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 subito si acquistò il monastero dell'Aventino, come per il fascino che esercitò sul popolo la patetica leggenda di A. In Oriente la festa si celebra il 17 marzo; in Occidente il 17 luglio.

Diffusione della leggenda di s. A. - La leggenda di A., che il Gregorovius (Geschichte der Stadt Rom im Mittelalter, I, ed. Schillmann, Dresda 1926, pp. 781-82) stimava "una delle più belle dell'abnegazione cristiana ", ebbe una straordinaria diffusione e grande popolarità. La conobbero i cristiani arabi, etiopici e slavi - in Russia il nome di A. è diffusissimo - per mezzo delle leggende siriaca e bizantina; l'Europa medievale la cantò e la mise in scena, ispirandosi sia alla leggenda occidentale, come alla bizantina e forse anche alla siriaca. Tra i componimenti letterari più noti ricordiamo: La vie de saint Alexis (ed. G. Paris, Parigi 1903), poema del sec. XI; il Ritmo di s. A. di cui è menzione nel folklore; il noto poema di Corrado da Würzburg, m. nel 1287 (ed. P. Gereke, Halle 19231927); la Vita b. Alexii, di Bonvesin da la Riva, morto ca. 1313-15 (ed. E. Monaci, Città di Castello 1912), ecc. Le regioni d'Italia più ricche di composizioni popolari ispirantisi alla leggenda di A., sono : le Marche, la Romagna, l'Emilia, il Piemonte. Varie sono pure le composizioni scritte per il teatro: tra le moderne ricordiamo quelle del card. Wiseman (1859) e di Henri Ghéon (1920). Nel campo musicale meritano un particolare ricordo il S. A., di Stefano Landi (v.), librettista il card. Giulio Rospigliosi (poi Clemente IX), rappresentato a Roma, con brillante successo, nel 1632 e, con alcune modificazioni, nel 1634 (cf. R. Rolland, Le fournal de 7.-7. Bouchard, in Revue Musicale, 1902) e la Leggenda di s. Fabiano (vedi sotto), scritta da A. Beltramelli (cf. Il secolo X X, 25 [1926], pp. 829-37), musicata dal Pratella e rappresentata a Bologna nel 1939.

Chiesa e monastero. - Il primo titolare della Chiesa era s. Bonifacio, e la sua origine risale alla fine del sec. vi o ai primi del successivo. Il testo del Liber Pontificalis (biografia di Sisto III, 432-40), secondo cui la basilica di S. Sabina venne eretta "luxta monasterium S. Bonifacii, in quo et s. Alexius iacet ", è un'interpolazione del sec. xir. La chiesa di S. Bonifacio figura fra le diaconie del principio del sec. IX; nel 977 fu ceduta da Benedetto VII all'arcivescovo Sergio, il quale vi restaurò la vita monastica. Sul finire del sec. x il nome di A. fu aggiunto a quello di Bonifacio, e prese presto il sopravvento su quest'ultimo. La chiesa fu rifatta nel sec. XII, restaurata nel 1582, completamente trasformata nel 1750, e nuovamente restaurata e decorata tra il 1852 e il 1860 . Dal 1587 è titolo cardinalizio.

Il monastero dovette esistere quando la chiesa era diaconia, però la sua celebrità risale all'epoca di Sergio (m.

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![img-1.jpeg](img-1.jpeg)

Alessio, santo - Scene della vita del santo secondo la leggenda occidentale. Affresco di scuola romana (sec. xI). Roma, basilica di S. Clemente.
nel 981); elevata alla dignità di abbazia, divenne la quarta fra le venti privilegiate, e un centro di missionari per l'Europa nord-orientale. Nel 1231 dai Benedettini passò ai Canonici regolari Premestratensi; nel 1426 ai Gerolamini; nel 1848 ai Somaschi. Dal 1940 è diventato la sede dell'Istituto di Studi romani.

Bibl.: Martyr. Romanum, p. 292; Acta SS. Iulii, IV, Anversa 1735, pp. 238-70; per i testi cf. anche: BHO, 36-42, BHG, 51-56, BHL, 286-91. - F. M. Nerini, De templo et coenobio SS. Bonifacii et Alexii historica monumenta, Roma 1752; A. Amisud, La légende syriaque de s. A., l'Homme de Dieu, Parigi 1889 (studio fondamentale), cf. Anal. Bollandiana, 10 (1801), pp. 483-84; L. Duchesne, in Mélanges d'Archéol, et d'Hist., 10 (1800), pp. 234-30; F. M. Esteves Pereira, Légende grecque de l'homme de Dieu saint Alexis, in Anal. Bollandiana, 19 (1900), pp. 241-46; A. Monaci, Regesta dell'Abbazia di S. A. all'Aventino, Roma 1905 (estratto dall'Archivio della R. Soc. Rom. di storia patria, XXVII-XXVIII); L. Zambarelli, SS. Bonifacio e A. (Le chiese di Roma illustrate, 9), Roma s. s.; G. Pavan, Il S. A. del Landi, in Musica d'oggi, 3 (1921), pp. 274-77; G. De Luca, in Late. ranum, 1926 (analisi ed estratti di un importante codice del sec. xI, proveniente da S. Alessio); F. Babudvi, La leggenda di s. A. *omo de Dio in un ms. settecentesco istriano di Parenzo, in Archivum Romanicum, 20 (1940), pp. 238-84 (studio documentato sulla produzione abysiana in Italia); L. Bianchi, R. Battaglia, A. Degrassi, in C. Galassi Paluzzi, L'Istituto di Studi Romani, ⁵² ed., Roma 1941, pp. 139-202; B. De Gaiffier, in Anal. Bollandiana, 63 (1945), pp. 48-55; 65 (1947), pp. 157-92. A. Pietro Frutaz
A. nell'arte sacra. - Viene rappresentato generalmente come pellegrino, qualche volta con la lettera autobiografica della tradizione nella mano. L'attributo più caratteristico è fornito dalla leggendaria scala sotto la quale egli visse per diciassette anni sconosciuto nella casa paterna, come nel marchinoso monumento di Andrea Bagordi nella basilica del santo a Roma (stucco, metà sec. xviri). Fra le raffigurazioni cicliche della leggenda, quelle scoperte nella basilica inferiore di S. Clemente a Roma sono le più antiche (sec. xi).

Bibl.: K. Künstle, Ihonographie der Heiligen, II, Friburgo 1926, pp. 47-48; I. Braun, Tracht und Attribute der Heiligen in der deutschen Kunst, Stoccarda 1941, pp. 59-60; L. Zambarelli, SS. Bonifacio e Alessio all'Aventino, Roma s.a., passim. Kurt Rathe
A. nella poesia popolare. - Il culto popolare di s. A. ci è testimoniato soprattutto da un canto narrativo in endecasillabi, forse originario dell'Italia centrale, la cui area di diffusione si estende dalla Venezia Giulia
e Dalmazia fino alla Calabria ed alla Puglia in numerose versioni, alcune delle quali, di alto valore poetico, sono fra i più bei saggi della poesia popolare italiana. Nelle lezioni romagnole il protagonista vien chiamato s. Fabiano, essendosi fatta confusione col nome del padre del santo, Eufemiano, e, per storpiatura, Fabiano.

