove li troviamo già al tempo di Solone, affidati alla custodia di uno dei sette ν η α ν ρ dot{α} τ α α ς. Dall'Areopago furono in seguito trasferiti nel Bouleuterion e di qui, poi, nel tempio di Cibele, il famoso Metroon. Sopraintendente ne era il Ilpó τ α ν ι ς dot{ε} π ι σ τ dot{α} τ η ς, dal quale dipendevano, in ordine gerarchico, il γ ρ α μ μ α τ ε dot{ς} ς τ tilde{η} ς Bou λ tilde{η} ς, l' dot{α} σ σ γ ρ α μ μ α τ ε tilde{ς} ς ed i δ η μ dot{σ} α ι ι.
Presso i Romani furono i templi di Giunone, di Cerere, di Saturno e di altre divinità i primi depositi degli atti pubblici, comunque interessanti lo Stato, sotto la custodia degli stessi sacerdoti e dei magistrati, che dapprima furono i censori, poi i questori, e più tardi i prefetti. Tuttavia il primo edificio pubblico, rimasto poi il solo, destinato di proposito a raccogliere i documenti dello Stato romano, fu il Tabulaeium, fatto costruire per opera ed a spese del console Quinto Lutazio Catulo nel 78 a. C. sul Campidoglio, prospettante da un lato il Foro, dall'altro il Campo Marzio, affidato alle cure del magister census, che si avvaleva, per il disimpegno dei vari servizi, di tabularii, adintores tabularii, apparitores. Il materiale qui depositato e custodito, ordinato cronologicamente e per materia, era molto consultato dagli studiosi, secondo testimonianza di Tacito (Dial. 39), e di Cicerone (Pro Mölone, 27). Non solo a Roma, ma anche nelle province dell'impero sorsero fiorenti a., benché sotto la diversa denominazione di Gesta municipalia; ed un proprio a. ebbe anche Costantinopoli, allorché l'impero andò diviso in Occidente e Oriente. Tuttavia la sapiente organizzazione degli a., così come era stata posta da Roma, non tardò, nei secoli successivi alla caduta dell'impero, a scompaginarsi, soprattutto per il progressivo sfaldamento dell'amministrazione imperiale sotto la spinta delle invasioni barbariche e delle loro conseguenze.
Tramonta così la gloriosa tradizione dei depositi archivistici, in tanto onore posti nell'antichità classica, e, astrazion fatta dell'a. fondato in Aquisgrana da Carlomagno, non abbiamo quasi altro ricordo di raccolte di documenti in tutti gli Stati sorti sulle rovine dell'impero romano.
Il merito d'aver salvato dalla dispersione gran parte dei documenti anteriori al sec. xi spetta agli a. ecclesiastici (primo fra tutti l'a. della Chiesa romana), gli unici che abbiano conservato, pure in mezzo a tanta dissoluzione di tempi e di istituzioni, la loro
continuità storica. Motivi dominanti che favorirono la conservazione di tanto materiale, prezioso ai fini della cultura universale, furono anzitutto la cura che la Chiesa stessa pose sempre nella custodia di tutta la documentazione che poteva in ogni modo riguardarla e il rispetto, poi, di cui furono sempre fatti omaggio i luoghi sacri.
Bisogna, tuttavia, giungere fino alla metà del sec. Iv per poter avere notizie sicure circa l'a. ufficiale della S. Sede, la cui origine è certamente anteriore alla pace costantiniana. Sappiamo infatti che papa Giulio I ( 34 mathrm{I}-52 ) ordinò di raccogliere e conservare tutti gli atti riguardanti le donazioni ed i legati fatti alla Chiesa (cf. Liber Pontificalis, ed. L. Duchesne, I, p. 205); mentre la prima sede dell'a. dei Papi fu quella stabilita da Damaso I (366-84) nella basilica di S. Lorenzo (in suo onore poi detta in Damaso), come si ricava dall'iscrizione fatta incidere su uno degli architravi: «Archibis, fateor, volui nova condere tecta" (A. Ferrua, Epigrammata Damassiana, Città del Vaticano 1942, n. 57, p. 210). Qui rimase fin verso la metà del sec. vir, nel qual tempo fu trasportato nel palazzo lateranense.
Contemporaneamente a questo a. lateranense, un altro deposito fu istituito presso la Confessione della basilica di S. Pietro, dove furono gelosamente custoditi importanti documenti tra i quali la cantio prestata dall'arcivescovo di Ravenna Felice, le donazioni di Pipino e di Carlomagno e il pactum di Ottona I. Un terzo a. sorse ancora intorno al ro83 alle pendici del Palatino, in prossimità dell'arco di Tito, nella cosiddetta Turris chartularia, che raccolse soprattutto i documenti relativi all'amministrazione dei beni della S. Sede ed i registri delle entrate e delle uscite (cf. E. Casanova, p. 307).
E necessario, inoltre, dare opportuno rilievo agli a. monastici che ci hanno conservato preziose raccolte di pergamene, di cartolari e di codici. Benché interessanti quasi esclusivamente la vita, diciamo così economica dei vari monasteri, trattandosi soprattutto di contratti nelle diverse specie, queste raccolte hanno il pregio di documentare la loro attività e prosperità economica e l'ordine esistente nella loro amministrazione. Basti, fra i tanti, ricordare gli a. delle abbazie di Montecassino, di Subiaco, di Farfa, di S. Salvatore del Monte Amiata e di tantissimi altri centri monastici italiani ed esteri.
