ano, tornò a Roma dove fu nominato Prefetto della Segnatura di Giustizia e, nel 1604, legato di Avignone. Sotto Leone XI ebbe la carica di Penitenziere maggiore. Proteste artisti e letterati, tra cui particolarmente Torquato Tasso che gli dedicò la Gerusalemme Conquistata. Fu seppellito in S. Pietro in Vincoli.
BibL.: A. Ciaconius, Vitae et res gestae pontif. roman. et card., IV, Roma 1667, coll. 285-87; P. Litta. Famiglie celebri italiane, I, Milano 1819; Pastor, XI, passim. Emma Santovito
Pietro. - Cardinale, n. a Roma nel 1572, ivi m. il 10 febbr. 1621. Fu nominato dallo zio, papa Clemente VIII, protometrico apostolico, avvocato concistoriale, prefetto di Castel S. Angelo e infine cardinale il 17 sett. 1593. Gli fu affidata, insieme al cugino Cinzio, la direzione degli affari politici. Nel 1598, col trattato di Faenza, ottenne l'annessione di Ferrara allo Stato Pontificio. In seguito ebbe la legazione di Ferrara e più tardi divenne prefetto della Segnatura, dei Brevi e Camerlengo della Chiesa Romana. Nel 1600 trattò la pace di Lione fra Enrico IV e Carlo Emanuele I di Savoia. Ottenne da Enrico IV il richiamo dei Gesuiti in Francia. Nel 1604 ebbe l'arcivescovato di Ravenna, dove si ritirò alla morte di Clemente VIII. Nel 1620 divenne vescovo di Sabina. Fece costruire la famosa villa Aldobrandini di Frascati. - Vedi Tav. LIX.
BibL.: L. Fumi. La legazione in Frantia del card. P. A. murata da lui medesimo e pubblicata in occasione del Congresso internazionale, Città di Castella 1903 (con bibliografia dei manoscritti a pag. xili, n. 1); P. Richard. La légation Aldobrandini et le traité de Lyon, Lione 1903; C. Manfredi, Nuovi documenti intorno alla legazione del card. A. in Francia, in Archivio d. Soc. Rom. di Storia Patria, 13 (1899), pp. 101-50. Emma Santovito Giacomo. - Nunzio apostolico, n. a Firenze, m. ivi il 10 marzo 1606. Il 13 ag. del 1545 fu nominato canonico della Collegiata di S. Lorenzo, ma rinunziò al canonicato cinque anni dopo. Sotto Sisto V coprì numerose ed importanti cariche, tra cui quella di vicenunzio apostolico e nel 1591 di governatore di Ancona e di Fano. Il 15 nov. 1593 fu nominato da Clemente VIII vescovo di Troia e tre anni dopo nunzio apostolico a Napoli. Fu sepolto in Firenze nella Chiesa di S. Lorenzo.
BibL.: Cappellati. XXI, p. 262; P. Litta. Famiglie celebri d'Italia, I, Milano 1819.
Emma Santovito
Alessandro. - Cardinale, n. a Firenze il 1^{°} maggio 1667 , m. a Ferrara il 14 ag. 1734. Compiuti gli studi nel Seminario Romano, fu inviato nel 1699 vicelegato a Ferrara e nel 1702 venne nominato da Clemente XI, proprio nel momento della guerra di successione spagnola, commissario delle armi pontificie. Nel 1706, tornato a Roma, ricevette la carica di chierico di Camera. Fu quindi nominato nunzio prima a Napoli, poi a Venezia ed infine, nel 1720, in Spagna, alla corte di Filippo V, dove rimase anche durante tutto il pontificato di Benedetto XIII. Nel 1730 venne creato da Clemente XII cardinale del titolo dei Santi Quattro e nello stesso anno gli fu affidata la legazione di Ferrara. Fu sepolto nella chiesa dei Carmelitani Scalzi.
BibL.: L. Cardella. Memorie storiche de' cardinali, VIII. Roma 1794, pp. 246-47; P. Litta. Famiglie celebri d'Italia, I. Milano 1819.
Emma Santovito
ALDOVRANDINI, Giuseppe. - Musicista, n. a Bologna verso il 1673 , ivi m. l'8 febbr. 1707. Nominato principe dell'Accademia filarmonica, fu anche
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al servizio del duca di Mantova. Scrisse molte opere teatrali, varia musica sacra e 6 oratori che gli diedero vasta rinomanza. La maggior parte delle sue composizioni è manoscritta nell'archivio musicale di Bologna, poca stampata in raccolte dell'epoca.
BibL.: A. Bonaventura, Singgito storico sul teatro musicale italiano, Livorno 1913. pp. 157. 179.
ALDROVANDI, Pompeo. - Cardinale, n. a Bologna il 23 sett. 1668, m. a Montefiascone il 16 genn. 1732. Venuto a Roma nel 1696, fu nominato nel 1706 uditore di Rota e, nel 1712 , nunzio presso Filippo V. Quando cominciarono i disaccordi tra il re di Spagna e il Papa, A. fu richiamato a Roma, ma rinviato poi in Spagna appena l'anno dopo, 1717. Divenute le relazioni sempre più tese, A. tornò in Italia senza essere richiamato e venne esiliato dal Papa a Bologna. Riebbe l'antico posto di uditore di Rota e fu anche nominato reggente della Penitenzieria sotto Innocenzo XIII. Fu creato consigliere del S. Uffizio e, nel 1729, patriarca di Gerusalemme da Benedetto XIII. Nel 1733, sotto Clemente XII, fu nominato governatore di Roma. Il 24 marzo 1734 fu creato cardinale del titolo di S. Eusebio. Nello stesso anno divenne anche vescovo di Montefiascone e Corneto. Nel conclave del 1740 fu candidato alla tiara e gli mancarono solo pochi voti per essere eletto. Ebbe sepoltura nella chiesa di S. Petronio di Bologna.
BibL.: M. Guarnacci, Vitale et res gestue pontif. roman. et cardio., II, Roma 1713, coll. 669-72. Emma Santovito
ALEANDRI, IRENEO. - Architetto, n. a Sanseverino Marche nel 1795, m. a Macerata nel 1885. Allievo della romana Accademia di S. Luca, varió con eleganza le forme neoclassiche apprese dallo Stern e da G. Camporesi. Fu architetto del vescovo di Osimo, card. Benvenuti, e ingegnere pontificio per la provincia di Spoleto. E noto per i suoi teatri (Spoleto, Sanseverino, Ascoli, ecc.), per il palazzo comunale di Foligno, e soprattutto per il monumentale e ardito ponte dell'Ariccia. La sua opera più apprezzata è lo Sferisterio di Macerata (1821). - Vedi Tav. LX.
