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ndato da Martino Skyte, vescovo luterano di questa città per impasizione del re Gustavo Wasa, a continuare la sua formazione a Wittenberg (1526-39), ove udl le lezioni di Lutero e di Melantone e fu guadagnato al protestantesimo. Ritornaio da Wittenberg, venne nominato rettore della scuola della cattedrale di Abo, poi fu coadiutore di Skyte (1548), dopo la cui morte divenne amministratore della diocesi, e infine (1554-57), divisa la diocesi in due parti, Abo e Viborg, fu eletto vescovo di Abo, allora capitale della Finlandia.

Opere. - Durante un decennio di indefesso lavoro, pubblicò vari scritti : verso il 1542 un Abbecedario; poco dopo un Catechismo di Lutero; nel 1544 segul la stampa di un libro di preghiere. Nel 1543 pubblicò la traduzione del Nuovo Testamento che aveva incominciato negli anni dei suoi studi; nel 1549 il rituale del Battesimo; nel 1551 continuò la pubblicazione della traduzione di altre parti della Bibbia, i Salmi e i Profeti. La prefazione al Salterio porta un elenco delle divinità pagane della mitologia finnica. Seguirono, nel 1552, le traduzioni di Aggeo, di Zaccaria e di Malachia.

Siccome a quel tempo l'arte tipografica non era ancora introdotta nella Finlandia, che era incorporata alla Svezia, le sue opere furono stampate a Stoccolma. Secondo l'esempio del suo maestro, adoperò la lingua popolare per l'insegnamento della religione, la cultura del clero, la diffusione della Bibbia e divenne così il fondatore della lingua letteraria finlandese.

BISL.: I. A. Cederberg, s. v. Finnländische Kirche, in Realenciblopädie für protestantische Theologie und Kirche, VI, p. 71; F. Israel, s. v. Fimland, in Die Religion in Geschichte und Ge. gemoart, II, vol. 602 seg.
Giulio Grådig
AGRICOLA, Pelagiano. - Noto solo da Prospero di Aquitania, il quale dice (Chronicon, ad a. 429: PL 51, 594): «A. pelagiano, figlio del vescovo pelagiano Severiano, corruppe la Chiesa della Gran Bretagna con i suoi errori. Papa Celestino vi mandò s. Germano di Auxerre che, confusi gli eretici, ricondusse i Britanni alla fede cattolica». A questo stesso A. il Caspari ha voluto attribuire un trattato De divitiis e cinque lettere di un ignoto autore pelagiano, che ci procurano una buona conoscenza della morale pelagiana. Ma oggi sembra che tali scritti siano piuttosto da attribuire a Fastidio (v.).

BISL.: C. P. Caspari, Briefe Abhandlungen und Predigten aus den zwei letzten Jahrhunderten des birchlichen Altertums und dem Anfang des Mittelalters, Cristiania 1890, pp. 1-167; G. Bardenhower, Geach. der althirchlichen Lit., IV, Friburgo in Br. 1924, pp 519-20; I. Kirmer, Das Eigentum des Fastidius in Pelagianischen Streit, St. Ottilien 1938.
Antonio Ferrua
AGRICOLA, Rodolfo. - N. a Bafloo, presso Groninga, nell'Olanda settentrionale, il 17 febbr. 1444. A. mostrò fin da fanciullo inclinazione alla musica, al disegno, all'incisione in legno e alla plastica. Pare
che fosse istruito da Tommaso da Kempis. Da Groninga A. passò, all'età di 12 anni, a Erfurt e da qui, due anni dopo, a Lovanio, che si avviava a diventare uno dei più importanti centri universitari. A Erfurt, non ancora quindicenne, ottenne la laurea di baccelliere, e a Lovanio, prima dei 17 anni, conseguì il titolo di dottore. Da Lovanio, nel 1462, passò a Colonia, sede della teologia scolastica. Fu a Colonia che sorse in lui l'interesse per lo studio storico e scientifico della religione come reazione alla teologia dominante. Pare che trascorresse un po' di tempo a Parigi ove strinse amicizia con Giovanni Reuchlin. Nel 1468 o '69 poté venire in Italia, ove sembra abbia vissuto, salvo qualche breve interruzione, per un decennio. Gli anni trascorsi in Italia influirono decisamente sulla sua formazione. Dalle sue lettere apprendiamo che fu a Pavia dove attese allo studio del diritto. Come era costume dei nostri umanisti, fu precettore di giovani di distinte famiglie, tra cui Johann von Dalberg, il quale più tardi, quale vescovo di Worms, lo farà chiamare ad Heidelberg. L'A., che si era avviato prima allo studio del diritto, lo abbandonò poi per darsi tutto allo studio delle lettere classiche; ma volendo approfondirsi nella conoscenza della lingua greca e non trovando in Pavia chi veramente potesse impartirgliela si trasferi (1475) in una sede più idonea, e precisamente a Ferrara, che chiamò "la vera patria delle muse" e dove era viva, per esservi continuata dal figlio Battista, la tradizione iniziatavi da Guattno Veronese. Qui ebbe a maestri Battista Guarino e Teodoro Gaza. Da questo tempo per l'A. il greco divenne lo studio più interessante: tradusse Luciano, studiò Isocrate, Aristotele, Tucidide, Senofonte, Isidoro Siculo e Polibio. Scrisse anche una Vita Petrarchae, che ci dice dell'amore che egli portò all'iniziatore dell'umancsimo. Studiò diligentemente la lingua italiana spinto com'era a penetrare nello spirito e nella comprensione dell'Italia. Amò la ginnastica, la musica, il canto e il disegno manifestando in tutte queste arti un'attitudine e una versatilità degne di grande rilievo. Durante il suo soggiorno a Ferrara ebbe l'onore di essere invitato a leggere una declamazione pubblica in latino in lode della vera filosofia e della cultura liberale in presenza del duca Ercole.

Nel 1479 l'A. tornò in Olanda portando seco una buona conoscenza del greco e del latino. Molte università si contendevano l'onore di averlo, ma egli non era uomo da poter vincolare la propria libertà a un principe o a una scuola, tuttavia non mancò di interessarsi attivamente, con lettere, con scritti e con la parola, dei metodi di insegnamento, allora in uso, al fine di riformarli. Il ricordo dell'Italia non lo abbandona. Anzi dell'Italia sente profonda la nostalgia che si può avvertire nel carteggio che egli mantiene ( 1480 1485) con gli amici rimasti al di qua delle Alpi.

Nel maggio del 1484, accettando l'invito del vecchio suo discepolo Dalberg, A. si trasferì a Heidelberg dove poco dopo il suo arrivo cominciò a insegnare e a Dalberg e a vari altri giovani. Accompagnò il vescovo von Dalberg a Worms dove, oltre a visitare i monumenti della città, fece delle lezioni su argomenti classici davanti a un uditorio composto in gran parte di maestri. Parlò anche al clero della diocesi che il vescovo desiderava interessare ai nuovi studi. Attorno ad A. si riunirono i migliori detti del tempo tutti intenti a preparare traduzioni dei classici greci e latini. A. si diede anche agli studi religiosi non avvertendo, come del resto si riteneva nell'umanesimo italiano, alcuna contraddizione tra religione e umanesimo.