La storia degli a. torna a rischiararsi già a partire dal sec. xI, allorché si assiste allo sviluppo del fenomeno comunale, in Italia più che altrove. Le mutate condizioni di vita delle città italiane dovute alla ripresa dei commercí, la restaurata autonomia amministrativa e giudiziaria dei centri urbani, la formazione delle corporazioni d'arti e mestieri, il rapido e progressivo sviluppo demografico, entrano tutti nel gran giuoco di trasformazione della società medievale, da cui usciranno quei nuclei, che man mano, ingrandendosi, si svincoleranno dall'autorità centrale per creare la propria indipendenza. Conseguentemente nuove esigenze si affacciano e nuovi bisogni investono il campo così della politica, come del diritto, dell'economia e della finanza. Tutte queste nuove forze sentono ormai la necessità d'una documentazione che dia valore ad ogni loro atto, ad ogni loro costituto, che tuteli ogni loro interesse. Di qui quel moltiplicarsi di carte, di strumenti, di registri ove si trova convogliata l'attività d'ogni singola istituzione; di qui ancora la cura che si prende per la raccolta e la conservazione dei documenti, che troviamo già distinti
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per uffici e per materia cronologicamente, benché con ordine rudimentale, e le disposizioni emanate da questo o dal quel comune a garanzia della loro integrità. E poiché, a differenza dei comuni francesi, inglesi e tedeschi, che si mantennero come organismi prettamente cittadini, il comune italiano si presenta come un vero Stato territoriale, si può affermare che il suo a. sia un vero e proprio a. di Stato, anche e soprattutto perché il materiale in esso custodito non rappresenta soltanto l'interesse del singolo, ma investe il diritto dell'intera collettivita. Parimenti si organizzerono nel mezzogiorno d'Italia gli a. dei re svevi ed angioini, come è dimostrato dagli studi di E. Sthamer e di B. Capasso.
Il periodo dei comuni italiani ha, quindi, per la storia degli a., una particolare importanza per cui non è azzardato sostenere che gli a. comunali racchiudono il germe degli a. moderni.
Tuttavia un tale sviluppo, che avrebbe potuto estendersi anche quando al comune si sostituì la signoria, nel sec. xiv e successivamente nel xv, subirà, a causa delle lotte politiche, una battuta d'arresto, per quanto non manchino, anche in questo periodo, provvedimenti intesi a regolare la vita degli a., come, ad es. quelli attuati in varie riprese dai comuni di Firenze e di Siena e nel 1325 dal comune di Bologna, e le ordinanze emanate nel regno di Napoli da Sancia di Maiorca nel 1338 e da Giovanna d'Angio nel 1347 e nel 1354. Comunque l'affermazione in Italia delle signorie e poi dei principati ed il consolidamento delle grandi monarchie europee segneranno una rinascita per gli a., ormai interamente asserviti alla politica ed all'interesse del signore o del sovrano, come dimostrano gli appellativi di reale, ducale ecc., uniti alla denominazione comune.
Avrà inizio conseguentemente da allora quel processo lento, ma progressivo, di concentrazione degli a., che trova la sua logica rispondenza d'altra parte nella natura accentratrice assunta dallo Stato e che porta via via alla fondazione di a. generali. Il primo tentativo del genere fu operato ad Innsbruck nel 1506 da Massimiliano I d'Asburgo, seguito più tardi da Ferdinando I, per quanto s'a necessario giungere fino al regno di Maria Teresa per trovare riuniti nello «Haus-, Hof- und Staatsarchiv», da lei stessa fondato a Vienna nel 1749, la maggior parte dei documenti interessanti l'impero. Ben più decisa fu l'azione di accentramento svolta in Spagna da Carlo V che fece ( 1543 ) del castello di Simancas l' "Archivo de la Corona de Castilla", azione perseguita con maggior vigore dal figlio Filippo II, il quale si avvalse per il ricupero e la raccolta dei documenti dello Stato dell'opera dello storico Girolamo Zorita, ed anche da Filippo. IV, che dettò il regolamento del 1633.
Attraverso una serie di infruttuosi tentativi fatti da Sisto IV (1471-84) a Sisto V (1585-90) di riunire i diversi a. pontifici in un insieme organico, anche la Chiesa riusci infine a concentrare in Vaticano la maggior parte dei suoi documenti per opera di Paolo V, che nel r6iz fondò l'attuale A. segreto vaticano, affidandone la custodia a Baldassarre Ansidei.
Uguali tentativi furono compiuti altrove, ove più ove meno felicemente, come per esempio in Francia dal Richelieu, dal Fouquet, dal Colbert ed in Inghilterra dalla regina Elisabetta, che istituì nel 1578 lo "State Papers Office".
A conclusione ed in corrispondenza di tutto l'ampio movimento organizzativo, gradatamente operatosi nell'àmbito dei singoli Stati, sorse nel sec. xvir una
letteratura archivistica, che, iniziatasi col Methodos archivorum sive modus eadem texendi ac disponendi (Milano 1648) di Niccolò Giussani, apri mirabilmente il campo a tutte le discussioni future, tra le quali ebbe un posto di rilievo, nel secolo successivo, quella agitatasi circa l'impiego, nella classificazione dei documenti, del sistema per materia o del sistema cronologico, sostenuti entrambi da due archiviati francesi, rispettivamente P. C. Le Moine e J. C. Chevrières.
