volume-01

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rio schiavista, che ancora pochi anni prima aveva un movimento annuo di 65.000 schiavi. Apostoli di questa plaga difficile sono i Padri dello Spirito Santo, che crearono successivi centri (Bagamoyo, Kilimanjaro, ecc.), tra cui il Kenya, che sarà poi quasi tutto retaggio dei Missionari della Consolata. I Padri Bianchi del Lavigerie occuparono invece - e occupano tuttora - la regione dei Grandi Laghi: Nyanza, Tanganyica, Nyassa, da cui presero nome le prime missioni (1878); apostolato faticoso, tragico anche (1886: martiri di Uganda, v.), ma oltremodo fecondo, soprattutto nella stessa Uganda, e, dopo la guerra 1914 1918, nei finitimi mandati dell'Urundi e Ruanda, che costituiscono oggi, col Camerun e il Madagascar, le missioni più prosperose del mondo.

Nell'A. nord-orientale, col sec. xix le missioni riprendono le fila di un passato quasi sepolto, come in Egitto e in Etiopia, e tentano i primi difficili passi nello sterile Sudan anglo-egiziano. In Egitto l'apostolato prende sempre più la fisionomia europea, in conformità alla fisionomia etnica del paese, mentre gli indigeni maomettani restano quasi inaccessibili e solo alquanto avvicinabili i copti. L'Etiopia, in seguito all'occupazione italiana (1936) e alla riorganizzazione della sua rete missionaria, poté sembrare avviata ad una evangelizzazione più intensa e coordinata; ma poi tutto tornò nello stato di prima, ed anzi peggio. Il Sudan - l'antica missione dell'A. Centrale - campo di fatica del Comboni, sterile tuttora nella sua parte musulmana al nord, ha però dato origine a nuove e più recenti filiasioni al sud, ove i Padri di Verona raccolgono discreti frutti.

Più arretrate sono invece le missioni dell' A. australe, sia per la priorità di cura d'anime postulata dall'imponente elemento europeo immigrato, sia per la preponderanza del protestantesimo, già prima padrone del campo, sia ancora per la non infrequente ostilità legislativa contro la Chiesa cattolica e per l'acutezza della questione sociale, data la forte opposizione di razza. L'ostracismo contro il cattolicesimo non ebbe fine che nel 1868. Tuttavia per il lavoro pertinace dei missionari, soprattutto degli Oblati di Maria e dei Padri di Mariannhill, si raccolsero buoni risultati, e, ciò che conta assai, il cattolicesimo ottenne di farsi stimare e rispettare.

L'A. insulare, nonostante le gravi difficoltà iniziali, le lotte e persecuzioni dei protestanti e più tardi quelle delle sètte imperanti nel governo, rappresenta oggi uno dei campi più fortunati.

## VII. Stato attuale delle missioni.

Attualmente la statistica della missione africana segnala io milioni di cattolici, sui quali oltre 7 mi lioni e mezzo rappresentano l'apporto strettamente missionario di quest'ultimo secolo di evangelizzazione, tra i veri figli dell'A.; il resto va a carico delle regioni a gerarchia ordinaria e non dipendenti dalla Congregazione di Propaganda (Algeri e suffraganee, Cartagine e le unità territoriali orientali). Più precisamente nel 1939 - ultima statistica generale che si abbia le missioni di Propaganda avevano 7.608 .580 cattolici, totale che in questi ultimi anni deve certamente essere aumentato; i catecumeni, sempre nel '39, erano 2.291.606; i missionari 5330 , i fratelli coadiutori
![img-14.jpeg](img-14.jpeg)
(prege. E. Josi)
Africa - Pavimento musivo della basilica di Maharea.
2698, e le suore 10.672; gli ausiliari indigeni inferiori o catechisti 58.583 .

La distribuzione geografica dei nuclei cristiani segnala come regioni più dense di popolazione cattolica quelle dell'A. centro-orientale, le quali, sul totale di 7 milioni e mezzo di battezzati, ne contano da sole poco meno di cinque milioni. Le regioni invece con minor numero di cattolici sono quelle dell'A. settentrionale e nord-orientale con 477.880 , quelle meridionali con 536.505 , e quelle occidentali con 821.053 cattolici. Tra le missioni (semplici unità territoriali) più prospere, vanno notate ben undici di esse, le cui cristianità sorpassano i 100.000: Duala (Camerun), Masaka, Ruvenzori, Uganda, Nilo Superiore (Uganda), Shiré (Nyassa), Tananarive e Fianarantsoa (Madagascar), Lisala (Congo Belga), Basutoland (SudAfrica) e Onitsha-Overri (Nigeria). Quattro oltrepassano anche i 200.000: Yaoundé (Camerun), Kassai Superiore (Congo Belga), Cubango (Angola) e Ruanda (mandato belga); infine il vicariato apostolico di Urundi supera anche i 300.000 , avendo precisamente una cristianità di 326.027 . Gli agglomerati cristiani più numerosi, più compatti e meglio organizzati sono il Congo Belga con 2.139.933 cattolici, l'Uganda con 652.429, la Nigeria con 307.699 , il Camerun con 355.542 e l'Angola portoghese con 441.310; essi costituiscono per la loro posizione centrale, insieme con l'agglomeramento copto-etiopico, più ad oriente, una specie di barriera all'invadenza musulmana, che fa pressione sul 5^{°} parallelo nord per la conquista dell'A. meridionale.

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![img-15.jpeg](img-15.jpeg)

Uto Gawéter, Inventaire des mas. 1 Africa - Upperna. Musairo tombale del vescovo Onorio.

Una caratteristica generale per tutto il territorio dell'A. non si dà, non trattandosi di un continente omogeneo. In mancanza di un indice unitario sotto cui prospettare la fisionomia della missione africana, si può notare - per comprendere la "reazione" dell'A. all'apostolato cristiano - che, sotto l'aspetto et-nico-religioso, essa va distinta, da nord a sud, in tre zone: la prima, che giunge al 10^{°} o anche al 2^{°} lat. nord, è costituita da popolazioni prevalentemente musulmane; la seconda, nel centro del continente, dal 6^{°} al 10^{°} o anche 15^{°} latitudine sud, da razze indigene, generalmente bantu, con religioni pagane; la terza abbraccia l'A. meridionale, in cui l'antica immigrazione europea ha stabilito, in certo modo, il suo predominio di razza e di religione (protestante). Di qui è chiaro quali siano le massime difficoltà di questo apostolato, ossia l'islamismo e il protestantesimo; un'altra di diversa natura, è costituita dalla politica delle nazioni colonizzatrici, sia nel settore scolastico, per le infifinite remore opposte all'insegnamento nelle missioni
(Inghilterra e Francia), sia, in molte regioni, per il protezionismo esclusivista (zone d'influenza a favore dell'islamismo o del protestantesimo) nelle colonie inglesi.