Oltre a questo canto narrativo che tuttora sopravvive nella tradizione orale dei vari volghi d'Italia, si hanno antichi poemetti di tono popolare: il famoso Ritmo di s. A., in lasse monorime, ritenuto opera di un giullare marchigiano, dei primi del Duecento e forse anche di epoca anteriore, pubblicato da E. Monaci, cui l'additò il sacerdote V. Paoletti di Amandola (Rend. R. Acc. d. Lincei, Classe Scienze Morali St. e Fil., ³ᵃ serie, 16 [1907], pp. 103-32); un poemetto in 73 ottave che già appare in un incunabolo della bibl. Casanatense; un altro, pure in ottave, del sec. xvi, entrambi più volte ristampati fino ai nostri giorni in libretti popolari adorni di rozze xilografie, altre a diverse elaborazioni di minore interesse.

La leggenda è stata anche trattata in forma drammatica. Il Sanudo nei suoi diari ricorda una rappresentazione di s. A. datasi nel monastero di S. Salvatore a Venezia il 13 febbr. 1515; notevoli una sacra rappresentazione in ottave ( ¹ᵃ ed. conosciuta 1517) ed un maggio delle campagne toscane (ed. Sborgi, Volterra 1867).

Bibl.: A. D'Ancona, Origini del teatro italiano, 2 voll., 2^{°} ed., Torino 1891; R. Magnanelli, Canti narrativi religiosi del popolo italiano, Roma 1909; P. Toschi, La poesia popolare religiosa in Italia, Firenze 1935; G. Giannini, La poesia popolare a stampa nel sec. XIX, 2 voll., Udine 1938. Paolo Toschi

ALESSIO I Comneno, imperatore di Bisanzio. - Regnò dal 1081 al 1118. Apparteneva ad una famiglia feudale originaria di Comne in Tracia, ma trapiantata in Asia Minore; lo zio Isacco era già stato imperatore dal 1057 al 1059, ma non aveva potuto conservare il potere per l'opposizione dell'aristocrazia burocratica bizantina. La situazione dell'impero all'avvento di A. era grave: l'Anatolia era stata invasa dai Turchi, e i possessi d'Italia erano stati conquistati dai Normanni, che, agli inizi stessi del suo regno, sbarcarono sulla costa albanese col programma di occupare la Macedonia e l'intero impero. A. seppe procurarsi l'alleanza di Venezia, a costo di gravi con-

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cessioni commerciali, che dicdero ai Veneziani il predominio mercantile nel Levante. Nel ro8s la morte di Roberto il Guiscardo poneva fine al pericolo normanno. Era il momento per pensare ai Turchi selgiucidi, che avevano creato ad Iconio il sultanato di Rum, ma l'improvvisa invasione dei barbari Petceneghi in Tracia mise a repentaglio l'esistenza stessa dell'impero. L'alleanza con la tribù dei Polovai (o Comani) permise ad A. di distruggerli (rogr).

In tali gravi pericoli A. aveva dovuto riprendere con la S. Sede le trattative per mettere fine allo scisma di Michele Cerulario. L'imperatore mirava a togliere ogni difficoltà per avere aiuti militari dai prinripi di Occidente. Le trattative durarono a lungo, dal 1088 al 1095, e si collegano alla comparsa di una ambesceria imperiale al Concilio d' Piacenza, in cui Urbano II perorò la causa della cristianità bizantina e orientale in genere. Cosi tra il Concilio di Piacenza e quello di Clermont maturò il piano della crociata. Non vi furono però, pare, trattative tra il Papa ed A. : la comparsa dei principi crociati sul Bosforo fu un fatto nuovo che costrinse l'imperatore a precisare la sua posizione. La crociata fu ora basata sulla conclusione di un fondoi tra l'impero e i principi i quali si obbligarono, per averne l'aiuto, a riconoscere i diritti di A. su tutti i territori che si riconquistassero sugli infedeli. Le relazioni fra A. e i crociati furono cordiali fino all'assedio di Antiochia, ma l'indelbita occupazione di questa città da parte di Boemondo, e gli indugi di A., arrestatosi in Anatolia nella lotta contro i Turchi, portarono, nell'estate del rog8, ad un'aperta rottura con i crociati, che ripresero la loro spedizione senza più preoccuparsi dell'impero bizantino. Di qui la leggenda dell'imperatore menzognero e fedifrago esaminata e confutata dagli studi recenti. A. in realtà continuò a varie riprese a favorire i Crociati; i rapporti furono difficili solo con Boemondo d'Antiochia, il quale, tra l'altro, nel 1108 ritentò lo sbarco a Durazzo e la conquista della Macedonia, ma senza risultato. A. era riuscito ad ogni modo a salvare l'impero bizantino anche da questa crisi. I suoi ultimi anni furono occupati nella riorganizzazione interna e nelle lotte con i Turchi.

BibL.: Opera fondamentale è quella di F. Chalandon, Essai sur le règne d'Alexis I Camoine, Parigi 1900; per le relazioni con i Normanni, v. F. Chalandon, Histoire de la domination normande en Italie, Parigi 1907; per le relazioni con Venezia v. H. Kretschmayr, Geschichte von Venedig, I, Gotha 1905; per le crociate v. F. Cognasso, La Cenesi delle Crociate, Torino 1934; per la vita religiosa interna v. L. Occonomos, La vie religieuse dans l'Empire byzantin au temps des Comnènes et des Anges, Parigi 1918; per le relazioni con il papato v. W. Holtzmann, Unionwerbandlungen zwischen Kaiser Alexios I. u. Papst Urban II., in Byzantinische Zeitschrift, 28 (1928), pp. 38-67; Ch. Diehl, L'Europe orientale de 1081 à 1433 (G. Glotz, Histoire Générale, IX, 1), Parigi 1945, pp. 1-35; L. Brchier, Le Monde Byzantin, I: Vie et mort de Byzance (L'évolution de l'humanité, 32), Parigi 1947.

Francesco Cognasso
ALESSIO, de' Falconieri: v. SEITE FONDATORI. ALESSIO, da Salò : v. segala alessio.
ALESSIO di Santa Maria. - Carmelitano scalzo, al secolo Giovanni Matteo Lubati; n. a Carrù (Mondovi) il 25 febbr. 1648, prese l'abito a Mondovi il 16 luglio 1665 ; visse quasi sempre in Torino, sopportando con mirabile pazienza le gravi infermità da cui fu per molti anni afflitto, e vi mori il 20 febbr. 1723.

Pubblicò parecchie novene per la preparazione alle feste della Madonna, di s. Giuseppe, scritti sui misteri della Fede, e una Vita di sr. Anna Maria di s. Gioacchino (Torino 1713).

Bisc.: Enrico del S.mo Sacramento, Collectio Script. O.C.D., I. Savona 1884, pp. 18-19.

Ambrogio di Santa Teresa

ALESSIO PLESCEJEV. - Metropolita dissidente di Kiev e di tutta la Russia dal 1354 al 1378. Fu uno dei più celebri metropoliti del granducato di Mosca. Nel 1361 riuscì ad eliminare la metropolia lituana, fondata nel 1354 dal patriarca bizantino Filoteo, che minacciava di dividere in due la Chiesa russa. Tenne la reggenza del principato di Mosca in luogo del minorenne Demetrio e fu grande amico di s. Sergio di Radonez, il rinnovatore del monachismo. A. fondò a Mosca il monastero di S. Andronico. I russi dissidenti venerano A. come secondo patrono della città di Mosca.

