tafisico allora imperanti. E la difesa dei valori dello spirito (che ebbe talora risonanze in larghi strati culturali, come nelle polemiche con Imbriani, Spaventa, Fiorentino, per cui cf. F. Fiorentino, La filosofia contemporanea in Italia, Napoli 1876) era nell'A., oltre e più che la giustificazione di una posizione filosofica, la coerenza al suo credo cattolico cui informò sempre la vita.
La produzione scientifica dell'A., se la si paragona alla sua lunga vita, non è cospicua ed è piuttosto frammentaria. Egli stesso raccolse il meglio delle sue pubblicazioni in quattro volumi antologici: 1) Videmus in aenigmate, Bologna 1907; 2) Amore, dolore, fede, ivi 1908; 3) Dialettica turbata, ,vi 1911; 4) Dialettica serena, Rocca S. Casciano 1917 (edito postumo a cura del figlio Umberto). Il primo di questi volumi, che può ritenersi l'opera più geniale e profonda dell'A., svolge principalmente la sua dottrina sulle idee, già anteriormente esposta in Abbacceo d'una teoria delle idee, Palermo 1870. La sua concezione postula nella percezione una certa intuizione di Dio (reminiscenza giobertiana e rosminiana adattata), come condizione perché la mente possa trasformare la percezione in idea e intendere la cosa percepita. D'altra parte sostiene l'impossibilità di una cognizione adeguata di una qualunque cosa per le infinite relazioni di ogni idea. «Il tutto è in tutto e le menti il tutto non lo vedono» sembra la formula riassuntiva del pensiero dell'A. Egli tuttavia non può essere accusato di scetticismo in quanto crede ottenere dalla intuizione mistica ciò che non stima possibile alla sola ragione (cf. E. Chiocchetti, Il sistema filosofico dell'A., in Riv. Filosofia Neasc., 5 [1913], pp. 366-81).
L'opera maggiore dell'A. è però la sua traduzione di Platone, lo più bella che si abbia in Italia. In forma eletrissima, che alle volte appare anche soverchiamente preziosa, egli fa risentire e rivivere Platone, cosi da renderne l'anima rispecchiandola nella propria. La ¹² ed. dei 12 dialoghi tradotti dall'A. fu stampata in 3 voll. a Milano nel 1914; migliore l'ed. curata a Milano nel 1921 dalla Libr. Ed. Pop. Ital. Notevoli in essa due scritti originali, che possono considerarsi quali premesse agli stessi dialoghi : 1) Si considera secondo filosofia se si possa valgarizzare uno scrittore, qualunque egli sia e specialmente Platone; 2) Ragionamenti contro ai verteli filosofici, politici e poeti.
Bibl.: R. Mondolfo, F. A. e il suo pensiero, Bologna 1914; V. Pugliese, F. A., Catanzaro 1923; F. Meda, F. A., Milano 1923; F. Calderaro, F. A. e il suo spiritualismo, Roma 1941.
Felicissimo Tinivella
ACRI, San Giovanni d': v. san glovanni d'acri.
ACRIDA (Achris; slavo Ohrid; albanese Ohri, ital. Gcrida). - Città vescovile succeduta all'antica Licnido; comincia ad essere nominata in epoca bulgara, quando, erettavi una cattedrale da re BorisMichele poco dopo la sua conversione al cristianesimo (circa l'870), divenne (886?) il centro d'azione di s. Clemente, discepolo dei ss. Cirillo e Metodio, che vi fu anche vescovo (895). Da allora notizie contraddittorie la fanno ora semplice vescovato, ora patriarcato per la Bulgaria. Ma da quando (997-98) re Samuele vi trasferì la capitale, è certo che ivi fu anche il trono patriarcale, dal quale dovette dipendere la maggior parte delle altre 30 sedi che contò la Bulgaria nella sua massima estensione.
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L'epoca del grande splendore di A. non fu lunga, perché nel 1018 o 1019 la città con tutto il territorio già bulgaro fu riconquistata all'impero bizantino. Il titolo di patriarca scomparirà (tra il 1019 e 1033), e si farà presto consuetudine (1037) l'eleggervi a titolare un greco. Tuttavia l'organismo complessivo di 32 vescovati nelle antiche province di Macedonia, Dardania ed Epiro Nuova e Vecchia venne conservato, con A. a capo, conferendoglisi l'autocefalia con esenzione dal patriarcato costantinopolitano e titolo arcivescovile (ro18 e 1043). In questo periodo, A. vanta due grandi titolari in Teofilatto, scrittore di gran fama anche in Occidente (dopo il 1078 -1111), e Giovanni Comneno, rampollo di stirpe imperiale (ca. 1140-57).
Caduto l'impero greco (1204), A. con larga estensione di territorio fece parte del "despotato" d'Epiro, figurandovi come la principale sede di fronte anche a Durazzo e Naupatto. Grande splendore le diede l'arcivescovo Demetrio Chomatiano (ca. 1216-35), con la sua apprezzata scienza canonica. Contemporaneamente, A. perdette il territorio serbo passato a formare giurisdizione autonoma sotto un arcivescovato locale (1219). Seguì un'epoca di decadenza spirituale, per quanto l'ostilità all'unione con Roma valesse ad A. un'estensione di giurisdizione sulla Valacchia ( 1439 -66) e la Moldavia ( 1439 - fine sec. xvi), e tra la fine del sec. xvir e il principio del xviri anche su Durazzo. Dal 1548 al 1586 vediamo il patriarca di A. nominare e ordinare vescovi per i Greci e gli Albanesi d'Italia, probabilmente col consenso del Papa. Tale avvicinamento all'unità, se non fu molto profondo e fruttuoso, si ripeté varie volte fino al 1670 . D'altra parte si assiste anche, con frutto non maggiore, a un tentativo da parte di Roma di istituire un arcivescovato latino di A., che contò tre titolari in 28 anni (1647-75). La storia di questa importante sede si può dire finisca catastroficamente con l'abolizione dell'arcivescovato e patriarcato e dello stesso episcopato, decisa dal patriarcato di Costantinopoli ed accettata dal presule e dal clero locale nel 1767.
Bibl.: H. Gelzer, Das Putriarchat von Achrida, Lipsia 1902; A. P. I. Snegarov, Istoriia na obridshata arhiepishopijapatriarsia, Sofia 1924-36; A. P. Póthayre, L'archeréchè d'Ochrida de 1394 à 1767 , in Echos d'Orient, 39 (1936), p. 183 sgg. ; id., Les archevêques d'Ochrida et leurs relations avec l'Occident à la fin du XVIr siècle et au début du XVIIr ibid., 40 (1937), p. 398 sgg.; I. Dujčev, Il cattolicesimo in Bulgaria nel sec. XVII, in Orientalia Christiana Analecta, CXI, Roma 1937. Giuseppe Valentini
ACROPOLITA, COSTANTINO: v. COSTANTINO ACROPOLITA.
ACROPOLITA, GIORGIO: v. GIORGIO ACROPOLITA.
