o di Bologna, studiò a Milano. Dopo 24 anni, spesi nell'insegnamento di filosofia e teologia a Bologna, e dopo esser stato provinciale di Grecia, si trovò al capitolo generale di Tolosa del 1304, ma non come definitivoe, e fu eletto maestro generale dell'Ordine il 1^{°} maggio. L'Ordine contava allora 18 province, più di 50 professori insigni, 150 vescovi, 3 cardinali e anche il papa, il beato Benedetto XI, già condiscepolo di A. Però Benedetto XI si spense poco dopo l'elezione del nuovo generale, il 7 luglio 1304.
A. presiedette i capitoli generali di Tolosa (1304), Genova (1305), Parigi (1306), Strasburgo (1307), Padova (1308), Saragozza (1309), Piacenza (1310) e Napoli (1311). Professore di carriera, promosse gli studi : imponendo l'esame e l'approvazione dei professori, l'insegnamento di s. Tommaso, le vacanze dei lettori, la cura dei libri e delle biblioteche. Al Domenicani di Bologna portò una grande Bibbia ebraica. Favorl nei loro lavori scrittori domenicani, come Teodorico di Sassonia, e non domenicani, come il bolognese Pietro Crescenzi ed altri. Ordinò che i religiosi rimanessero permanentemente nei conventi e proibi che si recassero senza permesso alla curia papale, allora in Francia. S'adoperò per la disciplina regolare, specialmente in Boemia, ove istituì vicario il provinciale di Sassonia Eccardo, in Grecia ed in Sicilia.
Famoso il suo atteggiamento nell'affare dei Templari, dopo che Clemente V ordinò ad A., che stava a Saragozza, d'inquisire su di essi. Né A. né gli altri inquisitori domenicani di Spagna, di Germania e d'Italia riuscirono a convincersi dei crimini addebitati ai Templari. L'invito ad A. di recarsi al Concilio di Vienna conteneva anche l'esortazione di raccogliere testimonianze a carico dei Templari, perché servissero ai sinodali. Per schivare la Francia, il Papa e il Concilio,
A. si recò a Napoli, dove aveva indetto il capitolo generale ( 30 maggio 1311), dopo il quale si dimise spontaneamente dal governo dell'Ordine. Come luogo di dimora da semplice religioso scelse Bologna, ove mori il 19 ag. 1327. Le sue epistole dirette all'Ordine sono esortazioni all'umiltà, all'ubbidienza lieta, alla contemplazione, alla riverenza verso i prelati.
Bibl.: Mon. Ord. Praed. Historica, IV, Roma 1898, pp. 123; V. in 1898, pp. 181-202; A. Mortier, Histoire des Maîtres Généraux de l'Ordre des Frères Prêcheurs, II, Parigi 1905, pp. 421-73; R. Coulon, s.v. in DHG, I, col. 1179 sg.; A. Walz, Compendium hist. O. P., 2^{°} ed., Roma 1948, pp. 47 sg., 89-92. Angelo Walz
AIMOINO (o Aimone) di Fleury. - N. di nobile famiglia del Périgord, entrò a Fleury verso il 980 e vi mori verso il 1008. Per ordine del suo abate Ab bone compose: Historiae Francorum libri IV, giunti a noi in due redazioni diverse, la prima delle quali è la sola autentica; Translatio patris Benedicti, poema di 200 esametri sulla celebre traslazione a Fleury; De miraculis s. Benedicti libri II, continuazione dell'opera di due altri monaci di Fleury; Sermo in festivitatibus s. Benedicti; Vita et martyrium s. Abbonis abbatis (m. nel 1004), ottima biografia del suo protettore.
Bibl.: PP. Maurini, Hist. litter. de la France, VII, Parigi 1746, pp. 216-27; P. Fournier, s. v. in DHG, I, coll. 1183-87. Pio Paschon
AIMOINO (Aimoinus, Aymoinus) di San Germano. - Monaco nel monastero parigino di Saint-Germain-des-Prés, spesso confuso con Aimoino di Fleury. Monaco prima dell'845, diresse la scuola e fu cancelliere del monastero verso l'872. Fu maestro di Abbone di S. Germano, il quale ne fa l'elogio. M. il 9 giugno, dopo l'896.
Si conservano di lui alcuni scritti agiografici, importanti specialmente per la storia delle reliquie di santi : Miracula s. Germani: PL 126, 1027-50, opuscolo in due libri, scritto dopo l'894, usufruendo di due redazioni precedenti, di cui la prima è stata pubblicata nel 1883, da un manoscritto di Nomur, nel II vol. degli Amilecta Boll., pp. 69-98: è interessante per la storia delle invasioni normanne (aa. 846 e 857 ); Historia Incentionis sive Translationis s. Vincentii, levitae et martyris, ex Hispania in Casstrense Galliae monasterium (a. 855), dedicata a Bernone, abate di Castres (Albi): due libri in prosa, e un poemetto riassuntivo in 60 versi (PL 126, 1011-28); utile per la storia della Settimania; De Translatione st. Martyrum Georgii monachi, Aurelii et Nathaliae (a. 858) da Cordova a Parigi (PL 115, 939-60), scritto dopo l'869; utile per la storia della Settimania e della Borgogna. Secondo Martène e Durand, A. sarebbe autore anche della Translatio s. Savini martyris: PL 126, 1049-56, ma Molinier l'attribuisce a un autore anonimo del sec. 21.
Lo stile di A., benché talvolta ricercato e oscuro, è scevro dai barbarismi del tempo. Attraenti sono le sue pie Translationes, relazioni degli avventurosi viaggi di quei monaci ardimentosi, che andavano in cerca di reliquie nella Spagna musulmana.
Bibl.: PP. Maurini, Histoire Littéraire de la France, V. Parigi 1740, pp. 641-48; A. Molinier, Les sources de l'histoire de France, I, Parigi 1901, nn. 871 e 828; P. Fournier, s. v. in DHG, I, coll. 1184-82; H. François-Delaborde, s. v. in Dict. de Biographie Française, I, Parigi 1933, coll. 1013-15. Iaino Cechetti
AIMONE (Heino). - Storiografo tedesco, m. il 31 luglio 1139. Fu canonico di S. Giacomo di Bamberga, scrisse una Chronographia in forma di annali che va dalla creazione del mondo fino all'anno 1135. La cronaca è pubblicata in PL 173, 1383-68.
Bibl.: Jaffé-Wattenbach. V. pp. 537-49; Potthast, I, p. 574.
Emma Santovito
AIMONE (lat. Haymo, Haimo, Aimo, Hemon), vescovo di Halberstadt. - N. verso il 778, m. il 26 o 27 marzo 853.
Secondo alcuni il suo luogo di nascita fu in Inghil-
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Ain-Zara - Iscrizione della tomba cristiana n. { }^{°} 24.
(prop. 2. Aorigemme)
terra o in Francia; ma con tutta probabilità A. è nato in Germania. Fu allievo a Fulda; verso l'802, insieme a Rabano Mauro, si recò a Tours, alla scuola di Alcuino. Tornato a Fulda, fu maestro di teologia e cancelliere del monastero, per cui molti documenti fuldensi, specie degli anni 815-20, furono redatti e scritti di suo pugno.
