volume-01

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co Gabrieli
ALIBRANDI, Ilario. - Romanista, n. a Roma l'8 febbr. 1823, m. ivi il 27 genn. 1894. Nell'Università di Roma professò Pandette dal 1849 al 1870 , quindi, ritiratosi, tenne fino alla morte la cattedra della medesima disciplina all'Accademia pontificia di conferenze storico-giuridiche in Roma. Ebbe varie cariche nei tribunali ecclesiastici e nella curia pontificia. Fu scienziato di sommo valore e precorse la dottrina interpolazionistica, nello studio del diritto romano.

I suoi studi, per la maggior parte pubblicati in Studi e documenti di storia e diritto dell'Accademia di conferenze storico-giuridiche e nel Bullettino dell'Istituto di diritto romano, furono raccolti nel volume: Opere giuridiche e storiche del prof. 1. A., Roma 1896, a cura dell'Accademia stessa.

Bibl.: V. Sclabia, I. A., in Bullettino dell'Istituto di diritto romano, 7 (1895), pp. 120-28. Guiscardo Moschetti

## ALICANTE: v. ORDIIUELA.

ALICULA. - Mantellina di pelle, con cappuccio o senza, usata dai cacciatori, dagli agricoltori, dagli operai e dai ragazzi. Nelle pitture e sculture cimiteriali cristiane di Roma dopo la seconda metà del in sec. è portata anche dal Buon Pastore. Nel calmiere o tariffa massimale di Diocleziano, dell'anno 701, è chiamata caracalla maior quella col cappuccio, mentre caracalla minor è quella senza cappuccio.

Bibl.: Wiipert. Pitture, p. 69-81, tavv. LXX, 1, 3 e LXXI, 3; id. Die Malereien der Grabhannuer des Trebius Iustus in Supplementheft der Römischen Quartalschrift, 21 (1913), pp. 276-96 e tavv. XVII + XIX.

ALIDOSI, Francesco. - Cardinale, n. a Castel del Rio (Imola) tra il 1450 e il 1460 , m. a Ravenna nel 1511. Segretario e consigliere del card. Giuliano della Rovere, fu da questi, quando ascese al pontificato, creato cardinale nel 1505. Legato a Bologna nel 1508 , cercò con ogni mezzo di estirpare il partito dei Bentivoglio, guadagnandosi odi tenacissimi che si riflettono sui giudizi dati su di lui da molti contemporanei. Denunciato al Papa, ma riconfermato nonostante le accuse, si mise in contrasto con Francesco Maria della Rovere, duca d'Urbino, capitano generale delle milizie pontificie nella guerra del Papa contro Ferrara, e fu da lui arrestato nel 1510 come sospetto di segrete
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(fol. Pont. Comm. Arch. Sacra)
Alicula - Uomo con alicula.
Roma, Sepolcro di Trebin Giusto sulla via Latina.
relazioni col nemico. Salvato ancora una volta dalla benevolenza di Giulio II, fuggì da Bologna all'entrata delle truppe francesi (1511), e si rifugiò a Ravenna presso il Papa. Quivi, incontrato dal duca d'Urbino, che lo riteneva responsabile di tradimento, ed era forse geloso del suo costante favore, fu da lui ucciso sulla pubblica via. Personaggio molto discusso e variamente giudicato, sul quale non è ancora stata detta una parola definitiva.

Bibl.: L. Frati, Il cardinale F. A. e Francesco Maria della Rovere, in Arch. Stor. Ital., 47 (1911), pp. 144-58; Pastor, III, pp. 763-65, 774-76; P. Richard, s. v. in DIIG. II, coll. 447-48; R. Galli, s. v., in Enc. Ital., II, pp. 495-96. Luigi Michelini Tacci

## ALIENAZIONE: v. BENI ECCLESIASTICI.

## ALIENAZIONE MENTALE : v. infermità MEN-

TALE.
ALIFE, diocesi di. - Nella regione campana, in provincia di Benevento, suffraganea di Benevento. Conta 19 parrocchie, 32 sacerdoti diocesani e 7 regolari; 35.000 ab., tutti cattolici; superfice della diocesi : 400 kmq . Residenza: Piedimonte d'Alife, città osca, poi sannitica, presa, perduta e ripresa dai Romani, fiorente sotto l'impero, saccheggiata e distrutta dai Saraceni. Passata sotto vari feudatari, fu, nel 1135, espugnata e rasa al suolo da Ruggiero II.

