lmani era più consentanea alla ragione che quella dei cristiani, i quali riconoscevano tre Persone in una sola natura. Dal 1562 fino al 1574, anno nel quale dovette ritirarsi a Danzica, propagò le sue dottrine antitrinitarie nella Polonia, con escursioni nella Moravia e nella Transilvania, insegnando soprattutto a voce e per iscritto che Gesù Cristo era inferiore al Padre, che era semplice uomo e che non esisteva prima della sua nascita. Fu amico e compagno del Biandrata (v.) e degli altri antitrinitari seguaci del Sozzino.
BibL.: T. Macerie, Histoire du Progrès et de l'Extinction de la Riforme en Italie, Parigi 1831, pp. 173, 238, 417-18; R. Wallace, Antitrinitarian Biography, I, Londra 1890, p. 133; II, ivi st. anno, pp. 71, 112-17, 140, 234, 339; A. Pascal, Gli antitrinitari piemontesi : G. P. A., in Bollet. storico bibliografico subal-
pino, 22 (1920), p. 12 sgg.; C. F. Church, The Italian Reformers, Nuova York 1932; D. Cantimori, Eretici Italiani del Cinquecento, Firenze 1939, pp. 214 sg., 222 sg. Camillo Crivelli
ALCIMO. - Contemporaneo e antagonista di Giuda Maccabeo (v.). Cambiò il suo nome ebraico 'Eljāqīm (o Jēhōjāqīm) nel greco "A λ λ μ ω ς per ostentare la sua adesione alla politica di ellenizzazione della Palestina instaurata dai Seleucidi. Di stirpe sacerdotale, ma non della famiglia dalla quale si sceglieva il sommo sacerdote, ambì l'altissima carica spalleggiato dai Giudei ellenizzanti e dalle armi del re siro. Fu insignito della dignità agognata da Lisia, che governava a nome del giovane re Antioco V Eupatore ( 163-62 a. C.). Poco dopo (metà del 161 a. C.) riuscì ad ingraziarsi Demetrio I Sotere ( 162-50 a. C.), che aveva soppresso i suoi protettori, e ottenne l'aiuto del generale Bacchide per essere immesso a viva forza in carica a Gerusalemme che era nelle mani del Maccabeo. Un primo successo di Bacchide fu rintuzzato da Giuda che resistette anche quando le operazioni furono riprese da Nicanore che morì sul campo (v. adARSA). A. ottenne un secondo intervento di Bacchide, il quale, con una grossa armata, ebbe ragione del prode Maccabeo che perì gloriosamente. A. poté finalmente spadroneggiare e tentare anche una riforma del culto; ma mentre abbatteva «il muro del cortile interno del Santuario» fu colpito da apoplessia ( 159 a. C.). I Mach. 7, 5-30; 9, 1-57; II Mach., 14, 3-27. Salvatore Garofalo
ALCOCK, John. - Vescovo inglese, promotore dell'umanesimo prima di Fisher (v.) e di Colet (v.), n. a Beverley nel 1430, m. a Ely nel 1500. Frequentò l'Università di Cambridge e fu tra gli uomini più eminenti del suo tempo in Inghilterra. Fu vescovo di Rochester (1472), poi di Worcester (1476), infine di Ely (1486). Tutore del giovane Edoardo V, fu allontanato dal protettore Gloucester; ma Enrico VII lo nominò controllore delle opere pubbliche e lord Cancelliere del regno. Oltre che per le virtù e per gli scritti di predicazione e di ascetica, è noto anche come cultore d'arte e valente architetto. E sepolto in una splendida cappella disegnata ed eretta da lui stesso nella cattedrale di Ely. Restaurò l'episcopio di Ely e molte chiese, fondò la scuola di grammatica di Hull e il «Jesus College» di Cambridge.
Le più note tra le sue numerose opere in latino e in inglese sono: Spousage of a Virgin to Christ (1480), Mons perfectionis or the Hill of Perfection, The Castle of Labour, tradotto dal francese (1491), e un trattato fra il serio ed il faceto, nel cui titolo allude al proprio nome: Galli cantus ad confratres suus.
BibL.: J. Bass Mullinger, s. v. in Diction. of National Biography, I, Londra 1908, p. 236. Augusto Guidi
ALCOOLISMO. - 1. Medicina. - Stato morboso dovuto all'uso smoderato d'alcool o di bevande spiritose, in quantità tale da giungere all'intossicazione alcoolica. Più comunemente viene usato il vino (Italia e Francia), la birra (Germania ed Inghilterra), i liquori (Scandinavia, Russia e U.S.A.); in tali bevande l'alcool etilico è contenuto dal 3-4 % nella birra, fino al 60-70 % nei liquori. Elettivamente è colpito il sistema nervoso centrale; da prima con azione eccitante, cui presto subentra quella paralizzante e narcotica. Nell'intossicazione acuta, se non si ha la morte, i danni possono risolversi; in quella cronica si stabiliscono lesioni in gran parte irreparabili. Psichicamente l'a. cronico produce decadimento morale e intellettuale dell'individuo con alterazioni caratteristiche della personalità : affievolimento della memoria, ortusità del senso morale, apatia con forte riduzione della capacità lavorativa. Si sviluppano polinevriti (tremori,
## Page 451
atassia, paralisi); stati catarrali cronici delle mucose, specie della gastrica, con il classico "vomitus matutinus potatorum»; lesioni arteriosclerotiche; alterazioni gravi nei più importanti organi della vita vegetativa : cirrosi epatica, sclerosi renale, degenerazione dei miscardio, spesso causa di morte prematura. Sono frequenti le apoplessie (v.).
La forma neuropsichica più grave è il "delirium tremens" (sovreccitazione motoria con stato di confusione mentale e allucinazioni uditive e visive angosciose), cui può seguire la morte ( 10 % dei casi) o uno stato demenziale cronico.
L'alta mortalità e morbilità nella discendenza degli alcoolisti è probabile sia legata alle tare neuropsichiche e somatiche trasmesse dai genitori.
Le forme più gravi d'a. cronico sono date dall'abuso dei liquori. Nei paesi più colpiti (Inghilterra e U.S.A.) il 40 % delle psicosi e l'80% dei delitti sono causati dal l'alcool; la prole degli alcoolisti da liquori è più gravemente tarata: frequente l'epilessia e altre malattie del sistema nervoso centrale.
In Italia, dove l'a. è meno diffuso che negli altri paesi, esso è causa dell' 8 % delle psicosi e l'etilismo figura come precedente personale nel 36 % degli alienati e come precedente familiare nel 21 %.
Circa la questione se le piccole dosi d'alcool diluito che s'usano come bevanda (vino, birra) siano dannose, si può rispondere con sicurezza negativamente, purché non s'essgeri nella dose (circa un grammo di alcool per chilo di peso nelle 24 ore).
Il senso d'euforia, che accompagna l'ingestione dell'alcool, nasconde i danni dell'intossicazione e avvalora i pregiudizi che raccomandano l'uso e l'abuso delle bevande alcooliche. Similmente l'azione depressiva sull'intelligenza è spesso mascherata dall'apparente iper-ideazione, legata al tumulto d'idee e d'immagini che esso provoca nel cervello, analogamente a quanto avviene per altri avvelenamenti (belladonna, oppio, haschisch); da qui il rapporto tra alcoolismo e ispirazione poetica osservato in alcuni soggetti (Swift, Verlaine, Hoffmann).