ACROSTICO. - E una composizione poetica figurata, nella quale le lettere iniziali o finali (in questo caso si dice più propriamente telestico) dei versi, lette verticalmente, dànno un senso. L'origine di questa ingegnosità o frivolezza era attribuita ad Epicarmo od anche alle Sibille, nei cui carmi fu molto usata. Difatti il primo a. cristiano si trova fra i carmi attribuiti alla Sibilla Eritrea (Orac. Sibyll., VIII, 217 sgg. menzionato anche da Costantino nel suo discorso ai padri di Nicea), ove trentaquattro versi dànno il motto ' Γ η σ ° tilde{ς} ς X ρ ι σ τ tilde{η} ς Өesũ Tió̧ Σ ω τ η tilde{η} ς X π α ι ρ dot{ς}, e le iniziali di queste stesse parole la parola mistica IXӨTC (v.), che poi compare molte altre volte in a. Pare che questo a. sia stato composto ad Alessandria (sec. II). Si è creduto che la figura del pesce, quale simbolo di Cristo, si debba porre in relazione con esso, ma è ipotesi priva di fondamento. Basti ricordare l'espressione di Tertulliano: «nos pisciculi, secundum dot{ε} χ θ dot{ω} ν nostrum Iesum Christum, in aqua nascimur» (De Baptismo, 1).
Del predetto a. diamo ora il testo greco (J. Geffcken, Die Oracula Sibyllina: CB, VIII, Berlino 1902, pp. 153-57) seguito dalla versione:
I θ ρ ω σ ε ι δ dot{ε} χ θ ω dot{ω} ν, к ρ i σ ε ι ς σ χ ι ε i ́ o v ~ tilde{ω} τ^{′} ε dot{ε} σ τ α ι. H ξ ε ι δ^{′} σ dot{ρ} ρ α ν dot{θ} θ ε ν β α σ ι λ ε dot{ς} ς α i tilde{ω} σ ι ν dot{θ} μ ε λ λ λ ω ν S dot{α} ρ κ α π α ρ ω dot{ν} π α dot{α} σ α ν к ρ i τ α ι к α i кóo μ ° ν á π α ν τ α. O dot{ρ} ρ ° τ α ι δ dot{ε} θ ε dot{ε} ν μ ε dot{ρ} ρ ° τ ε ς τ α τ α i к α i α dot{π} σ ι σ τ α. mathrm{Y} dot{ρ} ρ σ τ α ι δ dot{ε} θ ε dot{ε} ν μ ε dot{ρ} ρ ° τ ε ς τ α τ α i к α i α dot{π} σ ι σ τ α. Y dot{ρ} ρ ° σ τ α ν δ^{′} ε dot{ε} θ ω λ α dot{α} β ρ α τ α i к α i π λ σ tilde{ω} τ ω dot{α} π α ν τ α, mathrm{E} κ α α dot{σ} σ ε ι δ dot{ε} τ dot{α} π tilde{ω} ρ γ tilde{η} ν σ dot{ρ} ρ α ν dot{ω} ν dot{η} δ dot{ε} θ α dot{α} λ α σ σ α I χ ν ε tilde{ω} ω ν, dot{ρ} dot{η} ξ ε ι τ ε π tilde{ω} α ς ε i ρ κ τ tilde{η} ς ' λ i tilde{α} α °. S dot{α} ρ ξ τ dot{ε} τ ε π tilde{α} σ α ν α ς ε dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} ε ι δ dot{ε} ρ ° ν σ dot{α} σ ς dot{η} ξ ε ι T dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} dot{ε} \
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Acrostico - A. latino (Bussae suae Gaudentius) nel cimitero di Pretestato - Roma.
(propr. E. Jeal)
fatto molte volte nelle iscrizioni cristiane antiche occidentali, specialmente italiane: ad es. quella di s. Eusebio di Vercelli dà Eusebius episcopus et martyr. Talora il poeta stesso ammonisce espressamente della presenza dell'a.: revertere per capita versorum et invesies proprium nomen, ovvero: nomina sanctorum lector si forte requiris, ex omni versu te littera prima docebit. Grande uso di a. complicati con telestici e anche mesostici (nel mezzo dei versi) e altri simili giuochi fecero Commodiano (v.), Porfirio Ottaziano (v.), Venanzio Fortunato (v.) nelle loro poesie, e altri poeti medievali; non è esso ignoto neanche a poeti italiani come il Boccaccio.
Affini agli a. sono le composizioni abecedarie (v. ABCECARD).
Boll.: - Graf. in Pauly-Wissowa, Realencyclop., I, coll. 1200, sgg.: H. Leclercq, s. v. in DACL, I, coll. 356 sgg. - Esempi in E. Diehl, Inscript. Iotinae christ. veteres, Berlino 1923-28, nn. 316, 412, 452; 1029, 1049, 1054, 1097, 1123, 1212, 1338, 1524, 1644, 1675, 1714, 1729, 1768, 3311, 3347, 3421, 3424, 3438, 4839, 4841. Sono acrosimi e telestici 1098 e 1234. Esempi pagani in F. Bücheler, Carmina epigraphica, Lipsia 1895-1926, nn. 108, 109, 220, 271, 273, 413, 436, 440, 511-516, 569, 570. Antonio Ferrua
ACTA APOSTOLICAE SEDIS. - Bollettino ufficiale (Commentarium ufficiale) della S. Sede, redatto dalla Segreteria di Stato, stampato dalla Tipografia ed edito dalla Libreria Vaticana; si pubblica in fascicoli di periodicità variabile (circa dodici all'anno), che vengono riuniti in volumi annuali e forniti di indici. Ogni fascicolo contiene gli atti del Sommo Pontefice (encicliche, costituzioni, motu propri, brevi, chirografi, lettere, allocuzioni); quindi gli atti delle SS. Congregazioni (decreti, istruzioni, risoluzioni, nomine), dei tribunali (elenco di decisioni, citazioni e simili), delle commissioni pontificie e degli uffici della Curia romana; infine, dà notizia delle udienze concesse dal Papa ai capi di Stato e ai loro rappresentanti, delle concessioni di onorificenze o decorazioni, e dei decessi dei cardinali e dei vescovi. Pubblicò il testo del CIC (vol. II, parte II, 28 giugno 1917). Dal 1929 reca, in lingua italiana, un Supplemento per le leggi e disposizioni della Città del Vaticano. Nel citare il titolo del periodico si usa spesso la sigla A A S.
La pubblicazione delle leggi pontifice negli AAS costituisce la condizione necessaria per l'entrata in
vigore delle leggi medesime. Il can. 9 del CIC dispone infatti che esse entrino in vigore dopo tre mesi dalla data del fascicolo in cui sono pubblicate; salvo che per la loro natura non debbano entrare immediatamente in vigore, o sia stabilito un termine diverso.
Per vari secoli non vi furono norme ben definite sulla promulgazione e pubblicazione delle leggi pontifice, e perciò, secondo i casi, se ne curò la divulgazione mediante la trasmissione del testo ai metropoliti o ai vescovi, o anche (specialmente per alcune collezioni autentiche di decreydi) mediante l'invio ad alcune università, fino a che divenne comune (dal sec. xv) l'uso, di cui si ha qualche esempio fin dal sec. xim, di affiggere le costituzioni pontifice in alcuni luoghi di Roma, considerando tale affissione come pubblicazione legale.