Tutto questo aiuta a valutare i progressi realizzati in questi ultimi decenni e a spiegare parecchi lati delle diverse provvidenze attuate dalla S. Sede per il consolidamento di quelle missioni. Fra queste provvidenze e questi più recenti progressi i più significativi sono: la perfezionata struttura organizzatrice delle missioni stesse; la creazione delle prime circoscrizioni indigene e l'arricchimento dell'officacia apostolica con la prima valorizzazione degli elementi dell'arte indigena. Le missioni sono raggruppate oggi in 3 grandi unità ecclesiastiche (delegazioni), dirigenti ciascuna un gruppo di missioni aventi una certa omogeneità : esse sono quella dell'A. meridionale (1922), dell'A. orientale e occidentale britannica (1930), del Congo Belga e Ruanda Urundi (1930), dipendenti dalla S. Congregazione di Propaganda Fide. Queste delegazioni rappresentano un elemento coordinatore direttivo e propulsore, e, sebbene non abbiano carattere diplomatico, pure servono utilmente, in date circostanze, come tramite fra le missioni e i governi coloniali, per interessi comuni, come ad es., quello della scuola. La nomina dei primi due vescovi-vicari apostolici e del primo prefetto apostolico indigeni (per i vicariati apostolici di Masaka e Miarinarivo e la prefettura apostolica di Ziguinchor), avvenuta nel 1939, è stata salutata con soddisfazione dai cattolici dell'A.; in Eritrea, nel 1930, era già stato nominato un vescovo indigeno per i cattolici di rito orientale copto. Un felice accordo tra governo e S. Sede riordinò le missioni nelle colonie africane del Portogallo. Il 4 settembre 1940 furono erette l'arcidiocesi di Lorenzo Marquez con la suffraganea Nampula, e quella di Loanda con le suffraganee Nuova Lisbona e Silva Porto. Dal S. P. Pio XII l'arcivescovo di Lorenzo Marquez fu creato cardi-nale-nel-concistoro del 18 febbr. 1946. La delegazione apostolica dell'Egitto fu eretta a Internunziatura nel 1947.

Per le singole missioni vedi le voci relative.
BibL.: In generale: Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1932. pp. 212-79 e il Monuale di Storia delle Missioni Cattoliche di J. Schmidlin-G. B. Tragella (spec. III, Milano 1920, pp. 90-120); L. Bithune, Les Missions catholiques d'A., Parigi 1889; Fr. Schwager, Die Mission im afrikanischen Weltteil, Stetl 1908; B. Kramer, Vom neuen A., Düsseldorf 1931; G. B. Tragella, Le Missioni dell'A. (dal 1930 al 1943), in Il Pensiero Missionario, 15 (1943), pp. 142-65: per le missioni dei diversi Ordini, in generale: cf. pure G. Goyau, Aperçu historique de la Congregation du Saint-Esprit ed Exercice, Parigi 1930-31, seguito dalla Chronique des Missions confites à la Congr. du Saint-Esprit degli anni sge.; id., La Congregation du St.-Esprit, Parigi 1937: Clemente da Terzorio, Le Missioni dei Minori cappuccini: sunto storico, X: A., Roma 1938; inoltre A. Boucher, A travers les Missions du Togo et du Dahomey, Parigi 1926: Au Congo frangois - Les Missions Catholiques, Parigi 1928; H. Dubois, Le Répertoire africain, Roma 1932: A. Corman, Annuaire des Missions Catholiques au Congo Belge, Bruxelles 1932; P. Lesoued, Les Pires Blancs du Cardinal Lavigerie, Parigi 1932; Joh. Beckmann, Die Katholische Kirche im neuen A., Einsiedeln 1947: per i tempi attuali: Atlanta delle Missioni Cattoliche dipendenti dalla Sacra Congregazione de Propaganda Fide, Roma [1948]; per le missioni d'Africa rette da missionari italiani; G. B. Tragella, Italio Missionario, Roma-Milano 1939, pp. 291-342: per la statistica ultima, oltre i dati dell'Agenzia Fides, v. A. F. E. R., nn. 22-23 (1940), pp. 243-56; per l'arte indigena: M. Briault, L'Architecture en pays de mission, Parigi 1937; C. Costantini, L'arte cristiana nelle missioni, Roma 1940, pp. 298-377.

Diamo qui di seguito un prospetto delle missioni attualmente ( 1 maggio 1948) esistenti, indicando per ciascuna di esse il grado ecclesiastico (vicariato apostolico [V. A.], prefettura apostolica [P. A.] o missione [M.]), abbazia nullius [A. N.] e la località.

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| Abidjan (V. A.) | Costa d'Avorio |
| :--: | :--: |
| Accra (V. A.) | Costa d'Oro |
| Addis Abeba (V. A.) | Etiopia |
| Aliwal (V. A.) | Sud-A. |
| Ambanja (P. A.) | Madagascar |
| Antsirabe (V. A.) | Madagascar |
| Asaba-Benin (V. A.) | Nigeria |
| Bagamoyo (V. A.) | Tanganyika |
| Bahr el Gebel (P. A.) | Sudan Anglo-Egiziano |
| Bahr el Ghazal (V. A.) | Sudan Anglo-Egiziano |
| Bamako (V. A.) | Sudan Francese |
| Bangueolo (V. A.) | Rhodesia |
| Bangui (V. A.) | A. Eq. Francese |
| Basanessu (V. A.) | Congo Belga |
| Basittoland (V. A.) | A. Meridionale |
| Baudoinville (V. A.) | Congo Belga |
| Bengasi (V. A.) | Libia |
| Beni (V. A.) | Congo Belga |
| Bénue (P. A.) | Nigeria |
| Berbébati (P. A.) | A. Eq. Francese |
| Bethlehem (V. A.) | Sud-A. |
| Bikoro (P. A.) | Congo Belga |
| Bubo-Dioulasso (V. A.) | Costa d'Avorio |
| Boma (V. A.) | Congo Belga |
| Bondo (V. A.) | Congo Belga |
| Brazzaville (V. A.) | A. Eq. Francese |
| Buea (V. A.) | Camerun |
| Bukoba (V. A.) | Tanganyika |
| Bulawayo (V. A.) | Rhodesia |
| Buta (V. A.) | Congo Belga |
| Calabar (V. A.) | Nigeria |
| Canale di Suez (V. A.) | Egitto |
| Capetown (V. A.) | Sud-A. |
| Congo Portoghese (P. A.) | Angola |
| Coquilhatville (V. A.) | Congo Belga |
| Costa d'Oro (V. A.) | Costa d'Oro |
| Dahomey (V. A.) | A. Occ. Francese |
| Dakar (V. A.) | Senegal |
| Dar-es-Salaam (V. A.) | Tanganyika |
| Delta del Nilo (V. A.) | Egitto |
| Derna (V. A.) | Libia |
| Dessie (P. A.) | Etiopia |
| Diego Suarez (V. A.) | Madagascar |
| Dodoma (P. A.) | Tanganyika |
| Douala (V. A.) | Camerun |
| Egitto (V. A.) | Egitto |
| Endeser (P. A.) | Etiopia |
| Eritrea (V. A.) | Eritrea |
| Eshowe (V. A.) | Sud-A. |
| Fernando Poo (V. A.) | Guinea Spagnola |
| Fianarantsoa (V. A.) | Madagascar |
| Fort Dauphin (V. A.) | Madagascar |
| Fort Jameson (P. A.) | Rhodesia |
| Fort Lamy (P. A.) | A. Eq. Francese |
| Fort Victoria (P. A.) | Rhodesia |
| Foumban (V. A.) | Camerun |
| Gambia (M.) | Gambia |
| Gao (P. A.) | Sudan Francese |
| Garoua (P. A.) | Camerun francese |
| Ghardala nel Sahara (P. A.) | Algeria |
| Gibuti (P. A.) | Somalia Francese |
| Gimma (V. A.) | Etiopia |
| Gondar (P. A.) | Etiopia |
| Gran Namaqualand (V. A.) | Sud-A. |
| Guinea Francese (V. A.) | A. Occ. Francese |
| Guinea Portoghese (M.) | Guinea Portoghese |
| Habar (V. A.) | Etiopia |
| Hosanna (P. A.) | Etiopia |
| Ifamu (P. A.) | Congo Belga |