Si vuol far risalire l'erezione del vescovato al 314 , ma il primo vescovo di cui si conosca il nome è un Claro del 499. La serie regolare s'inizia con Alferio, ordinato nel 1252. Nel 1818 la diocesi fu soppressa; ristabilita nel 1820 e riunita con Telese, venne, nel 1852, di nuovo separata. Nell'àmbito della diocesi fio-

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rirono un tempo le abbazie di S. Salvatore, S. Spirito, SS. Maria e Pietro, S. Agostino, S. Simeone, S. Maria Maddalena.

Dell'antico splendore restano tracce negli avanzi dei templi, delle mura e terme romane, del teatro della epoca antonina. La cattedrale di S. Sisto ha una cripta del sec. XI e un campanile con iscrizioni romane nel cornicione e nella base.

BibL.: Ugludi, VIH, coll. 206-212; Cappelletti, XIX. pp. 80-112; Lanzoni, p. 378; Eubel, I. p. 69; II, p. 79; G. Frakin, s. v., in DHG, I, coll. 420-23.

Nuomi Crostaressa Scipioni

ALIGHIERI, DANTE: v. DANTE.
ALIGHIERI, Jacopo. - Figlio del poeta, ottenne nel 1325 la revoca della sentenza di bando e m. a Firenze nel 1348. E verosimile che egli fosse, come ci tramanda il lloccaccio, "il più fervente" nelle postume cure editoriali della propria "sorella", la Commedia. Di questa scrisse un'epitome in versi e chiosó, per primo, l'Inferno. Considerandola, come i coevi, quale opera di scienza e di fede, si adoperò a spicgarne, nel commento, l'allegoria dei tre stati morali dell'anima. Scrisse inoltre il Dottrinale, un poema nel quale si versificano questioni di morale, di fisica e di politica. Sono interessanti i ricordi di talune dottrine del padre e le difese di lui dall'accusa di eresia, ripetuta in una sua canzone rivolta al Papa e all'Imperatore.

BibL: G. Crociomi, Il dottrinale. Città di Castello 1895; P. Laino, Le chince al Purgatorio, Firenze 1904; Jarro [G. Piccinil, La chince all'Inferno, Firenze 1915; N. Zingarelli, I figli di Dante, in Lettera Dantis, Firenze 1923; M. Barbi, Problemi di critica dantesca, Firenze 1934, pp. 359-93. Marcello Aurigemma

ALIGHIERI, PIETRO. - l'rimogenito del poeta, dottore in legge, lo sappiamo giudice in Verona (per notizi: del 1332 e del 1337) e a Vicenza nel 1342; m. a Treviso nel 1364. La leggenda sul ritrovamento degli ultimi canti del "Paradiso" vuol rappresentare, forse, le cure dedicate alla Commedia, di cui scrisse (1340) un commento in latino, con singolare copia di citazioni, preoccupandosi di confrontare le proposizioni teologiche del padre con gli scritti dei Padri della Chiesa e della Scolastica. Le sette arti esaltano, in una sua canzone morale, la scienza e l'ortodossia paterna; e simili son gl'intenti del commento, dopo che dal De Monarchia, divenuto strumento politico, l'accusa di eresia tendeva ad estendersi al poema.

BibL.: V. Nannucci, Il Commentarium, Firenze 1842; N. Zingarelli, I figli di Dante, in Lettera Dantis, Firenze 1923; P. Ginori Conti, Vita e opere di P. di D. A., Firenze 1940. Marcello Aurigemma

ALIGNEMENTS: v. PREISTORIA, BELlIGIONI della.
ALIMENTI, diritto agli. - L'obbligo di prestare gli a. alle persone che siano in stato di bisogno e particolarmente a quelle alle quali si sia legati da vincoli di parentela o di affinità, è una istituzione profondamente radicata nell'idea della solidarietà umana, ed attuata sotto l'influsso cristiano.

Presso i Romani, il diritto agli a. doveva originariamente risultare da convenzione o da testamento o da rapporto di patronato. Il semplice rapporto familiare, finché la struttura della famiglia romana rimase immutata, non poteva per sé dar luogo a tale diritto. Il paterfamilias aveva tutti i diritti sui soggetti, non escluso il ius vitae et necis, exponendi, vendendi, che esercitava largamente anche verso i figli; ma non era gravato da alcun obbligo verso di loro. Pertanto, l'obbligo di alimentare coloro che si potevano impunemente disonoscere od uccidere non era concepibile, cosi come l'obbligo di alimentare i genitori da parte dei figli, i quali di regola nulla potevano possedere, non era possibile. Il processo evolutivo comincia nel periodo
classico, ma in una cerchia ben ristretta, per dilatarsi sotto l'influsso dell'etica cristiana e compiersi nel diritto giustinianeo. Nell'età classica il diritto e l'obbligo agli a. esiste tra padre, o ascendente paterno, e figlio; nella famiglia illegittima, tra madre, o ascendente materno, e figlio. Nell'età giustinianea invece, tanto nella famiglia legittima quanto nella illegittima, tale diritto ed obbligo esiste in via generale tra ascendenti e discendenti. Esso si estende poi ai collaterali, e finalmente ai coniugi. In alcuni casi eccezionali, sono obbligate agli a. anche altre persone: per esempio gli eredi.

