ro cosi numerosi «asili A. ", caratteristici per l'ambiente luminoso, assolato, igienico, ordinato, ospitale, nel quale i bimbi si trovano come in famiglia, fra gli interventi discreti, le correzioni opportune e gli incoraggiamenti affettuosi della maestra. Al suo lavoro A. ebbe sempre associata la sorella Carolina.
Fra gli scritti della A. sono da ricordare : La lingua parlata (1898); L'abbicci del canto educativo (1908); Come intendo il musco didattico nella educazione dell'infanzia e della fanciullezza (1922); Guida per l'educazione dell'infanzia (1932).
Bibl.: P. Pasquali, Il nuovo asilo. Guida per le maestre e le madri, Brescia 1903; L. Borghese Conegliani, Il giardino infantile modello di Mompiano, Brescia 1902; P. Pasquali, Programmi e istruzioni del nuovo asilo, Milano 1910; M. Bodini, Il metodo A.-Pasquali, in Schola (Boll. del Provv. agli Studi per la Venezia Trid.), 1927; N. Guerra, L'italianità del metodo A., in L'Educaz. Nat., 9 (1927), p. 245 se.: A. Franzoni, Metodo A. Manuale per l'Educaz. infantile, Roma 1931 (con ampia bibliografia); M. Casotti, Il Metodo Montessori e il Metodo A., Brescia 1931, Rosario Guido Tentori
AGDE : v. MONTPELLIER.
AGDISTI : v. Cibele, MISTERI di.
AGELIO. - Successore, forse immediato, di Achesio nella sede episcopale della comunità scismatica novazianca di Costantinopoli, che tenne per un quarantennio ( 345-85 ). La sua fedeltà alla fede nicena gli procurò la persecuzione e l'esilio. Per questa ragione e per l'austerità dei suoi costumi godette molta stima tra i suoi coetanei. Per mezzo di Sisinnio, suo lettore da lui designato quale successore, partecipò alle discussioni indette da Teodosio I per comporre le divisioni della Chiesa orientale, riuscendo a far riconoscere i novaziani come ortodossi e ad ottenere loro il diritto di riunirsi entro le mura della città.
Bibl.: Socrate, Hist. eccl., II, 38; IV, 9 : V, 10, 21; Sozomeno, Hist. eccl., VI, 9; Cassiodoro, Hist. tripartita, VII, 20; IX, 36 .
Gaetano Corti
AGELLI (Ajelli, Agellius), Antonio. - Biblista teatino, n. a Sorrento nel 1532, m. a Roma il 19 nov. 1608. Entrato tra i Chierici regolari teatini di S. Paolo Maggiore in Napoli nel 1551, attese allo studio delle lingue bibliche a Roma favorito dal futuro card. Sirlleto. Fu preposto alla casa dei Teatini di Genova dal 1572 e di Cremona dal 1579. Membro attivo delle varie commissioni pontificie per il testo biblico, collaborò alla revisione della Volgata sotto s. Pio V, all'edizione della versione greca dei Settanta curata da Sisto V, quindi ancora alla revisione della Volgata fino all'edizione clementina del 1592. Nominato vescovo di Acerno da Clemente VIII nel 1593, dopo aver governato con zelo rinunziò nel 1604 , per potersi dedicare ai suoi studi tra i suoi confratelli di Roma (a S. Silvestro al Quirinale).
Le principali opere bibliche dell'A., scritte in buon latino, sono : Commentarius in Threnos collectius ex auctoribus graecis et in eosdem explicatio et catena graecorum Patrum ex eiusdem versione, Roma 1598; Commentarius in Psalmos et Cantica, Roma 1806 (è la sua opera maggiore). Uscirono postumi : Comm. in Proverbio Salomonis, Verona 1649; Commentarius in prophetam Habacuc, Anversa 1697. Altre sue opere sono rimaste manoscritte.
Bibl.: J. Silos, Historia Clericorum Regularium, I, Roma 1650, pp. 532-36; A. Vezzosi, I Scrittori de' Chierici regolari, I, Roma 1780, pp. 5-24; E. Levesque, s. v. in DB, I, 263; A. Vaccari, s. v. in Enc. Ital., I, p. 847 sg.
Pietro De Ambragi
AGELTRUDE. - Regina ed imperatrice, figlia di Adelchi, principe di Benevento, sposò Guido, duca di Spoleto e Camerino. Donna ambiziosa e senza scrupoli, assecondò ed incitò il marito nei suoi propositi di grandezza e di dominio. Divenuta regina ed imperatrice dopo la proclamazione di Guido prima a
re d'Italia e quindi ad imperatore nell'89r, rimasta vedova tre anni dopo, continuò la sua opera di energica consigliera con il figlio Lamberto. In seguito alla venuta di Arnolfo, si ritirò con tutte le forze longobarde a Spoleto, decisa ad affrontare l'assedio e il combattimento. Dopo l'improvvisa partenza dell'imperatore, acconsentì, sebbene senza prendervi parte, all'orribile processo di papa Formoso, svoltosi a Roma. Morto Lamberto nell' 898 , si ritirò a Spoleto, accettando i donativi ed i favori accordatile da Berengario I.
Bibl.: L. Salvatorelli, L'Italia medievale Dalle invasioni barbariche agli inizi del sec. XI, Milano s. d., passim., M. Schipa, Il mezzogiorno d'Italia anteriormente alla monarchia, Ducato di Napoli e Principato di Salerno, Bari 1923, pp. 91-101; R. Caggese, L'alto Medioevo, Torino 1937, pp. 402-404, 408.
Emma Santovito
AGEMINA (da Agiam = Persia, in arabo). - E sinonimo di lavoro "alla damaschina " ed indica una

Qut. Alinarii
Agemina - Particolare della porta della basilica di S. Paolo fuori le mura (sec. xi).
tecnica dell'incrostazione del metallo, che viene scavato a disegno e riempito con fili o lamine di altro metallo battuto a freddo; è spesso confusa, ma impropriamente, con il niello (v.). Già nota all'arte egizia e cretese-micenea, fu molto diffusa nell'antichità; la sua grande fortuna nella civiltà bizantina ed in quella musulmana si deve al progressivo scadere del gusto plastico, sostituito da quello per il colore che tale tecnica può soddisfare con raffinata preziosità di effetti e di materiali. Venne spesso usata insieme col niello per suppellettile chiesastica (candelieri, cofanetti) ed anche per rivestimento parziale di edifici sacri (chiesa degli Apostoli e oratorio del Salvatore a Bisanzio); trovò largo impiego nelle imposte di bronzo. Sono forse di manifattura orientale quelle del Battistero lateranense a Roma con croci argentee (sec. v); ed importate direttamente da Bisanzio per mezzo dei Pantaleoni di Amalfi quelle di Salerno, di Amalfi, di Monte S. Angelo e le altre più ricche per la basilica romana di S. Paolo, tutte del tardo sec. xi. Ar-
## Page 283
tisti nostri sull'esempio dei bizantini eseguirono poi le porte per la tomba di Boemondo a Canosa e le due della cattedrale di Troia (1119-21). Più tardi l'a. fu usata in prevalenza per armi ed oggetti profani; fra i sacri è notevole una "paco" (v.) al musco Poldi Pezzoli di Milano (sec. xvi). - Vedi Tuv. XXXI.