![img-16.jpeg](img-16.jpeg)
(da Dancet - Desilewsky, Collection Desilewsky)
Africa - Lampada a forma di basilica trovata a Orléansville.

| Iringa (V. A.) | Tanganyika |
| :--: | :--: |
| Johannesburg (V. A.) | Sud-A. |
| Jos (P. A.) | Nigeria |
| Kaduna (P. A.) | Nigeria |
| Karema (V. A.) | Tanganyika |
| Kassai Sup. (V. A.) | Congo Belga |
| Katanga (V. A.) | Congo Belga |
| Katanga Sett. (V. A.) | Congo Belga |
| Kayes (P. A.) | Sudan Francese |
| Keimoes (V. A.) | Sud-A. |
| Khartum (V. A.) | Sudan Anglo-Egiziano |
| Kicoma (V. A.) | Tanganyika |
| Kilimanjaro (V. A.) | Tanganyika |
| Kimberley (V. A.) | Sud-A. |
| Kisantu (V. A.) | Congo Belga |
| Kisumu (V. A.) | Kenya |
| Kivu (V. A.) | Congo Belga |
| Koango o Kwango (V. A.) | Congo Belga |
| Kodox (P. A.) | Sudan Anglo-Egiziano |
| Kokstad (V. A.) | Sud-A. |
| Korhogo (P. A.) | Costa d'Avorio |
| Kroonstad (V. A.) | Sud-A. |
| Kumasi (V. A.) | Costa d'Oro |
| Lago Alberto (V. A.) | Congo Belga |
| Lagos (V. A.) | Nigeria |
| La Réunion o St.-Denis (D.) | Isola de La Réunion |
| Léopoldville (V. A.) | Congo Belga |
| Liberia (V. A.) | Liberia |
| Libreville (V. A.) | A. Eq. Francese |
| Lisala (V. A.) | Congo Belga |
| Loango (V. A.) | A. Eq. Francese |
| Lolo (P. A.) | Congo Belga |
| Lomé (V. A.) | Togo Francese |
| Lulua e Katanga C. (V. A.) | Congo Belga |
| Lusaka (P. A.) | Rhodesia |
| Lwanowa (V. A.) | Rhodesia |
| Lydenburg (P. A.) | Sud-A. |
| Majunga (V. A.) | Madagascar |
| Mariannhill (V. A.) | Sud-A. |
| Marocco (V. A.) | Marocco Spagnolo |
| Masaka (V. A.) | Uganda |
| Matadi (V. A.) | Congo Belga |
| Mbulu (P. A.) | Tanganyika |
| Meru (P. A.) | Kenya |
| Mlabiharivo (V. A.) | Madagascar |
| Misubata (P. A.) | Libia |
| Mogadiscio (V. A.) | Somalia Italiana |
| Morondava (P. A.) | Madagascar |
| Musoma Maswa (V. A.) | Tanganyika |
| Mwanza (V. A.) | Tanganyika |
| Natal (V. A.) | Sud-A. |
| Navrongo (V. A.) | Costa d'Oro |
| Ndanda (A. N.) | Tanganyika |
| Ndola (P. A.) | Rhodesia |

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Nechelli (P. A.) Etiopia
Niamey (P. A.) ........... A. Occ. Francese
Niangara (V. A.) ......... Congo Belga
Nilo Equatoriale (V. A.). . Uganda
Nilo Superiore (V. A.) ..... Uganda
Noube (P. A.) ........... A. Occ. Francese
Nyassa (V. A.) ........... Nyassa
Nyassa Sett. (P. A.) ........ Nyassa
Nyeri (V. A.) ............ Kenya
Nezbénoré (P. A.) ........... Guinea Francese
Ogoja (P. A.) .............. Nigeria
Ondo Ilorin (V. A.) ..... Nigeria
Onitsha (V. A.) ........... Nigeria
Owerbi (V. A.) ............ Nigeria
Ouagadougou (V. A.) ...... Costa d'Avorio
Ouahigouya (P. A.) ........ Costa d'Av. (Sudan
Francese)
Oudtshoorn (P. A.) ........ Sud-A.
Peramiho (A. N.) .......... Tanganyika
Pietersburg (A. N.) ...... Sud-A.
Port Elizabeth (V. A.) ... Sud-A.
Porto Luigi (D.). ......... Isole Maurizio
Port Victoria (D.) ........ Isole Seychelles
Pretoria (V. A.) .......... Sud-A.
Queenstown (P. A.) ........ Sud-A.
Rabat (V. A.) ............. Marocco Francese
Ruanda (V. A.) ............ Mandato Belga
Ruwenzori (V. A.) ........ Uganda
Sakania (V. A.) ............ Congo Belga
Salisbury (V. A.) .......... Rhodesia
S. Luigi del Senegal (P. A.). A. Occ. Francese

Sassandra (V. A.) .......... Costa d'Avorio
Shiré (V. A.) ............. Nyassa
Sierra Leone (V. A.) ..... Sierra Leone
Sikasso (P. A.) ............ Sudan Francese
Sokodé (P. A.) ............ Togo
Stanley Falls (V. A.) ..... Congo Belga
Swaziland (V. A.)......... Sud-A.
Tabora (V. A.)............. Tanganyika
Tamatave (V. A.) ......... Madagascar
Tananarive (V. A.)........ Madagascar
Tanganyika (V. A.) ...... Tanganyika
Tigral (P. A.) ............. Eritrea
Tripoli (V. A.) ............ Libia
Tshumbé (V. A.) ............ Congo Belga
Tukuyu (P. A.) ............ Tanganyika
Ubanghi Belga (V. A.) ... Mandato Belga
Uganda (V. A.) ............ Uganda
Umtata (V. A.) ............ Sud-A.
Urundi (V. A.) ............ Mandato Belga
Victoria Falls (P. A.) .... Rhodesia
Volta Imperiode (V. A.) ... Costa d'Oro
Windhoek (V. A.) ........ Sud-A.
Yaoundé (V. A.) .......... Camerun
Zanzibar (V. A.) .......... Kenya
Ziguinchor (P. A.) ........ Senegal

Giovanni B. Tragella

## VIII. Le missioni protestanti.

Le missioni protestanti africane non risalgono oltre il sec. xvili. I primi missionari appartennero ai Fratelli Moravi (v. missioni protestanti), i quali tentarono la prova nel Sud-A., prima nel 1737, poi, più felicemente, nel 1792. Li seguirono, sempre nel SudA. (1789) quelli della L. M. S. (London Missionary Society) coi wesleiani (1815), che molto lavorarono per l'elevazione degli Ottentotti oppressi (1834, abolizione della schiavitù nel Sud-A.). Rimaneva invece ancora chiusa ad essi l'A. occidentale e quella
equatoriale. L'epoca della vera presa di possesso del territorio africano, da parte delle diverse società protestanti, fu il cinquantennio che corre dal 1835 al 1885, accelerato, dopo questa data, oltreché dai successi arrisi alle missioni anteriori, dalla libertà accordata a qualsiasi attività filantropica e religiosa nella Conferenza di Berlino. Tutte le società e tutte le confessioni entrarono in lizza: la C. M. S. (Church Missionary Society), rappresentante della Chiesa Bassa, in Uganda, Egitto, Isola Maurizio, ecc.; la già nominata L.M.S., di tendenza indipendente, al Madagascar e nella regione dei Grandi Laghi; la S.P.F. (Society for the Promotion of Faith), rappresentante dell'Alta Chiesa, nel sud e sud-est africano e nella Guinea; la società di Basilea (Basler Missionsgesellschaft) nella Liberia, Guinea, Costa d'Oro, ecc.; quella di Berlino (Berliner Missionsgesellschaft) specialmente nel sud africano (Natal, Transvaal, Orange), e quella renana (Rheinische Missionsgesellschaft) nel sud-ovest; quella di Parigi (Missions Evangéliques de Paris) nel Gabon, al Senegal, allo Zambesi, a Madagascar, e via di seguito, si che al 1891 le missioni protestanti africane erano distribuite fra 55 società, di cui 22 inglesi, 14 americane, io tedesche, le altre di diverse nazionalità. E non fu poco né trascurabile - prescindendo ora da ogni valutazione dogmatica - il loro apporto all'incivilimento dell'A., realizzato con la diffusione dell'istruzione, l'incremento dell'agricoltura, la lotta contro l'alcoolismo, lo schiavismo e lo sfruttamento dell'indigeno.