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(fot. Ene. Catt.)
OBELISCO DI AKSUM
all'inizio della passeggiata Archeologica - Roma.

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(fol. Alinari)
FACCIATA DELLA CHIESA DI S. MARIA MAGGIORE (sec. xiv).

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Nutrendo una viva nostalgia per l'Italia, A. potè appagare il suo grande sogno di rivederla nel 1484, in occasione della elezione al pontificato di Innocenzo VIII. Fu deciso dall'elettore Palatino di mandare una rappresentanza a congratularsi col nuovo Pontefice e la scelta cadde su Dalberg e A., i quali il 30 maggio, dopo un brevissimo soggiorno a Ferrara, giunsero a Roma ove soggiornarono tre settimane ammirando le bellezze della città. Declamata l'orazione, i due presero la via del ritorno, ma le fatiche del viaggio fiaccarono A., che dopo poco più di un mese mori ad Heidelberg, il 27 ott. 1483.

Interessa particolarmente la storia della pedagogia una lettera che A. scrisse nel 1484 a uno dei suoi amici, Barbirianus, sotto il titolo De formondo studio. Questo lavoro è il primo di una lunga serie di studi tedeschi sull'educazione. A. esclude dalla nuova educazione tutte le discipline dei medievali. Più che la realtà delle idee a lui interessava il contenuto delle idee stesse. Nel piano di studi dell'A. hanno molta importanza la filosofia morale e le lettere: queste in relazione con quella valgono a formare e rafforzare il carattere. Perciò non solo i grandi moralisti, Cicerone, Aristotele, Seneca, ma gli storici, gli oratori, i poeti hanno grande importanza come guida della condotta. Si debbono leggere i grandi scrittori antichi per la loro autorità in ogni campo del sapere e perché con i loro esempi e modelli di carattere ci rendono "paratiores ad virtutem ".

Altro aspetto della filosofia è quello di esprimere la verità, perciò anche per l'A. l'eloquenza non era un ornamento della mente, ma l'espressione stessa dell'uomo. A. nel suo manuale introduttivo di logica De inventione dialectica, tradotto in italiano dal Toscanella (Venezia: 567), insegna l'arte di indagare e disporre ogni oggetto sotto i suoi vari rapporti e le leggi generali e naturali del pensiero che le scienze debbono seguire. La logica come la grammatica è un fattore dello stile; la forza dell'argomento ha maggiore importanza degli ornamenti e della varietà. Lo stile non può essere separato dal contenuto: è un pensiero dell'A. ma già presente negli umanisti. A. inoltre stimava di notevole importanza, ai fini della formazione dell'uomo, lo studio teorico e pratico della pittura, dell'architettura e della plastica; non per nulla A. era stato in Italia nel periodo in cui fioriva l'Alberti. Fu anche uno dei primi ad escogitare mezzi speciali per istruire i sordomuti. A. esercitò una notevole influenza sulla diffusione della cultura classica tanto efficace ai fini della formazione della cultura moderna al di là delle Alpi.

Bim.: T. P. Tresling. Vita et merita R. Agricolue, Groninga 1830; A. Bossuert, De Rud. Agric. Fisio. litterarum in Germania restitutore, Parigi 1836; M. Jhm. Der Humanist R. Aev., sein Lehre u. s. Schriften, Paderborn 1893; W. H. Woodward, La pedagogia del Rinascimento, 1200-1600, trad. ital. di E. Codignola e A. Lazzari, Firenze 1923, pp. 79-102.

Nino Sammartano

## AGRICOLAISTI : v. ANTINOMIANI.

AGRICOLA MAGNUS. - Teologo benedettino, n. { }^{°} ad Augusta in data imprecisata e m. nel 1688. Insegnò filosofia nell'Università di Salisburgo nel 1672. Compose diverse opere, delle quali la più importanti sono: De mysterio S.mae Trinitatis (1679), e De actibus humanis (1679).

Bim.: Hurter, II, col. 331; B. Heurtebize, s. v. in DThC, I, col. 634.

AGRIGENTO, diocesi di. - Nella Sicilia meridionale, è sede suffraganea di Monreale, detta sino al 1927 Girgenti; conta oggi 28 mila ab. ca. ( 35 mila nel comune) ed è capoluogo di una vasta provincia (kms. 3043 e 475.600 ab.). Fondata nel 582 a. C., l'antica Akragas nei suoi primi anni fu dominata dal feroce tiranno Falaride (565-549). Più tardi si distinse la figura di Terone (488-472) che, alleatosi con Siracusa, vinse i Cartaginesi ad Imera (480) ed estese il dominio di A., da lui portata ad un grado di alta prosperità. Dopo di lui la città si resse con una
19. - Enciclopedia Cattolica. - I.
forma di governo repubblicano, ebbe periodi di grande floridezza, e subì il dominio straniero dei Cartaginesi prima, dei Romani dopo, sotto i quali cadde definitivamente nella seconda guerra punica (210 a. C.). Caduto l'impero d'Occidente, fu dei Vandali, dei Goti e poi dei Bizantini, con i quali la città era ormai decaduta. Nell'827 cadde sotto i musulmani, i quali riedificarono la città distrutta più in alto, cingendola di mura; solo nel ro86 fu strappata al loro dominio dai
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Agrigento - Particolare del campanile del Duomo (sec. xv).

Normanni. Dopo aver partecipato alla guerra del Ve. spro (1283) e subito le vicende dei Chiaromonte (sec. xiv), il comune si sviluppò anche sotto il governo dei viceré spagnoli.

Non si può documentare l'esistenza di una comunità cristiana in A. prima della pace della Chiesa; le affermazioni contrarie, per essere basate su un inciso interpolato negli Acta autentici di s. Felice di Thibuica, non hanno alcun valore di prova, come pure non hanno valore documentario vari testi agiografici relativi a santi in qualche modo connessi con A., trattandosi in genere di anticipazioni di fatti posteriori, o di reduplicazioni locali di santi autentici di altre località. Tra i dati forniti da tali fonti possiamo conservare solo il nome di Libertino, sia pure con riserve, come quello del protovescovo agrigentino: ma

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nulla possiamo dire sull'età del suo pontificato. La testimonianza di una colonia giudaica (desunta da una iscrizione) potrebbe però farci ritenere possibile che non sia tardata a sorgere dal suo seno una comunità cristiana, le cui prime prove sono di carattere archeologico (alcune lucerne del sec. iv-v).

Notizie storiche possiamo trovare però solo sul finire del sec. vi, durante il pontificato di papa Gregorio I (590-604), dal cui epistolario risultano alcuni nomi di vescovi agrigentini, e precisamente di un Eusanio, che fu deposto da Pelagio II (578-90), e di un Gregorio, il quale, accusato non sappiamo di quale colpa, venne pure deposto, ma, successivamente riabilitato, tornò nel 598 in sede, ove era ancora nel 603 . E da ritenere che tale Gregorio sia il celebre santo vescovo agrigentino, autore di un commentario sull'Ecclesiaste, in 10 libri, e di altre opere minori (non pervenuteci) ed assai venerato nella Chiesa orientale; di lui abbiamo quattro biografie, tutte greche, la principale delle quali scritta da un Leonzio monaco ed abate del monastero di S. Saba in Roma, e suo coevo (PG 98, 742-1181).