Un altro passo avanti sul terreno dell'organizzazione archivistica fu compiuto con la Rivoluzione Francese, allorché la Convenzione, con la legge del 7 messidoro, anno II ( 25 giugno 1794), concesse la facoltà di accedere pubblicamente agli a.
I secc. xix e xx ci offrono tutta una serie di provvedimenti presi in favore degli a. da parte dei vari Stati, come pure l'impulso dai medesimi dato alla pubblicazione degli inventari, perché rivelassero al gran mondo degli studiosi, con quell'utilità che è facile comprendere, quali e quanti tesori di notizie ogni a. può racchiudere in sé.
Oggi lo studio dei problemi inerenti agli a. non s'agita soltanto nell'àmbito della nazione, ma riveste un carattere di collaborazione internazionale; a tale scopo funziona l'«Institut International de Coopération Intellectuelle" (I.I.C.I.) cui si deve l'interessantissima Guide International des Archives, e la "Commission des Archives", istituita dal "Comité International des Sciences Historiques». Vedi classificazione, sistemi di.
Bibl.: E. Sebastiani, Genesi, cencetta e natura giuridica degli a. di Stato in Istitis, Torino 1904; P. Taddei, L'archivista, Milano 1906; S. Muller, J. A. Feith, R. Frain, Handleiding voor het Ordenen en Beschrijven van Archicven, trad. ital. di G. Vit tani e G. Bonelli, Torino 1908; G. Holtzinger, Handbuch der Registratur- und Archivsitzensarbeit, Lipsia 1908; J. Cuvefier, Rôle des archives, Bruxelles 1911; N. Barone, Lezioni di archivistica, Napoli 1922; H. Jenkinson, A manual of Archive Administration Including the Problem of War Archives and Archiremathing, Oxford 1922; P. Pecchini, Manuale pratica per gli archivisti delle pubbliche amministrazioni e degli archivi notarili, x^{2} ed., Milano 1928; E. Casanova, Archivistica, ²² ed., Siena 1928; S. Piatolesc, Développement et caractère des archives du nazious siècle à nos jours, in Archivi d'Italia, x^{2} serie, 1 (1933-34), pp. 251 -98.
Niccolò Del Re
ARCHIVIO STORICO ITALIANO. - Rivista fiorentina, fondata nel 1841 , in anni di generale rinvigorimento degli studi storici, da un ginevrino che si era già fatto promotore dell'Antologia, Gian Pietro Vieusseux, per ispirazione di Gino Capponi. L'A. ebbe il precipuo intento di pubblicare nuove "eccessiones» al Forum Ioilicarum Scriptores del Muratori, collegando insieme quelle che erano state le testimonianze delle varie regioni d'Italia ai secoli più gloriosi della nostra storia. Non fu tuttavia una semplice ripresa dell'iniziativa muratoriana, ché accanto alla edizione di testi, per lo più data nelle appendici, l'A. pubblicò anche contributi di studio a volte di notevole ampiezza, ponendo anzi - come il programma chiariva - a fondamento dell'impresa proprio "lo studio della storia giuridica e quella dei costumi predominanti secondo i tempi e i luoghi" al fine di rivelare "la vita interiore degli Stati e quella dei popoli" e affiancandosi così alle tendenze della storiografia fuori d'Italia. Tuttavia, in pratica, l'A. non raggiunse quasi mai la storia generale, bensì, e nei testi e nei contributi, si fece organo di carattere locale toscano. E questo suo carattere iniziale ribadì quando, dopo il primo ventennio in cui l'aveva sorretto il personale sacrificio e la cura del Vieusseux, col 1864, divenne organo della R. Deputazione toscana di storia patria, che ne iniziò la terza serie, seguita poi da una
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quarta ( 1878 sgg .) e da una quinta ( 1888 sgg .). Dalla prima direzione del Vieusseux e del Capponi, cui la Deputazione sostituiva il Milanesi, il Gelli e per ultimo il Rodolico, l'A., in un secolo di vita, ha visto passare nei suoi fascicoli storici e studiosi di molte generazioni : dal Villari e dal Tabarrini al Chiappelli e al Salvemini, dall'Anzilotti e dallo Schiaparelli al Panella e agli ancor più giovani.
Stoc. P. Baldasseroni e A. Panella, nel vol. L'A. S. I. e l'opera cinquantenaria della R. Deputazione toscana di storia potria, Bolonna 1916; Gino Capponi e la fondazione dell' A.S.I. · Lettere inedite di G. P. Vieusseux, P. Polidori e G. Capponi a C. Cantù, in Riv. Europea, 2 (1876), pp. 30-53; Indice generale dell'A.S.I. (1831-1942), Firenze 1943; A. S. I., 100 (1943), dedicato alla storia dell' A.
Pier Fausto Palumbo
## ARCHIVIO VATICANO : v. vATICANO, ARCHIVIO.
ARCHIVISTA DI SANTA ROMANA CHIESA. - L'alta direzione dell'Archivio Segreto Vaticano, di cui il Sommo Pontefice «ritiene, con la proprietà, il governo e l'amministrazione suprema », è esercitata per il tramite di un cardinale, che porta il titolo di A. di S. R. C. Egli è nominato con breve pontificio e risponde al Papa per quanto si riferisce alla conservazione del materiale archivistico e al buon ordine dell'ufficio; a lui è sottoposto il prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, al quale è affidata la custodia dell'archivio insieme con la direzione ordinaria dei lavori scientifici, del personale e dei servizi per l'armnissione e l'assistenza degli studiosi che desiderano compiere ricerche storiche (Regolamento dell'Archivio Vaticano, 1927).