Bibs.: Royal Commission on liquor licensing Laws, Final Report, Londra 1899; L. Bianchi, Trattato di psichiatria, ²² ed., Napoli s. a.; E. Adami, Farmacologia e farmacoterapia, Milano 1942; U. Cerletti, Santi delle lezioni di malattie nervose e mentali, Roma 1946.
Giuseppe de Ninno
2. Morale sociale. - 1) Danni dell'a. L'alcool fu definito il narcotico della coscienza perché altera o distrugge i centri della inibizione e della riflessione. Ne consegue il grande numero (si arriva al 40 e 50 % ) di pazzi per a. e la connessione frequente e strettissima di esso con la criminalità, il suicidio, gli infortuni sul lavoro. L'a., inoltre, diminuisce la resistenza alle malattie, è fattore precipuo della prostituzione e della miseria, con lo sperpero di denaro e l'abbandono della vita familiare, specie negli ambienti proletari. I danni sofferti dall'individuo si trasmettono alla prole : l'alienista Mozel ha formulato una legge della discendenza degli alcoolisti lungo quattro generazioni, rinvenendo in esse le forme più gravi della pazzia e della degenerazione. Particolare importanza rivela la intossicazione alcoolica nel concepimento, nella gravidanza, nell'allattamento, in quanto essa dà il maggior numero di malattie mentali e nervose (isterici, epilettici, idioti, imbecilli). Le riprove statistiche : alto numero delle riforme militari per eredità alcoolica; alto numero dei longevi tra i temperati e gli antinenti. L'a. come malattia sociale è favorita dalla organizzazione industriale e dall'urbanesimo, specie tra i lavoratori delle officine; è largamente diffuso tra le classi agiate dei paesi anglosassoni.
a) La Chiesa e la lotta contro l'a. La Chiesa non può restare indifferente dinanzi ai danni fisici e spirituali dell'a. Il cristianesimo afferma un dovere la tempe-
ranza per tutti i fedeli, a prescindere dalle rinunce degli ssceti. S. Paolo esalta l'ebbrezza che dà lo Spirito di Dio contro quella che dà il vino e concede a Timoteo l'uso del modico vino quale medicina. Non mancarono tra i pagani le condanne della ubriachezza e gli elogi dell'astinenza. Le leggi di Licurgo e quelle, ideali, di Platone e di Aristotele, proibivano il vino ai giovani. All'atleta era prescritto di astenersi da venere e dal vino. Ma il paganesimo non poteva vedere a fondo il problema perché molte sue divinità erano dedite al vino, e ai riti di Dioniso e di Bacco si celebravano ebbrezze sacre. La Chiesa dunque, maestra in ogni tempo di temperanza, usa a considerare il vino nella casta santità del rito, si è trovata in prima linea nella lotta contro l'a. Le prime manifestazioni di azione privata e statale si sono avute in paesi non cattolici perché il fenomeno sociale dell'a. si è verificato in essi prima che nei paesi cattolici, fatta eccezione dell'Irlanda. Al cappuccino irlandese p. Teobaldo Mathew (1790-1850) (v.) si deve la fondazione della Lega della Croce, società cattolica di temperanza, frutto e strumento di un apostolato mirabile iniziato in Irlanda (1837) e proseguito nell'America del Nord: egli ricevette 5 milioni di promesse di sobrietà e organizzò 90 mila antinenti. Alla propaganda corrispose la diminuzione del 50 % delle condanne criminali e dell' 80 % di quelle a morte. Dall'inizio ad oggi, l'opera del p. Mathew, diffusa anche negli Stati Uniti e in Inghilterra, suscitò la cooperazione di Daniele O'Connel, dei cardinali Manning, McCabre, Newman, Logne, Gibbons, Vaughan. L'importanza dell'azione antialcoolistica della Chiesa negli Stati Uniti ebbe conferma in deliberazioni dei Concili di Baltimora ( 1840 e 1884) e del Sinodo di Cincinnati. La Germania cattolica ebbe valorosi apostoli dell'antialcoolismo dal 1843, il sac. Seling, mons. Egger, il capo del Centro, Windthorst. Fiorentissima la Lega della Croce (adulti) e la Lega dell'Angelo Custode (fanciulli). Notevoli pure le iniziative cattoliche in Polonia, Lituania, Svizzera, Belgio. In Francia - come in Italia e in Spagna - l'alto consumo del vino è collegato con gli interessi della produzione nazionale; donde la difficoltà della propaganda. La francese Lega nazionale contro l'a. federa alcuni sodalizi tra i quali due cattolici, la Croce bianca e la Croce d'oro. I protestanti hanno costituito potenti associazioni antialcoolistiche. Nell'America del Nord l'Ordine dei buoni Templari (1852) con ramificazioni in Europa; in Europa la Croce blu diffusa in Svizzera, Germania, Belgio, Francia; l'Esercito della Salvezza partecipa all'azione antialcoolistica. I partiti operai hanno spesso aderito alla azione antialcoolistica. Base comune di tutte è l'azione educativa (famiglia, scuola, chiesa, officina) poggiata sull'esempio ("l'astinenza assoluta dalle bevande alcooliche è il mezzo più efficace di lotta ", come dice una delle risoluzioni delle Federazioni antialcoolistiche francesi e italiane) e sorretta da una energica azione legislativa. Alle ragioni di carattere morale, igienico, sociale i cattolici aggiungono la difesa della fede, perché l'a. è strettamente collegato con la bestemmia, il turpiloquio, il vizio.
3) L'a. in Italia e l'azione antialcoolistica. L'Italia è tra i paesi dove è minore il consumo degli alcoolici più nocivi, mentre vi si consuma al massimo il vino, che è il meno nocivo degli alcoolici. La percezione dei pericoli sociali dell'a. si manifestò in Italia nei primi anni del sec. xx. Effimeri, per quanto significativo, furono i tentativi di una organizzazione antialcoolistica dovuti al dott. Clerici, a Torino (1861), e al Patronato di temperanza, a Milano (1882). Un mo-
## Page 452
vimento efficace si iniziò a Firenze col periodico Bene sociale (1898) e la fondazione della Federazione antialcoolistica italiana al Congresso nazionale contro l'a. tenuto a Venezia nel 1904. L'iniziativa, di carattere neutro, ebbe notevoli adesioni del clero e del laicato. Seguirono iniziative cattoliche : la lotta contro l'a. era uno dei caposaldi del movimento per la pubblica moralità promosso a Torino (1899) dal prof. R. Bettazzi il quale fondò poi (1912) la Nuova Crociata - Associazione cattolica italiana contro l'a. - che ebbe rapido successo e manifestazioni efficaci : buone pubblicazioni divulgative (G. Masi, A. Portaluppi, A. Giacomelli), una lettera pastorale di mons. Marenco, vescovo di Massa Carrara (1915), la costituzione di gruppi di astinenti, giovani e sacerdoti, sull'esempio dei giovani cattolici tedeschi, e della Unione dei preti asteoni, costituita in Belgio, sotto il patronato del card. Mercier. Un decreto di Pio X (21 maggio 1914) concedeva indulgenze per gli ascritti alle "società denominate di temperanza, di astinenza dalle bevande alcooliche ". Quanto ai criteri direttivi dell'azione contro l'a., essi sono riassunti nella seguente dichiarazione adottata dalle Federazioni nazionali di Francia e d'Italia: a) Il vino e la birra non sono necessari né utili all'individuo sano. Le bevande distillate sono sempre dannose. b) Per l'uomo adulto normale il massimo giornaliero di vino, esclusivamente nei pasti, non supera il mezzo litro. c) Vino e bevande alcooliche sono da proibire ai bambini, ai giovinetti, alle gestanti, alle nutrici, ai nevropatici. d) L'astinenza assoluta dalle bevande alcooliche è il mezzo più efficace di lotta contro l'a.