Successivamente, dalle firme degli atti del Concilio Lateranense del 643 e Costantinopolitano del 680, appaiono altri due vescovi agrigentini, Felice e Giorgio : gli ultimi noti prima dell'invasione dei Saraceni.

Quanto ai monumenti di tale periodo ad A., taluni sono menzionati nelle fonti agiografiche: tralasciandone alcuni minori, è da notare che la ricordata biografia di s. Gregorio scritta da Leonzio parla di una basilica e di un episcopio antichi, che, per essere stati profanati dalla presenza di un usurpatore durante il processo di Gregorio, vennero al ritorno di questo distrutti e riedificati altrove col consenso del Papa e dell'Imperatore, che in quella occasione avrebbero fatto grandi donativi.

La nuova Basilica, sorta restaurando «un tempio idolatrico vicino alle mura meridionali», è sicuramente quella rimasta sino ai lavori del sec. xviri entro il tempio dorico detto della Concordia, nelle pareti della cui cella vennero aperte arcate, abbattendo anche la divisione con l'opistodomo in modo da ottenere un'empia nave centrale, chiudendo poi la peristasi e ricavando così le navi laterali, come similmente e più o meno contemporaneamente era avvenuto a Stracusa per il tempio di Atena, l'odierno Duomo di quella città. La Basilica, dedicata ai ss. Pietro e Paolo, ricevette poi il nome del dedicatore ( S . Gregorio delle Rape % ). Ma i monumenti più antichi sono di carattere sepolcrale e si trovano nella zona delle mura meridionali. Immediatamente a sud di tali mura si estendeva la necropoli romana, una parte della quale scavata nel 1899 ha rivelato di essere stata poi usata anche dai cristiani. Altre tombe praticate nello spessore stesso delle mura meridionali appartengono pure, per la caratteristica loro forma ad arcosolio, all'età paleocristiana e bizantina. In tutta la zona, poi, tra il tempio detto di Giunone e la Porta Aurea (sempre quindi lungo le mura meridionali) sono praticate nel suolo roccioso numerose formae e circa una ventina di camere sepolcrali ipogee, la maggior parte delle quali ottenute dalla trasformazione di antiche cisterne di acqua e di antichi depositi di cereali. La più grande di queste camere, la cosiddetta gratta Fragapane, può dirsi per la sua estensione una vera e propria catacomba; essa conserva ancora tracce di decorazione pittorica intorno ad alcune delle sue tombe. Per quanto estremamente devastata, il suo sviluppo può venir fissato tra la fine del sec. iv ed il corso del secolo successivo. Coeve o poco posteriori le formae sub divo e le altre camere sepolcrali, come pure le tombe delle mura.

Con l'invasione araba A. seguì la sorte delle altre chiese di Sicilia e la sua gerarchia soppressa fu ripristinata solo con la conquista normanna di Ruggero I, che nel 1086 nominò vescovo s. Gerlando di Besançon (m. nel 1104). Da allora la successione episcopale si è mantenuta ininterrotta sino ad oggi. Durante il pe-
riodo normanno-svevo i vescovi di A. ebbero spesso parte attiva nelle vicende politiche: cosi, per cs., il tedesco Gentile, che era già stato cancelliere del re d'Ungheria, promosso ad A. da Guglielmo I (1054) (Ugo Falcando tracciò un quadro di questo turbolento prelato noto per la lotta fatta a Stefano di Perchè); Bertolomeo Offamil, di origine inglese, fratello di Gualtiero e suo successore nella sede di Palermo; Ursone, favoreggiatore di Tancredi, spodestato da Enrico VII e reintegrato dall'imperatrice Costanza; Rinaldo di Acquaviva (1244-64), scomunicato da Alessandro IV per aver favorito e incoronato re Manfredi. Nei tempi moderni, durante la lotta per la «monarchia sicula» si distinse Lorenzo Gioeni d'Angiò (1730-54).

Benché nel secolo scorso sia stata smembrata, la diocesi di A. resta tuttora una delle più vaste della Sicilia. La giurisdizione del suo vescovo si estende a 46 comuni con 98 parrocchie, 474.500 cattolici, 345 sacerdoti secolari e 82 religiosi.

Tra i monumenti sacri di A. sono da ricordare: il Duomo (sec. xiv), dedicato a s. Gerlando, rimaneggiato nel sec. xviri, con un grandioso campanile incompiuto del sec. xiv (notevole nell'aula capitolare un sarcofago rettangolare greco di squisita fattura con quattro episodi della storia di Fedra); S. Maria dei Greci (sec. xiv), S. Nicola (sec. xiti), S. Giorgio, con portale del ' 300 , il monastero di S. Spirito o Badia Grande (1290), uno dei più belli della Sicilia. In tempi andati furono celebri le abbazie di S. Maria del Bosco, S. Leonardo di Chiusa, S. Angelo di Prizi, S. Maria di Palazzo Adriano, S. Giorgio di Triocala, S. Maria di Refesio, ed altre. - Vedi Tav. XLII.

Bibs.: R. Pieri, Sicilia Sacra, I, Palermo 1733, pp. 693764; G. Pisone, Memorie storiche agrigentine, Girgenti 1863; D. G. Lancia di Brolo, Storia della Chiesa in Sicilia, II, Palermo 1880 1884, pp. 39-51; G. Gagliio, Serie cronologica dei vescovi di Giegneri dai primordi al codore del sec. XVIII, in La Sicilia sacra, III e IV, Palermo 1901-1902; C. A. Garufi, Libellus de Successione Pontificum Agrigentinarum, in Arch. Stor. Sic., 28 (1903); E. Caspar, Die Grundungsurhunden der sicilischen Bistümer, in append. al suo Roger II, Innsbruck 1904, pp. 283-837; J. Führer e V. Schultze, Die altsbritilichen Grobsitäten Siciliens, Berlino 1907, pp. 202218; F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie et en Siècle, Parigi 1907; Laozzani, pp. 639-41; L. T. White, Latin Monasticism in Norman Sicily, Cambridge (Massachusetts) 1938; C. Mercurelli, Scassi e scoperte nelle catacombe siciliane (1521), in Rivista di archeologia cristiana, 21 (1944-45), pp. 5104.

Catullo Mercurelli-Mario Scaduto
AGRIPPA I (Marcus Iulius; o Erode Agrippa). Re giudaico, vissuto tra il 10/9 a. C. e il 44 d. C., della dinastia di Erode, figlio di Aristobulo e di Berenice. Fu educato a Roma presso la corte imperiale. Ebbe tre figlie, Berenice, Mariamne e Drusilla, e due figli, Agrippa II e Druso. Per sfuggire i creditori e la disgrazia di Cesare, da Roma si rifugiò a Malatha in Idumea. La moglie gli ottenne da Antipa una pensione e la carica di agoranomo (edile) a Tiberiade.

