anto imitata nel tardo cinquecento e nel primo barocco, svilupperà i concetti planimetrici e spaziali espressi nel S. Andrea.
Teorico ed umanista l'A. nelle sue opere applica forme quattrocentesche a schemi e strutture della classicità romana, che egli impiegò in modo originale per i temi architettonici del suo tempo; con risultati che ebbero soprattutto seguito dopo la sua morte. - Vedi Tavv. XLIX-LII.
Bibl.: W. Suida, s. v. in Thieme-Becker, I, p. 196 (con bibl.); C. Ricci, L. B. A. architetto, Torino 1917; A. Venturi, Storia dell'Arte ital., VIII, 1, Milano 1923, p. 137; C. Ricci, Il tempio molatestiano, Milano 1924; J. v. Schlosser, La letteratura artistica, trad. ital. F. Rossi, Firenze 1933, p. 105 (con bibl. sulle edizioni degli scritti teorici d'arte dell'A.); id., Xenia, ed. ital., Bari 1938, p. 9; R. Wittkover, A.'s approach to antiquity in architecture, in Journal of the Warburg and Courtauld institutes, 4. t. II (1620-21).
ALBERTI, Ludovico. - Teologo agostiniano, n. e m. a Padova (1560-1628). La lapide sepolcrale, nella chiesa dei SS. Filippo e Giacomo, lo dice il primo del suo Ordine che "in patrio Gymnasio Sacram Scripturam publice docuit ".
Scrisse in latino, tra l'altro, la vita di s. Nicola da Tolentino ( 1610 ) e di s. Chiara da Montefalco (1610); De reali praesentia Christi in Eucharistiae Sacramento (1613); De operibus sex dierum et de terrestri paradiso (1618); De praedestinatione et reprobatione (1622). Mazzuchelli informa che dieci volumi di sue lezioni rimasero inediti.
Bibl.: Mazzuchelli, I. pp. 317-18; J. F. Oavinger, Bibl. Augustiniann, Ingolstadt-Augusta 1768, pp. 20-21. Ieino Cecchetti
ALBERTI, Nicola. - Teologo e predicatore, n. a Palermo nel 1652, m. ivi nel 1707. Erudito e pio, pubblicò fra l'altro: Commentari sacro-istorici della vita, dottrina e miracoli di Gesù Cristo, (2 voll. in fol., Palermo 1703). A. Mongitore ne stese la biografia come proemio all'opera postuma di A., La terra dei viventi scoperta ai mortali (in fol., Napoli 1709).
Bibl.: A. Mongitore, Bibliotheca Sicula, II, Palermo 1714, pp. 85 e 424 ; G. M. Mira, Bibliografia Siciliana, I, Palermo 1871, p. 19; G. Salvo-Cozzo, Giante e correcroni allo Icterro A della Bibl. Sic. di G. M. Mira, Palermo 1881, p. 43. Antonino Romeo
ALBERTI, Philipp. - Carmelitano tedesco, oriundo di Nussia (Neuss, Renania), m. a Francoforte nel 1506. Entrò nell'Ordine carmelitano a Francoforte, si laureò in teologia all'Università di Colonia e insegnò nell'Università di Parigi, poi in quella di Colonia. Nel 1496 fu fatto priore del convento di Francoforte. A. viene celebrato dai contemporanei come insigne filosofo e teologo, buon oratore e pensatore geniale.

Alberti, Leon Battista - Facciata della chiesa di S. Maria Novella (1470) - Firenze.
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Albertinelli, Mariotto - 'Trittico nel Museo Poldi-Pezzoli - Milano.
(fot. Andrroos)
Opere (tutte inedite): Postilla in Cantica Canticorum; Commentaria in Magistrum Sententiarum; De purissima B. V. Mariae conceptione.
BibL.: Cosma di s. Stefano Villicra, Bibl. Carac., II, Orléans 1752, p. 625 ; Hutter, II, col. 1111 ; H. H. Koch, Die Karmelitenblüster der niederdeutichen Provinz, Friburgo in Br. 1899, pp. 15, 23, 41 .
Ambrogio di Santa Teresa
ALBERTINELLI, Mariotto. - Pittore, n. a Firenze nel 1474 e m. ivi nel 1515 . Fu allievo di C. Rosselli, alla scuola del quale subì l'influsso, per lui formativo, di Piero di Cosimo, evidente in opere primitive come la Cacciata dal Paradiso a Zagabria o il tondo Pitti (n. 365). Di un primo periodo di collaborazione con il condiscepolo fra' Bartolomeo è prova l'Annunciazione del duomo di Volterra (1497). L'A. raggiunge la sua maturità con il tabernacolo del museo Poldi Pezzoli di Milano ( 1500 ) e la Visitazione degli Uffizi (1503) dove una certa monumentalità derivatagli da fra' Bartolomeo si armonizza con la sua natura di quattrocentista. Poi la grandiosità del secolo nuovo lo spinge verso ricerche di movimento che rendono grossolane le forme e complicato il comporre, come nella Crocifissione della Certosa a Firenze (1506) o nell'Annunciazione di Boston. Dal 1509 al ' 13 collaborò nuovamente con fra' Bartolomeo. Nella Madonna dell'Accademia fiorentina o nella grande Annunciazione dello stesso museo ( 1510 ) ricerca sfondi e gesti teatrali, accentua movimento e chiaroscuro e diviene monotono esciatto. Nelle scarse opere che esegui poi da solo esauri del tutto le sue qualità. - Vedi Tav. LIII.
Bibl.: G. Vasari, Vite, ed. Milanesi, IV, Firenze 1879; G. Gruyer, Fra Bartolomeo et M. Albertinelli, Parigi 1886; F. Knapp, Fra Bartolomeo und Schule von Z. Marco, Halle 1903; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, IX, I { }^{text {a }} parte, Milano 1925, passim; H. Bodmer, Opere giovanili e tardo di M. A. in Dedalo 9 (1929), pp. 599-620; B. Berenson, Italian Pictures of the Renaissance, Oxford 1932.
ALBERTINI, Francesco. - Teologo gesuita, n. a Catanzaro il 1^{°} nov. 1552, m. a Napoli il 14 luglio 1619. A 26 anni, lasciata l'abbazia di S. Leonardo, di cui era titolare, entrò nella Compagnia. A Napoli insegnò prima filosofia, poi teologia.
Scrisse: Explicatio I et II posteriorum analyticorum (Venezia 1606), Corollaria seu quaestiones theologicae, in 2 tt., dei quali il 1^{°} (Napoli 1606) contiene Corollaria deducta ex principiis philosophicis complexis praecipue in primam et tertiam partem Summae s. Thomae; il 2^{°} (Lione 1616) tratta De Trinitate, Incarnatione Verbi et Eucharistia. I due tomi (ripubblicati in uno in-fol., Lione 1629) erano dedicati al card. Bellarmino.
Propagò molto la devozione all'Angelo custode. Fu diffusissimo il suo Trattato dell'Angelo custode (tre edizioni fin dal primo anno 1612: Napoli, Roma, Brescia), tradotto fin dal 1613 in francese e latino. Postumo è l'Apparatus angelicus cum diurnali aureo Angeli tutelaris (Colonia 1625).
Benché non pubblicati sotto il suo nome, sono di A. un'orazione per il gesuita Pietr'Antonio Spinelli e un Panegirico sopra l'umiltà, pazienza e carità di s. Francesco di Paola, (Napoli 1617).
