Voyage en Abyss., Parigi 1843-51: G. Rohlfs, Meine Reise nach Ab., Lipsia 1883: Th. Bents, The sacred ritz of the Eth., Londra 1888: F. R. Alvarez, Verdadeiro informacou das terras do Preste Todo, Lisbona 1889; C. Beccari, Rerum aethiopicarum scriptores, 15 voll., Roma 1903-17, passim: E. Salt, Voyage en Abyss., Parig1 1912: Deutsche Aheum Exped., Berlino 1913: U. Monneret de Villard, A., Roma 1936: S. Puglisi, Primi risultati delle indagini compiute dalla Missione archeologica di A., in Africa Ital., 8 (1941), nn. 3-4. Carlo Conti Rossini
AKYAB, Prefettura apostolica di. - Eretta nel 1940 con territorio distaccato dalla diocesi di Chittagong (Birmania). E affidata ai Missionari di N. S. della Salette (provincia americana) e comprende quattro distretti civili, che formano le province dell'Arakan, con una superfice di 37.905 kmq . L'Arakan fu evangelizzata verso il 1600 dai Gesuiti portoghesi, poi dagli Agostiniani e dai Teatini, dai padri del Seminario per le missioni estere di Parigi, dai Benedettini belgi e dai Religiosi della S. Croce. Abitanti 1.008.535, dei quali buddhisti (di razza birmana) 653.699 , maomettani (immigrati dall'India) 255.469 , induisti 18.350 , protestanti (anglicani e battisti) 1218, appartenenti a varie tribù aborigene ca. 80.000 . I cattolici nel 1940 erano 850 (di essi 440 appartengono alla tribù aborigena dei Chin) con cinque chiese, 8 missionari americani, 18 suore inglesi e 7 catechisti indigeni.
Bibl.: AAS, 32 (1940), pp. 540-41. Valentino Belgeri
ALABASTRO : v. MARMO.
ALACOQUE : v. margherita maria alacoque.
ALAG. - Canonico di Auserre, vissuto nel sec. IX. Collaborò, insieme al canonico Rainogala e sotto la direzione del monaco Erico, alla prima parte dei Ge sta pontificum Antissiodorensium, che va dal 258 al7^{′} 873. L'opera è pubblicata in PL 138, coll. 219-394.
Bibl.: PP. Maestini, Histoire littéraire de la France, V, nuova rist., Parigi 1880, pp. 541, 777-78; P. Fournier, s. v. in DHG, I, col. 1289. Emma Santovito
ALAGOAS: v. mACEÒ.
ALAGONA, Pietro. - Teologo e canonista italiano, n. a Siracusa nel 1549, m. nel 1624 a Roma, penitenziere di S. Pietro. Gesuita dal 1564, ebbe nell'Ordine varie cariche ed insegnò filosofia e teologia. Acquistò una notevole fama, soprattutto per i tre compendi di materie teologiche, di cui due ebbero grande successo.
Il primo: Compendium manualis Martini Azpilcucrae Nassarri de quaestionibus morum et conscientiae fu pubblicato in Roma nel 1590 con lo pseudonimo di Pietro Giuvara, ed ebbe, fino al 1625 , ben 23 edizioni. Fu anche tradotto in francese. Il secondo: S. Thomae Aquinatis Theologicae summae compendium (Roma 1629), arrivò a 25 edizioni ed era ancora usato nel sec. xix. Di minore interesse è il Totius iuris canonici compendium (Roma 1622-23) in 2 voll. in ⁴².
Bibl.: Hurter, III, col. 878; C. Sommervogel, s. v. in DThC, I, col. 656; Sommervogel, I, coll. 108-12; VIII, coll. 1293-94. Francesco Pugliese
ALAJUELA, Diocesi di. - Nella repubblica di Costarica, suffraganea di S. José de Costarica, eret-
ta il 12 febbr. 1921 da Benedetto XV. La residenza vescovile si trova in A., capoluogo della provincia omonima. La diocesi, che oltre questa provincia abbraccia anche quelle di Puntarenas e di Guanacaste, ha una popolazione di 298.000 cattolici, ed è divisa in 28 parrocchie, alle quali attendono 28 sacerdoti del clero secolare e 16 regolari. La città vescovile possiede un grande ospedale e una bella cattedrale.
Bibl.: Enc. Univ. Ilusir. Europeo-Americana, s. v., III, p. 919.
Pietro Gómez
ALALEONA, Domenico. - Musicologo e compositore, n. a Montegiorgio (Macerata) il 16 nov. 1881, m. ivi il 24 nov. 1928. Diplomato a S. Cecilia nel 1906, portò per saggio finale un poemetto drammatico Attal lite portas; compose inoltre un "Requiem " a 4 voci e vari cori religiosi. Trascrisse alcune Laudi spirituali italiane cinquecentesche per orchestra, ecc. Come musicologo, pubblico Studi sulla storia dell'Oratorio musicale in Italia (Torino 1908), opera fondamentale ma offuscata da spirito antireligioso, articoli vari sulle Laudi spirituali (Le laudi spirituali italiane nei secc. XVI e XVII e i loro rapporti coi canti profani, in Rivista musicale italiana, 16 [1909], pp. I sgg.), su Emilio de' Cavalieri (La nuova Musica, i [1905]), ecc. Luisa Cervelli
ALAMANNI. - Detti anche Alemanni o Suebi, erano una delle grandi tribù germaniche che formarono poi il regno dei Franchi orientali e della Germania. Durante il sec. III si spostarono dal medio Elba verso il Meno e il Danubio. Verso la metà del sec. v, sotto la pressione dei Burgundi e di altre popolazioni, invasero tutta la regione tra i Vosgi, il Lech e il Danubio, e tutta l'odierna Svizzera tedesca. Stavano sotto i propri duchi ed erano ancora pagani. Dal 496 ca. perdettero la propria indipendenza e passarono sotto il dominio, prima dei Franchi, poi degli Ostrogoti e Burgundi, e finirono poi sotto il regno franco. Da allora incomincia la loro conversione al cristianesimo che procedette molto a stento e si protrasse fino al sec. viII.
Nella regione continuarono ad esistere i vescovati dell'epoca romana come quello di Vindonissa (Windisch), trasferito nella seconda metà del sec. vi ad Aventicum (Avenches) e, verso il 600, a Losanna; e di Augusta, poi Costanza, cui si aggiunse poco dopo quello di Basilea. I vescovi, dapprima d'origine romana, portano poi anche nomi germanici. I missionari più noti sono i santi: Colombano, Gallo, Fridolino, Trudberto, Pirmino, ecc. Come centro d'irradiazione evangelica sono da ricordare i monasteri di S. Gallo, Disentis, Pfäfers, Reichenau, Säckingen, Trudpert, Weissenburg, ecc.
La lez Alamannorum (MGH, Leges, III, ed. J. Merkel), nelle due sue redazioni, la Glotlariana (718719) e la Lantfridana, è un documento che dimostra la penetrazione del cristianesimo presso gli A.; vi è comminata la scomunica contro coloro che osano violare le donazioni fatte alle chiese; i sudditi che si rifugiano negli asili ecclesiastici vengono trattati con speciale riguardo; la multa per l'uccisione di vescovi, sacerdoti, diaconi, suddiaconi e monaci è più alta che per un semplice laico. La multa per l'uccisione del vescovo è uguale, in genere, a quella dovuta per l'uccisione del duca (multa tripla); per i danni arrecati alle chiese è tre volte superiore alle multe comuni.