Eco X, accogliendo le proposte fatte dalla commissione per la compilazione del CIC, istituì nel 1908 il periodico ufficiale della S. Sede e stabili che vi venisse pubblicato il testo degli atti pontifici nonché di quelli dei vari dicasteti della Curia romana, e che tale pubblicazione avesse valore legale come promulgazione degli atti stessi (cost. Promulgandi, del 28 sett. 1908, pubblicata all'inizio del primo fascicolo avente la data del 1^{°} genn. 1909).
Con la creazione del nuovo periodico - per la redazione e amministrazione del quale fu emanato in data 5 genn. 1910 un apposito regolamento (cf. AAS, 2 [1910], p. 37) cessarono le pubblicazioni della rivista ufficiosa dal titolo: Acta Sanctae Sedis (v.).
Pio Ciprotti
ACTA ARCHELAI. - Relazione di due dispute tenute da Archelso, vescovo di Carcara in Mesopotamia, contro Mani, al tempo di Probo imperatore. Composta in siriaco, ce ne resta solo qualche frammento in greco e una cattiva versione latina della fine del sec. iv. L'autore è un certo Egemonio, il quale scriveva al principio del sec. iv. L'opera ci dà notizie preziose sugli inizi del manicheismo, ma pare che le due dispute che essa riferisce siano puramente fittizie.
Boll.: S. Girolamo, De viris infastribus, 72; O. Bardenhewer, Geschichte der altbireblichen Liter., III, Monaco 1912, pp. 265-69; P. de Labriolle, s. v. Archelaus de Carchara, in DHG. III, est. 1542. Tutto in PG 10, 1403; ed. critica di Ch. H. Beeson in CB. XVI, Lipsia 1906.
Antonio Ferrua
ACTA FACIENTES: v. Lapsi.
ACTA PROCONDULARIA: v. cIPRIANO.
ACTA SANCTAE SEDIS - Periodico mensile, iniziato in Roma nel 1865 dal sacerdote Pietro Avanzini, che ne fu anche il primo direttore, col titolo di
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Acta Sanctae Sedis - Frontespizio con titolo primitivo.
Acta ex iis decerpta quae apud S. Sedem geruntur in compendium opportune redacta et illustrata, mutato nel 1870 con quello di Acta Sanctae Sedis in compendium opportune redacta et illustrata. Riportava il testo dei più importanti atti del Sommo Pontefice e dei vari dicasteri della Curia romana. Ciascun volume era in fine corredato da indici, e talvolta da appendici che illustravano particolarmente qualcuno degli atti più importanti o trattavano interessanti questioni di diritto canonico. Questo periodico cessò alla fine del 1908, in seguito alla fondazione degli Acta Apostolicse Sedis (v.): tutta la collezione è perciò costituita da 41 voll., oltre ad alcuni tomi contenenti gl'indici di ciascun decennio, e ad un altro, pubblicato nel 1909 a cura di mons. Cesare Pecorari, con gl'indici generali di tutta la collezione. Non aveva carattere ufficiale; ma con rescritto della Sacra Congregazione di Propaganda Fide del 23 maggio 1904 (pubblicato nel vol. 37 [1904], p. 4 del periodico stesso), era stato dichiarato, per il futuro, "autentico e ufficiale, per la pubblicazione degli atti della S. Sede». Sono quindi autentici i volumi dal 37 al 41.
Pio Ciprotti
ACTA SANCTORUM: v. BOLLANDISTI.
ACTION FRANÇAISE. - Movimento politicosociale, sorto in Francia nel 1899, per iniziativa di Henry Vaugeois. Charles Maurras ne divenne il principale teorico, sulle tracce del maestro del positivismo francese, Auguste Comte. Il movimento ebbe molte aderenze, anche tra i cattolici. Sopravvissuto a varie e complesse vicende, con a capo Léon Daudet e Charles Maurras, riscosse non poca risonanza nella dottrina e nell'azione politico-sociale francese ed anche estera. Strumenti della sua espansione le opere del Maurras e del Daudet e la Revue d'A.F. divenuta poi il quotidiano L'A.F. (1908).
Il programma politico del movimento, assurto col tempo a vero e proprio partito, era e restava prettamente francese : la restaurazione monarchica in Francia. La lotta però per attuare questo programma venne ad assumere caratteri più universali : l'esaltazione di un "nazionalismo integrale" e il rovesciamento della vita politica e sociale contemporanea, con ogni mezzo e a dispetto di qualsiasi limitazione, fino a prendere atteggiamenti arditamente rivoluzionari. Accanto al movimento politico innovatore ed al partito, stava il sistema filosofico-sociale ispiratore di principi e di dottrine ben più ardite e pericolose. I teorici del movimento, con a capo il Maurras, educato cristianamente ma poi divenuto incredulo, ed il Daudet, credente ma romanzicre assai spregiudicato, si ispiravano volentieri alle teorie "positiviste". Nessuna meraviglia dunque se sullo sfondo delle dottrine dell'A. F. troviamo un agnosticismo decisamente ateo ed anticristiano, un naturalismo apertamente pagano, e quindi un inconfondibile amoralismo, dell'individuo come della società, con la conseguente sottrazione dell'individuo e della società all'influsso della legge di Dio e della Chiesa. La proclamata subordinazione della morale e del diritto all'interesse nazionale si spiega appunto sullo sfondo di siffatte dottrine.
Era evidente che il militare nel movimento sotto l'influsso di tali dottrine costituiva un grave pericolo per la fede. Ma non se ne diedero per intesi molti cattolici francesi, non escluse alte personalità del clero, allettati dalle benemerenze che l'A. F. poteva essersi indirettamente acquistate nella lotta contro i persecutori della Chiesa, e abbagliati dalle proteste di assoluto rispetto alla religione ed alle credenze dei singoli aderenti che fiorivano sulla penna dei "maestri». Di qui il grave equivoco e la non meno grave illusione che s'andava nascostamente producendo nelle anime dei molti cattolici, che, forse in maggioranza, s'erano accodati al movimento o anche al partito. Ma il pericolo più grave e l'illusione più deprecabile incombeva sulla gioventù, non solo francese.
Pericolo, equivoco, illusione che non tardarono a dar alimento a controversie tre le opposte tendenze di chi li denunciava e di chi li disconosceva o li esagerava ripiegandosi sulle opposte e parimenti false idee democratiche e demagogiche; cf. P. Descocq, A travers l'oeuvre de M. Ch. Maurras, in Etudes, 120 (1909, III), pp. 153-86, 330-46, 593-641 e 121 (1909, IV), pp. 602-28, 773-86, articoli riciampati poi, con ritocchi ed aggiunte, sotto lo stesso titolo, Parigi 1913; P. Exupère de Prats-De-Molle, A propos de la politique religieuse de Ch. Maurras, in Etudes Franciscaines, 29 (1913, I), p. 520 sg.; F. Chalansve, L'A. F. Ses Principes, ses Directions et son Institut. Etude documentaire, Parigi s. d.; ed ancora altre pubblicazioni del genere che comparvero su riviste o in opuscoli fino al 1927, inrerendosi cosi nella notoria analoga controversia del Sillon, chiusasi con la condanna del papa Pio X.