Il titolo è recente. Nei secoli più antichi la conservazione dell'archivio pontificio, e in particolare dei registri delle lettere, spettava al primicerius notariorum, che era capo della cancelleria; dal principio del sec. vtti spettava al bibliothecarion, il quale forse dipendeva ancora dal primicerio, ma doveva essere un personaggio importante perché di solito era vescovo. In seguito l'ufficio passò al cancelliere o al vicecancelliere, fino a quando l'archivio non fu staccato dalla cancelleria e, considerato nel suo valore storico, fu unito alla biblioteca; si ebbe allora, sotto Sisto IV (1471-84), la costituzione della bibliotheca secreta accanto alla bibliotheca publica, sotto la direzione unica del cardinale bibliotecario. Anche dopo l'erezione dell'Archivio Segreto come ente autonomo (1611), affidato a custodi o prefetti, continuò la dipendenza dal cardinale bibliotecario e solo nel 1879 si ebbe la nomina del card. Giuseppe Hergenröther a Praeses Vaticani tabolorii sive archivista Apostolicae Sedis. Alla morte di lui (1890) si ebbero ancora dei prefetti, cardinali o prelati; nel 1917 il card. Aldano Gasquet ebbe il titolo di Archivista della S. Sede, che conservò insieme a quello di Bibliotecario di S. Romana Chiesa, ricevuto due anni più tardi; dal 1920 è rimasto ormai fesso il titolo attuale di A. di S. R. C. unito a quello di Bibliotecario.
Giulio Battelli
ARCHIVISTICA. - E la dottrina che studia l'ordinamento, l'amministrazione, la conservazione degli archivi, insegnando in pari tempo a conoscerne la storia, l'essenza e la struttura. Data l'ampiezza dei suoi limiti, l'a. deve necessariamente ricorrere all'ausilio di altre discipline, quali la paleografia, utile per la lettura delle antiche scritture, la diplomatica per la classificazione dei documenti, la sfragistica per la conoscenza dei sigilli, la storia del diritto e delle istituzioni per l'interpretazione giuridica degli atti ed infine la chimica per provvedere i rimedi adatti alla conservazione ed al restauro delle pergamene e delle carte.
L'a., intesa come insieme di norme per regolare il movimento e la vita degli archivi, ha un'origine alquanto remota; intesa invece come dottrina per la trattazione scientifica dei problemi inerenti, data da non più di tre secoli; sorge, infatti, nel suo conte-
nuto moderno, accanto alla paleografia ed alla diplomatica sulla fine del ' 600 , allorché sugli archivi cominciarono a convergere le discussioni da parte dei dotti.
Per aver superato i confini del puro ordinamento interno del materiale custodito negli archivi, che pur tuttavia seguita a costituire il fondamento della scienza attuale, l'a. rivolge oggi la sua particolare attenzione anche alla soluzione di tutti quei problemi che investono il campo dell'organizzazione esterna di un archivio. Essa quindi suggerisce i criteri cui attenersi nella scelta del luogo e del suolo edificatorio; nella costruzione dell'edificio, nella distribuzione e disposizione dei locali, nei sistemi di illuminazione e di riscaldamento dei medesimi; come pure dà istruzioni per l'arredamento dei depositi, delle sale destinate al pubblico e degli uffici. Speciali cure, poi, l'a. deve prestare alla manutenzione così dei locali come della suppellettile (vi contenuta, dettando all'uopo tutta una serie di accorgimenti che valgono ad assicurarne l'igiene.
Oggetto proprio dell'a. resta, comunque, l'organizzazione interna di un archivio, per cui di un archivio formato essa prende in esame il contenuto al fine di ordinarlo, agevolandone agli studiosi il pratico uso.
Il materiale archivistico può venire considerato sotto un duplice punto di vista : formale e scientifico. Riguardato sotto il primo aspetto resta diviso in tre categorie : pergamene, che son quelle che costituiscono il fondo più sospicuo di un archivio, data la loro importanza e vetusta; volumi, di cui i tipi principali sono rappresentati dai registri, che contengono copia dei documenti spediti da un ente; dai cartulari, contenenti invece copia dei documenti ricevuti; dai protocolli, che contengono insieme la registrazione degli atti spediti e ricevuti; carte sciolte, costituite da minute di lettere spedite, ricevute, allegati diversi (relazioni, conti, piante, ecc.), variamente raggruppate.
Esaminato dal punto di vista scientifico, il materiale archivistico si divide ugualmente in tre categorie : documenti, atti, scritture, intendendo per documenti, in senso lato, qualunque scritto che ci dia notizia di un fatto; per atti, quelle scritture che precedono e seguono un documento (ad es. le minute), destinate a rimanere presso l'ufficio di spedizione e che dànno conto delle fasi attraverso cui è passata la trattazione di un affare; per scritture, quegli scritti che non partecipano della natura delle due precedenti categorie (es: carteggi, lettere private, conti, ecc.).
