elle catacombe risultano eseguiti con impasto di colore denso, rapidi accostamenti di tinte e senza
contorni, secondo una maniera che gli antichi chiamavano compendiaria, molto simile al nostro impressionismo. Successivamente i contorni si accentuano, determinando zone che vengono riempite con colore piatto. Finché prevalse l'influsso bizantino, e cioè fino al sec. xili, si usò dare sull'intonaco la tinta più scura e rilevare in chiaro o in bianco le mezzeitinte e le luci quando lo strato era ancora umido. Le lumeggiature a secco sono molto rare; comunque le ultime velature sono assai stabili poiché date con colore molto denso. Attraverso il Cennini conosciamo la tecnica dei frescanti del Trecento, i quali usavano preparare in verdeterra e ricercare prima la modellazione tratteggiando le ombre e i chiari e rifinire poi con l'incarnato e con le profilature nere. Questa maniera che permette di raggiungere la luminosa trasparenza di tante opere trecentesche o le sottili sfumature cromatiche del gotico internazionale fu assai semplificata dai maestri maggiori. Giotto usò direttamente densi impasti di colore e Simone Martin larghe stesure appena variate. Pure immediata e rapida fu la tecnica usata da Masaccio, mentre P. Uccello torno alla tradizionale preparazione in terretta verde ed il Baldovinetti finiva in gran parte a tempera. La Cena di Leonardo più che un vero a. è in realtà una pittura eseguita con colori a tempera su stucce cerose; di qui le sue inguaribili malattie. Di sorprendente vigoria la tecnica di Michelangelo che usa direttamente impasti molto complessi e vela poi irregolarmente. Mirabile quella di Raffaello, che raccorda la corposità del colore con tinte liquidissime alle quali è affidata la trasparenza dei toni. Il Correggio invece abbozza a corpo e poi accosta velature diverse in modo da ottenere vibrazioni atmosferiche. Il Veronese rifinisce con pennellate brillanti e trae luminosità dall'accostamento coi neri. Nel Seicento l'uso già prima invalso di rifinire a tempera, biasimato dal Vasari, si diffonde nell'intento di trovare, attraverso una corposità densa ed impenetrabile, e per conseguenza opaca, del colore, effetti simili al luminismo della pittura ad olio; valgono gli esempi nepoletani di Battistello o quelli romani del Cortona, del Pozzo o

Affresco - Giulio II: Particolare dell'a. del Miracolo di Bolsena (1512) nelle Stanze di Raffaello - Vaticano.
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Affresco - S. Lorenzo che elargisce i tesori della Chiesa. Pasticolare dell'a. distrutto di C. Fracassini nella basilica di S. Lorenzo (sec. xix) - Roma.
del Baciccio. La gessosa chiarità settecentesca non potè far a meno dello stesso completamento, poiché esso arricchiva l'elementare semplicità della tavolozza. Nel Tiepolo contrastano singolarmente gli abbozzi opachi e le velature limpidosime e luminose come quelle del Veronese. Nel l'Ottocento è stata piuttosto scarsa la fortuna dell'a. nella decorazione chiesastica, mentre invece una notevole ripresa esso ha avuto negli ultimi decenni, anche in rapporto alle mutate forme architettoniche; oltre l'a. vero e proprio, con o senza ritocchi a tempera, si usa spesso sciogliere i colori con caseina, ottenendo una pittura ancor più stabile con vaste possibilità di effetti.
Per le malattie degli a. antichi, i metodi di restauro ed i trasporti su tela o rete metallica, v. restauro. - Vedi Tav. XXVI.
Bibl.: T'cofilo, Diversarum artium schedula, in Eitelbergers Quellenschriften, VII, Vienna 1878; C. Cennini, Il libro dell'arte, ed. Milanesi, Firenze 1899; G. Vasari, Introduzione alla arti del disegno, in G. Baldwin Brown, Vasari on technique ecc., Londra 1907; G. B. Armenini, Di vari precetti della pittura, Ravenna 1587; A. Pexso, Introduzione per dipingere a fresco, in Prospettiva de' pittori ed architetti, I, Roma 1693; L. Ward, Fresco painting, Londra 1900; Baudouin, La fresque: sa technique, ses applications, Parigi 1914; H. Hildebrandt, Wandmalerei, Berlin 1920; P. Zanrani Montuoro-N. Tarchiani-M. Bazzi, s. v. in Esc. Ital. I, pp. 688-703; A. Eibner, Entwicklung der Wandmalerei, Monaco 1926.
Guglielmo Matthiae
AffringUES, Bruno d'. - Certosino, n. a Saint-Omer nel 1546 e m. nella Grande-Chartreuse di Grenoble nel 1632. Di nobili natali, uni ad un eletto ingegno una grande pietà e purezza di vita. Studiò a Parigi, viaggiò in Italia, si fermò a Torino e Padova, visitò Venezia e Roma, e, tornato in Francia, venne eletto vicario generale della diocesi di Carpentras. In fine, quantunque il favore del vescovo e del Papa gli facesse risplendere davanti agli occhi una rapida carriera, si ricoverò tra i Certosini della grande Certosa e vi prese l'abito nel 1591 a quarantesimo anni. Distintosi come priore della certosa di Villeneuve-lez-Avignon, venne eletto generale del-
l'Ordine nel 1600. Mirabile fu il risveglio dei Certosini sotto il suo governo: la Grande Certosa fu riedificata, il noviziato rifiorì per numero e qualità di soggetti, restaurata la liturgia, favoriti gli studi, curata la stampa, ecc. Gli resero onore i re di Francia, lo favorì l'arciduca d'Austria, ne ebbero grande stima i sapienti del tempo. S. Roberto Bellarmino lo disse degno di essere papa e s. Francesco di Sales ne lodò la semplicità di colomba e l'umiltà di santo. Alla sua morte l'Ordine contava 10 nuove certose e 3000 religiosi. Non lasciò opere a stampa e di lui, strano a dirsi, è poverissima la bibliografia.
Bibl.: Anon., s. v. in DRG, I, coll. 698-700 e la relativa bibliogr.; J. de Pas, Charles d'Haflr. en religion dom Bruno... 17^{°} général de l'ordre des Chartreux, Saint-Omer 1906. Luigi Berra
AFFRONTATA. - Episodio che caratterizza molte processioni della settimana santa, specie nei paesi dell'Italia centro-meridionale. Mentre da una chiesa, con una parte della processione, esce la statua del Cristo morto, sorretta a braccia dai fedeli, altra statua, raffigurante l'Addolorata, muove a sua volta da altra chiesa e vien condotta per le vie del paese a simulare la ricerca che la Santa Madre fa del Figlio. A un certo punto le due statue si incontrano, tra le più intense manifestazioni di fervore religioso da parte di tutto il popolo: tale incontro viene detto appunto, in vari luoghi, l'affrontata, o confronto, o anche giunta. Episodi analoghi si riscontrano pure in processioni svolgentesi in altre festività. In taluni luoghi, al momento dell'incontro, si dà volo a colombe, a passere, a rondini.
