e e nelle sue commedie s'insontrano tuttavia tratti di tenerezza e di bontà, che mentre lo rivelano poeta, dimostrano che non tutto era guasto in lui. Fu finissimo intenditore d'arte e appassionato ammiratore della bellezza.
Bibl.: F. Flamini, Il Cinquecento, Milano 1902, pp. 404418; G. Toffanin, Il Cinquecento, Milano 1935, pp. 284-309; A. Lusio, P. A. nei suoi primi anni a Venezia e la corte dei Gonzaga, Torino 1888; U. Fresco, Le commedie di P. A., Camerino 1901; F. Nicolini, Le lettere di P. A., Bari 1913-16; A. Foschini, L'A., Milano 1931; G. Petrocchi, P. A. tra Rinascimento e Controriforma, ivi 1948.
Giambattista Salinari
## AREUNA: v. ORNAN.
ARÉVALO, Faustino. - Gesuita e patrologo spagnolo, n. a Campanario (Estremadura) nel 1747, ge-
suita nel 1761, fu uno tra i più notevoli di quel gruppo di religiosi letterati venuti in Italia, quando Carlo III espulse la Compagnia di Gesù dalla Spagna.
Resosi noto con la sua Hymnodia hispanica, ad cantus latinitatis metrique leges revocata (Roma 1786), fu censore dell'Accademia di religione cattolica, innografo pontificio (1800) teologo della Penitenziaria (1800 e 1809-15). Il favore del card. Lorenzana gli permise di pubblicare edizioni magnifiche, fondate sui codici Vaticani, dei carmi di Prudenzio ( 2 voll., Roma 1788-89), Drocantio (ivi 1791), Sedulio (ivi 1794) ed altri poeti del iv sec., edizioni riprodotte nella Patrologia del Migne (19 e 59-60). Ma il nome dell'A. rimane legato alla grande edizione, la migliore completa fin ad oggi, di s. Isidoro di Siviglia: S. Isidori Hispalensis... opera omnia ( 7 voll., Roma 17971803, riprodotti nel Migne, [81-84]), a cui fece seguito il Missale gallicum secundum regulum b. Isidori Hispalensis (Roma 1804). Rientrato nella Compagnia di Gesù, ristabilita nel 1814, e tornato nella Spagna (1815), il p. A. morì a Madrid il 7 genn. 1824. Lasciò molte opere manoscritte (elencate nell'Uriarte-Lecina).
Bibl.: L. Frias, La Provincia de España de la Comp. de Jesús, Madrid 1914, pp. 190-95; E. Uriarte-M. Lecina, Biblioteca de Escritores de la Comp. de Jesús... en España, I. Madrid 1925, pp. 265-74; C. Egula Ruiz, Un insigne editor de s. Isidoro, el p. P. Arévalo, in Sfrerelanza Isidoriana, Roma 1936, pp. 384-94. Edmondo Lamalle
ARÉVALO, Rodrigo de. - Diplomatico ecclesiastico e scrittore spagnolo, n. a S. María de Nueva (Segovia) nel 1404, m. a Roma il 4 ott. 1470. Presso i re di Castiglia Giovanni II e Enrico IV fu cappellano, segretario, consigliere, e svolse varie ambascerie dal 1440 al 1448 , per condurre i principi all'abbedienza di Eugenio IV, durante il Concilio di Basilea. Dal 1448 visse a Roma, ove ebbe molte cariche dai Papi. Callisto III lo nominò vescovo di Oviedo (1457), Paolo II, nel 1467, di Zamora (per cui è spesso chiamato Rodrigo di Zamora), poi di Calahorra (1468), di Palencia (1469), sedi in cui A. non risiedé mai.
Era referendario papale e castellano di Castel S. Angelo nel 1468 quando ebbe in custodia B. Platina e gli altri accademici Pomponiani arrestati per ordine di Paolo II. In questa occasione il Platina compose l'Altercatio sive disputatio de pace et bello, in cui egli difendeva i vantaggi della pace, mentre l'A. patrocinava l'utilità pubblica della guerra. Il card. Barbo doveva esserne il giudice finale. A. ebbe anche uno scambio di lettere col Platina.
Fu fecondo scrittore, apprezzato dagli umanisti (B. Platina l'introduce come interlocutore nel De falso et vero bono, 1469), di storia (Compendiosa historia hispanica, Roma ca. 1470) e di diritto pubblico ecclesiastico. Ma solo 5 sue opere furono pubblicate; 14 (di cui varie di argomento morale) si conservano manoscritte, in gran parte nel cod. Vatic. 4881.
La fama di A. è legata allo Speculum vitae humanae (Roma 1468), trattato di morale in due libri dedicato a Paolo II, in cui A. esamina tutti gli stati sociali, criticando con imparzialità i difetti (anche dei chierici e della Curia), e addirondo il sentiero delle virtù. Diffusissimo al suo tempo, fu tradotto in tedesco (1475), in francese (1477), in spagnolo (1491).
Bibl.: Th. A. Vairani, Cremonensium monumenta, Roma 1778, parte 1*, p. 69 sgg.; Hurter, II, col. 942 sg.; A. Lambert, s. v. in DHG, III, coll. 1657-61.
Antonino Romeo
AREZZO, diocesi di. - E tutt'oggi la più vasta della Toscana, estendendosi per 3250 kmq . di territorio, nel quale è compresa l'alta valle dell'Arno (Casentino), il Valdarno superiore fino a S. Giovanni Valdarno e la Val di Chiana, e confina con le diocesi di Fiesole, Sarsina, Borgo S. Sepolcro, Città di Castello, Cortona, Montepulciano, Chiusi e Pienza, Montalcino e Siena. La diocesi di A. conta 215.000 cattolici, su 220.000 ab.; 750 chiese, 336 parrocchie, 355 sacerdoti diocesani e 95 regolari. E sede immediatamente soggetta al Sommo Pontefice. Il vescovo ha le inse-
## Page 1099
gne arcivescovili (pallio e doppia croce), per concessione di Clemente XII, fatta in perpetuo al vescovo Giovanni Antonio Guadagni (1724-32), poi cardinale, suo nipote. Ha inoltre il titolo di conte di Cesa.
Ne è patrono s. Donato (v.) vescovo, la cui festa ricorre il 7 ag.
A. è città antichissima. Fu una delle più potenti lucumonie etrusche; avversaria prima, poi fedele alleata di Roma. Atresa la sua ubicazione sulla via Cassia, tra Cortona e Firenze, divenne anche una stazione militare importante. Vi fiori la scultura in bronzo e soprattutto un'arte figulina squisitamente gentile, i cui prodotti, conosciuti sotto il nome di suoi aretini, furono molto celebrati per eleganza e perfetto senso decorativo ed ebbero grandissima diffusione. Dopo la caduta dell'impero e le transitorie vicende del sec. vi, A. subì la dominazione longobarda, quella dei Franchi, fece parte del marchesato di Toscana ed ebbe infine il dominio dei suoi vescovi-conti (cf. G. Schwartz, Die Besetzung der Bissümer Reichstaliens unter den Sächsischen und Salischen Kaisern mit den Listen der Bisshöfe 95I-1122, Lipsia 1913, pp. 199-205). Nel rog8 sorgeva il comune che ben presto fu dominato e agitato per le lotte fra le potenti famiglie ghibelline degli Ubertini, dei Guidi e dei Tarlati di Pietrannala, le quali dettero alla diocesi tre vescovi celebri : Guglielmino Ubertini (1248-89), sotto il quale gli Aretini sconfissero i Senesi nella battaglia di Pieve al Toppo (1288. Cf. Dante, Inf., XIII, 121), ma furono poi disastrosamente sconfitti l'anno seguente dai Fiorentini, nella famosa battaglia di Campaldino, alla quale partecipò anche Dante (Purg., V, 92), e nella quale lo stesso vescovo perì; Ildebrando Guidi (1289-
## IL GENESI DI M. PIETRO ARETINO CON LA VISIONE DI NOE NE LA QVALE VEDE I MISTERII DEL TESTAMENTO VECCHIO E DEL NVOVO, DIVISO IN TRE LIBRI.