Bibl.: K. Voigt, Staat und Kirche von Konstantin d. Gr. bis zum Ende der Karolingerzeit, Stoccarda 1936: J.Thsuren, Atlas der katholischen. Missionsgeschichte, St. Gabriel 1932. - Molto istruttivo: G. Lüdtke-L. Makersen, Deutscher Kulturatlas: Kathol. Religionsgeschichte, Berlino 1934. Giuseppe Löw
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ALAMANNI, Cosimo. - Rinomato cultore di filosofia tomista, n. a Milano nel 1559 ed ivi m. il 24 maggio 1624. Entrò giovane nella Compagnia di Gesù (1575), e, dopo il consueto tirocinio, fu mandato a compiere gli studi a Roma, dove ebbe per maestri il Suarez e il Vasquez. Ritornato a Milano fu professore di filosofia, poi di teologia ed infine di casistica al Collegio Brera. Nel 1606 si recò alla curia vescovile di Pavia, dove rimase per 20 anni, come teologo consultore del vescovo. Durante questo tempo attese alla compilazione della sua: Summa philosophiae ex variis libris d. Thomae in ordinem cursus philosophici accommodata, edita la prima volta a Pavia negli anni 1618-29, ed encomiata da Leone XIII. Nel 1623 ritornò a Milano, dove lavorò ancora assiduamente, oltre che nell'esercizio del suo ministero, anche come prefetto degli studi al Collegio Brera.
BibL.: C. Alamanni, Summa philosophiae, etc., I, nuova ed., Parigi 1883, pref., pp. 11-2; Sommervogel, I, coll. 113-14.
Ugo Viglino
ALAMANNI, Giovanni : v. alemanno johanan.
ALAMANNI, Luigi. - Letterato, n. a Firenze nel 1495, m. ad Amboise nel 1556. Seguì le lezioni di Francesco Cattani, discepolo di Marsilio Ficino. Prese parte alle riunioni che si tenevano nell'Accademia degli Orti Oricellari, ove conobbe il Machiavelli. Nel 1522 partecipò alla congiura contro Giulio de' Medici. Si rifugiò quindi a Venezia, poi in Francia. Nel 1527 tornò a Firenze; tre anni dopo, caduta la Repubblica, riparò presso Francesco I, che gli donò un podere ad Aix. Per incarichi importanti tornò più volte in Italia.
Né le Egloghe, né le Satire - contro la corruzione della donna e della corte romana - né la commedia Flora hanno originalità o valore d'arte. Anche i due poemi in ottava rima: Giroux il Coriose e l'Avarchide vivono su schemi precedenti, l'uno su l'omonimo poema francese, l'altro su l'Il'aide e sui romanzi brettoni. L'opera sua più famosa è il poema didascalico in sei libri : Delles cultuazione e; notevoli specialmente le parti che descrivono l'età dell'oro e la tranquillità della vita campestre.
BibL.: H. Houvette, Un coï̀̀ florentin à la cour de France ou XIVIe siecis, Parigi 1903: E. Martin-Chabot, Une ecanzone. inédite de L. A. envoyée par le cardinal de Ferrarc au roi François Ire en 1539, in Bulletin italien, 9 (1909), pp. 131-33; L. Di Francia, La contessa di Tolosa e la tradizione popolare, Parigi 1931.
R. G. Brignetti
ALAMANY Y CONILL, José SadoC. - Domenicano, n. il 13 giugno 1814 a Vich (Spagna) e m. il 14 apr. 1888 a Valenza. Fu prima a Viterbo, poi a Merdì (nell'America), dove nel 1848 divenne provinciale dei Domenicani di America, e, due anni dopo, eletto vescovo di Monterey e Los Angeles. Partecipò come tale al Concilio di Baltimora del 1852 e poi al Concilio Vaticano. Le successive divisioni della sua diocesi originaria, per cui egli divenne metropolita con sede a S. Francisco, testimoniano dalla feconda sua attività, con la fondazione di oltre 150 chiese, 6 collegi, 18 scuole, 4 ospedali. Si dimise nel 1884, e tornò in Valenza col titolo di arcivescovo di Pelusium.
BibL.: A. Comella, A. y C., Vich 1923.
ALAND: v. FINLANDIA.
ALAND, Jan. - Gesuita polacco, n. a Leopoli nel 1590, entrò nella Compagnia verso il 1619, m. a Nieśwież il 13 marzo 1641. Professore di retorica a Jaroslaw, esercitò diverse cariche dell'Ordine a Polock e Riga, ed ebbe finalmente quella di preposito a Nieśwież, dove strinse amicizia con il principe Nicola Radziwill Sierotka, fratello del card. Giorgio Radziwill. Scrisse diverse opere ascetiche in polacco e in latino, fra cui Meditazioni (Roamyslania), Wilno 1617, cui aggiunse una traduzione dei Soliloqui di s. Ago-
stino (sette edizioni 1620-1788). Propagò la devozione a s. Michele Arcangelo.
BibL.: S. Orzelbranda, Alandus, in Encyklopedja Powszechna, I, Varsavia 1898, p. 117; Sommervogel, I, p. 112.
Valerian Meysztowicz
ALANI. - Popolo nomade di razza scitica. Al momento in cui appaiono nella storia abitavano tra il mar Caspio e il lago Aral. Verso il 350, sotto la pressione degli Unni, avanzarono verso occidente, insediandosi nelle regioni subcaucasiche verso il mare di Azov. Un forte gruppo si associò ai Vandali, seguendoli per la Gallia e la penisola iberica fino in Africa (409-16). Ebbero da questi il Vangelo ma, come i loro missionari, furono ariani. Una parte di questo gruppo, stabilitosi nella regione di Orléans, combatté, nella battaglia sui campi Catalaunici (451), con i Romani contro Attila, ma sparve sotto la dominazione visigotica. Gli A., rimasti nelle regioni caucasiche, ebbero molte relazioni con l'impero bizantino, e sin dal sec. IX furono, lentamente e con vario successo, convertiti dalla chiesa greca. Il viaggiatore Guglielmo da Rubruck, nel 1253, li trovò organizzati in una provincia ecclesiastica, con due suffraganei.
Per molti secoli troviamo A., mercenari, nell'esercito bizantino. L'alano Aspar intronizzò Marciano (450-57) e Leone I (457-74) e, col suo partito, diresse la politica, finché fu ucciso (471). Sotto Andronico II (1228-41) gli A. si offrirono di combattere i Turchi, chiedendo in compenso terreno coltivabile. Poco dopo, assorbiti dai tanti popoli che passarono per le regioni de loro abitate, sparirono.
BibL.: S. Vailhé, s. v. in DHG, I, coll. 1334-38; W. Capelle, Die Germanen der Völkerwanderung, Stoccarda 1939; G. Ostrogorsky, Geschichte des byzantinischen Staates, Monaco 1940.
Giuseppe Löw
Alano di Balmerino: v. almo (alano), beato.