Il diritto canonico continuò l'opera di estensione; nell'àmbito dei rapporti familiari il diritto agli a. fu riconosciuto anche ai figli spuri. Fuori della cerchia familiare furono introdotte alcune nuove specie di obblighi alimentari: cosi, il monaco doveva essere alimentato dal monastero, se veniva espulso ingiustamente; il chierico "a beneficio suspensus", che non avesse beni personali, percepiva gli a. dai frutti beneficiali; anche i rapporti di padrino e di figlioccio in conseguenza del battesimo davano fondamento al diritto alimentare; ma soprattutto venne sancito l'obbligo del beneficiato di dare gli a. al patrono del beneficio quando fosse in stato di bisogno.

Il CIC ha lasciato alle leggi civili il regolamento di questi obblighi per quanto riguarda il rapporto familiare; ma per quel che riguarda i rapporti derivati da particolari situazioni canoniche, esso li impone espressamente in due casi. Per il can. 980 § 2, il vescovo che ha conferito l'ordine sacro ad un soggetto privu di titolo canonico è obbligato a dare a costui gli a. necessari, fino a che non sia provveduto alla sua "congrua sustentatio". Il can. 1455, n. 2 rinnova poi l'antica prescrizione che concede gli a., da dedursi dai frutti del beneficio, al patrono caduto senza sua colpa in stato di bisogno.

Altri canoni del CIC provvedono alle necessità dei religiosi che abbandonano la religione (cf. cann. 643. § 2; 671, n. 5).

Nel Codice civile italiano, l'obbligo agli a. è previsto solo a carico di alcuni congiunti. Per l'art. 433, vi sono tenuti nell'ordine: i) il coniuge, i figli legittimi o legittimati e, in loro mancanza, i discendenti prossimi; 2) i genitori e, in loro mancanza, gli ascendenti prossimi; 3) i generi e le nuore; 4) il suocero e la suocera; 5) i fratelli e le sorelle germani o unilaterali nella misura dello stretto necessario e con precedenza dei germani sugli unilaterali.

Altre norme disciplinano l'obbligo agli a. nella famiglia naturale e in quella adottiva.

L'obbligo legale agli a. ha sempre carattere di reciprocità, nel senso che ognuna delle persone suindicate ha non solo l'obbligo, ma anche il diritto agli a.; concerne il bisogno presente o futuro, mai il passato : nemo alitur in praeteritum. Perciò gli a. possono essere richiesti solo da chi versa in stato di bisogno e non è in grado di provvedere al proprio mantenimento (art. 438). E se dopo la assegnazione degli a. mutano le condizioni economiche di chi li somministra o di chi li riceve, l'autorità giudiziaria provvede per la cessazione, la riduzione, o l'aumento, secondo le circostanze (art. 440).

Il carattere sociale del diritto agli a. fa si che esso sia indisponibile. Non se ne ammette pertanto la cessione né la compensabilità.

Gli a. debbono essere assegnati in proporzione del bisogno dell'alimentando e delle condizioni economiche di chi deve somministrarli. Il bisogno dell'alimentando

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comprende quanto è necessario per la sussistenza, anche con riferimento all'educazione e all'istruzione professionale. Infine gli a. possono essere somministrati o in denaro o mantenendo nella propria casa colui che vi ha diritto.

Per altre norme sugli a. nel Cod. civ. it. cf. artt. 51, 198, 279, 660, 670, 801. 2751 e 2948.

Bibl.: L. Ferraris, s. v. Alimento, in Bibliothera canonica iuridica etc., 2ᵃ ed., Roma 1767, pp. 65-73; A. Cicu, s. v. in Enc. Ital., II, pp. 513-14; E. Albertario, Sul diritto agli a. in Studi di diritto romano, I, Milano 1933, p. 251; M. Roberti, Il diritto agli a. nel diritto romano e nelle fonti paesistiche, in Miscellanea Vermeersch. II, Roma 1935, p. 25; G. Bo, Il diritio degli a.: natura del diritto e soggetti, ²² ed., Milano 1935.