Bibl.: Mazzuchelli, I, i, p. 322 ; Sommervogel, I, coll. 127-28. Francesco Tinello
ALBERTINI, Giorgio-Francesco. - Teologo e predicatore domenicano, n. il 20 febbr. 1732 a Parenzo dove m. il 29 apr. 18 ro. Nel 1745 vestì l'abito religioso a Venezia e vi compì gli studi. Predicò con eloquenza incisiva e solida in molte città d'Italia. Insegnò teologia a Venezia, nel Collegio di Propaganda (1789) a Roma, dove si trovava fin dal 1787 chiamatovi da Pio VI, a Padova (1791), inviatovi dai Riformatori di quello Studio per succedere al p. Antonio Valsecchi, ove ( 1708-91 ) rimase con onore sino alla soppressione di detta facoltà (1807). Rifiutò tre cattedre di filosofia,
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offertegli. dalle nuove autorità del Regno italico, ricusò di far parte del Collegio dei Dottori da esse istituito, di andare alle assise elettorali di Bologna, per protestare contro la persecuzione della Chiesa e del Papa. Pubblicò varie opere apologetiche, chiare e moderate. Nelle sue lezioni teologiche (Acroases, 5 voll., Padova-Venezia 1798-1802, a cui aggiunse un VI volume di Scholia, Venezia 1808) si ispirò a un largo concordismo attirandosi le simpatie dei non tomisti e gli attacchi dei tomisti. Il p. Domenico Pellegrini (1737-1820) lo criticò nel suo In Acroases p. G. A. animadversionum theologicarum specimen (Vcrona 1803), a cui l'A. rispose. Di lui ci restano pure due opere ingegnose nelle quali tenta di determinare la cronologia del mondo dalla creazione.
BibL.: E. De Tipaldo, Biografia degli Ituliani illustri nelle scienze, lettere e arti del sec. XVIII, I, Venezia 1834, pp. 123-28. Timoteo Centi
ALBERTINUS, Aegidius. - Poeta satirico tedesco n. a Deventer in Olanda nel 1560 e m. a Monaco nel 1620. Fu segretario dell'elettore di Baviera Massimiliano. Ammiratore e traduttore dei romanzi picareschi spagnoli, ne imitò lo stile vivace e drastico per offrire ai lettori cattolici contemporanei tutto il sapere del tempo in forma popolare ed umoristica. La tendenza moraleggiante si fa specialmente sentire nella sua opera «Il regno di Lucifero e di Cristo» (Luzifers und Christi Königreich, 1618).
BibL.: H. Reusse, Geschichte des Schelmenromans in Deutschland, Monaco 1908.
ALBERTO, antipapa. - Era vescovo di Sabina e venne eletto nel febbr. o marzo del 1102 in S. Pietro dai fautori di Enrico IV imperatore, in opposizione al legittimo pontefice Pasquale II; la violenza della lotta delle investiture spiega questo scisma e le scene disgustose che ne seguirono. Infatti A. venne trasportato nella chiesa di S. Marcello sotto la protezione di un certo Giovanni, figlio di Odolindo, ma costui si lasciò corrompere dal denaro dei partigiani di Pasquale e consegnò l'antipapa nelle mani dei suoi nemici. Avvennero tumulti, A. fu cacciato, gli fu strappato il pallio, venne oltraggiato ed infine caricato su di un cavallo e portato al Laterano, ove venne chiuso in prigione. Più tardi A. fu trasferito al monastero di S. Lorenzo e vi finì la vita come monaco.
BibL.: Jaffé-Wattenbach, I, p. 773; Hefele-Laclercq, V, i, p. 474; P. Brezzi, Roma e l'impero medioevale, Bologna 1947, p. 277.
Paolo Brezzi
ALBERTO di Aquisgrana. - Cronista del secolo xir, non molto noto: il suo nome latino Aquensis probabilmente significa di Aquisgrana (Aix-la-Chapelle), e non di Aix-en-Provence, come è stato interpretato. A. fu canonico, scrisse una storia della prima crociata e degli eventi posteriori a questa svoltisi in Siria fino al 1121. E storia vivace e assai popolare ma non sempre esatta nei suoi dati di cronologia e topografia. A. riferisce ciò che ha udito da testimoni oculari ed esalta particolarmente la figura di Goffredo di Buglione. Sulla base di un manoscritto della Vaticana (fondo regina Cristina, 509) che porta la data del 1158 , si ritiene che la sua cronaca fu composta tra il 1121 e quest'ultima data.
L'editio princeps vide la luce in Helmstadt l'anno 1584: Chronicon Hierosolymitanum v Historia Hierosolymitanae expeditionis. La migliore edizione è quella di P. Meyer, in Recueil des historiens des Croisades. Historiens occidentaux, IV, Parigi 1879, pp. 265-713.
BibL.: H. von Sybel, Geschichte des ersten Kreuzzuges, ²² ed., Lipsia 1881, pp. 62-107; F. Vercrysse, Essai critique sur la chronique d'Albert d'Aix (cercato dagli Annales de la Faculté de philosophie et lettres de l'Université de Bruxelles, 1), Liegi 1889; Potthast, I, ²² ed., Berlino 1896, p. 30.
Celario van Hulst
ALBERTO d'Austria. - Cardinale, figlio dell'imperatore Massimiliano II, n. a Neustadt nel 1559, m. a Bruxelles nel 1621. Fu inviato presto alla corte di Filippo II di Spagna, perché vi si educasse alla tradizione genuina asburgica e mantenesse più stretti i rapporti fra i due rami della Casa. Candidato alla porpora per parte del padre e del grande cugino, ne venne decorato da Gregorio XIII nel 1577. Fu arcivescovo di Toledo, ottimo prelato per integrità di costumi e per attività di riforma. Avendo Filippo II posto gli occhi sopra di lui per farne il capo dei Paesi Bassi che avevan bisogno di pacificazione e di riordinamento col pensiero di renderli, almeno nominalmente, all'agognata indipendenza, venne prosciolto dai suoi voti ecclesiastici e dato come marito a Isabella d'Asburgo, signora di quei paesi. Contese con la Francia, cui strappò Calais, Amiens ed altre piazze importanti, quindi combatté contro l'Olanda e tentò in fine di riconciliare il suo Stato con questo paese. Ai suoi ordini combatté nei Paesi Bassi Ambrogio Spinola. Fu capo di Stato eccellente; ma non riusci a rendere, come avrebbe dovuto e la gente attendeva da lui, l'indipendenza al regno del Belgio, non tanto perché non lasciò discendenti diretti, quanto perché, per inclinazione e per volontà, mantenne il Belgio come un feudo della Spagna. Non va tuttavia giudicato, come di solito si fa, con le idee del sec. xix e xx, cioè per un retriyo.
BibL.: H. Loghay, Les sources de l'histoire du rigine des archidues Albert et Isabelle, in Annales du XXe Compris, II (Gand 1907); A. Pirenne, Bibliographie de l'histoire de Belgique, ³ᵉ ed., Bruxelles 1931, pp. 342-50; id., Histoire de Belgique, IV, ³ᵉ ed., ivi 1927, pp. 212-48.