BibL.: A. M. Ammann, Storia della Chiesa russa, Torino 1948, pp. 82-135.

Alberto M. Ammann
ALEUTINE. - Arcipelago di ca. 150 fra isole (di cui 12 maggiori) e scogli, tutti montuosi e vulcanici (con apparati quiescenti ed attivi), suddivisi in 5 gruppi (Isole Fox, delle Quattro montagne, Andreanof, Rat, Near), ad O. dell'Alasca, da cui dipendono amministrativamente. Le A. coperono in complesso 37.8 .000 kmq ., e contano ca. 1200 ab . (un tempo, sembra, più di 25.000), quasi tutti indigeni, per lingua e cultura accomunati ai vicini Eschimesi. Al tempo delle loro prime relazioni i Russi li chiamarono Aleuti; il loro proprio nome è Unangan.

Importanti per la pesca (merluzzi, aringhe, salmoni) e la caccia (foche, balene, otarie), e con moderne allevamenti di volpi (Isole Fox), le A. godono di una posizione strategica di prim'ordine; i Nordamericani vi hanno eretto due grandi basi navali a Dutch Harbor presso l'I. Unalasca (Fox) e nell'isola di Kiska (Rat).

Il centro abitato più importante è Unalasca ( 230 ab.) nell'isola omonima. Piccoli insediamenti si trovano nel gruppo orientale delle Fox (Unimak, Unalasca, Akutan e Umnak); in tutto il resto dell'arcipelago le isole abitate sono Atka (Andreanof) e Attu (Near).

Le A. come territorio di Missione appartengono al Vicariato apostolico dell'Alasca (v.).

BibL.: M. L. Turner, Contributions to the Natural History of Alaska, Washington 1886; W. Jocheison, Archaeological investigations in the Aleutian Islands, Washington 1925; E. Halton, Aleutiska Surna. En grografisk och naturistorisk dorrukt, in Svrash Geografisk Atsbob, Lund 1933, pp. 7-30; W. Jocheison, History, Ethnology and Anthropology of the Aleut, Washington 1933; I. W. Hutchinson, Stepping stones from Alaska to Asia, 1937; R. Bissutti, Le razze e i papali della Terra, III, Torino, 1941, pp. 277 e sgg.; H.R. Collins - A.H. Clark - W.H. Walter, The Aleutian Islands: their people and natural history, Washing ton 1945.

Giuseppe Caroci
ALEXANDER, Archibald. - Teologo presbiteriano degli Stati Uniti, n. ad Augusta (ora Rockbridge) il 17 apr. 1772, m. a Princeton (New Jersey) il 22 ott. 1851. Scosso l'indifferentismo nel revival del 1789 , si diede agli studi sacri e divenne preside del collegio di Hampden-Sidney. Organizzò (1812) a Princeton il «Theological Seminary», in cui insegnò lunghi anni. Oltre l'importante opera apologetica Outlines of the Evidence of the Christianity (Princeton 1823), tradotta in molte lingue e spesso ristampata, e il postumo Moral Science (1852), pubblicò (a Filadelfia): Canon of the Old and New Testament (1826), History of the Patriarch (1833), History of the Israelitish Nation (postumo, 1853). Il suo Bible Dictionary (ed. American Sunday School Union, 1831) ebbe larghissima diffusione.

Bisc.: Il figlio, James Waddel A. (1804-59), pastore presbiteriano noto per aver tradotto i cantici di Paul Gerhardt (v.), scrisse Life of Rev. A. Alexander, Nuova York 1894.

Antonino Romeo
ALEXANDER, Joseph Addison. - Terzo figlio di Alexander Archibald (v.), esegeta presbiteriano, n. a Filadelfia nel 1809, m. a Princeton nel 1860. Dal 1838

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insegnò a Princeton lingue e letterature orientali, salendo in fama di primo glottologo d'America, dal 1852 storia ecclesiastica, dal 1858 esegesi del Nuovo Testamento.

Ispirandosi alla corrente conservatrice di Hengstenberg, compose dotti lavori filologici, tra cui Isaiah (2 voll., Nuova York 1846-47; nuova ed. Glasgow 1875), ma soprattutto vari ampi commenti divulgativi (come The Psalms, 3 voll., Nuova York 1850; The Acts of the Apostles, 2 voll., 2ᵃ ed. Londra 1862). Per diffondere la conoscenza dei libri sacri, progettò con Ch. Hodge una serie di commenti popolari al Nuovo Testamento; poté solo pubblicarne Marco con Atti d. Ap. (1858), e Matteo (1860).

Bibl.: H. C. Alexander (suo nipote), Biography of 7. A. Al., 2 voll., Nuova York 1870. Antonino Romeo

ALEXANDRE, Noèl.. - Storico-teologo domenicano, n. a Rouen il 19 genn. 1639; m. a Parigi il 21 ag. 1724. Entrò fra i Domenicani a Rouen nel 1654, professò il 9 maggio 1655 . Fu subito inviato a Parigi per gli studi di filosofia e di teologia e fu in seguito reggente del collegio di S. Giacomo, dottore alla Sorbona nel 1675, provinciale di Parigi nel 1706-10, in relazione coi più valenti maestri del suo tempo nel campo dei suoi studi. Come teologo rimase fedele al sistema tomista del suo ordine e non piegò verso il giansenismo; si lasciò invece attrarre verso un gallicanismo moderato, come buona parte dei teologi francesi del suo tempo. In occasione della controversia famosa sorta a Parigi a proposito del caso di coscienza, l'A. fu uno dei quaranta dottori sorbonici che ne approvarono la soluzione il 20 luglio 1701 nel senso che il silentium obsequiosum fosse sufficiente da parte di un giansenista per ottenere l'assoluzione sacramentale. Resa pubblica l'anno seguente dai giansenisti, tale risoluzione provocò grandissimo rumore e la condanna della S. Sede ; il p. A. fu il primo a dare spiegazioni ed a fare la sua ritrattazione insieme con altri dieci dottori ed a protestare in seguito la sua devozione alla S. Sede. Nonostante ciò, troviamo l'A. nel numero degli «appellanti " contro la bolla Unigenitus dell's sctt. 1713; anche questa volta egli si ricredette già prima del 1722; ma in quest'anno, vecchio ormai di 84 anni e cieco da dieci, stretto dalle insistenze degli appellanti, si dichiarò di nuovo dalla loro parte; però il 4 ag. 1724, pochi giorni prima della morte, rivocò nuovamente l'appello e morì in pace con la Chiesa.

L'attività letteraria del p. A. è molteplice ed estesa. Omettendo le scritture polemiche a proposito delle controversie agitate nel suo tempo, la prima delle sue opere è la Selecta Historiae ecclesiasticae capita pubblicata in 26 voll. a Parigi nel 1676-86. Il 1^{°} ott. 1680 ne inviava a Innocenzo XI i primi tredici volumi in segno di riverenza ed il papa la lodò nel 1682; ma l'opera veniva messa all'Indice nel 1684 e poi nel 1687 quando si manifestarono più aperte le idee dell'autore. Nel 1689 l'A. pubblicò la Selecta Historiae Veteris Testamenti capita ( 6 voll.), la quale poi fusa con la precedente usci a Parigi nel 1699 col titolo : Historia ecclesiastica Vet. et Novi Testamenti (8 voll.). L'opera, più che un'esposizione continuata e sistematica, è un complesso di tesi e di dissertazioni, disposte in ordine cronologico, sulle diverse materie della storia ecclesiastica.