5) Disposizioni legislative contro l'a. Si riconosce unanimemente che la lotta contro l'a. si avvalora innanzi tutto di mezzi spirituali e sociali - l'educazione e il più alto tenore di vita del lavoratore nella casa e nell'officina - i quali però debbono essere integrati dall'azione della legge. L'esperienza di un secolo e mezzo (i primi provvedimenti legislativi contro l'a. negli Stati Uniti risalgono al 1808) ha saggiato misure diverse, tra le quali ricordiamo: a) punizioni agli ubriachi; b) internamento degli alcoolizzati; c) divieto di dare bevande alcooliche ai minori, a ubriachi; d) limitazione nella vendita di esse (nel numero degli spazzi, nell'orario, ecc.); e) diritto di vendita riconosciuto solo alle società di temperanza; f ) concessione ai comuni e a enti autarchici di emanare disposizioni contro l'a.; g) imposizione di tasse gravose alla produzione, fabbrica e vendita; b) monopolio statale di fabbricazione e di vendita; f ) divieto di commercio e vendita dall'assenzio e bevande alcooliche; l ) istruzione antialcoolica nelle scuole, provvedimenti contro gli impiegati e lavoratori intemperanti.
La legislazione italiana - che ebbe in materia la prima affermazione sistematica con la legge 19 giugno 1913 - ha coordinato nel T. U. delle Leggi di Pubblica Sicurezza (18 giugno 1931) le varie disposizioni che disciplinano la vendita degli alcoolici. Il Codice penale del 1930 contiene disposizioni relative, negli artt. 686-91 (Contraccenzioni concernenti la prevenzione dell'alcoolismo e dei delitti commessi allo stato di ubriachezza).
Particolare significato hanno le norme contro l'a., contenute nella Legge per la protezione e l'assistenza della maternità e dell'infanzia.
6) L'a. nelle colonie e in Africa. L'a. nei territori coloniali e specialmente in Africa, dà luogo ad un grave problema sociale - analogo a quello degli stupefacenti che interessa le missioni cristiane. Le rovine dell'a. tra le genti di colore provocarono misure internazionali concordate nell'Atto generale di Berlino ( 29 febbr. 1883) e nel1'Atto generale e dichiarazione di Bruxelles (2 luglio 1890). Contro il commercio infame di esosi speculatori furono fissati dazi di importazione e divieti o limitazione delle bevande alcooliche. Tali misure sono state rafforzate dalle Conccmzioni internazionali di Saint-Germain (10 sett. 1909),
alle quali partecipò anche l'Italia. Esse sono inoltre connesse con l'azione internazionale contro la schiavitù.
Bibs.: Per lo studio medico e sociale dell'a.: N. Colzjanus, L'a., Catania 1887; A. Marro, I caratteri dei delinquents, Torino 1887; E. De Amicis, Gli effetti psicologici del vino, ivi 1890; A. Messa, Gli effetti fisiologici del vino, ivi 1890; C. Lombroso, L'uomo delinquente, ivi 1897; G. Casalini, Contro l'a., Genova 1904; E. Tanzi, Trattato delle malattie mentali, Milano 1905; G. Allavi, L'a., ivi 1906; A. Pazzini, A. e poesia, Roma 1926; E. Marchiafava, s. v. in Eur. Ital., II, p. 262.
Per l'azione contro l'a.: I. Doogan, Manual of Temperance (Roman Cath. Temperance Society), Calcutta 1897; A. Bertillon, L'alcoolisme et les moyens de le combattre, Parigi 1904; A. Giacomelli, Il gran mento, Treviso 1908; J. Witte, Die Alkoholfrage in religiöser Beleuchtung, Bonn 1910; A. Portaluppi, In fascio alla roviun, Legnano 1912; A. Cobelli, I pubblici esercizi sui provvedimenti per combattere l'a., Milano 1914; G. Masi, Fu bene l'alcool?, Torino 1914; A. Junod, L'alcoolrune chez les mits africains, Ginevra 1930; A. Jomalio, s. v. in Nuove Dip. Ital., 1, Torino 1937, pp. 302-306. E.ilberto Martire
ALCORANO : v. CORANO.
ALCUINO. - Consigliere di Carlomagno. Il nome anglosassone, Alhwin (Alchoin, Alcwin, Alclavine, cioè Eallh-wine "amico del tempio"), fu latinizzato in Alcuinus (Alcuinus) e Albinus. Secondo il costume accademico da lui stesso introdotto nella scuola palatina, si chiamò Flaccus, onde Flaccus Albinus.
Vita. - N. verso il 735 in Northumbría da nobile famiglia anglosassone, parente di s. Willibrord, fu educato nella scuola episcopale di York, ove apprese il latino, il greco e l'ebraico sotto la direzione dell'arcivescovo Egberto e di Aelberto, col quale egli fece un viaggio a Roma. Divenuto Aelberto nel 767 arcivescovo di York, l'ordinò diacono, grado nel quale A. doveva rimanere tutta la vita, e gli lasciò la direzione della scuola, di cui egli accrebbe il prestigio e la fama. Nella primavera del 781 , essendosi recato a Roma per chiedere al papa Adriano I il pallio per il suo nuovo arcivescovo Eanbaldo, s'incontrò a Parma con Carlomagno, che gli fece vive pressioni perché si stabilisse presso di lui. Ottenutone l'assenso dai proprio ordinario e dal re Eteiredo, A. giunse ad Aquisgrana alla fine di quello stesso anno o ai primi del 782. Assunta la direzione della Schola Palatina, vi introdusse il sistema del "trivio" e del "quadrivio" già in onore a York, e fondò anche una specie di accademia letteraria, di cui fece parte Carlomagno stesso. Al dire di Eginardo A. fu il "precettore" del sovrano in tutte le scienze (Vita Caroli M., 25). Stando a corte strinse amicizia coi longobardi Paolo Diacono e Pietro da Pisa, col visigoto Teodulfo, e soprattutto con Paolino, il futuro patriarca d'Aquileia.