(prepr. B. Ungenhart)
Aretino. Pietro - Frontespizio dell'opera Il Genesi, Venezia 1539.

(ftel. Museo di Roma)
Arezzo - Calco di vaso aretino (sec. II d. C.) - Boston, Museo.
1305) e Guido Tarlati (1306-27), che rialzò le sorti della città portandola al suo massimo splendore. Ben presto, però, A. dovette soggiacere a Firenze (1336); cercò di ribellarsi, ma senza risultato; e dalla seconda metà del sec. xiv in poi entrò definitivamente nell'orbita della potente repubblica fiorentina, seguendone le vicende politiche.
Il cristianesimo dové penetrare ad A. in epoca relativamente antica, data la sua ubicazione lungo una delle grandi vie consolari; la sua conversione sistematica però è da ascriversi al sec. iv. Anche la serie dei vescovi, conservata in una pergamena del sec. xi (U. Pasqui, Documenti per la storia della città di Arezzo, IV, p. 259), si inizia con s. Satiro, della prima metà del sec. Iv. Il territorio della diocesi, nei secc. xivxvi fu notevolmente ridotto a beneficio di nuove diocesi, e cioè di Cortona sotto Giovanni XXII (1325), Pienza e Montalcino sotto Pio II (1462), Borgo S. Sepolcro sotto Leone X (1520) e Montepulciano sotto Pio IV (1561). A proposito di territorio è famosa una lunga lite iniziatasi nell'alto medioevo e durata più secoli, fra A. e Siena, per la giurisdizione su 18 pievi del contado senese (cf. E. Besta, Il diritto romano nella contesa tra i vescovi di Siena e di Arezzo, in Archivio storico italiano, 5^{text {a }} serie, 37 [1906], p. 61 sgg.).
Personagri illustri. - A. ha dato i natali a molti personaggi illustri, alcuni di primissimo ordine. Ne ricordiamo i principali : Mecenate (m. 18 s . C.), amico di Augusto e protettore di Virgilio e di Orasio; fra' Guittone di A. (m. nel 1294), poeta; Margaritone (sec. xili), pittore; Francesco Petrarca (m. nel 1274); Spinello Aretino (m. nel 1410), pittore, il maestro più insigne, assieme ad Angelo Gaddi, della scuola fiorentina della fine del Trecento; Leonardo Bruni (m. nel 1444), umanista, letterato e storiografo; Angelo Gambiglioni (m. nel 1451), giurista; Francesco Accolti (m. nel 1483), filosofo, giurista, poeta, musicista; Andrea Contucci (m. nel 1529), detto il Sansovino, dal luogo di nascita Monte S. Savino presso A., scultore; Pietro Aretino (m. nel 1556), noto poeta satirico; Giorgio Vasari (m. nel 1574), pittore, architetto e scrittore; Andrea Cisalpino (m. nel 1603), filosofo, medico e fisiologo, cui è attribuita la scoperta della circolazione del sangue; Alessandro del Borro (m. nel 1656) celebre capitano; Francesco Redi (m. nel 1698), medico e poeta; Pietro Benvenuti (m. nel 1844), pittore; Vittorio Fossombroni (m. nel 1844), matematico, economista e uomo di Stato; Antonio Guadagnoli (m. nel 1858), poeta
## Page 1100
giocoso; Gianfrancesco Gamurrini (m. nel 1923), storico e archeologo, cui si deve fra l'altro la scoperta della Peregrinatio Aetheriae; Giulio Salvadori, di Monte S. Savino presso A., critico e poeta, m. nel 1928 in fama di santità e di cui si prepara il processo per la beatificazione.
Fra i personaggi ecclesiastici più insigni vanno ricordati: Guido Monaco, riformatore del canto ecclesiastico; Grazia Aretino (m. dopo il 1243), arcidiacono, canonista; fra' Benedetto Sinigardi (m. nel 1292), compagno ed amico di s. Francesco, missionario in Grecia; beato Rainerio de Marianis, frate minore, (m. nel 1304) di cui Pio VII concesse l'ufficio e la Messa ai Francescani; Bernardo Dovizi (v.) da Bibbiena, detto il card. Bibbiena (m. nel 1520), grande amico di Leone X e protettore di Raffaello; Pietro Accolti (m. nel 1532), cardinale, canonista; papa Giulio III (v.), n. a Roma di famiglia originaria da Monte S. Savino presso A.; il beato Paolo Burali (v.), vescovo di Piacenza, poi cardinale (m. nel 1570), beatificato da Clemente XIV nel 1772; Francesco Pitigiani (m. nel 1616), teologo scotista; il servo di Dio Bartolomeo (v.) da Salutio, oratore, mistico

Arezzo - Abride della Cattedrale (sec. xiv).
e poeta (m. nel 1617); s. Margherita Redi (m. nel 1770), pronipote del poeta Francesco Redi, canonizzata nel 1934; il sac. Giuseppe Borghi di Bibbiena (m. nel 1847), letterato noto soprattutto per i suoi inni sacri.
Nei fasti della Chiesa aretina va ricordata anche la morte del beato Gregorio X (v.) papa, avvenuta in A., onde egli fu sepolto nella cattedrale. In A. si ebbe anche l'elezione del successore, beato Innocenzo V (v.), domenicano.