Luigi Berra
ALBERTO di Bardowik. - Cancellicre della città di Lubecca, vissuto a cavaliere dei secoli xiri e xiv. Abbiamo di lui una Cronaca di Lubecca, scritta nel 1298 in dialetto locale (basso-sassone), e una Relatio historica de rebus quibusdam sub tempore 1298-1301 gestis. Compilò inoltre, nel 1299 , la prima legge marinara lubecchese. Fu sacerdote; s'ignora l'anno dalla sua morte.
BibL.: s. v. in Allg. deutsche Biogr., I, Lipsia 1875, p. 207; II, ivi, p. 797; F. H. Grnatuff, Die Bbhechischen Chroniken in niederdentscher Sprache, I, 1829, p. 411 sgg. Giuseppe Löw
ALBERTO III di Baviera-Monaco (Albrecit), detto il Pio. - M. il 1^{°} marzo 1460 a Monaco. Primogenito del duca Ernesto, fu in gioventù molto battagliero e si distinse prima nelle lotte sostenute contro suo cugino Luigi il Barbuto duca di BavieraIngolstadt e contro la nobiltà, correndo anche seri pericoli; e poi, soprattutto, nella lotta contro gli Ussiti, che minacciavano l'Alto Palatinato ed erano penetrati nella provincia di Straubing. Prese parte alla grande crociata promossa contro di loro nel 1427 e fu in quell'esercito, che fuggì tanto ignominiosamente di fronte al nemico, e in cui si trovò anche il card. Giuliano Cesarini. Molto si è discusso se una sua relazione con la figlia di un barbiere di Augusta, Agnese Bernauerin, fosse legittimata da un matrimonio clandestino: certo è che suo padre, il duca Ernesto, invidioso che col figlio si spegnesse il ramo dei BavieraMonaco, lo liberò da lei, facendola annegare nel Danubio. Più tardi, sposato ad Anna di Brunswick (1436) e duca (1438) poco mancò non succedesse ad Alberto II nel regno di Boemia ed Ungheria, essendo stato eletto dagli Stati di Boemia a succedergli su quel trono; ma egli prese tempo a riflettere ed infine rinunziò in favore del figlio postumo del re estinto. Per questo tratto di magnanimità, Alberto è molto lodato da Enea Silvio Piccolomini. Voltosi al governo del suo
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Stato, si manifestò prudente e moderato. Fu ottimo principe : fondò chiese e monasteri (celebre Andechs, monastero benedettino, con sepoltura della casa ducale), e curò la riforma monastica di Tegernsee, in collaborazione col legato pontificio, card. Nicola di Cusa.
Bibl.: F. Paladiz, Geschichte von Bohnen, IV, Progo 1867, pp. 1-42; St. Elsses, Der Reformentwurf des Kard. N. Cusanus, in Historisches Jahrbuch, 1911, in: G. Constant, s. v. in DIIG. I, coll. 1473-80, von la bibl. relativa. Luigi Bava
ALBERTO di Behaimb (detto anche Bohemus). Energico partigiano del papato contro gli imperatori tedeschi e attivo fautore della riforma monastica. Oriundo (i 180 ca.) dalla famiglia Behaimb (Baviera), avvocato nella Curia romana (1210) e a Lione (1244), canonico di Passavia (1212), arcidiacono di Lorch (1226), fu arbitro papale tra il duca Ottone di Baviera e il vescovo di Frisinga (1237), ed esecutore (1239) della bolla di scomunica contro Federico II. Sacerdote (1244) e decano della cattedrale di Passavia, vi si ritirò nel 1250 e vi morì nel 1260.
Bibl.: G. Allmang, s. v. in DIIG, I, coll. 1491-92. Giuseppe Löw
ALBERTO I (Albrecht) di Brandeburgo, detto L'Orso. - Conte di Ballstedt, della famiglia degli Ascaní. Dedicò la sua vita all'espansione verso l'Oriente, oltre l'Elba, contro il popolo pagano dei Wendi, specialmente da quando fu investito, da Lotario III (1134), della Altmark. Da qui conquistò vasti territori oltre il fiume (crociata 1146-47 ), vi favorì la conversione degli slavi e la colonizzazione germanica; fondò i vescovati di Havelberg e di Brandeburgo, e, dal 1150 (dopo la morte di Pribislao, principe dei Wendi), si chiamò margravio di Brandeburgo. Morì nel 1170.
Bibl.: L. Boiteux, s. v. in DIIG, I, coll. 1469-72.
Giuseppe Löw
ALBERTO di Brandeburgo, arcivescovo di MaGonza. - N. nel giugno 1490, m. ad Aschaffenburg il 24 sett. 1545. Figlio di Giovanni IV elettore di Brandeburgo; destinato alla carriera ecclesiastica, studiò a Francoforte sull'Oder dove conobbe Ulrico di Hutten. Sino dal 1509 ebbe un beneficio nella cattedrale di Magonza; nell'ag. 1513 ebbe l'arcivescovato di Magdeburgo e poco dopo l'amministrazione del vescovato di Halbertadt. Rimasto vacante l'arcivescovato elettorale di Magonza, fu eletto a questa sede il 9 marzo 1514 e fu confermato dal Papa il 18 ag. Ma egli non intendeva rinunciare alle due sedi ottenute in precedenza, e per pagare alla Camera apostolica le tasse dovute a causa di questo cumulo di benefici, Leone X gli concesse di pubblicare in quelle diocesi e nell'elettorato di Brandeburgo l'indulgenza per la fabbrica di S. Pietro, non ancora predicata in quelle regioni. Il domenicano Giovanni Tetzel fu incaricato di questa predicazione nel 1517 e in questa occasione ebbe inizio la ribellione di Lutero. Di facile vita e di rilassati costumi A. non si raccomandava certo come vescovo zelante: pure il 24 marzo 1518 Leone X lo creò cardinale di S. Grisogono (titolo che poi lasciò per S. Pietro in Vincoli), e ciò per avere in lui in Germania un difensore della fede. A. però non si fece scrupolo di trattenere presso di sé Ulrico di Hutten, Capito, Hedius ed altri notori luterani; il 21 dic. 1521 scrisse anche a Lutero, ma invano questi lo esortò a prendere moglie ed a secolarizzare il suo principato. Di qui nel 1525 le ire di Lutero contro di lui; ció però non impedì che A. ritenesse anche in seguito di tirarlo alla sua parte. Molto fiacco si dimostrò A. nella difesa del cattolicismo; lasciò che si stampassero libri eretici e che preti si ammogliassero. Migliori disposizioni dimostrò nel 1542-43 quando fu in rela-

(prop. R. Ireymart)
Alberto di Brandeburgo, arcivescovo di Magonza. Ritratto, incisione di Alberto Dürer (1223).
zione con Giovanni Morone nunzio pontificio e col beato Pietro Fabro, ma tentò invano di ricondurre al cattolicismo la città di Halle dove teneva residenza. Fu munifico protettore delle arti e degli studi umanistici. Fu sepolto nel duomo di Magonza.
Bibl.: J. Piesch, s. v. in DHG, I, col. 1494 sg.; A. Schulte, Die Fugger in Rom, I, Lipsia 1904 (quest'opera modifica molte asserzioni degli storici anteriori); H. Grisar, Lutero, la sua vita, ecc., Torino 1933.
Pio Paschini
ALBERTO I (Albrecht), re di Germania e duca d'Austria. - N. verso il 1248, primogenito di Rodolfo I d'Asburgo. Uomo forte e battagliero, ottimo amministratore, seppe ben presto, sia come duca in Austria (dal 1282), sia come re in Germania (dal 1298), far prevalere i diritti della corona contro i molti feudatari, piccoli o grandi, laici o ecclesiastici. La sua figura, delineata interessatamente dai cronisti, a seconda del loro partito, è discussa in certi punti ancor oggi.