Nel 790 tornò in patria con una missione politica per Offa, re della Mercia, che egli rappacificò con Carlomagno. Sollecitato però da questo, nel 793 ritornò presso di lui e prese viva parte alle questioni teologiche che turbavano allora il regno franco: l'adozianismo (v.) spagnolo e la controversia delle immagini. Intervenne perciò ai due grandi Concili di Francoforte (794) e di Aquisgrana (799). Per volere di Carlomagno ebbe il governo di varie abbozie: di Ferrières, di Troyes, di Saint-Josse-sur-Mer e infine, nel 796, del famoso monastero di S. Martino di Tours, ove si recò in quello stesso anno per ragioni di salute e per restaurarne le sorti. Subito arricchì la preziosa biblioteca e riportò a grande splendore anche quella scuola, rimasta poi celebre nella storia della paleografia medievale (minuscula carolina). Vi ebbe alunni tra gli altri, Amalario e Rabano Mauro. Fu sua cura portare a termine la fondazione del monastero di Cormery, presso Tours, e ivi diede inizio alla comunità con venti monaci della riforma di s. Benedetto di Aniano.
Mori a Tours il dì di Pentecoste, 19 maggio 804.
## Page 453
Rabano Mauro lo inseri nel suo martirologio ( 19 maggio); cronisti e storici gli diedero il titolo di beato: ma, a quanto consta, non gli è stato mai tributato un culto pubblico. Non sappiamo con certezza se A. sia stato monaco, come molti ritengono col Mabillon.
Orepe e dottrina. - A. ha una produzione letteraria multiforme, che per vari aspetti richiama quella di Beda.
I. Pedagogia. - Quale maestro, A. ha lasciato alcuni scritti, didatticamente interessanti per il metodo dialogato : "per interrogationes et responsiones, memoriae causa " (PL 101, 854 B). Sembra che abbia composto, sull'esempio di Cassiodoro, un trattato completo intorno alle sette arti liberali, ma non ce ne rimangono che le prime parti, quelle del Trivium : il De grammatica, con una introduzione morale in forma dialogata, e i due opuscoli De dialectica e De cletorica. Del De musica, la prima disciplina del Quadrivium, si conserva un frammento, ch'è stato pubblicato dal Gerbertus negli Scriptores eccl. de Musica (I, pp. 26-27) : frammento assai importante, perché è il primo scritto in Occidente che dio la classificazione degli otto toni musicali, 4 autentici e 4 plagali.
Questioni matematiche e astronomiche sono trattate nell'opuscolo De curia et de saltu lunae ac bis-secto, e in varie lettere a Carlomagno che molto si dilettava di astronomia (MGH, Epist., IV, Epp. 126, 148, 149, 155, 170, 171).
De ricordare poi l'opuscolo De Orthographia, ordinato secondo le lettere dell'alfabeto, e la breve ma importante Pippini (il figlio di Carlo) disputatio cum Albino scholastico, se 106 domande e risposte, il cui procedimento catechistico favorisce espressioni ingegnose molto vicine all'enigma cosí caro agli Anglo-sassoni.
Alcuni codici del sec. IX conservano, tra le opere di A., la Disputatio puerorum per interrogationes et responsiones, che il Frobenio ritiene di dubbia autenticità (PL 101, 1097-1144). Il Silva-Tarouca però la considera almeno della scuola di A., il quale, secondo lui, avrebbe parimenti composto un intero Catechismo a domande e risposte (Fontes historiae ecclesiasticae, p. 327, nota 5).
Sembrano anche di A. le celebri Propositiones ad acueudos invenes, già dal Frobenio collocate tra le sue opere dubbie (PL 101, 1143-60), e un commento a Prisciano (Exceptiones super Priscianum), conservato in tre codici (cf. Manitius, I, pp. 282 e 286).
II. Filosofia. - All'opuscolo De dialectica vanno aggiunti due trattatelli: 1) De auiunee raiione, "ad Eulaliam virgineus", che, ispirato a s. Agostino e a Cassiano e scritto verso l'8or, rappresenta il primo tentativo di una psicologia medievale; 2) De virtutibus et vitiis, "ad Widonem comitem" (ca. 80r), esempio di un'etica medievale.
III. Poesie. - Molte composizioni ci ha lasciato A., generalmente brevi, a volte scadenti, ma spesso ben riuscite : inni, epigrammi, iscrizioni per chiese ed altari, componenti didattici, versi di occasione, sologhe, est'gmi, qualche preghiera. Particolarmente noti in letteratura sono l'Oratio in nocte, il De cuculo e il Certamen o Conflictus Veris et Hiemis. Il poemetto De clade Liudisfaracosis monasterii o De rerum humanarum virisistudine (PL 101, 805812) è un carme elegiaco, che rievoca il saccheggio della chiesa di S. Cucberto, compiuto dai Normanni nel 793. Di regola A. adopera i metri classici, specie l'esametro, ed ha un senso sicuro della tecnica. Pur non essendo però grande poeta fu molto ammirato dai contemporanei, che lo definirono sant'errum gloria vatum (Tesdulfo, Carm., 15, vv. 131-40: MGH, Poetae Aevi Carol., I, 486; cf. p. 162).
IV. Di storia e di agiografia A. scrisse in prosa e in versi. Eccellente per importanza il poema, ispirato all'amore del suo paese: De sanctis Euboriceusis (o Eboracensis) Ecclesiae, che (composto tra il 780 e il 782 ) narra la storia della chiesa di York e dei suoi vescovi.
Tra il 782 e il 789 o dopo il 793, scrisse la Vita di s. Willibrardo, fondatore del monastero di Echternach, in due libri, uno in prosa per uso liturgico, l'altro in poesia per esercizio degli scolari. Scrisse inoltre in prosa la vita di s. Martino di Tours, di s. Vedasto (Vaast) d'Arras e di s. Richerio (Riquier).
V. Teologia. - A confutazione dell'adozianismo A. scrisse: Liber adv. haeresim Felicis; Adv. Felicem libri VII; Adv. Elipaudum libri IV, e alcune Lettere polemiche. Per l'imperatore compose il trattato De fide sanctae et individuae Trinitatis: egli stesso chiama questa sua opera Libellus de catholica fide (Ep. 258: MGH, Epist., IV, 416). Inoltre XXVIII Quaestiones de Trinitate, specie di catechismo superiore, e il trattatello De pretio solutis in forma di lettera a Carlomagno ( E p .165: PL 100, 431-37).
Il Libellus de processione Spiritus Sancti, dal Frobenio posto tra le opere genuine di A. (PL 101, 63-84), secondo il Dümniler non è autentico (MGH, Epist., IV, 482). Sarebbero invece di A., secondo le indagini del Bastgen, i celebri Libri Carolini (v.) sulla controversia delle immagini.
A. esalta l'autorità della Chiesa romana, detta Apostolica sublimitas (cf. Epp. 90 e 95 : PL 100, 293 e 301), ammette il purgatorio (De fide S. Trinit., 3, 21) e il valore dei suffragi (Ep. 178: PL 100, 449); sostiene l'intercessione dei santi, l'efficacia delle reliquie (Epp. 23. 26.34: PL 100, 177, 181, 191) e la visione beatifica per i giusti non ritardata al giudizio universale ( E p. 113: PL 100, 342); combatte la superstizione ( E p .267: MGH, Epist., IV, 425 sg.) e la simonia (cf. ibid., p. 416, nota 1). Insegna chiaramente la transustanziazione (Ep. 41 : PL 100, 203), diffende l'uso romano del pene azimo e senza sole per il sacrificio eucaristico (Ep. 90: PL 100, 289), e induce il sovrano a reprimere il pessimo vezzo, invalso in qualche parte, di celebrare la Messa senza Comunione (Adm. par. del 789, n. 6: MGH, Capit., I, 54). Contro l'errore diffusosi in Linguadoca (Gothia) oppone la necessità dommatica della confessione auricolare (Ep. 112: PL 100, 337-41).