Abbazie e monasteri. - La diocesi di A. ebbe e ha tuttora molte case religiose e santuari celeberrimi. Basti ricordare il sacro eremo e il monastero di Camaldoli (v.), culla dei monaci eremiti Camaldolesi, fondato da s. Romualdo (v.), verso l'anno 1012; il monastero e santuario della Verna (v.), ove s. Francesco ricevette le stimmate (1224); la badia di Monte Oliveto Maggiore (v.), culla dei monaci Benedettini Olivetani, fondati dal beato Bernardo Tolomei (v.), con approvazione del vescovo di A. Guido Tarlati (1319), appartenendo allora quel territorio alla diocesi di A., passato poi alla diocesi di Pienza (1462); il santuario di S. Maria del Sasso presso Bibbiena (domenicano), la cui chiesa è ricordata fin dal 1204; il santuario di S. Maria delle Vertighe (francescano), con chiesa rifatta ai primi del '500. Fra le abbazie e monasteri più celebri della diocesi, oggi scomparsi, si possono ricordare, il monastero aretino, detto prima di S. Benedetto, poi delle SS. Flora e Lucilla, fondato ca. l'anno 770, di cui esistono tuttora gli edifici (chiostro attribuito al Sangallo,
refettorio e chiesa con dipinti del Vasari); il monastero aretino di S. Maria in Gradibus, dei Camaldolesi, esistente prima del rogo; il monastero di S. Gennaro a Capolona, dei Benedettini, fondato nel sec. x; il monastero di S. Salvatore di Selvamonda in Casentino, presso il torrente Zenna, fondato verso il rooo, prima di monache, poi di monaci Benedettini; da questa abbazia, passata poi ai Camaldolesi, dipendeva il priorato conosciuto sotto il nome di Badia a Tega, presso Ortignano in Casentino; il monastero o badia della S.ma Trinità delle Alpi, detta anche Fonte Benedetta, fondata sulla fine del sec. x sopra Faltona in Casentino; il monastero di S. Fedele di Strumi, presso Poppi in Casentino, fondato sulla fine del sec. x, passato por ai Vallombrosani e di cui era abate Callisto III, antipapa al tempo di Alessandro III (1159-1181); il monastero di S. Maria di Prataglia, oggi Badia Prataglia, fondato dal vescovo di A. Elemperto (986-roio); il monastero di S. Bartolomeo di Anghiari fondato dai Camaldolesi nei primi anni del sec. xir; il monastero di S. Maria d'Agnano in Val d'Ambra, che esisteva già sulla fine del sec. xI, prima di
monaci Benedettini, poi di Camaldolesi; il monastero di S. Pietro a Ruoti, ossia la famosa badia a Ruoti, fondata verso il 1100 , anch'essa prima di Benedettini e poi di Camaldolesi; il monastero di S. Salvatore di Berardenga, ossia abbazia della Berardenga in Fontebuona, fondata nell'anno 967 ; il monastero di S. Quirico delle Rose, detto anche a Nasciano, presso il Pozzo in Val di Chiana, fondato dai Camaldolesi nella seconda metà del sec. xi; il monastero di S. Maria di Farneta in Val di Chiana, esistente fin dai primi del sec. xi, oggi in territorio della diocesi di Cortona; il monastero di S. Maria in Rofena, in Val d'Ombrone, esistente nel sec. xi; il monastero di S. Maria in Sicile presso Petroio, oggi in diocesi di Pienza, abitato prima dai Benedettini, poi dai Camaldolesi e passato agli Olivetani nel 1443.
Istituti di cultura, biblioteche, archivi. - Tralasciando lo studio generale di cui si parla a parte, fra gli istituti di cultura oggi esistenti va ricordata l'Accademia Petrarca di lettere, arti e scienze, fondata nel 1810, con una pubblicazione semestrale di Atti e Memorie. Le biblioteche e gli archivi aretini sono: la biblioteca della Fraternità dei Laici con 79.000 volumi, 160 incunaboli e 534 manoscritti; la biblioteca dell'Accademia Petrarca, con 11.000 volumi e 6 incunaboli; la biblioteca Vasariana con annesso l'archivio Vasari; la biblioteca del seminario vescovile e del Collegio Piano, con 16.000 volumi, 50 incunaboli e 800 manoscritti; e con annesso l'archivio della Fraternità
## Page 1101
dei Chierici di Murello. Importantissimo è l'archivio vescovile al quale è unito quello capitolare del Duomo, uno dei primi archivi ecclesiastici d'Italia, tanto per antichità che per ricchezza di carte.
A. possiede anche un Museo fondato nel 1822, con buon materiale etrusco e molte matrici e frammenti di vasi aretini; nonché una Pinacoteca comunale, sorta in seguito alla soppressione delle corporazioni religiose del 1810 , con molti quadri provenienti dai monasteri soppressi e ricca specialmente di opere di pittori aretini.
Monumenti. - I monumenti principali di A. sono costituiti dalle sue chiese, fra le quali ricordiamo: la grandiosa cattedrale, in stile romanico-gotico, a tre navate, con molte opere d'arte pregevoli, eretta sul punto più alto della città nel sec. xim-xiv, in sostituzione del Duomo vecchio, del sec. xi, che era fuori delle mura; ad essa è unita la grandiosa cappella della Madonna del Conforto, santuario veneratissimo; S. Maria della Pieve, con artistici portali, una celebre cripta e caratteristica torre campanaria, il monumento romanico più cospicuo della città (sec. xili); la chiesa di S. Francesco (sec. xiv), con i famosi affreschi di Piero della Francesca; la chiesa di S. Domenico (sec. xili), su disegno di Niccolò Pisano, secondo il Vasari; la chiesa della S.ma Annunziata iniziata da Bartolomeo della Gatta (1491) e ultimata da Antonio da Sangallo; la chiesa di Badia, ritoccata dal Vasari verso la metà del sec. xvi, con annesso chiostro quattrocentesco di Giuliano da Maiano; la chiesa di S. Maria in Gradi, iniziata nel 1592 da Bartolomeo Ammannati; la chiesa di S. Maria delle Grazie, nella periferia della città, iniziata nel 1449 da Domenico di Giovanni detto il Fattore, e alla quale fu aggiunto, verso la fine dello stesso secolo, un aereo portico di puro stile rinascimentale, mirabile per leggerezza e grazia, attribuito a Benedetto da Maiano.
BibL.: Per il periodo etrusco-romano v. l'articolo di Ch. Hülsen, Arretium, in Pauly-Wissowa, Realeenryel, der blass. Altertumswiss., II, col. 1227 sg. Per la storia della città e della diocesi è di fondamentale importanza la pubblicazione di fonti dovuta al detto aretino U. Pasqui, Documenti per la storia di A. nel medio evo, pubblicati a cura della R. Deputazione di Storia Pa. tria della Toscana, 4 voll., Arezzo 1899-1929. - Monografie storiche: P. Farulli, Annali ovvero notizie dell'antica, nobile e valorosa città di A. in Toscana, dal suo principio sino al presente anno 1717. Firenze 1717; G. Rondinelli, Relazione sopra lo stato antico e moderno della città di A. al Granduca Francesco I, Arezzo 1795; U. Leoni, Storia di A., a voll., Arezzo 1898; C. Lazzeri, Guglielmino Ubertini vescovo di A. (1148-1289) e i suoi tempi, Firenze [1920]; L. Falcisi, Storia di A. dalle origini alla fine del Granducato Lorenzo, Arezzo 1928. - Per la storia in particolare della diocesi e sue chiese e monasteri v.: Lanzoni, pp. 967-73, 999 sgg.: inoltre: F. Kehr, Italia Pontificia, III Etruria, Berlino 1898. pp. 143-96: Rationes decimarum Italiae nei secoli XIII e XIV. Tisaria. I: La Decima degli anni 1274-80. a cura di P. Guidi (Studi e Testi, 58), Città del Vaticano 1932. pp. 65-101; II: La Decima degli anni 1293-1304, a cura di M. Giusti e P. Guidi (Studi e Testi, 98), Città del Vaticano 1942. pp. 89-137: L.-H. Cottinesu, Répertoire topo-bibliographique des abbayes et prieurés, a voll., Mâcon 1936-37. - Per la parte geografica e storica relativa a chiese e monasteri, compresi quelli non più esistenti, è sempre di grande ausilio il Dix. geografico fisico storico della Toscana di E. Repetti, 6 voll., Firenze 1833 1845.