Raimondo Bidagor
ALIMENTI : v. SCIENZA DELL'ALIMENTAZIONE.
ALIMONDA, Gaetano. - Cardinale, n. a Genova il 23 ott. 1818, m. ivi il 31 maggio 1891 . Studiò nel seminario di Genova e, ordinato sacerdote il ro giugno 1843 , fu nominato vicerettore ed economo del seminario stesso. Il vicario capitolare, mons. Ferrari, lo nominò rettore, ufficio che tenne fino al 1854 . Un corso di conferenze apologetiche tenute a Genova nel 1864 lo rivelò come uno dei più grandi oratori del tempo. Pio IX, il 21 sett. 1877, lo elesse vescovo di Albenga. Leone XIII, nel concistoro del 12 maggio 1879, lo creò cardinale del titolo di S. Maria in Trespontina e lo chiamò a Roma, ove rimase fino al 1883 , quando, per la morte di mons. Gastaldi, lo clesse arcivescovo di Torino. Il suo episcopato torinese si distinse per una vasta opera apostolica. Fu amico e sostenitore di s. Giovanni Bosco ed ebbe il conforto del ritorno a Dio di Carlo Passaglia (v.) e di Ausonio Franchi (v.). Precursore tra i più qualificati della conciliazione, nel 1887 , in pieno accordo con Leone XIII, diede alla stampa lo studio: I voti degli italiani per la pace religiosa. Suoi capisaldi erano i seguenti : gli italiani debbono volere che il Papa sia libero, che Roma conservi la sua destinazione storica e che la loro vita di nazione si svolga nell'amicizia del Papa. La questione romana - egli scriveva - - per tratti specialissimi si può dire la questione della famiglia italiana { }^{n}.

Delle sue opere, oltre 12 collez. di omelie, vanno ricordate: Il dogma dell' Immacolata - Ragionamenti, Genova 1856; L'uomo sotto la legge del sovrannaturale, ivi 1864-67; I problemi del sec. XIX, ivi 1876; Il mio episcopato, ivi 1880; Il sovrannaturale nell'uomo, ivi 1881; Panegirici, Torino 1886; Lutero e l'Italia, ivi 1888; Lettere al canonico Vinelli, Genova 1892.

Bibl.: A. Pellicani, Della vita di mons. Antonio M. Gianelli vescovo di Bobbio, Genova 1878; T. Cluniso, La Chiesa in Piemonte dal 1757 ai giorni nostri, II, Torino 1887; F. Poggi, s. v. in Dic. Ricorg. Nuc., II, Milano 1903, p. 47; D. Franchetti, Memorie intorno a mons. G. B. Bertagna, Torino 1916; A. Vaudagnotti, Il card. Agostino Richefmo, Torino 1926, pp. 189-204; M. De Camillis, Il card. G. A., Roma 1941. Mario De Camillis

ALIOTTI, GIrolamo. - Scrittore benedettino, n. ad Arezzo nel 1412, m. nel 1480. Entrato nell'abbazia di S. Flora (1430), nel 1437 fu priore di S. Cecilia di Foiano. Si recò in Francia nel 1440, al seguito del nunzio apostolico card. Zabarella. Fu abate di S. Maria in Mamma (1442) e infine (1446) dell'abbazia di S. Flora, di cui rialzò le sorti, aggregandola alla congregazione di S. Giustina di Padova.
G. M. Scarmalli pubblicò le sue opere col titolo: Hieronymi Aliotti Aretini Ordinis sancti Benedicti Abbatis Monasterii SS. Florae et Lucillae epistolae et opuscula, 2 voll., Arezzo 1769. Le lettere riflettono la vita politica e religiosa dell'epoca. I principali opuscoli hanno carattere ascetico: De optimo vivendi genere deligendo; De monachis erudiendis; De felici statu religionis monasticae; Contra Religioso studium improbantes; De futuro statu Ecclesiae.

Bibl.: G. M. Scarmalli, ed. cit., I, pp. xili-xxxvi (vita
![img-27.jpeg](img-27.jpeg)
(let. Alinori)
Alipio stilita, santo - Musaico in una vióta dell'artio di S. Marco a Venezia (sec. xil, rest. sec. xilii).
dell'A.); Mazzuchelli, I, 1, p. 497; M. Armellini, Biblinthera Benedictino-Cusinensis, I, Assisi 1731, pp. 201-208.