Nell' 839 fu nominato abate ( 3^{°} ) di Hersfeld e nell'841 vescovo ( 3^{°} ) di Halberstadt in Sassonia. Per la circostanza, o poco dopo, Rabano Mauro gli dedicò la sua enciclopedia De universo, consigliandogli di non immischiarsi negli affari secolari, ma di applicarsi tutto all'istruzione e alla santificazione del popolo (PL III, II-14).
A. fu fedele a questa norma. Dedito allo studio e agli uffici pastorali, non usci che raramente dalla sua diocesi : andò a Magonza (847) per assistere al primo concilio provinciale, poi ( 852 o 851 ) per intervenire a quello nazionale di Germania.
Da Rabano Mauro è celebrato come «iustitiae cultor et pietatis amator... decus Ecclesiae, plebis laus, gloria cleri»: infatti a lui sembrano diretti i quattro carmi di Rabano ad praeclarum episcopum (PL II2, 1591-96). In alcune stampe antiche porta il titolo di santo.
Opere. - "Vir undecunque doctissimus", scrive il Tritemio, A. fu soprattutto "divinarum Scripturarum interpres" (PL 116, 189). Commentò quasi tutta la Bibbia, ma di lui rimangono poche opere, e non tutte autentiche.
I. Explanatio in Psalmos, di cui un'edizione fu curata da Erasmo (Friburgo 1533; Colonia 1561), il quale chiama A. "veluti spiritualis apicula", chè l'opera sua "ex omnium veterum hortis ac pratis florentissimis decerpsit, quo simplicibus et occupatis esset parata saluberrimi mellis copia ". L'opera però, almeno nel testo attuale, gli è contestata; da alcuni è attribuita ad Aimone di Hirschau (morto nel 1107).
2. Al commento sui salmi segue quello di sei Cantici del Vecchio Testamento in uso nell'ufficiatura (i due di Mosè, quelli di Anna, d'Isaia, d'Ezechia e di Abacuc).
3. Commentariolum in Cantica Canticorum, ch'egli interpreta come un "epithalamium Christi et Ecclesiae": opera contestata.
4. Comm. in Isaiam libri tres: A. esordisce spiegando la natura intellettuale della "visione" profetica.
5. Enarratio in XII Prophetas Minores, in cui illustra di preferenza i misteri riguardanti Gesù Cristo e la Chiesa; probabilmente i commenti a Joel e ad Amos non sono suoi.
6. In divi Pauli Epistolas expositio, da alcuni attribuita a s. Remigio di Lione e da altri, con più probabilità, a Remigio d'Auxerre: un frammento del cap. xiri del commento ad Rom. è passato, col nome di A., nel Corpus Juris Canonici (Decretum di Graziano, Causa xxiri, q. V, cap. 39).
7. Expositionis in Apocalypsim libri septem, che molti attribuiscono a Remigio d'Auxerre; tutto vi è riferito alle due città spirituali: la società degli eletti e quella dei reprobî. E quasi un epitome dei commentari di Ambrogio Autperto (v.).
8. Le Omelie sui Vangeli de tempore et sanctis, e alcune sulle Epistole della Messa, non sono ancora criticamente accertate; la seconda parte (da Pasqua all'Avvento) è attribuita ad Aimone di Hirschau.
Nei suoi commenti, pii e moraleggianti, specie ai Salmi e al Cantico dei Cantici, A. segue il metodo allegorico-mistico. Pur servendosi, specie negli scritti sui profeti, di s. Girolamo ed altri, s'eleva, come esegeta, sui suoi contemporanei, poiché non si limita a raccogliere testi dei Padri, ma ne espone il pensiero con una certa originalità.
C'è poi chi lo ritiene autore del Heliand (v.), vasto poema sassone, probabilmente d'origine fuldense. A. ci ha lasciato anche un'Epitome di storia ecclesiastica fino al sec. IV, in dieci brevissimi libri, estratti da Eusebio, Rufino ed altri; e un opuscolo ascetico in tre libri (il terzo escatologico): De amore caelestis patriae (detto anche dal Tritemio, ma meno rettamente, De varietate librorum), opera di compilazione patristica, da alcuni attribuita ad
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Aimone di Hirschau. Tra le sue opere si trova inoltre un importante trattatello, forse un frammento, De Corpore et Sanguine Domini, che il Geiselmann però considera del sec. XI, forse d'Aimone di Hirschau o anche d'Aimone di Telleia.
Gli scritti di A. sono raccolti in PL, voll. i 16-18.
Bibl.: C. G. Derling, De Haymone episcopo Halberstademi commentatio historica, Helmstadt 1747: PP. Maurini, Histoire Littéraire de la France, V, 2^{°} ed., Parigi 1866, pp. 111-26; R. Heinrichs, Der Heliand und Hoimo von Halberstadt, Cleve 1916; N. Schrid, Hoimo von Halberstadt, der Dichter des Heliand?, in Stimmen der Zeit, 92 (1917), pp. 286-90; J. Geiselmann, Kestiche Beiträge zur frühmittelalterlichen Eucharistielehre, § I, in Theologische Quartalschrift, 106 (1922), pp. 23-22.
Igino Cecchetti
AINALOV, Dimitri Vasilcvic. - Storico dell'arte russa, discepolo del Kondakov, n. nel 1862, m. nel 1939. Nonostante la sua attività pedagogica nelle facoltà di Arte bizantina e palcorussa nelle Università di Kazan e di Pietroburgo, lasciò una ricca eredità letteraria. Fu il primo a difendere I fondamenti ellenistici dell'arte bizantina (Pietroburgo 1900).
La sua opera su I musaici del IV e del V secolo (ivi 1895) rimane d'importanza fondamentale. Altre opere di maggiore interesse sono: La pittura bizantina del sec. XIV (Pietrogrado 1917), in russo come le altre già nominate; Geschichte der russischen Monumentalhmast der vormoshovitischen Zeit (Serlino 1932) e Zur Zeit des Grossfürstentums Moskou (ivi 1933).
Bibl.: Bibliografia parziale delle sue opere, in A Dim. Vas, diiodos, i suoi discepoli, Pietroburgo 1913; Bulletin de l'Institut Archéologique Balgure, 13 (Sofia 1939-41), p. 362 sgg.
Luciano De Bruyne
AIN KARIM (arabo: «fontana della vigna»). Villaggio sito a 7 km . a ovest di Gerusalemme ( - Karem di Ios. 15, 59, secondo i Settanta), che, secondo una fondata tradizione risalente al sec. vi, sarebbe la patria di s. Giovanni Battista, ed è perciò detto dai cristiani (in base a Lc. 1, 39) S. Giovanni in Montana.
Il santuario di S. Giovanni, di origine bizantina (secolo v-vi), raccoglie il ricordo della casa di Zaccaria con le varie scene evangeliche ad essa legate: in fondo alla navata sinistra si mostra una grotta in cui si vuole sia nato il Precursore. Più incerti sono i ricordi annessi al santuario della Visitazione, anch'esso di origine bizantina.