Ferdinando Antonelli
L'Università. - In A. fiorì una scuola di diritto fin dagli inizi del sec. xim, della quale non si conosce con esattezza l'origine. Sembra dovuta ad un'emigrazione di maestri e studenti da Bologna nel 1215 , come si arguisce da un passo di Roffredo di Benevento, il quale afferma d'esser passato da Bologna ad Arezzo e di avervi tenuto scuola di legge (Proem. in Quaest. Sabbat.). Il Denifle dimostra che Roffredo rimase in A. per un triennio.
Lo Studium acquistò subito rinomanza, e all'insegnamento di diritto aggiunse quello di arti e di medi-
cina, come si rileva dagli statuti, redatti nel 1255 dal collegio dei professori sotto la direzione di Martino da Fano. Statuti brevissimi, tra i più antichi che si conoscano: hanno grande importanza, tra l'altro, per la menzione che fanno dei «ripetitori» (figura intermedia tra i professori e gli alunni), i quali sembrano una istituzione caratteristica dello Studio aretina. Pubblicati da Lorenzo Guazzesi (Opere, II), sono stati riportati dal Savigny nella sua Storia del Diritto Romano (III, Torino 1857, pp. 263-64). Nel 1338, in seguito all'interdetto di Benedetto XII contro Bologna, altri professori bolognesi di diritto canonico e civile passarono ad A., e vi ebbero il salario di 200 fiorini d'oro (cf. Annali di A., in Muratori, Rerum ital. scriptores, XXIV, Milano 1738, p. 878).
Decadute per le guerre civili, le scuole di A. furono rinnovate dall'imperatore Carlo IV, il quale, con diploma del 5 maggio 1355 , le innalzò alla dignità di Studio Generale, " iuxta imperialia privilegia, quae propter civilium guerrarum discrimina dicuntur deperdita ". Questo studio venne poi confermato dal Papa, con bolla di cui purtroppo si è perduto il testo. L'esistenza però di tale bolla è attestata da un diploma di laurea del 1573, da cui risulta che cancelliere dell'università era il vescovo, il quale fondava il suo diritto su documenti pontifici : «auctoritate apostolica concessa Ecclesiae et Episcopo Aretino».
In seguito, lo studio decadde nuovamente, ma nel 1436 Federico III lo rimise in vigore, confermandone gli antichi privilegi e concedendone dei nuovi, come quello di conferire i gradi accademici, non più per mezzo del vescovo, ma del gonfaloniere della città. Ciò però non valse a ridare vita alla languente Università. Passata A. in potere dei fiorentini, questi, solleciti delle glorie dell'Università di Pisa, da essi rinnovata, non si curarono più di quella aretina, la quale perciò si estinse nel 1470. - Vedi Tav. CXXXIII.

Arezzo - Crocifisso di Cimabue (ca. 1270). Chiesa di S. Domenico.
## Page 1102
Bibl.: G. Tiraboschi, Storia della Letteratura Italiana, II (in Bibl. Encicl. Ital., ed. N. Bettoni, 23) Milano 1833, pp. 24, 243, 255, 325; F. Karl von Savigny, Storia del Diritto Romano, trad. di E. Bollati, I, Torino 1824, pp. 618-20; H. Denifle, Die Universitäten des Mittelalters bis s400, Berlino 1885, pp. 424-28; C. Lessori, G. Uberlini, Vescovo di A. (1746-69) e i suoi tempi, Firenze 1920, pp. 103-13; A. Moretti, L'antico Studio arctico, in Atti e Mem. della R. Accad. Petrarco, nuova serie, 15 (1933, VI, pp. 289-319; 16 e 17 (1934), pp. 105-50, con append. di docum. (tra cui gli Statuti e l'Elenco dei Morstri); H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Ages, II, 2^{°} ed. a cura di F. M. Powicke e A. B. Emden, Oxford 1936, pp. 8-9.
Igino Cecchetti
AREZZO, Tommaso. - Cardinale, vescovo suburbicario di Sabina e cancelliere di Santa Romana Chiesa, n. a Orbetello il 16 dic. 1756, m. a Roma il 3 febbraio 1833. Nel 1773, a 17 anni, ottenne il decanato della cattedrale di Agrigento con dispense di età e di residenza. Fu vicelegato a Bologna (1785), governatore a Fermo (1791), a Perugia (1793) e governatore generale delle Marche a Macerata (1797). Nel 1802 ricevette gli ordini sacri, rinunciando alla primogenitura in favore del fratello minore. A. fu uno dei più insigni diplomatici ecclesiastici nella prima metà del sec. xix. Nominato arcivescovo titolare e nunzio presso lo zar di Russia il 27 apr. 1802, evitò il riprodursi dello scisma nel clero cattolico. Le sue lettere al card. Consalvi dimostrano buona conoscenza dell'ambiente. Scrisse anche una relazione dettagliata sulle diocesi di Polotsk, Lucke e Brest-Litowsk. Il 14 giugno 1804, a causa dell'estradizione di Vernégue, la sua missione venne interrotta. A Dresda (1804-1806) fu autorizzato a negoziare un concordato col re di Sassonia. Il 9 nov. 1806, a Berlino, Napoleone voleva indurlo a persuadere il Papa ad aderire al blocco continentale; ma egli consigliò vivamente il contrario. Per vendicarsi, l'imperatore, nel 1808, lo esiliò in Corsica, donde fuggì alla corte di Vittorio Emanuele di Sardegna, rifiutando nel 1812 di prestare il giuramento al despofa. Dopo il 1814, ristabilito l'ordine, fu nominato car-

[⁰]dinale del titolo di S. Pietro in Vincoli (1816) e in seguito legato a Ferrara dal 1818 al 1830 . Nel 1820 A. optò per la sede suburbicaria di Sabina e dal 1830 al 1833 tenne la Cancelleria Apostolica.
Bibl.: J. Migne, Dictionnaire des cardinaux, Parigi 1837, coll. 257-58; L. Boglino, La Sicilia ed i suoi cardinali, Palermo 1884, pp. 80-83; P. Rouët de Journel, Nouvitatures de Russie d'après les documents authentiques, Nouvitatures d'Areczo, 1802-1806, Roma 1922; P. Richard., s. v. in DHG, III, col. 1667 seg.
Felice Wilcher
ARFAXAD (Arphaxad). - Due personaggi biblici. 1. A. (ebr. 'Arpahîad), figlio di Sem, n. 2 anni dopo il diluvio (Gen. 10, 22; 11, 10), nonno o bisnonno di Heber (v.). Il nome sembra essere anche designazione etnica, come Elam, Assur, Aram, Lud. Forse indica l'Arrapachitide (Tolomeo, Geogr., VI, 1, 2; assir. Arrapha), nella regione montagnosa a nord-est della Mesopotamia; più probabilmente indica i Caldei (Kaidim) della bassa Mesopotamia, donde venne Abramo.