Sintomatico l'episodio che è riportato da F. X. Maquart, L'A. F. devant le Suwversin Pontife, in Pourquoi Rome a parlé, IV, Parigi 1927, p. 257 : "Les cahiers de l'Association de le Teuneuse Catholique belge ayant organisé, en 1925, un referendum sur le sujet suivant: Parmi les écrivains des dernières vingt-cinq années, quels sont ceux que vous considérez comme vos maîtres, le plus grand nombre de suffrages était allé à Charles Maurras, tandis que le Cardinal Mercier n'avait obtenu que le dernier rang avec six voix seulement".
Per queste ragioni le autorità della Chiesa, evitando con ogni cura, come sempre, d'ingerirsi nel programma meramente politico dell'A. F., disapprovarono e condannarono gli errori, dal punto di vista morale e religioso. La condanna era decretata e pronta fin dal 1914; ma ne era stata differita la pubblicazione
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(propr. B. Degrnhart)
ACQUERELLO DI A. DƯRER (sec. xvi)
Vienna, Albertina.
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ADAMO DORMIENTE
Particolare del bassorilievo di L. Maitani - Orvieto, facciata del Duomo.
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«a tempo più propizio». Questo richiamo cronologico ha la sua importanza, perché smantella l'equivoca tesi dell'A. F., la quale tendeva a mettere in opposizione Pio XI con il suo predecessore Pio X.
D'altronde sono noti i documenti emanati in proposito dall'episcopato francese, nonché dal papa Pio XI e dai vari dicasteri della Curia romana, a cominciare dal 1926 (cf. gli AAS e le principali riviste cattoliche dal 1926 al 1929). Interessanti pure i documenti marginali riportati da F. X. Maquart (loc. cit.), perché dimostrano con quanta longanimità, ponderatezza e sollecitudine paterna abbia agito il Papa in una questione tanto complessa e spinosa. Frattanto Pio XI dovette personalmente riesaminare tutta la questione, non avendo potuto procurarsi la posizione, smarrita durante lo sloggiamento degli archivi dell'Indice. Ma le sue conclusioni furono in tutto conformi a quelle del 1914. Ecco come egli si esprimeva in una lettera al card. Andrieu, arcivescovo di Bordeaux, il 5 genn. 1927 (La documentation catholique, 17 [1927], col. 139 seg.] :
«E est de toute evidence que Nous aurions employé de tout autres procédés si les documents que Nous publions avaient été à Notre connaissance: mais ce n'est qu'après le jour du Consistoire que Nous les avons eus en Nos mains. Sans doute, il Nous était très pénible de voir opposer (comme on l'a si souvent fait plus ou moins ouvertement) le nom et le prétendue conduite de Notre vénéré Prédécesseur à Notre nom et à Notre conduite vis-à-vis de l'A. F.; Nous avions le profond sentiment, dites le presentiment, pour ne pas dire autre chose, qu'une telle opposition ne repondait pas au vrai... mais les documents positifs Nous manquaient, ils Nous ont manqué jusqu'à la toute dernière heure... ils attestent le persévcant jugement de l'Eglise, sur cette grave question. Nous espérons que, révélée à l'heure qu'il est, une telle continuité de jugement suprême de cette Eglise que l'EspritSaint appelle columné et firmamentum seritatis, suffirait à elle seule à éclairer les esprits, à dissiper les doutes, à tranquilliser les âmes, à ramener partout et en tous la paix».
Contrasto invece penosamente l'atteggiamento di aperta insubordinazione assunto dagli esponenti del movimento, che non si peritarono di pubblicare un preteso libro giallo, in risposta al Vaticano (cf. Les pièces d'un procès. L'A. F. et le Vatican, con prefazione di Charles Maurras e Léon Daudet, Parigi 1927, nonché l'esauriente commento che ne fece La Civiltà Cattolica, (1927, III, p. 329 sg.). L'A. F. rispose con l'orgoglioso «non possumus» e si lanciò in una campagna di anticlericalismo velenoso. Seguirono allora condanne più formali e più gravi sia da parte della S. Congregazione del S. Uffizio, concernenti il sistema dottrinale non solo del movimento ma anche del giornale stesso e delle leghe, sia da parte della S. Penitenzieria, circa l'interdetto ed il rifiuto dell'assoluzione o i ribelli. Interessante notare che i capi stessi della casa reale di Francia furono a loro volta costretti a sconfessare l'A. F. Più tardi vi fu una lodevole resipiscenza. Fin dal 1938, gli esponenti del movimento si erano rivolti al papa Pio XI per ottenere il ritiro della condanna. La supplica fu ripetuta, con leale ritrattazione e garanzie per l'avvenire, nel 1939, al papa Pio XII, che la accolse ed esaudí (cfr. gli AAS e le principali riviste cattoliche dell'anno 1939). .
La lettera del 19 giugno 1939 dell'A. F. al papa Pio XII diceva, fra l'altro: «Nous exprimons la plus sincère tristesse de ce qui a été de notre part irrespectueux, injurieux, et même injuste envers la Personne du Pape, envers le S. Siège et la Hiérarchie Ecclésiastique... Tous ceux d'entre nous, qui sont catholiques, réjettent complètement tout principe et toute théorie contraire aux enseignements de l'Eglise Catholique...».
Bisogna però tener presente che la misura di clemenza di Pio XII riguardo all'A. F. dopo ripetuti atti di resipiscenza, concerne soltanto il giornale omonimo, lasciando evidentemente sussistere la condanna delle opere del Maurras e del Daudet elencate nel libro dell'Indice.
Bibs.: I provvedimenti delle autorità ecclesiastiche e le relazioni degli esponenti dell'A. F., furono oggetto di commenti, molto istruttivi, da parte delle principali riviste cattoliche. V. tre gli altri: La questione dell' A. F. e le sue ripensazioni, in La Civiltà Catt., (1927, I), pp. 289-300; Ancora dell' A. F. . Us po' di storia, ibid., pp. 385-98; Il Libro Giallo e di una pretesa potenza. L' A. F. e le Vatican, in La Civiltà Catt., (1927, III), pp. 329-44; L'equivoco dell' intelligenza e nell' A. F. e il magistero della Chiesa, ibid., pp. 383-98; H. du Passage, La lettre de Pie XI au Cardinal Andrieu, in Etudes (1926, IV), pp. 3-13; id., Un mot sur un incident, ibid., pp. 621-24; id., Primauté du Exirituel (cf. Prim. du Spir. di J. Maritain, Parigi 1927), in Etudes (1927, III), pp. 542-53; Y. de la Brière, L'allocation consistoriale (segue il terzo pontif.), in Etudes (1927, I), p. 100 sg.; id., L'Autorité pontificale, ibid., pp. 129-43; id., (sulla cronaca del movimento religioso), in Etudes, (1927, II), pp. 100-107, e (1928, III), pp. 613-16; J. Lebreton, Le doctrine di M. Maurras et les Cutholiques d' A.F. s, in Etudes (1927, I), pp. 257-77; P. Doncouet, La règle de Fidélité, in Etudes (1927, IV), pp. 513-38; id., L'Eglise perdue et retrousse (seguito dall'art. proc.), in Etudes (1928, I), pp. 257-77; ed altri ancora. Esaurienti inoltre i commenti di P. Doncouet, V. Vernardot, E. La Beunie, D. Lallemont, F. X. Maquart, J. Maritain in Pourquoi Rome a parlé, Parigi 1927; cf. pure Clairvoyance de Rome, Parigi 1929 (degli stessi autori). Agatangelo da Langasco
ACTION POPULAIRE. - Impresa editoriale fondata a Reims (1903) dal gesuita Enrico Leroy allo scopo di pubblicare e diffondere opuscoli brevi e a buon mercato, destinati a far conoscere, con la collaborazione di competenti, il pensiero e l'attività dei cattolici, specie sul terreno sociale.