Bibl.: B. Meistermann, La patrie de st Jean Bapt., Parigi 1908; D. Busy, St Jean Baptiste, Etudes historiques et critiques, Parigi 1922, cap. III: Le lieu de la visitation au la patrie de st. 7. B., pp. 49-63, 400-401; B. Bagatti, Il santuario della Visitazione ad Ain Corim (Montana 7uilene): esplorica, archeologica e ripristina, Gerusalemme 1948.
Gaetano M. Perrella
AINSWORTH, Henry. - Teologo non-conformista inglese, n. a Swanton Morley (Norfolk) nel 1571, m. ad Amsterdam, avvelenato, dicesi, dagli Ebrei nel 1622 o 1623.
Studiò al Caius College di Cambridge (dal 1587); passato al puritanesimo di Robert Brown, dovette fuggire in Olanda. Ad Amsterdam dal 1593, alla morte di John Greenwood divenne ( 1594 o 95 ) il «maestro» della sua chiesa, e unito a Francis Johnson (da cui si staccò nel 1610) polemizzò contro anglicani e cattolici (The Trying out of the Truth, 1615 , contro John Ainsworth convertitosi al cattolicesimo). E noto per le eruditissime Annotations on the five books of Moses, the Psalms and the Song of Salomon. L'opera ebbe molte edizioni (la migliore è quella di Londra 1639, in fol.), fu utilizzata nella Synopsis criticorum di Matthew Poole (v.), e ristampata a Glasgow nel 1843. Il commento è prezioso filologicamente, benché la traduzione pecchi per servilismo.
Bibl.: W. E. Armitage Axon, H. A. the Puriton Commentator, Manchester 1889; F. Loofs, s. v. in Realencykl. für protest. Theol. und Kirche, X (1901), p. 683.
Antonino Romeo
AINU : v. PRIMITIVI, RELIGIONE dei.
AIN ZARA. - Località della Libia, a ca. 13 km . a sud di Tripoli, nella quale si è ritrovata una notevolissima necropoli paleocristiana, generalmente di tombe fabbricate sopratterra a mododi baule, con iscrizioni incise e poi dipinte sopra l'intonaco. Molte di esse sono conservate. La lingua è latina, non raro l'uso dei simboli; la paleografia è molto scadente, molti gli accenni a testi liturgici, nessuna data consolare. Queste tombe rimontano ai primi secoli della dominazione araba e sono importante documento per le sorti del cristianesimo della Libia in quell'età così oscura. Eguale carattere e simile valore ha la vicina necropoli di En Ngila situata ca. 12 km . più ad occidente.
Bibl.: Ediz. egregia è quella di S. Aurigemma, L'area cemeteriale cristiana di Ain Zara presso Tripoli di Barberia, Roma 1932; per Ngila, v. R. Paribeni, in Africa Italiana, I (1927), p. 76 sgg.
Antonio Ferrua
AION : v. eONE.
AIRE, diocesi di. - Vescovato della Francia meridionale, suffraganeo della metropoli di Auch. Ha come territorio il dipartimento delle Landes con 240.000 ab., dei quali 200.000 cattolici, 245 sacerdoti e 322 parrocchie. La città di A. (Aturum, da Atura o Adura), da non confondere con l'omonima, sulla riva della Lys, nell'Artois, deve il suo nome all'Adour che la bagna. Fu un tempo il capoluogo della civitas Aturensium, formata nel sec. in dalla divisione della civitas Aquensium (Dax, Aquae Augustae). Precedentemente, e con probabilità già prima della fine della famiglia Giulia ( 69 d. C.), aveva il nome di Vicus Iulii, donde il titolo di episcopi viciuiulienses portato dai suoi vescovi fino alle invasioni normanne. Non si conoscono con certezza le sue origini cristiane. Il primo vescovo noto è Marcello, che compare al Concilio di Agde, nel 506.
Questa diocesi, come quella di Dax, venne soppressa il 20 nov. 1801 e unita a quella di Baiona. Ristabilita nel 1817, ebbe aggiunto, nel 1857, il titolo di Dax nella quale città, nel 1933, fu trasferita la residenza episcopale.
Bibl.: P. Duval, Description de l'ćvecché d'A., s. 1. 1651; Gallia christiana, I, Parigi 1715, coll. 1147-88; J. M. Caxauron, Pouillé du diocèse d'A., ivi 1886; A. Degret, Histoire des écêgues d'A., ivi 1908; id., s. v. in DHG, I, coll. 1210-12; L. Duchesne, Postes épiscopaux de l'ancienne Gaule, II, 2^{°} ed., Parigi 1910, p. 100.
Antonio Soirat
Nella diocesi di A. si trova il santuario di NotreDame de Buglose, presso Dax, uno dei più celebri di tutta la Guascogna. La tradizione, abbellita dalla leggenda, ne fa risalire l'origine a un fatto prodi-

(prop. S. Aurigemma)
Ain-Zara - Tomba cristiana con iscrizione.
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gioso : verso l'anno 1620 un giovane pastore, dall'alto di una quercia, vide più volte un bue della sua mandria scendere in una palude e sostare sempre nello stesso posto. Un giorno, preso da curiosità, gli tenne dietro e lo trovò presso una statua della Madonna. Il parroco di Pouy, informato della cosa e accompagnato da molti testimoni, fece ritirare la miracolosa immagine dalla palude, mentre numerosi pellegrinaggi cominciavano ad accorrere dai luoghi vicini. L's sett. 1866, alla presenza di arcivescovi e vescovi e di una grandissima folla, il vescovo di A., delegato da Pio IX, depose in suo nome un doppio diadema sulla fronte del Santo Bambino e della sua S.ma Madre, venerata con il nome di Nostra Signora di Buglose. Il mese di settembre è particolarmente consacrato ai pellegrinaggi al santuario, presso il quale officiano missionari diocesani.
Bibl.: J. E. Drachon, in Histoire illustrée des Pelerinages Français de la T. Ste Vierge, Parigi 1890, p. 545; G. Josane, Géographie des Landes, ivi 1893, p. 62; Annunire du Clergé Français, ivi 1897, p. 17.
Romualdo Souarn
AIROLDI, Cesare. - Uomo politico, n. a Palermo il 2 nov. 1774, m. a Firenze il 28 dic. 1858 . Studiò a Pavia, ma alla venuta dei Francesi tornò in Sicilia ove vestì l'abito di cavaliere di Malta nel 1796. Dopo l'entrata in vigore della Costituzione siciliana del 1812 l'A. fu uno dei più autorevoli membri del partito costituzionale e fu eletto presidente della Camera dei Comuni del parlamento. Caduto il ministero Castelnuovo, anche l'A. si dimise dalla sua alta carica; ma poco dopo fu ministro degli Interni. Ristabilito il potere regio nelle mani di Ferdinando IV, l'A. esulò soggiornando a Milano, Parigi e Firenze.