La classificazione cosi fatta del materiale d'archivio è necessaria ai fini dell'ordinamento eseguito sulla base di sistemi diversi, quali di applicazione materiale, come il cronologico e l'alfabetico, quali basati sopra lo studio interno della materia, come il decimale e per materie.
Il sistema cronologico, che raccoglie tutte le scritture secondo l'ordine assoluto della data, ritenuta come elemento principale, presenta inconvenienti talora seri, che ne sconsigliano perciò l'uso. Basta citare il fatto che non tutti i documenti sono datati e non tutti sono staccati, e lo snaturamento dei documenti per la perdita di connessione tra vari documenti che riflettono un solo affare, ma che non sono dello stesso anno. Il sistema alfabetico ordina gli atti secondo l'iniziale di una parola indice, che può essere un nome comune oppure un nome personale e geografico; pur presentando un lieve vantaggio rispetto al precedente, anche questo sistema non è privo di inconvenienti, quali ad es. la diversa grafia sotto cui può presentarsi a volte uno stesso nome. Il sistema decimale di M. Dewey a base di simboli numerici variamente combinati, si presta ad una collocazione teorica, ma non pratica dei documenti. Il sistema per materie, abbastanza artificioso, distribuisce il materiale sotto determinate parole d'ordine.
Una volta ordinato e collocato il materiale archivistico secondo uno dei sistemi testé ricordati, si procede alla formazione dell'inventario con il quale si vuole offrire un elenco completo di tutte le pergamene, volumi e carte sciolte, precedentemente catalogati e numerati, che si trovano in un determinato locale. Di qui discende la pratica utilità di
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un inventario necessario per provare materialmente l'esistenza di un pezzo archivistico, per cui è utile distinguerlo in tante sezioni quanto sono quelle in cui è diviso un archivio. L'inventario che pub venire stesso in tutto o in parte durante l'ordinamento stesso del materiale, serve quindi a dare genericamente una indicazione di quel che si racchiude in un archivio, prescinde perciò stesso dal fornire la descrizione dei singoli elementi custoditi, alla cui esigenza risponde, invece, il repertorio che in sintesi offre al consultatore la conoscenza specifica del contenuto dei documenti, indicando nel contempo in quale fondo dell'archivio si trovino documenti su un argomento determinato. Tuttavia in ogni inventario si avrà cura di segnalare per ciascun documento se si tratta di un originale o di una copia, specificandone in quest'ultimo caso la qualità, se sia cioè una copia semplice o una copia figurata, una copia autenticata (vidimus) o una copia notarile, una spedizione o una conferma.
Ad integrare le indicazioni fornite dall'inventario concorrono i regesti, che forniscono in compendio, per quei documenti la cui importanza lo richieda, i tratti essenziali di essi; il regesto, oltre che ad avvantaggiare lo studioso nelle proprie ricerche, costituisce pure una garanzia di conservazione del materiale archivistico, limitandone il maneggio.
Negli archivi generali, costituitisi con i depositi di più archivi speciali, si rende necessaria la compilazione di un indice unico dei vari inventari, regesti e repertori che fornisca allo studioso le indicazioni attuali con gli opportuni riferimenti alle più antiche. Un ottimo esempio è quello offerto dall'Archivio Sogreto Vaticano con la pubblicazione dei due volumi dei Sussidi per la consultazione dell'Archivio Vaticano, inseriti nella collezione Studi e Testi della Biblioteca Apostolica Vaticana, 45 e 55 (Roma 1926 e Città del Vaticano 1931).
Bibl.: v. la voce archivio.
Niccolò Del Re
ARCHIVO IBERO-AMERICANO. - Periodico storico, ora trimestrale, dei frati Minori della penisola iberica, che esce a Madrid dal 1914. Sono specialmente da segnalare per la loro importanza i suoi contributi sulle missioni americane e orientali. Ha abbondanza di documentazione inedita, estratta dagli archivi, specialmente da quello "General de Indias" di Siviglia. La rivista subl un'interruzione nel 1936, quando il collegio intitolato al card. Cisneros, eretto appositamente per ospitarla nel 1924, andò incendiato con la sua ricca biblioteca, durante la guerra civile. La pubblicazione venne ripresa col 1941, come segunda epoca.
## ARCHIVUM FRANCISCANUM HISTORI-
CUM. - Periodico trimestrale per la storia francescana, iniziato nel 1908 dal Collegio di S. Bonaventura in Quaracchi presso Firenze (che, fondato nel 1878 per pubblicare l'edizione critica delle opere di a. Bonaventura, divenne in seguito il centro dell'attività filologica e storica dell'Ordine dei frati Minori). La sua pubblicazione fu decisa dal ministro generale p. Dionisio Schuler, in occasione del settimo centenario dell'origine dell'Ordine. Ne fu primo direttore, per pochi mesi, il p. Girolamo Golubovich (v.); al quale successe nel maggio nel' 1908 , il lorenese p. Michele Bihl, più volte incaricato dell'ufficio (dal 1908 al 1915, dal 1920 al 1930, dal 1933 ad oggi). Il contenuto abbraccia discussioni critiche, edizioni di documenti francescani inediti o rari (cronache, vite, necrologi, bolle, ecc.), descrizioni di codici, bibliografia, spogli di altri periodici, cronaca letteraria francescana. Severamente scientifico è il metodo della pubblicazione.