La sua vita personale è fuori di ogni sospetto; visse in felice matrimonio e ne ebbe ventun figli. In Austria, ov'egli aprì il plurisecolare dominio della casa d'Austria, ebbe da superare dopo un lungo interregno e dopo le precedenti contese dei pretendenti, non poche difficoltà; riformò l'amministrazione, ristabili i diritti del duca, represse la velleità dei nobili. In Germania, contrapposto da cinque elettori (1298) al re Adolfo di Nassau, lo vinse a Göllheim e fu rieletto ad unanimità. Bonifacio VIII lo riconobbe soltanto nel 1303. A. combatté, in favore delle città libere lungo il Reno, gli elettori dominanti in queste parti. Ribadì anche in Germania i diritti sovrani contro le pretensioni molteplici dei signori. Morì, assassinato dal nipote Giovanni detto il Parricida, nel 1308.
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BibL.: La leggenda della violenta liberazione della Svizzera (Tell. Gessler) è ormai riconosciuta come favola. Quanto alle questioni discusse (contegno di A. prima della sua elezione, comportamento verso il Papa) si leggano opere speciali; molti particolari dà L. Boiteux, s. v. in DHG, I, coll. 1445-53. Per il rimanente v. F. M. Mayer-R. F. Kaindl, Geschichte u. Kultorgeschichte Deutschösterreichs, I, 1929; E. Tomek, Kirchengeschichte Österreichs, I, s. I. 1935 ; H. Hanusch, Geschichte Österreichs, I, Innsbruck 1927, con una cospicua bibliografia. Giuseppe Löw
ALBERTO Glossatore. - Arciprete di S. Agata in Bologna, insigne giurista, fiori tra la fine del sec. xir e il principio del xiri.
Scrisse un "apparato" alla Compilazione seconda, che qualche studioso, ingannato dalla sigla "a" apposta alle glosse, a torto attribuì al maestro Alano, il quale invece è sempre indicato nelle stesse glosse con le sigle "A" o "al". L'autore si dimostra buon conoscitore della situazione della Chiesa in Spagna, in Inghilterra, in Francia e in Italia: specialmente a Ravenna, a Bologna e a Roma. Poiché non conosce i decreti del Concilio Lateranense IV, è lecito argomentare che l'apparato sia anteriore.
Alberto Scala
ALBERTO di Hohenberg. - Vescovo di Frisinga, n. ca. il 1303 dai conti di Hohenberg, m. nel 1359. Già nel 1317 nominato canonico di Costanza, studiò e insegnò diritto a Parigi fino al 1329. Fu al servizio dell'imperatore Lodovico il Bavaro dal 1340 al 1342, in qualità di cancelliere del regno. Passò poi dalla parte del papa Giovanni XXII che nel 1349 lo elesse alla sede vescovile di Frisinga. Gli viene spesso attribuita una Cronaca, edita a Basilea nel 1553 sotto il nome di Alberto di Strasburgo, che probabilmente è invece di Mattia di Neuenburg.
Bibl.: L. Schmid, Die Grafen von Zollern-Hohenberg, I, Stoccarda 1862, pp. 205-25; II, pp. 310-487; K. Wenck, Albrecht von Hohenberg und Matthias von Neuenburg, in Neues Archiv der Gesellschaft für ältere deutsche Geschichtskunde, 9 (1884), pp. 31 98; Potthast, I, 27 ed., Berlino 1896, pp. 780-81.
Cesario van Hulst
ALBERTO, arcivescovo di Maqdeburgo. - Figlio del conte di Kefernburg (Turingia), m. nel 1232. Compiuti gli studi a Hildesheim, a Parigi e Bologna, venne nominato da Innocenzo III preposto del capitolo di Magdeburgo il 16 febbr. 1202. Designato in seguito dal capitolo arcivescovo della città, fu ordinato sacerdote a Bologna e poi consacrato arcivescovo a Roma nel 1206. Edificò la Cattedrale distrutta poi da un incendio, lavorò indefessamente per la pace nell'impero, sostenendo le parti di Filippo di Svevia fino alla morte di lui (1208). Divenne in seguito amico di Ottone IV, che accompagnò a Roma nel 1209, ma quando questi nel 1210 fu scomunicato, si dichiarò per Federico II. Dal 1222 al 1224 fu legato dell'imperatore per l'Italia settentrionale.
Bibl.: G. von Mulverstadt, Regesta archiepiscopatus Magdeburgenis, II, Magdeburgo 1881, pp. 95-459; H. Silberborth, Erzbischof Albrecht II von Magdeburg, Halle 1910.
Cesario Van Hulst
ALBERTO VII di Meclemburgo, detto il Bello. - N. nel 1486, m. nel 1547. Dal 1508 governò col fratello Enrico V il Pacifico; dal 1520 , fatta di comune accordo una direzione del ducato, A. governò da solo sopra una parte della città, del clero e della nobiltà. All'apparire dell'eresia luterana, convinto della necessità di una riforma della Chiesa, si manifestò tepido cattolico e non volle pubblicare l'editto di Worms (1521), che metteva il frate apostata al bando dell'impero; ed anzi permise la predicazione degli eretici nelle sue terre. Nel 1524 sposò Anna, figlia di Gioacchino I di Brandeburgo, guadagnata al luteranesimo; tuttavia egli restò fedele alla Chiesa romana, e si attenne alla politica antiluterana di Carlo V, protestando anche contro il fratello, che era passato totalmente ai novatori, per i benefici temporali che ne riceveva. Infine,
aspirando al trono di Danimarca, dove non si voleva un papista, egli dichiarò che avrebbe seguito la politica luterana del fratello. Fallita la speranza della corona danese, e, si dice, anche prima, A. riprese a concedere protezione e favore alla Chiesa cattolica, alla quale ricondusse anche la moglie. Ma i figli, dopo la sua morte, passarono al protestantesimo e tutto il ducato divenne luterano.
Bibl.: H. Schnell, Mechlenburg im Zeitalter der Reformation, Berlino 1900; L. Boiteux, s. v. in DHG, I, coll. 1333-38 (con la bibl. relativa).
Luigi Berra
ALBERTO di Metz. - Teologo francescano dell'inizio del sec. xiv. Baccelliere di teologia a Parigi (1302-1303), ne fu esiliato pel suo rifiuto di aderire all'azione contro Bonifacio VIII. Gundisalvo, ministro generale dell'Ordine, lo raccomandò, insieme a Duns Scoto, per una cattedra all'Università di Parigi (Ascoli Piceno, 18 nov. 1304), probabilmente senza riuscita. Nel 1307 sembra che fosse custode del suo Ordine a Treviri.
Gli scritti attribuitigli sono per lo più perduti. Il cod. lat. 8717 di Monaco (ff. 103* - 104) contiene una Quaestio disputato de principio individuationis. B. Haurćau ha pubblicato in Notices et extraits... de la Bibl. Nat., IV, Parigi 1892, pp. 20-28, alcuni saggi di sermoni. Stefano Bruleter, alla fine del sec. xv, cita un Commentario al 4 libri delle Sentenze. Gli si attribuisce pure un Commentario alla Metafisica di Aristotele.