L'iniziativa ebbe rapido sviluppo; e la serie degli Opuscoli gialli, prima mensile, poi trimensile, contava dopo dieci anni migliaia di numeri (Studi generali, Opere sociali, Famiglia, Professione, Opere straniere). Si aggiunsero le Guides sociaux (1904), con repertori bibliografici, seguite nel 1911 da un annuario che assurse ad importanza internazionale: Année sociale internationale (uscito solo per 4 anni), poi gli opuscoli di azione religiosa. Le esigenze della lotta religiosa, sempre più violenta, facilitarono una larga produzione editoriale: foglietti popolari, tirati a milioni di copie, la Revue de l'A. P., l'Almanach, e la rivista Le Mouvement social (1909), trasformazione dell'Association catholique (v.).
Tanta attività, rafforzata da intensa propaganda del clero e dei professionisti, suscitò la reazione del governo massonico (ministero Caillaux-Malvy), che effettuò perquisizioni (1912) col pretesto che l'A. P. fosse diretta dai Gesuiti. Successero contrasti aspri da parte dei cattolici che si definivano «integristi». La guerra del 1914 distrusse la sede di Reims e interruppe l'attività dell'A. P. Ripresa nel 1919, essa si è esplicata con l'Istituto di studi e di azione sociale e con la rivista Dossiers de l'A. P., seguita nel 1929 dai Cahiers d'Action populaire et religieuse. Dopo la seconda guerra mondiale, che aveva necessariamente ristretta, ma non soppressa, l'attività dell'A. P., ai Dossiers furono sostituiti i Travaux de l'A. P., e ripresero i Cahiers, e la più ampia divulgazione di opuscoli di attualità.
Bibs.: G. Desbuquois, L'A. P. son esprit, son travail, Parigi 1907; G. Goyau, L'A. P., in Correspondant (25 giugno 1912). Egilberto Martire
ACTISTETI. - Così furono chiamati gli appartenenti ad una setta monofisita strettamente imprentata al giulianesimo o aftartodoortismo (v. APTARTObocetti). Gli a. d'Axtort(1721, o meglio, 'Axtort(721) non sono conosciuti che attraverso 4 o 5 righe che ha loro consacrato il sacerdote Timoteo di Costantinopoli nel suo opuscolo De receptione haereticorum : PG 138, 4. Gli ortodossi diedero loro tale nome, che è un vero e proprio soprannome, per il
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fatto che ritenevano la carne del Cristo non solo incorruttibile, ma anche increata ( dot{α} × τ ω τ o ς ). A questa conclusione essi erano giunti perché, preoccupati di non dividere il Cristo, non volevano tener conto delle due sue nature, dopo la loro unione, e ancor meno delle loro proprietà, e consideravano tutto in funzione della persona del Verbo, che è infatti increata. Gli s. non hanno lasciato treccia alcuna nella storia, e nessuno di essi è passato alla posterità (v. anche MONOFISITI).
Martino Jugie
ACTON, Carlo. - Cardinale, n. a Napoli il 6 marzo 1803, m. ivi il 23 giugno 1847. Figlio di Giovanni Acton, ministro di Ferdinando IV di Napoli, fu educato in Inghilterra ove si trasferì nel 1811 alla morte del padre, frequentandovi scuole e precettori protestanti, finché nel 1823 venne a Roma ed entrò nella Pontificia Accademia dei Nobili Ecclesiastici donde uscì prelato. Le sue rare capacità destarono l'attenzione di Leone XII il quale lo inviò a Parigi a far parte di quella nunziatura apostolica, allora retta dal futuro card. Segretario di Stato Lambruschini. Pio VIII richiamò l'A. in Italia nominandolo vicelegato di Bologna, ma poco tempo dopo egli lasciò tale incarico per recarsi in Inghilterra ad assistere alle nozze dell'unica sorella.
Cardinale dell'Ordine dei Preti riservato in pectore da Gregorio XVI nel Concistoro del 18 febbr. 1839, fu pubblicato in quello del 24 genn. 1842, e gli fu assegnato il titolo di S. Maria della Pace. Durante la visita dell'imperatore di Russia Nicola I al Papa, nel dic. 1845, il card. A. fu presente alle udienze concesse da Gregorio XVI, stendendone le relazioni che tuttora si conservano nell'Archivio Vaticano.
Biol.: N. P. Wiseman, Recollections of the last four Popes. Londra 1858, pp. 475-80; id., in Dictionary of National Biography. I, coll. 69-66. Sull'attività svolta dall'A. durante la visita dell'imperatore Nicola, cf. A. Boudou, Le Saint-Siège et la Russie, leurs relations diplomatiques au XIX' wècle, I. Parigi 1922, n. 425 sgg.
Silvio Furlani
ACTON, John. - Canonista inglese, dal 1329 canonico di Lincoln, m. nel 1350. Pupillo di Giovanni Stratford, che fu poi arcivescovo di Canterbury, fu ritenuto dal Maitland uno dei tre grandi canonisti inglesi che fiorirono al principio del sec. xiv.
E conosciuto come glossatore delle costituzioni dei cardinali legati Otto e Ottobono nel sec. xili in Inghilterra; la sua fama però gli proviene, più che da profondità di dottrina, dal suo spirito mordace contro l'ambiente in cui visse.
Biol.: F. W. Maitland, Roman Canon Law in the Church of England, Londra 1898; Thomas J. Shahan, s. v. in Cath. Enc., I. pp. 114-15.
ACTON, John Emerich Edward, lord Aldenham. - Uomo politico e storico inglese, n. a Napoli il 10 genn. 1834, m. a Tegernsee (Baviera) il 19 giugno 1902. Convertitosi al cattolicesimo per opera dell'arcivescovo di Westminster, Nicola Wiseman, studiò a Monaco di Baviera (dal 1850) alla scuola del Ranke e fu colà in rapporti col Döllinger. Tornato in patria, fu, ai Comuni, consigliere di Gladstone.
Collaborava intanto in senso cattolico alla English Historical Review e quindi alla rivista The Rambler, della quale egli prese la direzione succedendo al Newman, e che trasformò nella Home and Foreign Review (dal 1862). Entrato nel 1869 nella Camera alta col titolo di barone Aldenham, nello stesso anno si recò a Roma ove prese decisa parte, secondando il Döllinger, al movimento di opposizione al dogma dell'infallibilità pontificia; i suoi scritti a questo riguardo (specialmente The Vatican Council, in The North British Review, 1870) sono un'interessante documentazione per la storia del Concilio Vaticano; però furono messe all'Indice ( 20 sett. 1871) due altre sue opere sullo stesso argomento: Zur Geschichte des Vaticanischen Concils e Sendschreiben an einen deutschen Bischof d. Vati-
Cun-Concil, (1870). Nonostante il suo atteggiamento non si separò dalla Chiesa e, tornato in patria, si diede agli studi storici, iniziando, fra l'altro, la pubblicazione della Cambridge Modern History e della English Historical Review (1886). Dal 1895 fu professore di storia moderna a Cambridge. Dalle sue carte furono pubblicate postume: Lectures un the French Revolution (1906); Historical Essays and Studies (1907); inoltre le lettere (1917): particolarmente interessanti quelle al Newman.