Bibl.: F. Montalto, La Settimana Santa e la processione detta " l'affrontata" in Laureana di Borrello (Reggio Calabria), in Archivio per la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari italiane, 15 (1941), pp. 11-17. Paolo Toschi
AFGANISTAN. - I. Geografia. - Ampio più del doppio dell'Italia ( 650 - 700 mila kmq.), l'A. occupa la parte NE. dell'altopiano iranico.
Paese per due terzi montuoso, con vaste superfici desertiche o steppose, e clima continentale secco, vi predomina la pastorizia nomade e transumante (ovini). Ristrette le aree coltivabili (cereali, cotone, barbabietola); cospicue le possibilità minerarie (carbone, metalli, zolfo), ma solo il petrolio viene sfruttato. Lo sviluppo economico, cui si oppone l'antagonismo anglo-russo (l'A. è uno stato-cuscinetto), è ritardato dalla scarsezza e arcaicità delle comunicazioni (commercio carovaniero, mancanza di ferrovie); insignificante è perciò il volume degli scambi (frutta, lanerie esportate, contro cotonami e thè).
La popolazione ( 7-12 milioni di ab.) è in prevalenza di stirpe iranica, musulmana-sunnita e nomade. Lo Stato è retto da un Emiro, nominato per diritto ereditario. Scarso successo hanno avuto i tentativi di rinnovamento secondo modelli occidentali.
Capitale è Cabul ( 150 mila ab.), presso il confine indiano.
Bibl.: R. Furon, L'Afghanistan, Perigi 1926; E. Trinkler, Afghanistan, Gotha 1928; Sindar Iqbal Ali Shah, A. of the Afghans, Londra 1928; R. Dollor, L'Afghanistan, Parigi 1937; P. Sykes, A History of A., Londra 1940. Giuseppe Caraci
2. Il cattolicesimo nell'A. - Le prime notizie di gruppi di cristiani in A. si trovano nel Libro delle leggi delle nazioni di Bardesane (ed. Fr. Nau, in Patrologia syriaca, I, 2, p. 606 sgg.), il quale visse tra il 154 e il 222. Dal sec. v in poi i cristiani dell'A. seguirono le sorti della Chiesa nestoriana. Essi resistettero, anche dopo la conquista musulmana nel sec. vir (soltanto nell'87r avvenne la presa di Cabul), in minoranze rispettabili almeno fino al sec. Ix, e poi, fino alla seconda metà del xix, in tribù accanitamente indipendenti nel Kafiristàn (cioè "terra di infedeli»). Quando poi la sanguinosa dominazione mongolica di Gengis Khan (dal 1221 in A.) permise la ri-
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presa dei contatti tra il cattolicesimo e l'Asia centroorientale, l'A. ne rimase fuori: per Marco Polo, verso la fine di quel secolo, semplicemente "vi si adora Malcometto». Nel ' 500 e '600 quattro gesuiti vi passano, chiamati da Goa alla sua corte da Akbar: il padre A. Montserrat ( 158 I ), il fratel Bento Goes (1603), il padre G. De Castro, torinese, che segue l'imperatore Giahanghir a Cabul, incaricato dell'assistenza dei cristiani che sono con le truppe imperiali (1625-26); e il padre E. Roth, il quale scrive di aver trovato a Cabul un gruppo di cristiani e, per il fatto che li ritiene discendenti di s. Tommaso, sostiene che non gli sono apparsi gente colà presente per caso o di passaggio, ma ivi residenti ab immemorabili.
Cristiani, Portoghesi ed Indiani, nel sec. xviri si trovano al seguito dei viceré di Cabul e tra i soldati ivi in servizio, per i quali pare che ogni tanto qualche gesuita si spingesse fino a Cabul. Certo, dei cristiani furono condotti da Lahore a Cabul e a Kandahar nel 1752 dal fondatore del regno afghano moderno, Ahmad Shāh Durreni, per servizio d'artiglieria, e qualche gesuita li visitava due volte l'anno. Degli Armeni cattolici, venuti dalla Persia, si stabilirono a Cabul al tempo delle invasioni di Nādir Shāh in A. e in India, tra il 1736 e 1747; non furono molti, ma rispettati ed influenti specialmente quando donne armene entrarono nella famiglia regnante. Abitavano un quartiere proprio nello stesso Bala Hissar, la col-lina-cittadella di Cabul e sede del palazzo reale, ed un loro reparto cintato nell'antichissimo cimitero della città, e vi si radunavano ogni domenica. Ai tempi della missione di M. Elphinstone (1809) vi era anche un prete greco.
Espulsi gli Armeni da Abdurrahman, perché imparentati col ribelle Ishak Khan (1888), a Cabul non vi fu più comunità cristiana: l'assunzione, però, già con lo stesso re, di Inglesi per il servizio sanitario o tecnico e - dopo che Abdurrahman (1919) ebbe ri" gettata la tutela inglese - di persone di diverse nazionalità, a cui si aggiunse il personale delle legazioni e ambasciate, fecero pensare a Pio XI, nell'anno della visita di Amanullah (1928), di stabilire in Cabul, sotto la forma ufficiale di cappellano della legazione d'Italia, che già ne aveva l'autorizzazione nel suo trattato, un sacerdote incaricato dell'assistenza religiosa dei cattolici residenti in A. La cosa si effettuò nel 1932 con l'invio di un padre barnabita e l'erezione di una cappella nella legazione italiana, dove convengono i ca. 400 cattolici viventi nella capitale afgana.
BibL.: E. Caspani, Il Cristianesimo in Afganistan, in I Barnabiti, 17 (1936), pp. 154-57; G. Messina, Cristianesimo, Buddhisma, Manicheismo nell'Asia Antica, Roma 1947, p. 36 segg. Virginio M. Colciago
## AFIARTA: v. paOlo afiarta.
AFIQOMEN (ebr. rabbinico 'afIqImân «cibo dopo il pasto»; forse da 'afaq in forma hifil: «corroborante»). - Azimo (v.) speciale, e relativo rito, nell'attuale cena pasquale degli Ebrei.
Tre azimi confezionati a parte (detti shimûrîm), di pasta più compatta e più bianca, punzecchiati come a colpi di spillo, sono posti prima della cena in mezzo alla mensa, eretti nel cesto in cui è tra le erbe la coscia cruda d'agnello (che non si mangia); ogni shimûr ("custodia") ha un nome: Kohen, Levi, Israel. Alla quarta sezione del Seder (v.) il capo famiglia scopre il cesto, prende in silenzio lo shimûr di mezzo (Levi) e lo divide (è il rito iahaz, "fractio") in due pezzi, di cui nasconde il maggiore, che è l'a., sotto la tovaglia. Si legge poi la Hagadà, indi si mangiano le erbe e alcuni pezzi di shimûr (il primo, Kohen, e parte della metà di Levi) con haroseth (v.). Dopo cena, sparacchiata la mensa, prima del hallel (v.) o inno finale, il capo
famiglia prende l'a., l'alza senza dire la benedizione, lo spezza e ne dà un frammento (dicendo: "in memoria dell'agnello pasquale ") a ciascun commensale, che lo consuma in silenzio e non può mangiare altro fino all'indomani.