Le missioni protestanti erano in pieno sviluppo, quando, per la guerra mondiale del 1914-18, l'attività delle società tedesche, fervida specialmente nelle colonie del Reich, fu quasi totalmente interrotta per l'espulsione dei pastori germanici : solo nel 1924-25 essi poterono tornare sul campo. Fu allora che prese maggiore sviluppo l'indigenismo nelle Chiese africane, con tendenza all'autonomia. Nel 1925 il World Atlas registrava un totale di 1.or 5.683 cristiani comunicanti, diretti da 6.289 missionari esteri (fra uomini e donne) e 43.181 indigeni, comprendendo nella qualifica di "missionario" tutto il personale, cioè evangelizzatore, sanitario, insegnante, ecc.

Al 1938, data dell'ultima statistica generale, lavoravano in A. ben 300 società missionarie, di cui 253 europee e 47 indigene o locali, con un effettivo personale europeo di 8.447 e indigeno di 81.625 ; di questi ultimi 42.455 erano impegnati nella predicazione cristiana, 38.843 nelle opere d'istruzione e 327 nelle opere d'assistenza sanitaria. Il totale dei cristiani comunicanti, nel 1938, era di 2.163 .301 ; coi battezzati non comunicanti, che salirono a 1.430 .291 , si otteneva il totale generale di 3.593 .592 battezzati.

Il lavoro missionario delle diverse società protestanti segna progressi quasi dappertutto; in modo particolare va segnalata l'attività scolastica, che ha registrato importanti iniziative nel settore dell'insegnamento medio e superiore, a base finanziaria collettiva di diverse società (Fourah Bay College nella Sierra Leone, Achimota College alla Costa d'Oro). Ma questi risultati della "scoperazione" hanno la contropartita nella esagerata moltiplicazione delle società o Chiese, rappresentanti tendenze sempre più centrifughe, per cui si è poi obbligati a venire a delle fusioni; cosi, nel 1931, dopo vent'anni di trattative, si son fuse in un'unica "Chiesa metodista del Sud-A." la "Chiesa metodista wesleiana del Sud-A.", la "Chiesa metodista inglese" del distretto del Transvaal e Swaziland, e la "Missione primitiva metodista dell'Unione

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![img-17.jpeg](img-17.jpeg)

A sinistra: MADONNA DI LOURDES, Scultura in avorio di artigiano indigeno - Roma, Museo Miss. Etnol. Lateranense. Al centro: MADONNA COL BAMBINO. Dipinto su tela, artigianato etiopico (sec. XIX) - Roma, Museo Miss. Etnol. Lateranense. A destra: MADONNA, Scultura artigiana in legno da Banguello (Rhodesia Settentrionale) - Roma, Museo Miss. Etnol. Lateranense.

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![img-18.jpeg](img-18.jpeg)
(Int. Mus. Miss. Etnol. Lateranense)
![img-19.jpeg](img-19.jpeg)
(Int. Mus. Miss. Etnol. Lateranense)
In alto: STORIA DI GIONA. Bronzo di arte indigena dalla regione di Benin (Africa Occidentale) - Roma, Museo Miss. Etnol. Lateranense. In basso: BUON PASTORE. Bronzo di arte indigena dalla regione di Benin (Africa Occidentale) - Roma, Museo Miss. Etnol. Lateranense.

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del Sud-A.»; nel Madagascar ultimamente si sono fuse nell'unica "Chiesa malgascia protestante» ben sei Chiese di diverse confessioni e nazionalità europee. Un'altra caratteristica delle missioni protestanti africane è data dai frequenti e talvolta anche vasti movimenti separatisti a base religioso-politica, come quello famoso del "kibangismo", la cui influenza deleteria non si è ancora arrestata. Comunque, il protestantesimo rappresenta, oggi, in A. una forza religiosa tutt'altro che disprezzabile. - Vedi Tuvv. XXVII-XXX.

BISL.: G. Warneck, Abrits einer Geschichte der protestantischen Missionen von der Reformation bis auf die Gegenwart, 80 ed., Berlino 1903, pp. 244-311; Jul. Richter, Allgemeine Missionerschicbte über Afrika, III. Berliro 1922; M. Schlunk, Protestantische Missiongeschichte, in Die Religion im Geschichte und Gegenwart, I. Tubinga 1927, coll. 138-43; Jos. Parker, Interpretative Statistical Sursay of the World Mission of the Christian Church, Londra-Nuova York 1938. Giovanni B. Tragola

AFRICANO, Sesto Giulio: v. sesto giulio AFRICANO.

AFRODITE. - Dea greca dell'amore. Vari studiosi ne derivano il nome dalle lingue indogermaniche e vedono in A. una dea tessala diffusasi poi in Beozia, in Arcadia e a Cipro, ma le etimologie proposte non convincono. Attualmente è opinione comune, ma non accettata da tutti, che A. sia una divinità orientale e che il nome derivi da quello di Astoret, dea semita della fecondità. Secondo Erudero e alcuni moderni A. sarebbe venuta da Ascalona a Cipro, poi a Citera e in Grecia, mentre per altri sarebbe già stata accolta in età micenea. La più antica raffigurazione di A. si è voluta vedere in una laminetta d'oro di Micene con figura femminile nuda, sesso fortemente accentuato e colombe. Ma, anche se rappresenta una divinità, non ne segue che i Micenei la venerassero, perché la raffigurazione è isolata e la lamina ha scopo unicamente decorativo. Si tratta di uno schema artistico dell'Asia Minore che non implica l'accettazione del culto.

In Omero A. è divinità greca, figlia di Zeus e di Diana. Per Estado fu generata dalla schiuma del mare, fecondata da Urano: egli interpreta, cioè, l'epiteto di Urania frequente per A., epiteto in cui alcuni hanno voluto vedere la prova di una divinità del cielo, altri, più giustamente, di una divinità straniera. E difficile decidere quale delle due genealogie sia la più antica; alcuni propendono per quella esiodea, più rozza e meno consona alle idee greche. Il mito pone la nascita di A. a Cipro.

Le caratteristiche di A. che troviamo in Omero le rimangono nel mondo greco. Però dobbiamo distinguere fra A. nel culto e A. nell'arte. Nel culto ebbe importanza minore di altre grandi divinità olimpiche : nessuna città, all'infuori delle cipriote, l'ebbe protettrice. Cipro in questo, come in altri caratteri del culto, mostra l'influsso semitico. Nell'arte invece A. ebbe diffusione grandissima fino a divenire la divinità preferita e più raffigurata. Gli artisti ammirano in lei la bellezza, la grazia e la perfezione femminile. Le scene del bagno e dell'atteggiamento sono soggette frequente nella pittura vascolare e sugli specchi, ma non hanno ripercussione nel culto, come non l'hanno le numerose statue ellenistiche in cui A. non è più la dea, ma una donna bellissima e spesso un po' volgare, che eccita la fantasia e i sensi.