Alano di Farfa. - Benedettino, originario dell'Aquitania e monaco di S. Maria di Farfa, di cui fu eletto abate nel 761. Prima, però, aveva passato parecchio tempo in vita eremitica sul monte Acuziano, occupandosi della trascrizione di manoscritti. Morì il 3 marzo 769 ( 0770 ), dopo aver designato a suo successore un Guiberto, vescovo anglosassone; il che suscitò liti e nocque alla disciplina monastica.
A. pubblicò un sermonario, con un prologo, nel quale egli se ne proclama l'autore; però è stato osservato che il contenuto è assolutamente identico al sermonario che va sotto il nome di Egino di Verona (v.), il quale sermonario, a sua volta, non è altro che l'antico sermonario della basilica di S. Pietro in Vaticano (cf. G. Löw, Il più antico sermonario di S. Pietro in Vaticano, in Riv. di Arch. Crist., 19 [1942], pp. 143-83). Uno studio completo sul sermonario di A. si deve a E. Hosp, Il sermonario di A. di Farfa, in Ephemerides liturgicae, 50 (1936), pp. 375-83; 51 (1937), pp. 210-41.
BibL.: Chronicon farfense, ed. U. Balzani, II, Roma 1903, pp. 18-58, 151-55, 163; I. Schuster, L'imperiale abbazia di Farfa, Roma 1921, pp. 40-47.
Celestino Tessore
Alano di Lilla (Alanus ab Insulis, Alain de l'Isle, A. van Ryssel). - Teologo e filosofo, erudito e poeta, n. a Lilla tra il 1115 e il 1128 , m. nella badia di Cîteaux nel 120201203 (da non confondersi con A. di Fiandra o di Lilla, cistercense di Clairvaux, poi abate di L'Arrivour e vescovo di Auxerre, m. nel 1185 o 1186 ).
Sulla sua vita ci sono pervenuti solo pochi dati sicuri : insegnò a Parigi e a Montpellier come uno dei professori più celebri del suo tempo, e poco prima della morte entrò come frate converso nell'Ordine cistercense. I posteri lo onorarono coi titoli di Doctor universalis e di A. Magnur; nel Compendium sanctorum Ord. cistercensis (Digiome 1491) viene elencato fra i beati. Come filosofo A. non appartiene a una corrente determinata, però sta senza dubbio sotto l'influsso
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della scuola di Chartres, specialmente di Gilberto Porretano, a cui si accosta anche nella dottrina degli universali. Nelle sue linee essenziali A. è un rappresentante del tipico platonismo del sec. xir, basato sul Timeo e sugli scritti dello pseudo Apuleio, Macrobio e Boezio; insieme vi s'incontrano idee neo-pitagoriche ed ermetiche e soprattutto elementi aristotelici. Però la sua conoscenza della filosofia aristotelica, in quanto va oltre la logica, A. l'attinge solo da Boezio. La corrente di pensiero proveniente dalla Spagna e destinata a portare nel mondo latino il nuovo Aristotele (libri naturales, metafisica, etica, ecc.) e la filosofia araba, quasi ancora non l'ha toccato: ad eccezione di alcuni trattati astronomici tradotti dall'arabo, egli conosce solamente lo pseudo aristotelico Liber de Causis, da lui citato (pare per primo). In generale A. è un pensatore più ricettivo che produttivo. I suoi scritti filosofici presentano un musaico delle varie dottrine della primitiva scolastica, senza il tentativo di una sintesi sistematica: di nuovo e di proprio A. non ci ha messo quasi nulla. Dal lato metodologico ebbero un certo influsso le sue Regulae de sacra theologia, nelle quali, sul modello di Boezio, viene enunciata una fila di massime o sezioni teologici. Ma anche in quest'opera A. dipende molto da Gilberto Porretano (Chenu, v. bibl.). Certo non fu A. che, come per lungo tempo si suppose, introdusse il metodo matematico-deduttivo nella teologia : il trattato Ars catholicae fidei (PL 210), in cui questo metodo viene sviluppato, non è suo, ma di Nicola di Amiens. Come teologo A. ha messo la sua vasta scienza principalmente al servizio dell'apologetica, soprattutto nella sua opera Contra haereticos, in quattro libri diretti contro gli albigesi, i valdesi, gli Ebrei e gli Arabi. In questo scritto A. fa largo uso del metodo dialettico e della dimostrazione razionale, ma osserva sempre una fondamentale distinzione fra fede e scienza, e difficilmente si può metterlo in relazione col razionalismo di un Abelardo. In alcuni scritti di teologia pastorale e biblica (Summa de arte praedicatoria, Distinctiones dictionum theologicarum) si accosta a Pietro Cantore e alla sua corrente.
Altre opere teologiche: Elucidatio in Cantica canticorum, in cui A. sostiene la tesi della concezione immacolata di Maria; un piccolo trattato di mistica De sex alis Cherubim; De vitiis et virtutibus (edito da Huizinga, v. bibl.); infine un'opera più voluminosa, pubblicata solo in parte, di contenuto canonistico, il Liber paenitentialis. L'influsso maggiore sui posteri lo ebbero le sue opere poetiche: il Doctrinale minus o Liber parabolarum fu molto letto nel medioevo e più tardi ripetutamente stampato; l'Anticlaudianus (un opposto dell'In Rufinum di Claudio Claudiano), una specie di enciclopedia del sapere di allora compilata in esametri, fu più volte commentato nel sec. xiri (ad es. da Rodolfo di Longo Campo e Guglielmo di Auxerre) e ha forse avuto un influsso su Dante; finalmente il Liber de Planctu naturae, una satira allegorica parte in prosa parte in versi, in cui compaiono personificati virtù e vizi, a cui si sono ispirati i poeti del Roman de la Rose, certamente in un senso totalmente opposto alle intenzioni di A.
BibL.: Edic. in PL 201 (tutte le opere, meno il De vitiis et virtutibus). - M. Baumgartner, Die Philosophie des Alanos de Insulis, in Beitr. zur Gesch. d. Phil. d. Mittelalters, II, Heft 4, Münster 1896; M. Grabmann, Die Geschichte der scholastischen Methode, II, Friburgo in Br. 1911, pp. 452-76; M. Jacquin, Alain de Lille, in DHG, I, coll. 1299-1304; F. Usherweg-B. Geyer, Grundriss der Gesch. d. Phil., II, Berlino 1928, pp. 245-47, 708 (bibl.); M. Manitius, Gesch. d. lat. Literatur d. Mittelalters, III, Monaco 1931, pp. 794-806; J. Huizinga, Usher die Verhnüpfung des Poetischen mit dem Theologischen bei Alanus de Insulis, in Medederlin-
gen der b. akademie van wetenschapen, ser. B., deel 74, n. 6, Amsterdam 1932, con ed. del De vitiis et virtutibus; M. De Wulf, Hist. de la phil. médiv., I, ⁶² ed., Lovanio 1934, pp. 227-32. (Nuova versione ital. di V. Miano, Firenze 1944, pp. 219-23); M. D. Chenu, Un essai de méthode théologique au XIIe siecle, in Revue des sciences phil. et thési., 24 (1935), pp. 258-67; J. M. Canivez, Alain de Lille, in DSp, I, coll. 270-72.