L'ebreo R. Eisler fa derivare a. dal greco dot{α} ρ ε α dot{α} μ ε v o s "colui che è venuto ", ma poi, contraddicendosi, interpreta al futuro: "il pane che verrà" (cioè "del mondo che verrà"), attribuendo al rito un senso messianico-escatologico. Secondo Eisler, Gesù pronunziò "Questo è il mio corpo "sull'a., intendendo significare: "Il Messia già venuto ma non riconosciuto, sono io ( dot{α} dot{α} ρ α dot{α} μ ε v o s 27.62 2/ μ α ) ".
L'analogia esterna tra il rito compiuto da Gesù e il rito dell'a. è innegabile. Ma R. Eisler inverte i rapporti. Il rito ebraico sembra posteriore al 70 d.C. Il Talmûd stesso non ne parla, limitandosi a mentovare un solo azimo (massäh) per la fine della cena pasquale. Dell'a. e del iahaz si parla solo nel tardivo rituale Haggadah šel pésah. Inoltre, Gesù vi aggiunse, "dopo la cena" (Le. 22, 20; I Cor. 11, 25), la consacrazione della coppa.
Il rito dell'a. rappresenta dunque "la misteriosa presenza del Messia nascosto nel mondo", come attesta Eisler, ma sembra essere stato introdotto dai rabbini (Tannaiti?) come partecipazione (comunione) a tale presenza. L'a. è un "corroborante" nascosto in una "custodia". L'ebreo convertito Rocca d'Adria (Algonauti) sostiene che si tratta di un tentativo, uso magio, di impossessarsi della Redenzione di Gesù, "prendendo cioè il sangue di una creatura redenta dal sangue di Gesù Cristo e cibandosi di quel sangue: il sangue che si nasconde nell'a. è sangue umano, sangue cristiano".
BibL.: Rocca d'Adria, Nelle tribù di Giuda, Genova 1895, pp. 208-10, 239 sg., 268-72; R. Eisler, Das letzte Abendmahl, in Zeitschr. J. d. neutestam. Wissenschaft, 25 (1925), pp. 161-92; H. Liezzmann, Jüdische Passahsitten und der äquanierng, ibid., 26 (1926), pp. 1-3; A. Marmorstein, Das letzte Abendmahl v. der Sederabend, ibid., pp. 249-53; F. Coppens, Les voidizant analogies juives de l'Eucharistie, in Rphem. Theologiese Lovanienses, 8 (1931), pp. 238-48; W. Goossens, Les origines de l'Eucharistie, Sacrement et Sacrifice, Gembloux-Pariel 1931, pp. 9-15.
Antonino Romeo
AFORISMA. - Più correttamente aforismo, gr. dot{α} ρ ρ ρ ι α μ dot{ς}, "definizione", "massima». In medicina sotto il nome di Aforismi s'intende per eccellenza l'omonima operetta di Ippocrate di Coo, massimo medico greco del v sec. a. C. Essa comprende 406 a. distribuiti in 7 sezioni, e nei quali in forma breve e quasi sempre mirabile per la sua precisione vengono riassunti i principi dell'etiologia, della semeiotica, della prognostica e della dietetica modica. Famoso fra tutti il primo a. che apre la raccolta: "La vita è breve, l'arte lunga, l'occasione momentanea, l'esperimento aleatorio, il giudizio difficile ». Questa opera, la cui autenticità è quasi universalmente ammessa dalla filologia moderna, ha costituito per circa duemila anni il testo più importante delle scuole mediche d'Europa. Oggetto fin dal Iv sec. a. C. di numerosissimi commenti, tra i quali il più importante è quello di Galeno, gli A. furono tradotti in ebraico, sitiaco, arabo, latino, e più volte messi in versi. Nel medioevo e nel rinascimento la parola a. fu senz'altro sinonimo di arte medica. La scienza moderna, malgrado l'enorme distanza che la separa dall'antica, considera gli A. di Ippocrate come il capolavoro del genio medico greco; e ritiene ancor validi non pochi principi e dati che in quell'opera si trovano per la prima volta raccolti.
Nell'età moderna diverse opere presero il titolo di a.: gli A. del Montecuccoli sull'arte della guerra(1670), quelli filosofico-etici del Lichtenberg (1742-99), gli A. sulla saggezza della vita dello Schopenhauer (v.).
BibL.: Gossen, Hippokrates, in Pauly-Wissowa, Realencycl., VIII, col. 1801 sgg.; A. Pazzini, Storia della Medicina, I, Milano 1947, p. 98 sgg. Trad. recente degli A. con passi del Commento di Galeno, a cura di M. Cardini, Firenze 1901. Adalberto Pazzini
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A FORTIORI (sottinteso ratione). - A maggior ragione. Una delle forme dell'argomento di analogia. Ha luogo quando da una affermazione x certa si conclude ad un'affermazione y, perché la ragione che vale per x, vale o sembra valere ancor maggiormente per y. Ad es.: Tizio è molto generoso in opere di beneficenza, dunque, a f., sarà onesto nei suoi contratti. L'argomento a f., pur potendo dare una conclusione certa, resta nella sua struttura logica problematico, come basato essenzialmente su un rapporto di somiglianza, che, sola, non è sufficiente garanzia di certezza.
BibL.: U. Viglino, Logica et generalis introductio in philosophiam. Roma 1941, pp. 302-303.
Ugo Viglino
AFRA, santa, martire. - Vittima della persecuzione dioclezianea in Augusta (Augsburg). La vita (Conversio s. Afrae) è favolosa; ma la Passio del sec. v è di migliore nota. Da questa Passio si possono ricavare alcuni dati sicuri relativi alla martire : era di professione cortigiana; convertita al cristianesimo ma non ancora battezzata, fu condannata al rogo. Il culto antico della martire è accertato da Venanzio Fortunato nella sua Vita s. Martini, IV, vv. 640-43, e dal Martir. geronimiano ( 7 ag. con anticipazione al 5 e al 6 dello stesso mese). Il Martir. romano la registra al 5 ag. Ad Augusta, sul luogo del sepolcro, si ha l'antichissima chiesa dei SS. Ulrico e Afra.
BibL: Passio et Conversio, ed. Krusch, in MGH, Script. Rer. Meron., III, pp. 55-64; BIII, 107-109; Martyr. Hieronymianum, p. 423; Martyr. Romanum, p. 324; O. Riedner, Der geschichtliche Wert der Afralegende, Kempten 1913.
Giuseppe Lów
AFRAATE (siriaco Aphrahat). - E il più antico grande scrittore siriaco di cui possediamo le opere.
Fino al 1855 i suoi scritti, noti soltanto in traduzione armena, erano falsamente attribuiti a Giacobbe (Giacomo) di Nisibi, e sotto tale attribuzione furono editi da N. Antonelli, S. Patris nostri Jacobi, episcopi Nisibeni, Sermones, Roma 1756; ma nel 1855 il Cureton scoprì nei manoscritti del British Museum l'originale siriaco, che il attribuisce al «Sapiente Persiano» chiamato A. o Giacobbe; probabilmente il nome Giacobbe fu preso da A. quando fu battezzato ovvero detto vescovo, e l'omanimia fu la causa per cui i suoi scritti furono attribuiti a Giacobbe di Nisibi, maestro del celebre Efrem (v.), sia dalla traduzione armena, sia da Gennadio di Marsiglia (De scriptos sectes., I).