BibL.: V. Alvandri, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 247-48; N. Tarchioni, Architettura ituliana dell'Oriacente, Firenze 1937. Guglielmo Matthiae
ALEANDRO, Giholamo. - Cardinale, n. a Motta, nel Priuli, il 13 febbr. 1480, m. a Roma il 1 febbr. 1542. Studiò prima in patria, a Pordenone, a Venezia, e poi a Padova dove si laurco in filosofia e teologia. Imparò il latino, il greco, l'ebraico, il caldeo ed altre lingue orientali. Nel 1500 a Venezia, fece parte dell'Accademia di Aldo Manuzio e strinse amicizia con Erasmo da Rotterdam da cui ben presto si divise. Nel 1508, dopo la lega di Cambrai, si recò in Francia e visse quasi sempre a Parigi. Ebbe una cattedra all'università ed insegnò latino, ebraico, caldeo e particolarmente greco. Gli fu concesso, da Luigi XII, il privilegio di «naturalità», per cui veniva considerato e trattato come un nativo francese e il 18 marzo 1513 fu eletto rettore dell'Università di Parigi. L'anno dopo divenne consigliere e segretario di Erardo de la Marà, vescovo e principe di Liegi, che nel 1516 lo inviò a Roma perché cercasse di ottenergli la dignità cardinalizia. Il 27 luglio 1519 fu nominato, da Leone X, bibliotecario della Vaticana e l'anno dopo venne inviato come nunzio apostolico presso l'imperatore Carlo V con lo speciale incarico di combattere l'eresia luterana.
Raggiunse l'Imperatore nelle Fiandre, e subito ortenne l'esecuzione della bolla che condannava le 41 proposizioni di Lutero e la distruzione dei suoi libri. Seguì Carlo V ad Aquisgrana dove assistette alla sua incoronazione e quindi a Colonia nella cui Accademia,
con l'autorità dell'Imperatore e in presenza dei primi principi di Germania, discusse ancora intorno a Lutero. Partecipò infine alla Dieta di Worms dove, l'8 maggio 1521, fu promulgato il celebre editto con cui si giudicava e condannava Lutero come eretico. Morti successivamente Leone X e Adriano VI, l'A. fu creato, da Clemente VII, arcivescovo di Brindisi e d'Oria e proprio nello stesso giorno fu nominato anche nunzio apostolico presso Francesco I con la particolare missione di ottenere la pace tra l'Imperatore e il re di Francia. Durante la battaglia di Pavia, il 24 febbr. 1523, venne fatto prigioniero e soltanto il 3 ag. dello stesso anno poté tornare a Roma dove l'anno seguente ebbe la casa distrutta dai Colonnesi. Dal 1527 al 1529 si occupò della sua diocesi, nel 1531 fu inviato di nuovo in Germania presso l'imperatore Carlo V. Partecipò alla Dieta di Ratisbona e fu uno dei principali fautori della guerra contro i 'Turchi. Dal 1533 al 1535 fu inviato nunzio a Venezia. Fu di grande aiuto a Paolo III per i negoziati del Concilio. Il 13 marzo 1538 fu creato cardinale col titolo di S. Crisogono e il 20 dello stesso mese legato al concilio che avrebbe dovuto riunirsi a Vicenza. Fu inviato nuovamente in Germania, ma poiché non vi fu possibilità d'accordo con i luterani e non si era ancora stabilita la pace tra Francesco I e Carlo V, il Concilio venne rimandato a tempo indeterminato e A. tornò a Roma, dove morì.
A. pubblicò numerose opere scolastiche greche e latine. Si conservano inoltre ancora inediti trattati di teologia, filosofia, filologia, scritti riguardanti la riforma della Chiesa e la corrispondenza relativa alle sue diverse missioni.
BibL.: Mazzuchelli, I, 1, pp. 408-24; G. G. Linuti, Notizic delle vite ed opere scritte da letterati del Friuli, Venezia 1760, I, pp. 456-506; E. Tolomei, La nunziatura di Venezia nel Pontificato di Clemente VIII, Torino 1802; J. Ponzier, L'humanisme et la Riforme. Jérôme Alexandre, Parigi 1900; P. Kalkoff, Nachträge z. Korrespondenz. Aleanders, Gotha 1908; id., Aleander gegen Luther, Lipsia 1908; Lettres familières de G. Aleander, Parigi 1909: Pastor, V, passim. Emma Santovito
ALEANDRO, Girolamo, detto il Giovane (per distinguerlo dal cardinale omonimo, suo zio). - Erudito, n. a Motta di Livenza il 29 luglio 1574, m. a Roma il 9 marzo 1629.
Compiuti a Padova gli studi giuridici e letterari, si trasferì a Roma, ove divenne segretario del card. Ottavio Bandini e, dopo vent'anni, del card. Francesco Barberini, nipote di Urbano VIII. Membro e "principe" dell'Accademia degli Umoristi, ebbe per nome l'Aggirato. Fu sepolto nella basilica di S. Lorenzo al Verano, ove il Barberini gli eresse un bel monumento su disegno di Pietro da Cortone: il busto è opera di F. Duquesnoy «il Flamminger.
Erudito e versatile, prese parte ai dibattiti del suo tempo in materia letteraria e scientifica. Lasciò una trentina di opere, di cui un terzo inedite, riguardanti la letteratura, il diritto, le storia e la religione. Ricordiamo : 1) mulmi poenitentiales versibus elegiacis expressi, opera giovanile (Treviso 1593); 2) un commento alle Istituzioni di Gaio, frammenti allora conosciuti attraverso le Pandette (Venezia 1600); 3) la Difesa dell' Adone del cav. Marina (Venezia 1629); 4) composizioni poetiche, Carmina, come il "carme eroico" in onore della Vergine di S. Luca a Bologna; 5) Dissertazioni varie e Epistulae, quattro delle quali, concernenti i Samaritani (de characteribus, de siclis, de Pentateucho Samaritano), e dirette a Jean Morin (v.), furono riprodotte nelle Antiquitates Ecclesiae Orientalis, opera postuma del celebre oratoriano, curata da R. Simon (Londra 1682).
BibL.: Mazzuchelli, I, Brescia 1723, pp. 424-41, con elenco dello opere: L. G. Pillaieri, Les amis d'Holsteinus, 8 III, in Melaques d'Archóologie et d'Histoire de l'Ecole Francaise de Rome, 8 (1888), pp. 323-402, 321-608; riporta molta corrispondenza di A. col famoso erudito Holstenius (v), che A. favorl e sionò nelle ricerche scientifiche: R. Almaglà, L'Opera geografica di Luca Holstenio (Studi e Testi, 103). Città del Vaticano 1942, passim.
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Aleanino Girolamo - lhisto del Duquesnoy (1629).
Roma, basilica di S. Lorenzo al Verano.
ALEARDI, Aleardo (n. di batt. Gaetano). - Poeta, n. a Verona il 14 nov. 1812, m. ivi il 17 luglio 1878. Pati il carcere austriaco a Mantova (1852) e a Josephstadt (1859). Dopo il '6o fu per breve tempo deputato di Lonato. Professore d'eloquenza all'Accademia di belle arti a Firenze nel 1863, insegnò dopo il 1864 estetica e storia dell'arte nel fiorentino Istituto di belle arti. Le Lettere a Maria (1846) segnarono il suo primo successo. Tra le sue poesie patriottiche e civili sono da ricordare Le città italiane marinare e commercianti (1856) e, dello stesso anno, Il Monte Circello. E del 1862 il Canto politico, in cui rimprovera a Pio IX l'oblio dei sentimenti liberali del ' 48 . Negli ultimi anni gareggiò con lo Zanella cantando teorie umanitarie e scientifiche. Patriota sincero; ma nel campo religioso seguì la moda del tempo lasciandosi trascinare dallo spirito anticlericale, contentandosi di una religiosità generica e superficiale. Spontanea, sebbene spesso troppo facile, la melodia dei suoi versi. Ma impersonò in modo tipico il poeta romantico, facile al sentimentalismo e alle lacrime.