Dopo varie avventure e fughe rientrò nella corte imperiale, ma accusato di aver espresso il desiderio della morte di Tiberio e della successione di Caligola suo amico, fu tenuto in catene per sei mesi. Morto Tiberio ( 16 marzo 37), Caligola l'incoronò re delle tetrarchie di Filippo (Batanea, Iturea, Traconitide) e di Lisania (v. abilena) e regioni annesse nel Libano, conferendogli le insegne pretorie. Nell'anno secondo di Caligola fu beffeggiato ad Alessandria dagli ellenisti nelle sembianze dello scemo Carabas. Nel 39 ricevette la tetrarchia (Galilea, Perea) ed i beni privati di Antipa da lui accusato. Poi di nuovo fu a Roma e dissuase l'imperatore dal collocare la sua statua nel tempio di Gerusalemme.

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Morto Caligola (24 genn.41), Claudio, che gli doveva l'ascesa all'impero ottenuta da A. nel Senato, aggiunse al suo regno la Giudea e la Samaria. A. ebbe cosi tutti i territori di Erode il Grande. Arrivato a Gerusalemme, sospese nel recinto del tempio la catena d'oro donatagli da Caligola, elesse a sommo sacerdote Simone, figlio di Boethos, e alleggerì i tributi. Per rendere Gerusalemme inespugnabile e per recingere il quartiere di Bezetha incominció la costruzione del terzo muro munito di salde torri. Claudio ne ordinò la sospensione. Per ingraziarsi i Giudei colpi la Chiesa apostolica nei suoi capi : uccise Giacomo, figlio di Zebedeo, incarcerò Pietro. Avendolo ricercato inutilmente dopo la prodigiosa liberazione, discese a Cesarea, dove si celebravano spettacoli per la salute di Claudio vittorioso sui Britanni. Qui, mentre, seduto in trono, e al sommo della sua potenza, veniva fatto oggetto di smaccate adulazioni, irriverenti verso la maestà di Dio, fu colto da acutissimi dolori viscerali. Aggravatosi il male e corroso dai vermi, mori, secondo Flavio Giuseppe, in capo a cinque giorni, all'età di 54 anni (cf. Act. 12, 1-23). Tanto Flavio Giuseppe quanto Luca vedono in ciò una punizione divina per non aver dato onore a Dio. Aveva regnato sette anni : tre sotto Caligola, quattro sotto Claudio. BibL: v, sotto la voce seguente. Bonaventura Mariani

AGRIPPA II (Marcus Iulius; o Erode Agrippa). - Figlio del precedente, n. nel 27-28 d. C., m. probabilmente tra il 92 e il 93 . Educato presso la corte imperiale, era ancora a Roma alla morte del padre di cui, essendo diciassettenne, non poté creditare il regno. Nel 49 ottenne da Claudio il regno di Calcide; nel 53, in luogo di questo, le tetrarchie di Filippo e di Lisania, e nel 55 da Nerone le città di Tiberiade, Tarichea, Iulias (Livias) con 14 toparchie, e Abila. Forni truppe ai Romani nella guerra partica. Ebbe da Claudio la soprintendenza sul Tempio e il privilegio di eleggere i sommi sacerdoti. Ne creò sei, e depose Anano per aver lapidato Giacomo " fratello del Signore». Non riusci a far demolire il muro costruito dai sacerdoti per impedirgli la vista delle sacre funzioni. Abbeilli Cesarea di Filippo, chiamandola Neroníade, e in modo particolare Berito. In un'iscrizione di Baalbek è designato "Patronus col(oniae) ". Venuto con la sorella Berenice a salutare il nuovo procuratore Porcio Festo a Cesarea, riconobbe l'innocenza di Paolo confessandogli che év 6Al79 (per poco ?) egli l'avrebbe persuaso a diventar cristiano (Act. 25, 13-26,32).

Reduce da Alessandria nel 66, esortò il popolo di Gerusalemme a desistere dalla ribellione contro i Romani. Poi inviò 3000 cavalieri per reprimerla. Prese parte alla spedizione di Cestio Gallo con 3000 fanti e circa 2000 cavalieri, e a quella di Vespasiano e Tito con tutto l'esercito, rimanendo ferito nell'assedio di Gamala. Dal 67 ritornò in possesso del regno. L'anno 68 salpò con Tito su navi da guerra per Roma, per salutare il nuovo imperatore Galba. Ritornò in Oriente appena conosciuta la proclamazione di Vespasiano. L'anno 70 celebrò con Tito a Cesarea di Filippo la vittoria sui Giudei. L'anno 75 era di nuovo a Roma, dove ottenne le insegne pretorie e nuovi ingrandimenti del regno. Scrisse 62 lettere in favore della storia della guerra giudaica di Flavio Giuseppe. Ebbe come segretario per un certo tempo lo storico Giusto di Tiberiade. Non risulta che avesse moglie; fu accusato di vivere incestuosamente con Berenice. Fu un sovrano abile e colto. Della sua romanofilia parlano le monete e le iscrizioni, per esempio quella di Baalbek : " (rex) magnus Ag(rip)pa Pius Philocaesar et Philoromaeus».

Biel.: J. Felten (trad. Bongioanni), Storia dei tempi del N. T., I, Torino 1913. pp. 238-60; E. Schürer, Geschichte des jüdischen Volkes, J. ⁵² ed., Lipsia 1920, pp. 267, 269, 429-71; U. Holzmcister, Historia aetatis N. T., ²² ed., Roma 1938. pp. 120-37. Bonaventura Mariani

AGRIPPA di NetTesheim, Cornelius Heinrich. - Filosofo, n. a Colonia nel 1486 da nobile famiglia. Dopo una vita errabonda e avventurosa mori, pare a Grenoble, nel 1535.

L'opera principale, scritta in gioventù, ma a cui attese per tutta la vita con ritocchi e integrazioni, è il De occulta Philosophia, presentata, come dice A. nel proemio, al celebre abate Tritemio, e da lui corretta e approvata. La magia vi è descritta come la forma più alta del sapere, da cui hanno complemento le tre parti della filosofia (fisica, matematica e teologia) a cui attendono rispettivamente i tre libri in cui si divide l'opera.

Oggetto della filosofia occulta sono le nature intime e le proprietà occulte delle cose, cosi chiamate perché le loro cause sono nascoste all'ostraria considerazione dei filosofi e si svelano soltanto con l'esercizio di particolari esperienze (I, 10). Non appartengono alle nature come tali, ma sono in esse infuse e partecipate dalle idee divine per mezzo dell'«anima (o spiritus) mundi», dai raggi delle stelle e dalle intelligenze che ad esse presiedono. La magia pertanto, dopo la ragione naturale e la divina rivelazione è la "terza via" che c'introduce nella conoscenza delle divine cose, ed essa fornisce quel senso nascosto della natura e della Rivelazione che Dio serba ad alcuni suoi eletti. Mediatore fra le intelligenze ed il mondo corporeo è lo "spiritus mundi" che è detto "quinta essenza", dopo i quattro elementi (I, 14), che va preso non come ipostasi ma piuttosto come la forza universale che sta nel mondo come l'anima nel suo corpo. Notiamo nel libro III (cap. 9) una professione di fede sulla Trinità e sull'Incarnazione, che è una pia e ardente abbreviazione del simbolo stanzsiano di contenuto schiettamente cattolico. Meno ottimista è il saggio De vanitate scientiarum, scritto in età matura, nel quale A. fa una critica spietata di tutte le scienze, mostrando come ciascuna si arresti proprio al punto in cui si dovrebbe porre la soluzione definitiva dei problemi.