BibL.: J. Labarte, Histoire des arts industriels au moyen age et d'l'́poque de la Renaissance, Parigi 1872; E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1904; M. Rosenherz, Nielle bis zum Jahre 1000 nach Chr., Francufurtes.M.1924; C. Diehl, Manuel d'art biométn, Parigi 1925; P. Tuesca, Storia dell'arte italiana, Torino 1927: G. Lehnert, Illustrierte Geschichte des Kunstgeuerbes, Berlino s. d.
Guglielmo Matthiae
AGEN, diocesi di. - Città della Francia meridionale nella Linguadoca, situata sul fiume Garonna, alla confluenza con il Masse; è l'antica Aginnum, e conta oggi 27.500 abitanti. Essa fu un tempo il capoluogo della Civitas Agemnensium e poi la capitale del regno dei Nitiobrigí, scomparso con la conquista romana. Non si sa con precisione quando vi fu introdotto il cristianesimo. Verso la metà del sec. iv, la Chiesa di A. è illustrata da s. Febadio (v.). Questi era già vescovo di A. quando scrisse il suo Liber contra Arianae, nel 357, e dopo essere stato tra i principali attori del Concilio di Rimini nel 359, presiedette quelli di Valenza nel 374, e di Saragozza nel 380. A. si vanta di annoverare tra i suoi sacerdoti colui che fu chiamato il Sallustio cristiano, Sulpicio Severo (v.). Occupata dai Visigoti, dal 412 al 507, e devastata dai Saraceni e infine dai Normanni nell'anno 848, A. si rialzò dalle sue rovine nel 912 ed ebbe una fioritura d'istituzioni monastiche, pur tra i contrasti dell'eresia. Fu sotto il dominio dei re d'Inghilterra, particolarmente dal 1360 al 1463 , e annessa alla Corona di Francia nel 1615 . E rinomata per la sua bella chiesa di S. Caprasio, in stile ogivale del sec. xir-xiri.
La diocesi, che in seguito al concordato del 1801 aveva assorbito quella di Auch soppressa e parte di quella di Montauban, ha come territorio il dipartimento del Lot-et-Garonne ( 5383 kmq ., e 247.500 ab.) e conta 200.000 cattolici, ripartiti in 440 parrocchie amministrate da 263 sacerdoti. Dipende attualmente dalla metropoli di Bordeaux dopo essere stata unita a quella di Tolosa, dal 1802 al 1823.
BibL.: Gallia christiana, II, 1720, coll. 891-936; Instrumento, coll. 427-38; J. Barrica, Histoire religieuse et monumentale du diocèse d'Agen, 2 voll., Agen 1855 ; J. Labrunic, Abrégé chronologique des antiquités d'Agen, ivi 1892 ; A. Durengues, Pouillé historique du diocèse d'Agen pour l'année 1789, ivi 1894; id., Le diocèse de Lot-et-Garonne, ivi 1903; id., s. v. in DHG, I, coll. 933-41; L. Duchesne, Postes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2e ed., Parigi 1910, pp. 63-64. Antonio Soiraz
AGENDA. - Parola latina che significa "quello che si deve fare». In principio era usata in liturgia per indicare il Canone della Messa ed anche tutta la Messa, secondo il can. 9 del Concilio di Cartagine (390): «Ab universis Episcopis dictum est : quisquis presbyter, si inconsulto episcopo, agendam in quolibet loco voluerit celebrare, ipse honori suo contrarios existit». In seguito indicò il complesso dell'ufficio e delle preci dei defunti: a. mortuorum. Vennero poi chiamate così anche le raccolte di preghiere e cerimonie per l'amministrazione dei sacramenti, e dei sacramentali ecc. (v. hITUALS).
Siverio Mame
AGENTE DIPLOMATICO. - Organo delle reazioni politiche fra gli Stati, incaricato di rappresentare in via temporanea o permanente lo Stato inviante presso lo Stato ove esercita le sue funzioni. L'uso delle ambascerie occasionali e transitorie risale alla più remota antichità. E invece solo nella seconda metà del sec. xvir che si è generalizzato fra gli Stati l'uso di scambiarsi rappresentanti diplomatici perma-
nenti (la prima rappresentanza permanente è quella istituita dalia Repubblica di Venezia a Genova nel 1455). Uso che ha assunto tale carattere di generalità e regolarità che si parla del diritto di legazione attivo e passivo come di un attributo della personalità internazionale e si discute se tale "diritto " spetti anche ad enti diversi dagli Stati e dalla Santa Sede. E da escludere, tuttavia, che lo scambio di a. d. fra due Stati costituisca oggetto di diritto ed obbligo. Gli a. d. si distinguono in ordinari e straordinari. Questa distinzione pone da un lato gli inviati a carattere permanente, che hanno il compito di tutelare gli interessi dello Stato inviante presso lo Stato in cui si trovano, osservando e riferendo al loro governo, facendosi tramite di comunicazioni, vigilando sull'osservanza degli impegni assunti verso il loro governo dal governo estero, conducendo negoziati, proteggendo i connazionali residenti, ecc.; e dall'altro gli inviati senza carattere permanente, incaricati di missioni speciali, come la stipulazione di un trattato, la presentazione di pubbliche scuse, una proposta ufficiale di matrimonio, ecc.; o della rappresentanza dello Stato a un congresso, ad una conferenza (delegati) o ad una cerimonia ufficiale. Secondo il regolamento adottato al Congresso di Vienna (protocollo della sess. del 9 marzo 1815 e protocollo aggiuntivo di Aix-la-Chapelle del 21 nov. 1818), inteso a porre fine alle questioni di precedenza che davano spesso luogo a controversia, gli a. d. sono classificati in quattro categorie in ordine d'importanza: 1) ambasciatori, ai quali sono parificati i legati ed i nunzi pontifici; 2) inviati straordinari, ministri plenipotenziari e internunzi; 3) ministri residenti (classe aggiunta al Congresso di Aix-la-Chapelle); 4) incaricati d'affari : gli inviati delle prime tre classi accreditati presso il Capo dello Stato, gli incaricati di affari presso il ministro degli Affari esteri. Secondo il Regolamento di Vienna (art. 2) soltanto alla prima categoria spetta il carattere rappresentativo: ma questa diversità, che deriva dalla qualità di rappresentanti personali del Sovrano originariamente attribuita agli ambasciatori, viene intesa nel senso che soltanto gli ambasciatori rappresentino, oltre allo Stato, anche la persona del Capo dello Stato accreditante e si traduce soltanto in prerogative di cerimoniale. Gli a. delle categorie sopraelencate sono soltanto i capi delle rappresentanze diplomatiche i cui componenti sono andati e vanno aumentate di numero e varietà di attribuzioni di pari passo con lo sviluppo dei rapporti internazionali. Normalmente una rappresentanza è composta, oltre che del capo, di consiglieri, segretari e addetti di legazione, di cancellieri e di altro personale ufficiale.