Anneliese Maier
ALANO di LYNN. - Carmelitano inglese, oriundo di Kings-Lynn (contea di Norfolk), m. a Lynn nel 1420. Laureatosi nell'Università di Cambridge, insegnò nei collegi del suo Ordine S. Scrittura e teologia con tanta dottrina, che fu stimato uno dei maggiori eruditi d'Inghilterra. Fu tra quelli che combatterono con più impegno gli errori di Wycliff. Le sue numerose opere (più di 100) rivelano profonda conoscenza dei Padri e Dottori della Chiesa. Ricordiamo tra queste: De vario S. Scripturae sensu; Elucidarium Scripturae; Elucidationes Aristotelis; Moralia bibliorum.
BibL.: J. Balcus, Scriptormm illustr. Maj. Buitanniae cutalogos, I, Basilea 1527, pp. 321-33; Fabricius, Bibl. lat. med. e inf. aetatis, I, Padova 1754, pp. 37-38; C. de Villiers, Bibl. Carm., I, Roma 1927, pp. 13-16; p. Marie-Joseph, s. v. in DHG, I, coll. 1304-1305.
Ambrogio di Santa Teresa
ALANO della Rupe (de Rupe, de la Roche, van den Clip). - Predicatore domenicano, propagatore del Rosario, n. in Bretagna verso l'anno 1428, m. a Zwolle l'8 sett. 1475. Entrò nel convento domenicano di Dinant, diocesi di Saint-Malo. Studiò filosofia e teologia a S. Giacomo di Parigi dove - dopo essere stato a Lilla nel 1460 - lesse (1461-62) le Sentenze del 2^{°} anno, continuando l'insegnamento a Douai (1464-65), a Gand ( 1468-70 ) e a Rostock nel Meclemburgo ove divenne maestro in teologia.
Nel 1460 incoraggiò i primi passi che a Lilla si fecero per il ripristino della regolare osservanza. Tornato a Parigi con fra Pagano Dolon e un certo fra Marco - tutti e tre affiliati a Lilla nel 1462 - vi promosse l'osservanza. Staccato dalla provincia di Parigi, il convento di Lilla s'unì alla congregazione olandese riformata, che nel 1464 tenne a Lilla il primo capitolo sotto lo presidente del maestro generale Corrado d'Asti. In occasione di un altro capitolo a Lilla (1475) vi finì l'Apologia del salterio. Poco dopo lo si trova a Douai, poi a Thurnai ove dedica l'Apologia al vescovo Ferrico di Cluny. Visitata la certosa di Hérinnes, andò a Gand, e nel 1474 a Zwolle. A. venne spesso chiamato beata; il culto però non è confermato.
Già il 25 maggio 1476 il capitolo della sua congregazione ordinò di raccogliere i suoi scritti. Nel 1498 uscì una prima raccolta a Stoccolma e una seconda pure in Svezia, mentre traduzioni tedesche si pubblicavano specialmente ad Augusta e Ulma prima del 1500 . Il p. Andrea Coppenstein stampò (Friburgo 1619, altre ed. Colonia 1624, Napoli 1630, 1642, 1660), in maniera però arbitraria, sotto il titolo B. Alanus redivivus, de Psalterio seu Rosario Christi et Mariae tractatus, cinque testi di A. (Apologia; Relationen, revelaciones et visiones; Sermones 1. Dominici Alano revelati; Sermones et tractatuli; Exempla seu miracula), probabilmente già ritoccati prima da altri.
Ad A. sono pure attribuiti: Compendium psalterii B.moe Trinitatis et 1. Mariae; La confratrie du psautier de Notre Dame (ed. nel sec. xvi); Expositio in regulam 1. Augustini divisa in 15 capitoli secondo i misteri del salterio mariano.
Importante è la parte di A. nel movimento rosariano. Come i suoi scritti così le sue prediche riguardavano il "salterio della Vergine", cioè una maniera di pregare la Madonna dicendo 150 Ave , divise da un Pater in decadi ed unendo alla recita orale la meditazione dei misteri della Redenzione.
A. evitò come profana la denominazione di "rosario " preferendo per la devozione da lui propagata la dicitura "salterio mariano"; dichiara anzi di conoscere per rivelazione che Maria incaricò s. Domenico dell'istituzione del "salterio ". Si noti però con Echard che "rivelazione " si-
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gnificava in quel tempo soltanto una forma retorica per guadagnarsi l'attenzione degli uditori e dei lettori. L'uso preesistente di recitare 500 più Ave fu accettato da A., ma fissato a 150 Ave. Riguardo alla meditazione dei misteri che venivano aggiunti all'Ave allora terminante con "Jesus" - si ricordino le 50 clausole del certosino Domenico di Prussia - A. segui pure l'uso già in vigore. Merito suo fu d'aver ordinata la parte orale e le medinazioni, e soprattutto d'aver iniziato la Confraternita del Salterio della Vergine, redigendo statuti speciali. La prima confraternita fu eretta da lui stesso a Dousi nel 1476. Eredi spirituali, come i pp. Michele François di Lilla, Cornelio van Sneek e più di tutti Giacomo Sprenger (v.) a Colonia, propagarono il rosario mariano e le confraternite di questa preghiera.
Bibl.: J. Quétif-J. Echard, Script. Ord. Praedic., I. Parigi 1719, pp. 948-52; A. Morice, Hist. des Maïtres Genivans de l'Ordre des Frères Prêcheurs. IV, Parigi 1909, pp. 626-46; VII, ivi 1914, pp. 198, 328; R. Coulon, s. v. in DHG, I, coll. 1306-12 ove si citano i lavori di Th. Esser (1897-1906), H. Holzapfel (1903), H. Thurston (1900), G. A. Meiser (1009); A. Walz, Compendium hist. O. P., 2* ed., Roma 1948, pp. 196-98; M. Gorce, Routine, in GTSC, XIII, coll. 2908, 2911; A. De Meyer, La Congrégation de Hollande, Liegi s. s., pp. lxxix-lxxxi.
Angelo Walz
ALARCON, Bartolome de los Rios y; v. ryos y alarcon.
ALARICO I, re dei Visigoti. - Discendente della nobile stirpe dei Balti, n. nell'anno 370 e per qualche tempo comandò parte dei Goti foederati aggregati all'esercito di Teodosio. Nel 395 fu eletto re dei Visigoti e nello stesso anno invase la Macedonia e la Grecia. Respinto da Stilicone, riusci a rifugiarsi nella parte dell'Illirico che apparteneva all'impero d'Oriente, dove rimase col consenso di Arcadio che gli concesse anche l'ambito ufficio di Magister militum. Ma ben presto, con un potentissimo esercito, avanzò in Italia. Sconfitto da Stilicone prima a Pollenzo sul Tanaro il 6 apr. 402, e poi presso Verona, riusci tuttavia a ripassare le Alpi indisturbato e ad ottenere perfino le prefettura dell'Illirico sotto la dipendenza dell'imperatore d'Occidente Onorio. Nel 408, approfittando della morte di Stilicone, scese di nuovo in Italia e questa volta riusci a spingersi fino a Roma e a porre l'assedio alla città. Poiché nessun accordo fu possibile con Onorio, il 24 ag. 410 , per la porta Salaria, entrò in Roma e vi rimase per tre giorni.