Nel culto A. è la dea dell'amore e a questo suo aspetto ha contribuito senza dubbio la "Gran Madre" orientale; sotto l'influsso di questa diviene amante essa stessa, ma i suoi favoriti non sono greci e non emergono nel mito greco. Di influenza orientale è anche la prostituzione sacra, rara in Grecia, ma frequente in Oriente. In Grecia era praticata a Corinto, dove il santuario di Afrodite Urania aveva fino a zoco ierodule, i cui guadagni entravano nelle casse del tempio, ed a Pafo, dove però il culto ha caratteristiche semite.

A Roma A. fu identificata con Venere, in Etruria con Turan. Si è preteso vedere sopravvivenze del culto di A. nella leggenda di 2. Pelagia, ma le prove addotte sono tutt'altro che esatte e convincenti.

BISL.: U. v. Wilamowitz, Der Glaube der Hellenen, II, Berlino 1932, pp. 130-36; M. Nilsson, Geschichte der griechischen Religion, I, Monaco 1941, pp. 489-95.- Per A. Ericina: E. Ciaceri, Culti e miti dell'antica Sicilia, Catania 1911, pp. 78-90. - Per s. Pelagia: H. Delehaye, Le leggende agiografiche, trad. it., Firenze 1906, pp. 161-82, 279-92

Luisa Banti
AFTARTODOCETI. - Nome composto da due parole greche: ddot{α} boldsymbol{α} θ α dot{α} τ o ς («incorruttibile») e dot{α} α dot{α} ξ τ a ι («doceti» [v.]), adoperato per indicare i partigiani del monofisita Giuliano, vescovo di Alicarnasso, a causa della loro dottrina sull'incorruttibilità del corpo di Gesù Cristo prima della sua resurrezione. Costoro vengono pure denominati gaianiti o gainiti, dal nome del loro primo vescovo Gaianas, consacrato ad Alessandria nel 536; giulianisti, dal nome del loro principale teologo e vero fondatore; fantasiisti, poiché i cattolici attribuirono a questi settari l'errore dei doceti. I Latini hanno tradotto la parola a. con «incorrupticolae».

Avendo diversi Padri greci insegnato che Adamo, prima del peccato, aveva un corpo impassibile, incorruttibile, esente dalle deficienze della vita animale, Giuliano ed i suoi discapoli attribuirono un identico stato all'umanità di Nostro Signore, fin dal primo istante della sua concezione. Secondo essi, per natura e come condizione permanente, il corpo del Verbo incarnato era impassibile prima della resurrezione come lo fu dopo; per un puro miracolo, che si andava rinnovando frequentemente durante la sua vita mortale, Gesù sottomise liberamente alle infermità che non hanno nulla di repressibile - come la fame, la sete, il freddo, la fatica, la morte stessa - la sua carne impassibile, derogando così alle leggi che la reggevano. Il Cristo ha realmente sofferto ed è veramente morto, ma per miracolo.

Questa tesi fu vivamente impugnata da Severo di Antiochia che sosteneva la vera dottrina, insegnando che il Verbo ha preso un corpo passibile e mortale, come quello di Adamo dopo la sua caduta. La controversia, sorta verso il 510 , quando i due monofisiti scefali si trovavano a Costantinopoli, raggiunse il massimo sviluppo tra il 518 ed il 520 , epoca nella quale i due antagonisti si combatterono l'un l'altro in una serie di scritti più o meno lunghi. Degli scritti di Giuliano non rimangono che alcuni frammenti, mentre quelli di Severo sono stati conservati nella traduzione siriaca.

La disputa ebbe per risultato di dividere in due fazioni uguali gli anticalcedonisti. Fin dal 536 il partito di Giuliano si organizzò in Chiesa separata con una gerarchia propria, di cui Gaianas fu il primo vescovo, e si mantenne in Egitto fino verso il principio del sec. 12, cercando di diffondersi nell'Asia Minore e nelle Indie. Esercitò un'influenza visibile su certi teologi armeni. Vi furono anche cattolici che sostennero tale dottrina, e l'imperatore Giustiniano I, alla vigilia della sua morte, nel 564 , volle con un decreto imporla a tutta la Chiesa bizantina.

Dal punto di vista teologico, l'affartodocetismo sembra tenere una via di mezzo tra il monofisismo verbale di Severo ed il monofisismo grossolano di Eutiche; varie formole di Giuliano lo avvicinano realmente a quest'ultimo.

BISL.: R. Draguet, Julien d'Alicarnasse et sa controverse avec Sévère d'Antioche sur l'incorruptibilité du corps de Jésus-Christ. Etude d'histoire littéraire et doctrinale suivie des fragments dogmatiques de Julien, Lovanio 1924; M. Jugis, Gaianites et controverse gaianite, in DThC, V, coll. 999-1023; id., Julien d'Alicarnasse et Sévère d'Antioche, in Echos d'Orient, 28 (1925), pp. 129-62, 236-82.

Martino Jugis
AGABO ("A γ α β ° ς, dall'ebr. hāgābh «grillo», nome che ricorre in Esd. 2, 45 e Neh. 7, 48 e negli ostraka di Lachis). - Profeta della Chiesa di Gerusalemme, che compare in due episodi connessi con il ministero di s.

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Paolo. Visitando, nel 41 (sembra), con altri «profeti» la giovane comunità di Antiochia, che Saulo e Barnaba evangelizzavano, A. predisse "mediante lo Spirito ", con azione simbolica, la grande carestia che ebbe poi luogo sotto Claudio; Barnaba e Saulo portarono quindi soccorso ai «fratelli» della Giudea (Act. II, 27-30).

Il regno di Claudio fu funestato da carestie succedutesi in varie province, compresa Roma, nell'inverno 50-51 (Tacito, Amalco, XIII, 43). Svetonio (Cloud., 18) e Eusebio (Chronicon atm., ed. Schöne, II, p. 252) menzionano una carestia che inferi in Giudea e in Grecia nel 4^{°} anno di Claudio (45). Flavio Giuseppe narra che Elena regina di Adiabene inviò grano egiziano a Gerusalemme, ove "la grande carestia" mieté molte vittime in 304 anni, dopo l'arrivo del procuratore (45-47) Tiberio Alessandro (Ant. Ind., XX, 2, 5; 5, 2).

A Cesarea, nel 58 (sembra), A. preannunziò a Paolo «mediante lo Spirito» l'imprigionamento a Gerusalemme, con azione simbolica (stretto parallelo in Io. 21, 18) seguita da spiegazione, secondo l'uso dei profeti del Vecchio Testamento (cf. Ez. 3, 25 e 4,8); ma non lo distolse dal suo viaggio (Act. 21, 10-14). L'indefinito sic (Act. 21, 10) induce qualcuno a distinguere due A. Il doppio caso di A. dimostra che il carisma del "profeta", sebbene non comporti essenzialmente la predizione del futuro, si manifestava occasionalmente in tal modo.

Null'altro ci è noto della vita di A. Tradizioni (Chronicon Paschale) lo includono fra i 72 discepoli e lo dicono martire ad Antiochia. I Latini (dal sec. ix) lo commemorano tra i santi il 13 febbr., i Bizantini l'8 marzo.