Francesco Tinello
ALIPIO, santo. - Vescovo di Tagaste, discepolo e amicissimo di s. Agostino, al quale dobbiamo quasi tutto quello che sappiamo di lui. N. a Tagaste, qualche anno dopo Agostino, ne frequentò le lezioni sia nella città nativa, che a Cartagine. L'amicizia che ne segui e che non doveva mai più perdere nulla della sua intimità per tutta la loro vita, se ritrasse l'alunno dalla passione sregolata dei giochi del circo, lo strinse però al maestro nell'adesione al manicheismo. Portatosi a Roma a studiare diritto, elettovi comes elargitionum, A. ebbe una dolorosa caduta nella sua passione per gli spettacoli dei gladiatori; ma poi ne lo ritrasse il senso di probità morale che aveva vivissimo e la bontà e misericordia del Signore (Confess., 6, 8, n. 13). Seguì Agostino a Milano, partecipò a tutte le alterne vicende, le lotte, le ansie della conversione di lui, lo sostenne nelle dure battaglie e sconfitte dei sensi e ne riebbe in cambio i più pressanti inviti ad abbracciare la religione cristiana. I due amici furono battezzati insieme ( 25 apr. 387) e insieme vissero a Cassiciano, prendendo parte a quelle dispute filosofiche, che Agostino descrive aei due opuscoli : Contra Academicos e De Ordine (PL 32, 905 sgg.; 977 sgg.). Tornato in Africa, A. fu compagno di Agostino nel monastero di Ippona : fece un breve viaggio in Oriente, dove conobbe s. Girolamo, e poco dopo fu eletto vescovo di Tagaste (394). La città, sotto la sua guida, fece rifiorire quella santità, esattezza e ortodossia, che vigeva ad Ippona. Prese parte a parecchi concili e combatté vigorosamente gli eretici, confortato dall'esempio, dalle lettere e dall'amore di Agostino. Pare sia morto nel 429 o 430 . Il suo name passò nel Martirologio romano soltanto nel 1584 , sotto la

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data del 15 ag. Ma gli Eremiti e i Canonici regolari di s. Agostino ne celebrano la festa il 18.

Bibl.: S. Angustini Confessionum libri XIII: PL 31, 660668, passim: Acta SS. Augusti, III, Parigi-Roma 1867, pp. 201208; V. Bardet, Un Ami de s. Augustin, in Revue Augustinienne, 4 (1904), pp. 135 scc : 228 scc.: 333 scc.: A. Butler-H. Thurston, The Lives of the Saints, VIII, Londra 1923, pp. 205-207.

ALIPIO, stlilita, santo. - N. ad Adrianopoli in Paflagonia al principio del sec. vi. Orfano di padre a tre anni, fu presentato dalla madre al vescovo della città che curò la sua educazione. Ordinato diacono ebbe l'ufficio di cconomo. Impedito di abbracciare la vita monastica in Oriente, si ritirò a 30 anni a vita solitaria presso la città natale, vivendo in una cella per 2 anni; quindi montò sulla cima di una colonna, dove rimase 67 anni praticando le più aspre austerità. Morì contenario sotto il regno di Eraclio. Ai piedi della colonna si radunarono numerosi discepoli dei due sessi, che costituirono due comunità. La vita di A. fu scritta da uno dei suoi discepoli che si dice testimonio dei suoi prodigi. Festa il 26 nov.

Bibl.: H. Delehaye, Les Saints Stylites, Bruxelles 1932. pp. LXIVO-LXXIV e 148-89 (ed. critica della biografia).

Mario Scaduto
ALIPRANDI, Lohenzo. - N. a Cremona, ca. il 1760 , fu professore di teologia. Scrisse: Osservazioni teologico-critico-polemiche ecc. (Pavia 1787) contro un libro dell'Eybel che negava la confessione auricolare; ed una seconda opera di teologia morale: Religion e politica per dirigere l'equitù nei contratti di vendita (Pavia 1788), nella quale esamina i principi morali e la legislazione civile sui limiti del guadagno in commercio.

Bibl.: V. Concetti, Biografia Cremonese, I, Milano 1819. col. 193.

Michele Maccarrone
ALIṠAN, Leonzio. - Mechitarista di Venezia, n. a Costantinopoli nel 1820, m. a Venezia, in fama di
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(Int. pp. Redentoristi)
Aliṡan Leonzio - Ritratto.
santità, il 22 nov. igor. Entrò nel monastero di Venezia e, ordinato sacerdote nel 1840, insegnò per alcuni anni nel collegio Raphaelian, fondato e diretto dai Mechitaristi, del quale fu, nel 1844 e 1866, direttore. Nel 1843, collaborando col p. G. Aivazovski, fece fiorire il Pazmaveb, organo della Congregazione, che patrocina i bisogni religiosi e culturali della nazione armena. Diresse, dal 1859 al 1861, il collegio Muratian di Parigi, fondato e diretto anche questo dai Mechitaristi di Venezia per l'educazione della gioventù armena. Nel 1872 fu trasferito al cennbio di S. Lazzaro, concepì e stese le sue numerosissime opere, piene d'erudizione su tutta l'antichità storica, archeologica, topografica armena.