Bibl.: Archivi francisconi historici per annos XX 1908-27 conspectus chronologicus, Quaracchi 1927 (a cura del p. Benvenuto Bughetti; ed. non venale per la Mostra internazionale del libro in Firenze); Occusione iubilaei religiosi v. p. Michaëlis Bihl, in Archivum franciscanum historicum, 37 (1944), pp. 355-402.
## ARCHIVUM FRATRUM PRAEDICATORUM. - Rivista annuale di studi storici, edita dall'Istituto storico domenicano di S. Sabina in Roma. La costituzione di questo, per la continuazione dei Monumenta Ordinis Preadicatorum historica (1897-1904), e la pubblicazione dell'A. vennero deliberate nel Capitolo generale dell'Ordine, che si tenne nel sett. 1929; il primo volume uscì nel 1931. La rivista contiene dissertazioni e documenti.
## ARCHIVUM HISTORICUM SOCIETATIS
IESU. - Periodico semestrale pubblicato in Roma dal Collegio degli storici della Compagnia di Gesù (Collegium scriptorum de historia Societatis Iesu), a partire dal 1932. Questo sodalizio, sorto in Spagna per la pubblicazione della serie Monumenta historica Societatis Iesu, si trasferì nel 1929 a Roma ed ebbe in quel tempo anche l'incarico di redigere un periodico dedicato esclusivamente alla storia dell'Ordine. Il programma venne steso nel 1931 da una commissione presieduta dal p. Pietro Tacchi Venturi. La rivista comprende dissertazioni critiche, testi e fonti inedite o rare, note di bibliografia e di cronaca. Una bibliografia sistematica ragionata delle pubblicazioni sulla storia gesuitica dal 1931 è continuamente data in luce. Gli articoli, scritti nelle principali lingue europee, sono preceduti da un sommario latino; questa lingua è usata come redazionale.
## ARCICONFRATERNITA: v. CONFRATERNITA.
ARCIDIACONO: v. GUIDE DE BAISIO.
ARCIDIACONO: v. diacono.
ARCIDIOCESI: v. diocesi
ARCIGALLO. - Sacerdote di Cibele, di grado superiore ai semplici galli. Dal materiale epigrafico piuttosto abbondante pervenutoci, risulta che, in età imperiale, la carica di a. era non solo riconosciuta dalle autorità, ma anche tenuta in gran conto; e poiché gli a. ricordati in esse sono tutti cittadini romani, appare evidente che non potevano aver subito la castrazione che le leggi romane dichiaravano incompatibile con il godimento della cittadinanza romana. E se d'altra parte gli scrittori dell'età imperiale rinfacciano agli a. la stessa ignominia dei semplici galli, è necessario concluderne che costoro abbiano erroneamente creduto che non si potesse giungere al grado di a. senza essere passato per quello di gallo.
Abbiamo quattro rappresentazioni figurate di a. che però si riducono a due, poiché le prime tre riproducono lo stesso personaggio. Quasi'ultimo provengono da una tomba della necropoli di Porto nell'Isola Sacra, e sono interessanti soprattutto per la grande corona, che sappiamo essere stata d'oro e che troviamo menzionata spesso dagli scrittori. Più interessante ancora è il rilievo del Museo Capitolino, sul quale l'a. è raffigurato con tutti i suoi attributi : una corona con tre medaglioni : di Giove nel centro e due di Atti ai lati; il pettorale con l'immagine di Atti, la frusta per flagellarsi, il tamburello, i timpani, il flauto con la verga pastorale, la ciata mistica.
Bibl.: J. Carcopino, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 1923, pp. 237-67; G. Calza, L'a, ostiense, in Historia, I (1932), pp. 221-37; ivi anche il rilievo del Museo Capitolino; id., La necropoli dell'Isola Sacra, Roma 1940, p. 205 sgg.
## Paolino Mingesini
Paolino Mingesini
ARCIMBOLDI, GiOVANNANGELO. - Legato pontificio, n. a Milano verso il 1485, mathrm{~m}. nella stessa città il 6 apr. 1555 . Nipote del card. Giovanni Arcimboldi, si laureò in legge ed ebbe per qualche tempo incarichi da parte del duca di Milano Massimiliano Sforza, al cui servizio era il padre. Venuto quindi a Roma, fu nominato da Leone X protonotario e, nel 1514, nunzio apostolico. In questa qualità e con la missione di diffondere l'indulgenza per la costruzione della Basi-
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(let. dei Musci di Roma)
Arciplallo - Porta le insegne del suo sacerdocio; corona con l'immagine di Giove nel centro e le due laterali di Atti sul capo: i capelli femmincamente curati; sul petto l'encelpio di Atti: il melograno nella destra: un piatto di frutta, tra cui la pigna, nella sinistra, in alto i timpani e il tamburclio sotto il quale sono il firota e la verga del pastore, la cista e lo strumento immanicato per la flagellazione rituale. Roma, Musco Capitolino.
lica di S. Pietro, fu inviato nei Paesi Bassi, in Germania ed infine nei paesi scandinavi. Richiamato in Italia, si fermò a Milano e venne mandato, nel 1522, da Francesco Sforza in Spagna, per complimentare, a nome del duca, Adriano VI, da poco eletto Papa. Venuto quindi a Roma, sempre come legato, fu eletto, nel 1526, da Clemente VII vescovo di Novara. Nel 1550 fu trasferito all'arcivescovato di Milano.