Bibl.: Pet. Rod. Tessinienensis, De orig. Seraph. Religionis, Venezia 1586, f. 325*; L. Wadding, Annales Min. all'a. 1304, n. 32 (VI, 3^{°} ed., Quaracchi 1931, p. 57); H. Deniffe, Charitalarium Univ. Paris., II, Parigi 1891, p. 117 sg.; H. M. Sbaralea, Suppl. ad Script. O.M., I, 2^{°} ed., Roma 1908, p. 7 sg.; B. Haurćau, in Hist. litt. de la France. XXVII, Parigi 1877, pp. 104104; P. Glorieux, Répertoire des Maîtres en théologie de Paris au XIIIe siècle, II, Parigi 1933, p. 204; Fr. de Scesevalle, Hist. géo. de l'ordre de s. François, I, Parigi 1933, p. 470.
Livario Oliver
ALBERTO (Adalbert) di Oberaltaich. - Monaco benedettino, bavarese, nobile cavaliere, n. nel 1239, m. il 26 nov. 1311. Fu ministro dei conti di Haigerloch, dal 1251 monaco in Oberaltaich. In seguito direttore della scuola degli Oblati, priore, parroco, custode; assiduo nell'emendare e glossare i codici. Istituì il primo lebbrosario nella Baviera. Ebbe presto, dopo la morte, culto popolare e fama di miracoli.
Bibl.: La sua vita scritta dall'omonimo priore Alberto di Oberaltaich (prima del 1346) fu pubblicata da B. Pez, in Thesaurus anecdotorum amcissimorum, I, III, Graz 1721, pp. 535-54: V, ivi 1727, pp. 88-89.
Giuseppe Löw
ALBERTO di Orlamünde. - Domenicano tedesco del sec. xiri, forse discepolo di s. Alberto Magno.
I critici moderni (Grabmann, Geyer) gli rivendicano la paternità della Philosophia pauperum, che è un ampio compendio di filosofia naturale e psicologica ricalcato sulle opere di s. Alberto Magno, ed ebbe molti commenti rimanendo per lungo tempo libro di testo in varie università e scuole tedesche del medioevo. Porta anche il nome di Summa Naturalium a Summa philosophiae naturalis; ma fu detta Philosophia pauperum perché, essendo un compendio, era accessibile anche alle borse degli studenti poveri.
Bibl.: M. Grabmann, Die Philosophia pauperum und ihr Verfasser Albert von Orlamünde, in Beiträge zur Gesch. d. Phil. des Mittelalters, XX, II, Monaco 1918. Umberto Degl'Innocenti
ALBERTO da Padova. - Predicatore agostiniano, n. a Padova forse nel 1269, m. nel 1323 (o 1328). Compì gli studi e conseguì la laurea dottorale alla Sorbona, ove per alcuni anni con gran successo spiegò la Scrittura e commentò le Sentenze. Bonifacio VIII lo volle predicatore alla corte papale. Per le sue virtù venne onorato col titolo di beato.
Pietro de Alva y Astorga pubblicandone i Sermones per la Natività e la Purificazione di Maria (t. I della Biblioteca Mariana, p. 610) gli rivendica l'onore d'aver intro-
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dotto l'uso d'iniziare le prediche con la recita dell'Ave Maria. I suoi concittadini gli eressero una status marmorea all'Università con una iscrizione in cui veniva chiamato studiorum columna ac summus reipublicae Christianae splendor. Tra le sue opere si hanno esposizioni sul Pentateuco e su tutte le epistole di s. Paolo e Collationes biblicae (manoscritte). Furono stampati : a libri In quattuor Evangelia (Venezia 1476); Expositio Evangeliorum dominicalium et festinorum (Ulma 1480, Torino 1529, Parigi 1544); Sermones quadragesimales (Venezia 1523); Sermones de Sanctis (Venezia 1584).
BibL.: J. F. Ossinger, Bibliotheca August., Ingolstadt 1768, pp. 668-70; G. Tiroboschi, Storia della Letteratura italiana, II, Milano 1833, p. 280 ; Hurter, II, col. 494; D. A. Perini, Bibliographia August., III, Firenze 1935, pp. 69-71.
Alfonso de Romanis
ALBERTO da Padova, detto Novello. - Teologo agostiniano, m. nel 1494. Ebreo di nascita e educazione, si converti e abbracciò la vita religiosa, dedicandosi quindi in maniera speciale alla confutazione degli errori giudaici. Per trarre al cristianesimo i suoi correligionari d'un tempo, percorse tutta l'Italia. Nel 1482, già dottore in teologia, fu superiore del convento di Padova; ivi dové rimanere sino alla morte. Delle sue opere conosciamo un trattato De Messiae adventu, contro l'ostinazione giudaica, e un altro di carattere scolastico.
BibL.: J. F. Ossinger, Bibliech. August., Ingolstadt-Augusta 1768, p. 870; D. A. Perini, Bibliogr. August., III, Firenze 1935, p. 71 .
Alfonso de Romanis
ALBERTO di Praga: v. adalberto di praga.
ALBERTO di Brandeburgo-Ansbach, primo duca di Prussia. - N. il 16 maggio 1490 a Ansbach, m. il 20 marzo 1568 a Tapiau. Destinato alla vita ecclesiastica, entrò fra i Cavalieri teutonici, ed appena ventenne il 14 dic. 1510 ne fu eletto gran maestro, ultimo dell'Ordine. Intronizzato il 22 dic. 1511 , continuò la politica del suo predecessore, Federico di Sassonia, e cercò di rendersi indipendente dalla Polonia. Si rifiutò di prestare il giuramento di vassallaggio, onde ne seguì una guerra infelice contro i Polacchi che devastarono il suo territorio dal 1519 sino al 1521 , epoca in cui venne concluso un armistizio di quattro anni. A. ne approfittò per andare in Germania a domandare aiuto ai principi tedeschi. Il suo soggiorno a Norimberga, nel 1522, segnò l'inizio del suo orientamento verso la riforma luterana, specie sotto l'influsso di Lazaro Spengler e delle prediche di Andrea Oseander. Tornato l'anno seguente in Prussia, si fece mandare da Lutero, con cui stette in continua corrispondenza, alcuni predicatori evangelici. Passato egli stesso pubblicamente alla nuova confessione e deposta la carica di gran maestro, si fece creare e riconoscere capo della Prussia orientale, cambiando lo Stato religioso dell'Ordine teutonico in un ducato temporale, messo sotto il vassallaggio della Polonia col trattato di Cracovia dell's apr. 1525. Seguì la protestantizzazione sistematica di tutto il ducato, dove l'Ordine teutonico fu condannato a sparire. Nel 1526, A. sposò Dorotea, figlia di Federico, re di Danimarca. Fu questo il primo matrimonio protestante fra gli Hohenzollern. Nel 1544 A. istituì un'università, l'« Albertina ", nella capitale Königsberg, che diventò un centro della nuova religione.