Copiosissima è la produzione di Aliṡan: opere ascetiche e poetiche, con le quali egli è salito in fama del maggior poeta del suo tempo, raccolte in cinque volumi (Venezia 1857-58); storiche e geografiche: Geografia dell'Armenia illustrata (ivi 1853); Alrarat (ivi 1890); Sissuan (ivi 1885); Sirak (ivi 1886); Sissahan (ivi 1893); L'antica fede degli Armeni, mitologia armena (ivi 1895); L'anrora del cristianesimo degli Armeni (ivi 1901); Frammenti e castigia dell'Armenia (ivi 1870-1902).

Bibl.: S. Eremian, Biografia di p. L. Aliżan, Venezia 1902 (in arm.). Per una bibliografia completa delle sue opere cf. A. Lazikson, s. v. in Nouvelle Bibliographie Armenienne et Encyclopedia de la vie Arodnienne, Venezia 1900-12, coll. 34-67 (in arm.); per le notizie circa la sua personalità letteraria e la vita, cf. ibid., col. 67.

## ALISCAMPS: v. ARLES.

ALIWAL, vicariato apostolico di. - Nal SudAfrica; fu eretto in data 21 febbr. 1926, per elevazione della prefettura apostolica di Gariep, costituita il 12 giugno 1923, con la parte meridionale del vicariato di Kimberley (Orange Freestate) e quella settentrionale del vicariato di Capo di Buona Speranza, Distr. orientale. E affidato ai Sacerdoti del Sacro Cuore (St-Quentin), che entrarono nel Gariep nel 1923, stabilendo il centro d'irradiazione in A. North.

Superfice 100.000 kmq . Su una popolazione totale di ca. 300.000 ab. (cens. 1933), nel 1939 si contavano 160.000 protestanti, 132.000 pagani (Kosa, Basuto, Fingo), 7088 cattolici ( 4817 indigeni, 837 metico) e 1595 catecumeni. Chiese e cappelle : 20. Sacerdoti del Sıcro Cuore 22, oltre due secolari, e cinque fratelli del Sıcro Cuore; 185 suore di tre diverse Congregazioni. Esiste un seminario maggiore e minore con 18 alunni.

Abbastanza sviluppata l'organizzazione scolastica ( 63 scuole di vario grado con 2765 alunni). L'azione cattolico-sociale, raggruppata in 30 associazioni, facenti capo alla "Catholic African Union", integra l'attività religiosa col suo influsso benefico.

Bibl.: Guide delle Missioni Cattoliche, Roma [1933], p. 272. col. 1: Catholic Directory of South Africa, 1939. pp. 88-95; AAS, 15 (1923), pp. 492-93; 28 (1936), pp. 246-64; MC, p. 9. Giuseppe Monticone
ALLACCI, Leone. - Teologo ed erudito greco n. a Chio nel 1586, m. a Roma il 19 genn. 1669; il cognome presenta la varia ortografia di Allacio, ovvero Allazio, dall'originario greco " λ λ λ α̂ τ ι ς ς.

Alla fine del 1599 entrò nel Collegio greco di Roma, dove studiò lingue classiche, filosofia e teologia, senza accedere agli ordini sacri, pur vivendo celibe. Nel 1616 si addottorò in medicina. Dopo essere stato nominato da Paolo V scrittore di lingua greca alla biblioteca Vaticana, da Gregorio XV fu incaricato di trasportare da Heidelberg a Roma la biblioteca Palatina, offerta da Massimiliano di Baviera. La morte del Pontefice lo privò della meritata ricompensa, anzi, sotto il successore Urbano VIII, ebbe a patire molestie ed accuse, risultate senza fondamento. Alessandro VII lo eleggeva primo custode della Vaticana nel 1661.

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La sua operosità ed erudizione sono attestate da duecentotrenta mazzi, o volumi, della biblioteca Vallicelliana di Roma, contenenti non solo i manoscritti delle sue opere, di cui parecchie inedite, ma pure copie di codici greci, latini ed italiani. La sessantina di pubblicazioni dell'A. oltre edizioni di testi antichi, di storia letteraria e di varia erudizione, comprendono opere riguardanti le controversie tra le Chiese di Roma e di Bisanzio, scritte con l'intento di attenuarne le divergenze e di accentuarne le concordanze dottrinali e disciplinari, nello spirito del Concilio di Firenze (1439). Tra queste vanno ricordate: De Ecclesiae accidentalis atque orientulis perpetua consentione (Colonia 1648), opera capitale; Graeciae orthodoxae scriptores (Roma 1652-59), e Concordantia nationum orientalium christianarum in fidei catholicose dogmate scritta in collaborazione con Abramo Ecchellense (Roma 1655).