Malgrado le molte violenze e i saccheggi compiuti nella città, furono rispettate principalmente le basiliche di S. Pietro e S. Paolo, ove si erano rifugiati molti romani. Da Roma mosse verso l'Italia meridionale e avanzò saccheggiando fino a Reggio Calabria con l'intenzione di passare in Africa. Non riuscitogli il disegno, tornò indietro con l'esercito, ma improvvisamente ammalatosi mori e fu sepolto sotto il letto del fiume Busento, presso Cosenza, nel 410.
Bibl.: F. Dahn, Die Könige der Germanen, I e II, 2* ed., Lipsia 1911; R. Keller, Stilicho oder die Geschichte des weströmischen Reiches von 393-308, Berlino 1884; H. Grisar, Roma allo fine del Mundo Antico, I, nuova ed., Roma 1930, pp. 73-81; M. Brion, La vie d'Alaric, Parigi 1930; A. Solari, La crisi dell'Impero romano, IV: La tutela barbarica, parte 1, Roma 1936; G. Romano e A. Solmi, Le dominazioni barbariche in Italia (393-222), Milano 1940, pp. 73-82.
Emma Santovito
ALARICO II, re dei Visigoti. - Figlio di Eurico e di Ranachilde, fu eletto re dei Visigoti, alla morte del padre, nel 484. Il regno dei Visigoti si estendeva in quel tempo dallo stretto, più tardi detto di Gibilterra, alla Loira e dall'Oceano Atlantico al Rodano e aveva per capitale Tolosa. A. si imparentò con Teodorico, che aveva precedentemente aiutato nella guerra contro Odoacre, sposandone la figlia Teodogota. Ariano, fece pesare molto duramente il suo governo sui sudditi cattolici e ne confinò parecchi, tra i quali i
vescovi Volusiano di Tours a Tolosa e temporaneamente Cesario di Arles a Bordeaux (505).
Il 2 febbr. 506 promulgò il cosiddetto Breviarium Alaricianum (v. sotto).
Nel 506 Clodoveo, re dei Franchi, iniziò contro A. la guerra fino allora differita per la mediazione del potente Teodorico. Nel 507, nella celebre battaglia di Vouillé, presso Poitiers, i Visigoti furono sconfitti e A. fu ucciso, sembra, dallo stesso re dei Franchi.
Bibl.: Lex Romana Visigothorum, ed. G. Haenel, Lipsia 1849; Liber iudiciorum sive Lex Visigothorum, in MGH, Leges, I, Lipsia 1902, pp. 33-456. - F. Dahn, Die Könige der Germanen, V, Würzburg 1870; VI, 2* ed., Lipsia 1883; Hartmann, s. v. in Pauly-Wissowa, Realencycl., I, 1, Stoccarda 1893, coll. 1201-92; F. Patetta, Breviario Alariciano, in Digesta Italiana, V, Torino 1890-99, pp. 975-78; G. Ferrari, Osservazione sulla trasmissione diplomatica del codice teodosiano e sulla "Interpretazione Visigotica", Padova 1913.
Emma Santovito
Il breviario alariciano. - A., re dei Visigoti, allo scopo di emendare ciò che nel diritto antico potesse sembrare o meno equo o ambiguo, fece compilare da una commissione di giureconsulti romani una raccolta di leggi, detta Lex Romana Visigothorum (dal sec. xvi fu chiamata anche Breviarium Alaricianum). La raccolta fu pubblicata ad Aire in Guascogna nell'anno 506 in una solenne assemblea di vescovi e di nobili laici e fu spedita ai conti con l'ingiunzione espressa nel "commonitorium" che essa sola fosse in uso presso quei sudditi del regno gotico che erano di stirpe romana.
Contiene le due sole specie di fonti allora in vigore: Leges o Costituzioni e ius o scritti di giureconsulti, comprendendo in questo secondo gruppo anche i Codici gregoriano ed ermogeniano, i quali, non essendo emanati dalla autorità imperiale, erano privi di carattere ufficiale. Le fonti, ognuna delle quali forma un tutto indipendente, sono disposte in questo ordine: 1) Codice Teodosiano; 2) Novelle di Teodosio, Valentiniano, Marciano, Maiorano, Severo; 3) Gaio; 4) Paolo (Receptae sententiae); 5) Codice Gregoriano; 6) Codice Ermogeniano; 7) Papiniano.
Tutte le parti del testo, meno Gaio, sono accompagnate da un commentario chiamato "Interpretatio". L'indole della compilazione è soprattutto pratica. La raccolta ebbe grande diffusione ed influí sulle leggi visigote, sulla salica e su altre: durò fin verso il sec. xir. E l'unica depositoria di alcune fonti, ed è la più mite fra le leggi barbariche. Tra le numerose epitomi che ne furono fatte è notevole quella chiamata "Lex Romana Curiensis seu Utinensis", del sec. viII.
Bibl.: F. C. Savigny, Storia del diritto romano nel Medioevo, II, Firenze 1844; M. Conrat, Breviarium Alarici, Lipsia 1903; v. anche la bibl. riportata sopra.
Alberto Scola
ALASCA. - Territorio dell'America nord-occidentale, appartenente agli Stati Uniti, che la comprarono dalla Russia nel 1867.
I. Geografia. - Conta 1,5 milioni di kmq., 5 volte l'Italia, comprende la cuspide maestrale dell'America del Nord, ed è ancora imperfettamente nota. Divenne famosa sulla fine del secolo scorso per i suoi giacimenti auriferi, che vi richiamarono una forte immigrazione di bianchi, presto cessata. Più che i minerali (anche rame, stagno, platino) è oggi importante la pesca: il salmone scatolato ( 7-8 milioni di scatole l'anno) assorbe da solo più di metà dell'esportazione (vi si esercita anche pesca del merluzzo e caccia alla balena). Imponenti le riserve forestali ( 1 / 2 della superfice territoriale); scarse invece, per ragioni climatiche (regimi subpolari o polari) le possibilità agricole. L'allevamento della renna e degli animali da pelliccia è un altro sicuro cespite di guadagno.
L'A. è un territorio degli S. U. Lo amministra un governatore assistito da due Camere. La popolazione
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Alasca - Aleutine. I. Confini di stato: 2. Confini di provincia; 3. Confini di circoscrizione ecclesiastica; 4. Ferrovie.
stabile ancora scarsissima ( 135 mila ab.; di cui 2 / 3 bianchi; il resto Esquimesi e Indiani), è raccolta soprattutto sulle coste, dove sono i centri abitati. Durante l'estate vi è una notevole corrente ( 20 mila anime) di popolazione fluttuante. I cattolici sono circa 15 mila.
La capitale è Juneau ( 5700 ab.); il porto principale Ketchikan (4700). Le comunicazioni sono ancora scarse ( 2050 km . di ferrovie) e si fanno soprattutto per mare.
Dall'A. dipendono le Isole Aleutine (v.), e il piccolo Arcipelago delle Pribilof (4 isole, 160 kmq ., 440 ab .), che sono riservate alla conservazione di specie animali (foche, renne, volpi, avifauna).