Bibl.: Necrologio di F. Parlatore nel Monitore Tosrano dell'11 genn. 1859. Silvio Furlani
AIROLDI ALIPRANDI, Cesare. - Sacerdote, n. a Milano il 26 ott. 1800 , m. ivi il 3 genn. 1891. Fu in seminario prima a Monza, poi a Milano e si laureò a Pavia. A causa delle sue idee politiche non poté darsi all'insegnamento e si dedicò in Milano al ministero pastorale ed alla predicazione. Sostenne coraggiosamente i patrioti nella fase di preparazione delle Cinque Giornate e nel corso di esse si prodigò nell'amministrare i sacramenti ai feriti ed a quanti correvano alle armi. Durante il decennio reattivo si tenne in disparte dedicandosi ad opere di apostolato e predicando. Dopo il 1859 caldeggiò l'accordo fra Chiesa e Stato egualmente ben visto e considerato dalle autorità civili e da quelle ecclesiastiche.
Bibl.: A. Faconti, Le cinque giornate, Milano 1895; L. Vitali, Patria e regione, Milano 1903; E. Michel, s. v. in Diz. d. Risorg. Nec., II, p. 25. Emma Santovito
AISSAOUA. - Forma francese del nome della confraternita musulmana degli 'Isawiyya (in pronunzia maghrebina Aisawiyya), fondata al Marocco nel sec. xv dal celebre santone Sidi Muhammad ibn 'Isà, e ancor oggi largamente diffusa in tutta l'Africa settentrionale. Muḥammad ibn 'Isà, n. a Meknès (Miknäs) e ivi m. circa il 1524 d. C., pivo por un mistico e taumaturgo, del tipo frequente nell'Africa del Nord, che seguì la regola mistica degli Shädhiliyya, nella diramazione marocchina dei Giazüliyya; ma la fama della confraternita che a lui fa capo è soprattutto basata sulle pratiche esteriori, di rumorosa e popolare taumaturgia che caratterizzano i suoi adepti. La sede della confraternita, la cui direzione è tenuta da discendenti del fonditore, è a Meknès, dove è la tomba del santo. Le sue zavie sono numerose nel sud marocchino (regione dello Zarhùn), in Algeria (Duar Uzara, e dipartimenti di Orano e Costantina), in Tunisia (Tunisi, Gerba, Sfax, Susa, Biserta).
Qualche zavia è segnalata anche in Cirenaica, a Bengasi, e una alla Mecca.
Francesco Gabrieli
AIUTANTE DI STUDIO. - E un impiegato di concetto delle S. Congregazioni ed uffici della S. Sede e rappresenta il grado più elevato degli officiali minori, al di sotto dei sottosegretari o sostituti.
E suo compito studiare e riferire o direttamente ai superiori (segretario o sottosegretario) oppure nel Congresso, gli affari attinenti alla sua materia o alla zona geografica a lui assegnata. Compila le minute per le provviste varie degli affari correnti, da rivedere, prima che siano copiate e spedite, dal segretario (o assessore) o dal cardinal prefetto (o segretario) dal quale poi saranno firmate. Redige il foglio d'ufficio da stamparsi per le ponenze che vengono trattate nella Plenaria dei cardinali e dà esecuzione alle decisioni prese. Interviene ai Congressi settimanali presieduti dal cardinale ed illustra le materie di propria competenza: redige i rescritti di grazia determinandone le clausole, la tassa dovuta, ecc.
E naturalmente impossibile determinare più specificatamente l'attività degli aiutanti di studio, poiché essa varia molto col variare delle singole congregazioni ed uffici : si tratta però di attribuzioni di rilevante importanza, poiché nella sfera delle proprie mansioni, per materia o, spesso, per divisione geografica (che per esempio vige presso la S. Congregazione concistoriale, la Propaganda, l'Orientale, la S. Congregazione degli affari ecclesiastici straordinari e quella dei seminari) l'aiutante di studio acquista una competenza specifica, che non può facilmente venire sostituita da altri.
Vittorio Bartoccetti
AIX, ARCidiocesi d'. - Città sede metropolitana francese, nella Provenza, A. è la più antica colonia latina delle Gallie, fondata verso l'anno 120 a. C. dal console Caio Sestio, presso le sorgenti termali alle quali deve il suo nome (Aquae Sextiae). Quanto alla evangelizzazione, la serie storicamente accertata dei suoi titolari incomincia nel sec. v.

(da J. Roussel, La seutpt. franc.)
Aix - Cattedrale, porta della facciata occidentale di Giovanni Guiramand di Tolone (1508-10).
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# ALATRI
A sinistra: ANTICO FONTE BATTESIMALE, ora pila d'acqua santa, con sostegno d'età romanica (sec. xiII) Chiesa di S. Maria Maggiore. A destra: LA COSIDDETTA "MADONNA D'ALATRI". Stutua in legno policromo proveniente dalla chiesa di S. Maria Maggiore (sec. xili) - Roma, Museo di Palazzo Venezia.
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A sinistra: FACCIATA DELLA CATTEDRALE (sec. xiv). A destra: STALLI CORALI DELLA CATTEDRALE (sec. xvi).
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A. essendo divenuta metropoli civile dal momento della divisione della Narbonense alla fine del sec. Iv, pretese anche una supremazia religiosa che le fu contestata dalla vicina sede di Arles. Nel Concilio di Francaforte del 794, il vescovo di A. rivendicò i suoi diritti che vennero confermati dalla S. Sede.
Più volte i confini della provincia ecclesiastica furono ritoccati : nel 1790, dall'Assemblea Costituente; nel 1822, con la creazione della metropoli di Avignone, e finalmente nel 1866, con quella di Algeri. Oggi, più vasta che non prima della Rivoluzione, comprende le diocesi suffraganee di Ajaccio, di Digne, di Fréjus, di Gap, e di Nizza. La bolla Paternae caritatis, del 6 ott. 1822, ha attribuito alla sede di A. i due circondari di A. e di Arles, con i titoli di Arles e di Embrun, già soppressi dal concordato napoleonico. Come diocesi, A. abbraccia il territorio del dipartimento delle Bouches-du-Rhône salvo il distretto di Marsiglia, con una popolazione di 239.500 cattolici su 263.400 ab., 201 sacerdoti, 3 arcidiaconati, 23 decanati e 130 parrocchie. La diocesi è posta sotto il patronato di s. Mitre (Mitriis, o Mitrius).
A. ha dato alla Chiesa 11 cardinali tra i suoi arcivescovi e 7 tra i canonici del capitolo metropolitano. Arcivescovi degni di menzione : il card. Guillaume Fillastre (1420-22); Gilbert Génebrard (1591-96); il card. Girolamo Grimaldi (1648-85); Raymond de Cucé de Bolagelin(1771-1801). Jeande Saint-Chamond(1551-66) aderì alla riforma calvinista e si mise a capo di un reggimento ugonotto, dopo aver rinunziato all'episcopato.
Nell'àmbito della diocesi, numerosi gli istituti religiosi, distrutti poi dalla Rivoluzione francese, tra i quali la Certosa di Sainte-Marthe. Vi si svilupparono soprattutto sul loro nascere le fondazioni medievali dell'Ordine Ospitaliero di s. Giovanni.
Btbl.: Gallia christiana, I, Parigi 1715, coll. 297-348; Eubel. I, p. 96; II, p. 102; III, p. 125; C. de Gaudemaris, Chariventes de Provence, Marsiglia 1899, pp. 85-88; J. H. Albanès-U. Chevalier, Gallia Christiana novissima, I (1895), pp. I-171; J. Raybaud, Histoire des grandsprieurs et du prioré de Saint-Gilles, 2 vall., Nîmes 1904-1906; L. Duchesne, Postes épiscopaux de l'ancienne Gaule, I, 27 ed., Parigi 1907, pp. 279-81; H. Fleury e A. Dumas, Sources de l'histoire de l'ancienne université d'A., Aix 1923; Martyr. Romanum, p. 319.