Si rese pure benemerito della letteratura italiana con le opere: Poeti antichi raccolti da codici manoscritti della biblioteca Vaticana e Barberina, e Drammaturgia divisa in sette indici (Roma 1666).

Bibl.: S. Gradi, L. A. vita (incompleta in A. Mai, Nava Patrum bibliothera, VI, II, Roma 1853, pp. v-xxviII); C. Mazzi, L. A. e la Palatina di Heidelberg, in Propugnatore, 24 (1891 1), pp. 261-307; 23 (1892, 1), pp. 130-206, 315-54; 25 (1802 II), pp. 370-400; E. Legrand, Bibliographie hellénique du XVII eiste, III, Parigi 1893, pp. 435-71; L. Petit, s. v. in DThC, I, coll. 830-33. Per i mas. cf.: Archives des missions scientifiques et littéraires, 13 (1887), 3^{°} serie, pp. 830-56, ed E. Minarti, Catalogue dei manoscritti greci esistenti nelle biblioteche italiane, II, Milano 1902, pp. 201-22. Alberto Goliett

ALLĀH. - Nome arabo di Dio, formato, come generalmente si crede, dall'articolo al e la parola iläh, che vale "Dio, divinità ", ed è ancora oggi conservata nell'uso arabo (occorrono ambedue le parole nella formola di fede musulmana là iläh illā allāh "non vi è divinità fuori di Dio ") e corrisponde all'ebraico 'élbah, all'aramaico eläh, al siriaco allähā, al sudarabico iläh. Nelle iscrizioni safaitiche appare, con eguale formazione (cioè l'articolo, che in safaitico è h ā e ilāh), la forma halläh.
A. era venerato nell'Arabia preislamica e aveva anzi mon mano assunvo una posizione preminente tra le divinità dei pagani (v. arabia, preislamica); la parola era ed è adoperata per indicare Dio da parte degli ebrei e dei cristiani, e fu poi adottata dai musulmani. Per il concetto di Dio presso i musulmani e le opinioni e dispute delle varie scuole per la teodicea, v. isLÀM.

Bibl.: D. B. Macdonald, s. v. in Encyclopédie de l'Idäm, I, Leida 1913, p. 304-14; C. A. Nallino, s. v., in Enc. Ital., II, pp. 521-22. Michelangelo Guidi

ALLAHABAD, diocesi di. - Città dell'India settentrionale, capitale del distretto e della regione omonima. La sua posizione alla confluenza di due fiumi sacri, il Gange e il Jamna, conferisce un carattere sacro anche ad essa, donde i vari nomi, con cui venne designata: l'antico, di Prayag o "il confluente" per eccellenza; di Triveni o "le tre vie ", costituite dai tre fiumi: Gange, Jamna e il nuovo Gange che ne risulta, e poi di A. o "dimora di Allāh ", dato ad essa nella prima metà del sec. xvir dallo scià Giahan. La più celebre fra le città della sua regione è Benares, sul Gange, roccaforte dell'induismo, fitta di templi.

Ecclesiasticamente A. è ora diocesi suffraganea di Agra. Ma prima fece parte del vastissimo vicariato apostolico del Tibet-Indostan, o di Agra, eretto nel 1820; pai del vicariato apostolico di Patna, staccato dal primo (1845) ed eretto in seguito a diocesi (1886) con il nome di A. Il territorio, ancora molto vasto, venne diminuito dalle successive erezioni della prefettura apostolica di Bettiah (1892), della diocesi di Patna (1919), della prefettura apostolica di Jubbulpore (1932), di Jhansi (1940), della diocesi di Lucknow (1940) e finalmente della prefettura apostolica
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(propr. p. U. P'glina)
Allamano Giuseppe - Ritrato.
di Gorakhpur (1946). In quest'occasione la diocesi passò dai Cappuccini al clero secolare indigeno.

L'evangelizzazione procedette sempre lenta a cagione degli ostacoli eretti da ogni parte dalla superstizione radicata, dal fanatismo dei pagani, dalle varie sollevazioni contro l'occupante inglese.

La diocesi ha una superfice di 120.000 kmq ., e una popolazione ( 1939 ) di 28 milioni di ab., dei quali cattolici, catecumeni compreri, ca. 17.000; gli altri sono protestanti, ebrei, maomettani ( 8 milioni), pagani (ca. 20 milioni). Ha 22 chiese, di cui 3 parrocchie e 25 quasi parrocchie, e 16 cappelle. I sacerdoti secolari sono 57 , dei quali 19 indiani; coadiuvati dai Fratelli Cristiani e da 145 suore di diverse Congregazioni, in numero di 145 , tra le quali 16 indiane e 17 anglo-indiane. Le scuole elementari sono 21 con 460 alunni; le medie 7 con 1.072 alunni; le superiori 8 con 1.632 alunni; le professionali 2 con 34 alunni. Ci sono anche 1 capedale e 26 dispensari, orfanotrof e rizoveri per i vecchi.