BibL.: J. B. Book, Leben und Thaten Albrechtz des Ältern, Königsberg 1750; J. Rindfleisch, Herzog Albrecht und die Reformation in Preussen, Danzica 1880; K. Lohmeur, Biographische Shitese des Herzog Albr., Danzica 1890; D. Erdmann, Albrecht von Preussen, in Realenc. für protestantische Theol. u. Kirche, I, pp. 310-23; F. Tschachart, Herzog Albrecht u. Preussen als reformatorische Persönlichkeit, in Schriften des Vereins für Reformationsgeschichte, XLV, Halle 1894; id., Herzog Albrecht als angeblich bedeutender Liederdichter der Reformationszeit, in Alpress. Monatschr., 1909, pp. 58-82; I. Pietsch, s. v. in DHG,
1. coll. 1546-50; H. Lang, Die Einführung der Reformation in Preussen, in Neue Kirchl. Zeitschr., 1925, pp. 845-894.
Anselmo Musters
ALBERTO di Rida (o di Burdövden). - M. il 17 genn. 1229. Della nobile famiglia degli Appelde. ren, nel 1189 era canonico di Brema e nel 1199 vescovo della Livonia, col difficile incarico di restaurarvi la missione decaduta. Zelante e guerricro, fu uno dei più grandi missionari ed esimio propagatore della cultura germanica in quello regioni. Conquistò il paese con una crociata, fondò la città di Riga (1201), istituì l'Ordine militare dei Portaspada (Schwertbrüder), fondò monasteri e l'8 apr. del 1207 fu da Filippo re di Germania investito del principato della Livonia. Di qui proseguì alla conquista dell'Estonia compiuta entro il 1217. Nel 1207 fondò il vescovato di Leal, poi Dorpat; nel 1219 quello di Semgallen, e nel 1276 un altro vescovato nell'isola di Osel. Verso il 1224 ottenne l'esenzione da Brema; ma non riuscì ad ottenere l'erezione della sede di Riga in arcivescovato. Fu venerato come santo fino alla riforma (festa il 1^{°} giugno).
BibL.: Finerici (Letii) Chronicon Lyxoniae, in MGH, Script., XXIII, pp. 231-332. Giuseppe Löw
ALBERTO di san Gaetano (Bagante Antonio). - Scrittore ascetico carmelitano, n. il 28 ott. 1701 a Padova. Fece professione tra i Carmelitani scalzi a Vicenza, il 9 ag. 1720, e m. a Faenza il 22 dic. 1782.
Scrisse: Raccolta dei detti sentenviarii più principali, e dei sentimenti mistici dei ss. Teresa e Giovanni della Croce, con un trattato apologetico intorno agli scritti dei medesimi santi contro i falsi mistici e quietisti (2 voll., Venezia 1756; 2^{°} ed. Napoli 1859); Confessore e pensiente... istruiti colle Sentenze di s. Teresa (Venezia 1757-58). Tradusse dallo spagnolo le Opere e Lettere di s. Teresa di Gesù, 6 voll. (Cesena 1782; 2^{°} ed. Napoli 1854).
BibL.: Collectio Scriptorum O.C.D., I, Savona 1884, p. 13; J.-M. de l'Enfant-Jésus, s. v. in DSp. I, col. 287.
Ambrogio di Santa Teresa
ALBERTO di sant' Egidio (Gilles Leroy). - Carmelitano francese, n. a Dol (Bretagna); fu fra i primi professi della nuova riforma carmelitana di Touraine, a Rennes, il 2 ag. 1609. Insegnò teologia a Nantes e si laureò a Parigi. Morì nel convento di Aursy, il 14 nov. 1670, lodato dai contemporanei per la sua erudizione. Pubblicò: Oraison funèbre du roi... Louis XIII (Parigi 1643); Paulus praedicans resurrectionem mortuorum, seu explanatio theologica cap. XV Epist. I. s. Pauli ad Cor. (Rennes 1654).
BibL.: Cosma di s. Stefano Villiers, Bibl. Carm., I. Orléans 1752, coll. 16-17; Hurter, IV, col. 153; Diot. de Biogr. Francoise, I, Parigi 1936, col. 1229. Ambrogio di Santa Teresa
ALBERTO da Sarteano, beato. - Predicatore e missionario francescano, n. a Sarteano (Siena), di famiglia Berdini, nel 1385, m. a Milano il 15 ag. 1450. Entrato tra i Minori (1405), aderì all'Osservanza (1415) e si distinse, specie nelle scuole di Verona, negli studi umanistici, contrastando l'indirizzo pagano del Beccadelli. Predicatore a Modena e in Toscana, seguì la scuola di s. Bernardino da Siena, lavorando anche con lui, finché fu chiamato da Eugenio IV (1435), con altri Francescani, ad iniziare trattative con gli orientali, in vista del Concilio di Firenze (v.), che avrebbe dovuto procurare la riunione delle Chiese d'Oriente con Roma. Recatosi a Gerusalemme nel 1436, trattò coi Greci e concluse l'accordo; poi (1440), col confratello Tommaso Bellacci, tornò a Gerusalemme e trattò con i monaci etiopici ivi residenti. Passato in Egitto, s'incontrò col patriarca copto di Alessandria, donde, coi rappresentanti etiopici e copti, si recò a Firenze (1441). Al viaggio in Etiopia dovette rinunciare, perché il sultano egiziano non gli concesse
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il salvacondotto. Diede incarico al Bellacci di tentare, per il Golfo Persico, di raggiungere questo paese e di recare all'imperatore (che allora era Zara Iäeqob, tutt'altro che favorevole all'unione) il breve papale, indirizzato al carissimo figlio prete Gianni.
La spedizione del Bellacci finì tragicamente. Intanto i delegati etiopici e copti venivano accolti con giubilo a Firenze e a Roma. Le missioni di A. venivano conchiuse con tre bolle conciliari, sanzionanti, rispettivamente, l'unione coi Greci, con gli Armeni, con gli Etiopi e i Copti. Quest'ultima bolla, Contate Domino (1442), faticosamente redatta, come e più delle altre, risentì delle incertezze, che dominarono la laboriosa ambasceria di A., derivanti dalla equivoca posizione giuridica e morale dei delegati orientali e dalla deficiente conoscenza delle lingue, della storia, della mentalità dell'Oriente. L'Ordine dei Minori venera A. come beato.
Bibl.: L. Wadding, Annales Minorum, VIII, X, XI, Quaracchi 1932, - B. Neri, La vita e i tempi del b. A., Firenze 1902: Pastor, I, passim; T. da Somigli, Etiopia francescana, I, Quaracchi 1928: G. Hofmann, Kupfer und Aethiopier auf dem Kincail von Florenz, in Orientalia Christiana Periodica, 8 (1942), pp. 5-39.
Egilberto Martire
ALBERTO di Sassonia (Alberto di Helmstedt, Albertatius, Albertus parvus). - Filosofo occorrista e cultore delle scienze naturali, della seconda metà del sec. xiv. M. nel 1390. Studiò all'Università di Parigi, vi insegnò dal 1351, e ne divenne rettore nel 1353. Fondata nel 1365 l'Università di Vienna, A. ne fu, per primo, rettore, fino al 1366 , quando venne eletto vescovo di Halberstadt.
Numerose e varie le sue opere: Tractatus logicae; Sophismata; Quaestiones in logicam Guil. Occam; In Post. Analyt.; Quaestiones super octo Physicorum libros; In libros de coelo et mundo; De generatione et corruptione; Expositio decem librorum Ethicorum Aristotelis; De sensu et de sensato; Tractatus de proportionibus, ecc.