Bibl.: G. Biadego, Bibliografia aleardiana, Verona 1916; B. Croce, La letteratura della nuova Italia, I, Bari 1943, pp. 72-90, Salvatore Rosati
ALEATORI (CONTRATTI) : v. CONTRATTI.
ALEATORIBUS DE (attribuito a s. Cripriano) : v. de aleatoribus.
ALECSANDRI, VASILE. - Scrittore ed uomo politico romeno intimamente legato alla vita politica ed artistica del suo popolo, n. nel 1819, m. nel 1890 . Rivoluzionario del ' 48 , combatté in Crimea. Da ministro degli Esteri sostenne vivamente presso Napoleone III e Vittorio Emanuele II la causa dell'indipendenza e dell'unità nazionale. La nomina a ministro plenipotenziario lo riportò più tardi in Francia per altri
cinque anni, al termine dei quali si ritirò nella quiete della sua Mircesti, ove mori.
Di natura equilibrata e riservata, conservatore in politica e patriota sincero, predilesse e conobbe con certa larghezza la letteratura francese (in Francia consegui, infatti, il baccellierato), sentendone per tutta la vita profondo l'influsso, mentre dall'Italia, cui lo legava uno spontaneo entusiasmo e il ricordo del suo romanzo d'amore con Elena Negri, non derivò che un filone di esotismo di carattere paesistico (Il lago di Como, La gandola che passa, ecc.) o patriottico, come nei versi A Palestro, A Magenta, A Solferino, Al bersagliere morente, scritti durante la campagna del ' 59 dei cui eventi fu testimone diretto.
Poeta sincero sebbene di non alto volo, la cui visione è sovente turbata da ricordi letterari, benemerito primo editore di canti popolari romeni finemente elaborati (1866), cantore appassionato delle glorie nazionali, ha lasciato parecchie raccolte di intonazione puramente lirica (Daine si lacrimioare. Suvenire, del 1842-52), o folkloristico-patriottica al pari che erotica (Märgäritärtele, del 1852-62 e Ostasii nostri si legende uomo, del 1880) o epico-leggendaria (Legende. Varil) realizzando la sua più alta nota di poesia nei Pasteluri (1862-75) di vivace color locale od esotico, in cui spesso si insinua il ricordo di Lamartine, di Hugo e talora anche di Gautier. Ed influssi francesi vari e contraddittori, da Molière a Scribe, Labiche, Hugo, Augier, permeano addirittura la sua produzione drammatica, cui appartengono tre drammi in versi (Dopoi-Vodd, Ovidiu, Fântâna Blandusiei) e numerose commedie.
Legato affettuosamente al movimento provenzale dei felibri (Mistral tradusse in provenzale alcune sue poesie) scrisse un Canto della razza latina (Cünteral gintei latine) che fu premiato alle feste internazionali latine di Montpellier (1882).
Viaggiatore appassionato, oltre una novella giovanile di argomento italiano, La fioraia fiorentina, ci ha lasciato le prose spigliate dei suoi giornali di viaggio e relazioni delle sue missioni diplomatiche. Per incarico di re Carol organizzò l'Accademia romena sul tipo dell'Istituto di Francia.
Bibl.: A. Graf, Della poesia popolare romena, in Nuova Antol., 30 (1875), pp. 5-38; G. Bengesco, Un poite diplomate roumain du XIX* nicle. B. A., in Revue des deux mondes, 1910, VI, pp. 838-70; N. Zaharia, F. A. Vista si opera, Bucarest 1919; C. Tagliavini, Antologia rumena, Heidelberg 1923, p. Lxxxvi; Ch. Drouhet, Vasile Alessandri si scriitorii frantesi, Bucarest 1924; A. Marca, V. A. e l'Italia, in Studi rumeni, I, 1927, pp. 63-111; II, 1928, pp. 200-33; III, 1928, pp. 15-86; J. Simionescu, Oameni aleşi, ³² ed., Bucarest 1937, pp. 127-52; Gh. Adamescu, Contributiune la bibliografia romdnessca, Bucarest 1921-28.
Jole Scudieri Ruggieri
ALEGAMBE, Philippe. - N. a Bruxelles il 22 genn. 1592, m. a Roma il 6 sett. 1652. Terminati gli studi passò in Spagna, poi in Sicilia come paggio del viceré duca d'Ossuna. Quivi nel 1613 si fece gesuita; fu professore di filosofia e teologia a Gratz: poi accompagnò per l'Europa il giovane principe di Eggenberg, di cui era precettore, e passò gli ultimi anni della sua vita a Roma.
Compilò una Bibliotheca degli scrittori gesuiti dal 1608 al 1642, in continuazione del catalogo del Ribadeneira, pubblicata ad Anversa nel 1643; Mortes illustres et gesta di Gesuiti morti per la fede ecc. (Roma 1657); Heroes et Victimae charitatis Soc. Jesu, ossia catalogo di Gesuiti morti in servizio degli appestati (Roma 1658). Le ultime due opere furono completate dal confratello Giovanni Nádasi.
Bibl.: Sommervogel, I, coll. 151-53; P. Bayle, in Diet. hist. et crit., I, ³² ed., Amsterdam 1734, pp. 226-28.
Agostino Tesio
ALEGRE, Francisco-Xaver. - Storico e letterato messicano, n. a Vera Cruz il 12 nov. 1729, gesuita nel 1747. Si trovava a Messico, come storiografo della sua provincia religiosa, quando lo colse il bando di Carlo III contro i Gesuiti (1767). Deportato in Italia,
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passò gli ultimi anni negli studi a Bologna, dove morì il 16 ag. 1788.
Lasciò parcechi scritti letterari, traduzioni spagnole di opere classiche, una versione latina dell'lliade (Bologna 1776, Roma 1788). Altre composizioni dello stesso genere furono raccolte più tardi dal noto storico J. Garcia Icazbalceta: Opiceulas inéditos latinos y castellanos del p. F. Y. Alegre (Messico 1889). Altra opera postuma dell'A. sono gli Institutianum Theologicarum libri XVIII (7 voll., Venezia 1789-90), pubblicati dal p. Em. Fabri. Ma il monumento maggiore della sua operosita letteraria è la sua Historia de la Compañia de Jesús en Nueva España (fino al 1763), pubblicata da C. A. Bustamante ( 3 voll., Messico 1841-42) : opera che conserva tuttora un serio valore per la storia delle missioni. La continuazione, per cura di J. M. Davila y Arillaga ( 2 voll., Puebla 1888-89), è di minore pregio.
Binl.: Sommervogel, I, coll. 123-52; J. T. Medina, Noticias bio-bibliográficas de los Jesuitas expulsas de América en 1767, Santoro del Cile 1014, pp. 23-34; I. E. de Uriarte-M. Lecina. Bibl. de escritores de la Comp. de Jesús de España, I, Madrid 1923, pp. 97-99.