Biol.: W. A. Shaw, Bibliography of Lord A.'s Literayy II'arks. Londra 1903; A. Gosquet, Lord A. and his Circle, Londra 1906; J. de la Servière, s. v. in DHLG, I, coll. 417-21. Mario Niccol
ACUÑA, Cristobal de. - Gesuita missionario ed esploratore. N. a Burgos verso il 1597, entrò nel 1612 al noviziato di Villagarcía. Passò nel 1620 alla vice-provincia del Cile, poi, nel 1634, a quella dell'Ecuador, dove fondò il collegio di Cuenca. Nel 1639 ebbe luogo la famosa esplorazione, alla quale rimane legato il suo nome : incaricato dal viceré d'accompagnare, col p. Articola, il capitano portoghese Pedro Teixeira, rimandato per il fiume delle Amazzoni, studiò metodicamente tutto il corso di esso (salvo il tratto superiore, che scambiò col Rio Napo). Da Pará continuò per la Spagna, per rendere conto alla Corte delle sue scoperte.
Pubblicò a Madrid nel 1641 la sua relazione Nuevo descubrimiento del Gran Rio de las Amazomss (ristampato il 1891 a Madrid nella Colección de libros que tratan de América raras o curiosas; tradotto in francese, nel 1656, 1682, 1716; in inglese nel 1661, 1698, 1859; in tedesco nel 1758 ecc.). Nicolas Sanson disegnò poco dopo una carta del fiume secondo i dati dell'A. (Parigi 1680). Questi, dopo essere stato procuratore della sua provincia a Madrid e a Roma, tornò in America (dopo il 1651), prima nel Nuovo Regno (Colombia), poi, dopo il 1659, nel Perù. Morì a Lima il 13 genn. 1670.
Biol.: Sommervogel, I, coll. 39-42; VIII, col. 1569; E. Riviere, Additions et corrections, pp. 5-6; E. de Uriarte-M. Lecina, Bubl. de escritores de la Comp. de Jesits. Ede España, I, Madrid 1904, pp. 32-34; Streit, Bibl., II, pp. 474-76; E. Torres Soldamando, Las antiguas Tesalías del Perú, Lima 1882, pp. 282-86; J. Chantre y Herrera, Historia de las Misiones de la Comp. de Jesús en el Moradun español, Madrid 1901, pp. 49-58. Edmondo Lamallo
ACUSTICA. - Come scienza si occupa di tutte le qualità del suono in sè o in relazione a certe località dove i suoni stessi si fanno sentire. Per quanto riguarda l'uso liturgico della a. bisogna distinguere lo studio del suono come elemento componente il canto e il suono di strumenti, quali l'organo e le campane. Precedentemente al canto gregoriano, gli Ellenici e i Greco-romani consideravano lo studio del suono come facente parte dell'ermonica, ossia della buona disposizione degli intervalli piccoli o grandi, diatonici o cromatici, sinfonici o diafonici, successivi o simultanei. Nell'uso liturgico, gli strumenti furono esclusi sia per ragione dell'a. che per l'uso profano ai quali erano destinati. Questa esclusione non riguarda però tutti gli strumenti, perché alcuni si usano per dare il tono, o preludiare il canto da eseguirsi.
Biol.: A. Tacchinardi, A. musicalo, Milano 1912; P. C. Buck, Acoustics for Musicians, Oxford 1918; B. Giraldi, Elementi di a. musicale, Roma 1929.
Gregorio M. Suñol
ACUZIO, santo, martire : v. GENNARO e CONSOCI, santi, martiri.
AÇVAGHOSA : v. ASVAGHOSA.
AÇVINI : v. AŠVIN.
ADAD : v. HADAD.
ADADREMNON (ebr. Hadadrimmón). - Voce che ricorre solo in Zach. 12, 11, dove il profeta, preannunziando la morte del Messia (vers. 10), paragona il lutto che vi sarà allora al «lutto di Hadad-Rimmón nella valle di Méghiddón ".
Secondo s. Girolamo (In Zach. 12, 11: PL 25, 1515), A. sarebbe la località Maximianopolis, oggi
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Rummanòh presso Meghiddo (v. Mageddo), dove il re Iosia mori combattendo: il che produsse un profondo lutto nazionale (II Par. 35, 24-25). Questa identificazione è sostenuta da A. Legendre (DB, I, coll. 167-70) e da molti altri. Ma osservando che A. come località non risulta da nessun'altra fonte e che Meghiddōn non è Meghiddo, Van Hoonacker, appoggiandosi sui Settanta, che hanno letto solo Rimmōn senza Adad, corregge il testo: "Simile al lutto del Rimmän nella valle di Migrän" (lo scambio tra r e d nel testo ebraico non è raro). Rimmōn (Volgata Remmon) è un masso che sorge presso Migrān (Volgata Magron) sulla via di Gabaa (I Sam. 14, 1; Iudc. 20, 45 - 47 ; 21, 13). Su quel masso si rifugiarono i 600 beniaminiti sfuggiti al massacro della tribù (Iudc. 2021); a questo lutto Zach. paragonerebbe il lutto per la morte del Messia (A. Van Hoonacker, Les 12 petits Prophètes, Parigi 1908, p. 683 sg.).
Sulle molteplici ipotesi testuali ed esegetiche circa il messianico "pianto di A. ", cf. G. F. Re, Dizionario di erudizione biblica, I, Torino 1891, pp. 319-24, che giustamente rigetta l'allusione al "lutto di Adone", sostenuta da molti critici dopo Hitzig, Reuss e Wellhausen.
Per l'esegesi di Zach. 12, 10-11, cf. A. Skrinjar, in Verbum Domini, 11 (1931), pp. 233-42. Gaetano M. Perrella
ADALARDO, santo. - Cugino di Carlomagno, n. nell'Artois, probabilmente a Huise presso Audenarde nel 753. Dopo aver fatto vita di corte, della quale lo disgustarono i vizi, si ritirò a far vita monastica (773) presso Amiens. Dopo due anni passò a Montecassino, ma le istanze di Carlo lo richiamarono in patria. Nominato abate di Corbie, resse il monastero con rettitudine e promosse la cultura. Svolse per Carlomagno missioni diplomatiche in Italia e a Roma, e prese parte agli affari ecclesiastici e politici dell'impero. A lui si deve la fondazione delle abbazie di Korvey e di Herford. Salito al trono Ludovico il Pio, cadde in disgrazia e fu relegato nel monastero di S. Filiberto (Nostomoutier) nell'isola Herio alle foci della Loira. Liberato nell'821, dopo aver compiuto una missione in Sassonia, si ritirò a Corbie (823), dove finì santamente la vita il 2 genn. 826 .