Antonio Soirat
I Concili di A. - Si ha notizia di diversi sinodi o concili tenuti ad A. Quello del 1112 emanò tre decreti, il primo dei quali riservava all'arcivescovo della città la quarta parte dei redditi della diocesi. In un altro, celebrato nel 1409 , con la partecipazione di tre province, furono eletti i membri da inviare al Concilio di Pisa. Quello del 1416 scelse i delegati per il Concilio di Costanza.
Nel 1612 Hurault de l'Hôpital, arcivescovo di A., convocò un concilio per censurarvi un Trattato della potestà ecclesiastica e civile, in cui l'autore, Edmondo Richer, propugnava la libertà della Chiesa gallicana. Più importante fu il concilio o sinodo del 1672. Girolamo Grimaldi, cardinale arcivescovo, ne pubblicò gli statuti che trattano dei doveri dei pastori e dell'amministrazione dei Sacramenti e raccomandano ai parroci l'osservanza del Rituale Romano. In appendice è la lista dei casi riservati e dei canoni penitenziali nonché gli avvisi di s. Carlo Borromeo ai confessori.
Btbl.: Mansi, XXI, col. 73; Collectio Cune. Lucensis, IV, Friburgo in Br. 1873, coll. 935 sgg.; Hefele-Leclercq, V, p. 340. Romualdo Souarn
L'università di A. - Tra le istituzioni ecclesiastiche di A. emerge l'Università (Studium generale), fondata da Alessandro V con la bolla In eminentis del 9 dic. 1409, sulla base di antiche scuole teologiche locali. Confermata da Luigi II di Angiò, re di Sicilia e
di Gerusalemme e conte di Provenza (lettera del 31 dic. 1413), l'Università fu molto favorita dal figlio Renato I d'Angiò (ordinanza del 7 nov. 1460). Ne era cancelliere l'arcivescovo. Ebbe fin dal principio le facoltà di teologia, di diritto canonico e civile, e dal 1482 anche quella di medicina.
Espressione dell'anima e della cultura provenzale, l'Università fu riconfermata nel sec. xvir dal re di Francia. Soppressa dalla Rivoluzione (1793), nel 1808 Napolcone la trasformò in Accademia dell'Università imperiale di Francia. Oggi costituisce un'unica università con quella di Marsiglia (Université d'Aix-Mar-

(dr. K. Porter, Roman. sculpt.)
Aix - Cattedrale. Particolare del chiostro (sec. xi).
seille), le cui facoltà di diritto e di lettere hanno sede in A., quelle di scienze e di medicina-farmacia a Marsiglia.
Gran parte dei suoi documenti medievali rimasero bruciati, nel 1536, nella invasione di Carlo V. Gli antichi statuti, redatti negli anni 1420-40, sono stati pubblicati per la prima volta da Bonifacio Blancas (Almae Aquarum Sextiorum Universitatis vetera et nova Statuta, Constitutiones et Consuetudines, Aix 1667) e nuovamente, insieme agli altri documenti superstiti, da Marcello Fournier (Les Statuts et Privilèges des Universités Françaises depuis leur fondation jusqu'en 1789, III, Parigi 1892, pp. 1-32).
Btbl.: A. Henricy, Notice sur l'ancienne Université d'A., Aix 1826; F. Belin, Histoire de l'ancienne Université de Provence, au Histoire de la r fomeuse e Université d'A. depuis sa fondation (1400-1409) jusqu'en 1793, 2 voll., Parici 1892 e 1906; G. Fleury e A. Dumas, Sources de l'histoire de l'ancienne Université d'A., Aix 1923; H. Rashdall, The Universities of Europe in the Middle Ages, II, nuova ed. a cura di F. M. Povicke e A. B. Emden, Oxford 1936, pp. 186-89. L'opera di F. Chavernac, Histoire de l'Université d'A., Aix 1889, è di scarso valore scientifico.
Igino Cecchetti
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(a) A. Harimann, La France)
AJACCIO, diocesi di. - In Corsica, suffraganea di Aix. Città principale dell'isola, A. è capitale della Corsica.
Da una testimonianza di papa Gregorio Magno (590-604) si conosce l'esistenza della diocesi nell'anno 601; prima della quale data non si trova alcun documento positivo sulle sue origini, come su quelle degli altri vescovati coesistenti. Fino al sec. xi A., al pari di tutte le diocesi della Corsica, dipese direttamente dalla S. Sede. Ma nel 1077 Gregorio VII nominò il vescovo di Pisa governatore dell'isola, e Urbano II lo elevò alla dignità di arcivescovo della Corsica con la bolla in data 22 apr. 1092. Peraltro, allo scopo di ristabilire la pace tra le repubbliche di Genova e di Pisa, Innocenzo II, con la bolla Iustus Dominus del 19 marzo 1133, diede alla prima, come suffraganei, i vescovati di Mariana, di Nebbio e d'Accia; quanto ad A., la lasciò alla dipendenza di Pisa, con Aleria e Sagona. Sembra che questa disposizione non abbia sotto l'aspetto ecclesiastico subito modificazione alcuna allorché l'isola intiera passò sotto la dominazione di Genova. Ma, dopo che questa repubblica ebbe ceduta la Corsica alla Francia (1769), il Papa diede a sua volta al re cristianissimo, almeno a partire dal 1772 , la facoltà di nominare i vescovi dell'isola.
Il concordato del 1801 ridusse i vescovati ad uno solo, con sede ad A., che divenne suffraganea di Aix; per questa ragione la diocesi attuale di A. comprende il territorio dei sei antichi vescovati della Corsica, cioè : Accia (v.), Aleria, Mariana o Bastia, Nebbio o S. Fiorenzo, Sagona o Vico, e l'antica A.
Conta 220 sacerdoti diocesani e 75 regolari, tra i
quali Domenicani, Francescani, Cappuccini, Oblati di Maria Immacolata ed altri, per una popolazione di 180.000 ab., ripartiti in 450 parrocchie. A Lavasina, presso Bastia, si trova il santuario più importante dell'isola, dedicato alla Madonna delle Grazie e dichiarato monumento nazionale. Il santuario, retto dai Francescani, è ogni anno, soprattutto l'8 sett., meta di numerosi pellegrinaggi che giungono da ogni parte della Corsica.
Bibl.: Cf. nell'archivio Vaticano, fondo Concistoriale: Acta Camerarii, 32-41, coll. 1730-98; V. Ermoni, s. v. in DHG, I, coll. 1271-74; A. Jean, Les évêques et archéologues de France depuis 1682 jusqu'à 1801, Parigi 1891; Lanzoni, p. 703; L. Rinieri, I vescovi della Corsica (Collana storica corso, II), Livorno 1934; O. F. Tencajoli, Chiese di Corsica, Roma 1936, con ricca bibliografia.