La Historia fu più volte ristampata; in Italia il p. Costantino Roncaglia ne fece a Lucca nel 1734 una edizione in 9 voll., corredata di note con le quali corregge le osservazioni gallicane dell'A. ed un'altra edizione con supplement ne fece a Lucca il p. G. Dom. Mansi nel 1749 pure in 9 voll., che ebbero larga diffusione e numerose ristampe con altri supplementi. Oltre a quest'opera il p. A. pubblicò a Parigi nel 1694 in 10 voll. una pregevole Theologia dogmatica et moralis secundum ordinem catechismi Cancilii Tridentini, ch'ebbe larga diffusione.

Altrettanto avvenne anche della Exspositio litteralis et moralis del Vangelo (Parigi 1702) ch'egli voleva dedicare
a Clemente XI; e del Commentarius litteralis et moralis alle lettere di s. Paolo ed alle epistole canoniche (Rouen 1710) sicchè si può veramente affermare che l'A. fu uno degli scrittori che esercitarono maggior influenza nell'ambiente culturale del tempo nel campo delle scienze sacre.

Bibl.: Oltre l'Humor, IV, c. 1179-82, si veda: R. Candon, s. v. in DHG, II, coll. 280-87; P. Mandonnet, s. v. in DThC. I, coll. 769-72; A. Mercati, Intorno alla "Romanità" di Natale Alexandre O. P., in Architrum Pretrom Praedicatorum, 16 (1946), pp. 3-82. Le edizioni del Roncaglia e del Mansi non furono comprese nella condanna dell'Indice.

ALEXANDREION. - Fortezza palestinese, costruita presso il Giordano, dove finisce il Qarn Sartabe, da Alessandro Jannco (m. nel 76 a. C.). Servi spesso di rifugio agli ultimi Asmonei nei momenti critici del loro tormentato regno (Flavio Giuseppe, Ant. Ind., XIV, 49, 83 sg.; Bell. Ind., I, 134.163.171). Distrutta da Gabinio ( 57 a. C.), fu riedificata nel 38 a. C. da Ferora, fratello di Erode il Grande, e divenne scena della tragedia famigliare di questo re (Ant. Ind., XV, 185). Ivi fu rinchiusa nel 30 a. C. Mariamme (v.) da Erode, geloso della sopravvivenza della moglie in caso di sua disgrazia; ivi furono sepolti i giovani Alessandro e Aristobulo, fatti uccidere dal padre nel 7 a. C. (Bell. Ind., I, 551). Erode vi custodiva i suoi tesori (Ant. Ind., XVI, 317).

Angelo Penna
ALEXANDRIA in Luisiana, diocesi di. - Negli Stati Uniti, suffraganea di Nuova Orleans. Eretta il 23 luglio 1853 sotto il nome di Natchitoches fu trasferita ad A. il 6 ag. 1910. I cattolici sono 56.251 , sopra una popolazione di 884.053 ab. Si contano 50 parrocchie, con 55 sacerdoti diocesani e 41 regolari.

Bibl.: J. D. G. Shea, History of the Catholic Church in the United States, IV, Nuova Yc:b 1892, pp. 679-77. : The Catholic historical review, 2 (1916-17), p. 135; J. H. G' Donnell, The Catholic hierarchy of the United States, 1790-1922, Washington 1922; The Catholic Encyclopedia, I, ed. riv., 1936, p. 315 sg.; R. Baudier, The Catholic church in Louisiana, Nuova Orleans 1939: The Official Catholic directory for 1939, parte II, p. 238; E. Lauvrière, Histoire de la Louisiane française, 1673-1930, Par'gi 1940.

ALEXANDRIA in Ontario, diocesi di. - Nel Canada, suffraganea di Kingston. Eretta il 23 genn. 1890 col nome di A. in America, mutato, il 15 nov. 1910, in A. in Ontario. La diocesi comprende le contee di Glengarry e di Stormont, situate a nord-est di questa provincia. Statistiche del 1948: 37.600 cattolici, su 59.300 ab.; 29 parrocchie con 37 sacerdoti diocesani.

Bibl.: AAS, 2 (1910), p. 946; s. v. in The Cath. Enc., I. ed. riv., (1936), p. 315; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1939, pp. 410-12. Corrado Morin

ALEXICI, IoAN. - Vescovo greco-cattolico in Transilvania, n. il 24 giugno 1801 a Maladia e m. il 29 giugno 1863 a Gherla. Il 28 ott. 1825 fu consacrato primo vescovo di Gherla. Nel 1861 fu eletto dal Congresso nazionale transilvano di Sibiu a membro del comitato permanente per «la riconquista dei diritti spettanti alla nazione romena ". Pubblicò in latino: Gramatica daco-romana, sice Valachica, latinitate donata, aucta ac in hunc ordinem redacta (Vienna 1826) che contribuì alla conoscenza del romeno anche fra i dotti stranieri.

Bibl.: C. Diaconovici, Enciclopedia romdud, I, Sibiu 1898, p. 104; C. Isopescu, Saggi romeno-italo-ispanici, Roma 1943, pp. 239-41. Claudio Isopescu

ALEXIUS, ARISTENES : v. ARISTINO, ALESSIO.
ALFABETO. - E il mezzo di esprimere i singoli elementi vocalici e consonantici di una parola per mezzo di segni determinati e costanti.

1. Origine. - a) Quest'arte ha avuto bisogno di una lunga evoluzione. Procedono le scritture pittografiche (ideografiche) che esprimono le parole (idee)

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|  | FENICIO | EBRAICO |  | SAMARI <br> TANO | begin{aligned} & text { ARAMA } \ & text { ICO } end{aligned} | SIRIACO | GRECO |  | SCRITTURA <br> ALFABETICA |  |
| :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: | :--: |
|  | ARCAICO | MEŠA | QUADRATO | LAPID. | SECVIII | begin{aligned} & text { ESTRAN } \ & text { GELO } end{aligned} |  | ATENE | RĀS | SAMRA |
| 7 | x & | x | 2 | 5 | +8 | x | a | A | 'a |  |
| b | 9 | 9 | 2 | 3 | 9 | 3 | β | B | 'e |  |
| 9 | 1 | 1 | 2 | 7 | 1 | 2 | Y | 11 | b |  |
| d | 4 | 4 | 7 | 9 | 9 | 32 | δ | DD | 9 |  |
| h | 9 | 9 | 7 | 33 | 9 | mos | 6 | R | d(z) |  |
| w | Y | Y | 7 | 94 | 44 | a.a | 5 | I | w |  |
| 2 | I | I | 1 | 5 | 2 | 17 | 7 | 日 | 2 |  |
| h, h | 日 | H | n | 8 | H | * | θ | oplus θ | h |  |
| t | 0 | 0 | 6 | 8 | 0 | 44 | L | 1 | t |  |
| 4 | 32 | 7 | , | 7 | 32 | 2 | K | K | 4 |  |
| k | 44 | 4 | 5 | 5 | 44 | 34 | 2 | v_{k} |  |  |
| 1 | 66 | 6 | 5 | 2 | 66 | 33 | 4 | MM | m |  |
| m | 44 | 7 | 2 | 4 | 44 | 22 | 2 | v | n |  |
| n | 4 | 4 | 3 | 2 | 44 | 1 | 0 | 0 | 5 |  |
| 5 | 44 | 4 | 0 |  | 4 | 42 | 7 | 7 |  |  |
| e | 0 | 0 | 2 | 0 | 00 | 2 | 9 | 9 | 9 |  |
| p(f) | 2 | 2 | 3 | 2 | 27 | 4 | P | PK | 5 |  |
| 5 | p | p | 3 | m | v | 5 | 0 | 5 | 5 |  |
| 9 | varphi | varphi | P | v | 44 | 33 | T | T |  |  |
| r | 9 | 9 | 7 | 9 | 9 | 44 | 4 | r | 5 |  |
| bar{s}(s) | w w | w | w | w | w w | 2 | varphi | Φ | 5 |  |
| t | x++ | x | 7 | x | x x | 32 | x | x | t |  |