Bon.: Acta SS. Februaryi, II, Anversa 1658, p. 644; F. X. Pölzl, Die Mitarbeiter Pauli, Ratisbona 1911, pp. 47-50; K. S. Gapp, The Universal Famine under Claudius, in The Harvard Theological Review, 28 (1935), pp. 258-65. - Per il nome Hagaib: H. Turczyner, Lachisch I: The Lachish Letters, Oxford 1938, p. 108 .

Antonino Romeo
AGAG. - Re di Amalec. Per punire le razzie e le uccisioni da lui commesse a danno di Israele, Dio ordinò di sterminare gli Amaleciti (v.), che da secoli combattevano gli Israeliti, dopo aver sbarrato loro la via di Canaan (Ex. 17, 8-16). Per ordine di Samuele, che gli parlò in nome del Signore, Saul decretò l'anàtema o hérem contro i nemici, votò cioè alla morte uomini e bestie; ma poi trasgredi il comando divino, lasciando in vita A., vinto e prigioniero. Samuele, dopo aver rimproverato Saul ("melior est oboedientia quam victimae», Or. 6,6; Mt. 9,13; 12,7), applicando le norme della guerra santa (Lev. 27, 29) e la legge del taglione (Ex. 21, 23-25), tagliò a pezzi A. dinanzi all'altare a Galgala (I Sam. 15).

La nota frase di A. sull'amara separazione della morte (ibid., v. 32) è nei Settanta e nella Volgata, ma manca nel testo massoretico. Il nome A. forse era titolo dinastico, poiché vi era già un "A. re di Amaleq" al tempo di Mosè (Num. 24, 7).

Francesco Spadafora
AGAIMÏ, Anna. - Visionaria maronita d'Aleppo (1720-98), più nota sotto il nome di Hindiyyah o anche Endie. Posta nell'alternativa di farsi Visitanilina o di uscire dal convento dell'Ordine, dove era ospite, si trasferì al monastero di Hařāš.

Durante il suo soggiorno in Hařāš, Hindiyyah affermò che le era apparso Gesù, comandandole di farsi cavare sangue. Nel sangue cavato le suore e l'arcivescovo Germano Şaqr, nuovo confessore di Hindiyyah, videro gli strumenti della Passione, perciò lo conservarono in teche. Benedetto XIV mandò il p. Desiderio da Casabasciana come visitatore, e questi redasse un rapporto favorevole. Ma la Congregazione di Propaganda Fide il 28 dic. 1754 giudicò Hindiyyah illusa; tuttavia, la Congregazione del S. Cuore da lei fon-
data, prosperò; Clemente XIII il 17 ag. 1759 e il 17 ag. 1768 le concesse molte indulgenze, e mons. Estefan, eletto patriarca nel 1766 , vi incorporò due conventi. Non tardò però a manifestarsi una scissione insanabile nella comunità di A.: i suoi libri si rivelarono plagi, e accuse gravissime si diffusero nel paese, approfondendo le discordie, finché Pio VI il 17 luglio 1779 sciolse la Congregazione del S. Cuore e sospese dalle sue funzioni il patriarca protettore. Hindiyyah, che per 40 anni aveva turbato la nozione maronita, passò nella penitenza e nell'oblio il resto della sua vita presso le suore della Madonna del Campo (Kisrawān), ove piamente mori.

Boll.: P. 'Abhūd, Relazioni della nozione maronita con la S. Sede nel sec. XV/II, Sarba (Beirut) 1909: id., nella rivista araba al-Kourbane, Aleppo 1931, passim. Pietro Sfair

AGANOOR POMPILI, Vittoria. - Scrittrice n. a Padova il 26 maggio 1855, m. a Roma il 7 maggio 1910, di famiglia armena, distintasi a Venezia per innumerevoli opere benefiche, tra le quali la fondazione del collegio dei Mechitaristi nell'isola di S. Lazzaro. Fu scolara dello Zanella e del Nencioni, lodata dal Carducci. Tardi si decise a pubblicare i suoi versi, che esprimono un profondo dolore, bisognoso di pace. Degne di ricordo la Leggenda eterna (divisa in tre parti : Leggenda eterna; Intermezzo; Risveglio) e le Nuove Liriche.

Boll.: L. Grilli, Poesie complete di V. A., ³² ed., Firenze 1927. - C. Ortolani, La poesia di V. A., La Spezia 1900; B. Croce, La letteratura della nuova Italia, II, Bari 1914, pp. 368 375; M. T. Gnoli, V. A. e Domenico Gnoli, in Nuovo Antologia, (1940, v), pp. 68-75.

Raffaele Brignetti
AGAPE (ג́y dot{ε} π η «amore, carità» nel Nuovo Testamento). - Secondo l'accezione tradizionale, convito liturgico in uso nelle comunità cristiane dei primi 4 secoli sul modello e in memoria dell'ultima Cena per manifestare la fraterna carità e per soccorrere i poveri, congiunto inizialmente alla celebrazione eucaristica, poi separazione. Ma ora sono assai controverse la natura (specialmente la relazione all'Eucaristia) e le origini dell'a.: problema tra i più oscuri dell'età apostolica.

Oggi, mentre i critici razionalisti tendono ad accentuare l'antichità e l'importanza dell'a., molti cattolici le riducono notevolmente. Si possono distinguere 4 opinioni prevalenti, di cui le 3 prime fanno risalire l'a. al tempo apostolico, la quarta la pone dopo il 150 . Le prime due la connettono con l'Eucaristia, le due ultime (sostenute per lo più da cattolici) la separano totalmente.

1) L'opinione tradizionale, sostenuta da protestanti conservatori (Th. Zahn, J. F. Keating) e da molti cattolici (R. Cornely, J. E. Belser, P. X. Funk, V. Ermoni, F. Cabrol, J. M. Hanssens, B. Allo, A. Arnold), vede le origini dell'a. nell'evo apostolico, in stretta connessione con l'Eucaristia; si appoggia principalmente su I Cor. 11, 20-34; la separazione dall'Eucaristia avvenne nel sec. II.
2) Molti razionalisti (dopo J. Bingham e E. Renan, F. Spitta, A. Jülicher, A. Harnack, E. v. Dobschütz, E. Grafe e C. Clemen, A. Eichhorn, F. Hoffmann, H. Lietzmann), asseriscono che l'a., convito fraterno, fu la forma primitiva del rito eucaristico sacramentale. I primi fedeli palestinesi avrebbero ripreso una delle consuetudini più care al Maestro: la quotidiana Tischgeneinschaft (Mt. 18, 20); il rito semplice era permeato di speranze escatologiche: all'invitatorio "Maranatha" seguiva il canto "Hosanna». Veniva poi il pasto in comune, chiamato кupıxкóv Bxīzvov. Ma l'a. si separò dalla "fractio panis» quando la benedizione del calice (d'origine paolina) si giustappose a quella del pane, e poi quando la celebrazione eucaristica fu trasferita al mattino; allora l'Eucaristia si unì alla sinassi didattica e divenne la Messa, mentre l'a. degenero, rimanendo in qualche posto come li-

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(da Wüpert, Pitture)
Agape - Convito funebre, simbolo della pace celeste - Roma. Cimitero dei SS. Pietro e Marcellino.
turgia secondaria serotina. Tale la ricostruzione fantasiosa di H. Lietzmann (Messe und Herremmahl, pp. 202210, 249 sg.), che riassume e allarga le teorie dei suoi predecessori; reagisce però A. Schweitzer, Die Mystik des Apostels Paulus, Tubinga 1930, p. 270.
3) L'a. risale all'evo apostolico, ma era fin d'allora separata dalla celebrazione eucaristica (E. Baumgartner, K. Völker); già i Padri greci, dal Crisostomo a Teofilatto, potevano questo posto dopo il rito eucaristico. H. Leclercq considera l'a. pasto funerario derivante dall'uso analogo sia ebraico sia pagano.
4) L'a. fu introdotta solo nel sec. II; non ha quindi nesso alcuno con l'Eucaristia (P. Batiffol, seguito da P. Ladeuze, J. Thomas, H. Rongy, W. Goossens).