VI. Diritta. - La scienza giuridica di A. si rivela dai suoi scritti. Di particolare interesse è l'Epistola 245 (MGH, Epist., IV, 393-98), con la quale egli difende il diritto d'asilo. Nelle lettere 174 e 255 espone i principi fondamentali del diritto pubblico ecclesiastico; e nella 137 ac. cenna al Regesto di s. Gregorio Magno ricevuto da Roma. Questo però, come sembra, era in edizione ridotta e A. non trovandovi la lettera della quale si avvalevano i fautori dell'unica immersione per il battesimo, si confermò nella sua errata sentenza che fossero invece necessarie tre immersioni per la validità del sacramento. La questione, divenuta grave per il peso della sua autorità, fu definita poi al Concilio di Worms dell'868 (can. 5: Mansi, 15, 869-71). E da ricordare inoltre l'Admonitia generalis, capitolare di Carlomagno del 789 (MGH, Capit., I, 52-62). Un frammento alcuniano - De virtutibus et vitiis, cap. 17 : De eleenorpolis - è passato nel Corpus Juris Can. (Decreto di Graziano, Dist., 45 cap. 12).
VII. Missionologia. - Attiva fu la sua parte nell'evangelizzazione del mondo pagano, incitando vescovi, dirimendo controversie dottrinali, dando direttive per l'apocalato. Pur incoraggiando Carlomagno ad essere come il missionario di Cristo tra i barbari col mandare ad essi «pios proedicatore», biasima la forzata loro conversione al cristianesimo (Epp. 110 e 113: MGH, Epist., IV).
I principi di A. trionfarono nel sinodo convocato da Pipino, re d'Italia, nel 796 "ad Ripas Danubii", sotto la presidenza di Paolino d'Aquileia, per stabilire la condotta da seguirsi nell'evangelizzazione degli Avari, e nella dieta di Aquisgrana nel 797, in cui fu emanato il secondo Capitolare per la Sassonia, ispirato a mitezza ed equità (MGH, Capit., I, 71-72).
VIII. S. Scrittura. - 1. Vecchio Testamento: Interpretationes et responsiones in Genesin: 281 brevi risposte ad altrettante interrogazioni; l'ultimo, De benedictionibus Puririorelarum, più lungo delle altre, compare anche in opuscolo a parte, falsamente attribuito ad Eucherio e a s. Agostino (PL 35, 2199-2206), nonché a s. Girolamo (PL 23, 1307-18); Enchiridion, seu expositio pia ac brecis in Psalmos poenitentiales, in Ps. 118, et graduales; Compendium in Canticum Canticorum, estratto dall'opera di Cassiodoro e di Beda; Commentaria super Ecclesiastes, ove ha per guida s. Girolamo.
2. Nuovo Testamento : Commentaria in s. Ioannis Evangelium in sette libri, l'opera esegetica principale di A.;
## Page 454
Tractatus super tres s. Pauli ad Titum, ad Philem, et ad Hebraeos Epistolas, in cui utilizza il Crisostomo per l'ultima e s. Girolamo per le prime; Commentariorum in Apocalypsin libri V, sui primi 12 capp., di incerta autenticità secando A. Wilmart (Auteurs spir., Parigi 1932, p. 52, nota 6). Infine le Interpretationes nominum hebraicorum progenitorum D. N. Iesu Christi, secondo il senso letterale, allegorico e morale, e tre lettere (PL 100) che trattano di questioni bibliche: l'Ep. 163 in Lc. 22, 36; l'Ep. 164, particolarmente interessante, sull'inno cantato dopo la Cena del Signore; l'Ep. 203, "de comparatione numerorum Veteris et Novi Test."; inoltre l'Ep. 204 sulla natura delle visioni.
3. Ma A. è celebre specialmente per la revisione della Voigata, eseguita " per ordine" di Carlomagno (cf. In loan., 1. VI, inizio). Egli collaziond esclusivamente codici latini, soprattutto con intenti ortografici e grammaticali; ma essendosi basato sui modelli di York (tipo Amiatine), diede insieme un testo eccellente anche per il fondo. La Bibbia Alcuini o Caroli Magni, si diffuse nell'impero e servì di esemplare a molti libri fino al sec. xiri.
IX. Liturgia. - 1. Il suo primo lavoro liturgico, per incarico di Carlomagno, fu la revisione, soprattutto ortografica, del Lezionario o Epistole della Messa (Comes Albini) compiuta prima che il Sacramentario Gregoriano romano pervenisse alla corte di Aquisprana. Inoltre A. "collegit multis de Patrum operibus homiliarum duo volumino" (Vita, col. 12), che si credevano perduti; ma il Morin ne ha ritrovato almeno un esemplare.
Ma il lavoro che pone A. al primo posto nella storia della liturgia romana e dei libri liturgici, è l'« edizione critica" del Sacramentario Gregoriano, intrapresa non prima dell'Ios. Carretto anzitutto "artis stylo" il testo del Sacramentario, vi aggiunse un Supplementum utilizzando elementi gallicani e il Sacramentario Gelasiano, assai diffuso in Francia. Secondo l'importante rilievo di A. Paredi (I Prefazi Ambrosiani, Milano 1937, p. 90), dei prefazi riportati in quell'appendice circa settanta sono anche prefazi ambrosiani.
2. Per fomento della pietà privata, A. compose pure un Liber Sacramentorum (PL 101, 445-66) o Messale settimanale, senza relazione al ciclo liturgico; alle Messe proprie di ogni giorno seguono Messe comuni e votive. Benché opera di devozione privata, esso influì molto sulla liturgia ufficiale. Le consacrazioni della domenica alla Trinità, del venerdì alla Croce, del sabato alla Vergine, passarono subito nell'uso e divennero espressione della pietà cattolica: l'odierna Messa della S.ma Trinità, con le sue collotte e il suo prefazio d'origine gelasiana, è quella stessa di A.; così pure la sua Messa in onore della Beata Vergine e la maggior parte delle sue Messe comuni e votive.
3. Il De Psalmorum usu e gli Officia per ferias (PL 101, 465-508, 509-612) non sono autentici (cf. A. Wilmart, in Rec. Bénéd., 48 [1936], pp. 262-65).
4. Il trattatello De Baptismi caeremoniis (PL 101, 61114; MGH, Epist., IV, 202 sg.) spiega al prete Oduino l'ordine e il significato del rito battesimale.
5. Nel 798 A. ebbe uno scambio di lettere con Carlomagno sull'aggiunta delle tre settimane alla Quaresima ( E p. 80 e 81 : PL 100, 259-66).
6. Il suo carme e inoscatio alla S.ma Trinità (PL 101, 54-56 e 1409 sg.), ha fornito quasi tutte le antifone per l'ufficio festivo dell'augusto mistero.