Bibl.: La sua vita fu scritta da Pascasio Radberto: PL 120, 1507-56; W. Smith e H. Wace, s. v. in Dictionary of Christian Biography, I, Londra 1877, pp. 33-34; A. Hauck, Kirchengeschichte Deutschlandt, II, 4^{°} ed., Libaia 1906, pp. 177 80; 503-508. Mario Scaduto
ADALBERONE, vescovo di LaON. - N. ca. la metà del sec. x, m. nel ro3o. Fu discepolo di Gerberto, il futuro Silvestro II. Per la sua scienza ed eloquenza, fu eletto vescovo nel 977. Ebbe contese allora con l'antico maestro, divenuto suo metropolita. Si occupò di politica e scrisse un poema satirico (PL 141, 767-822; edito nuovamente nella Biblioth. de la Fac. de Lettres de Paris, 13 [1901], pp. 129-84, a cura di G. A. Hückel).
Bibl.: A. Regnier, s. v. in DHG, I, coll. 437-38.
Giovanni Meseguer
ADALBERONE I, vescovo di Metz. - Fu eletto vescovo di Metz nel 929, promosse ed effettuò la restaurazione di molte abbazie tra cui quelle di Gorze (933), di Saint-Arnoul (942), di Sainte-Glossilde (944948), di Saint-Clément (ca. 946), ecc., onde fu chiamato "pater monachorum". Quando Lodovico IV occupò la Lorena (940), A. difese Metz contro Ottone I, ma quando questa regione tornò di nuovo sotto la Germania, servì fedelmente l'imperatore. Morì non si sa bene se il 23 febbr. o il 26 apr. 987.
Bibl.: Vita Johannis Gorziensis, in MGH, Script., IV, Hannover 1839, p. 348; W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, ⁷² ed., Berlino 1904, p. 415. Emma Santovito
ADALBERONE, II, vescovo di Metz. - Figlio di Federico, duca dell'Alta Lorena, e di Beatrice, nipote di Adalberone I. Fu eletto vescovo di Metz il 16 ott. 984 e consacrato il 28 dic. dello stesso anno. Costruì e restaurò molti monasteri; lasciò grande fama di santità e molti martirologi celebrano il suo nome con il titolo di beato. Morì il 14 dic. 1005.
BibL.: La sua vita e il suo epitaffio in MGH. Scriptores, IV, 638-72: J. Mabillon, Acta NS. ord. t. Ben., uacr. F1, I, Parigi 1701, pp. 20-30; W. Wattenbach, Deutschlands Geschichtsquellen im Mittelalter, ⁷² ed., Berlino 1904, p. 379. Emma Santovito
ADALBERONE, arcivescovo di Reims. - Della famiglia dei conti delle Ardenne, fu benedettino e abate di Gorze e poi canonico di Metz, finché, nel 969, grazie a Lotario re di Francia, divenne arcivescovo di Reims, in quel tempo la diocesi più importante della Francia.
A migliorare lo stato del suo clero, costruì e restaurò parecchi monasteri, difendentone i diritti anche con la forza. Mecenate delle arti, ebbe anche grande cura per la sua scuola capitolare della quale, nel 972, nominò capo il dottissimo Gerberto (poi papa Silvestro II). A causa della importanza e della situazione geografica della sua sede arcivescovile (tra due regni), occupò uno dei primi posti nella storia civile del suo tempo, nelle discende tra gli imperatori Ottone II e III e i re di Francia Lotario e Lodovico V. Nel 978, grazie alla sua influenza, fu riconosciuto dalla dieta di Noyon come re di Francia Ugo Co peto, duca di Parigi e capo di una nuova dinastia. A. mori il 23 genn. 989 .
Bibl.: Lettere (41) e crocistoric della sua attività in PL 137, 203-30; J. Havet, Les lettres de Gerbert, Parigi 1889; F. Lot. Les derniers Carolingiens: Lothaire, Louis V., Charles de Lorraine (254-257), Parigi 1891; M. Seper, La France chrétienne dans l'histoire, Parigi 1896, pp. 119-32; F. Lot, Etudes sur le règne de Hugues Capet et la fin du Xc sivile, Parigi 1903; W. Lonin, The History of the Church in France (550-1000), Londra 1926; M. Seper, s. v. in DHG, I, coll. 433-36; F. Cognasso, s. v. in Eur. Ital., I, pp. 460-61. Cesario van Hulst
ADALBERONE (Adalberto), vescovo di WürzburG. - N. ca. il roro, m. a Lambach il 6 ott. rogo. Studiò a Parigi, e il 30 giugno 1045 successo allo zio sul seggio episcopale di Würzburg che partecipava per l'imperatore; vi poté tornare soltanto dopo la battaglia di Pleichfeld, in cui gli imperiali furono sconfitti. Ma ben presto Enrico IV si impossessò di Würzburg e A. dovette rifugiarsi nell'abbazia di Lambach dove trascorse il resto della sua vita.
BibL.: I. Mabillon, Observ. praeciae, in Acta SS. ord. t. Ben., II, Parigi 1701, pp. 661-63; Vita Adalberonis epise, Wïrzburgenits sive Herbipolveris, in MGH, Script., XII, Hannover 1856, p. 127. Emma Santovito
ADALBERTO (Aldeberto). - Vescovo eretico franco, vissuto nel sec. viII. Nonostante si fosse fatto ordinare da vescovi ignoranti, si vantava di fare a meno della gerarchia come dei sacramenti e di poter garantire la salvezza dei suoi fedeli per mezzo delle reliquie che un angelo gli aveva portato dai confini della terra, ma soprattutto mercé una lettera di Gesù Cristo caduta dal cielo a Gerusalemme. La sua attività era particolarmente rivolta alla campagna dove, dappertutto, faceva innalzare delle croci attorno alle quali riuniva la povera gente che galvanizzava principalmente con la preghiera da lui composta per introdurre il culto degli angeli, ai quali aveva dato nuovi nomi. La sua dottrina venne condannata nel Concilio di Neustria, tenuto a Soissons il 2 marzo 744. S. Bonifacio pronunciò contro di lui la deposizione che venne confermata nel Concilio generale franco della primavera del 745 , dove si ripeté anche la condanna della dottrina. Il Concilio di Roma del 25 ott. dello stesso anno e il nuovo Concilio generale franco del 747 tornarono a condannare A. che i fanatici suoi seguaci consideravano come martire (v. nella corrispondenza di s. Bonifacio, Epist. 57, 59, 60, 77). Nel Concilio di Roma del
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745, insieme alla lettera attribuita da A. a Gesù Cristo e alla preghiera eretica dell'impostore, è ricordata anche un'autobiografia apologetica di lui. Nulla è però rimasto di questi tre scritti attraverso i quali fu particolarmente valutata e condannata la dottrina e l'attività di A.
Bibl.: A. Werminghoff, Concilia uesi Karolini, in MGH, Concilia, I, 1, Hannover 1906, pp. 33-36; 37-44; 42-50; PP. Maurini, Histoire littéraire de la France, IV, 2^{°} ed., Parigi 1866, pp. 82-84.