Edmondo Lamalle
## ALEMAGNA: v. GERMANIA.
ALEMAN, Louis, beato. - Cardinale, arcivescovo di Arles, n. ad Arbent (Bugsy, in Francia) verso il 1390, m. a Salon (Bouches-du-Rhône) il 15 ott. 1450. Consegui il dottorato in decreti in Avignone nel 1414; giovinetto ancora ottenne benefici ecclesiastici, fu presente al Concilio di Pisa nel 1409 poi a quello di Costanza, dove fu eletto custode del Conclave in cui fu eletto Martino V (1417). Il nuovo pontefice il 22 giugno 1418 lo nominò vescovo di Maguelonne e lo consacrò egli stesso a Mantova il 20 nov. Là rimase alla corte papale, durante la dimora del Papa a Firenze ebbe incarichi per la pacificazione degli Stati pontifici e nel 1423 trattò con la città di Siena a proposito del concilio che da Pavia fu trasferito colà. In quest'anno il 3 dic. egli fu trasferito alla sede arcivescovile di Arles. Era governatore a Bologna, quando il 26 maggio 1426 fu creato cardinale di S. Cecilia e colà ricevette il cappello il 12 giugno e tenne l'ufficio come legato. Però, secondo C. Ghirardacci (Storia di Bologna, in Rev. Ital. Script., XXXIII, 1, Città di Castello 1932, p. 3 sgg.) per la sua avarizia si rese inviso al popolo. Di ciò profittò la potente famiglia dei Canètoli, che nel giugno 1428 lo prese prigioniero nel palazzo; liberato lasciò Bologna il 23 ag. accompagnato dagli anziani e dai nobili.
Egli era anche vicecamerlengo e mostrò quali erano le sue tendenze, quando fece opposizione alla bolla con la quale Eugenio IV il 12 nov. 1431 scioglieva il Concilio di Basilea che aveva in quei mesi incominciato ad adunarsi. Poi, il 25 luglio 1432 , nella chiesa di S. Giacomo di Scossacavalli egli e con lui altri quattro cardinali, dopo avere ricordato di avere chiesto ripetutamente al Papa il permesso di portarsi a Basilea, professavano di aderire al Concilio, nominando i loro procuratori perché li rappresentassero (He-fele-Leciercq, VII, p. 753).
Più tardi quando nella XII sessione ( 13 luglio 1433) il Concilio intimava al Papa di presentarsi a Basilea, l'A. insieme col card. Giovanni Casanova, travestito, lasciava Roma e si imbarcava ad Ostia su una galera messa a disposizione dal duca di Milano, ostilissimo ad Eugenio IV (ibid., p. 811).
Avvenuta la momentanea riconciliazione di Eugenio IV col Concilio (bolla 15 dic. 1433), l'A. con il consenso del Papa partecipò al Concilio nel quale egli ben presto operò come il vero sostenitore e capo del partito conciliare "allo scopo di elevare il Concilio a stabile autorità che riunisse in sé ogni potere
e facoltà sovrana e condannasse il Papa ad una posizione secondaria e subordinata" (Pastor, I, p. 312).
Quando il Papa ebbe dato, a proposito di certe contese della Chiesa di Grasse in Provenza, una sentenza contraria a quella del Concilio, l'esasperazione dei conciliari giunse allora a tal punto da inviare il 20 genn. 1436 a Firenze presso Eugenio IV l'A. insieme con l'arcivescovo di Lione ed il vescovo di Lubecca per intimargli di ritirare quanto aveva fatto contro il Concilio (Heblo-Leciercq, VII, p. 919).
L'A. si presenta ormai come il capo-partito di coloro che s'erano proposto di ostacolare ogni accordo col Papa nell'intento di riservare esclusivamente al Concilio la soluzione delle questioni che preoccupavano in quel momento la cristianità; a Basilea infatti si voleva che le trattative per la riunione dei Bizantini si svolgessero secondo le iniziative del Concilio a Basilea stessa, in Savoia e preferibilmente in Avignone; la decisione in proposito fu formulata il 5 dic. 1436 dall'A. Questi diventato ormai capo-partito contro il card. legato Cesarini, presiedette la congregazione generale del 23 febbr. 1437 in cui fu deciso l'invio di una ambasciata a Costantinopoli a tale proposito. E poiché Eugenio IV non intendeva seguire il Concilio su questa via e condusse innanzi per suo conto le trattative con i greci, l'A. con la sua fazione osò citare il Papa a comparire dinanzi al Concilio entro sessanta giorni e rendere conto della sua disobbedienza, del suo malgoverno ed abuso d'aurorità (31 luglio 1437). Poiché Eugenio IV aveva trasferito il Concilio a Ferrara ( 18 sett.), a Basilea si osò il 1^{°} ott. constatare la sua contumacia, continuare il processo contro di lui e giungere il 16 maggio 1439 (sessione XXXIII) alla solenne deposizione; e poiché quel giorno erano presenti solo sette vescovi, l'A. fece collocare ai posti dei vescovi assenti le reliquie dei santi di Basilea, e dichiarare che il Concilio avrebbe continuato i suoi lavori. Il più importante era ormai quello dell'elezione di un nuovo papa; e poiché di cardinali non vi era a Basilea che l'A., fu deciso il 24 ott. di aggiungere altri 32 elettori, ed insieme elessero il 5 nov. l'antipapa Felice V. Così si apriva ufficialmente un'altra volta lo scisma in Occidente. L'A. si diede a tutt'uomo per cercare l'adesione al Concilio di tutte le nazioni occidentali ed in particolare della Germania. Dal canto suo Eugenio IV il 23 marzo 1440 dichiarò Felice V erotico e scismatico e l'A. l'i i apr. fu privato del cardinalato. Questi continuò nella sua precedente condotta finché, morto Eugenio IV ed eletto Niccolò V, si venne alla pacificazione. Il Concilio trasportato da Basilea a Losanna fu sciolto, Felice V rinunciò ( 7 apr. 1449) ed anche l'A. il 19 dic. 1449 riebbe il cardinalato. Uomó del resto eccellente, egli ebbe il torto gravissimo di ostinarsi nel proposito di far prevalere sino all'ultimo la falsa teoria della superiorità del concilio sul Papa che aveva fatta sua probabilmente durante il soggiorno a Costanza e di portarla alle estreme conseguenze senzı preoccuparsi del fatto che essa conduceva senz'altro ad un'anarchia tumultuosa e rivoluzionaria. Morto pochi mesi dopo, il suo sepolcro nel convento dei Frati minori fu oggetto di venerazione popolare e si disse vi si operassero miracoli. Nella sua bolla del 7 apr. 1527 Clemente VII decise l'A. "pro beato coli et venerari posse" (cf. Acta SS. Iulii, I, Venezia 1746, pp. 491-92; Septembris, V, ivi, pp. 436-62); infatti in alcune diocesi della Francia è venerato al 17 sett.
BinL.: G. H. Albanès-U. Chevalier, Gallia christiana novissima, III, Montbelliard 1901, pp. 787-829; M. G. Pérouse,
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Le cardinal L. A., président du Concile de Bâle et la fin du grand schisme, Parigi 1904: N. Valois, Le Pape et le concile ( 1418-30 ). Parigi 1909. passim: Hefele-Leclercq. VII, p. 690 sgg.; Pastor, I. p. 312 sgg.; Eubel. II, p. 6; G. Mollat, s. v. in DHG. II, coll. 86-88.
Pio Paschini
ALEMANNI : v. ALAMANNI.
ALEMANNI, Giuseppe. - Pittore, n. a Correggio nel 1675, m. a Rimini nel 1739. Apprese nel paese nativo da Giuseppe Capretti l'arte del dipingere e nel 1695 si recò a Roma, accolto in qualità di oblato dai padri Filippini. Aiutò Daniele Seiter nei quadri che questi dipinse in Roma per S. Maria in Vallicella. Nel 1703 tornò a Correggio e vi esegui quadretti con busti di santi. In seguito collaborò con il Cignani (v.) a Forli. Entrò nell'Ordine francescano, raggiungendo il sacerdozio. Le sue opere, in gran parte ora disperse, furono assai lodate dai contemporanei.