Bibl.: A. H. Brooks, The geography and geology of A., Washington 1906; I. J. Underwood, A., An empire in the making, Londra 1913; I. P. Nichols, A.: a History of its Administration Exploration and Industrial Development during its first half century under the rule of the U. S., Cleveland 1924; A. W. Gresly, Handbook of A., ³² ed., Nuova York 1925; A. H. Brooks, The value of A., in Geograph. Review, Nuova York, 15 (1925), pp. 23-51; I. Carpenter, A., Nuova York 1933; H. Dewey Anderson, W. Crosby Eella, A. Natives: a Survey of their Sociological and Educational Status, Standford University (Cal.) 1935; A. L. Seeman, Regions and Ressources of A., in Econ. Geography, Worcester, 13 (1937), pp. 334-36; H. G. Baare-Schmidt, A. Land der Zukunft, in Zeitschr. für Geopolitik, Heidelberg, 15 (1938), pp. 723-30; U. S. Geological Survey, Mineral Industry in A., Washington (annuale).
Giuseppe Caraci
2. Missioni. - Il cristianesimo fu introdotto per la prima volta nell'A. nel 1764 dall'archimandrita
Ivassof, accompagnato da 10 sacerdoti ortodossi, per ordine di Caterina II. Già prima qualche tentativo era stato fatto da altri missionari russi, ma senza alcun frutto notevole. Ivassof si stabili nell'isola di Kadak, quartiere generale della Compagnia russo-americana delle pellicce, e di là i suoi sacerdoti si irradiarono, sotto la protezione dei mercanti, per varie direzioni. Chi merito il titolo di «Illuminatore degli Aleutini» fu l'archimandrita Ivan Veniaminof, colto, zelante, animoso, che vi spese quasi trenta anni della sua vita.
I missionari cattolici però non vi poterono entrare finché l'A. non passò sotto il dominio degli Stati Uniti (1867). Allora, nell'autunno del 1871, vi pervennero dal vicino distretto dell'Athaba-sca-Makenzio gli Oblati di Maria Immacolata sotto la guida di mons. Clut e si occuparono soprattutto della regione meridionale. Nel frattempo, passata l'A. sotto la giurisdizione del vescovo di Victoria, mons. Carlo Giov. Seghers, questi vi fece un primo viaggio di esplorazione spingendosi al nord fino a Nulato (1877). In un secondo viaggio (1886) fu accompagnato da due gesuiti, ai quali doveva poi affidare la missione, i padri Pasquale Tosi e Luigi Robaut; ma giunto a Yssetlatch, a 10 miglia da Nulato, fu ucciso dal suo domestico. La missione, presa in mano dai Gesuiti in circostanza così dolorosa, venne lavorata con costanza metodica e con un sempre maggior numero di padri e di suore; la prima scuola fu aperta nel 1888 e per gli Esquimesi nel 1894. L'apostolato andò sempre meglio sviluppandosi, pur nelle imprescindibili e forti difficoltà provocate dalle superstizioni inveterate, dal clima freddissimo, dalla distanza dei villaggi, dalle varie crisi economiche e dal contatto con i bianchi. L'A. fu staccata dalla diocesi di Vancouver ed eretta a prefettura apostolica il 27 luglio 1894 e ne fu primo prefetto apostolico il p. Tosi; il 22 dic. 1916 divenne vicariato apostolico. Residenza principale: Juneau.
Il vicariato apostolico conta (1947) 48 chiese, di cui 20 parrocchie. I Gesuiti della provincia dell'Oregon (S. U.) sono 35 (alcuni indigeni), dei quali 25 sacerdoti, 2 studenti e 8 fratelli coadiutori. Le case religiose maschili sono 19 con 36 membri, le femminili 10 con 79 membri. Gli istituti religiosi di educazione maschili 9 con 338 alunni, i femminili 9 con 305 alunne. Vi sono anche 7 istituti di beneficenza (ospedali con dispenrari e orfanotrof) con 300 ricoverati.
L'azione cattolica è istituita nella Ladies Instruction League e nella Catholic Youth Organization. C'è anche, a difendere l'interesse dei cattolici, un periodico: l'Alaskas Catholic, di ca. 1500-1600 copie.
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Bibl.: Anon., The Land of the Midnight Sun, Portland 1925; P. Tosi, L'A. e i suoi primi esploratori, x^{2} ed., Roma 1926; G. L. Lucchesi, A., in La Civ. Catt. 1934, II, pp. 339-49; Guida delle Missioni Cattoliche, Roma 1933, pp. 280-81; F. Algard, Il centenario di un pioniere: p. Pasa. Tosi, esploratore e missionario nell'A., in Le Vie d'Italia e del Mondo (1933, 1), pp. 745-60; A. Santos, Jesuitas en el Polo Norte. La Misión de A., Madrid 1941.
Celestino Testore
ALATRI, diocesi di. - Nel Lazio meridionale, nella provincia di Frosinone. La sede, A., sorge su un colle del gruppo degli Ernici, presso le rive del Cosa, affluente del Sacco. La diocesi conta 30.000 abitanti, 16 parrocchie, 34 sacerdoti diocesani e 15 regolari, 5 comunità religiose maschili e 9 femminili. Patrono: s. Sisto I. Il vescovato è immediatamente soggetto alla S. Sede e il suo territorio confina con quelli di Ferentino e di Veroli.
Antica città degli Ernici, A. conserva un'imponente cinta di mura che, nella parte più antica, vien fatta risalire al vi sec. a. C. Con Ferentino rimase fedele a Roma durante la ribellione degli Ernici nel 306 a. C. Al tempo della guerra sociale fu fatta municipio. Il cristianesimo vi fu predicato dai primi tempi, ma

[fot. Goh. Fat. Nec.]
il vescovo di cui per primo si ha notizia è Pascazio, che nel 551 accompagnò papa Vigilio a Costantinopoli. Nel 680 si nomina, negli atti del VI Concilio ecumenico costantinopolitano, un altro vescovo, Saturnio. La serie episcopale è saltuaria fino all'età di Gregorio VII, presentando anche in seguito incertezze e lacune. Devastata, nel sec. vi, da Totila, i suoi cittadini si ritrassero più a nord, fondando Collepardo. Poco dopo A. risorse col nome di Civitanova.
Sotto il vescovo Pietro, l'ir genn. 1132, avrebbe avuto luogo la traslazione miracolosa del corpo del suo santo patrono, Sisto I, il pontefice martirizzato sotto Adriano, sepolto con grande onore nella cattedrale di S. Paolo, ove nel 1584 il vescovo Ignazio Dandi ne effettuò il ritrovamento e la solenne ricognizione. Nel 1159 il vescovo Adenolfo (o Rodolfo) abbracciò la causa del Barbarossa e aderì all'antipapa imperiale, Vittore IV, contro Alessandro III; ciò non tolse che alcuni anni dopo, nel 1165, A. fosse presa da Cristiano di Magonza. Successivamente resistette agli assedi di Enrico VI (1185) e di Federico II (1234).
Cittadina di aspetto ancor medievale, sorgente ai lati dell'Acropoli, su cui si leva la Cattedrale, ha nella collegiale di S. Maria Maggiore, con torre del Trecento, nella casa-torre del card. Gottifredo, nel palazzo Conti Gentili i suoi migliori edifici medievali e rinascimentali, con numerose opere d'arte e gli archivi comunale e capitolare, quest'ultimo specialmente ricco di pergamene dei secc. XI-XIV. - Vedi Tavv. XLIV-XLV.