Certamente A. fu monaco e poi vescovo, come risulta da molti passi dei suoi scritti. Una tardiva notizia assegna come sua residenza episcopale il celebre monastero di Mar Matteo presso Massu1, che divenne più tardi un importante centro dei monofisiti; questa notizia incontra talune difficoltà, sebbene abbia in suo favore l'appellativo di «Persiano» dato ad A., il che dimostra ch'egli risiedeva su territorio dell'impero persiano e non dell'impero romano. Altre notizie sicure sulla persona di A. non si hanno : è possibile, tuttavia, ch'egli sia morto martire nella persecuzione di Sapore II, poco dopo il 345 .
Gli scritti di A., intitolati in siriaco Dimostrazioni, sono in realtà piccoli trattati sui seguenti argomenti : I. Della fede; II. Della carità; III. Del digiuno; IV. Della preghiera; V. Delle guerre; VI. Dei monaci; VII. Dei penitenti; VIII. Della resurrezione dei morti; IX. Dell'unilità; X. Dei pastori. Queste prime dieci Dimostrazioni furono terminate di scrivere nell'anno 337, dietro invito di un amico di cui è stata conservata la lettera; tuttavia A. nel 344 terminò di scrivere altre 12 Dimostrazioni, chiudendo così la loro serie alfabetica, giacché ogni Dimostrazione comincia per ordine con una lettera dell'alfabeto siriaco (che ha 22 lettere). Queste del secondo gruppo sono: XI. Della circoncisione; XII. Della Pasqua; XIII. Del sabbato; XIV. Della esortazione; XV. Della distinzione dei cibi; XVI. Dei popoli (pagani) che furono in luogo del popolo (ebraico); XVII. Del Cristo, ch'è Figlio di Dio; XVIII. Contro i Giudei e circa
la verginità e santità; XIX. Contro i Giudei, perché dicono che dovranno radunarsi; XX. Del sostentamento dei poveri; XXI. Della persecuzione; XXII. Della morte e dei tempi estremi.
L'anno seguente, 345, A. scrisse ancora una Dimostrazione intitolata Dell'acino (con allusione a Is. 65, 8), con cui sembra cominciare una nuova serie alfabetica di scritti, ma che ne rimase unica rappresentante.
L'importanza di A. è somma per la lingua siriaca, grande per la storia del monachismo e della spiritualità cristiana nelle regioni mesopotamiche, minore per la teologia. Come scrittore siriaco, ha lingua pura e una sintassi che è genuino esempio di quella forma aramaica che negli scrittori a lui posteriori è più o meno intorbidata dalla influenza greca. Per la storia religiosa delle sue regioni A., sebbene sia molto scarso di episodi, è ricco testimone di costumanze liturgiche monastiche, culturali; con particolare interesse egli tratta della grande persecuzione che i cristiani coregionali subivano dall'impero persiano e delle incessanti ostilità, dottrinali e politiche, che incontravano da parte dei Giudei, potentissimi allora in quelle regioni. Come teologo A. non è costruttivo, ma è un autorevole testimone della tradizione siriaca: la sua stessa residenza geografica, oltre il Tigri, lo tagliava quasi fuori dal mondo culturale greco, ch'era il campo delle grandi discussioni ariane del sec. iv. Solo vagamente egli accenna a correnti gnostiche, perché queste, a differenza dell'arianesimo, erano penetrate nelle regioni oltre il Tigri. La base della teologia di A. è soprattutto la Bibbia; talune delle sue Dimostrazioni non sono, in sostanza, altro che catene di citazioni o allusioni bibliche. Per il resto, la teologia di A. segue la tradizione delle Chiese siriache. E tipico il fatto che si trova anche in lui - come più tardi in s. Efrem, Isacco di Ninive, e altri scrittori siriaci - la dottrina del «letargo spirituale»: secondo essa, nell'uomo battezzato sono da distinguere lo spirito animale, o anima, e lo spirito celestiale, o Spirito Santo; quando il battezzato muore, il suo spirito animale è seppellito insieme col corpo, ed entra in un profondo letargo che durerà fino al Giudizio universale, allorché si ridesterà per ricevere il premio o la pena: invece lo spirito celestiale, in punto di morte, ritorna al Cristo da cui era provenuto. Si notano anche in A. taluni insegnamenti di provenienza giudaica tardiva, che si ritrovano nei M i drāšim e in altri scritti rabbinici. Parimenti, secondo A., il mondo come fu creato in sei giorni così sarà consumato in sei migliaia d'anni : la quale opinione si ritrova sia in scritti giudaici sia in s. Efrem.
BibL.: Edizioni del testo siriaco: W. Wright, The Homilies of Aphrautes, the Persian Sage, I, Londra 1869; J. Parisot, Aphraotti Sapientis Persae Demonstrationes, in Patrologia Syriaca, I-II, Parigi 1894-1907. - Traduzioni e studi: G. Bert. Aphraat's des Persischen Weisen Homilien aus dem Syrischen übersetz und eridutert (trad. totale), (Texte und Untersuchungen, III), Lipsia 1888, pp. 3-4; G. Ricciotti, S. Afraate Siro... Le più belle pagine tradotte dal siriaco (quasi scelti), Milano 1926; id., S. Afraate... La Dimostrazione della fede. La Dimostrazione dell'acino (Is ¹¹ e la 237), Roma 1929; P. Schwen, Afrahat, seine Person und sein Verständnis des Christentums, Berlino 1907; F. H. Halbock, in Journal of the Society of Oriental Research 1930, pp. 18-31 (Dimostrazione 27); ibid. (1932), pp. 43-56 (Dimostrazione 77); I. Ortiz de Urbina, Die Gottheit Christi bei Afrahat, Roma 1933 (a pp. 11-12 ulteriore bibliografia); I. Hausherr, s. v. in DSp. I, 746-52.
Giuseppe Rieciotti
AFRICA. - Uno dei cinque massimi continenti.
Sommario: I. Geografic: 1. A. in generale. - 2. A. squatoriale francese. - 3. A. occidentale francese. - 4. A. Sud-Ovest. II. Etnografia. - III. Storia cristiana antica. - IV. I Concili generali. - V. Monumenti cristiani. - VI. Storia cristiana medievale e moderna. - VII. Stato attuale delle missioni. - VIII. Le missioni protestanti.
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Africa - A. Equatoriale Francese, 1. Confini di stato e colonia; 2. Confini di mandato; 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica; 4. Ferrovie; 5. Strade.