Adattando all'uso franco-germanico i libri romani, A. contribuì potentemente a quell'uniformità liturgica dell'impero carolingio, che segna come il punto di partenza per l'unità liturgica dell'Occidente.
X. Ascetica. - Non solo il De virtutibus et vitiis e le opere agiografiche sopra menzionate, ma quasi tutti i suoi scritti hanno spiccato carattere ascetico, specie le lettere. Interessantissimo è l'opuscolo De confessione peccatorum ad paeres s. Martini (PL 101, 649-56; MGH, Epist., IV, n. 131, pp. 193-98), con cui A. esorta gli studenti di S. Martino di Tours a confessarsi spesso.
Secondo il ms. S. 17 sup. della biblioteca Ambrosiana di Milano, A. avrebbe composto anche un opuscolo per aspiranti monaci, pubblicato per la prima volta nel 1928
da C. Ottaviano col titolo De conversorum acceptione (in Aevum, 2 [1928], pp. 3-16).
Per A. i cardini dell'ascetica cristiana sono: l'amore a Cristo Nostro Signore: "Ille cibus, potus, carmen, ibus, gloria vobis" (Carm. 59, v. 30: MGH, Poetne aeci Carolini, I, 273); la devozione alla Vergine, arca di salvezza: egli, come sembra, è il primo scrittore occidentale che la onori col titolo di regina (cf. Carm., 203, v. 2 : PL 101, 774); la preghiera: "Demones adversus magna est oratio virtus" (Carm. 62, v. 13 : MGH, Poet., I, 275); lo studio, delizia dello spirito e arma contro le passioni: "Nihil ad beatam vitam sublimius adipiscendum, nihil ad exercitium iucundius, nihil contra vitio fortius" (Ep. 43 : PL 100, 209). Per lui, una biblioteca ricca di libri, è come un giardino di fiori dal profumo di paradiso (cf. ibid., col. 208). Esalta lo studio dell'astronomia, dell'aritmetica e di ogni scienza, invitando a ringraziare il Signore per la "iucundissimam naturalium rerum cognitionem" (Ep. 83), ma soprattutto invita allo studio della S. Scrittura, dalla quale "exhortamur ad sapientiam discendam" (Ep. 43). Esorta alla generosità del Signore: "Non est claudicandum in Dei servitio, sed via regia gradiandum" (Ep. 184: MGH, Epist., IV, 309).
XI. Epistolario. - Le trecento lettere circa di A. sono una fonte storica di prim'ordine per la conoscenza di quei tempi. Ma il più dell'epistolario è andato perduto; di quel che rimane la maggior parte appartiene all'ultimo periodo (796-804).
XII. Opere dubbie o apocrife. - A quelle già menzionate si definono aggiungere la Confessio fidei (PL 101, 1003-1098) che il Wilmart (Auteurs spirituels, p. 128) ha dimostrato opera di Giovanni di Fécamp; il Commenta a s. Mattos, inedito, che il Wilmart (loc. cit., p. 52, n. 6 e p. 601), ritiene d'incerto autore; il commento dello Ps. Rufino ai primi 75 Salmi (PL 21, 641-960), che il Wilmart ha dimostrato opera di Letbert, abate di Saint-Ruf presso Avignone, all'inizio del sec. xir (Revue Bénéd., 31 [1914], pp. 258-76); il De divinis officiis, importante ma certamente apocrifo (PL 101, 1169-1286); il De officio Missae, pubblicato recentemente dal Lowe (cf. Wilmart, Ephem. Liturg., 50 [1936], pp. 133-39); la Notitia Ecclesiarum urbis Romae, pubblicata in appendice alle opere di A. (PL 101, 1359-65) per cui v. G. B. De Rossi, Roma sottere., I, Roma 1864, pp. 136144; l'epistola De ortu Beneventanorum a Carlomagno, pubblicata da G. Waitz in Neues Archiv., i (1876), pp. 169-72.
Personalita e influsso. - La sua dottrina, come espressione del pensiero antico, non presenta molta originalità. Tuttavia, come organizzatore e seminatore di idee, A. conserva una fisionomia tutta propria. Uomo di scienza e di azione, fu l'anima del movimento religioso, culturale e artistico che va sotto il nome di Rinascita carolingia.
La sua passione per lo studio gli fece moltiplicare i manoscritti, mirabili codici con lettere dorate e miniature. Con A., rileva il Delisle, l'arte della calligrafia prese domicilio in Francia. E formò dei maestri che a loro volta fondarono o diedero incremento ad altre scuole importanti : Leidgrado a Lione, Teodolfo a Orléans, Aimone a Halberstadt, Rabano Mauro a Fulda e a Magonza. Così, per suo influsso, focolari del sapere resero possibile la speculazione scientifica dei secoli posteriori. Il termine stesso di scholastica è usato già da A. per caratterizzare la scienza insegnata nelle scuole (Ep. 121: MGH, Ep., IV, 177, e l'indice p. 634).
A. si sobbarcò volentieri a molti sacrifici in servizio del re franco, perché riconosceva in lui l'Ecclesiae defensor et amator (cf. Carm. 228, v. 6: PL 101, 780); e della sua influenza sul grande imperatore si servì solo per la causa del bene : diffondere la scienza, riformare i costumi del clero, fortificare all'interno e all'esterno la Chiesa. - Vedi Tav. LVIII.
## Page 455

PARTICOLARE DELLA STATUA, DI G. L. BERNINI Roma, Chiesa di S. Francesco a Ripp.
## Page 456

INCIPIT DELLA BIBBIA DI ALCUINO
Zurigo, Biblioteca Cantonale.
## Page 457
Bibl.: Fonti. - Sono gli scritti di A., specie l'Epistolario, e poi la Vita, opera di un monaco di Ferricrea, scritta tra l'82I e l'829, in Ph. Jeffé, Monumenta Alcuiniana, Berlino 1873. pp. I-34; e in MGH, Script., XV, Hannover 1887, pp. 182-97.
Edizioni. - Ancor oggi la migliore è quella di Frobenia Forster, Ratisbona 1777 (riprodotta con integrazioni in PL 190-101). Filippo Jeffé ha commento ad A. il vol. VI della sua Bibliotheca Rerum Germanicarum: Mnummenta Alcuiniana, Berlino 1873. Contiene la Vita Alcuini aortore anmimo sure, IX (di cui cf. sopra), la Vita v. Willibrordi, in prosa e in poesia; il De Pontificibus et Sanctis Ecclesiae Eborescensis carmen, e le Epistolue. - I Monumente Germanine Historiae dànno l'edizione critica dal Carmine (Postae Latini Medii Aevi, I) e delle Epistolue (Epistolarum, IV); della Vita Vodastis (Scripsocts rerum Merouingicarum, III, pp. 414-27), e della Vita Richarii (ibid., IV, pp. 381-401); della Vita v. Willibrordi, in prosa (ibid., VII, 81-141). - Per il Sacramentario romano, v. II. A. Wilnon, The Gregorian Sacramentary and Charles the Great, Londra 1913; e per il Lesionario (Comes), A. Wilmart, in Ephemer. Liturg., 51 (1937), pp. 151-64.