Bibl.: Q. Bigi. Notizie di Antonio Allegri e di altri artisti correggiosi, Modena 1873, p. 137; Anon., s. v. in Thieme-Becker. I. p. 250 .
Tomaso M. Gallino
ALEMANNO, JohanaN. - Filosofo ebreo platonizzante, n., secondo alcuni, a Costantinopoli, ma vissuto a Firenze nella seconda metà del sec. xv. Era tra gli umanisti protetti da Lorenzo il Magnifico. Pico della Mirandola gli fu amico e lo ebbe maestro di ebraico e di cabbala. Nelle sue opere esegetiche sul Cantico dei Cantici (Hē̌̌eq Sē̄lōmōl) "La brama di Salomone", cf. I Reg. 9, i) e sul Pentateuco ('Éné hā-'édōl: "Gli occhi della Sinagoga", cf. Num. 14, 36) prevale l'allegoria a scopo filosofico. Il platonismo morale risalta in Il Vivente per l'eternità (Haj hā-'olämim), sulla via per arrivare all'unione con Dio. Le sue opere, in massima parte inedite, sono imperfettamente conosciute.
Enrico Galbini
ALENDA, Gaspar. - Missionario francescano, n. ad Elche (Spagna) nel 1580 ca., m. nell'isola di Hermosa l'8 ag. 1642. Partì insieme col p. Pietro de la Concepción per le missioni delle isole Filippine nel 1628 e arrivò a Manila nell'anno seguente. Nel 1636 passò in Cina; a Pechino fu incarcerato e condannato a morte, ma venne liberato e mandato a Macao. Nel 1638 arrivò nell'isola di Hermosa, ove fu nominato superiore del convento ivi esistente e dove morì, ferito da pirati olandesi.
Bibl.: L. Perez. Origen de los Misiones Franciscanos en la provincia de Escan-Tung (China), in Archivo Ibero-Americano, Madrid 8 (1917); A. van den Wijngaert, Sinica Franciscana, II, Quaracchi 1933.
Pancrazio Maarschalkerweerd
ALENI, Giulio. - Gesuita missionario e sinologo, n. a Brescia nel 1582, entrato nel noviziato di Novellara nel 16ro. Partito per le missioni giunse a Macao alla fine del 1600 , osservando eclissi a Goa e Macao (sua lettera in proposito a G. A. Magini in Favaro, Carteggio inedito di Ticone Brahe... con Magini, Bologna 1886, p. 349; altre osservazioni dell'eclissi di luna, Goa 1612, nei Mémoires de l'Académie des Sciences, VII, Parigi 1729, pp. 705-706). Nel 1613 riuscì a penetrare nell'Impero e vi lavorò per oltre 35 anni, nella provincia dello Shansi e, dal 1625 in poi, in quella del Fokien, con una interruzione nel 1658 quando fu esiliato a Canton durante la persecuzione sollevata per le decisioni sui riti cinesi. Morì il 3 ag. 1649 a Fuchow (Fuceu).
A. fu, dopo il Ricci, il più eminente dei missionari italiani eruditi in Cina e si meritò dai letterati cinesi il soprannome di "Confucio dell'Occidente".
Con l'aiuto di letterati cristiani, compose molte opere in cinese (lista particolareggiata nello Streit). Quelle di carattere religioso ebbero molte ristampe, fin ai nostri giorni; la Vita di Gesù secondo i quattro Vangeli, con incisioni in legno di stile cinese, è interessante per la storia
dell'arte cristiana indigena. Fra le opere scientifiche è notevole la Descrizione coinografica di tutti i regni della terra. L'A. scrisse pure in cinese le biografic dei primi grandi cristiani della Cina e quella del p. Matteo Ricci; questa ultima venne pubblicata in traduzione francese in Revue d'bistoire des missionr, I (Parigi 1924), pp. 52-70.
Bibl.: D. Bartoli, La Cina, I, Firenze 1832; Sommervogol. I. 157-60; Streit. Bibl., V. pp. 698-702 e passim; L. Pfister. Notices biogr. et bibliogr. sur les Jésuites de l'ancienne mística de Chine, 1351-1775, Scianazi 1932, pp. 726-36; G. Caraci e M. Muccioli, Il mappamondo cinese del padre Giulio A., in Boll. della R. Soc. Geogr. ital., ⁷² serie, 3 (1938), pp. 383-426.
Edmundo Lamalle
ALEOTTI, Antonio. - Pittore della scuola di Ferrara, n. ad Argenta, esplicò la sua attività tra la fine del sec. xv e l'inizio del xvi. L'unico documento su di lui (1498) si riferisce a controversie con la moglie. Sono sicuramente sue opere il Cristo morto del 1498 (Galleria di Ferrara) ed una pala con Madonna in trono tra i ss. Michele ed Antonio abate del 1510 (Pinaco-

(da a Prepereionis, 5 (1918))
Aleotti Antonio - Cristo morto e angeli - Ferrara, Pinacoteca.
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teca di Cesena) che risente l'influenza di Ercole e degli Zaganelli. Gli vengono attribuiti un polittico con Madonna in trono tra i ss. Pietro, Giacomo, Giovanni Battista e Paolo (datato al 1494) e dalla più recente critica (Federico Zeri) i pannelli con i ss. Bartolomeo e Lorenzo (Museo di Nancy), i ss. Giovanni Evangelista e Nicola da Bari (Museo di Tolosa) assegnati invece dal Berenson al Maestro dell'Annunciazione Gardner e che sono stilisticamente databili al periodo del Cristo morto.
Bib.: L. N. Cittadella, Notizie relative a Ferrara, Ferrara 1864 (vi è riportato l'unico documento) ; E. Modigliani, s. v. in Thieme-Becker, I, p. 252; F. Zeri, Per A. A. in Proporzioni, 2 (1948), pp. 176-77.
Fabis Borroni
ALEOTTI, GIOV. Battista detto L'ARGENTA (dal luogo di nascita). - N. nel 1546, m. a Ferrara nei 1636. Architetto e trattatista (scrisse sull'idraulica) svolse la propria attività al servizio di Alfonso II d'Este e di Clemente VIII, a Ferrara e a Parma, lasciando quivi la sua opera maggiore nel palladiano teatro Farnese. La chiesa di S. Carlo a Ferrara è un tipico documento della sua maniera, contesta di elementi venetopalladiani risolti peró in pesantezza di masse plastiche che ne annullano ogni primitivo significato. Insieme con G. B. Magnani diede il disegno per la chiesa di S. Maria del Quartiere

(da Laviva, Sanctuaires chret. de Sgrie)
a Parma; gli vengono attribuite le chiese di S. Margherita e di S. Barbara a Ferrara.