Il saggio gli procurò un'aspra critica di un dottore lovaniense, a cui egli rispose con immutate convinzioni. Umanista squisito si rivela A. nel curioso De praecellentia et nobilitate foeminei sexus, che è una dignitosa difesa del femminismo "ante litteram" e va ricordato per le affettuose lodi che contiene all'indirizzo della Madonna.
A. la chiama fra tutte le vergini "longe lateque principem immaculatum" cosi che solo a guardarla suscita i pensieri più esati; ne difende la divina maternità, la verginità "ante" e "post partum"; infine proclama che "in foemineo sexu optima est Virgo Maria" cosi che "nec unquam dignior fuit nec futura est mulier, ipsa inquam beatissima Virgine Maria, quae siquidem praeter originale peccatum concepta sit, ne Christus quidem, quantum ad eius humanitatem attinet, maior est».

Dell'opuscolo apparve presto la versione italiana (G. De Ferrari, Venezia 1549).

Manca finora uno studio di insieme che permetta un giudizio equanime sul contenuto e sul significato dell'opera di A. Comunque, il presentarlo come eretico e connivente con i riformatori, come di solito si usa, ci pare un passar sopra alle sue intenzioni esplicite e tener poco conto delle dottrine fondamentali per sopravvalutare la stravaganza di alcune dottrine che potevano avere una qualche spiegazione nell'irrigidimento e nella decadenza della scolastica.

BibL.: Ed. completa delle opere in 2 tomi, Lione 1600 (ultima completa: il IV libro aggiunto al De occulta Phil. è sputio). - Studi: Art. eccellente di A. Franck, in Dictionnaire des Sciences Philosophiques, Parigi 1885, pp. 19-17; E. Cassirer, Das Erkenntnisproblem in der Philosophie der Wissenschaft der

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neueren Zeit, I. Berlino 1922, p. 205 sgg.; A. Lehmann, Aberglaube und Zauberei von d. ältesten Zeiten an bis in die Gegenwart, Stoccarda 1925, pp. 200-13, 425-28; L. Maillet-Guy, Henri Corncil Agrippe, sa famille et ses relations, Valenza 1926.

Cornelio Fabro
AGUADO, Francesco. - Gesuita spagnolo, n. a Torrejón de Ardoz l'11 ott. 1572, m. a Madrid il 15 genn. 1654. Passò tutta la sua vita in incarichi di governo : superiore, rettore, maestro dei novizi, provinciale, distinguendosi dappertutto per la sua esatta osservanza e l'esempio di una santità non comune. Predicatore del re e per quattordici anni confessore del duca di Olivares, non approfittò mai della sua carica, dimostrando sempre il più assoluto disinteresse e la franchezza più aperta.

Lasciò parecchie opere di predicazione e di ascetica; la più degna di menzione è Toma primero del perfecto religioso, Madrid 1629. Il II tomo, già pronto, ma trattenuto - dice l'autore nella prefazione del I - per apportarvi l'ultima mano, non vide mai la luce. Da ricordare anche El cristiano sabio, Madrid 1670.

Bibl.: A. de Andrade, Vita del V. P. Francesco A., Madrid 1658 (stile ampoloso del tempo, ma fondata sulle Confessioni dell'A. rimaste manoscritte); A. Astrain, Historia de la Comp. de Syria en la Asistencia de España, V. Madrid 1916, pp. 5022; 98-99; 203-207; 260-70; Sommervogel, I. coll. 77-79; VIII, col. 1574.

Celestino Testore
AGUANIA, Albania del Caucaso: v. Albani.
AGUAS CALIENTES, diocesi di. - Nella repubblica del Messico (stato di Aguas Calientes), suffraganea di Guadalajara. La città, il cui nome deriva dalle vicine sorgenti termominerali, fu fondata da Montoro nel 1575 .

Eretta da Leone XIII il 27 ag. 1899, col decreto Apostolicae Sedis, comprende lo stato di Aguas Galientes e parte degli stati di Jalisco e Zacatecas, con una popolazione cattolica di ca. 260.000 anime.

La diocesi è divisa in 21 parrocchie (delle quali quattro si trovano nella città vescovile), con 93 sacerdoti del clero secolare. Vi lavorano inoltre i Francescani, gli Agostiniani, i Carmelitani e i Domenicani. Si contano 135 chiese e cappelle. Degne di speciale menzione sono le chiese del Señor del Encino e di S. Marcos, la prima delle quali possiede una pregevole via crucis, del pittore locale Andrés Lopez (fine del sec. xvili); la seconda, una bella tela della adorazione dei Magi, di José de Alcibar.

Bibl.: Anon., s. v. in Enciclopedia Universal Ilustrada Euro-peo-Americana, III, p. 560.

Pietro Gómez
AGUCCHI, Giovanni Battista. - Nunzio apostolico. N. il 20 nov. 1570 da famiglia bolognese, m. il 1632 a Motta di Livenza. Fu segretario dello zio, il card. Filippo Sega, nella legazione di questo in Francia. Accompagnò più tardi il card. Aldobrandini nella sua ambasciata per il Trattato di Lione e il matrimonio di Enrico IV ( 1600 - 1601 ) e fu anche in seguito a Ravenna e a Roma, al suo servizio, fino al 1615. Segretario particolare di papa Gregorio XV, fu da Urbano VIII nominato nunzio a Venezia, dove rimase otto anni, fino alla morte. Storico, erudito, matematico, scrisse, in questi campi, opere, delle quali alcune ancora inedite.

Bibl.: G. Fantuzzi, Notizie degli scrittori bolognesi, I. Bologna 1781, pp. 68-71; C. Manfredi, Nuovi documenti intorno alla legazione del card. Pietro Aldobrandini in Francia, in Arch. d. Soc. Rom. di St. Patr., 13 (1890), pp. 101-105; Pastor, XIII, pp. 105170; A. Zanelli, Le relazioni di Venezia e Urbano VIII durante la nunziatura di mont. Giov. A., Venezia 1934. Mario Niccoli

AGUCCHI, Girolamo. - Cardinale, fratello del precedente, n. nel 1554, m. a Roma il 17 apr. 1605. Al servizio di suo zio, il card. Filippo Sega, lo seguì in Francia e collaborò attivamente con lui nei negoziati da questi condotti, per conto del papa Clemente VIII,
a fine di sostenere, con gli interessi della Lega, quelli della religione cattolica. Ritornato a Roma nel 1594, fu quivi uditore e referendario del card. Pietro Aldobrandini, quindi ebbe la precettoria di S. Spirito in Sassia e fu infine, il 9 giugno 1604, elevato alla porpora, col titolo di S. Pietro in Vincoli, dove è sepolto. Fu attivo collaboratore, specialmente negli affari di Francia, di papa Leone XI, ma non fu suo segretario di Stato, come si sostiene da taluno.