Corrado Morin
AJMER, diocesi di. - In India, è suffraganea di Agra ed è affidata ai Cappuccini della provincia di Parigi. Fu eretta nel 1913 con l'elevazione a diocesi della prefettura apostolica di Rajputana, la quale, a sua volta, era stata creata nel 1892 con territorio distaccato dall'arcidiocesi di Agra. Comprende la provincia di Ajmer-Merwara, quasi tutto il Rajputana ed una piccola parte della Central India Agency, con una superfice di ben 371.000 kmq . e ca. 11 milioni di ab. Poco più di nove decimi di tutta la popolazione segue l'induismo; gli altri sono quasi tutti maomettani, mentre solo una infima minoranza è cristiana. I protestanti infatti non sono più di 9000 ed i cattolici 6059, oltre 720 catecumeni. Le conversioni si hanno quasi esclusivamente tra i Bhils, aborigeni induizzati. I sacerdoti sono 439 (dei quali 12 sono indiani, oriundi però da altre contrade dell'India), coadiuvati da 22 fratelli ( 8 indiani) e da 175 suore ( 136 indiane).
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Bres.: Guida delle misriani cottoliche, Roma [1935], pp. 133-42; Catbalic Directory of India Burma and Ceylon, Madras 1940, pp. 17, 179-85; MC, p. 6.
Valentino Belgeri
AKBAR. - Sultano d'India, terzo della dinastia dei Meghul. Era figlio di Humājūn, e nipote di Bāber, il capostipite della dinastia. N. a Umarkot nel Sind il 15 ott. 1542, salì al trono nel 1556, e morì ad Agra, che aveva eletto, in luogo di Delhi, sua capitale, il 1^{°} ott. 1605, lasciando il trono al figlio Selim (Giahānghir). Il nome personale di A. (che non è se non un soprannome onorifico, o nome di regno) era Abū 'l-Fath Galal ad-din.
Suo padre Humājūn aveva appena cominciato la riconquista dei suoi Stati, di cui l'aveva spogliato l'usurpatore Sèr Sāh, allorché venne a morire: il figlio giovanetto, con l'aiuto di valenti generali, seppe condurre a buon fine la riconquista dei domini aviti, sicché il suo regno comprese, oltre l'Indostan propriamente detto, l'Afganistan orient., il Bengala, il Kašmit, e gran parte del Dekkān, raggiungendo così i più estesi confini che mai abbia avuto l'impero moghul. Ma la politica di A., una volta restaurato il suo Stato, non fu rivolta a violente conquiste, bensì a sange opere di pace. La sua organizzazione dell'amministrazione, e in particolare delle finanze, con l'abolizione dell'imposta canonica gravante sui non musulmani (gizijah), e il pareggiamento di tutti i sudditi senza distinzione di casta e di fede negli obblighi fiscali, non è che uno degli aspetti estrinseci più cospicui di una politica di tolleranza e larghezza di vedute, per cui il nome di A. va famoso. Essa si fonda sul pieno pareggiamento di indù e musulmani (mentre mu-
sulmana era la dinastia e la classe dirigente dello Stato), e culmina col tentativo di A. di fondere tutte le religioni rivelate, e in concreto l'islamismo, l'induismo e lo zoroastrismo, le tre religioni cui apparteneva la maggioranza dei suoi sudditi, in un unico vago e puro monoteismo aconfessionale (tanzhid-i iläht).
Secondo questa concezione, l'unico Dio, il cui concetto era spogliato da ogni precisazione dogmatica e da ogni cerimoniale cultuale, veniva adorato e servito in purezza e semplicità di vita, inculcate quali supremi doveri dell'uomo; e solo come concessione alla umana debolezza e al suo bisogno di simboli, venivano accolti il sole ed il fuoco quale immagini della divinità. Questo teismo sembra che non abbia avuto altri seguaci all'infuori dell'immediata cerchia di A., e che non sia mai penetrato in larghe masse di popolo. Alla morte di A., d'altra parte, suo figlio Giahānghir ritornò anche personalmente all'ortodossia musulmana; ma il nobile tentativo sincretistico dell'imperatore Moghul resta sempre uno dei più singolari fenomeni della storia dell'Islam e della religiosità orientale. L'interesse per questa alta e originale figura di sovrano, fautore e promotore di cultura, vissuto in una cerchia di corte permeata di scienza e di poesia (suo primo ministro, e storiografo aulico, fu il celebre letterato persiano Abū 'l-Fadl 'Allāmī), è ancora stimolato dal curioso fatto che A. restò personalmente per tutta la vita analfabeta.
Nei riguardi del suo atteggiamento verso il cristianesimo, è da notare la buona accoglienza da lui fatta alle missioni cattoliche di Francescani e Gesuiti, così come in generale egli si dimostrò favorevole agli europei, ed incline ad allacciare regolari relazioni con le potenze cristiane dell'Occidente.
BISL.: D. Bartoli, Missione al Gran Mogul del p. Acquaviva, Torino 1823; V. A. Smith, A. the Great Mogul, ²² ed., Oxford 1919; A. Vāth, Kaiser Abbars religiäser Werdegang, in

(Aa M. Hurimann, La France)
AJACCIO - Veduta di Bastia.
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Kathol. Missionen, Friburgo in Br. 1920-1921, p. 201 seg.: The Commentary of Father Monserate on his journey to the Court of A., edis. di J. S. Hoyland e S. N. Banerjee, Calcutta 1922; E. Madagan, The Ternits and the Great Mogul, Londra 1932; Pastor, XI, pp. 737-41.
Francesco Gabricli
AKHMIM (Ahmim). - Città del medio Egitto, con una forte percentuale di popolazione copta, sorgente sul luogo dell'antica Panopolis, sacra al culto di MinPan. Dal nome della divinità venne il nome copto del luogo, Śmin, e da questo l'arabo Akhmim. Nella tradizione copta la città è celebre per la sua popolazione allegra, antica dei piaceri ed attaccata sino a tardo tempo all'antica religione egiziana trasformata al modo ellenico. La statua di Pan, descritta in Stefano di Bisanzio, fu distrutta solamente all'epoca di Shenudi (sec. iv), che fece parecchie incursioni nella città alla testa dei suoi monaci per combattere i pagani e rovesciare i templi. La distruzione di uno di questi, chiamato Métros, è attribuita a s. Atanasio. Il cristianesimo si introdusse ben presto in A. e il padre del cenoIutismo, Pacomio, vi fondò tre conventi. Due suoi vescovi presero parte al concilio di Nicea ed a quello di Efeso (E. Amélineau, La géographie de l'Egypte à l'époque copte, Parigi 1893, pp. 18-22). Nella città sorge la chiesa copta della Vergine (al-Adra) non molto antica : appartiene al tipo molto diffuso nel basso medioevo a navate parallele costituite da travate quadrate coperte con cupole o vòlte a crociera, e con tre santuari absidati. La costruzione è completamente in mattoni (V. Somers Clarke, Christian Antiquities in the Nile Valley, Oxford 1912, pp. 144-45).