Bibl.: Anon., s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 252-53; L. N. Cittadella, Memorie intorno alla vita e alle opere dell' arch. G. B. A., Ferrara 1847; A. Ricci, Storia dell'architettura, III, Modena 1860, pp. 617-18; A. Venturi, Storia dell'arte, XI, in, Milano 1940, pp. 930, 935, 963-65. Maria Vittoria Brugnoli
ALEPPO. - Città della Siria settentrionale, non lontana da Antiochia, chiamata prima Hallab, in greco λ λ λ λ hat{v} hat{v} hat{v} hat{v}, e da Seleuco Nicatore ( 312-281 a. C.) detta Bépoca oppure Bepón. Il Vangelo, data la vicinanza di Antiochia, vi dovette esser predicato assai presto. Sede di un vescovato, Berea fu tenuta da uomini illustri come Eustazio, poi vescovo di Antiochia (cf. Sozomeno, Hist. eccl., I, 2), e dal venerando Acacio che resse quella diocesi dal 378 al 432 . Secondo la Notizia di Anastasio I, restituita da S. Vailhé e appartenente al sec. vi, Berea, prima semplice vescovato, fu poi distinta col titolo di arcivescovato, governata cioè da un arcivescovo col titolo di "Syncellos", immediatamente sottoposto alla sede di Antiochia della quale Berea è stata sempre suffraganea. La città ha oggi 132.000 ab., di cui 40.000 cristiani.
Ignazio Ortis de Urbina
I. A. degli Armeni. - Le origini della colonia Armena in A. rimontano al sec. xI: la storia però non ha conservato la serie completa di vescovi. Nel 1439 il vescovo Hovalùm fu mandato dal patriarca Costantino V d'Armenia al Concilio di Ferrara-Firenze, insieme al Sarkis Vartabed, e Markos Vartabed. Nel
1_{5} 8_{5}, il vescovo Azaria, poi eletto patriarca di Sis in Cilicia, rimise a Gregorio XIII la professione di fede cattolica.
Cominciando dalla metà del sec. xvir la comunità armena cattolica in A. si sviluppa sensibilmente, per opera dei missionari armeni alunni di Propaganda, cosi pure con le missioni degli Ordini occidentali.
Nel 1710 la detta comunità cattolica ha avuto il vescovo proprio, emancipandosi dalla giurisdizione del vescovo scismatico, e la sede fu elevata ad arcivescovato nel 1899. La diocesi armena di A. dopo la sua emancipazione, subí gravissime persecuzioni, da parte del governo turco, per l'istigazione dei patriarchi armeni scismatici. La persecuzione si acui quando fu emanato il divieto, per quella comunità, di non comunicare in divinis e di non frequentare, neanche per formalità, le chiese degli armeni scismatici.
Nello stato attuale l'arcidiocesi di A. conta ca. 18.000 anime e una ventina di sacerdoti. Ha una chiesa cattedrale, "S. Maria Auxiliatrice" e altre 6 chiese e cappelle. Internamente è assai organizzata, ha delle scuole ed istituti, circoli cattolici, confratremite e pie unioni. La Chiesa armena, attualmente separata, supera molto numericamente quella cattolica, e annovera ca. 70.000 anime, con 35 chiese e 53 sacerdoti.
Bibl.: P. M. Ciamcian, Storia Armena, III, Venezia 1786, pp. 698, 776-77 (in armeno); A. Balgy, Hist. doctrinae cath. inter Armenat.... Vienna 1878, pp. 79, 90; Mansi, XXXI, suppl., col. 1728. Serafino Akelian
2. A. dei Maroniti. - Arcidiocesi, sede residenziale. I Maroniti in A. sono assai antichi. Dionisio di Tell Mahrē (m. nell' 845 ) in Chronique de Michel le Syrien, ed. J. B. Chabot, II, pp. 492-96, parla della lotta tra Maroniti e Melkiti per il possesso della chiesa di A. Ma la serie ininterrotta di arcivescovi maroniti per quella città risale solo al 1638 . Vi sono oggi 3.800 fedeli, 6 sacerdoti e 4 chiese.
Bibl.: M. Le Quien, Oriens Christianus, III, Parigi 1740, coll. 81-84; Joseph Hatrár Gānim, Bärndmáğ ahavrijiat al Qüdës Mārān, II, 1903, p. 192 sq.
Pietro Mair
3. A. dei Melkiti. - Considerata come sede metropolitana dal 1790, ha, oltre all'arcivescovo, 14 sacerdoti secolari, 2 religiosi basiliani aleppini e 15.000 fedeli. Vi sono 8 parrocchie e 5 scuole. La cattedrale è dedicata a "Maria S.ma Assunta ". I dissidenti sono 5.000 con un vescovo e 10 sacerdoti
Bibl.: Statistica con cenni storici della gerarchia e dei fedeli di rito orientale, Città del Vaticano 1932, p. 149.
Ignazio Ortis de Urbina
4. A. dei Siri. - Sede residenziale. E un'antica sede giacobita. La serie dei vescovi cattolici comincia nel 1659 con Andrea Abigán, il quale nel 1661 fu eletto come primo patriarca dei Siri cattolici. La serie dei vescovi risenti delle gravi persecuzioni e la situazione si stabilizzò solo verso la fine del sec. xviri. Nel 1948 i fedeli erano 6.500 e i sacerdoti 12.
Pietro Sfair
5. Vicariato Apostolico. - Nel 1644 fu eretto il vescovato latino di A., dove si erano stabiliti i Gesuiti
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Aleppo - Veduta presa dal minareto della grande Moschea.
(1625) e i Carmelitani (1626). La sede rimase vacante dal 1650 al 1762 , anno in cui venne scelto un vicario apostolico. Vi è poi un'altra vacanza fra il 1774 e il 1817, allorché fu eletto il p. Luigi Gandolfi, seguito da altri italiani. La residenza del vicario apostolico è Beirut nell'inverno e Harisâ nell'estate. I cattolici latini, quasi tutti europei, sono ca. 10.000, cui prestano i loro ministeri i Francescani, i Gesuiti, i Lazzaristi, i Cappuccini e i Carmelitani. Ignazio Ortiz de Urbina
ALERIA, diocesi di. - Antico vescovato della Corsica, che prese il nome da una vetuste città, già colonia Focese, situata sulle rive del Tarignano. L'esistenza della diocesi nel 591 risulta da una testimonianza di s. Gregorio Magno. Sottoposto in un primo tempo alla giurisdizione immediata del Pontefice, l'antico vescovato passò, nel sec. xi, a quella di Pisa (v. Ajaccio). Nel sec. xvi i vescovi d'A. fissarono la loro residenza a Bastia, quindi a Cervione, a Campoloco e a Corte.
Secondo Matteo di Flentin, alla fine del sec. xvir, la chiesa di S. Erasmo, a Cervione, suppliva la cattedrale d'A. distrutta e la diocesi era costituita da 18 pievi e 3 parrocchie. Tra i suoi antichi vescovi si contano personalità come Gian Andrea Bussi ( 1466 -75; v.), Ardicino della Porta (1475-93) e soprattutto s. Alessandro Sauli (1570-91; v.) che può esserne considerato il secondo fondatore. L'ultimo vescovo di A. fu Giovanni Giuseppe Maria de Guernes ( 6 ag. 1770 ?), poiché il Concordato del 1801 ridusse i vescovi della Corsica ad uno solo, con sede ad Ajaccio.
BibL.: Cf. nell'Archivio Vaticano, fondo Concistorale: Acta Camerarii, coll. 30-41 (1730-98). Indici, 437: Matteo di Flentin, Loodiensis, Apparatus ad Universalem Episcopatum orbis Christiani notitiam, ordine alphabetico digestus, f. 54, Alerien.: J.-M. Vidal, s. v. in DHG, II, coll. 131-35; Lanzoni, p. 702 : I. Riviere, I vescovi della Corsica (Collana storica versa, III, Livorno 1934.