[⁰]
[⁰]:    Alfabeto - Tavola dei seġni alfabetici arcaici del vicino Oriente e della Grecia antica, derivanti dal fenicio, con annessa la scrittura alfabetica cunciforme di Rās Samra. (Le colonne 1, 8, 10 contengono la trascrizione moderna).

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Alfabeto - Le più antiche testimonianze di scrittura alfabetica: 1. Iscrizione protosinaítica (con trascrizione ebraica e latina) del sec. XVI (XVII ?) a. C.; 2. Iscrizione di Sichem. del sec. XVII-XVI a. C.; 3. Epigrafe di una scure del Sommo Sacerdote (Ras Samra), del sec. xv ca. a. C.; 4. Iscrizione di Biblo del sec. xv ca. a. C.; 5. Iscrizione di una brocca (Lachis), del sec. xili a. C.; 6. Lettera III* di Lachis, 1. 20, ostrakon del sec. vi a. C.

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(pregr. B. Deşenbert)
Alfabeto - Lettera D dell'a. gotico a figure del a Maestro ES . Incisione tedesca (sec. xv) - Berlino, Kaiser Fricdrichmus.
per mezzo di immagini appropriate; segue poi la scrittura sillabica che riserva un segno a ogni sillaba (ad es. la scrittura cuneiforme mesopotamica). Finalmente si è tentato di destinare un segno ad ogni suono (consonante o vocale). Essendo il numero dei suoni diverso nelle diverse lingue, anche il numero dei segni ("lettere") varia fra 20 e 30 (l'ebraico ha 22 lettere, il greco 24, l'ugaritico 29). Questa scrittura si chiama alfabetica secondo le due prime lettere dell'a. greco.
b) Quando sia sorta la prima scrittura alfabetica, finora non si può dire con certezza. Essa quasi contemporaneamente appare in diverse regioni intorno al Mediterraneo. Nella penisola Sinaitica si sono trovate a Serâbit el-Hâdem, nelle miniere egiziane, una trentina di iscrizioni eseguite in caratteri simili parte ai geroglifici egiziani, parte alla scrittura semitica, e si è potuto stabilire che si tratta di segni alfabetici (A. H. Gardiner e K. Sethe), i quali vengono chiamati "protosinaitici». Sulla data di queste iscrizioni gli archeologi finora non sono d'accordo. Da alcuni vengono ascritte all'epoca della dinastia XII (2000-1785), da altri - con maggiore probabilità - al tempo della dinastia XVIII (ca. 1500 a. C.). Nella Palestina le più antiche scritture alfabetiche sono state scoperte a Tell ed-Duweir = Lachis (iscrizione di un pugnale), a Tell Balâta = Sichem (due frammenti calcarei con alcune lettere), a Gezer ( 3 lettere probabilmente appartenenti a una iscrizione più lunga). Queste iscrizioni si ascrivono ai secc.XVII-Xv a. C.; la loro interpretazione non si è ancora fatta con certezza, ma indubbiamente si tratta di scrittura alfabetica adoperata per scopi pratici della vita quotidiana. Nella Fenicia la più antica iscrizione finora scoperta è quella trovata a Biblo a piè dell'acropoli, contenente tre righe delle
quali la seconda viene quasi da tutti interpretata b-g-b-l-r-b=× a Gebal ( = Byblos), maestro n. Viene ascritta da alcuni al sec. xvi, da altri al sec. xv. La data dell'iscrizione di Safatbaal (S̆iptibaal), prima del sec. xv a. C., e quella dell'iscrizione di 'Abdô', xviII -xVII sec. a. C., proposte dal Dunand, sono ancora controverse. La famosa iscrizione del sarcofago di Abîrâm di Biblo, fino a poco fa ritenuta la più antica della Fenicia, è di qualche secolo più recente, cioè del sec. xiri, ovvero, secondo recenti autori, del sec. xir o xi. I segni sono già piuttosto corsivi e suppongono un uso precedente relativamente lungo. Un a. assolutamente particolare è quello di Ugarit (Râs Samra), scoperto nel 1929, non scritto, come gli altri a. trovati fino ad oggi, in caratteri lineari, ma con segni "cuneiformi", simili a quelli della scrittura (sillabica) assiro-babilonese. Dalla varia combinazione dei «cunei» si sono formati ca. 30 diversi segni che rappresentano le consonanti (e probabilmente 3 vocali) della lingua ugaritica (affine all'ebraico antico). Questo a. è probabilmente sorto un po' prima del 1500 a. C.

Questa esposizione sommaria mostra che nel 1500 a. C. la scrittura alfabetica era conosciuta e adoperata nelle regioni occupate più tardi dal popolo israelitico, o vicine ad esso. E dunque accertato che qualche secolo prima di Mosè la scrittura alfabetica si conosceva e praticava dai popoli con cui gli Israeliti avevano contatti. Non esiste invece finora alcuna prova che una scrittura alfabetica sia stata in uso circa la metà del II millennio presso altri popoli antichi. L'a. greco (dal quale poi dipende l'a. italico-latino) è derivato dall'a. semitico in epoca più recente, finora non bene accertata (fra il sec. xi e viII a. C.).
c) Ove sia sorta la prima scrittura alfabetica, parimenti è dubbio. Molti autori credono che operai semitici, occupati nelle miniere del Sinai, l'abbiano inventata, adoperando i segni geroglifici egiziani per esprimere, secondo il principio dell'acrofonia, le vocali e consonanti; ma è opinione poco probabile, particolarmente nella supposizione che le iscrizioni proto-
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(pregr. B. Deşenbert)
Alfabeto - Lettera V dell'a. gotico a figure del a Maestro ES . Incisione tedesca (sec. xv) - Berlino, Kaiser Friedrichmus.