Scrisse : Statuta Ripariae s. Iulii; Ordinationes pro Clero et sua Dioecesi; Catalogus Haereticorum (Milano 1554); e * collegit atque correxit * le nuove costituzioni milanesi.
Bibl.: Ughelli, IV, col. 274; F. Argelati, Bibl. script. mediolanen., I, in, Milano 1742, coll. 80-82; Mazzuchelli, I, it, p. 964 ; Pastor, IV, i, pp. 112 seg., 370 seg.; Eubel, II, pp. 237, 278. Emma Santovito
ARCIMBOLDI, Giovanni. - Cardinale, n. a Milano e m. ivi il 2 ott. 1488. Rivestí importanti cariche ed ebbe numerose missioni anche dal duca Galeazzo Maria Sforza. Entrato nel clero, divenne prima protonotario, quindi, nel 1468 , vescovo di Novara e, nel 1473, cardinale del titolo dei SS. Nereo e Achilleo cambiato poi in quello di S. Prassede. Fu inviato come legato in Ungheria, in Germania ed in Boemia. Nel 1484 fu trasferito all'arcivescovato di Milano. Scrisse statuti, omelie ed orazioni.
Bibl.: A. Ciaconius, Vitae et res gestae pontif. roman. et cardin., III, Roma 1677, coll. 53-54; Ughelli, IV coll. 267-72; Mazzuchelli, I, it, pp. 963-64. Emma Santovito
ARCIMBOLDI, Guidantonio. - Arcivescovo, n. a Milano e m. ivi il 18 ott. 1497. Dopo aver compiuto gli studi giuridici, rivestí importanti cariche nella sua città natale, tra cui quella di presidente del Senato. Era abate commendatario di S. Dionigi quando, nel 1488, successe al fratello card. Giovanni nell'arcivescovato di Milano.
Scrisse numerose orazioni tra cui la più impor-
tante è quella da lui pronunziata, a nome di Ludovico Sforza, alla presenza di Innocenzo VIII.
BibL.: Ughelli, IV, coll. 272-73; F. Argelati, Bibliotheca scriptorum mediolanentium, I, 11, Milano 1742, coll. 79-80; Mazzuchelli, I, 11, pp. 964-65.
Emma Santovito
ARCIPELAGO DEI NAVIGATORI, vicariato apostolicO dell'. - Venne eretto il 29 ag. 1850 , staccandolo dal vicariato dell'Oceania centrale (v. isola Tonga, isole Vallis e Futuna), è affidato alla Società di Maria (Maristi), e comprende i gruppi della Samoa e Tokelau e l'isola Sweins. La superfice del territorio è di kmq. 3359; la popolazione di ca. 80.000 ab., di cui 60.000 protestanti, 16.476 cattolici e 141 catecumeni, 200 pagani.
I 15 distretti ecclesiastici sono amministrati da 22 sacerdoti ( 5 samoani), 9 membri della congregazione dei Piccoli Fratelli di Maria, nonché da 54 suore missionarie della Società di Maria. Esiste un seminario minore ( 48 alunni). Bene organizzate le scuole, sia elementari ( 114 con 2300 alunni) sia secondarie ( 16 con 750 alunni), e quella per catechisti ( 56 alunni). Dalla locale tipografia esce il periodico mensile O le Anauna in samoano ( 750 copie). L'indifferentiamo religioso, ingenerato nella massa incolta dalla molteplicità delle confessioni protestanti, e la rilassatezza dei costumi si oppongono a un più rapido progresso della missione, tanto più ch'essa s'iniziò in un terreno già infeudato agli acattolici.
Bibl.: Ius Pont. de Prop. Fide, VI, coll. 102-103; MC, p. 19 .
Giuseppe Monticone
ARCIPELAGO PERNICIOSO : v. isole tainti. ARCIPRESTE de HITA: v. RUiz juAN.
ARCIPRETE. - Con questo termine si suole designare volgarmente il sacerdote che ha ordinaria cura d'anime; tecnicamente significa il parroco che ha in titolo una parrocchia che, alcune volte, è anche vicaria foranea; più frequentemente s'intende una dignità di un Capitolo (v.), che in genere è unita all'ufficio della cura delle anime nei Capitoli cattedrali o collegiali.
Tale termine può ancora significare l'ufficio di un cardinale che propriamente prende il nome di cardinale a. in quanto presiede e governa il clero di una delle basiliche patriarcali di Roma (S. Giovanni, S. Pietro, S. Maria Maggiore). Per la parte storica v. cardinale e presbitero.
ARCIVESCOVO : v. metropolita; vescovo.
ARCOBALENO. - i. L'A. nella Bibbia. - Il fenomeno - nel testo ebraico chiamato semplicemente "arco" - è nominato la prima volta dopo il diluvio (Gen. 9, 12-17). Non è detto che prima non esistesse; ma allora fu assunto da Dio, essendo ameno a vedersi e foriero di bel tempo, quale «segno» speciale della sua misericordia nel «patto» con cui s'impegna a non mandare più il diluvio.
Dell'a. l'Ecclesiastice invita a considerare le bellezze benedicendo colui che l'ha creato (43, 12-13), e se ne serve come di similitudine per celebrare il pontefice Simone il Giusto (50, 8). Ezechiele descrive come arco fulgente i riflessi del trono divino ( 1,23 ) : visione ripresa dall' A p o c a- lisse, che dà all'a. il nome greco di «iride» (4, 3; 10, 1). Ad essa sembra essersi ispirato Dante, spiegando che il Figlio procede dal Padre "come iri da iri" (Par., XXXIII, 118-19).