Gli a. d. accreditati presso uno Stato formano il corpo diplomatico, alla testa del quale, per tradizione ed espressa disposizione del protocollo di Vienna, si trova il nunzio pontificio o il più elevato in grado o più anziano degli a. laici. La sola funzione sostanziale del corpo diplomatico è di vigilare sul rispetto, da parte del governo locale, delle immunità e privilegi spettanti ai suoi membri. La missione diplomatica, termine che designa il periodo durante il quale l'a. d. esercita le sue funzioni presso uno Stato o la Santa Sede, ha ufficialmente inizio dopo che i due Stati abbiano manifestato il desiderio rispettivamente di inviare e ricevere l'a. d. con la presentazione delle lettere credenziali (v.), preceduta, per le tre prime classi di a., dall'agrénone (v.), o "gredimento " dello Stato accreditario; ha fine con il compimento della missione (inviato straordinario); con il richiamo da parte dello Stato accreditante; con la rottura delle relazioni diplomatiche; con il sorgere dello stato di guerra fra i due Stati; o per ragioni di carattere personale o amministrativo che determinino la sostituzione dell'inviato.
## Page 284
Durante il periodo della loro permanenza presso lo Stato accreditante, gli a. d. godono di speciali immunità e privilégi (v.) intesi a facilitare l'espletamento della loro missione.
BibL.: A. Miruss, Das europäische Gesundtechaftsrecht, 2 voll., Lipsia 1847; F. H. Geficken, in von Holtzendorff, Handbuch des Völkerrechts, III, Amburgo 1887, p. 605 sgg.; P. L. K. Pradier-Foddey, Cours de droit diplomatique, 2 voll., 2^{°} ed., Parigi 1809; K. Strupp, Worterbuch des Völkerrechts, I, Berlinaclipsia 1924, p. 394 sgg.; E. M. Satow, A Guide to Diplom. Prattie, 50 ed, a cura di Hugh Ritchie, Londra 1932; W. Vaughan, Les méthodes de travail de la Dipl., in Recueil des Cours de l'Accad. de Dr. Internat. de la Haye, 1924, III; E. Walgast, Le diplomate et ses fonctions, ibid., 1937, II; R. Genet, Traité de Dipl. et de Dr. dipl., 3 voll., Parigi 1931-32; L. Oppenheim's, Internationel Law, I, Londra 1947, p. 686 sgg.
AGENTI PRESSO LE SACRE CONGREGAZIONI. - Notevole importanza ebbero in passato i procuratori ospedizionieri, che rappresentavano singole diocesi o persone presso la Curia romana. In prevalenza laici, essi entravano un po' in tutto il complesso organismo degli uffici e delle congregazioni pontificie (specie in quelle che procedevano a nomine o concedevano dispense, grazie, privilegi, ecc.) e costituivano un corpo potente e molto geloso dei suoi privilegi secolari. Col moltiplicarsi dei mezzi di comunicazione, il compito di questi intermediari diventò sempre meno utile, oltre a dar luogo a numerosi inconvenienti; perciò la Sapienti Consilio (1908) dispose la soppressione del corpo degli Spedizionieri apostolici, facendo salvi gli eventuali diritti acquisiti (cap. viI), e tollerando per il futuro l'esistenza di due soli tipi di rappresentanti: 1) agenti saltuari di private persone, ai quali è richiesto soltanto di essere cattolici, di integra fama ed estranei al dicastero di cui si tratta la pratica; 2) agenti abituali e riconosciuti di vescovi o di diocesi. Questi ultimi debbono essere iscritti nell'albo degli agenti, da tenersi presso la S. Congregazione Concistoriale, il cui assessore, a suo giudizio insindacabile, può ammettere o respingere gli aspiranti : oltre ad essere cattolici e di integra fama, debbono avere una sufficiente cognizione della lingua latina e del diritto canonico; per gli ecclesiastici occorre il beneplacito del vicariato e per i religiosi del loro generale.
Vittorio Bartocceri.
AGENZIA INTERNAZIONALE FIDES. - Organo di informazioni missionarie, istituito dal Consiglio Superiore Generale della Pontificia Opera della Propagazione della Fede nell'assemblea annuale del 1927 e approvato da Pio XI nell'udienza concessa il 9 maggio dello stesso anno al Segretario della Congregazione. Ha lo scopo di raccogliere notizie da tutte le missioni cattoliche, vagliarle e comunicarle alla stampa, soprattutto a quella cattolica.
Perciò venne subito organizzata una fitta rete di corrispondenti locali in tutte le parti del mondo, designati dai vescovi, dai vicari e dai prefetti apostolici in ciascuno dei territori della loro giurisdizione; e al centro di Roma venne creato un ufficio redazionale, che elabora diligentemente il materiale ricevuto e lo trasmette settimanalmente nelle lingue principali alla stampa mondiale. Oltre ai corrispondenti locali, si hanno anche corrispondenti regionali, che forniscono articoli di più ampio respiro intorno agli affari o nazionali o particolari che riguardano parecchi territori missionari, presi nel loro insieme.
L'A. ha ora due pubblicazioni: l'una settimanale di Informazioni, cominciata nel gennaio 1928; e l'altra, senza periodicità fissa, di Documentazioni, comprendente articoli più ampi di 6-8 pagine, stesi nella lingua originale degli scrittori che le inviano: italiano, francese, inglese, spagnolo, tedesco. Le "Documentazioni", cominciano nell'aprile 1947.
L'A. dispone pure di un servizio speciale di fotografie, sotto la denominazione di Fides Foto. Rivolse anche le sue cure a pubblicazioni più importanti : Testo-atlante
illustrato delle Missioni, Novara 1932; Le Missioni Cattoliche dipendenti dalla S. Congregazione de Prop. Fide, Roma 1946, e collaborò intensamente alla Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1935.
Celestino Testore
AGENZIA LUMEN. - Fu fondata nel 1935 dalla Commissione simulale della delegazione apostolica della Cina allo scopo di raccogliere il notiziario religioso da tutto il mondo per passarlo ai giornali e alle riviste cattoliche cinesi, e, possibilmente, anche alla stampa non eratiana. I suoi comunicati escono in due edizioni: una cinese e l'altra latino-anglo-francese.
BibL.: Collectanea Commissionis Synodalis, Pechino 1935, p. I 102 .
AGGADA: v. HAGGĀDĀH.
AGGEO (ebr. Hāggej "solenne"; Settanta 'A γ γ bar{α} bar{σ} ς ). - Profeta, decimo della serie dei "minori", il primo tra i posteriori all'esilio. E identico al profeta di Esd. 5, 1; 6, 14. La sua breve attività, svoltasi tutta nel 520 a. C., riguarda la ricostruzione del Tempio dopo il ritorno da Babilonia. A. proferi in proposito quattro oracoli, trasmessici nei due capitoli del suo libro ( 1,2 -11; 2, 4-10; 2, 12-20 e 22-24). Avvenuta nei primi sei mesi una sommaria sistemazione delle famiglie, si pensò al luogo del culto: si riattò l'altare sul luogo in cui sorgeva prima della rovina (Esd. 3, 2), poi si posero le fondamenta del Tempio (Esd. 3, 7 sgg .). Ma per varie difficoltà (Esd. 4) i lavori furono presto abbandonati, né più accennavano a riprendersi. Scuotere gli animi dall'inerzia, ravvivare l'opera e sostenerne il proseguimento fu la missione di A.