2. A. re di Media (Iudt. 1, I e 5), vinto da Nabuchodonosor di Ninive; né dell'uno né dell'altro si ha traccia in altri documenti antichi. Il nome, alterato, sembra corrispondere a Fraorte, medo Fravartish o Parravartis. Non indica qui Fraorte I (ca. 647-625 a. C.), successore di Deioce, che fondò la dinastia meda (Erodoto, I, 102); ma piuttosto Fraorte II, che, secondo l'iscrizione di Behistun (Bîsutûn), fu vinto da Dario I ( 522-485 ) nella regione di Raga (cf. Iudt. 1, 5. 15). Altri suppongono altro personaggio dei tempi di Artaserse II (404-358) o di Artaserse III (358-337), non ancora identificabile.
Giuseppe Prieto
ARGEI. - Nel culto romano s'intendevano con questo nome due cose diverse :
[⁰]: Arezzo - Sede della Fraternità dei Laici (secc. xil e xv).
## Page 1103
1) sacelli, in numero di 27 (o 24), distribuiti nella Roma "delle quattro regioni» e che poi furono centri del diffuso culto compitalicio tributato alle divinità protettrici dei compita o crocicchi delle vie in cui la città era divisa, culto che da Augusto fu ridestato a nuova vita: il 17 marzo vi si faceva una processione;
2) fantocci di vimini, che il 19 maggio le Vestali gettavano nel Tevere dal ponte Sublicio, alla presenza dei pontefici. Era una cerimonia di profondo carattere espiatorio (Plutarco, Quaest. Rom., 86), cui le spiegazioni mitografiche non riescono a dare un significato esauriente.
La spiegazione più persuasiva è suggerita dall'etnologia religiosa, che vi vede un rito sacro-magico di provocazione della pioggia: rito che può considerarsi come sostituto di un altro antichissimo, in cui non fantocci, ma uomini vivi, forse i vecchi della comunità, venivano sacrificati per quello scopo (Festo, s. v. Sexagenarias de ponte; Ovidio, Fast., V, 621-62). Il nome a., cioè argivi e quindi greci, può esser venuto ai fantocci dal fatto che, in seguito, ai vecchi furono sostituiti i prigionieri di guerra; e, data l'origine mitica dei romani da Troia, questi prigionieri sarebbero stati chismati argivi, che furono i nemici per eccellenza dei troiani (G. Wissowa, G. De Sanctis). Il rito era statale, come è dimostrato dalla presenza dei pontefici e delle Vestali, e dal fatto che gli a. erano strettamente associati ai sacelli compitali della vecchia città.
Bibl.: Sourding, s. v. in Roscher, Aufidul. Lexikon der griech. u. rôm. Mythol., I, coll. 496-500; G. De Sanctis, Storia dei Romuni, I, Torino 1907, pp. 201, 278; W. W. Fowler, Roman Festivals, Londra 1899, p. 111 sgg .
Nicola Torchi
ARGENSOLA (Arjensola), Bartolomé Leonardo de. - Poeta, narratore e storico spagnolo, di famiglia originariamente italiana, i Leonardo di Ravenna, n. a Barbastro il 26 ag. 1562 , m. a Saragozza il 14 febbr. 1631. Studiò a Huesca, a Saragozza e a Salamanca, e, ordinato sacerdote nel 1588 , divenne più tardi cappellano di Marianna d'Austria. Morta l'imperatrice, si ritirò dalla corte, ma fu nominato Cronista maggiore della Corona d'Aragona.
Quantunque sia pregevole la sua opera di storico (Relación de las alteraciones populares en Zaragoza, año de 1591, rimasta incompleta; Primera parte de las Anales de Aragón [1630] in continuazione dello Zurita; Memorias de la gloriosa Santa Isabel, infanta de Aragón y reina de Portugal; Historia de la conquista de las Islas Malucas [1609]), maggiore fama egli deve alla vena poetica, che gli guadagnò la stima di Lope e di Calderón, e gli valse il titolo, che condivise col fratello Lupercio, di «Orazio spagnolo». Fu produzione, la sua, principalmente religiosa, che per fastosa sonorità, retorica dignità, volo possente ed entusiasta, è parsa al Valbuena paragonabile ad alcune tra le migliori poesie della scuola metafisica inglese, specialmente di Richard Crashaw. Se ne ricordano ed ammirano, a tale proposito, canzoni e sonetti sulla morte di Cristo, su s. Teresa, s. Maria Maddalena, s. Lorenzo, s. Michele, ecc.
Bibl.: Opere: Le opere di B. A. e del fratello Lupercio sono stampate, oltre che nel vol. 42 della Bibl. de Aut. Esp., anche del Conte de la Viñaza (Obras sueltas. Madrid 1899 e Algunas obras satíricas, Saragozza 1887 sgg.) e dalla Bibl. de Escritores Aragoneses, Saragozza 1891. - Letteratura: M. Menéndez y Pelayo, Horacio en España, II, Madrid 1883, pp. 83-91; L. Pfandl, Unveröffentliche Gedichte der Brüder A., in Rec. hispan., 55 (1922), pp. 175 sgg.; O. H. Green, Sources of two Sonnets of B. L. de A., in Mod. Lang. Notes, 43 (1928), pp. 163166; J. M. De Cossio, De Ansius March y B. A., in Rev. de filol. esp., 19 (1932), pp. 187-88; O. H. Green, Notes on the Lucianesque dialogues of B. L. de A., in Hisp. Review, 3 (1935), pp. 212 - 24 .
Ruggiero M. Ruggieri
ARGENSON, René de Voyer de Paulmy, conte di. - Magistrato, n. a Blois il 13 dic. 1623, m. nel suo castello d'Argenson (Turenna) il io maggio 1700. Alla morte del padre (1651) gli successe come ambasciatore a Venezia. Richiamato a Parigi nel 1653, fu lasciato in disparte da Mazzarino, poi da Colbert, perché «troppo devoto». Ne approfitto per darsi tutto
alle buone opere nella Compagnia del S.mo Sacramento (v.), cui s'iscriese nel 1656 .
A. pubblicò: Traité de la sagesse chrétienne, ou de la riche science de l'uniformité aux volontés de Dieu (Parigi 1651), attribuito da molti al padre, e L'art d'aimer Dieu, affine al precedente. Nel 1695 stampò i suoi Annales de la Compagnie du St. Sacrement; per i poveri dell'ospedale della Compagnia compose una raccolta di Cantiques spirituels.
BibL.: H. Beauchet-Filleau, Annales de la Compagnie du Sain Sacr.ment, Marsiglia 1000, p. 6; R. Allier, La cabale des décois, Parigi 1902, pp. 1-3, 338-61; M. Villier, s.v. in Dibp. I. col. 843 .
Fratel Emiliano
ARGENTAN, Louis François d': v. Ludovico
francesco d'ARGENTAN.
ARGENTINA. - Repubblica federale dell'America meridionale.
Sommario: I. Geografia. - II. Storia del cristianesimo III. Storia dei rapporti fra Chiesa e Stato. - IV. Ordinamento scolastico. - V. Arte.
I. Geografia. - L'A., indipendente dal 1816 , è dal 1833 una Repubblica federale, comprendente 14 Provincias autonome (con un Governatore, un Parlamento e proprie autorità elettive), 10 Gobernaciones (o Territorios nacionales) amministrate da funzionari nominati ogni tre anni dal Governo Centrale e un Distrito federal, comprendente la capitale. Il territorio abbraccia 2,8 milioni di kmq. (nove volte l'Italia) con una popolazione di 16,1 milioni di ab. ( 5,9 a kmq.). L'A. è, quindi, uno dei più vasti Stati del mondo, ma la sua popolazione supera ancora di poco quella della piccola Cecoslovacchia.