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(propr. B. Degenhart)
Alfabeto - Lettere P, Q da Vespasiano, Calligraphia, Venezia 1555.
sinaitiche siano del sec. xv. Altri invece pensano che l'a. sia di origine fenicia. I Fenici, in frequente contatto commerciale con gli Egiziani, avrebbero preso come modello le lettere egiziane geroglifiche che rappresentano parole monosillabe (con omissione delle vocali), formando cosi un a. delle sole consonanti. Ma in questa supposizione difficilmente si spiegano le forme diverse di alcune lettere dell'a. protosinaitico. E poi poco probabile che l'a. lineare fenicio derivi dall'a. cuneiforme ugaritico, come altri ritengono. Probabilmente si deve supporre un a. protosemitico (prefenicio) dal quale dipendono i differenti tipi dell'a. semitico (protosinaitico, sudsemitico, palestinese, fenicio, ugaritico, ece). Così l'invenzione dell'a. sarebbe da ascrivere a una epoca più antica di quella delle iscrizioni finora trovate, cioè all'inizio del in millennio o anche prima. Ma la questione non si potrà decidere senza nuove scoperte.

Biol.: M. Sprengling, The Alphabet, in Or. Inst. Comm., n. 12, Chicago 1931; G. Boson, L'origine dell'a.e la Bibbia alla luce delle recenti scoperte epigrafiche, in Scuola Cattolica, 50 (1932), pp. 113-37; H. Bauer, Der Ursprung des Alphabets, in Der Alte Orient, XXXVI, I-II, Lipsia 1937; D. Diringer, L'a. nella storia della civiltà, Firenze 1937; J. Flight, The Present State of Studies in the History of Writing in the Near East, in The Haverford Symposion, 1938, pp. 111-35; K. Sethe, Vom Bild zum Buchstaben, Lipsia 1939; M. Durand, Byblia Grammata. Documents et recherches sur le développement de l'écriture en Phénicie, Beyrouth 1943; A. Bea, Die Entstehung des Alphabets, in Miscellanea G. Mercati, VI, Città del Vaticano 1946, pp. 1-35; W. F. Albright, The Early Alphabetic Inscriptions from Sinai and their Decipherment, in Bull. of the Amer. Schools of Or. Research, 110 (1948), pp. 6-22. Agostino Bea
2. A. nella mistica e nella magia. - L'a. sia nel suo complesso sia nelle singole lettere di cui è composto, ha assunto ben presto un significato simbolico e mistico, che talora ha finito per essere degradato a magico. Valore simbolico nel suo complesso ha l'a. nella sigla A- Ω (v.)
che si riferisce alla divinità come principio e fine di tutte le cose : significato che si ripete nella croce decussata sui due bracci della quale sono scritte rispettivamente le lettere degli a. greco e latino; croce che si traccia con la cenere sul pavimento di una chiesa nel giorno della dedicazione: antico rito romano di delimitazione di un terreno ad uso sacro fatto dagli auguri con il tracciamento di due linee ad angolo retto, il decumano e il cardine; usato poi dagli agrimensori romani per la misurazione del terreno e adottato dal rituale cristiano della dedicazione delle chiese per consacrare lo spazio di terreno dedicato al culto.

Significato simbolico delle singole lettere, in relazione al valore numerico (isopseffico) delle medesime, si ha nella tradizione teologico-mistica del giudaismo (v. sotto) e dello gnosticismo che ne ha largamente abusato.

Secondo lo gnostico Marco (Ippolito 6, 45; Ireneo. 1, 14, 4) le 24 lettere dell'a. greco rappresentano la Verità e contengono il mistero della discesa di Cristo in terra. Infatti le 9 consonanti mute significano Padre e Verità; le 8 semivocali, Logos e Vita; le 7 vocali Uomo e Chiesa. Questo squilibrio di proporzioni tra le tre serie di lettere è stato sanato da Gesù il quale è sceso dalla prima serie (Padre) diminuendola di i ed è entrato nella terza (Uomo) aumentandola di i.

Sempre secondo gli gnostici le 7 vocali greche ( α, ε, η, mathrm{l}, mathrm{o}, mathrm{u}, mathrm{ss} ) simboleggiano musicalmente i sette toni dell'eptacordo, capaci di esprimere con suoni continui inarticolati ( τ ° π π ∪ σ μ mathrm{oi} ) le più soavi armonie in onore della divinità.

Ease rappresentano anche i 7 cieli planetari e il loro susseguirsi dall'e all'ss, conferma che l'Altissimo è il principio e la fine di tutte le cose e che i a cieli cantano la sua gloria».

Va ricordata a questo proposito la lapide del tempio di Apollo a Mileto, dove entro 7 cerchi elissoidi (due ne mancano) sono inscritte le 7 vocali; mentre in alto si legge un'invocazione agli arcangeli affinché proteggano la città di Mileto e i suoi abitanti. Le 7 ellissi rappresentano i 7 cieli planetari come si deduce dai segni simbolici in testa ad ogni ellisse.

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PARTICOLARE DEL PALAZZO CAMBIASO - Genova.

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(par. Korr. (iutl.)

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Da questo significato mistico è facile il passaggio a quello magico da parte di menti incolte, che proprio nella misteriosità delle lettere, nel loro accozzamento, nella incomprensibilità della lingua in cui le parole formate sono scritte, ripongono il segreto della loro efficacia come si riscontra nell'uso di amuleti con pietre inscritte (v. adraras; amuletO; deflazione; magia).

Nicola Turchi
3. A. nella mistica giudaica. - Gli haggadisti attribuivano alle lettere un valore cosmico: esse ebbero gran parte nella creazione del mondo e nella rivelazione sinaitica. I cabbalisti svilupparono il sistema; parlano di lettere celesti e terrestri, maschili e femminili. Nel testo biblico sono osservate varie coincidenze: ad es. nel Salterio ricorre 22 volte la parola 'alrê («Beati... ") in conformità alle 22 lettere dell'alfabeto in cui è redarta la Torâh; l'acrostico alfabetico in Lamentazioni indicherebbe che il popolo aveva mancato all'adempimento di tutti i precetti della Legge; "da alef fino a tau" equivale a "da alfa (v.) ad omega", onde il valore attribuito a 'eth in Gen. 1, 1.

Per mezzo del valore numerico delle lettere si cerca di stabilire l'antichità del mondo. Si stabiliscono rapporti tra parole aventi lo stesso numero di lettere o le stesse lettere anche se in ordine di successione diverso: ad es. mê'ôdh (molto) e 'ôdhôm (Adamo).

Criptografis. Fenomeno criptografico è la gematria (ypqquetzîa), basata sul valore numerico e la permutabilità delle consonanti, in uso nell'esegesi haggadico-midrasica e nella letteratura cabbalistica. In luogo di una data lettera si scrive quella seguente nell'a. (both per alef) o la dodicesima. Il procedimento athônd consiste nel mettere l'ultima lettera dell'a. in luogo della prima, la penultima in luogo della seconda e così via: in Ier. 31, 41 têlôhhm Bobel (Babilonia). Altra permutazione è il talraq, cioè in luogo dell'ultima lettera la penultima, in luogo di questa la tera'ultima, ecc.