Egli si levò a parlare alla presenza del governatore Zorobabel e del sommo sacerdote Josua il 10 giorno del 6^{°} mese del 2^{°} anno di Dario I ( 29 ag. 520 a. C.), biasimando l'incuria per la casa di Jahweh a confronto della premura con cui erano state invece rifatte le abitazioni private; un pessimo raccolto sarà il castigo di tale negligenza (cap. 1). Il messaggio del profeta, forse appoggiato dai successi di nuovi rimpatriati, fu accalto e i lavori ripresi dagli inizi ( 1,14 ), poiché del poco che si era fatto non doveva rimanere traccia (il che spiegherebbe il silenzio di A. sui lavori fatti prima, menzionati da Eadra). Plendendo ( 1,13 ), A. rinfocolò l'entusiasmo con l'allocuzione del 21 del 7^{°} mese ( 10 ott.) : l'umile Tempio risorto supererà la gloria del primo, perché, venuto il Messia, vi sarà la pace ( 2,1-10 ). Il 3^{°} oracolo ( 2,11-20 ) del 24 del 9^{°} mese ( 18 dic.) promette che solo il completamento del Tempio darà la vera purezza (cf. Lev. 6, 27 e sgg.; Num. 19, 22). Intanto alla parola di A. si aggiungeva quella del profeta Zaccaria (v.).
Il libro è fonte importante per la storia postesilica della piccola comunità giudaica, che si dibatteva tra innumerevoli difficoltà interne ed esterne. Il paese, isterilito nell'abbandono, era travagliato dalla siccità ( 1,9 sgg.; 2, 17); il commercio stentava ad avviarsi, infieriva la carestia ( 1,6 ). A lavori ripresi, insinuatosi lo sgomento nell'animo dei jahwisti al pensiero dell'inferiorità del nuovo edificio rispetto all'antico, A. predice la salvezza nell'avvento messianico: al Tempio le genti affluiranno nel Regno universale divino (2, 7-10; il v. 7 sg. è citato e interpretato in Hebr. 12, 26-28).
L'esegesi del noto passo messianico ( 2,8 ) è difficile, anche perché la Volgata (et veniet desideratus cunctis gentibus) non è in accordo col testo ebraico e con le antiche versioni greca e siriaca (Cf. A. Skrinjar, in Verbum Domini, 15 [1935], pp. 356-62; J. Knabenbauer, Comm. in Proph. Minores, II, 2^{°} ed., Parigi 1924, pp. 183-90; J. Corluy, Spicilegium dogmatizobiblicum, I, Gand 1884, pp. 515-24). Senso messianico (forse tipico) viene attribuito anche al vaticinio conclusivo sulla elezione di Zorobabel in "segno" fra la rovina delle Genti (2, 22-24; cf. Knabenbauer, op. cit., p. 206 sg.).
## Page 285

PORTA AGEMINATA DEL SANTUARIO DI S. MICHELE (a. 1076) Monte S. Angelo (Gargano).
## Page 286

AGNELLO DIVINO SUL TRONO (zz. 550)
Ramo, Basilica dei SS. Casina e Damiano, museion dell' oron trionfale.
## Page 287
Bibl.: E. Sellin, Studien zur Entstehungsseschichte der jüdischen Gemeinde nach dem babylon. Exil. z voll., Lipsia 1901: J. Halévy. Le prophite Aggée, in Revue Scinstique, 15 (1907), p. 289 seg.; H. G. Mitchell, A Critical and Exegetical Commentary on Haggai and Zechariah. Edimburgo 1912; A. Fernández, El profeta AgroII, 13-12 y la fundaciun del secundo Templo, in Biblica. 2 (1921), pp. 206-12; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, §86 seg.; F.C. Morgan, Haggai. A Prophet of Correction and Confort, Londra 1933; H. Veldkamp, De twee gesuigen (Haggai en Zecharia), Froncker 1940.
Giovanni Rinaldi
AGGIOTAGGIO. - Speculazione consistente nel pubblicare o altrimenti divulgare notizie false, esagerate o tendenziose, o adoperare altri artifici, atti a cagionare un aumento o una diminuzione del prezzo delle merci, o dei valori ammessi nelle liste di borsa o negoziabili sul pubblico mercato. In molte legislazioni l'a. è considerato reato (per l'Italia v. Cod. pen. art. 267 e 501 ).
L'a., come è ovvio, è sempre immorale. Chi vi ricorre, lede la giustizia commutativa nella misura del danno che effettivamente arreca agli altri; e in quella misura è tenuto quindi alla restituzione.
Se riesce assai difficile o impossibile individuare i danneggiati - ciò che si verifica nei casi in cui l'a. assume proporzioni considerevoli - secondo il comune sentire le somme indebitamente realizzate si devono impiegare in opere di bene. (v. BORSA).
Bibl.: R. Mangini, Economia pubblica, in Nuovo Digesto Ital., V, Torino 1938, pp 275-76.
Pietro Pavan
AGGRAVANTI: v. CIRCOSTANZE AGGRAVANTI.
AGGRESSIONE: v. difesa legittima.
AGGRESSIVI: v. GUERRA.
AGHADOE: v. KERRY.
AGILES (Aguileri), Raimondo d'. - Canonico di Le Puy, cappellano del conte di Tolosa, partecipò alla prima crociata (ro96-99). Ne scrisse la storia narrando specialmente le gesta del conte e del vescovo di Le Puy. E pubblicata in Gesta Dei per Francos, I, Hannover 16ir, pp. 139-83.
Bibl.: U. Chevalier, Répertoire des sources bistoriques. Bio-bibliographie, II, Parigi 1907, col. 3886. Giovanni Meseguer
AGILULFO, re dei Longobardi. - Fu scelto come marito da Teodolinda, vedova del re Autari, e fu eletto re dei Longobardi a Milano nel maggio del 591. Mosse contro Romano, esarca di Ravenna, che aveva occupato alcune città della Tuscia e giunse fino ad assediare Roma (593); ma concluse poi la pace col papa Gregorio Magno soprattutto per mediazione di Teodolinda (599). Fece battezzare il figlio Adaloaldo (v.) nella Pasqua del 603, e sembra che egli stesso si sia convertito. Concluse atti di pace con Franchi, Unni, Avari. Morì nel 615 o 616.
Bibl.: Paolo Diacono, Historia Langobardorum, in MGH, Script. Ber. Lang. et Ital. spec. VI-IX, Hannover 1878, pp. 113125; G. Romano - A. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia (355-888), Milano 1940, pp. 302-307. Emma Santovito
AGIOGRAFIA. - Dal gr. dot{α} γ_{10} ς «santo» e γ ρ dot{α} ρ ω "scrive», detta anche agiologia, è la scienza che si occupa delle vite e delle leggende dei santi e di tutte le questioni annesse. La si può considerare un ramo della storia ecclesiastica. In senso vero e proprio l'a. riguarda i santi e i beati, il cui culto è riconosciuto dalla Chiesa cattolica, o che un giorno potrà esserlo; in senso largo abbraccia tutta la produzione letteraria cristiana agiografica di tutti i tempi e di tutte le regioni. Ciò vale specialmente per l'antichità cristiana e l'alto medioevo, ricchi di testi agiografici scritti oltre che in greco e latino, in siriaco, copto, armeno, georgiano, gheez e arabo.