Archeologicamente A. è assai importante per la sua vasta necropoli nella quale sono stati trovati numerosissimi frammenti di tessuti decorati ed anche degli interi vestiti (tuniche) con incrostazioni di tessuti. La necropoli fu scoperta da G. Maspero, ma disgraziatamente fu guastata da scavi clandestini per opera degli indigeni ed anche quelli fattivi dagli europei non brillarono per il loro metodo, si che gli elementi che avrebbero potuto dare l'esatta cronologia delle tombe andarono distrutti o non furono raccolti. Sui ritrovamenti ad A. si vedano le opere di R. Forrer, Die Gräber- und Textiifunde von Achmin-Panopolis, Strasburgo 1891 ; Römische und Byzantinische SeidenTextilien aus dem Gräberfelde von Achmim-Panopolis, iv 1891; Mein Besuch in El Achmim, ivi 1895. La cronologia dei tessuti di A. fu stabilita sui molti esemplari comperati dal Victoria and Albert Museum di Londra, e in base a criteri stilistici da A. F. Kendrick, Catalogue of Textiles from Burying-grounds in Egypt, Londra 1920-22. La necropoli comprende sepolture di tutti i periodi, dal grecoromano sino al cristiano di epoca inoltrata, e anche al musulmano.
I soggetti cristiani rappresentati sono, nei primi tempi, delle croci equilatere, croci gemmate e a forma di anh, qualche volta entro ghirlande portate da angeli volanti; più tardi appaiono delle figure nimbate, l'orante, Daniele fra due leoni e delle scene evangeliche. Un gruppo importante di tessuti è costituito dalle tele con decorazione impressa a colori, forse col procedimento del batik: fra questi si trovano alcuni frammenti probabilmente di importazione indiana. Quelle di produzione locale (con caratteristica sostituzione di Λ per P nelle iscrizioni) mostrano dei santi ( Θ Ω mathrm{MAC}, MAPKOS, IIETPOC), l'Annunciazione, la resurrezione di Lazzaro e altre scene evangeliche, nonché Mosè sul Sinai. Un altro gruppo importante è quello dei tessuti in seta, che ancora non si è potuto determinare con sicurezza se siano prodotti dell'industria egiziana o più probabilmente della siriana ed importati in Egitto. Stilisticamente e per le scene rappresentate, la seconda ipotesi sembra la più sicura: le influenze asiatiche vi sono preponderanti. Alcuni di questi frammenti portano tessuti dei nomi ZAXAPIOY, HOSE PH che sembrano essere quelli dei tessitori, per quanto non vi sia accordo fra gli studiosi su tale interpretazione. Ugo Monneret de Villard

(de De Gronosen, Les caracliriat, de l'art copte) Akhmm - Tessuto copto.
AKIBA: v. aGtba.
AKĪGĀN, Andrea. - Primo patriarca dei Siri cattolici, n. a Mardin nel 1622, m. ivi nel 1677. Convertitosi al cattolic anno, entrò nel Collegio maronita di Roma nel 1646. Ritornato nel Libano nel 1649 , e ordinato sacerdote, fu inviato in Aleppo. Nel 1656 fu consacrato vescovo per i Siri convertiti dal giacobitismo, che per opera sua erano tanto cresciuti di numero. Il patriarca giacobita Simone I, residente in Aleppo, lo sospese, e sebbene un firmano del Sultano gli ridesse il possesso della sua chiesa (1656), i giacobiti non tardarono a muovergli guerra, sicché nel 1657 dovette fuggire nel Libano. Ritornò trionfante l'anno seguente, e si installò nella sua chiesa con straordinaria pompa ( 1659 ). Introduese la benedizione eucaristica, l'acqua santa, il rosario, le insegne pontificali latine ecc. Nel 1662 fu eletto patriarca; in data 3 ag. dello stesso anno il sultano gli concesse il firmano; e nel 1677 Alessandro VII gli mandò la conferma ed il pallio. Morì in questo stesso anno, dopo aver tanto sofferto e lottato come vescovo e come patriarca, perché i firmani a lui concessi gli davano autorità anche sui giacobiti.
Bibl.: F. De Tarrâzi, Av-salâtif at-târîbî̀iah, fí asdoifat al-abratijjat as-suryânijjah (Le serie storiche circa i vescovi delle diocesi sire), Beirut 1910, pp. 178-99; D. E. Nagakian, 'Inajât av-Ruhmân fí hidâjat as-Surjân (La Provvidenza del Misericordioso nella conversione dei Siri), ivi 1910, pp. 34-69; Ad-Duwaihi (compagno di apostolato di A.), Târîb al-madrassh al-mârânijjah fi Rumijah (Storia del Collegio maronita in Roma), ed. L. Cheikho, in al-Mabrig. 21 (1923), pp. 213-15; A. Rabbath, Documents inédits, I, fasc. II, Parigi-Lipsia-Londra 1903-1907, pp. 94-103, 453-70, 510; II, fasc. II, ivi 1910-11, pp. 4, 6, 13, 78, 79.
AKINDYNOS, Grecorios. - Monaco greco del sec. xiv, la cui vita è quasi sconosciuta e le cui opere sono quasi tutte inedite. Ebbe parte attiva nella controversia palamita (v. esicasmo; palamas), alla quale tutti i suoi scritti si riferiscono. Prima favorevole a Palamas che sperava di ricondurre all'ortodossia, divenne in seguito suo avversario reciso. Si fece a torto di A. un amico dei Latini, un latinofrono, versato nella scolastica occidentale, perché fu discepolo di Barlaam (v.) di Seminara e soprattutto perché gli si attribuì erroneamente l'opera De essentia et operatione, che è di Procoro Cidonio. In realtà A. è un bizantino rigidamente conservatore; e niente denota in lui la conoscenza della scolastica latina. Nella controversia palamita, A. milita nel partito avverso ad ogni innovazione dottrinale. Benché venga di solito associato a Barlaam negli anatemi dei concili palamiti, egli è ben lontano dal condividere tutte le opinioni del Calabrese, specie quella sulla natura della luce taborica. E d'accordo con lui solo nella tesi fondamentale dell'assoluta semplicità di Dio.
I suoi scritti comprendono 3 confessioni di fede, 5
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svariate confutazioni di lunghezza diversa della teologia di Palamas, un Rapporto al Patriarca Giovanni Calecas sull'origine della controversia fra Barlaam e Palamas, un poema di 509 giambi contro Palamas, alcune lettere e dei giambi a Nioeforo Gregoras. Eccetto il Rapporto, pubblicato da Teodoro Ouspenskii (II sinodicon della domenica dell'ortodossia, Odessa 1893, p. 88 sgg., in russo), il poema contro Palamas edito in PG 130, 843-83, due lettere e alcuni giambi a Gregoras (PG 148, 70 sg., 84 sgg., 29 sg., 72 sg .), tutto il resto è inedito e si trova nel Cod. 223 di Monaco e nel Cod. Marciano 155 di Venezia.