Studi generali. - F. Monnier, Alcuin et Charlemagne, avec des fragments d'un commentuire inédit d'Alcuin sur 2. Matthieu et d'autres pères publices pour la preu. fun, 2^{°} ed., Parigi 1884; K. Werner, Alcuin und sein Jahrhundert, 2^{°} ed., Vienna 1881; J. B. Laforet, Histoire d'Alcuin, Namur 1898; G. N. Browne, Alcuin of York, Londra 1008; E. M. Wilmot-Buxton, Alcuin, Londra-Nuova York 1022. Cf. anche M. Manitius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, I, Monaco 1911, pp. 273288; P. Moncelle, s. v. in DHG, II, coll. 30-40; A. Kleinclausa, Alcuin (Annales de l'Universite de Lyon, 3^{°} serie, XV), Pari81 1948.
Bibl. speciale. - J. B. Laforet, Alcuin restaurateur des sciences en Occident sous Charleonique, Lovanio 1831; B. Houréau, Charlemagne et sa scur, Parigi 1868; A. Dupuy, Alcuin et la souverainete poutificale au VIII' uiele, Tours 1872; G. Morin, L'Homiliaire d'Alcuin retruace, in Revue Bénédictine, 9 (1892), pp. 491-97; id., Une rédaction incéite de la Prefiure au Supplément du Comest d'Alcuin, ibid., 29 (1912), pp. 341-48; B. Berger, Histoire de la Vulgate pendant les premiers siècles du MoyenAge, Nancy 1893, pp. 183-242 e passim; M. Roger, L'enseignement des lettres classiques d'Aurane à Alcuin, Parigi 1005; H. Lietzmann, Das Sacramentarium Gregorianum nach dem Aachener Uressemplar (nella coll. Liturgiogeschichtliche Quellen), Münster in V. 1921, pp. 2010-2011; id., Handschriftlicher zu Alhuins Ausgabe und Sakramentarium, in Jahrbuch fur Liturgiewissenschaft, 3 (1923), pp. 68-79; H. Quentin, Mémoire sur l'établissement du texte de la Vulgate, Romo-Parigi 1922, pp. 267-97 e passim; A. Wilmart, Le Lectionnaire d'Alcuin, in Ephem. Liturg., 51 (1937), pp. 136-97; J. F. Rivera, A proposito de una carta de Alcuino recientemente encontrada, in Revista Española de Teologia, I (1940-41), pp. 418-33.
Igino Cecchetti
ALDELMO (Aldhelmus o Althelmus; anglosass. Ealdhelm [= antico elmo]), santo. - Di famiglia reale sassone, n. nel Wessex verso il 640 , forse nel 639 , m. il 25 maggio 709. Ebbe primo istitutore il monaco irlandese Maildulfo (irl. Maelduib), fondatore del monastero che da lui prese il nome di Malmesbury (in Beda: Maildulfo urbs). Ca. l'anno 668, già religioso, si recò alla scuola di Canterbury, ove ebbe maestri l'arcivescovo Teodoro di Tarso e l'abate Adriano (sui quali cf. Beda, Hist. Eccl., IV, 1-2), che assai influirono sulla sua formazione: A. chiama Adriano maestro della sua « rude infanzia» (Ep. ed. Hade). Alla morte di Maildulfo (675), il vescovo Leuterio lo volle abate del monastero, che in trent'anni di governo portò a grande splendore. Sotto il pontificato di Sergio I (687701) intraprese un viaggio a Roma e tornò in patria con l'indigne "privilegium" di esenzione del suo cenobio, posto alle dirette dipendenze della S. Sede. Divisa in due la vasta diocesi di Winchester, unica allora per i Sassoni occidentali, fu eletto, nel 705, vescovo della nuova diocesi di Sherborne, pur rimanendo, per volontà dei monaci, superiore del monastero. Morì, durante una visita pastorale, nel villaggio di Dulting (Somersetshire), e fu sepolto a Malmesbury.
La sua vita fu azione, studio, preghiera. Diceva: «Quando io leggo, è Dio che parla a me; quando io prego, son in che parlo a Dio" (cf. Gugl. di Malm., V, 3 init.: PL 179, 1633). Nelle controversie disciplinari con i Brettoni (Celti) fu vindice della causa
romana e apostolo di pace. Nel ro8o Lanfranco di Paria (v.), morto arcivescovo di Canterbury e primate d'Inghilterra, ne prescrisse il culto in tutta l'isola (festa al 25 maggio).
Ha lasciato scritti vari : I. De (Septenario et de) Metris et Enigmatibus ac pedum regulis, in 141 capi, importante per i molti testi allegati (vi primeggia Virgilio) e la prefazione agli Enigmi con l'acrostico "Aldhelmus cecinit millenis versibus odas ", utile per l'esatta grafia del nome. 2. De Virginitate, in prosa e in versi, ad imitazione di Sedulio, come nota Beda, giudicandolo un lavoro "esimio": il trattato in prosa, dedicato a Hildelida, bodessa di Barking (per la quale cf. Beda, Hist. eccl., IV, 16), celebra, in 70 capp., i privilegi della verginità, illustrandoli con esempi di tutti i tempi (s. Gregorio M. vi è detto "pedagogus noster": capp. 4 e e 53); si conclude con un sabato alle religione. "Bores Ecclesiae, Christi margaritae, paradisi gemmae"; il Carmin si compone di 2904 esometri, di cui i primi 38 costituiscono la prefazione, acrosticamente circoscritta nel verso iniziale "Metrica tronee nunc promant carmina castos ". 3. Carmina ecclesiastica, con cui celebra i patroni delle varie chiese, specie la Vergine e i 12 Apostoli.
Rimangono alcune Chartae Aldhelmianae o diplomi, fra cui il famoso "privilegium " di papa Sergio. Preziosa fonte storica è il breve Epistolario (ro lettere sue e 3 a lui dirette), che ci informa sulla "ratio studiorum" della celebre scuola di Canterbury, ove si insegnava anche diritto romano e canto (gregoriano; Ep. 1); sulle scuole d'Irlanda (Epp. 3 e 5), sulle sue relazioni con il monastero celtico di Péronne (Francia); la lettera al discepolo Ethelwald è un programma di ascetica cristiana (preghiera, mortificazione, studio); scrisse quella al re gallese Geraint, del 680, intorno all'unità romana (circa la tonsura e la Pasqua) per incarico dei vescovi adunati in concilio.
A. cita la S. Scrittura tanto secondo la Volgata quanto secondo l'Itala. Rivela un certo sentimento nazionale. La sua importanza sta nel fatto ch'egli ha avuto una doppia educazione, celtica e romana, ed è stato il primo abate di Malmesbury, il primo vescovo di Sherborne, il primo anglosassone che abbia coltivato fidicamente la poesia latina (cf. Gugl. di Malm., V, I: PL 179, 1621) e il primo della sua gente (da poco convertita al cristianesimo) di cui ci siano pervenuti con sicurezza gli scritti. Ha uno stile piuttosto rude, con gusti talora bizzarri, ma i suoi versi sono molto espressivi. Qualcuno l'ha giudicato un primitivo, un "barbaro letterato"; il medioevo però l'ha tenuto in grande onore: Beda lo dice «vir undecumque doctissimus... sermone nitidus... eruditione mirandas»; s. Bonifacio e Lullo, apostoli della Germania, ne amavano assai gli scritti; Alfredo il Grande ne raccolse i cantici popolari in lingua volgare, ora perduti, proclamandolo "principe della poesia anglosassone» (cf. Gugl. di Malm., V, I: PL 179, 1621). Le sue opere, i cui numerosi codici sono dispersi in tutta Europa, ebbero commentatori. A. quindi ha un posto distinto nella storia della cultura.