Sebbene l'importanza filosofica e scientifica di A. non sia di primo piano, riallacciandosi egli generalmente a dottrine di predecessori e maestri, tuttavia, attraverso le sue molte opere lette, citate, trascritte, e in seguito più volte stampate, A. contribuì non poco a quel fervore di ricerche, specialmente nel campo della "physica", che costituisce la miglior nota della scuola terministica del sec. xiv, e prelude ad alcune delle grandi scoperte del sec. xvi nel campo della meccanica e fisica celeste. Fedele discepolo di Occam in logica, segue nelle scienze naturali principalmente il maestro Giovanni Buridano (v.) da cui riprende, fra l'altro, la teoria dell'« impetus" con le varie applicazioni, non senza introdurvi le vedute discordanti di Nicola di Oresme. Notevoli inoltre le sue ricerche e ipotesi (anche qui in dipendenza da Nicola di Oresme) sulle leggi matematiche del moto accelerato - particolarmente della caduta dei gravi - in rapporto al tempo e allo spazio percorso. Notevoli anche le sue vedute alquanto originali sul centro di gravità, posto al centro del mondo: verso questo punto tende naturalmente il centro di gravità della terra, come parimenti al centro della terra tende il centro di gravità dei corpi. Alberto enunzia anche, riprendendola da «uno dei suoi maestri», l'ipotesi, del resto non affatto dimenticata nel medioevo, del moto della terra e dell'immobilità del cielo.
Bibl.: G. Heidingsfelder, Albert von Sachsen, Sein Lebensgang u. v. Commentar zur nihon, Ethik des Arist., Münster 1921; M. De Wulf, Storia della filosofia med., II, Firenze 1913, pp. 295296; P. Duhem, Etudes sur Léonard de Vinci, ceux qu'il a lu et ceux qui l'ont lu, Parigi 1906. I giudizi del Duhem sono stati parzialmente modificati da A. Maier nelle due opere recenti : Die Impe-
tustheorie der Scholastik, Vienna 1940; An den Grenzen von Scholastik und Naturwisenschoft, Essen 1943 (v. gli indici).
Ugo Viglino
ALBERTO, Sotio. - Pittore probabilmente spoletino, attivo nella seconda metà del sec. xir. Una Croce dipinta a tempera su pergamena applicata su legno, proveniente dalla chiesa dei SS. Giovanni e Paolo di Spoleto ed ora nel Duomo di quella città, reca la sua firma e la data 1187 . Il Cristo vi è rappresentato vive, con gli occhi aperti, il corpo eretto ed i piedi divaricati : nel tabellone ai lati sono le figure in piedi della Madonna e di s. Giovanni. Sono stati rettamente attribuiti ad A. due affreschi nella chiesa dei SS. Giovanni e Paolo di Spoleto, uno dei quali, nella cripta, rappresentante il Martirio dei due santi titolari, e l'altro il Martirio di s. Tommaso di Canterbury. - Vedi Tavv. LIV-LV.
Lo stile di A. si ricollega alla grande corrente della pittura benedettino-romana, di cui costituisce una caratteristica propaggine provinciale, non immune forse da qualche contatto con la contemporanca pittura toscana, specialmente lucchese. La Croce di Spoleto, notevole per l'energica sicurezza del disegno e per l'accuratezza della fattura, può considerarsi il capostipite di una numerosa serie di croci dipinte dell'Umbria: infatti il Crocifisso che nella chiesetta di S. Damiano ad Assisi (ora nella chiesa di S. Chiara) parlò e s. Francesco, di poco precedente e molto simile a quello spoletino, è forse opera romana e non umbra.
Bibl.: U. Gnoli, Pittori e miniatori nell' Umbria, Spoleto 1923, p. 15 (con bibl.); E. S. Vavala, La Croce dipinta italiana, Verona 1929, pp. 613-19; L. Coletti, I Primisici, I, Novara 1941, p. 17.
Enzo Carli
ALBERTO da Strasburgo. - Cronista del secolo xiv, al quale Cuspiniano attribuì una cronaca dal 1273 al 1349, da lui pubblicata in appendice all'opera sua De consulibus Romanorum (Basilea 1553). Forse si deve identificare con Alberto II, vescovo di Frisinga e conte di Hohenberg.
Bibl.: G. Ahnang, s. v. in DHG, I, coll. 1562-63.
alberto da Trapani, santo. - N. in questa città nel sec. xiri (probabilmente nel 1212), m. presso Messina il 7 ag. 1306 o 1307 , chiamato anche Alberto degli Abbati, perché oriundo dalla nobile famiglia fiorentina omonima. Ancora molto giovane vestì l'abito carmelitano nel convento di Trapani. Ordinato sacerdote, si dedicò con ardore al ministero apostolico, non solo in Messina, dove risiedeva, ma in tutta la Sicilia, compiendovi numerose conversioni anche tre gli ebrei. Era provinciale di quella famiglia religiosa quando, nel 1301, riforni miracolosamente di viveri la città di Messina, assediata ed affamata da Roberto, duca di Calabria. Ritiratosi in solitudine presso Messina, vi mori santamente. Subito dopo la sua morte fu venerato come santo; nell'Ordine carmelitano la sua festa fu celebrata sin dal 1411 per decreto del capitolo generale; il suo culto fu permesso "vivae vocis oraculo" da Callisto III nel 1457, e approvato da Sisto IV, con bolla del 31 maggio 1476. La sua festa si celebra il 7 ag.
Bibl.: Joh. M. de Poluciis, Vita s. Alberti de Abbatibus de Drepanu Siciliae, Venezia 1499; Acta SS. Augusti, II, Anversa 1735, pp. 215-39; Ausl. Bolland., 17 (1898), pp. 318-36; Beauscpsire de Louvagny, S. Albert de Messine, Parigi 1893; P. Marto-Joseph, s. v. in DHG, I, coll. 1558-59.
Ambrogio di Santa Teresa
ALBERTO da Trento. - Certosino del sec. xv, il cui nome è legato ad una visione profetica nella quale predisse le sciagure che stavano per cadere sull'Italia con la discesa di Carlo VIII. Il testo latino della visione si trova a Parigi nella biblioteca dell'Arsenale (cod. 828); una traduzione italiana, copiata nel 1512 , è a Firenze.
Bibl.: S. Autore, s. v. in DHG, I, col. 1564.
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ALBERTO, vescovo di Vercelll e patriarca di Gerusalemme, santo. - Fu il primo legislatore dell'Ordine dei Carmelitani.
Il necrologio della chiesa di Vercelli, fonte di prim'ordine per la sua biografia, dice ch'egli era oriundo "de castro Gualtarii, Parmenis diocesis, sublili prosapia ortus ". Il Castrum Gualterii del sec. xit può oggi indicare tanto l'attuale Gualtieri in diocesi di Guastalla, quanto Gualtirolo in parrocchia di Campegine, diocesi di Reggio Emilia, in quell'epoca and reduce appartenenti alla diocesi di Parma (cf. Rationes decimarum Italiae nei sec. XIII e XIV. Armilia [Studi e Testi, 60], Città del Vaticano 1933, pp. 363, 38x). L'appartenenza di A. alla famiglia degli Avogadro non può criticamente sostenersi; invece l'ipotesi della sua discendenza dal cavato dei conti di Sabbioneta non è priva di qualche probabilità.