L'a. è una disciplina storica, a cui sono applicabili le regole del metodo storico, ma per approfondirsi in essa è inoltre necessaria la conoscenza della teologia e della mistica. Oggi si insiste molto anche
sulla psicologia dei santi. Per la specializzazione, ormai introdotta in tutte le scienze, dall'a. propriamente detta si sono staccate varie altre discipline, come le ricerche sulle Reliquie, sui Patroni di chiese e di varie arti e mestieri, sull'Eortologia (dal gr. dot{ε} ρ ε τ dot{η} "festa"), ossia sull'origine delle feste dei santi, sulla loro Iconografia, sugli Atti dei Martiri, sui Martirologi.
Gli autori di vite e di leggende di santi sono chiamati agiografi, che bisogna ben distinguere dagli agiografi biblici, nome con cui gli esegeti cattolici indicano gli autori dei libri ispirati. Agiografi in senso largo si chiamano anche gli studiosi di a., come per esempio gli agiografi bollandisti, continuatori di Giovanni Bolland, che iniziò gli Acta Sanctorum. Applicando le regole della critica all'a., non bisogna perdere di vista il fatto che non si criticano i santi, bensì gli autori delle loro vite, i quali scrivevano secondo il loro talento, la loro cultura, molte diverse nelle varie epoche, la loro buona e qualche volta anche mala fede. Difatti non esulano dall'a. passata vere falsificazioni, mistificazioni, ispirate dalla vanità e più spesso da interessi particolari o rivendicazioni locali. Di qui la necessità della critica per accertare la verità, necessità pienamente riconosciuta dalla Chiesa con l'istituzione della sezione storica in seno alla S. Congregazione dei Riti (1930). Né si può a questo riguardo distinguere nettamente l'a. scientifica dall'a. pratica e popolare, perché ambedue fin dall'inizio sono intrecciate e interdipendenti.
Tralasciando gli Atti dei Martiri (v.) che sono i più antichi documenti agiografici, si darà un breve quadro della letteratura agiografica latina nelle varie epoche. In generale si può dire che epoche di intensa vita religiosa producono anche notevoli opere agiografiche, la cui forma varia secondo l'indole del tempo.
Le prime vite dei santi (non martiri) sono quelle di s. Antonio abate, scritta in greco da s. Atanasio, ma subito tradotta in latino e avidamente letta; di s. Ambrogio composta dal diacono Paolino, di s. Martino di Tours, scritta da Sulpicio Severo, di s. Agostino composta da Possidio, di s. Melania iuniore scritta dal prete Geronzio, pervenutaci in greco (forse l'originale) e in latino. Queste vite sono lontane dal tipo posteriore di vite di santi. Sono scritte sul modello delle antiche biografie classiche specialmente di Svetonio. La vita del monaco s. M.ilco, scritta da s. Girolamo, si legge come una novella. I Dialoghi di s. Gregorio Magno, per la loro predilezione per l'elemento leggendario e popolare, appartengono già all'epoca seguente.
L'epoca merovingica èsricchissima in letteratura agiografica, ma di valore molto discusso. Le tradizioni classiche essendo venute meno con le invasioni barbariche, le vite dei santi prendono allora un'altra forma. Vi predomina l'elemento meraviglioso, il miracolo. Ciò appare specialmente negli scritti di s. Gregorio di Tours (m. nel 594) : De gloria martyrum, De gloria confessorum. In molte di queste notizie agiografiche, scritte con fede ingenua, si registrano unicamente miracoli, a maggiore esaltazione dei santi e ad edificazione del popolo. Bisogna riconoscere però che alcune vite di confessori contemporanei sono tracciate in maniera eccellente. In occasione delle numerose traslazioni ed elevazioni dei corpi di santi, considerate allora come equivalenti alla canonizzazione, si desiderava conoscerne la vita; per rispondere a questo desiderio gli agiografi, ignorando spesso le vere circostanze della vita dell'eroe, ricorrevano a vaghe tradizioni popolari, inventavano o copiavano addirittura altre leg-
## Page 288
gende, cambiando il solo nome del santo. La forma letteraria merovingica piuttosto rozza, qualche volta fu ripulita al tempo della rinascita carolina. E quindi difficile stabilire in alcuni casi se si tratti di un originale o di un rifacimento posteriore. Una critica molto severa usa a questo riguardo B. Krusch, l'editore delle vite dei santi merovingici nel MGH.
Imparentata all'a. merovingica è in certo modo la ricca a. irlandese, nella quale in parte sovrabbonda l'elemento meraviglioso. Ne sono esempi le numerose vite di s. Brigida di Kildare, il cui culto dai monaci irlandesi fu largamente diffuso anche sul continente, e le vite di s. Brendano, anche se si prescinde dalla Na vigatio Brendani, opera oltremodo fantastica e di grande voga, che fu poi intrecciata nelle vite più antiche.
Nei secc. viI-viII sono notevoli le biografie dei grandi santi missionari anglosassoni, s. Vilibrordo, s. Bonifacio ed altri.
Nei secc. Ix-x vi è grande abbondanza di letteratura agiografica., che è la principale produzione letteraria del tempo, raccolta nel vol. XV dei MGH. Si tratta specialmente di santi vescovi e abati. L. Zoepf (v. sotto), che ha studiato profondamente l'a. del sec. x, la divide in tre categorie: leggende, vite, biografie, intendendo col primo nome quelle produzioni in cui domina l'elemento leggendario e meraviglioso, col secondo quelle che accanto a dati positivi, contengono miracoli operati in vita, mentre la biografia è propriamente storica, con tratti individuali e con riferimenti ai fatti dell'epoca e senza miracoli operati in vita. Mentre quest'ultima categoria non abbonda, ci sono delle altre due copiosi esempi nel sec. x., e, si può aggiungere, anche nei secoli seguenti.
L. Hertling (Zeitschrift für Aszetih und Mystik, 8 [1933], pp. 260-68) ha rilevato un'altra particolarità nelle leggende dei secc. vi-xir, il catalogo delle virtù; cioè in un dato momento l'autore, benché tratti isolatamente delle singole virtù, riunisce con sfogo retorico, in un unico fascio tutte le virtù che attribuisce al suo eroe, secondo uno schema che varia da autore a autore, ma che è sempre dello stesso contenuto. Si tratta dunque di un Commune Sanctorum. Di ciò si trovano ancora esempi nel sec. xiri.
Nel sec. xir abbiamo le vite veridiche di s. Bernardo di Chiaravalle scritte da vari autori contemporanei, mentre il Liber miraculorum di Eriberto vescovo di Sassari e l'Exordium magnum cisterciense sono già leggendari.
Storica è anche la vita di s. Norberto di un anonimo e quella di s. Ugo di Cluny scritta da Raimondo di Semur. Accanto a queste vite veridiche non mancano le leggende del solito carattere popolare.