Quest'ultima tesi negativa, sostenuta dapprima da G. Alhaspineo (Aubespine 1830), sembra da preferirsi, nonostante la recente reazione di A. Arnold. Dai testi del Nuovo Testamento e dei Padri apostolici, non si può dimostrare l'esistenza di pasti in comune che fossero liturgicamente congiunti coll'Eucaristia. La "frazione (v.) del pane" (Act. 2, 42; 20, 7. 11) era la celebrazione eucaristica; anche se in Act. 2, 46 si trattasse di pasti in comune, non risulta che fossero uniti all'Eucaristia, e tanto meno per i pasti caritativi di Act. 6, 1-6. In Iud. 12 e II Pt. 2, 13 (nel cod. B e pochi altri, essendo la lezione più attestata dot{α} π dot{α} τ α 1 "frodis) si nominano le dot{α} γ dot{α} π α dei cristiani, ma (benché la Vetus latina abbia nei due passi tradotto "eput α; convivia) queste dot{α} γ dot{α} π α sono le comunità (o assemblee) dei fedeli, come in s. Ignazio d'Antiochia. Il locus classico è 1 Cor. 11, 20-22 e 33-34; l'interpretazione comune ( 1ᵃ, 2ᵃ e 3ᵃ opinione) vi vede un rituale convito fraterno, connesso (non per Baumgartner e Völker) con l'Eucaristia: s. Paolo non rimprovera il pasto né la sua relazione eucaristica, ma i disordini cui dava luogo. Ma Batiffol, Ladeuze, Thomas, Goossens
sembrano meglio intendere: i fedeli di Corinto avevano introdotto di propria iniziativa, prima della cena eucaristica, un convito, che l'Apostolo condanna come un abuso intollerabile.

Didachè, 9-10, ove Zahn e Lietzmann vedono l'a. unita all'Eucaristia, sembra riferirsi solo all'Eucaristia (Batiffol, Völker, Greiff); in 11, 9 trattasi probabilmente di pasto in comune, non liturgico, e in 14-15 della celebrazione esclusivamente eucaristica.

Paiono decisivi i testi (del 107/8) di s. Ignazio d'Antiochia (Rom., prof.; Smirn., 6,2; 8,2; 12,1;Trall., 2,3; Magnes., 1, 1; Philad., 11,2), ove dot{η} dot{α} γ dot{α} π η, intesa come istituzione concreta, significa sempre "comunità" o "assemblea" (come ε χ α λ η σ i α, con tono più intimo di fratellanza). Nel 112 Pìinio (Epist., X, 97, a Traiano) riferisce di pasti serali comuni dei cristiani con ordinarie preghiere da mensa, ma non risulta che fossero liturgici. S. Giustino, che pur descrive con cura la sinassi eucaristica (I Apologia, 65-66), non accenna a nessun pasto in comune.

E dunque molto dubbio che prima del 155 esistessero pasti comuni detti a. e più incerto ancora che servissero di cornice alla celebrazione eucaristica.

L'a. appare in alcune chiese come istituzione organizzata nella 2ᵃ metà del sec. II. 'H dot{α} γ dot{α} π η "associazione fraterna" assume il senso di "pasto comune"; trapasso semantico identico si era già verificato per varphi ρ α τ ρ i α e vartheta i α σ o ς, inverso per σ v σ σ i τ 10 v.

In Asia Minore, l'Epist. Apostolorum, 15 (verso il 175) la connette all'Eucaristia la mattina di Pasqua. Ma, pur conservando scopo e valore religioso, l'a. è un semplice "banchetto" della comunità ( dot{α} γ dot{α} π η dot{η} τ o ι δ o χ η ) nella Didascalia Apost., II, 28, 1-5 (ed. F. X. Funk, I, [1905], pp. 108109). A Cartagine, Tertulliano descrive l'a. nel 197 (Apologeticum, 39): convito presieduto dal clero, "id vocatur quod dilectio penes Graecos est... Inopes quosque refrigerio isto iuvamus", e divenuto montanista (De ieiunio adversus psychicos, 17) rimprovera: "apud te agape in caccabis

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fervet». Ugualmente la Passio Perpetuae et Felic., 17, chiama a. un pasto fraterno ufficiale (s non conam liberam sed agapen cenarent"), ma senza nesso con la liturgia eucaristica. Clemente Aless. (Paedag., 2, 1) oppone ai mondani δ ε ι η ν α dot{α} ρ ι α le dot{α} γ dot{α} π α ı accette al Signore, che ha prescritto d'invitare i poveri. Le ordinanze ecclesiastiche, a carattere ufficiale o quasi, ci descrivono l'a. e la sua evoluzione nei secc. III e iv. La Traditio apostolica d'Ippolito, detta Constitutiones Ecclesiae aegyptiacae (inizi sec. III) dispone varie norme sull'a. (XVIII-XXII: F.X. Funk, Constit. Apost., II [1905], p. 113-14). Dopo il can. i I del Concilio di Gangri in Galazia (343), i Canones Hippolyti ( ²² metà sec. iv) sono molto espliciti : cann. 164-68 pasti per i poveri (più importanti e solenni), can. 169 ávó μ ν η σ ı ς per i defunti; cann. 183-85 pasto per le vedove. Queste
pasti con cui concludevansi i sacrifici "pacifici": i resti delle vittime o oblazioni erano consumati nei locali del tempio (Deut. 14, 23.26) e si raccomandava di dare a tali conviti scopo caritativo (Ps. 21 [22], 27; Is. 58, 7).

W. O. E. Oesterley e H. Lietzmann pongono all'origine dell' "a. palestinese" la baburdh (associazione religiosa giudaica, che si riuniva intorno al maestro per un pasto). E anche verosimile un tenue influsso (troppo sottolineato da H. Leclercq) dei conviti funerari pagani diffusissimi nelle varie confraternite (hetaeriae [Plinio, loc. cit.] o collegia, épevol o δ i α σ o s ), che spesso avevano il solo scopo di riunirsi per pasti comuni ( σ ∪ σ σ i τ ι α, δ ε i ε ν α σ ∪ λ ε τ ι α dot{α} o δ ε μ ° τ ι α dot{α} o varphi ρ α τ ρ ι α dot{α} o ó ρ γ ε σ v ι α dot{α} ), specialmente funerari (vexóoı α, silicernium, coena novendialis). Divulgarissima era la pratica dei parentalia. Gli etnico-cri-
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AgAPE - Convito sacro, simbolo dell'Eucaristia - Roma, Cimitero di Priscilla.
fonti canoniche attestano larga diffusione del rito organizzato in Oriente e in Occidente (ma non risulta che l'uso ne sia stato universale). Apriva l'a. la preghiera del vescovo o presbitero, che presiedeva, sui poveri e sui benefattori; indi alcuni sono invitati a tener canti o discorsi sulle Scritture (talvolta, se "pneumatici ", parlano di vena propria), segue la preghiera comune di ringraziamento, e, prima di dividersi, il canto dei salmi. Sono esclusi i catecumeni. Prima di sedersi, i convitati ricevono il "pane dell'esorcismo" (eulogie ?).