Corrado Morin
ALES (Alais, secondo la grafia anteriore al 1926). - Città della Francia meridionale (dipartimento del Gard), di antica origine celtica (Alestum, Alesiensis civitas: donde lo stemma araldico con ali a mezzo volo). Soffri moltissimo per le "guerre di religione" (1559-
1598): fu teatro di lotte sanguinosissime che distrussero gran parte delle sue carte e dei suoi monumenti. Nel 1692 Luigi XIV la scelse, con l'approvazione di Innocenzo XII, a sede di un nuovo vescovato, facendone il quartier generale della lotta contro i "Camisardi» o Ugonotti delle Cevenne: vescovato abolito poi, dalla Costituente, nel 1790 . Oggi la cittadina fa parte della diocesi di Nîmes (v.).
Centro commerciale ed industriale fin dal sec. xir, A. ebbe anche uno Studium, che nel sec. xiri si rese notevole soprattutto per la scuola di diritto. I documenti che lo riguardano sono perduti, all'infuori di tre contratti che la città stipulò con professori richiesti per l'insegnamento (editi da E. de Rozière e M. Fournier). Lo Studio ebbe solo importanza locale.
BibL.: C. Jourdain, Etude sur l'Ecole d'A., in Revue des Sociétés savantes, ⁴² serie, 10 (1869), pp. 181-184; E. de Rozière, L'Ecole de droit d'A., in Bibliothèque de l'Ecole des Chartes, 31 (1870), pp. 31-67; A. Drade, L'Ecole de Droit d'A. au XIII siècle, in Comptes rendus de la Société scientif. et littér. d'Alès, 3 (1871), pp. 169-72; A. Bardon, Les écoles d A. sous l'ancien régime, Nîmes 1889; M. Fournier, Les Siutats et Préciliqes des Universités Pranguties, II, Parigi 1891, pp. 739-42. Iaino Cocchetti
ALES, AdHémar d'. - Gesuita francese, teologo, storico ed apologista, n. ad Orléans il 2 dic. 1861, m. a Parigi il 24 febbr. 1938. Dedito dapprima alla formazione letteraria dei suoi giovani confratelli, insegnò dal 1907 teologia nell'Istituto cattolico di Parigi, dove fu molti anni decano della Facoltà.
Era stato condotto alla teologia dalla sua squisita formazione filologica, che l'attraste allo studio scientifico della tradizione cristiana, con una predilezione per Tertulliano e i suoi circoli. Diede cosi, oltre a molti articoli nelle riviste Etudes, Recherches de science religieuse, Rev. d'histoire ecclésiastique, una serie di monografie nella Bibliothèque de théologie historique del suo confratello Giov. Bainvel: La théologie de Tertullien (1905), La théologie de s. Hippolyte (1906), L'édit de Calliste, étude sur les origines de la pénitence chrétienne (1914), La théologie de s. Cyprien (1922), Novatien, étude sur la théologie romaine au milieu du III { }^{°} siècle (1925). Altre pubblicazioni, di carattere più occasionale, sfruttano la padronanza acquisita nel medesimo campo: Lamen vitae, l'espérance du salut au début de l'ère chrétienne (1916), Le dogme de Nicée (1926), Le dogme d'Ephèse (1931)... Durante una quindicina di anni questa produzione fu, se non interrotta, almeno rallentata dal lavoro di direzione del nuovo Dictionnaire apologétique de la Foi catholique (4 voll., 1911-22; suppl. 1931), l'opera forse più conosciuta del p. d'A., condotta con grande rettitudine e con speciale sensibilità ai bisogni dell'ora dopo la crisi modernista. Il p. d'A. pubblicò pure il compendio delle sue lezioni, Prima lineamenta tractatus dogmatici, cinque manuali densi di erudizione di prima mano.
BibL.: J. Lebretun, "In Memoriam v. Le Réo, p. d'Alès, in Recherches de science religieuse, 28 (1958), pp. 129-33; B. Citterio, Alla memoria di p. Ademaro d'Alès, in Scuola cattolica, 66 (1938), pp. 372-74.
Edmondo Lamalle
ALES, Nicolò. - Pittore cèco, n. a Mirotice in Boemia il 18 nov. 1852, m. a Praga il 10 luglio 1913. Scolaro del Trenkwald e dello Svecera, ben presto giunse ad uno stile proprio che conservò anche dopo il suo viaggio in Italia compiuto nel 1879 . Si ispirò, quanto al contenuto delle sue opere, alle canzoni popolari della Boemia. Eseguì molto opere sacre, illustrando particolarmente i santi locali. Dipinse sei cicli pittorici, di cui, fra i quattro superstiti, è notevole quello intitolato La Patria nel Teatro Nazionale di Praga. La critica nazionale gli attribuisce un tipo di presepio chiamato perciò cèco. Quasi estranei alla sua arte, perchè dipinti alla maniera italiana, appaiono i quadri rappresentanti Giorgio di Podébrad e Mattia Corvino. Numerose sono le sue illustrazioni di libri.
BibL.: M., Alšová, Mihalál Aleš, lišost a dílo, Praga 1912; Z. Wirth, Die fschostbrosh. Kunst von der Urzeit bis zur Gezennart, Praga 1926.
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"ALES DIEI NUNTIUS».-Inno del Breviariz romano per le lodi feriali del martedì. Consta delle strofe 1, 2, 21, 25 di un lungo inno di Prudenzio (fine sec. Iv), il primo del suo libro Cathemerinon che s'intitola ad gallicinium. Il poeta rievoca con più arte, ma cen meno caldo sentimento, il concetto di s. Ambrogio nell'inno Aeterno rerum conditor (v.). Il gallo, che col suo canto mattutino richiama gli uomini assopiti al lavoro del giomo, è simbolo di Gesù, il potente "eccitatore" delle anime, che richiama tutti ad abbandonare le mollezze lusinghiere del sonno, che illanguidisce, per attendere la sua vicina venuta nella vigilanza, nella purità e nella sobrietà (str. 1-2). Questo concetto dinamico e virile fa sgorgare dall'animo una calda invocazione a Gesù perché ai suoi fedeli dia la forza di liberarsi dalla notte della colpa e quella luce viva di grazia, che è necessaria per corrispondere alle sue intime chiamate (str. 3-4).
BibL.: S. G. Pimont, Les hymnes du Bréviaire romain, I, Parigi 1874, pp. 171-81; L. Venturi, Gli iani della Chiesa tradotti e commentati, Firenze 1880, pp. 68-71; G. M. Dreves-C. Blume, in Analecta hymnica, 21 (1908), pp. 32, 50; K. Kastner, ErrcineKanonesiae, I, Brodavia 1923, pp. 43; C. Albin, La poésie du Bréciaire, 1: Les Hymnes, Lione s. a., pp. 43-45; A. Mirra, Gli iani del Brevianio romano per i licei filosofici e per il clero, Napoli 1947, pp. 64-66.
Celestino Teatore
ALES e TERRALBA, diocesi di. - In Sardegna; suffraganea di Oristano, dalla seconda metà del sec. vi. La prima sede fu Usellis, la cui data di fondazione rimane incerta (sec. v-vi); distrutta questa da terremoto, passò ad A. (1182 ca.). Nel 1503 si unì «aeque principaliter» a quella di T., di cui la memoria più antica documentata è del sec. x.
La diocesi ha 44 parrocchie, 2 cappellanie, 78 sacerdoti, 85.000 ab. tutti cattolici.