Il sec. xir è quanto mai ricco di grandi e umili figure di santi. Le loro vite, scritte da contemporanei, ispirano fiducia ed eccitano la nostra ammirazione per la grande arte spiegatavi (il cursus). Basta ricordare le vite di s. Francesco d'Assisi dovute a Tommaso da Celano e a s. Bonaventura, veri monumenti letterari e capolavori agiografici. Notevoli sono anche le vite di s. Domenico, di s. Elisabetta d'Ungheria, la vita di s. Maria d'Oignies, scritta dal card. Giacomo di Vitry. Si trovano però anche nel Duecento produzioni agiografiche di cattiva lega, come il Dialogus miraculorum di Cesario di Heisterbach e il Bonum universalede apibus di Tommaso di Cantimpré e la vita oltremodo inverosimile di Cristina Mirabilis dello stesso autore, o di assai dubbio valore quale è la leggenda di s. Emiliano, vescovo irlandese (sec. viI-viII), morto a Faenza, o finalmente di pura fantasia come la leggenda di s. Guniforte di Pavia.
A partire dal sec. xiri abbiamo raccolte latine di vite di santi. Si è distinto in questo campo specialmente l'Ordine di s. Domenico. Omettendo i passionari o lezionari ad uso delle chiese cattedrali, sono da ricordare i numerosissimi testi agiografici ( 900 capitoli) inseriti nello Speculum historiale di Vincenzo di Beauvais e soprattutto la Leggenda aurea di Giacomo da Varagine (Varazze), che ebbe grandissima diffusione con la stampa dal sec. xv (ca. 90 edizioni latine e parecchie traduzioni), opera ingenua mancante di ogni critica, la cui grande voga popolare appare anche nell'iconografia e nel folklore.
Maggiormente critici furono nel sec. xiv lo Speculum sanctorale di Bernardo Guidonis (m. nel 1331) e le Legendae de Sanctis di Pietro Calo (m. nel 1348). Questo due raccolte sono rimaste inedite; l'opera del Calo fu però largamente sfruttata da Pietro de Natalibus (m. ca. il 1400), nel Catalogus Sanctorum, edito a Vicenza nel 1493 e più volte in appresso. Quanto al criterio storico, il Catalogus non supera gran che la Leggenda aurea. Molto più apprezzato è oggi il Sanctuarium Vitae Sanctorum di Bonino Mombrizio, edito a Milano ca. il 1480 , ristampato dai monaci di Solesmes in 2 voll. in-40, Parigi 1910. Il Mombrizio segue l'ordine alfabetico dei nomi dei santi. Il suo leggendario è prezioso, perché ha conservato dei testi antichi agiografici, di cui oggi mancano i manoscritti.
L'umanesimo e la pseudoriforma del sec. xvi hanno influito molto sui lavori agiografici. Il primo sulla forma, il secondo sulla critica. Le raccolte del Lipomano e del Surio cercano di eliminare le manchevolezze dello stile e si preoccupano dell'utilità spirituale dei lettori. S. Pio V in un breve indirizzato al Surio il 2 giugno 1570 , loda l'opera, perché adattatissima a confutare «haereticorum in easdem ss. Patrum historias male dicta» (G. Laderchi, Annales eccl., all'anno 1570, n. 3).
La critica storica e l'accuratezza filologica nell'a. furono seriamente iniziate nel Seicento dai Bollandisti, i quali pubblicarono i due primi volumi degli Acta Sanctorum, abbraccianti il mese di genn., ad Anversa 1643. L'opera continuata per oltre trecento anni e non ancora terminata, consta oggi di 70 volumi in folio. Nel 1882 i neobollandisti iniziarono la rivista A nollecta Bollandiana, vero centro e ricchissima maniera di studi agiografici. I principi che guidano siffatti studi sono esposti in parecchie monografie dal p. H. Delehaye (m. nel 1941). Utili strumenti di lavoro sono pure i Subsidia hagiographica pubblicati dai medesimi Bollandisti. In seguito a questi lavori l'interesse dei dotti di tutti i paesi e di tutte le credenze per i vecchi testi agiografici è immensamente cresciuto, e oggi assistiamo ad una vera rifioritura di studi agiografici, mentre il gusto popolare per le vite dei santi viene nutrito da edizioni e raccolte in volgare, assai numerose in varie lingue moderne. Fin dal Cinquecento, P. Ribadeneyra sulla scorta del Lipomano e del Surio pubblicò in spagnolo un Flos Sanctorum, Madrid 1599, tradotto più volte in italiano, p. es. Venezia 1743, 2 voll. in- 4^{°}. L'oratoriano Carlo Massini pubblicò in due serie in-160, ognuna di 13 voll.: Raccolta di Vite de' santi per ciaschedun giorno dell'anno, Roma 1763-67, che ebbero parecchie edizioni, di cui la quarta romana è del 1819-21. Sono notissime le raccolte di A. Butler (in inglese, recentemente rielaborate dal Thurston, 12 voll., Londra 1926-38), e tradotte in italiano dalla versione francese di G. Godescard, Vite dei Padri, dei Martiri e degli altri principali santi, ²² ed., Venezia 1857, 15 voll.; quella di P. Guérin, Les Petits Bollandistes, Parigi 1878, 17 voll. in- 8^{°}, 7^{°} ed., Parigi 1888. Un esempio di sana critica
## Page 289
e di forma piacevole è la raccolta Les Saints pubblicata a Parigi sotto la direzione di H. Joly, più di 100 volumi, tradotti in parte in italiano (Roma, Desclée). Le raccolte di vari ordini religiosi si possono vedere sotto i rispettivi nomi.
Bibl.: Sul principí e il metodo: fondamentali sono le seguenti opere del bollandista H. Delehaye, tutte edite a Bruxelles: Les légendes hagiographiques, 1903, 2^{text {a }} ed. 1927, (vers. ital. di Faraoni, Firenze 1906, 2^{text {a }} ed. 1910 ; vers. ingl. fatta da V. M. Crawford, Londra 1907; vers. ital. di E. A. Stächelberg, Knopton-Mosson 1907); Sanctus. Essai sur le culte des Saints, dans l'antiquité, 1927; Les origines du culte des Martyrs, 1912, 2^{text {a }} ed., 1933; Cinq leçons sur la méthode hagiographique, 1934; Etude sur le Légendier romain (nov. e dic.), 1936; H. Günter, Legenden-Studien, Colonia 1906; F. Grossi-Gondi, Principi e problemi di critica agiografica, Roma 1919; F. Lenzoni, Genesi, svalginente e trausante delle leggende storiche, Roma 1923 (con ricca bibliografia sulle leggende agiografiche, p. 281 sg .). - A. Molinier, Les sources de l'histoire de France. I. Epique primitice: mérovingiens et corvèingiens, Parigi 1001, pp. 94-163 (prutestante); L. Van der Essen, Etude critique et littéraire sur les Vitae des Saints mérovingiens de l'ancienne Belgique, Lovanio 1907; L. Zovpf, Das Heiligen-Leben im 1o. Jahrhundert, Lipsia-Berlino 1908; I. Snieders, L'influence de l'hagiographie irlandaise sur les Vitae des Saints irlandais en Belgique, in Revue d'histoire ecclésiastique, 24 (1918), pp. 396-627, 827-68. - Gli studi di Pio Franchi de' Cavalieri v. sotto altri dei martini. - Per i primi secoli cristiani sono utili le opere del Lanzoni, Le diocesi d'Italia dalle origini al principio del secolo. V I I (a. 604), Focnza 1927 e di L. Duchesne, Postes épiscopaux de l'ancienne Gaule, 2^{text {a }} ed., 3 voll., Parigi 1007 - 13.