Benedetto Peeci
ADALBERTO, arcivescovo di Brema-Amburgo. N. al principio del sec. xi a Goslar, m.il 16 marzo 1072. Studio ad Halberstadt; divenne nel 1032 canonico di Brema e poi preposito di Halberstadt fino al 1045, quando fu consacrato arcivescovo di Brema-Amburgo. Di carattere molto energico, non pensò che alla gloria della sua arcidiocesi. Prese parte al Sinodo di Sutri senza però accettare la tiara papale che gli fu offerta, si guadagnò l'amicizia dell'imperatore Enrico III e quella dei papi Leone IX e Vittore II; lavorò per fare della sua sede un centro d'irradiazione spirituale ed elevarla a patriarcato. Mandò missionari in Scandinavia, in Groenlandia, in Islanda, nelle Isole Orkney, tra i Vendi e gli Slavi della Germania settentrionale. In Danimarca e nei paesi scandinavi fece sentire il suo influsso di vicario e legato pontificio, fondando anche qui delle diocesi. Lo spirito di indipendenza dei paesi nordici però contrastava con la creazione di una chiesa tedesca, dando luogo a gravi difficoltà. Se i suoi meriti sono incontestabili per il lavoro missionario compiuto in detti paesi, non si può lo stesso affermare dell'influsso da lui esercitato sul giovane imperatore Enrico IV, la cui educazione trascurò per ottenerne il favore. Ma nel ro66 fu da questi allontanato con la perdita di tutti i possedimenti che soltanto parzialmente gli vennero restituiti nel ro69, quando ricuperò il favore imperiale. A. fu sepolto nel duomo di Brema da lui costruito.
Bibl.: Il maggiore biografo di A. è Adamo di Brema, che gli dedica l'intera l. III dei Gesta Nammoburgensis Ecclesiae Pontificum, editi in MGH, Script., VII, Hannover 1847, pp. 335-67. Da consultare anche: Lamberto di Hersfeld, Annales, in MGH, Script., V, Hannover 1844, passim; e Bruno, De bello Saxonico, ibid., passim. - Per la letteratura si consultino soprattutto: G. Meyer von Kwanau, Jahrbücher des deutschen Reiches unter Heinrich IV. und Heinrich V., II, Lipsia 1894, pp. 121 147; W. Schöneke, Personal- und Amtsdaten der Erabischöfe von Hamburg-Bremen vom Jahre 631 bis 1311, Greifswald 1915; J. Beinlich, Die Persönlichkeit Erebischaf Adalberti von Bremen in der Darstellung seines Biographen Adam auf Grund der Zeitanschauungen, Brederis 1918; A. Pliche, L'Europe occidentale de 888 à 1123 , Parigi 1930, p. 352 e sgg.
Cesario van Hulst
ADALBERTO, abate di Heidenheim. - Visse ca. il 1150. Gli venne attribuita l'opera: Vita s. Winnibaldi et vita s. Willibaldl, pubblicata dal Gretser in appendice alla monografia sul vescovo Filippo di Eichstätt: De eiusdem Ecclesiae divis tutelaribus, IV, Ingolstadt 1617, p. 318.
Bibl.: J. A. Fabricius, Bibliotheca latina mediae et infimae aetatis, I, Firenze 1858, p. 12; Hurter, II, p. 141.
Emma Santovito
ADALBERTO, arcivescovo di Magdeburgo. Benedettino, oriundo lorenese. Inviato nel 961 da Guglielmo, arcivescovo di Magonza e figlio di Ottone I, come vescovo missionario al popolo russo, tornò l'anno dopo, non essendo riuscito nell'opera a lui commessa. Nel 966 fu eletto abate di Weissenburg in Alsazia, e nel 988 primo arcivescovo di Magdeburgo, quando questa sede fu costituita da Ottone centro della missione orientale tedesca presso gli Slavi d'oltre Elba. Uomo dotto, pastore esemplare, lavorò molto per la conversione dei Vendi. Morì il 20 giugno 981 durante una visita pastorale a Zscherben presso Merseburg, e venne sepolto nella cattedrale di Magde-
burgo. Non ebbe culto pubblico, e manca nel Martyr. Romanum, ma da molti autori è annoverato tra i santi.
A. è l'autore della continuazione della Cronaca di Reginone di Prüm, per gli anni 907-67 (MGH, Script., I, pp. 613-29).
Bibl.: La vita antica anonima si veda in J. Mabillon, Acta SS. ord. s. Ben., V, pp. 573-84. Importante per le fonti e per la letteratura: J. Clauss, Die Heiligen des Elvers, Düsseldorf 1935, p. 182.
Giuseppe Low
ADALBERTO, arcivescovo di Magonza. - Figlio del conte Sigehard di Saarbrücken, fu cancelliere di Enrico V re di Germania. Fu eletto arcivescovo nel 1109 e nello stesso anno accompagnò l'ambasceria inviata dal re a Roma, presso Pasquale II. Il 15 ag. IIII ottenne il vescovato di Magonza, ma cadde poi improvvisamente in disgrazia del re e nel dic. 1112 fu arrestato a Langendorf e gettato in prigione, donde fu liberato soltanto nel 1115 .
Il 26 dic. di quell'anno ricevette a Colonia la consacrazione episcopale dal vescovo Ottone di Bamberga. Morì il 25 giugno 1137 e fu seppellito nella cattedrale di Magonza.
Bibl.: PL 166, 1318; 172, 1135; F. Kolpe, Erabischaf Adalbert I von Mainz und Heinrich V., Heidelberg 1872, p. 149; Böhmer-Will, Regesta archiepiscoporum Magnationarium, I, Innsbruck 1887, pp. 249-306; G. Meyer v. Knonau, Jahrbücher des deutschen Reiches unter Heinrich IV u. Heinrich V., voll. V-VII, Lipsia 1904-19.
Emma Santovito
ADALBERTO, vescovo di Pomerania. - Fu il primo in questa sede, consacrato a Roma da papa Innocenzo II e confermato nell'elezione il 14 ott. 1140. Costruì a Stolp una chiesa per i Benedettini di Bergen (3 maggio 1153). Morì l'8 apr. del 1162.
Bibl.: PL 179, 518; Jaffé-Wattenbach, 8102.
Emma Santovito
ADALBERTO di Praca, santo, martire. - Di nazionalità ceca, era chiamato Voitéch; presso i popoli slavi è conosciuto e venerato sotto questo nome. Educato a Magdeburgo, gli fu imposto nella cresima dall'arcivescovo Adalberto il proprio nome, sotto il quale è entrato nella storia e nel culto. Fu eletto nel 982 vescovo di Praga, ma qualche tempo dopo si ritirò a Roma, sull'Aventino, nel monastero di S. Alessio (988). Rimanato nel 989 alla sua sede, vi fondò, secondo l'antica tradizione, il monastero di Břevnov, presso Praga. Nel 994-95 fece un viaggio missionario per l'Ungheria, stabilendosi poi nuovamente a Roma (996). Quivi entrò nelle grazie dell'imperatore Ottone III, con cui fece ritorno in patria. Vi trovò tutti i parenti assassinati ; col cuore straziato, si recò da Boleslao Chrobry, duca di Polonia, per dedicarsi alla conversione dei Prussiani. Ma il 23 apr. 997, mentre predicava, fu ucciso presso Tenkitten da un'orda di pagani. Venne sepolto a Gniezno.
Ebbe subito culto di martire. Ottone III, allora a Roma, costrui in suo onore una chiesa sull'isola Tiberina (oggi S. Bartolomeo) e nel rooo andò in pellegrinaggio a Gniezno dove eresse un arcivescovato. Nel 1039 i Cechi asportarono la salma, deponendola nella cattedrale di Praga, ove le r