La diocesi di T. ebbe due abbazie: di S. Tommaso di Tarcidano (ora Arcidano) e di S. Michele di Thamis, ambedue, pare, della fine del sec. xi. L'ultima, che apparteneva ai Vallombrosiani, nel 1803 venne unita all'arcidiocesi di Oristano; dell'altra si ignora ogni cosa. A Gavinomonreale sussiste il convento dei Francescani, eretto nel 1580 ; i Cappuccini furono a Tuili (1646-1884); Villacidro ospitò i Mercedari dal 1680 ; i Carmelitani esistevano a Mogoro fin dal sec. xiv.
Quanto all'arte cristiana, va notata la parrocchiale di T., di stile gotico-aragonese, con portale e rosoni di nobile architettura. La cattedrale di A. è monumento nazionale; essa ha pure un paliotto d'argento in stile barocco, un raliguario gotico d'argento, due cofani in stile rinascimento.
BibL.: A. F. Mattei, Sardinia sacra, Roma 1761, p. 263; P. Sgamo, Sardegna sacra e le antiche diocesi, in Bull. archeol. sard., 4 (1838); D. Filia, La Sardegna cristiana, Sassari 1909-13; D. Scano, Codice diplom. delle relazioni fra la S. Sede e la Sardegna, I-II, Cagliari 1940-41. Per più ampie riferenze bibliografiche cf. A. Manno, Bibliografia storica degli Stati della casa di Savoia, I, Torino 1891, pp. 115-16. Camillo Degrandi
ALESSANDRA AsmoneA. - Principessa della famiglia degli Asmonei (v.), figlia di Ircano II sommo sacerdote ed etnarca, sposò suo cugino Alessandro, figlio di Aristobulo II. Ebbe due figli : Mariamme (v.), che sposò Erode il Grande verso il 54 a. C., e Aristobulo (v.). Offesa dal rifiuto di Erode di investire del sommo sacerdozio Aristobulo, che ne aveva diritto, e non riuscendo a piegare il re, fece ricorso anche a mezzi infami per ottenere che Antonio costringesse Erode alla voluta nomina. L'ostilità fra A. e Erode scoppiò allora violento. Il re la sottopose a rigorosa vigilanza e fece affogare Aristobulo che gli era diventato incomodo rivale. Per mezzo di Cleopatra, A. fece chia-
mare Erode al tribunale di Antonio, ma egli prese tutte le misure per una rappresaglia feroce sulla suocera. La falsa voce della morte del re suggerì ad A. audaci tentativi, ma quando Erode condannò a morte Mariamme sotto la duplice accusa di tentato avvelenamento e di adulterio, rimproverò alla figlia la sua condotta verso il marito.
Profittando dello sconvolgimento mentale di Erode per la morte della prediletta Mariamme, A. tentò di impadronirsi della fortezza del Tempio per prepararsi forse alla successione, ma fu uccisa da Erode.
BibL.: G. Felten, Storia dei Tempi del Nuovo Testamento, I, Torino 1932, pp. 143-51; G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, pp. 317, 334, 337, 339, 341 sgg. Salvatore Garofalo
ALESSANDRA SALOME. - Regina asmonea, n. nel 140, m. nel 67 a. C. Era moglie di Aristobulo I (v.); essendo questi morto ( 103 a. C.) senza figli, A. conferi il sommo sacerdozio e la dignità regale ad Alessandro Ianneo, il maggiore dei tre cognati; ne diventò la moglie e da lui ebbe i figli Ircano e Aristobulo. Nel 76 a. C. morì Alessandro e le lasciò il regno turbato per la feroce persecuzione scatenata contro i Farisei. A., per consiglio di suo marito, venne a patti col potente partito che spadroneggiò durante gli anni del suo regno ( 76-67 a. C.). Attribuì il sommo sacerdozio ad Ircano, fiacco e incapace, trascurando l'ardito Aristobulo che passò al partito sadduceo dell'opposizione, e, in occasione di una grave malattia della madre, tentò un colpo di mano. A. morì a 73 anni confessando ai suoi aderenti la propria incapacità ad arginare la nuova minacciosa corrente. I Farisei considerarono A. come la sovrana ideale. Alla sua morte, però, con la lotta civile tra i suoi due figli, si inizia la decadenza della dinastia asmonea.
BibL.: G. Ricciotti, Storia d'Israele, II, Torino 1934, n. 300 sgg. Salvatore Garofalo
ALESSANDRI (o D'Alessandro), Antonio. Scrittore ascetico dei Minori conventuali, n. a Pescopagano (Lucania) verso il 1625 , m. a Napoli nel 1662. Alunno a Roma del collegio di S. Bonaventura, maestro di teologia e reggente nei principali studi dell'Ordine, fu poi provinciale di Napoli (1667). Stimato per la sua dottrina, fu consultore del S. Uffizio a Napoli. Preconizzato da Innocenzo XI vescovo di Tricarico nel 1662, non fu consacrato per la morte sopravvenutagli. Lasciò due opere spirituali particolarmente apprezzate: Breve modo di fare l'Oratione mentale (Napoli 1630); e, postuma, Modo per giungere alla perfetione della vita spirituale (ivi 1674).
BibL.: N. Toppi, Biblioteca Neopolitana, Napoli 1678; G. Franchini, Bibliomila di scrittori min. conc., Modena 1693, p. 59 sgg.; J. H. Sbaralea, Suppl. ad Scriptores Ord. Min., III. 2 e ed., Roma 1938, p. 179.
ALESSANDRIA, diOCesi di. - In Piemonte, alla confluenza della Bormida e del Tanaro, in posizione strategica di grande importanza. A. fu fondata nel 1168, con l'approvazione dei rettori della Lega Lombarda, per deliberazione dei paesi liguri che volevano sottrarsi al giogo del marchese di Monferrato e dei Del Bosco ed ebbe l'appoggio di Alessandro III, da cui prese il nome. Poiché si voleva farne la roccaforte dei guelfi contro Federico Barbarossa, truppe milanesi, cremonesi e piacentine aiutarono e difesero i congiurati liguri contro i disturbatori e Genova stessa porse valido aiuto alla fondazione. Nel 1174 fu assediata dal Barbarossa, ma inutilmente. Sostenere lotte vivaci contro i marchesi di Monferrato, riuscendo a sottrarsi durevolmente al loro dominio con la pace del 1306. Nei secc. xiv e xv fu soggetta ai Visconti e dal 1495 alla pace di Cambrai ai Fran-
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(1st. Ena. Gatz.)
Alessandria nel 1707 - Le chiese principali. Stampa di J. Leopoldo. - Biblioteca dell'Ist. Naz. d'Arch. e St. dell'arte.
cesi. Passò poi sotto il dominio spagnolo fino al 1706 , quando entrò a far parte dei possessi di casa Savoia.
A. è la più popolosa città del Piemonte dopo Torino, con 270 comuni, ed è capoluogo di una ricca provincia.
La diocesi di A., compresa tra quelle di Casale, Vigevano, Torino, Acqui e Asti, fu creata come suffraganea di Milano verso il 1175 . Ne è protettore principale s. Baudolino, eremita vissuto a Villa del Foro. Il suo corpo venne trasportato ad A. quando gli abitanti di Villa del Foro vi si trapiantarono per dar principio alla nuova città, ove fu eretta in suo onore una chiesa. La primit