Collezioni di testi : Acta SS. dei Bollandisti, di cui esistono tre edizioni: 1^{text {a }} ed., orig. Anversa-Bruxelles 1643-1940; 2^{text {a }} ed., Venezia 1734-70 da genn. al vol. V di sett.; 3^{text {a }} ed., Palmé, Parigi 1863-70 fino al vol. XII di ott. Il numero dei volumi che si contano per i singoli mesi, in queste edizioni non è sempre uguale.
Le vite dei santi merovingici si trovano nei MGH, Scriptores rerum merovingicarum, II-VII, Hannover 1888-1920, curate e in parte riedite da B. Krusch e K. W. Levison. Il I vol. conservato le opere di s. Gregorio di Tours, 1884-85, non è ancora completo nella nuova edizione. - Santi irlandesi : Joh. Colgan, Acta SS. Hiberniae, Lovanio 1645, in-fol. (genn.-marzo); C. De Smedt-Iss. De Backer, Vitae Sanctarum Hiberniae ex codice Salmanticemi, Edimburgo e Londra 1887, in-fol.: Carolus Plummer, Vitae Sanctarum Hiberniae, 2 voll., Oxford 1910 (sono escluse le vite già pubblicate nell'opera precedente); id., Miscellanea hagiographica hibernica, Bruxelles 1923 (testi in grafico con versione inglese, ecc.). Un importante commentario a questo vile lo dà J. F. Kenney, The Sources for the Early History of Ireland, I. Ecclesiastical, Nuova York 1929; utile anche A. Tommasini, I santi irlandesi in Italia, Milano 1932. - Per l'Inghilterra: C. Horstmann, Nova Legenda Angliae, 2 voll., Oxford 1901, [di Giovanni da Tynemouth, rinaunggiata da Giov. Capgrave]. - Acta SS. Belgii, 6 voll., Bruxelles-Tongerloo 1782-94; J. Nabillon, Acta SS. Ordines s. Benedicti, 9 voll. in-fol., Parigi 1668-1701, 2^{text {a }} ed., 6 voll. in-fol., Venezia 1733-40. Una nuova edizione, curata dai monaci di Solesmes, fu intrapresa dall'editore Protst. Mâcon 1935.
Delle collezioni agiografiche medievali greche la più completa è quella di Simeone Logothetes, detto Metafraste (sec. 23 PG 114-rb, largamente sfruttato dal Lippmann e dal Surio. Sull'agiografia greca: A. Ehrhard, Überlieferung und Bestand der hagiographischen und homiletischen Literatur der griechischen Kirche, 2 voll. (Texte und Untersuchungen, L-LI), Lipsia 193738 (sul Metafraste: II, pp. 306-709), opera fondamentale, ma rimasta incompleta (del vol. III è uscito qualche fascicolo); Le Synonyme de Sirmond, in Anal. Boll., 14 (1896), pp. 396-434; Les Mémoings grecs, ibid., 16 (1897), pp. 311-29; H. Merrel, Die hagiographische Form des griechischen Heiligenlebens, Monaco 1909; contro di lui R. Holl, Die schriftstellerische Form des griechischen Heiligenlebens, in Gesammelte Aufsätze, II, 1, Tubinga 1928.
Dizionari: Abbé Pétin, Dictionnaire hagiographique au viés des Saints et Bienheureux honorés en tout temps et en tous lieux, 2 voll., in-4a, Parigi 1848-50 (voll. 40-41 del Migne, Encyclopédie Théologique), opera ridotta e aggiornata da J. Baudot, Dictionnaire d'hagiographie, Parigi 1925; J. Studler-J. Heim, Vollständiges Heiligenlexikon, 3 voll., in-8a, Augusta 1838-62; F. G. Holweck, Dictionary of the Saints, St. Louis-Londra 1924, ricco d'informazione: Donald Attwater, Dictionary of the Saints, Londra 1938, è in fondo l'indice della nuova edizione di A. Butler, The Lives of the Saints, ed. H. Thurston, 12 voll., Londra 1926-38. Entra in questa categoria anche The Book of Saints, Londra 1921, opera dei Benedettini di Ramagata. Preziosi strumenti di lavoro scientifico nel campo agiografico antico e medievale sono: 1^{text {a }} la BHL, Bruxelles 1898-1901, con suppl. del 1911; 2^{text {a }} la BHO, 101 1895, 2^{text {a }} ed., 1909; 3^{text {a }} le BHO, ivi 1910.
Sul Martirologi : Filippo Ferrari, Catalogus generalis Sancto-
rum qui in Martyralogia Romano non sunt, Venezia 1623; H. Quentin, Les Martyraloges historiques du moyen âge, Parigi 1908; v. Martirologio.
Per la psicologia dei santi: H. Joly, La psychologie des saints, Parigi 1897; vers. ital., Roma 1909; A. Rademacher, Das Seelenleben der Heiligen, 2^{text {a }} ed., Paderborn 1917; J. Familler, Das Heiligenleben in der modernen Psychopathographie, Ratisbonia, Roma 1913; M. de Montmorand, Psychologie des Mystiques catholiques orthodoxes, Parigi 1920. Tutti questi autori sono cattolici; non così: F. Moerchen, Die Psychologie der Heiligkeit, Halle a. S. 1908 .
Livario Oliger
AGIOGRA: v. AGIOGRAFIA.