## I. Geografia.
1. A. in generale. - a) Geografia fisica, rilievo coste, acque interne. - L'A. si stende fra l'Atlantico e l'Oceano Indiano, isolata da ogni parte, eccetto che a N., dove il Mediterraneo la avvicina all'Europa merid. (Stretto di Gibilterra, Canale di Tunisi) e l'istmo di Suez, oggi attraversato da un canale oceanico, la congiunge all'Asia, che ne ripete i caratteri in alcune regioni (Arabia, India). Dei 30 milioni di kmq. della sua superfice ( 3 volte l'Europa) appena metà spetta alle isole (Canarie, Capo Verde, e Madagascar, che da sola ne rappresenta i 9 / 10 ). Mancando affatto di vere penisole, l'A. è, fra i continenti, uno dei più poveri di articolazioni : pel 98 % è costituita da un tronco continentale, in cui per ogni 1000 kmq . di area si hanno solo 8 km . di costa ( 32 in Europa, 12 in Asia).
La sua figura ricorda quella diun trapezio, saldato, lungo il 5^{°} mathrm{N}. all'incirca, sopra un triangolo. Tra i due estremi N. (C. Bianco) e S. (C. delle Aguglie), che distano press'a poco lo stesso dall'Equatore, intercorrono 8300 km .; la larghezza si riduce da un massimo di 7500 km . (C. Verde-C. Guardafui) a meno di 200 (in media) nell'Africa australe. Perciò la maggior parte del continente giace nell'emisfero settentrionale.
La semplicità del contorno trova riscontro nella generale uniformità del rilievo. L'ossatura del continente è data da un immenso blocco di rocce antiche, non corrugate, costituenti ampi tavolati, distesi in altipiani che dai 400-600 m. (in media) della regione sahariana si elevano a 1000-1200 nell'A. centr. e merid. e ad oltre 3000 nell'A. orient. Gli altipiani sono spesso incisi e smembrati da lunghe fratture che hanno determinato la formazione di più serie di laghi (Rodolfo, Alberto, Edoardo, Kivu, Tanga-
nica, Niassa), o che furono invase dal mare (Mar Rosso). Figura di montagne fanno, sui margini di queste fratture e lungo le coste, gli orli rilevati degli altipiani, che scendono al mare con ripide fronti e distesi in più o meno ampie terrazze. Di veri sistemi di monti costituiti da rocce piegate non si può parlare se non per la regione dell'Atlante, o Maghreb (limitata a S. dalla linea Capo Nun-Golfo di Gabela), dove si sviluppa un plesso di rilievi che si ricongiunge a quelli perimediterranei europei (Sierra Nevada, Alpi, ecc.) di analoga origine. Le più alte cime dell'A. corrispondono in genere a masse vulcaniche : verso oriente queste si estollono fino a 6000 m . ca. (Chilimangiaro), consentendo lo sviluppo di ghiacciai fin sotto l'Equatore (Chenia e Ruvenzori).
Le coste dell'A. sono quasi dovunque di difficile
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accesso, scarsamente articolate e portuose, ed anche dove vi metton foce con grandi delta (Nilo, Niger) o estuari(Congo,Gambia) i fiumi mag. giori, questi non posson essere risaliti direttamente dal mare se non per tratti limitati, interrotti come sono da cascate, rapide e cateratte anche nel corso inferiore. Meno della metà del territorio africano ( 48 % ) scola al mare; 2 / 5 sono privi di de- flusso (Sahara, Calahari), 1 / 8 mette capo a bacini interni (Ciad). Il regime dei fiumi africani è sostanzialmente o esclusivamente pluviale; essi vanno perciò soggetti a piene stagionali: famose quelle del Nilo, il più lungo fiume della terra ( 6500 km ., bacino 2,8 milioni di kmq.), utilizzate da tempo remotissimo a scopo irrigatorio (Egitto). Il Congo ( 4200 km . di corso), il cui bacino ( 3,7 mathrm{milioni} di kmq.) è a cavallo dell'Equatore, ha portata costante e copiosa (minima 50.000 mc .

Africa - A. Occidentale. I. Confini di stato o colonia; 2. Confini di circoscrizione ecclesiastica; 3. Ferrovie; 4. Strade.
al sec.) in ogni stagione; i suoi numerosi e lunghi affluenti (Cuanza, Cunené, Ubanghi, Cassai) formano un esteso reticolo di vie d'acqua, in una zona (foresta vergine), dove le comunicazioni sono particolarmente difficili. Bacini e corsi cospicui presentano anche il Niger ( 4,2 mila km., bacino 2,1 milioni di kmq.), lo Zambesi ( 2,7 e 1,3 ), l'Orange ( 1,9 e 1,0 ), il Senegal ( 1,7 e 0,5 ), ecc.
L'A. ospita, soprattutto nella zona intertropicale, un buon numero di laghi, tra i più grandi e profondi della terra. Il lago Vittoria ( 68,8 mila kmq.) è il terzo del mondo per estensione; caratteristicamente allungati, come si è accennato, i laghi Niassa (30,8) e Tanganica (31,9), quest'ultimo con la più profonda criptodepressione terrestre ( 1435 m .) dopo il Baical. Degli altri laghi, i maggiori (Ciad, Ngami) si adagiano nelle zone più depresse dei bacini chiusi, hanno scarsa profondità e grandi variazioni stagionali di livello.
b) Clima. - Quasi 4 / 5 del territorio africano ( 77 % ) sono compresi nella zona intertropicale (il 47 % di tutte le regioni intertropicali della terra spetta all'A.); predominano perciò nel continente i climi caldi, eccezion fatta per le zone elevate; ma i tipi climatici sono caratterizzati piuttosto dal comportamento delle piogge che non da quello dei regimi termici. Nei due emiaferi la successione di tali climi si presenta con evidente simmetria. Le regioni prossime all'Equatore (bacino del Congo, Guinea) hanno clima uniformemente umido e caldo, con piogge in ogni stagione, e sono perciò rivestite dalla tipica foresta equatoriale (con mangrovie lungo le coste); zona questa che male si adatta al soggiorno dei bianchi. A N. e a S. di essa le temperature rimangono elevate, anzi toccano sul 20^{°} mathrm{N}. (all'incirca) massimi determinati dalla forte continentalità ( 35^{°} e anche più), ma il periodo umido si alterna con uno o due periodi di siccità, tanto più lunghi, quanto più ci si allontana dall'Equatore : comportamento che si riflette nella vegetazione, dove la savana, o prateria di alte erbe, sostituisce la foresta
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ed è a sua volta sostituita dalla steppa, non appena l'aridità si fa prevalente. Si trapassa quindi per gradi alle steppe desertiche ed ai veri deserti, dei quali l'A. possiede il più vasto e il più tipico (Sahara) di tutta la Terra. Regimi termici e udometrici subtropicali (mediterranei, con piogge invernali) si realizzano solo nell'A. minore a N., ed a S. (per superfici più ristrette) nell'estremo lembo australe del continente.
c) Popolazione. - La popolazione dell'A. si calcola oggi a 175 milioni di ab. in cifra tonda (ma forse eccessiva). La densità, che in media non tocca i 6 ab . per kmq., oscilla fra estremi non molto lontani. Prescindendo da talune isole (Madera, Canarie, Maurizio, Zanzibar, Riunione), i massimi addensamenti si rilevano in Egitto (quasi 500 ab. per kmq.), nell'A. minore, nel Sudan occidentale, nella regione del Capo, in Etiopia, in alcune zone dell'altopiano dei laghi ecc.; in genere, tuttavia, la densità supera di poco, per spazi un po' vasti, i 15-20 mathrm{ab}. per kmq. Per contro, vastissime regioni sono del tutto prive, o quasi, di abitanti, e non solo nel deserto, ma (per opposte ragioni) anche nella foresta equatoriale. Un indice assai espressivo delle condizioni del popolamento del continente, e della diversità di questo dal popolamento, ad es., dell'Europa, è dato dal fatto che in tutta l'A. il numero dei centri urbani che superano i 100 mila ab. è di poco superiore alla ventina ( 23 nel 1940), con uno solo che giunge al milione (Cairo) : vale a dire inferiore a quanto, in Europa, si verifica nella sola Italia.