Con una estensione di 33^{°} in latitudine l'A. rivela da zona a zona condizioni molto diverse di suolo e di clima. In complesso si possono distinguere: a N. il Chaco meridionale, in parte steppa (pascolo), in parte boscaglia (quebracho), dal clima tropicale semiarido, che trapassa ad E. in lembi via via più umidi (Misiones e Mesopotamia argentina fra Paraná ed Uruguay); gli altopiani terrazzati (mesetas) della Patagonia a S. del Rio Colorado, stepposi e desolati, con climi del pari semiaridi, ma freddi o addirittura subpolari (Terra del Fuoco); e - fra le due regioni la Pampa, pianeggiante ed erbosa ad E., più asciutta ed inframmezzata di rilievi ad O. (Pampa occidentale), con clima più temperato, piogge meno scarse, specie ad E., e perciò meglio adatta all'agricoltura. Infine rientra nell'A. il versante E. delle Ande cilene, che comprende a N. parte dei desolati altopiani intermontani (Puna) e cui si affiancano, a mo' di quinta, siervas longitudinali racchiudenti lembi più o meno vasti di pampa.
Poco più di 1 / 4 del territorio ( 27 % ) è ricoperto di foreste; pel resto la steppa domina sovrana, trasformata per appena il 10 % in coltivi. In questi prevalgono i cereali (frumento, mais, riso, avena), il lino da seme (Pampa orientale), la vite (Mendoza), la canna da zucchero e il cotone (Tucumán). Dopo l'agricoltura, l'allevamento costituisce la principale ricchezza del paese (in milioni, capi : 34 bovini, 56 ovini e caprini, 7,5 cavalli; 8 suini).
All'una e all'altra attività sono legate le industrie più efflienti, che, oltre ad eliminare la dipendenza dell'A. dall'estero per alcuni manufatti (lanerie, cotonami, calzature), attivano una sempre più cospicua corrente esportatrice (farine, carni, latticini). Lo sfruttamento delle risorse minerarie (piombo, stagno, manganese, tungsteno) è agli inizi; promettente quello del petrolio, ricavato soprattutto dallo Chubut ( 3 milioni di tonn.).
La popolazione, quasi tutta bianca, è più che triplicata nell'ultimo cinquantennio, nel quale gli immigrati superano i sei milioni. Quasi la metà di questi
## Page 1104
sono italiani, un terzo spagnoli. Gli indigeni si contano ormai a poche migliaia ( 53 ), confinati nelle zone periferiche. Gli abitanti sono concentratiper I/4 nella capitale, Buenos Aires (3,5 milioni, con sobborghi), e per 1 / 3 in questa ed altre sette città (Rosario, Córdoba, La Plata, Tucumán, Santa Fe, Bahía Blanca, Rio Cuarto; tutte con oltre 100 mila anime). Il 99,6 % della popolazione è cattolico; protestanti sono soprattutto gli immigrati inglesi e tedeschi; gli ebrei (ca. 100 mila) sono quasi tutti russi. Non esistono nel paese contrasti di carattere religioso.
Le comunicazioni contano su di una estesa rete stradale ( 250 mila km .) e su 42,8 mila km . di ferrovie che irradiano, in sostanza, dalla regionemediana atlantica verso la pampa, ma son piuttosto rade altrove, e viziate da differenze di scartamento. Due linee intercontinentali, legano l'A. alla Bolivia (Buenos Aires-Tucumán-La Paz) ed al Cile (Transandina: Buenos Aires-Men-doza-Valparaiso).
La bilancia commerciale argentina è largamente attiva. Nelle importazioni prevalgono (in valore): i tessili, i combustibili, i lubrificanti, gli oggetti di ferro, le macchine, ecc.; nelle esportazioni i cereali, le carni, il lino (seme), le lane, le pelli, ecc. Gran Bretagna e Stati Uniti sono i maggiori fornitori e acquirenti.

Argentina - 1) Confine di Stato. 2) Confine di Provincia. 3) Circoscrizioni ecclesiastiche. 4) Ferrovie.
## Page 1105
| Province | Superf. <br> in kmn. | Popolas. <br> cens. 1947 | Capolunati <br> (Popol. ab.in 1000) |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| Buenos Aires | 306.830 | 4.408 .37314 | La Plata (260) |
| Distrito Fed. | 186 | 3.000 .371 | BuenosAires(3000) |
| Santa Fe | 134.827 | 1.700 .02613 | Santa Fé (150) |
| Córdoba | 168.152 | 1.455 .222 | Córdoba (285) |
| San Luis | 76.923 | 167.6202 | San Luis (40) |
| Santiago del | | | |
| Estero | 138.439 | 538.383 | Santiago d. E. (70) |
| Entre Rios | 78.330 | 776.28010 | Paraná (75) |
| Corrientes | 88.901 | 570.9676 | Corrientes (68) |
| Jujuy | 43.267 | 166.783 | Jujuy (20) |
| Salta | 126.577 | 290.063 | Salta (43) |
| Tucumán | 22.836 | 604.52627 | Tucumán (165) |
| Catamarca | 78.162 | 145.1162 | Catamarca (23) |
| La Rioja | 86.492 | 109.386 | La Rioja (15) |
| San Juan | 89.179 | 260.7143 | San Juan (36) |
| Mendoza | 148.783 | 590.5484 | Mendoza (110) |
| Governi | | | |
| Chaco | 98.238 | 443.922 | Resistencia (50) |
| Formosa | 75.480 | 112.0562 | Formosa (19) |
| Misiones | 30.431 | 244.1238 | Posadas (38) |
| Pampa | 144.183 | 167.2621 | S. Rosa (14) |
| Neuquén | 96.464 | 85.6011 | Neuquén (io) |
| Rio Negro | 201.010 | 132.419 | Viedma (9) |
| Chubut | 225.723 | 53.9862,2 | Ruvson (3) |
| S. Cruz | 243.336 | 24.6510,1 | Gallegos (7) |
| Tierra del | | | |
| Fuego | 21.610 | 4.902 | 0,2 Ushuaia (1) |
| Los Andes (soppresso) | 72.755 | - | - |
| Totale | 2.797.114 | 16.053 .600 | 6 |
Bibl.: P. Denis, La republique argentine, Parigi 1920; W. H. Kocbel, The new A., Londra 1923; O. Burger, A. Land, Volk und Wirtschaft, Lipsis 1924; F. Kühn, A. Handbuch zur physischen Landeskunde, Breslacia 1927; F. Kühn, Argentinien, ivi 1927; A. Martinez-M. Lewandowski, L'A. au XXe siècle, ⁴ᵉ ed., Parigi 1927; A. Bunge, Le economie argentine, Buenos Aires 1928; O. Manito-J. Nagers, Geografia fisica de las Américas y de la República A., ivi 1928; A. E. Bunge, La economia argentina, ivi 1928-30; F. Kühn, Geografia de A., Barcellona 1930; Istituto Nazionale per l'Esportazione, L'A. Sviluppo economico e relazioni commerciali con l'Italia, Roma 1930; Touring Club Italiano, A., Paraguay, Uruguay, Milano 1932; G. Roletto, A., in Terra e Nazioni, America, IV : America Atlantica, ivi 1933, pp. 235-36; F. Kühn, Grundriss der Kulturgeographie von A., Amburgo 1933; R. Riccardi, A., in Geografia Universale, VII, Torino 1938, pp. 417-539.