AGIORITA, Nicodemo l'. - Celebre scrittore greco dell'epoca moderna (1748-1809) che deve molto della sua fama al fatto di aver adoperato per la maggior parte delle sue opere la lingua volgare. N. nell'isola di Naxos, trascorse quasi tutto il tempo della sua attività letteraria, come monaco, al Monte Athos, dal 1775 fino alla morte. Quindi il suo nome più conosciuto di A. Il carattere delle sue opere non è polemico, benché abbia preso parte anche alle dispute del suo tempo intorno alla comunione frequente e alle obiezioni delle così dette só̀̀ α β α. Difese pure e propagò l'esicasmo palamita (v. palamismo). Le sue opere hanno portato alla conoscenza più accurata dell'Oriente greco sotto non pochi aspetti. Il catalogo della sua produzione è molto ricco. Lampros (in Neós 'E λ λ η- vouvê μ ω ν, 1913, p. 315) elenca 18 opere edite e 38 inedite. Più recentemente V. Grumel ne enumera 32 date alla stampa. Le principali sono:
1. П̄ β dot{α} λ ıov τ tilde{ε} ς ν σ τ tilde{ε} ς τ ε tilde{ε} ς (Timone della nave intelligibile), Lipsia 1800 (altre edd. a Zante e ad Atene). E l'opera più nota dell'A.; in essa con numerose note e commentari illustra la collezione di canoni della Chiesa greca. Fu da lui elaborato questo repertorio in collaborazione con Agapio, ed è palese l'animo dell'autore non poco avverso alla Chiesa romana. Alcuni vogliono attribuire, almeno in parte, quest'animosità al monaco Teodorito, incaricato della correzione delle bozze, il quale avrebbe fatto moltissime interpolazioni. Queste certo esistono, ma non è necessario ricorrere ad esse, essendo manifesto da prove più sicure che i sentimenti dell'A. verso le istituzioni latine erano tutt'altro che favorevoli (cf. la lettera da lui diretta al patriarca Gregorio V, pubblicata nella rivista l' ρ χ γ σ ́ ρ ι ς ó Π α λ α μ tilde{α} ς, 2 [1918], p. 435). Ciò nonostante nel campo dell'ascetica non ebbe difficoltà a riprodurre poi greci degli scritti cattolici, come dimostrano le sue opere 'A dot{α} ρ α τ ς π δ λ ε μ ° ς (Guerra invisibile), Venezia 1796, e l'u μ ν α dot{α} σ μ α τ α π ν ε μ α τ ι α dot{α} (Esercizi spirituali), Venezia 1800, adattamenti, la prima del Combattimento spirituale dello Scupoli, e l'altra della spiegazione degli Esercizi Spirituali di s. Ignazio fatta dal Pinamonti (cf. M. Viller, Nicodème l'Agiorite et ses emprunts à la littérature occidentale, in Rev. d'Asc. et Myst., 5 [1924], pp. 174-77).
2. Ф λ λ α α λ i α v tilde{ω} ν i α ρ tilde{ω} ν ν η σ τ ι α tilde{ω} ν, Venezia 1782. Raccolta di scritti ascetici, intorno alla v tilde{η} hat{ρ} ι ς (sobrietà mentale), molto utile per la conoscenza della dottrina spirituale bizantina. Vi sono dei documenti esicastici.
3. 'E γ χ ε ι ρ i ́ δ ι o v ~ σ u μ β o u λ ε σ τ ι α tilde{ν} (Manuale di consigli), Venezia 1801, che è forse l'opera ascetica principale di Nicodemo. Vi si espose la dottrina della custodia dei cinque sensi esterni, dell'immaginazione, della mente e del cuore.
Bibl.: Onofrio Iberino, Bieg. тo6... Nuoobquou 'Aynogei. τ o u, Venezia 1819 (è l'introduzione al Commentario dell'A. sulle Lettere di s. Paolo); Ph. Meyer, s. v. in Realenc. für protest. theol. u. Kirche, XIV, 62-63; id., Beiträge zur Kenntnis... der Bibasblätter, in Zeitschrift f. Kirchengeschichte, 11 (1890), pp. 393435, 539-76; V. Grumel, s. v. Nicodème l'Hagiorite, in DThC, XI, coll. 486-90 (con copiosa indicazione bibliografica).
Emanuele Candal
## Page 290
AGIORITICO, TOMO. - Uno dei più noti documenti del palamismo (v.), di carattere ufficiale, composto sull'Athos ca. il 1339-40. Gregorio Palamas volle premunire le novità dottrinali delle sue Triadi, contro qualsiasi accusa, facendone una sintesi autorizzata come cosa di tutto l'Athos e restando lui medesimo dietro le quinte. E vi riuscì. La redazione del documento, benché ispirata dal Palamas, fu eseguita, secondo la testimonianza dello stesso autore (Encomio di Palamas: PG 151, 593), dal discepolo Filoteo Kokkino, più tardi patriarca di Costantinopoli. Apposero le loro firme ben 21 persone. L'approvazione ufficiale della Chiesa bizantina fu accordata al documento nel celebre Sinodo del 1351 (PG 151, 757-58). Da allora in poi il t. a. fu una delle pietre miliari nella storia del palamismo.
Biol.: Il testo nella фuдaonhia di Nicodemo l'Agiorita, Venezia 1782, parte II, pp. 1009-13, e quindi in PG 120, 1225-36.
Manca uno studio in proposito; ne dànno qualche razgooglio M. Jugie, Palamas Grégoire, in DThC, XI, coll. 1738-39 e Palamite (Contraverae), ibid., col. 1783; id., Theol. Deum. Civilii, Orient., II, Parigi 1933, pp. 63-64; E. Candal, Innovaciones palamíticas en la doctrina de la gratia, (Studi e Testi, CXXIII), Città del Vaticano 1946, pp. 74, 77-78. Emanuele Candal
AGLI, Stefano d'. - Scrittore ascetico, n. a Cremona nella seconda metà del sec. xv, dell'Ordine degli Umiliati. Scrisse due trattati: De hospitalitate e De haris canonicis.
Biol.: F. Arisi, Cremona letteraria, I, Parma 1702, p. 340; Mazzuchelli, I, 1, p. 187; G. Tiraboschi, Vetera Humiliatorum monumenta, I, Milano 1766, p. 261. Francesco Tosclo
AGLIARDI, Antonio. - Cardinale, n. a Cologno al Serio (Bergamo) il 4 sett. 1832, m. a Roma il 19 marzo 1915. Dal seminario diocesano passava all'Apollinare in Roma (1850) addottorandosi in filosofia, in teologia ed in ambo i diritti. Dopo clamorosa polemica col p. Passaglia si dedicava al ministero pastorale nella parrocchia di Osio-Sotto (1865-77), ed all'insegnamento presso il seminario di Bergamo, professando, quindi, per incarico di Pio IX, teologia morale nel collegio urbano di Propaganda Fide. Arcivescovo titolare di Cesarea e delegato apostolico nelle Indie (1884), vi negoziava accordi concordatari col Portogallo e vi incrementava l'opera di penetrazione missionaria specialmente curando la retta formazione del clero indigeno. Segretario della S. Congregazione degli Affari ecclesiastici straordinari tra il 1886 ed il 1889 , appoggiò in quel momento storico dell'annosa questione romana tendenze e correnti spesso anche autorevolmente conciliatrici. Il concorso prestato alla liquidazione dell'infauto Kulturkampf ed alla pacificazione religiosa della Germania, apriva all'A. le nunziature di Monaco di Baviera (1889-93) e poi di Vienna (1893-96), durante le quali cooperò sia allo sviluppo dell'azione sociale dei cattolici tedeschi, che tanto doveva influire sulla maturazione degli insegnamenti dell'enciclica Rerum novarum, sia all'applicazione di quei principi, contro ogni retrivo ostacolo, per parte degli intraprendenti cristiano-sociali austriaci abilmente capeggiati dal Lueger, e del vivace partito cattolico-popolare ungherese. Inviato straordinario a Mosca per l'incoronazione di Nicola II nel 1896, venne eletto cardinale del titolo dei SS. Nereo ed Achilleo il 22 giugno dello stesso anno, vescovo suburbicario di Albano nel 1899, prefetto dell'economato di Propaganda nel 1902, vice-cancelliere di Santa Romana Chiesa nel 1903. Presto circonfuso di meritata popolarità, fermo e limpido nel pensare e nell'operare, fu sostenitore del primo manifestarsi anche in Italia della democrazia cristiana. Partecipò ai conclavi di Pio X (1904) e di Benedett