Bibl.: L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali, VI. Roma 1793, p. 109; Mazzuchelli, I, p. 202; P. Richard, s. v. in DHG. I, col. 1050. - Una lettera firmata da lui e da Maffeo Barberini, poi papa Urbano VIII, è nel cod. Vat. lat. 10419, ff. 61-62.

AGUESSEAU, Henri François d'. - N. a Limoges nel 1668, m. a Parigi nel 1751. Giurista e uomo politico francese; dopo varie cariche fu nominato, nel 1717, cancelliere, ufficio che tenne a più riprese, fino al 1751. Mentre era procuratore generale del parlamento si oppose tenacemente alla registrazione della Bolla Unigenitus (v. clessente xi) in Francia, registrazione che permise poi nel 1720, da cancelliere. Acquistò molta popolarità, tra l'altro, per la difesa delle libertà anglicane, sebbene egli fosse cattolico. Celebri sono alcune sue complesse ordinanze in materia di procedura, di donazioni, di successioni.

Scrisse, tra l'altro, di storia politico-religiosa (Mémoires historiques sur les affeires de l'Eglise de France depuis 1697 jusqu'en 1710), e di filosofia del diritto (Méditations métaplégiques sur les vraies ou sur les fausses idées de la justice, a tinte alquanto giansenistiche).

Notevole dal punto di vista apologetico la sua opera Lettres sur Dieu et la religion.

Bibl.: A. Boullée, Histoire de la vie et des ouvrages du chansellier d'Aguesseau, Parigi 1848; H. Regnault, Les ordonnances civiles du chansellier d'Aguesseau, Parigi 1929-38. Pio Ciprotti

AGUILAR, Alfonso de. - Cardinale, inquisitore generale di Spagna; n. a Madrid nel 1653, m. ivi nel 1699. Fu presto canonico della cattedrale di Cordova, e poiché godeva della fiducia del re Carlo II, venne spesso incaricato di importanti missioni politiche e religiose. Finalmente il re lo propose ad Innocenzo XII per il cappello cardinalizio, che gli fu conferito nel 1697. Nominato inquisitore generale di Spagna, dimostrò grande energia nel reprimere i moti di Madrid del 1699.

Bibl.: L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali, VIII. Roma 1794, pp. 59-60; M. Lafuente, Historia general de España, III, Barcellona 1883, pp. 446-48; Pastor, XIV, II p. 473.

AGUILAR, Diego. - Agostiniano, m. nel 1620. Pronunciò i voti nel convento di Valencia nel 1570. Passò, nei suoi ultimi anni, nella congregazione degli Agostiniani scalzi e fondò un monastero a Saragozza. Ci è restata di lui una voluminosa raccolta manoscritta di fatti memorabili di insigni agostiniani, fonte importante per la storia dell'Ordine in Spagna.

Bibl.: A. Palmieri, s. v. in DHG. I. col. 1062.
AGUILAR, Francesco Antonio de. - Agostiniano del convento di Cordova, nel sec. xvir, m. nel 1700. Fu chiamato ad uffici importanti non solo della sua provincia religiosa d'Andalusia, ma altresi nella curia di Malaga. Ebbe fama d'insigne scolastico. Tra l'altro gli si deve un'edizione molto apprezzata delle opere di Egidio Romano, con numerose note, specie ai Commenti sulle Sentenze.

Bibl.: T. Lopez-Bardon, Additamenta ad Crusenii Monasterio, II, Valladolid 1903, p. 491; D. A. Perini, Augustinian Scriptores, Roma 1911, p. 33.

Alfonso De Romanis
AGUILAR, Gaspar Honorato de. - Letterato spagnolo, originario di Valenza e vissuto dal 1561 al 1623, fu tra i primi dieci soci dell'Accademia valenziana «de los Nocturnos» ( 1591 ), incaricati di redigerne il regolamento: vi lesse altresì vari applauditi

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componimenti in versi, pubblicati, con quelli degli altri soci, negli Atti dell'Accademia stessa. Organizzò spesso certami poetici, a cui partecipò anche direttamente.

Si ricorda inoltre di lui la Fábula de Eudimion y la Luna, bell'epitalemio per le nozze del duca di Gandia, di cui fu segretario fin quasi alla morte, e un poema storico di otto canti in ottave sulla cacciata dei Mori dalla Spagna ad opera di Filippo III. Questa la produzione essenziale dell'A. nel campo lirico ed epico; ma egli fu anche, insieme col Târrega, suo consocio in Accademia, tra i primi e più ferventi propagatori del teatro di Lope, nonché fecundo autore drammatico egli stesso : basti qui ricordare tra le commedie di intonazione religiosa La vida y muerte de San Luis Bertrán e El gran Patriarca San Juan de Ribera, e, tra quelle di costume, La venganza louvrosa e El mercader amante, quest'ultima lodata dal Cervantes. I contemporanei, per vero, non gli furono avari di encomas: altre l'autore del Quijote, lo ricordò onorevolmente anche Lope, e si giunse persino a chiamarlo "divino". Gli va riconosciuto, con uno dei più competenti studiosi della sua opera, il Martí Grajales, un dialogo sciolto e senza affettazioni, uno stile privo di ampollosità e concettismi, descrizioni e pensieri assai belli espressi con quella difficile facilità che si incontra solo nei talenti privilegiati».

Bibl.: Edizioni: Negli Actas dei Nosturnos, sono pubblicati quattro discorsi e venti poesie dell'A.: v. inoltre, F. Martí Grajales, Cancionero Arial, de las Nosturnos, (Ilibl. de aut. espaliales, XLIII), Madrid 1881, pp. 123-82 e Valenza 1916, p. 167; id., Poetas valentanas. Risque iudd. de.... Espiuel. Mercader.... Bordeaux 1901. Altre poesie furono pubblicate de E. Mele in Bull. hisp., 3 (1901), pp. 330-33; e altre sono diaperse in raccolte di vari autori, per cui v. J. Cejadar e Frauca, Hist. de lit. esp., IV, Madrid 1916, pp. 144-46; varie altre in Laucados poetas valencianos, colles. a cura di A. Mey, pubbl. a Valenza 1608 (rist. l'anno seg. a Barcellona col tit. di Doce comedias famosas de cuatro poetas valencianos) e nel Norte de la poesia espaliale, curato dallo stesso A. Mey, e pubbl. a Valenza nel 1616; inoltre Fiestas supciales... de Felipe III, a cura di F. Martí Grajales, Valenza 1910 e Fiestas que Valencia hizo, con motivo de la beatificación del santo Jr. Luis Bertrán, a cura di F. Carreres y Valla, Valenza 1914. Studi: F. Martí Grajales, Cancionero cit.: H. Mértmée, Sur la bioge. de G. de A., in Bull. hisp., 8 (1906), pp. 393-96.

Ruggiero M. Ruggieri
AGUILAR, José. - Gesuita peruviano, n. a Lima il 7 ag. 1652 , m. a Panama il 20 febbr. 1798. Insegnò filosofia e teologia, fu rettore dei collegi di Lima e Chuquisaca e si distinse come predicatore. Pubblicò, vivente, parecchie opere tra le quali 3 volumi di Sermones (postumi altri 5 volumi) ed un Cursus Philosophicus ( 3 voll., Siviglia 1701). Le sue Tractationes posthumae in Primam Partem divi Thomae, 5 voll., Cordoba 1731, vennero stampate a cura dei pp. Giuseppe Perez de Ugarte e Juan de Escandón.