Giuseppe Caraci
II. Storia del cristianesimo. - La storia dell'A. comprende due periodi: quello dalla colonizzazione dal sec. xvr fino al 1816 e l'altro dal 1816 ai

(da K. von Schumacher, Sudamerika)
Argentina - La chiesa di Tlicara (sec. xvir).

(da K. von Schumacher, Sudamerika) Argentina - Córdoba, Cattedrale (secc. XVII-XVIII).
giorni nostri, caratterizzato dall'emancipazione e dalla vita di nazione autonoma. Nel primo periodo sono da distinguersi tre epoche, secondo il governo datole dalla Spagna: 1) l'epoca dei conquistatori (adelantados) dal 1536 al 1591, nella quale giungono i missionari e intraprendono il lavoro della conversione degli indigeni; 2) l'epoca dei governatori dal 1590 fino al 1776, nella quale si consolidano i frutti della conquista e si intraprende il lavoro culturale cristiano da parte dei missionari nei centri e nelle colonie indigene; 3) l'epoca del viceregno (1776-1816) iniziata da Carlo III, nella quale si intensifica il commercio e l'industria e si moltiplicano i centri urbani.
Anche nel periodo repubblicano (1816-43) si distinguono due epoche: quella di emancipazione e riorganizzazione autonoma (1816-1900) e l'altra di sviluppo immigratorio e commerciale ( 1900-43 ) che porta la progressiva eliminazione dei pregiudizi di partito, togliendo le tendenze disgregatrici (federalismo), mentre il popolo acquista la coscienza dell'unità culturale cristiana.
Primo periodo (sec. xVI - inizio sec. xix). - Nel tempo della colonizzazione sotto i conquistatori (15361591), arrivano i primi missionari. Le prime spedizioni di Giovanni Diaz de Solís (8 ott. 1515), Hernando de Magallanes (1519-21) e Sebastiano Caboto ( 1526-30 ) sono il preludio della conquista e della evangelizzazione. Col primo «adelantado» creato da Carlo V, don Pietro de Mendoza, arrivò il primo contingente di sacerdoti e religiosi nel 1536, e fu fondata il 2 febbr. la grande metropoli sudamericana di Porto de Nuestra Señora del Buen Aire. Francescani, Gesuiti, Domenicani e Mercedari, secondo gli indirizzi dei singoli istituti, contribuirono efficacemente alla rapida evangelizzazione. Con la spedizione di Alfonso Cabrera arrivarono nel 1538 cinque o sei francescani, tre dei quali furono i primi vescovi dell'A. Nuovi gruppi di missionari giunsero nel 1554, 1572, 1589, 1592. Il vero conquistatore fu l'«adelantado» Martinez de Irala nominato nel 1555. Irala non riconobbe il governatore nominato dalla Spagna Alvar Nuñez Cabeza de Vaca e con i suoi soldati e la sua energia seppe guadagnare la stima del governo della Penisola che lo confermó nella carica di governatore. Durante il suo governo furono fondate le città di Tucumán, Córdoba, Santa Fe, e nel 1580 fu rinnovata la città di Buenos Aires. Irala nelle sue esplorazioni arrivò fino alle cordigliere delle Ande e introdusse i primi esemplari di bestiame. Intanto i missionari servivano alla pacificazione degli indiani.
## Page 1106

(da K von Schomacker, Südamerika)
Argentina - Veduta di Buenos Aires.
Celebri tra loro i francescani padre Diego de Rojas, s. Francesco Solano, padre Luigi de Bolaños che fece la prima versione del catechismo in lingua indigena, il domenicano padre Carvajal; i padri Gesuiti che fondarono (1610) le colonie indigene col nome di "Reducciones", trasformandosi in architetti, tipografi, istruttori militari e grammatici.
Nel tempo dei governatori (1591-1776) si raccolgono i frutti dei primi lavori e nelle città, sviluppate con la popolazione di creoli e meticci, si aprono il Collegio Massimo, di Montserrat di Córdoba, il Collegio Grande ed il Collegio de Belén in Buenos Aires, i Collegi di Corrientes, Santa Fe. Rioja, Salta, Tucumán, Santiago del Estero e Mendoza. Da Gregorio XV (1621) il collegio di Córdoba ottenne i gradi di teologia. Nel 1610 furono stabilite le prime colonie indigene (reducciones) le quali avevano un regime ispirato alla eguaglianza, libertà e fratellanza cristiana, prima che i diritti dell'uomo fossero proclamati dallo statuto di Virginia (1776) e dalla Rivoluzione Francese (1789). Le colonie trovarono ingiusti nemici per motivi economici. Nel 1767 comprendevano 88.884 anime. I Gesuiti aprirono la prima tipografia nel 1700. Nel 1776 Carlo III stabili il viceregno de la Plata con Buenos Aires capitale. Questo viceregno abbracciava oltre l'A., l'Uruguay, il Paraguay, e la Bolivia; nel 1782 fu diviso in otto intendenze.
Lasciando a parte i conflitti di giurisdizione ecclesiastica e civile e l'espulsione della Compagnia di Gesù, l'A. è debitrice del suo armonico sviluppo culturale ed economico alla azione generosa e cristiana del governo spagnolo, alla sapiente legislazione coloniale che riconosceva la dignità della persona umana ed al fattore etnico importato dalla penisola.
Secondo periodo (1816-1948). - Nella prima epoca (1816-1900) venne attuata l'emancipazione a cui prese parte attiva anche il clero nazionale; dei 29 membri del congresso di Tucumán (1816) che sottoscrissero l'atto della indipendenza, 16 erano ecclesiastici. Nella organizzazione della nazione autonoma vi fu un periodo di guerre interne e di turbamenti politici provocati dai due partiti : degli unitari (aristocratici) e dei federali (terratenenti). Dopo la presidenza di Rodríguez (1821-24) successe il generale Las Heras. Nel 1825 una Assemblea costituente approvò la «legge fondamentale" che stabiliva le province doversi reggere con le proprie istituzioni, ma tosto il Congresso abolì il regime provinciale ed il presidente Rivadavia iniziò un governo di tendenza unitaria che irritò i "caudillos", riaccendendo la guerra civile. Le lotte
tra unitari e federalisti continuarono fino alla dittatura del federalista Rosas (1829) che esercitò contro gli unitari un governo di esclusione fino al 1852. Nel 1853 la Costituente sanzionava lo statuto attuale, ma la piena unificazione nazionale non si ottenne che nel 1861, quando Buenos Aires divenne la capitale della Repubblica. Nel 1862 fu eletto a presidente Mitre, favorevole all'elemento immigratorio italiano ed alla intensificazione culturale. Faustino Sarmiento (1868), Avellaneda (1874), Giulio Roca (1880), Juárez Celmán (1886) governarono con vicende di pace e turbamenti. Nell'ultima parte del sec. xix e negli inizi del xx un potente impulso fu dato alla diffusione culturale, con tendenza in parte liberale e positivista. Molte riforme pedagogiche ed economiche furono attuate, fu rinnovato il metodo della storiografia, fondate università, scuole, accademie, aperte biblioteche, ed il giornalismo ebbe d'allora in poi, insieme con le riviste di cultura, un posto preminente. Dopo il consolidamento nazionale (1853) il fenomeno immigratorio ebbe straordinario successo; dal 1857 al 1925 entrarono in A. 2.659 .568 Italiani, molti dei quali contribuirono allo sviluppo agricolo e commerciale, migliorando le condizioni economiche con l'esplorazione delle miniere, l'esporcazione del frumento e l'allevamento del bestiame. Lo sviluppo scientifico dal 1854 ebbe parecchi cultori stranieri dei quali molti italiani. La Chiesa oggi è ottimamente rappresentata dal clero e dalle comunità religiose che promuovono l'educazione e le opere di carità. Più di 70 istituti maschili e 110 femminili di educazione si trovano soltanto a Buenos Aires sotto l'indirizzo cattolico. La stampa cattolica ha più di 50 pubblicazioni periodiche.