Oltre i 5 / 7 della popolazione africana sono costituiti da Africani del gruppo negrida, con varietà ed incroci non meno numerosi che presso i bianchi ed i gialli. Abitano essi il continente a S. del Sahara, mentre l'A. settentr., a N. della linea foce del Senegalfoce del Giuba, è popolata da europidi mediterranidi, ed orientalidi (Camiti e Semiti della tradizione). Tra questi ultimi gli Arabi, dopo aver conquistato nel vir sec. il Maghreb, imposero la loro lingua e la loro civiltà a tutta l'A. del Nord. Gli Ebrei sono numerosi specialmente nei centri costieri, dove appaiono insediati di regola in quartieri speciali. Gli Europei assommano probabilmente a poco più di 41 / 2 milioni, dei quali una metà nell'A. australe e poco meno nel Maghreb ed in Egitto (le zone meglio confacenti all'insediamento dei bianchi), ma in nessun luogo hanno la prevalenza numerica sugli indigeni, quando non si tenga conto di spazi ristretti o di isole urbane.
A differenza degli appartenenti alle altre razze, i Negri appaiono suddivisi in un grandissimo numero di gruppi staccati : a S. del Sahara si parlano non meno di 800 lingue diverse, molte delle quali non usate e comprese se non da poche migliaia di individui. Tutte queste popolazioni hanno, in complesso, assorbito e assimilato molto poco della nostra civiltà : l'A. è, sotto questo riguardo, il più conservativo dei continenti. L'ostilità degli aborigeni di fronte alla penetrazione europea ha tuttavia ceduto il posto quasi dovunque ad una più o meno pacifica collaborazione. Solo le popolazioni islamizzate dell'A. settentr. hanno assunto una posizione nettamente antagonistica nei confronti dei loro attuali dominatori.
d) Confessioni religiose. - Nello stesso senso operano i contrasti religiosi : anche su questo terreno è trasparente il riflesso delle differenziazioni razziali. L'Islamismo, introdotto e diffuso dagli Arabi, domina al N. l'ambiente semitocamita : i Maomettani contano in A. non meno di 55 milioni di proseliti ( 35 % del totale), e, sebbene l'area della loro prevalenza si arresti ca. sul 10^{0} mathrm{~N}., guadagnano terreno nella massa delle
popolazioni negre e negroidi, che nella loro grande maggioranza praticano culti animistici. I cristiani si aggirano sui 24 milioni di anime : di questi ca. 8 sono cattolici, 7 protestanti e 9 fra ortodossi e copti. La loro area di diffusione corrisponde ai territori marginali di penetrazione europea e all'altopiano etiopico, dove il cristianesimo ha radici lontane e potè resistere all' urto islamico. Gli Israeliti superano di poco il 1 / 2 milione (numerosi specialmente nelle città dell'A. settentr.), e intorno a 150 mila gli Induisti (A. orientale).
e) Colonizzazione. - Antichità classica e medioevo conobbero in sostanza, del continente, solo l'estremità settentr., citrasahariana, e la bassa e media valle del Nilo. Al di là di queste regioni ebbero nozioni vaghe e confuse della rimanente A., dove (Sudan) la penetrazione degli occidentali era stata saltuaria od occasionale. Nella seconda metà del sec. xv incominciò, lungo le coste atlantiche, l'espansione portoghese, cui seguirono (sec. xvi) quelle olandese, francese ed inglese. Alla fine del ' 500 il contorno del continente era stato interamente rilevato, ma poiché lo scopo delle spedizioni era essenzialmente il traffico con le Indie, conoscenze e colonizzazione si limitarono quasi dovunque alla zona litoranea, nella quale vennero fissate stazioni di rifornimento, porti e fattorie (sulla costa occidentale anche per il traffico degli schiavi). Sebbene coloni olandesi (Boers) si fossero stanziati già dai primi anni del sec. xvir nelle regioni più favorevoli del retroterra australe (Capo), l'esplorazione dell'interno è, in fondo, opera del sec. xix; quindi la più recente di tutti i continenti.
La forma massiccia del territorio, la sua difficile penetrabilità, la presenza di una immensa zona desertica sul confine merid. del mondo antico, la rapida e fortunata colonizzazione del nuovo mondo, le lunghe contese per il predominio europeo d'anno ragione di questo ritardo. Ma la scoperta e la presa di possesso delle regioni interne dell'A. furono poi favorite dal concomitante operare del fervore religioso dei missionari cristiani, dallo zelo scientifico di esploratori e di studiosi e dagli interessi del commercio, che aprirono la via alla espansione delle potenze europee. Scomparsa l'Olanda, decadute Spagna e Portogallo, la lotta vide in campo soprattutto Francia e Inghilterra e (più tardi) Germania e Italia. La Conferenza di Berlino (1884) regolò la spartizione dell'A., riconoscendo l'indipendenza di pochi Stati, alcuni dei quali vennero poi assorbiti nella sfera di influenza inglese (Boeri) o francese (Marocco), mentre vedeva fine la sovranità nominale della Turchia nell'A. settentr. (Libia, Egitto). Oggi le potenze europee controllano quasi tutto il continente. Gran Bretagna e Francia dominano da sole sopra 2 / 3 del territorio ( 32 e 36 % rispettivamente) e delle popolazioni africane ( 38 e 26 % ); la parte spettante agli Stati indipendenti, ridotti a tre (Egitto, Etiopia, Liberia) risulta minima ( 1 / 14 del territorio e 1 / 8 della popolazione). Diamo, qui di seguito, il prospetto statistico della suddivisione del continente : è da avvertire che delle colonie italiane è tuttora ( 1948 ), incerta la sorte. I territori (già mandatij del Togo, Camerun (francese e inglese), Ruanda-Urundi (belga), Tanganica (inglese), e A. di SO. (Unione sudafricana) rappresentano le vecchie colonie tedesche perdute come conseguenza della sconfitta nella prima guerra mondiale. La forma della dipendenza dei territori coloniali dalla madre patria è assai diversa: dalle regioni che ne fanno parte integrante (l'Algeria per la Francia, le Canarie per la Spagna, le quattro province libiche per l'Italia) si scende, per
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DIVISIONE POLITICA

1 Gr. Berbogan - 2. Frangia - 3. Npugan - 1. Portogallo - 5. Bebjin 6. Bolin.

1. Indo-curacel : (nuclei numericamente più importanti) - Caminamenti: 2. Arabi - 3. Abissini - 4. Berberi - 5. Caselli. - Bantu-

2. Zone disabitate - 2. Meno di 1 ob. per kmag. - 3. Ios 1 a 10 ob. per kmg. - 4. Iba 10 a 25 ob. per kmg. - 5. Oltre 25 ob. per kmg.