Da Tertulliano in poi, l'a. ha finalità caritativa. E già verso il 200 "refrigerare, refrigerium" sono espressioni tecniche designanti le a. semiliturgiche in onore dei Martiri. Nelle catacombe di S. Sebastiano fu rinvenuta (1915-16) la "triclia" o sala in cui i cristiani celebravano tale "refrigerio" (v.).

Dopo il 350 predomina il carattere funerario di suffragio per i defunti. A torto però il Leclercq vede nell'a. sempre e solo il significato di convito funebre.

Non sembra vi fosse normalmente unita la celebrazione eucaristica. L'a. aveva di solito luogo la sera ("post lumina": Tertulliano, Apol., 39) e l'Eucaristia, almeno fin dal tempo di Traiano, di mattina. L'Eucaristia fu poi celebrata congiuntamente, ma prima e distinta, nel pasto funerario (Canones Hippolyti, 169: "Primum antequam consideant, mysteria sumant ").

Può ammettersi una certa dipendenza dell'a. dai conviti funerari giudaici (II Sam. 3, 32; Ier. 16, 5. 7; Tob. 4, 17-18; cf. Os. 9, 4 e Ez. 24, 17. 22; per i tempi del Nuovo Testamento: Fl. Giuseppe, Ant. Ind., II, 1, 1) e dall'uso dei
stiani provenivano in gran parte da tali associazioni, le cui usanze aiutano a spiegare il largo affermarsi di un'istituzione che oggi apparirebbe inattuabile. S. Girolamo, In Os., 9, 4 (PL 6, 891) richiama i vexpo δ ε i ε v α dei Greci e i parentalia dei Latini. Ma s. Agostino, concorde con s. Cirillo Aless. (PG 4, 216), nega la dipendenza da quelle usanze religiose pagane: "Nec sacrificia eorum vertimus in agapes..., agapes nostrae pauperes pascunt sive frugibus sive carnibus" (Contra Faustum, XX, 20: PL 42,385).

La reazione antignostica avrebbe dato all'a. forma stabile, secondo K. Völker (Mysterium und Agape, pp. 184203, ove studia l'influsso dei fattori extracristiani).

Nel sec. iv, il pasto offerto ai bisognosi dalla Chiesa o da qualche ricco fedele è assorbito da più vaste istituzioni caritative e si va sopprimendo. Il Concilio (ca. 360-65) di Laodicea in Frigia (cann. 2728) proibisce "ciò che si chiama a. nelle basiliche, di mangiare nella casa di Dio e d'imbandirvi mense" (Hefele-Leclercq, I, p. 1014). Il Concilio di Ippona del 383 (can. 29) e il 3^{°} Concilio di Cartagine (397), can. 30, rinnovano tale divieto, sola eccezione fatta "hospitiorum necessitate». Ma dovranno nuovamente proibire il tenace uso i Concili di Orléans (533), di Tours (567) e il Trullano (692).

Esclusa dalle chiese, l'a. sopravvive nei cimiteri associata al culto dei defunti come "refrigerium", come elargizione in suffragio, ma è presto vietata dalle autorità ecclesiastiche in Italia e in Africa, per gli abusi che occasionava e per l'interpretazione pagana cui si prestava. Cf. s. Ambrogio, De Helia, 17,62 (CSEL 32, 2, 448). S. Agostino (Confess., 6, 2 : PL 32, 719) narra di sua madre

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che a Milano andò al cimitero, come usava in Africa, con provviste per mangiare e da distribuire, ma l'ostiario la respinse allogando il divieto di s. Ambrogio "quis illa quasi parentalia superstitioni gentilium essent simillima"; nel 392 induceva il vescovo di Cartagine Aureliano a sradicare "ixtas in coemeteriis ebrietatas et luxuriosa convivia" aggiungendo che quasi tutta l'Italia e Chiese transmarine o non li praticarono mai o li soppressero (Epist. 22, 2-3: PL 33, 91); condanna poi l'uso in termini severi (Sermo 15 de Sanctis: "mirar cur... hodie tam perniciosus error increvent ut super tumulos defunctorum cibos et vina conferant"; Epist. 29, 10: PL 33, 118 sg . lamenta le quotidiane ubbriscature a S. Pietro). S. Paolino di Nola descrive il pranzo dato da Pammachia ai poveri (come avveniva a Nola, a Verona, in Gallia) nella basilica di S. Pietro alla morte di sua moglie Paolina (Epist. 13, 11-16: PL 61, 213); ma deplora le intemperanze che in simili banchetti avvenivano (Corm. 27, 555-78). S. Girolamo scrive a Eustachio ( 584 ) delle vanitose vedove cristiane di Roma: "cum ad agquem vocaverint, praeco conducitur" (Epist. 22, 32). A. diventa ormai sinonimo di "elemosina", e tale uso del termine rimase nel medioevo (cf. C. D. Ducange, Glossarium mediae et infimae Intimitatis, ed. G. A. L. Henschel, I, Parigi 1840, p. 138). Per i monumenti paleocristiani v. banchetto e fractio panis.

Bols.: Tra gli anteriori al nostro secolo, citiamo solo: L. A. Muratori, De agapis sublativ, in Aurelota graeca, Padova 1709, p. 241 sg.; T. M. Mamachi, De' custumi de primitivi cristiani, III, Venezia 1757, pp. 88-190; S. A. Morcelli, Apulinea Michelia et tesserae paschales, Bologna 1822. - P. Batiffol, s. v. in DTAC, I, (1901), coll. 531-56: id., Etudes d'histoire et de théologie positive, 1^{text {a }} serie, 7^{°} ed., Parigi 1926, pp. viI-xiv, 283-323; J. F. Keating, The Agape (sic) and the Eucharist in the early Church, Londra 1901; P. Ladeuse, L'Eucharistie et les repas communs des fables dans la Didachè, in Revue de l'Orient chrétien, 7 (1902), pp. 339-39; id., Pas d'agape dans la Ire épilse aux Caristhiens, in Revue Biblique, 13 (1904), pp. 78-8; ; F. X. Funk, L'agape in Revue d'hist. eccl., 4 (1903), pp. 5-23; id., Tertullien et l'agape, ibid., 5 (1904), pp. 5-15; H. Leclercq, s. v., in DACL, I (1907), coll. 775-848 (con la biografia dal '600 in poi); E. Baumgartner, Eucharistie und Agape im Urchristentum, Solothurn 1909; E. Grassi Gondi, Il rito funebre del "refrigerium" al squalero apostolico dell'Appia, in Atti d. Pont. Accad. Rom. d'Arch., 14 (1920), pp. 263-77; B. Frischkopf, Die neuesten Erörterungen über die Abendmahlsfrage (N. T. Abhandlungen, IX, iv-v), Münster 1921; W. O. E. Oesterley, The Jewish Background of the Christian Liturgy, Oxford 1925, pp. 194-204; H. Lüttemann, Messe und Herrenmahl, Bonn 1926, pp. 197-210; 230-50; J. Thomas, s. v. in DBs, fasc. 1-11 (1926), coll. 134-53; X. Völker, Mysterium und Agape: Die gemeinsamen Mahlzeiten in der alten Kirche, Gotha 1926 ; J. M. Hanssens, L'agape et l'Eucharistie, in Ephemerides liturgicon, 41 (1927), pp. 523-48; 42 (1928), pp. 545-74; 43 (19