Ci sono 7 sedi metropolitane (Buenos Aires, Córdoba, La Plata, Paraná, Salta, S. Giovanni di Cuyo, S. Fe) e 16 vescovili.
Bibl.: Colección de obras y documentos relativos a la historia antigua y moderna de las provincias del Rio de la Plata. ed. P. de Angelis, 1836-37, ristamp. Buenos Aires 1910; Colección de obras, documentos y noticias indifins, ed. Lama, Mitre y Gutiérrez, Buenos Aires 1869; Colección de documentos relativos a la expulsión de los jesuitas, ed. F. J. Bravo, Madrid 1874; Documentos para la historia argentina, Buenos Aires 1913 sq.; D. Barros Arona, Historiadores argentinos, in Obras Completas, IX. pp. 478-504; V. F. López, Historia de la República A., 10 voll., Buenos Aires 1883-93; Soldas, Historia de la Confederación A., 5 voll., Montevideo 1896; M. García Merou, Historia de la República A., 2 voll., Buenos Aires 1899; L. V. Varela, Historia constitucional de la República A., La Plata 1910; Zeitschrift für argentia, Volks - und Landeshunde, 1911 sg.; V. F. López, Historia de la República A., 10 voll., Buenos Aires 1913; R. D. Carlós, Historia de la historiografia argentina, 2 voll., La Plata 1925.
Felice Wilches
III. Storia dei rapporti fra Chiesa e Stato. Dai primi albori dell'indipendenza argentina (Assemblea del 1813) si manifestò l'intenzione del nuovo governo di intavolare relazioni stabili con la S. Sede. Il desiderio venne nuovamente espresso nel Congresso di Tucumán del 1817 e nella prima Costituente del 1824. Ma non si arrivò a trattative concrete.
D'importanza capitale nella storia delle relazioni fra la Chiesa e lo Stato argentino è l'anno 1834, quando Pedro J. Agrelo, procuratore della Repubblica, lanciò il suo "Memorial ajustado" (Buenos Aires, 1886) : uno schema di concordato da proporre alla S. Sede, completamente permeato di regalismo. In questo clima (tendenza concordataria e regalismo) fu sanzionata la costituzione del 1853 , ancora in vigore.
In essa si fece menzione esplicita del concordato e lo si raccomandò al parlamento (art. 67, inc. 19) ed al potere esecutivo (art. 86, inc. 14). In conseguenza se ne iniziarono subito le trattative. Durante l'anno
## Page 1107
1854 un agente argentino ebbe parecchi contatti col card. Antonelli e ricevette perfino uno schema di concordato proposto da quesio, ma la cosa non ebbe seguito. Cosi fallirono anche le missioni di Juan Bautista Alberdi (1857), e Juan del Campillo (1858). Ultimo tentativo ufficiale fu quello del 1884, dopo un lungo periodo di quasi-ostilità (missione Vicente Quesada), fallito come tutti i precedenti per la decisa intenzione del governo argentino di salvare il contenuto regalistico della costituzione.
La costituzione argentina, infatti, sebbene ammetta la religione cattolica come religione dello Stato e come tale la sostenga (art. 2), riserva però al Parlamento e al presidente della repubblica il diritto di patronato (art. 67, inc. 19; art. 86, inc. 8) e l'exequatur sugli atti pontifici di natura generale e permanente (art. 86, inc. 9). In virtù dell'exequatur la suprema Corte di giustizia nel 1925 negò il valore giuridico del codice di diritto canonico dichiarando valevoli nel territorio dello Stato soltanto le leggi del Concilio di Trento. E appunto questo insieme di vantati diritti che ha impedito fino al presente di arrivare ad un concordato fra l'A. e la S. Sede.
All'infuori però della questione concordataria, le relazioni fra Chiesa e Stato sono piuttosto cordiali e vengono mantenute attraverso normali rapporti diplomatici.
Bres.: F. Legón, Doctrina y ejercicio del Patronato Nacional, Buenos Aires 1920; C. Bruno, Bases para un concordato entre la S. Sede y la A., Buenos Aires 1947.
Francesco Gasa
IV. Onionamento scolastico. - Il Consiglio dell'istruzione pubblica dell'A. stabili nel 1936 l'unità, la coordinazione e la correlazione degli studi in quanto il libero insegnamento e la libera scelta degli argomenti da insegnare hanno portato un caos nella educazione della gioventù. La scuola si divide in: primaria, secondaria e universita. L'istruzione primaria è privata, però sovvenzionata in parte dal governo centrale e dai governi delle province; è laica ed obbligatoria dai 5 ai 13 anni. In primo piano è collocato l'insegnamento della lettura, scrittura e matematica che si impertincono per due ore al giorno. La storia, geografia, storia naturale, istruzione civica, urbanità e morale devono essere divise nelle altre due ore. La religione è esclusa dalla scuola per non distruggere il carattere della laicità di questa ed è sostituita dall'insegnamento della morale impartito dai maestri e non da religiosi. Ai bambini dai 5 ai 10 anni si insegna la morale sotto la forma narrativa e ai ragazzi dai 10 ai 13 anni si spiegano i doveri verso gli uomini, la famiglia e Dio. Nei centri rurali l'insegnamento primario deve portare il bambino a saper sfruttare la terra intensivamente e a questo scopo sono istituite le giornate del miele, la festa dell'albero e della foresta. Per facilitare il compito della scuola primaria esistono 2286 associazioni cooperatrici composte da ex-alunni e da militari. Queste associazioni devono curare gli interessi materiali e morali delle 1348 scuole primarie e del bambino al quale si dà tutta l'assistenza anche nelle vacanze istituendo le colonie estive. La visita medica è regolare e gratuita. L'istruzione secondaria viene impartita nelle 86 scuole normali e nei 47 collegi nazionali. La durata della scuola normale è di due anni se prepara i precettori per i centri rurali, di 4 anni se prepara i maestri per le scuole primarie ordinarie, di 7 anni se prepara i professori per le scuole normali. Il collegio nazionale ha la durata di 5 anni ( 6 anni a Bueno