ETNOGRAFIA

1. Indo-curacel: (nuclei numericamente più importanti) - Caminamenti: 2. Arabi - 3. Abissini - 4. Berberi - 5. Caselli. - Bantu-

2. Furac di eromanio primitiva (raccoglitori, cacciatori, pescatori) 2. Allevamento calvanico - 3. Furaje primitive di agricoltura - 4. Agricoltura primitiva (zuppe) e allevamento - 5. Allevamento e colture meridionale dell'aratro - 6. Commercio caravaniero - 7. Limile zone di pesca - 10. Principali zone minerarie - 11. Principali zone industriali - 12. Principali ferrovie.
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# A F R I C A
## DENSITÀ DEI CATTOLICI

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(de Feudation E. Piet.)

In alto: FIGURAZIONE DELLA CHIESA, Musaico di Tabarca. In basso: MUSAICO CON ISCRIZIONE RICORDANTE VARI MARTIRI - Uppenna.
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(10t. Mus. Miss. Etual. Lateranense)
In alto: LEZIONE DI CANTO - Bahr-el-Chazal (Alto Nilo). Missioni Africane Verona. In basso: INGRESSO DELLA MISSIONE DI MARIANNHILL (Natal, Africa Merid.).
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gradi, ai semplici protettorati. Pertanto la carta politica esprime, talora, piuttosto condizioni di diritto che condizioni di reale possesso.
| I) Quadro statistico. | | |
| :--: | :--: | :--: |
| Territori | Superfice in kmq. | Popolas. |
| Regno di Egitto | 935300 | 19090000 |
| Impero di Etiopia | 1120000 | 10000000 |
| Repubblica di Liberia | 95400 | 2200000 |
| A. indipendente | 2150700 | 31290000 |
| Territ. int. di Tangeri | 583 | 106000 |
| Algeria | 2204863 | 7600000 |
| Tunisia | 125130 | 2730000 |
| Marocco | 398627 | 8993000 |
| A.O.F. | 4701575 | 15938000 |
| A.E.F. | 2370000 | 4004000 |
| Costa dei Somali | 21963 | 45000 |
| Madagascar e dipend. | 592200 | 4227000 |
| Réunion | 2511 | 240000 |
| Camerun (mandato) | 422000 | 2615000 |
| Tago (mandato) | 56500 | 918000 |
| A. francese | 10895369 | 47310000 |
| Libia | 1759540 | 930000 |
| Eritrea | 119472 | 640000 |
| Somalia italiana | 506573 | 1030000 |
| A. italiana | 2385585 | 2600000 |
| Madeira | 782 | 212000 |
| Isole del C. Verde. | 4033 | 182000 |
| Guinea portoghese | 36125 | 350000 |
| S. Tomé e Principe | 964 | 60000 |
| Angola | 1246700 | 3738000 |
| Mozambico | 771125 | 5085000 |
| A. portoghese | 2059729 | 9627000 |
| Canarie | 7496 | 761000 |
| Presidios | 213 | 120000 |
| Marocco spagnolo | 20427 | 800000 |
| Sahara spagnolo e Ifni | 285000 | 65000 |
| Guinea spagnola | 26649 | 200000 |
| A. spagnola | 339785 | 1946000 |
| Congo belga | 2336892 | 10500000 |
| Ruanda e Urundi (mand.) | 54172 | 3800000 |
| A. belga | 2391064 | 14300000 |
| Gambia. | 10336 | 205000 |
| Sierra Leone | 72362 | 2121000 |
| Costa d'Oro. | 203704 | 3572000 |
| Nigeria | 876654 | 20900000 |
| Unione Sudafricana | 1223854 | 11258000 |
| Basutoland | 30344 | 580000 |
| Beciuania . | 600000 | 284000 |
| Swaziland. | 17366 | 186000 |
| Rhodesia del S. | 389384 | 1777000 |
| Rhodesia del N. | 751908 | 1675000 |
| Niassa | 123795 | 1686000 |
| Kenya | 582636 | 4045000 |
| Uganda. | 243406 | 3930000 |
| Somalia britannica | 176113 | 700000 |
| Socotra | 3579 | 12000 |
| Maurizio e dipend. | 2096 | 425000 |
| I. Seicelle e dipend. | 404 | 33600 |
| Zanzibar e Pemba | 2642 | 250000 |
| S. Elena e Ascensione | 210 | 5000 |
| Togo (mandato) | 30776 | 391000 |
| Camerun (mandato) | 88266 | 925000 |
| A. di SO. (mandato). | 822875 | 318000 |
| Tanganica (mandato) | 932400 | 5545000 |
| A. britannica | 7189000 | 60823000 |
| Sudan anglo-egiziano | 2462925 | 6591000 |
| Totale A. | 29875000 | 174593000 |
g) Condizioni economiche, prodotti, comunicazioni. Alla recente data di colonizzazione africana ed al suo appena iniziale sviluppo corrisponde lo stadio della sua evoluzione economica: il continente è, in sostanza, ancora una riserva di materie prime, la cui utilizzazione appare fin troppo lontana dalle sue immense possibilità. Le occupazioni degli indigeni restano, in fondo, le tradizionali : cacciatori e raccoglitori nelle foreste, pastori nelle steppe, pastori-coltivatori sugli altipiani, coltivatori nelle savane. La pesca è limitata alle coste della Guinea, dell'A. di SO., di Mozambico e di Madagascar. Quando si prescinda dai paesi mediterranei ed australi, tutta l'agricoltura è ancora indigena. Tra i prodotti agricoli l'unico per il quale il mercato africano tenga la testa è il cacao ( 65 % del totale mondiale; proveniente quasi interamente dalle coste e dalle isole del golfo di Guinea); ma una notevole importanza hanno anche le arachidi ( 18,3 %; dai paesi del Sudan occident.), il cotone ( 9,1 %; massime dall'Egitto, Sudan e Uganda), gli oli vegetali (palma guineense, sesamo, ricino), lo zucchero di canna ( 6 %; dalle isole Mascarene), la vainiglia ( 40 % ), le banane, i datteri, l'alfa, lo sparto, ecc. La foresta equatoriale fornisce caucciù, legnami preziosi (ebano, mogano, palissandro), copale, copra, ecc.; i paesi temperati uve e vini ( 10 % della produzione mondiale, massime dal Maghreb, Madera), olio di oliva, frutta, sughero, ecc.