BibL.: Sommervogel, I, pp. 82-83; J. E. de Uriarte e M. Lecina, Bibliot. de Escritores de la Comp. de Jesús I, Madrid 1922.pp. 40-51; R. Vargas Ugarte, La elucucncia sagrada en el Perito las siglas XVII e XVIII, Lima 1942.

Edmondo Lamalle
AGUILAR, Juan Ignacio. - Gesuita peruviano, n. a Huamanga nel 1719, deportato in Italia sotto Carlo III, m. a Ferrara nel 1799. Buon predicatore in lingua indigena quichua, sembra che sia da attribuirgli la ristampa, con addizioni proprie e del p. Jacinto Ochoa, dell'opera del p. Diego Torres Rubio (1619), già completata nel 1700 dal p. de Figueredo, Arte y vocabolario de la lengua quichua general de los Indios del Perú (Lima 1754).

Bibl.: J. E. de Uriarte e M. Lecina, Bibliot. de Escritores de la Comp. de Jesús I, Madrid 1922, p. 23; Streit, Bibl., III, pp. 369-70

Edmondo Lamalle
AGUILERA, Emmanuelle. - Gesuita siciliano, n. a Licata il 23 dic. 1677, m. a Palermo il 27 ott. 1740. Professore a Roma di filosofia e poi, per quattordici anni, di teologia, fu richiamato in Sicilia per scrivere la storia di quella provincia, e ne pubblicò due volumi: Provinciae Siculae S. I. ortus et res gestae ab
anno 1546 ad annum 1611, e: ab anno 1612 ad annum 1672 (Palermo 1737-40). Lavoro in cui abbonda la parte biografica, ma lontano da ogni tono panegirista.

Di lui si hanno ancora parecchie pubblicazioni, quasi tutte anonime o pseudonime; da citare: Lettere del conte Aurelio Rosolbi al sig. Carminio Douselli, letterato di Salerno (Firenze e Palermo 1728) per difendere il metodo di insegnamento dei collegi dei Gesuiti e Examen dissertationis ideologica negantis baptismum infantis in utero, editae a D. Martino Orelli Barnabita (Firenze 1710).

Bibl.: Sommervogel, f. coll. 83-89; III, col. 1324; VIII. col. 1273; Hurtot, IV, col. 1240.

Celesino Teatore
AGUILON, François d'. - Gesuita belga, n. a Bruxelles il 4 genn. 1567, entrato nel noviziato di Tournai nel 1586. Ordinato sacerdote nel 1596, passò il resto della sua vita nel collegio di Anversa, professore di teologia, vice-rettore e poi rettore; vi morì il 20 maggio 1617 .

Godette riputazione di valente matematico, massime per il suo grande trattato Opticorum Libri VI (Anversa 1613, in-folio, con bei rami da disegni di Rubens; ristampa a Würzburg nel 1685 e a Norimberga nel 1702); l'opera doveva contare tre volumi, ma rimase incompleta. Particolarmente notevole vi è lo studio delle proiezioni, nella cui terminologia introdusse il nome di proiezione stereografice. Alle sue cure si deve in gran parte la creazione, nel collegio della Compagnia ad Anversa, d'una scuola speciale di matematiche, inaugurata nel 1617 dall'insigne geometra p. Gregorio di Saint-Vincent e che ebbe una discreta produzione. Il d'A. ha pure il suo posto nella storia dell'arte: disegnò le piante per la chiesa della casa professe dei Gesuiti d'Anversa (oggi S. Carlo Borromeo), uno dei monumenti più importanti del borocco nel Belgio, ma è difficile distinguere la sua parte da quella del grande artista Fr. Pietro Huyssens, che l'aiutò e continuò la costruzione dopo la morte del suo rettore.

Bibl.: Sommervogel, I, col. 90; J. H. Pîmtenga, L'architetture religieuse du Brabant au XVIIr siècle, L'Aia 1926, pp. 72-112; G. Loria, Storia delle matematiche, II, Milano 1931, pp. 237-38; Ch. De Mayer, Le p. Fr. A. architecte jésuite du XVIIr siècle, in Bull. de la Société royale d'archéologie de Bruxelles, 9 (1933), pp. 113-27. Edmondo Lamalle
AGUIRRE, José Saenz de. - Teologo benedettino, n. a Logroño (Spagna) nel 1630, creato cardinale da Innocenzo XI nel 1686, m. a Roma nel 1699.

L'A., professore di S. Scrittura, di teologia dogmatica e di teologia morale a Salamanca, pubblicò opere di teologia e diritto, tra cui anche una Defensio cathedrae Sancti Petri adversus declarationes cleri gallici (Salamanca 1683). Ma è noto soprattutto per una collezione di leggi ecclesiastiche relative alla Spagna e all'America latina, che intitolò pomposamente, secondo lo stile del tempo: Collectio maxima conciliorum omnium Hispaniae et Novi Orbis, epistolarum, decretalium celebraturum, necnon plurium monumentorum veterum ad illam spectantium, cum notis et dissertationibus quibus sacri canones, historia ac disciplina ecclesiastica et chronologia accurate illustrantur. La raccolta ebbe due edizioni : la prima, in 4 voll. in fol., nel 1693-94; la seconda, in 6 voll. in fol., nel 1753-56.

Come si rileva dal titolo, la collezione raccoglie leggi conciliari ed altri documenti legislativi, il tutto corredato con erudite dissertazioni storiche e dottrinali. La raccolta non è priva, ancor oggi, d'interesse pratico.

Bibl.: E. Mangenot, s. v. in DThG, I, coll. 639-41. Agatangelo da Langasco
AGUR, figlio di Jàqeir. - Sapiente ignoto, autore di un gruppo di massime in Prov. ps. S. Girolamo nella Volgata, identificandolo con Salomone, ha interpretato i due nomi come appellativi simbolici: «Verba Congregantis (Salomone = che tiene assemblea, come Qöhélet) filii Vomentis (Davide)»; ma il vero significato di A. è «preso a salario», mentre di Jàqeh non consta. Nel testo ebraico fa seguito ham-mašía (Volgata: visio) che sembra indicare la provenienza di A. da Massa, cioè dalla stessa regione

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transgiordanica (cf. Gen. 25, 14) cui apparteneva Lamuele, autore del capo 31 o della sua prima parte. A. sarebbe quindi ismaelita. Nel testo masoretico segue il nome di due interlocutori di A., 'Ithl'el e 'Uhhâl, che la Volgata intende : cum quo et Deus, e conforatus. I moderni vi vedono l'inizio delle parole di A. e tradiscono: "Mi sono affaticato, o Dio, e vemmeno».