BibL.: K. Krumbacher-Ehrhard, Grech. d. byg. Liter., 2* ed., Monaco 1897, pp. 100-102; G. Mercati, Natisic di Procaro e Demetrio Cidone, di Manuele Calera, di Teodoro Meliteniolo e altri appunti per la storia della teologia e della letteratura bicontina del sec. XIV, Roma 1930, opera capitale per la controversia palamita: M. Jugie, Palamite (Controceret), in DThC, XII, coll. 1802-1804. Martino Jugie
AKRA dei Calder. - Arcivescovato di rito sirocaldeo nel Kurdistan del quale non si conosce l'origine e che ha sede in A., capoluogo di "caza", con 4700 ab., nella regione di Mossul. Nel 1630 già esisteva una diocesi nestoriana di questo nome, al quale qualche volta si trova aggiunto quello di Lubar, altro capoluogo della medesima regione. Al principio del sec. xix l'arcivescovato di A. appare riunito con le diocesi di Amadia e Zagu; ma nel 1850 era tornato indipendente. In maniera provvisoria venne di nuovo riunito ad Amadia il 23 apr. 1893, finché Pio X lo separò il 23 apr. 1910, affidandolo temporaneamente al patriarcato caldeo di Babilonia. Secondo l'ultima statistica la diocesi conta 2779 cattolici distribuiti in 13 parrocchie. I dissidenti nestoriani sono 2157.
BibL.: J.-B. Chabot, Etat religieux des diocèses formant le patriarcat chaldéen de Babylone, in Revue de l'Orient chrétien, 2 (1896), p. 449 sgg.; S. Vailhé, Amadía, in DHG, II, coll. 918019 ; S. Katcho, Statistiques des cathal. de rite chaldéen du patriarcat de Babylone, in Orientalia Chr. Periodica, 4 (1938), p. 273. Alberto Galleti
AKRA di Gerusalemme: v. acra.
AKSAKOV, Ivan e Konstantin. - Letterati e pubblicisti russi del sec. xix, figli di Sergio Timofeevič Akaskov (1791-1859). Il maggiore, Costantino (1817-60), passò quasi tutta la vita a Mosca, dove fece i suoi studi e pubblicò, nel 1847, la sua tesi di laurea: Lomonosov nella storia della letteratura e della lingua russa. Dapprima proclive "all'occidentalismo", divenne, col fratello Ivan, un seguace ardente della scuola slavofila, diretta da Ivan Kirevskij (1806-56) ed A. S. Chomjakov (1804-60; v.).
Il suo compito fu di dare un'apparenza di solidità, mediante lo studio della storia nazionale, alla tesi fondamentale del movimento : la corruzione totale e l'impotenza degli Stati occidentali, tutti sorti dalla violenza e da essa condotti alla rivoluzione politica e allo scisma religioso, di fronte alla Russia, fondata sul principio della libertà, che le ha assicurato l'unità della fede e l'unità liberamente rispettata del potere. A sostenere questo grande paradosso Costantino spiega molta ingegnosità. Ma la vera storia della Russia contraddice apertamente le sue affermazioni. Per dar consistenza alla sua tesi, egli ha fatto appello anche alla poesia e al dramma. In vari scritti egli oppone il sano buonsenso del popolo russo alle classi borghesi, corrotte dalla cultura occidentale.
Suo fratello Ivan (1823-86) fu scrittore fecondo, dopo aver condotto vita di funzionario fino al 1852. Anche egli ha pubblicato, in difesa delle idee slavofile, una serie di scritti a tendenza paternalisticamente democratica e panslavista. Perseguitato dalla censura, che soppresse parecchi periodici di cui egli era l'iniziatore, non si scoraggiò e continuò instancabilmente fino alla morte a combattere per il suo ideale, contro il liberalismo importato dall'Occidente.
BibL.: Kritiko-biograficeskii slovan' vasihičt biintelni i učenich (Disionario critico-biografico degli scrittori e degli scienziati
russi) a cura di S. A. Vengerov, s. v., I. Pietroburgo 1889 (con ampia bibliografia); P. Strube, in Slavonic Review, 2 (1923-24); E. Radlov, Storia della filosofia russa, trad. E. Lo Gatto, Roma 1923; B. Jakovenko, Filosofi russi, Roma 1923. Martino Jugie
AKSUM. - Città dell'Etiopia settentrionale, a m. 2130 sul mare, con ca. 10.000 ab. Centro assai vetusto di popolazione (certamente di stirpe Agone), come attestano numerosi oggetti paleolitici, fu occupata ed ebbe nome da colonizzatori sud-arabici (jakum « hortus viridis et densis herbis impletus s), che ne fecero la metropoli d'un loro Stato, il cui capo assunse appunto il titolo di re di A.
E ricordata per la prima volta dal Periplus Maris Erythraei nel sec. I d. C., sebbene indubbiamente più antica. Sembra giungesse al suo maggiore splendore nel sec. vi con re Ezane. Decadde col tramonto della potenza politica degli Abissini (sec. viI sgg.) e con l'estendersi di costoro non più verso il Nilo e l'Arabia ma verso sud; dovette cessare di essere capitale già prima del sec. xir. Soffrì molto nel sec. xvi per le invasioni dei musulmani (Somali e Turchi) e nel 1511 per un'incursione galla. Rimase per altro il maggior centro religioso dell'Abissinia sia per le sue memorie storiche, sia per la sua cattedrale, costruita su un antico tempio pagano e più volte restaurata, fra altri da re Fascladus (sec. xvir); restauri italiani la alterarono. Nella chiesa (detta di Sion) dedicata a Maria, gli Abissini credono trovarsi la mosaica Arca dell'alleanza. I re di Etiopia ambivano essere ivi unti, con cerimoniali solenni. Il capo del luogo, ricco di feudi, ebbe spesso notevole importanza politica ed anche militare e portava il titolo di «nebran ed» (epoca moderna nevraid) - praepositus manuum; talvolta i re stessi assunsero tale carica, da tempo riservata ad ecclesiastici. La città è ricca di rovine di antichi edifici, ed ha numerosis-

(du Bernatsik, Il continente nero)
AKSUM - Croce astile argentea della chiesa di Sion.
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simi obelischi, lavorati o grezzi; uno di essi, che giace a terra spezzato, era alto 19 metri con una base rettangolare il cui lato maggiore misura m. 4,70. Descritta dall'Alvarez nel sec. xvI, da missionari portoghesi del sec. xvir (Paez, Barradeas) e poi da viaggiatori (Bruce, Salt, Rüppella, Lefèvre, ecc.), esplorata in superfice da Bents (un altro tentativo di C. Conti Rossini fu impedito dalla xenofobia del nevmaid scioano), fu oggetto di studi da parte di una spedizione germanica avente a capo B. Littmann, da U. Monneret de Villard e da una missione italiana; moltissimo, però, rimane da fare. Per l'archeologia cristiana v. Etiopia. - Vedi Tav. XLIII.
Bibl.: J. Bruce, Travales to disioner the soune of the Vules. III. Edimburgo 1790: E. Ruppella, Reisen in Abyss., Francoforte 1840: Th. Lefère, Voyage en Abyss., Parigi 1843-51: G. Rohlfs, Meine Reise nach Ab., Lipsia 1883: Th. Bents, The sacred ritz of the Eth., Londra 1888: F. R. Alvarez, Verdadeiro informacou das terras do Preste Todo, Lisbona 1889; C. Beccari, Rerum aethiopicarum scriptores, 15 voll., Roma 1903-17, passim: E. Salt, Voyage en Abyss., Parig1 1912: Deutsche Aheum Exped., Berlino 1913: U. Monneret de V