Bibl.: Uphelli, I, coll. 288-94; Cappelletti, V, pp. 433-65; E. Abbate, Guida della Provincia di Roma, II, Roma 1894, pp. 442-47; L. Duchesne, Le vedi episcopali nell'antico donato di Roma, in Archivio Soc. Rom. St. Patr., 15 (1894), pp. 499, 503; G. Falco, L'amministrazione papale nella Campagna e nella Marittima, ibid., 38 (1915); id., I Comuni della Campagna e della Marittima nel Medio Evo, ibid., 42 (1919) e sgg.; L. De Persis, Del pontificato di s. Sisto I, Alatri 1884 (in appendice il testo della translatio). Serie episcopale, oltre che nel Gams e nell'Eubel, in DHG, I, coll. 1350-52. Iscrizioni zlatriesi dell'Acropoli, in G. Marocco, Monumenti dello Stato Pontificio, IV, Roma 1838, pp. 119-23; A. Sacchetti Sassetti, Storia di A., Frosinone 1947.
Pier Fausto Palumbo
ALBA. - Settimanale femminile illustrato, che si pubblica a Milano dal 21 dic. 1922, per iniziativa della Compagnia di S. Paolo. Mira alla formazione intellettuale e pratica della giovane, secondo un ideale di moderna femminilità cristiana. Il periodico, fondato da Ofelia Biraghi, a partire dal 1926, è diretto dalla scrittrice Angela Sorgato.
ALBA: v. CA-
MICE.
ALBA, diocesi di. - Città del Piemonte, capitale delle Langhe, in prov. di Cuneo, in una fertile pianura alla confluenza del torrente Cherasco col Tanaro.
È l'antica Alba Pompeia, cosi chiamata in onore di Pompeio Strabone, che le fece concedere la cittadinanza romana. Fu municipio della Regio IX (ciapodana) da Augusto a Diocleziano; nel riordinamento provinciale dell'epoca costantiniana fu compresa nella provincia della Liguria Marittima. Diede i natali all'imperatore Pertinace. Ampliatesi molto con l'aggregazione di un altro municipio, ebbe a soffrire gravemente per l'invasione longobarda e verso il 640 , pur rimanendo sede vescovile, cessò di essere la residenza dell'amministrazione locale, che fu portata a Diano. La terra di A. fece così parte del comitato dienese fino al 1000, epoca in cui risorse il comitato albense. Risorta e rifiorita, A. venne ben presto in conflitto con Asti per ragioni politico-territoriali ed economiche, con alterne vicende che vanno dalla lega conclusa nel 1204 al trattato del 1223. Milano fu arbitro in una guerra sorta tra Genova, Asti, il marchese di Monferrato, Chieri da una parte e A., Alessandria, Tortona, Torino dall'altra; impose nel 1227 una pace che fu poco duratura perché contrasti e guerre risorsero immediatamente. Nel 1238, con la restaurazione del governo imperiale, A. si rafforza ma soccombe di nuovo in una guerra mossale da Asti, che la costringe ad una pace di compromesso nel 1250. A. raggiunse l'apegeo della sua potenza durante la guerra tra Asti e la casa di Savoia, stringendo con Genova un trattato commerciale, ma nel 1258 era di
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nuovo in guerra con Asti e nel 1275, riassalita, doveva rassegnarsi ad un'alleanza con la nemica.
Caduta la dominazione provenzale, le case di Savoia, Acoia, Monferrato e Milano si contesero queste terre. A., passata nel 1347 ai Visconti, fu trasferita prima sotto il dominio dei Monferrato, da questi ai Paleologi ed ai Gonzaga e nel 1631 , col trattato di Cherasco, definitivamente incorporata agli Stati di Vittorio Amedeo di Savoia.
A. possiede una interessante cattedrale, dedicata a s. Lorenzo, edificio importante sorto in forme romaniche prima del sec. x, ingranditó in stile gotico-lombardo nel xv, ad iniziativa del vescovo Andrea Novelli, e consolidato nel secolo scorso dall'Arborto Mella. Nell'interno un pregevole bassorilievo in terracotta e un prezioso coro intarsiato e intagliato, del sec. xv, attribuito a Bernardo Fossato; vi è sepolto Girolamo Vida (v.) prosatore e poeta latino, per più di 30 anni vescovo di A. Notevole pure un'Incoronazione di Macrino d'Alba (v.), conservata nel palazzo comunale.
La diocesi sorse probabilmente nel 397, come le vicine Acqui, Aosta, Ivrea e Torino, dal frazionamento della diocesi di Milano. Leggendaria è l'evangelizzazione di A., attribuita a s. Barnaba o a s. Dalmazzo (250). Nulla prova che il Dionisio, che inizia una falsa serie di vescovi di A. ( 380 ) e che sarebbe stato vescovo di Milano, esiliato nel 355 dall'imperatore Costantino, sia esistito. Il primo presule di cui si abbia memoria sicura è Lampadio, che assisté al Concilio di Roma del 499, sotto il pontificato di Simmaco. Essendo stata A. distrutta dai Saraceni nel 966 , il vescovo Fulcardo rinunciò, e la diocesi, per decisione del Concilio romano del 969 e di quello di Milano, fu unita a quella di Asti, ma, a quanto sembra, per breve tempo (985992). Nel 1803 A. fu di nuovo incorporata ad Asti e ristabilita nel 1817 .
Fra i monasteri più antichi annovera: l'abbazia benedettina di S. Frontiano, il convento di S. Francesco, quello di S. Domenico, fondato verso il 1292 dal beato Robaldo, discepolo di s. Domenico, i monasteri di S. Caterina, S. Chiara e S. Maria Maddalena, fondato questo dalla beata Margherita di Savoia, vedova di Teodoro, marchese di Monferrato, la cui salma riposa nella chiesa stessa.
La diocesi è suffraganea di Torino; ha 80 comuni in provincia di Cuneo e 2 in quella di Alessandria. Si contano 136 parrocchie, 270 sacerdoti diocesani e 70 regolari. Gli abitanti cattolici sono 143.186. - Vedi Tav. XLVI.
Birl.: Abbondanti riferimenti bibliografici in A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della monarchia dei Savoia, II, Torino 1801, pp. 72-96; in particolare: Ughelli, IV, pp. 281 293: G. Casalis, Dicionario storico, statistico, commerciale degli Stati di S. M. il Re di Sardegna, I, Torino 1833, p. 120 sgg.: P. B. Gams, Series episcoporum ecclesiae catholicae, Batistana 1873, p. 843; G. Mazzatinti, Note per la storia della città di A., Alba 1887; F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte dalle origini al 1300, Torino 1898, pp. 49-65; E. Milano, Il Regestum communis Albae (Biblioteca della Società Storica Subalpina, II), Pinerolo 1903; A. Ferretto, Documenti intorno alle relazioni fra A. e Genova (ibid., XXIII), Pinerolo 1906; Lanzoni, pp. 829-30, 1060; F. Bnella, La cattedrale di A., Alba 1933; L. Giordano, Il bel S. Domenico di A., Torino 1934.