Bibl.: Ediz.: Opera Omnia, ed. Giles, Oxford 1844 (PL 89. 63-314); meglio R. Ewald, in MGH, Auct. antiq., XV.
Fonti: Anzitutto gli scritti del santo; poi Beda, contemporaneo, Hist. eccl., V, 18: PL 95, 280 sg. (= C. Plummer, II, Oxford 1896, pp. 308-313); Farsicia di Arezzo, monaco a Malmesbury, poi abate di Abingdon (m. nel 1117), Vita s. Aldhelmi: PL 89, 63-84; Guglielmo di Malmesbury (m. nel 1143), De Gestis Pontificum Anglorum, tutto il I. V: PL 170, 1619-80.
Studi: J. Matillon, Acta SS. G.s. Bened., III, 1, Parigi 1872, pp. 222-27; G. F. Browne, S. Aldhelm, his Life and Times, Londra 1903; W. B. Wildman, Life of s. Ealdhelm, Londra 1902; T. Cogliani, "De Septenario e di Aldhelm, Cagliari 1907; M. Manitius, Gesch. der lat. liter. dei Mittelalts., I, Monaco 1911, pp. 134-42; A. Manset, Le témoignage d'Aldhelme de Sherborne sur son particularite' du Cunon Gregorien de la Merse Romaine, in Rev. Bénéd., 28 (1911), pp. 90-95; D. Mazzoni, Aldhelmiana..., in Rev. stor. Benedetto, 10 (1912), pp. 93-114, 245-50, 402-47; G. Prunpolini, Storia Universale della Letteratura, II, Torino 1934, pp. 221-23; infine l'indice dei tomi III (p. 506) e IV
## Page 458
(p. 399) del Bull. d'Hist. Bénéd., suppl. ai voll. 44 (1932), e 55 (1941) della Revue Bénédictine. Iaino Cecchetti
ALDOBRANDINI. - Famiglia fiorentina, alla quale più che nobiltà antica di sangue ed importanza di uffici sostenuti diede celebrità colui che ne fu assunto alla tiara. Il primo a darle qualche nome fu Silvestro (1499-1558), cancelliere delle Riformagioni di Firenze, abile giurista, espulso dai Medici e riparato a Roma sotto Paolo III. Qui, entrato nelle magistrature pontificie, meritò la vicegerenza di Bologna, divenne, dopo brevi assenze, durante le quali servì i duchi di Ferrara e d'Urbino, avvocato concistoriale; sotto Paolo IV, fu strumento, nelle mani del card. Carlo Carafa, della politica antispagnola. Caduto in disgrazia di Paolo IV e venuto presto a morte, lasciò sei figli, dei quali uno, Tommaso, fu segretario ai Brevi (m. nel 1572), un secondo, Giovanni, fu vescovo di Imola e cardinale (m. nel 1573), un terzo, Pietro, fu avvocato fiscale (m. nel 1587), ed un quarto, Ippolito, fu avvocato concistoriale, uditore di Rota, datario di Sisto V, cardinale e finalmente papa col nome di Clemente VIII.
Questi fu largo di favori ai parenti più vicini : Pietro, figlio del fratello Pietro, fu cardinale e segretario di Stato (v.sotto); Cinzio, figlio della sorella Giulia, andata sposa ad Aurelio Personeni da Ca Passero, fu pure cardinale e, col cugino, segretario di Stato (v. sotto); Gian Francesco, sposo della nipote Olimpia, destinato a continuare la famiglia, fu per questo largamente provveduto di rendite. Quest'ultimo ebbe dodici figli; e di essi Silvestro venne fatto cardinale a sedici anni, Ippolito fu cardinale di Gregorio XV; Margierita fu data sposa al duca di Parma Ranuccio Farnese, Elena fu data in moglie ad un Carafa, uomo di liberi costumi. Con la morte del card. Ippolito nel 1637, la linea maschile, tanto promettente, si spense e le molte ricchezze andarono a Olintria, figlia di Gian Francesco, passata prima nella famiglia Borghese e poi nella famiglia Pamphili. In fine l'eredità passò ai principi Borghese. Per tarda riconoscenza nel 1839 il principe Camillo Borghese assunse il nome degli Aldobrandini, nome che pure rimase, onorevolissimo tra i posteri, alla villa urbana, donde vennero alla luce le celebri Nozze Aldobrandine, e alla villa tusculana, tra le più ampie e splendide del sec. XVI.
BibL.: L. Passarini. Memorie intorno alla vita di Silvestro Aldobrandini, Roma 1878, e Aggiunte alle Memorie, Roma 1879. Sulle Memorie è da vedere C. Guasti, in Architc. stor. ital., ⁴² serie, 1 (1878), pp. 324-34. Cf. inoltre P. Litta. Famiglie celebri, I, Milano 1819; Pastor, XI, pp. 16-42. Luigi Berra Giovanni. - Cardinale, n. a Firenze, m. a Roma il 17 sett. 1573. Fratello maggiore di Clemente VIII, nel 1554 fu eletto avvocato concistoriale e governatore di Imola. Nel 1556 divenne uditore di Rota. Nel 1569 fu creato da Pio V vescovo di Imola e il 17 maggio 1570 cardinale del titolo di S. Susanna. Gli furono affidati incarichi molto importanti, tra cui anche i negoziati per la lega di Roma, Venezia e Spagna contro i Turchi. Fu seppellito in S. Maria sopra Minerva nella cappella di famiglia.
BibL.: A. Ciaconius, Vitae et res gestae pontif. roman. et cardin., III, Roma 1667, coll. 1054-55; P. Litta, Famiglie celebri d'Italia, I, Milano 1819.
Emma Santovito Cinzio. - Cardinale, n. a Sinigaglia nel 1560 , m. a Roma il 1^{°} genn. 1610. Nato Passeri, ebbe dallo zio, card. Ippolito, più tardi papa col nome di Clemente VIII, il cognome di Aldobrandini. Si laureò in legge a Padova. Nel 1588 accompagnò il cardinale Ippolito nella legazione di Polonia e Germania e fu inviato poi presso Sisto V per annunziare l'ottenuta pacificazione
tra Austriaci e Polacchi. Il 17 sett. 1593 fu creato cardinale del titolo di S. Giorgio in Velabro, più tardi cambiato in quello di S. Pietro in Vincoli. Nello stesso anno fu nominato, insieme al card. Pietro, segretario di Stato e in questa qualità accompagnò poi il Papa a Ferrara. Dopo un breve soggiorno a Venezia ed a Milano, tornò a Roma dove fu nominato Prefetto della Segnatura di Giustizia e, nel 1604, legato di Avignone. Sotto Leone XI ebbe la carica di Penitenziere maggiore. Proteste artisti e letterati, tra cui particolarmente Torquato Tasso che gli dedicò la Gerusalemme Con