Fra i prodotti animali, l'avorio, che ebbe grande importanza in passato, è oggi assai diminuito (caccia all'elefante); ma l'allevamento, assai diffuso nell'A. temperata e nel Sudan, ha largo posto nell'economia del continente, che conta 5 milioni di cammelli ( 83 % del totale mondiale), 160 milioni di capre e pecore ( 16 % ), 67 milioni di buoi ( 9 %; nell'A. centrale l'allevamento è impedito dalla diffusione delle mosca tse-tse), ecc. La lana prodotta rappresenta il 9,4 % del totale mondiale; anche le pelli costituiscono un articolo di larga esportazione.
Per imperfetta che ne sia la nostra conoscenza, le riserve minerarie sono indubbiamente cospicue; ma lo sfruttamento è appena agli inizi. Certo l'A. ha, si può dire, il monopolio dell'estrazione dei diamanti ( 99 % del totale della terra) ed il primo posto in quella dell'oro ( 65 % : l'una e l'altra si localizzano nell'A. merid.). Anche i fosfati ( 38 %; A. settentr.), il cromo ( 33 %; Rhodesia, Unione sudafricana), il manganese ( 20 %; Unione sudafricana, Congo, Marocco), il rame ( 19 %; Congo belga, Rhodesia), e lo stagno ( 13 %; massime Nigeria, Congo belga) dànno quantitativi notevoli. Scarsa è invece la produzione di carbon fossile (Unione sudafricana), di petrolio (Egitto) e di ferro (Algeria, Catanga, Unione sudafricana), non ultima causa, insieme col clima inadatto e l'insufficienza della mano d'opera, della mancanza, in A., della grande industria moderna.
Il dominio commerciale europeo si limita, in sostanza, alle regioni costiere, oltre le quali si spinge nell'interno solo lungo il corso dei fiumi maggiori (Nilo, Congo, Niger). La partecipazione dell'A. al totale mondiale è modesta: le importazioni sono passate dal 3,7 mathrm{al} 5,2 % e le esportazioni dal 2,6 mathrm{al} 4,7 % di questo totale tra il 1900 e il 1937 . In passato il traffico più fiorente fu quello degli schiavi, la cui incetta, organizzata specialmente nel Sudan, mirava a rifornire i paesi tropicali dell'America del personale necessario per gli estenuanti lavori delle piantagioni. La tratta ebbe fine nel 1889. Il commercio interno ed estero soffrì a lungo degli ostacoli naturali che,
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come si è visto, rendono difficile in A. lo sviluppo delle vie di comunicazione, ma specie dopo la metà del secolo scorso i progressi furono abbastanza rapidi. Buoni porti vennero approntati in più punti della costa, anche dove questa si presentava meno adatta (Dakar, Durban); sui fiumi e sui laghi venne introdotta e diffusa la navigazione a vapore, collegando con altri mezzi (piste, canali, strade) i tratti interrotti da rapide e cascate. Le ferrovie vi ebbero inizio intorno al 1860, e mossero, come in Asia, dalla periferia verso l'interno, ma in rapporto allo sviluppo delle singole regioni, mettendo perciò capo a reti indipendenti, isolate le une dalle altre, e costruite spesso con scartamenti diversi. In complesso l'A. conta oggi 75 mila km . di ferrovie, ciò che equivale ad appena il 5,7 % della rete mondiale, ed a 0,2 mathrm{~km}. di linea per ogni 100 kmq . di territorio, che è il valore minimo tra quelli riferibili ai singoli continenti. Dei 5 principali gruppi di linee - il magrebino, comprendente l'A. di NO.; l'egiziano-sudanese; l'occident., o delle colonie fran-co-inglesi, nel Sudan occident.; l'orient., o del Kenia, Uganda e Tanganica; ed il merid. o australe il più importante è l'ultimo, che va infittendosi verso mezzadì e si spinge a N. fino al bacino del Congo. Tale rete, cui è collegata l'unica transafricana già completata (da Lobito a Beira per Elisabethville e Bulawayo), è integrata da una opportuna combinazione di mezzi meccanici (automobilistici, fluviali e lacustri), che permette di raggiungere la valle del Nilo e perciò il Mediterraneo, realizzando la grande transafricana Alessandria-Città del Capo. Negli ultimi anni, poi, ed anche in conseguenza del recente conflitto, hanno avuto grande sviluppo i servizi aerei, che sono quasi tutti in funzione di collegamenti europei (Fran-cia-Inghilterra). La rete ferroviaria è ancora troppo rada, e troppo lontani da poter sopperire al fabbisogno tutti gli altri mezzi di trasporto, perchè abbiano a scomparire i sistemi tradizionali che, in armonia con il clima e le forme del terreno, servono allo scopo da tempo immemorabile.
Una delle caratteristiche dell'A. è, sotto questo riguardo, la mancanza di veicoli, eccetto che nelle regioni merid., dove i Boeri introdussero i grandi carri tirati da buoi. L'A. settentr. e l'Etiopia impiegano per il trasporto delle merci il cavallo, il mulo e l'asino; l'Egitto, il Sahara e la Somalia il cammello; per il resto, cioè per quasi tutta l'A. equatoriale, uomini e cose vengono trasportati a dorso di uomo (dato che nessuno degli animali domestici utilizzabili resiste qui alla micidiale puntura della mosca tse-tse), con carovane di regola di 40-60 portatori, che si dànno il cambio in tappe determinate. La diffusione dell'automobile e la moltiplicazione delle piste hanno ridotto alquanto, ma non eliminato, questi lentissimi e spesso precari sistemi di locomozione.
Se l'A. non potrà forse mai essere, per le sue condizioni ambientali, un territorio ovunque idoneo alla colonizzazione dei bianchi, un razionale avvaloramento delle sue larghissime risorse la condurrà certo ad una più intima inserzione nell'economia mondiale. I più prudenti calcoli sulla sua capacità di popolamento le assegnano, come possibile, un carico umano circa 10 volte superiore all'odierno; e non si è tenuto conto di quanto la sempre più progredita tecnica della produzione sarà capace di conseguire.
Birl.: P. Paulitschke, Die geographische Erforschung des afrikanischen Kontinents, Vienna 1880; K. Dove, Wirtschaftsgeographie von A., Jena 1917; G. Hardy, Vue générale de l'histoire de l'A., Parigi 1922; F. Jaeger, A., (Zoamnliang Giachen, nn. 910-11), Berlino-Lipsia 1925; E. Krenkel, Geologie A.'s., I.
Teil, Berlino 1925; F. Jaeger, A. in Allgemeine Erdhunde di W. Stewers-H. Mayer, Lipsia 1928; F. Klute, A. als Erdteil, in Handbuch der Geographischen Wissenschaft hrsg. von F. Klute, Wildpark-Potsdam [1930]; A. Mori, A. in Terra e Nazioni della Casa Edir. F. Vallardi, Milano 1936; A. Dardano-R. Riccardi, Atlante d'A., Milano 1936; A. Bernard, A., in Géogr. universelle di P. Vidal de la Blache e L. Gallois, XI, Parigi 1937.
2. A. equatoriale francese (A.E.F.). - Già Congo francese; acquistata dalla Francia tra il 1875 ed il 1916. E retta da un governatore, rappresentato da un comandante militare nel Tchad e da un