Giuseppe Prieto
2. L'A. presso i primitivi. - La natura dell'a. viene concepita dalle genti primitive in due modi diametralmente opposti : alcuni lo considerano come un oggetto in diretta relazione con l'Essere supremo, nel qual caso la sua apparizione è di buon presagio, senza che, tuttavia, esso costituisca oggetto di culto; per altri, viceversa, dà luogo a diverse personificazioni e divinizzazioni, nel senso che per lo più si vede in esso
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(Ist. Ene. Gati.)
Arcobaleno - A. in forma di serpente. Scultura azteca, precolombiana Messico - Roma, Museo miss. etnologico Interanense.
un demone maligno, foriero di disgrazie e quindi da placare con appropriati sacrifici.
La oggettivazione dell'a. avviene presso tutti quei popoli che riconoscono e venerano un Essere supremo, ossia in primo luogo fra i popoli etnologicamente più antichi, salvo rarissime eccezioni. Altri vi vedono il vestito dell'Essere supremo (Yuki e Kato nella California centrale), altri l'orlo del suo manto (Samojedi in Siberia), altri ancora qualche suo lucente ornamento (Kulin e Wiradyuri nell'Australia sud-orientale), o un segno evidente della sua presenza (Pigmei dell'Africa centrale), ovvero un ponte gettato fra la terra e l'Essere Supremo (Andamanesi), o anche un chiaro segno della sua benevolenza e dell'amor suo (Indiani Senapé dell'America settentrionale e Pigmei del Gabon in Africa occidentale). Seguono sulla stessa falsariga popoli a cultura più specializzata, ancora veneranti un Essere supremo, ed abituati a ritenere che l'a. sia la cintura di esso (Galla in Abissinia), ovvero il suo arco (Bantu), o un dono della divinità (Nilotici e Negri della Nigeria). Che costituisca la strada sulla quale l'Essere supremo scende in terra, ritengono i Negri del Congo; che, invece, abbia servito alla discesa dei primi uomini, credono i Negri della Costa degli Schiavi, d'Avorio e d'Oro, mentre gli Indiani Tlinkit dell'America settentrionale e gli aborigeni di Hawai sono convinti che porti verso il paradiso le anime degli eletti. E tutti quanti ne interpretano l'apparizione come un felice presagio, che per alcuni, come i Masai e gli abitatori delle Samoa, diviene persino espressione della soddisfazione di Dio verso gli uomini. L'a. non è, per questo gruppo di genti, oggetto di culto, pur talvolta entrando nel complesso delle cerimonie, come presso gli Yuki e Kato e presso i Pigmei del Gabon, che son soliti prenderlo per perspicua manifestazione del venerato Essere supremo.
La personificazione e divinizzazione dell'a. ha luogo fra popoli a cultura ancora più recente. Questi lo concepiscono talvolta come un uomo dimorante nel suolo, che, uscito fuori durante il temporale, se ne va verso il cielo (Aranda dell'Australia centrale); talvolta come l'anima d'un antenato (Indiani del Perù); i più amano pensarlo come un pitone (Kikuyu, Ewe, Haussa, Yoruba, ecc. in Africa, molte tribù dell'America meridionale, i Caraibi, ecc.), che credono abiti sottoterra o nei termitai, o meglio ancora nell'acqua. E concepito come un demone vendicativo e maligno, solito, nell'America del Sud, a colpire le donne, a propalare malattie fra i Caraibi, ad assorbire in tempo di secca ogni umidità per rovinare gli uomini (Africa orientale). Nei miti dell'Australia, inoltre, il grosso serpente dell'a. è spesso avversario dell'Essere supremo. È in genere oggetto di culto, tanto che gli Aranda si sforzano di placarlo mediante cerimonie coreografiche, e gli Haussa gli offrono un toro nero.
Per lungo tempo si volle presentare quest'ultima concezione dell'a. fra i primitivi, come tipicamente unica ed originale. Ma il primo atteggiamento da noi descritto è ormai riccamente documentato e ad esso va riconosciuta piena priorità cronologica, in questo lo troviamo chiaramente espresso ed unico proprio nelle culture etnologicamente più antiche. Sta di fatto che le scarse eccezioni (Semang di Malacca, alcuni Pigmei dell'Africa centrale) vengono caratterizzate come elementi estranei importati da circostanti culture più specializzate.
Biol.: Non esistono vere e proprie monografie in proposito. Il materiale è sparso in opere emografiche, in libri di visgei ed articoli di riviste. E. B. Tylor, Primitive Culture: Rewarches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Art and Custom, 2 voll., ¹² ed., Londra 1871; C. Strehlow, Mythen.

(Ist. Ene. Gati.)
Arcobaleno - A. in forma di serpente. Ceramica peruviana, cultura naza precolombiana - Roma, Museo miss. etnologico Ist.
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Sagen und Märchen des Arawdastanmes in Zentral-Australien, 5 voll., Francoforte 1907-20; P. Ehrenreich, Die allgemeine Mythologie und ihre ethoologischen Grundlagen, Lipsia 1910, pp. 141, 162; J. Hastings, Encyclopaedia of Religion and Ethics, X, Edimburgo 1918, p. 371; Chantepie de la Saussaye,