Abbreviazioni. Abbreviazioni (râfê têbhôth "principi di
parole") ricorrono in iscrizioni semitiche sino dal vi sec. a. C. I Settanta presuppongono abbreviazioni nel testo ebraico a loro disposizione; ogni lettera è considerata come principio di una data parola, e lo scritto attribuito a R. Aqiba (Le Lettere) enumera questi significati. Comune è jod per il tetragramma, sulle monete maccabaiche hat{ε} per temeth (anno), negli epitafi alef per "amen" e hat{ε} per fâbom (pace). Questo procedimento è chiamato notarihôn, in origine aggettivo, nel greco seriore "notarios" (tachigrafo). Le abbreviazioni talmudiche servivano per appuntare in forma concisa le discussioni. Nell'esegesi talune parole vengono scomposte considerando ogni lettera come principio di una parola. Simân (greco oquêlos) significa nella Mišnâh : segno per riconoscere, indizio; nel Talmûd serve come mezzo mnemotecnico per collegare vari simanîm formandone una parola sola. Altre volte ricorrono abbreviazioni per formole laudative, ad es. ε-ε-ε i (il ricordo del giusto a benedizione, Prov. 10, 7).

Espongono questi procedimenti Le Lettere di R. Aqiba e quelle di Ben Sira, Alphabetum Siracidis, ambedue considerate come appartenenti all'vili sec. d. C.

Mística. Secondo i cabbalisti le lettere sono sostanze spirituali in cui la forma esteriore corrisponde alla essenza interiore. Le lettere sono collegate alle io sefirôth. Ogni volta che si pronuncia o si applica una lettera si desta la sua essenza spirituale facendo sorgere "forme sante" che si congiungono con le lettere celesti (influenze pitagoriche?). Le lettere sono le vesti della Torâh, intessute di tutti i colori della luce, bianco, rosso, verde e nero. La preghiera cambia le lettere in sostanze spirituali che si innalzano al cielo. La prima lettera è la fonte di tutte le altre che si dividono in tre gruppi di cui il primo è il mistero della linea della grazia, il secondo della misericordia, il terzo del diritto. Soltanto Adamo conosceva, prima del peccato originale, le 3 lettere finali ( mathrm{m}, mathrm{n}, mathrm{s}, mathrm{p}, mathrm{k} mathrm{h} ). Abramo le riconobbe per ispirazione, e la loro conoscenza passò
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Quella lettera. B. fi compone de doirôdi e qucllo deforto fielopingrando de bnoue partiluna cioe uolefier iteins que rồ de la fua alteza p diametero. Equella defopraulol effer lri quatro noni medefimamente per diametro côme quidefopra proportionatamête negliochite faprefente.
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Quella lettera. S.fe eaus de octo tondis quella fe lafua Ragione uthicin exemplo apparet li qualipetefue para lelle rroû́do for centri trouerai quelli de forto effer ma giorideli defopra un terzo del nono del fuo quadro La pancia de mezzo uoleffer groffa el nono aponto de laite za. Le futliun terzo de lagroffezaterminandole teftecê fuagratia.

Alfabeto - Lettere B e S, da L. Pacioli, De divina proportione (sec. xv).

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poi ad Isacco, Giacobbe e Giuseppe; ma si oscurò in seguito all'adorazione del vitello d'oro. Le riconobbero Mosè, Giosuè ed i 70 Anziani. Rifulsero poi in Palestina assieme alle altre 22 lettere dell'a. nel mistico Cantico del cantici.

Ogni combinazione di lettere (sērijf) esprime una idea mistica; questa teoria si riscontra già nella letteratura talmudica e poi risorre nel mistico Libro della creazione e nel commento ad esso di Sabbatai Donnolo. Esiste un sērijf con cui si può creare anche un uomo. La dottrina della sintesi delle lettere assume grande importanza in quella dei nomi divini.

Bibl.: F. Dornscif, Das Alphabet in Mystik und Magie, 1* ed., Lipsia 1922, 2^{*} ed., ivi 1922; M. Guttmann, Alphabet in der Agade, in Enc. 7udaica, II, coll. 442-47; S. A. Horodesky, Alphabet in der Kabbala, ibid., coll. 447-51. Eugenio Zolli 4. A. NELLA PEdagogia. - Pedagogicamente e psicologicamente è interessante studiare i metodi didattici escogitati per l'insegnamento dell'a. Tralasciando quelli meno recenti, tramandati nei vari Santa Croce e A b becedari, si accenna qui unicamente alle tendenze attuali più seguite, le quali tutte hanno origine dal movimento psicopedagogico determinatosi nel secolo scorso. Secondo il metodo fonetico analitico o sincretico (Mauro, Jacotot, Decroly, ecc.) l'in-
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(let. Alinari)
segnamento dell'a. nelle sue espressioni grafica e vocale non deve essere fatto partendo dai singoli segni e suoni, bensì dalla parola, fatto fonico razionale di maggiore concretezza per il bimbo, che dev'essere posto immediatamente nella realtà psicologica del linguaggio. Soltanto successivamente il vocabolo si decomporrà in sillabe e lettere dimostrando il valore di ogni carattere e fonema. Questo metodo sarebbe confermato da una doppia serie di esperienze: 1^{*}. che la lettura non viene fatta per sillabe ma a parole intere; 2^{*}. che gli idioti, pur non riuscendo ad apprendere il valore delle singole lettere, leggono parole complete. Il metodo sintetico (Lindner) procede inversamente: parte dagli elementi dei vocaboli, cioè dai suoni elementari, lettere e sillabe. In entrambi i sistemi la lettura è dapprima meccanica, prevalendo il contributo dell'intelligenza a misura dell'accrescersi dell'automatismo.

Notevoli l'uno per la sua originalità, l'altro per la praticità i metodi italiani Ferretti e Montessori. G. Ferretti vorrebbe far rivivere nei bimbi il processo che maturò nell'umanità l'invenzione dell'a. (specialmente l'esigenza della scrittura alfabetica) attra-
verso le fasi progressive e semplificatrici della pittografia e ideografia, che nella pratica scolastica sarebbero riassunte nel disegno. M. Montessori, partendo dal principio di Itard e Séguin del transito naturale dal disegno alla scrittura, combatte come innaturale la didattica che attraverso una infinita moltiplicazione di aste e di curve credeva preparare nel modo migliore la meccanica della scrittura. Essa propugna l'acquisizione dell' abilità motoria attraverso disegni, geometrici dapprima, poi alfabetici fatti su figure e lettere in rilievo. Simultaneamente all'attività grafica il bimbo impara a pronunciare i suoni corrispondentisi segni alfabetici, isolati dapprima in unità sillabiche e verbali subito dopo. Casellari con lettere intagliate servono a comporre nuove parole e cosi, in quest'attivismo, lettura e scrittura embrionalmente fuse vengono apprese rapidamente e senza fatica.

Troppo numerose per poter essere qui rammentate le variazioni e innovazioni didattiche per l'apprendimento dell'a. escogitate in questa prima metà del sec. xx. Essenziale in ognuna di esse appare la tendenza verso una maggiore praticità sche lasci più largo margine alla collaborazione dei piccoli alunni.

Bibl.: F. Lénermand in Daremberg e Saglio, Dictionnaire des sociq. grecques et romaines, I, Parigi 1875, pp. 188-218; F. Berger, Histoire de l'écriture dans l'antiquité, Parigi 1891; J. Taylor, The Alphabetian Account of the Origin and Development of Letters, ²² ed., Londra 1899; E. Clodd, History of the Alphabet, Londra 1900; G. Ferretti, L'A. e i fanciulli, Firenze 1919; H. Jensen, Geschichte der Schrift, Hannover 1922; M. Montessori. Il metodo della pedagogia scientifica, ³² ed., Roma 1935.