Enrico Galbisti
AGURTO, Pedro de. - Agostiniano, primo vescovo di Cebù nelle Filippine, n. nel Messico, in data ignota. Entrato nell'Ordine, nel 1553 si immatricolò all'Università messicana. Nel 1584 fu provinciale del suo Ordine, e al terzo Concilio di Messico (1585) intervenne come teologo consultore. Conosceva a perfezione le lingue azteca e tarasca. Nel 1595 fu eletto vescovo di Cebù; morì il 14 ott. 1608.

Nella questione della opportunità o meno di ammettere gli Indiani ai sacramenti, specialmente all'Eucaristia, A. prese le parti degli indigeni, e nel 1573 pubblicò un trattato per dimostrare la tesi della doverssità della loro ammissione all'Eucaristia e all'Estrema Unzione.

Bibl.: Streit, Bibl., I, pp. 30-51; IV, p. 361; M. Cuevas, Historia de la Iglesia en Mexico, II, Talpam, (Messico) 1922, p. 431 e passim; R. Ricard, La e couquête spirituelle * du Mexique, Parigi 1933.

AGUSTIN, Antonio. - Insigne giurista e teologo spagnolo, n. a Saragozza il 26 febbr. 1517, m. a Tarragona il 31 maggio 1586. Studiò a Salamanca, a Padova e a Bologna, ove ebbe a maestro l'Alciati; nominato uditore di Rota nel 1544 su proposta di Carlo V, fu dieci anni dopo nunzio apostolico in Inghilterra, quindi, nel 1557, vescovo di Alife (Benevento); partecipò al Concilio Tridentino (1561), fu vescovo di Lerida (1561) e, infine, arcivescovo di Tarragona (dal 1576).

Dotato di vasta cultura, di acuto spirito critico, di mente aperta alle nuove correnti del pensiero scientifico, l'A. fu versato in tutti i rami del giure, ma eccelse particolarmente nello studio del diritto canonico, applicando ad esso il metodo storico, già in auge presso gli interpreti del diritto romano. Anche per questo egli fu definito dallo Schulte: il Cuiacio del diritto canonico.

Sue opere principali: Antiquae collectiones Decretallum (1576); De nominibus propriis Pandectarum (1579); Canones poenitentiales (1581); De legibus et senatusconsultis Romanorum (1583); Repertorium decisionum rotalium (1584); De emendatione Gratiani (1587); Epitome iuris pontificii in tres partes divisa (1587). Tutte le opere dell'A. furono ristampate a Lucca nel 1772.

Ferruccio Liuzzi
AGUZZONI, (Uguccioni), Francesco. - Cardinale, n. a Urbino, dottore in diritto canonico e civile. Fu creato vescovo di Faenza nel 1378 da Urbano VI, che nel 1380 lo inviò nunzio in Castiglia ed Aragona (Reg. Vatic., t. 310, ff. 223, 279, 283). Ce ne resta una relazione ai commissari del re d'Aragona, in cui l'A. indica i veri motivi del grande scisma occidentale, scoppiato due anni prima, nell'opposizione dei cardinali alle riforme di Urbano VI e nel loro accecamento nazionalistico (Bibl. Vatic., cod. 4927, ed. L. Pastor, in Ungedruchte Akten zur Geschichte der Päpste, I: 1376-1464, Friburgo in Br. 1904, pp. 10-15). Forse per premiarlo dell'attività svolta in suo favore e contro l'antipapa avignonese come nunzio, Urbano VI nel 1383 lo trasferì alla sede di Benevento e poco dopo ( 28 ag. 1384) a quella di Bordeaux. Innocenzo VII, il 12 luglio 1405, lo creò cardinale del titolo dei SS. Quattro Coronati. Però tre anni dopo (1408) l'A. si staccò da Gregorio XII,

Successore di Innocenzo VII, per accostarsi al gruppo dei cardinali che volevano la rinuncia dei due papi, quello romano e quello avignonese. Gregorio XII, il 28 sett. di quell'anno, lo depose unitamente agli altri cardinali ribelli. L'A. partecipò al Concilio di Pisa, dove lo scisma non fu tolto ma allargato con l'elezione di Alessandro V (1409). Morì il 14 luglio o ag. 1412.

Bibl.: Pastor, I, p. 162 sgg.; Eubel, I, 2^{°} ed., Münster 1913, pp. 26, 133, 151, 246.

Inneo Daniele
AHAL - Fu eletto arcivescovo di Seleucia nel 411 e mori nel 4150416 . Era stato discepolo di Abda, fondatore di un monastero e di una scuola ai quali lo aveva preposto. Fu mandato dal re Jezdegerd in Persia per comporre il dissidio che era sorto tra lui e il figlio di Sapore suo fratello che governava quella regione. Compiuta la sua missione, visitò le tombe dei martiri della persecuzione di Sapore II, e scrisse i loro atti insieme con la vita di Abda suo maestro. Estirpò le pratiche di magia che s'erano indiftrate tra i cattolici per opera dei manichei e dei marcioniti.

Bibl.: Cron. di Seert: PO, IV, 289, 307-308, e V, 224-325; Maria, Amyt et Slibac, De patriarchis Nestorianorum romanotario, ed. H. Gismondi, I, Roma 1897, p. 12; II, ivi 1899, p. 27; Elia Nisibeno, Corp. Script. Christ. Or., 3^{°} serie, VII, 28, e VIII, 48.

Pietro Sfair
AHAUS (Ahuis), Heinrich von. - Fondatore dei Fratelli della vita comune in Germania, n. nel 1371, m. a Münster il 14 febbr. 1439. Era figlio di Ludolfo, signore di Aliaus (presso Münster in Vestfalia). Appena ordinato sacerdote a Münster, andò a Deventer (Glanda), ove venne in contatto col movimento della Devozione Moderna (v.) e con la congregazione dei Fratelli della vita comune. Tornato a Münster (ca. 1400), introdusse questa congregazione in Germania e fondò vari conventi: per i Fratelli a Münster (1406), Colonia (1416), Wesel (1435), e per le suore a Emmerich (1419), Herford (1426), Borken, Coesfeld e Lippenstadt. Al Concilio di Costanza, insieme al priore di Windesheim, Jan Vos, difese con successo i Fratelli della vita comune contro le false accuse del domenicano Matteo Grabow. Nel 1428, al cosiddetto "Colloquio di Münster", ottenne una più stretta unione e collaborazione tra i diversi conventi di sua fondazione. E considerato giustamente uno dei protagonisti del risveglio religioso nella Germania nordoccidentale del Quattrocento.

Bibl.: J. Busch, Chronicon Windeshemense, ed. K. Grube, Halle 1886, pp. 73, 173, 175, 184, 356; K. Löffler, Heinrich von A. und die Brüder v. gemeinsamen Leben in Deutschland, in Historisches Jahrbuch, 30 (1909), pp. 762-98; E. Bernhol, Studien zur Geschichte der Brüder vom gemeinsamen Leben: die erste Periode der deutschen Brüderbewegung (die Zeit Heinrichs von A.), Tubinga 1917; M. Helmbucher, Die Orden und Kongregationen der katholischen Kirche, II, 3^{°} ed., Paderborn 1934, pp. 235, 559.

Amalmo Muners
AHIA (Volgata Ahias; ebr. 'Abïjäh, come Achia, v.). - Profeta di Silo (de