A. n. verso il 1149 ; compiuti i suoi studi, prese l'abito dei Canonici regolari di S. Croce in Mortara (prov. di Pavia), dove verso il 1180 fu eletto priore. Alcuni anni dopo fu chiamato alla sede vescovile di Bobbio (1184), ma l'anno seguente veniva trasferito a quella di Vercelli, che resse con zelo e fermezza per vent'anni, distinguendosi pure per abilità ed acume politici : fu infatti mediatore tra il papato e l'impero e fra comuni e città in discordia; alla sua opera si devono ad es. la pace conclusa a Vercelli fra Milano e Pavia il 12 genn. 1194 e la concordia raggiunta nel 1199 tra Parma e Piacenza.
Nel 1191 celebrò il sinodo diocesano, i cui decreti continuarono in parte ad osservarsi sino ai tempi moderni (cf. F. Savio, Gli antichi vescovi d'Italia. Il Piemonte, Torino 1899, p. 486).
Il card. legato Goffredo (Soffredus) avendo rinunciato al patriarcato di Gerusalemme, i Canonici regolari del Santo Sepolcro col favore del re Amalrico II di Lusignano elessero A. in sua vece; Innocenzo III con lettera del 17 febbr. 1205 (Potthast, n. 2418) lo pregò di accettare tale nomina, conferendogli il pallio e nominandolo suo legato per la Palestina. A. raggiunse la Palestina nel 1206, ma non poté entrare in Gerusalemme, dato che era in possesso dei musulmani; stabili la sua residenza in S. Giovanni d'Acri (Accone), spiegandovi una prodigiosa attività apostolica. Tra il 1207 e il 1209 diede agli eremiti del Monte Carmelo la loro prima regola, indirizzandola in forma di lettera al loro priore s. Brocardo, regola approvata nel 1226 da Onorio III (cf. Bullarium Romanum, ed. Torino 1858, III, pp. 415-17). Per questa ragione i Carmelitani lo considerarono e lo venerarono come il loro primo legislatore.
Il 14 sett. 1214, mentre prendeva parte ad una processione in S. Giovanni d'Acri, fu proditoriamente aggredito a colpi di coltello da un tale, che il necrologio vercellese dice originario di Caluso (diocesi d'Ivrea), maestro dell'ospedale di S. Spirito, che A. aveva dovuto deporre dall'ufficio a causa della sua mala vita. "Et sic gloriosus pater ", conclude il citato necrologio, "per martirii palmam ex hac vita migravit ".
I documenti relativi al culto prestato ad A. risalgono principalmente agli inizi del sec. xvir: infatti la sua festa figura all'8 apr., con la qualifica di confessore pontefice, nel proprio dei Carmelitani scalzi, approvato dalla S. Congregazione dei Riti il 20 giugno 1609 ; lo stesso decreto autorizza pure l'insercione del suo elogio nel Martinilogio dell'Ordine. Attualmente i Carmelitani scelgi hanno trasferito la sua festa al 25 sett., e quelli dell'Osservanza al 16 dello stesso mese. L'8 apr. ricordava il giorno della consegna delle regole. I Canonici regolari lateranensi lo amminero nel loro Proprium sin dal 1666 con la qualifica di confessore pontefice all'8 apr. Recentemente l'ufficiatura di s. A. fu pure concessa al patriarcato latino di Gerusalemme ( 26 sett.) e alla diocesi di Vercelli (8 apr.).
BibL.: J. St. Ferretius (Ferrero), Sancti Eusebii Vercellensis episcopi et martyris eiusque in episcopatum successorum vitae et res gestae, Roma 1602, pp. 177-85; Acta SS. Aprilis, I, ed. Venezia 1737, pp. 760-802; G. Colombo, I necrologi Eusebiani, in Bull. storico-bibl. Sobalpino, 6 (1901), pp. 6-8, nn. 694-694 bis (tisto del necrologio di A. già conosciuto dal Ferrero); P. MarieJoseph du Sacré-Conur, s. v. in DHE, I, coll. 1564-67 (ricca bibliografia); id., Topographie sacrée du Mont-Carmel en Palestine et la chronologie de l'Ordre tace XII- et XIII- siècles, inEtudes Carmelli., 3 (1913), pp. 139-54; F. Pezza, L'Ordine Mortarizese e l'Abbazia mitrata di S. Croce, Mortara 1923, pp. 62-63, 90-92; C. Kopp, Elias und Christentum auf dem Kannel, Paderborn 1920 (per la sua azione legislativa). A. Mori, Gualtieri ecclesiastica, Reggio Emilia 1924 (di poco valore); D. F. Pianzola, S. Alberto Abogadro, dell'Ordine Mortarizese, legislatore dei Caram litani, in Il Monte Carmelo, 1937, p. 196 sgg.; 1938, p. 24 sgg.; 1939, p. 25 sgg. (generalmente di scarso senso critico).
A. Pietro Frutaz-Ambrogio di Santa Teresa
ALBERTO GIOVANNI di Haarlem. - Carmelitano, n. a Haarlem (Olanda settentr.), ove prese l'abito religioso; m. a Lovanio nel 1496. Dopo gli studi a Lovanio, fu lettore di filosofia a Bruxelles (1470) e reggente degli studi a Lovanio (1473), nella cui università insegnò Sacra Scrittura. Fu priore del convento di Haarlem (1475-77) e vicario provinciale per l'Olanda e la Friaia (1484-94). Fu celebrato dai contemporanei per la sua virtù e dottrina. Fra le sue opere (inedite) figurano: 1) Lectura in Ecclesiasticum; 2) Commentarius in I Ioannis Epist.; 3) Quaestiones in Magistrum Sententiarum.
BibL.: A. Valère, Fonti academici Studii gen. Lovaniensis, Lovanio 1650, p. 94; Hurter, II, col. 1033. Ambrogio di Santa Teresa
ALBERTO MAGNO (A. de Lauging [LaunGEN], A. Teutonicus, A. di Colonia, A. magnus), santo, dottore. -
Sommario: 1. Vita. - 2. La personalità, il dottore e il santo. - 3. Gli scritti. - 4. L'influsso dottrinale. - s. Il cultore delle scienze naturali.
1. Vita. - Circa l'anno della nascita due opinioni sono in contrasto. La prima - la più verosimile propone la fine del sec. xit (1193? Pelster, Callay, Scheeben, Puccetti, Weiss), la seconda invece la fissa nell'anno 1206 (Endres, Michael, Mandonner). A. n. a Lauingen, cittadina sveva sul Danubio, in diocesi di Augusta, da una famiglia di militari (non dai conti di Bollstadt), si mostrò fin da giovane grande ammiratore della natura, e si dedicò allo studio, contrariamente alla volontà dei suoi, che volevano avviarlo alla carriera amministrativa o militare. Per motivi di studio frequentò l'Università di Padova dove, guadagnato all'Ordine dei Frati predicatori dal beato Giordano di Sassonia, vestì l'abito domenicano. Fu in seguito inviato a Colonia nel convento centrale di Germania e, fatto prima lettore nei conventi di Hildesheim, Friburgo, Ratisbona, Strasburgo e Colonia, insegnò poi teologia, almeno dal 1243, all'Università di Parigi. Ivi si mise a stendere la grande enciclopedia scientifica che, sebbene messa a buon punto nel 1256, integrò durante tutto il resto della sua vita.
Capo del nuovo studio generale domenicano a Colonia (1248-54), ebbe, nei primi anni, tra i discepoli Tommaso d'Aquino, che ivi udi dal maestro il commento al De divinis nominibus dello pseudo Dionigi e all'Etica nicomachea. Oltre all'insegnamento, A. si dedicò con zelo al ministero