ALFABETO (RITO): v. CHIESA, dedicazione della.
ALFANI, AUGUSTO. - Accademico della Crusca, filosofo e pedagogista, n. a Firenze il 17 nov. 1844, m. ivi nel 1923. Insegnante di filosofia, segui la corrente spiritualista alquanto eclettica di Augusto Conti; cooperò efficacemente alla compilazione del vocabolario della Crusca; scrisse di filologia, filosofia, politica e storia; ma l'opera sua migliore pose nell'educazione dell'infanzia e della gioventù, servendosi della sua cultura e della sua facile vena di narratore per illuminare e stimolare allo studio, al dovere, all'amore della patria, della famiglia e della religione, dietro l'esempio dei nostri grandi, specialmente Dante e Manzoni.

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Per i fanciulli scrisse parecchi racconti ricreativi : Dal vero, In casa e fuori, Ernestino e il suo nonno (conversazioni di una morale fresca e soave), La Vespa (originalissima autobiografia di una cagnolina), Re Muro (autobiografia di un cavallo), e operette moraleggianti, ricche di buoni consigli: Lavori e Arnesi, Dialoghi; I tre amori del cittadino: la Casa, la Patria e il Lavoro. Con i due periodici La Scuola e Letture di famiglia continuò con vigore una vivace battaglia per la formazione degli italiani contro l'invidente spirito materialista. Ma la sua fama, scrittore educativo è legata soprattutto a: Il carattere degli Italiani, norme efficaci e indovinate per la formazione di un carattere integro e saldo; e a Battaglie e Vittorie, dove si passano in rassegna (continuando l'esempio di M. Lessona in Volere è potere) le varie industrie, illustrandole con insigni figure di italiani, che vi si distinsero.

Bibl.: F. Ramorino, Profilo bibliografico di A. A., Firenze 1918: A. Linscher e altri, In memoria del prof. A. A., Firenze 1922: F. Panerasi, I Toscani dell'Ottocento, Firenze 1924: G. Goscobbe, Manuale di Leteratura infantile, ⁵² ed., Roma 1947. Celestino Testore
Alfani, Domenico e Orazio. - Pittori. Domenico, n. a Perugia ca. il 1480 , m. dopo il 1553 , collaboratore ed amico di Raffaello, dipinse su disegno del maestro il Padre Eterno sulla cimasa della Deposizione di Raffaello, oggi nella galleria Borghese a Roma, e una Sacra Famiglia nella galleria di Perugia. Influssi raffaelleschi sono pure palesi nella Madonna del 1518 nella galleria di Perugia e in quelle del duomo di Città della Pieve (1521), mentre rivela l'azione di Giulio Romano e di Fra Bartolomeo la grande pala nella Pinacoteca di Perugia, datata al 1524, rappresentante la Vergine col Bambino e Santi, che è la sua opera più nota. Pittore mediocre e freddo, fini, nell'ultima sua opera, per ripetere fiaccamente le formole abusate dei michelangiolisti.

Orazio, figlio di Domenico, n. a Perugia ca. il 1510 , m. a Roma nel 1583 . Collaboratore del padre, lavora dal 1539 al 1544 in Sicilia. Tra le opere eseguite dopo il suo ritorno a Perugia ricordiamo la Leggenda dei ss. Pietro e Paolo e la Resurrezione per la chiesa dei Benedettini. Lo stile dei suoi dipinti, d'un livello qualitativo anche inferiore a quello del padre, si ricollega ai manieristi fiorentini.

Bibl.: W. Bombe, D. A. Regesten und Urhunden, in Jahrb. d. press. Kunst., 37 (1916), Beiheft, pp. 1-21; U. Gnoli, Pittori e miniatori dell'Umbria, Spoleto 1923. Giza de Francovich
Alfani, Guido. - N. a Firenze il 17 genn. 1876 dal prof. Augusto, accademico della Crusca, e da Luisa Carobbi, m. ivi il 20 nov. 1940. Scolopio il 10 maggio 1899. Nel 1905 succedette al p. Giovannozzi nella direzione dell'Osservatorio Ximeniano di Firenze, che rese noto al mondo intero per l'attività sismologica. Fu valoroso sismologo e geniale sperimentatore fisico. Perfezionò e ideò molteplici apparecchi sismici molto sensibili, che portano il suo nome, i principali dei quali sono: 1) i tropometrografi Omori-Alfani; 2) un ortosismografo; 3) due pendoli aperiodici; 4) un bipendolo; 5) il fotosismografo sul tipo Galitzin; 6) il vibrografo accelerometrico; 7) il tespidometro portabile.

Studiò con particolare cura ed acume le vibrazioni e le deflessioni dei vari monumenti nazionali : quali il campanile di Pisa, la torre del Palazzo Vecchio di Firenze, la cupola del Brunelleschi. In questa riperè l'esperienza del pendolo, fatta per la prima volta in Italia dagli accademici del Cimento, e poi a Parigi da Foucault nel 1851. Fu il primo ad impiantare in Italia una stazione radiotelegrafica per il servizio orario degli apparecchi sismici : Marconi ne collaudò il funzionamento.

Studioso indefesso, precisando l'epicentro di vari terremoti, dette tempestivo avviso alle autorità per
il soccorso ai centri devastati (Messina : 28 dic. 1908; Avezzano: 13 luglio 1915; Mugello: 29 giugno 1919; Alpi Apuane: 7 sett. 1920) e sempre si portò sui luoghi sinistrati per lo studio diretto del fenomeno.

Con scritti e conferenze divulgò la scienza con chiarezza e semplicità. Lascia circa un centinaio di memorie scientifiche di sismologia fisica, tecnica, edilizia; di astronomia e meteorologia, nella quale scienza si rese noto per l'invenzione di un altimetro e di un microbarografo, ammirabili per esattezza. Ha al suo attivo anche un telefono automatico e un tachimetro. Contribuì molto allo studio del clima di Firenze. Era libero docente di sismologia nell'Università di questa città.

L'A. non fu soltanto uno scienziato apprezzatissimo, ma anche sacerdote che sentì profondamente l'altezza del suo ministero, e si prodigò generosamente per confortare e riportare a Dio anime smarrite: noto dovunque il caso di Giosuè Borsi, dal Nostro ricondotto alla fede cristiana. Fu padre e fratello di chi affidava a lui la propria coscienza, onde averne sanate le ansie e le ferite.

La sua scomparsa costituì un lutto vivissimo per tutta la città. Nella sua tomba, a Rifredi, una pergamena dice: "Doctrina usus est ut hominum animos ad Dei cultum converteret».

Bibl.: G. Pizzolani, Padre A., Milano 1931; S. L. Ferrighi, L'Osservatorio Ximeniano, Brescia 1932, pp. 128-31; G. B. Alfano, Il p. G. A., Napoli 1041; S. Ferrighi, La giovinezza di p. G. A., Milano-Ancona 1943. Giovanni Battista Alfano

Alfano (Alphanus), arcivescovo di Salerno. Teologo, filosofo, medico, poeta. N. a Salerno da famiglia nobilissima, tra il 1015 e il 1020 , m. il 9 ott. 1085, visse nel periodo d'oro della sua patria, testimone della gran