Noemi Crostarosa Scipioni
Alba, Ferdinando Alvarez di Toledo, duca d'. - N. a Petrahita nel 1507, e rimasto orfano di padre a quattro anni, venne allevato dal nonno Federico Alvarez, dal quale ereditò il fanatismo monarchico, lo zelo religioso, l'odio alle cresie e la severa disciplina. Assai per tempo si segnalò per uomo d'arme a Carlo V, che lo volle con sé nelle imprese militari d'Ungheria, di Tunisi e di Germania e gli affidò l'educazione di Filippo II, per la stima in cui lo teneva più che per la confidenza, che non gli poté mai concedere per

Alba, Ferdinando Alvarez di Toledo, duca d' - Incisione di P. de Jode da un quadro smarrito di Tiziano.
la disparità dei caratteri. Sotto Filippo II, risplendette la fortuna del duca, essendo identico il modo di sentire spagnolo e religioso, la lentezza nel prendere le risoluzioni, la decisione nel mantenerle, l'idea della autorità e la crudeltà contro i nemici. Egli n'ebbe difatti il governo di Milano (1555) e di Napoli (1556), il comando della guerra contro Paolo IV ed il compito di spagnolizzare i Paesi Bassi.
Nella guerra contro Paolo IV, che fu nobilitata dal desiderio generoso del vecchio Pontefice di sottrarre l'Italia al dominio spagnolo e rivelò l'impreparazione diplomatica e militare del governo pontificio e l'egoismo dei principi italiani, il duca d'A. si trovò di fronte milizie papali indisciplinate con forze francesi guidate da un capo, il duca di Guisa, che l'irresoluzione ed il doppio giuoco dei governanti impacciava ed irretiva. Non gli fu quindi difficile non solo impedire l'invasione del regno napoletano, voluta da Paolo IV, ma giungere sotto le mura di Roma e dettare la famosa pace di Cave. Il Pontefice ne usci senza sacrifici territoriali o di grosse taglie, ma il pontificato perdette allora ogni possibilità di affermare il suo primato politico nella penisola. Si discusse a lungo se la moderazione del duca nel rinunziare ad un secondo sacco di Roma, che avrebbe potuto fare, e nel dettare le condizioni di quella pace fosse dovuta a calcolo politico o, come si ritiene, al rispetto per il papato.
Nei Paesi Bassi il duca d'A. fu inviato per ridurre all'obbedienza un popolo arrivato, sotto la guida di abili capi, a raggiungere l'autonomia, ad imporre adeguate imposte ed a stroncare la dilagante 'eresia; ed operò con tale feroce risoluzione e spietata crudeltà da farsi esecrare nei secoli futuri. Imprigionò i capi (conti di Egmont e d'Hornes), istituì un Consiglio contro i ribelli e vi sedette sino a nove ore al giorno per firmare decreti di confisca e di morte, e ridusse il popolo
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alla miseria ed al banditismo. Il principe d'Orange, istigato dagli emigrati e soccorso da ugonotti di Francia e luterani di Germania, gli mosse guerra, ma il duca reagì energicamente e uscì vittorioso dalla prova. Allora credette di potere spagnolizzare il paese abolendo privilegi, introducendo nuovi ordinamenti, imponendo tali imposte da liberare la Spagna da ogni gravoso contributo. Le imposte furono inaudite e provocarono l'improvvisa insurrezione del popolo che, sostenuto da luterani ed ugonotti, avrebbe vinta la partita se la Notte di S. Bartolomeo non avesse stroncato gli ugonotti francesi. Il duca accorse allora contro i ribelli del Sud, facendo scempio di guarnigioni e popolazioni, ma il Nord resistette con vantaggio ed ebbe ragione di lui. Filippo II è costretto a richiamarlo nel 1573, e non gli sa più perdonare la dialetta politica e militare, della quale, al dire degli storici del Belgio, equanimi estimatori, il vero responsabile era lui stesso. Lo relega infatti prigioniero, con un pretesto, nel villaggio di Uxeda. Solo nel 1580 , avendo bisogno della sua perizia, lo libera per mandarlo alla conquista del Portogallo. Fu conquista facile, ma rattristata dai consueti saccheggi ed atrocità. Tra i bagliori di quella ingiusta guerra, per cui ancora una volta le sue mani grondarono sangue, il duca d'A. si spense di lenta febbre a Tourar nel 1582. Il duca d'A. è noto altresi come estimatore e mecenate delle arti e per i suoi rapporti con Tiziano.
BibL.: Documentos esvaeidos del Archivo de la casa de Alba, Madrid 1891, pp. 61-197; H. Pirenne, Histoire de Belgique, IV, Bruxelles 1927, pp. 3-46; G. G. Dept. in Biographie nationale de Belgique, XXV, Bruxelles 1930, coll. 388-404, con ampia bibliografia; Pastor, VI, pp. 364-421. Luigi Berra
ALBA, Juan de. - Esegeta certosino spagnolo, n. de nobile famiglia madrilena nella prima metà del sec. xvı. Versatissimo nelle lingue greca e cbraica, dopo la laurea dottorale entrò nella certosa di Val di Cristo (Valenza) e vi emise la professione il 2 luglio 1564. M., in concetto di santità, il 27 dic. 1591.
Gli annali della Certosa di Val di Cristo lo definiscono * domus nostrac lux et ornamentum n. Dopo la sua morte uscirono a Valenza, presso Filippo Mey, le sue opere: Sacrorum Semioseon, Animodiversianum, et Electorum ex utrimque Testamenti lectione Commentarii et Censura, Valenza 1610 (Venezia 1631, Magonza 1675); Selectae Administrationes et Expositiones in varia utrimque Testamenti difficililima loca, Valenza e Venezia 1613; Floridus manipulus divinae Scripturae, in quo permulta difficiliora loca ex amplissima Veteris ac Novi Testamenti serie deptompta, catholice exponuntur, Valenza 1615. E. rimasta inedita la sua Centuria Sacra (manoscritto della Certosa di Val di Cristo).
BibL.: L. Levasseur, Ephemerides Ordinis Cartasiensis, IV, Montreal 1892, p. 277 sgg.
ALBADA, ÄgGAUS. - Statista e teologo olandese, m. nel 1586 o 1588 . Compì i suoi studi di diritto a Bourges. Eletto nel 1561 assessore del Tribunale supremo dell'Impero, se ne dimise nel 1570 , accettando la carica di consigliere a Würzburg. Nel 1576 si ritirò a Colonia, dove fu tosto eletto deputato degli Stati di Frisia al congresso che preparò la Pacificazione di Gand ( 8 nov. 1576). Attese a studi teologici e fu seguace dello Schwenkfeld, di cui tradusse in latino molte opere. Scrisse un esame delle annotazioni di Beza al Nuovo Testamento e lasciò un ricco Epistolario. Le lettere ai deputati di Frisia a Leeuwarden (1579-80) furono pubblicate dal Gabbema ad Harlem nel 1669. E. Friedländer nel 1874 pubblicò a Leeuwarden la corrispondenza dell'A. dal 1579 al 1584.
BibL.: J. Grisar, s. v. in LThK. I, col. 197; G. Constant, s. v. in DHG. I, col. 1563.
Angelo Audino
ALBA JULIA, diocesi di. - Città romena, nella Transilvania. In romeno Alba Iulia (dal latino medie-
vale Alba Iulia: la Weissenburg dei tedeschi immigrati, poi Karlsburg), in ungherese Gyulafehérvár. Dal 1103 al 1558 fu sede dei vescovi della Transilvania, che, allontanati dalla rapida e violenta espansione del protestantesimo e costretti a risiedere fuori diocesi, vi tornarono nel 1716; era soggetta a Kalocza, ma dal 1927 è suffragatoa di Bucare