Bibl.: J. Dahlmann, Indische Fahrten, I, Friburgo in Br. 1927, pp. 180-93; Clemente da Tersorio, Le missioni dei Minori Cappuccini, IX, Roma 1935, pp. 452-504; Guida delle missioni catioliche, Roma [1935], p. 142; G. B. Tragella, Italia Missionarie, Roma-Milano 1939, pp. 78-83; MC, pp. 9-10. Celestino Testore

ALLAMANO, Giuseppe. - Sacerdote, fondatore dell'Istituto della Consolata per le Missioni estere e delle Suore missionarie della Consolata, n. a Castelnuovo d'Asti (Don Bosco) il 21 genn. 1851, m. a Torino il 16 febbr. 1926. Nipote di s. Giuseppe Cafasso, ebbe la fortuna di compiere gli studi ginnasiali sotto la guida di s. Giovanni Bosco. Ordinato sacerdote a Torino il 20 sett. 1873, nel 1880 fu nominato rettore del santuario della Consolata, che trasformò radicalmente, facendone uno dei più vivi centri italiani di pietà mariana. Nel 1882 fece rinascere a nuova vita il Convitto ecclesiastico, di cui restò sempre rettore. Nel 1883 divenne canonico della metropolitana di Torino. Fra le molteplici opere di bene, da lui promosse o sostenute, la principale, in cui ebbe a valido collaboratore il can. Giacomo Camisassa, altra insigne figura di sacerdote e apostolo, resta la fondazione del-

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l'Istituto per le Missioni estere (v. istituto missioni della consolata), attuata, dopo anni di difficoltà e contrasti, nel 1901; cui seguì, nel 1910, la fondazione delle Suore missionarie della Consolata; istituti che egli resse fino alla morte. Morì in concetto di santità, dopo aver promosso e felicemente condotto a termine la causa di beatificazione dello zio. E in corso presso la curia arcivescovile di Torino il processo per la sua beatificazione.

BibL.: L. Salos, Il servo di Dio G. A., ³ᵃ ed., Torino 1944; id., Compendio della vita del servo di Dio G. A., ³ᵃ ed., Torino 1945.

Ugo Vidino
ALLARD, Jean-François-Marie. - Missionario oblato di Maria Immacolata, primo vicario apostolico del Natal, n. il 27 nov. 1806 a La Roche (Francia), m. a Roma il 26 sett. 1886. Già sacerdote dal 1830, entrò nella Congregazione degli Oblati nel 1837 ; partì per il Canadà nel 1843 . Nel 1851 fu nominato vescovo di Samaria e vicario apostolico del Natal. Organizzò il lavoro per i cattolici bianchi e l'apostolato per i negri, fondando per questi ultimi le stazioni di Roma, S. Monica e S. Michele. Vent'anni dopo, nel 1873, il suo vicariato - con solo 8 padri e 5 fratelli - contava più di 3000 cattolici, tra cui 1000 Basuti. Ritiratosi per salute, passò i suoi ultimi anni a Roma.

BibL.: Petites annales des missionz des Oblats de Marie Im. maculis, 1908, pp. 407-10.

ALLARD, Paul. - Storico francese, n. a Rouen il 15 sett. 1841, m. a Senneville-sur-Mer nel dic. 1916. Compì i suoi studi letterari all'Istituto Join-Lambert, per passare poi a Parigi, dove si laureò in legge. Dal 1861 al 1868 intraprese una serie di viaggi attraverso i vari paesi d'Europa, visitando così nel 1863 l'Italia, dove, giunto a Roma, cominciò ad interessarsi particolarmente delle antichità cristiane, sotto la guida di G. B. De Rossi, già famoso per le sue scoperte nelle catacombe romane. L'A. pubblicò alcuni anni dopo un rifacimento in francese della Roma sotterranea cristiana del De Rossi (Parigi 1872 ; 2^{a} ed., con aggiunte, 1873); ma la sua attività di storico della Chiesa ebbe inizio nel 1864 con uno studio ( A propos d'un autel peint par M. Dupuy-Delaroche dans l'église Saint-Godard de Rouen, nella Revue de Normandie) che manifestò la sua vocazione per lo studio del periodo delle origini.

I successivi suoi numerosi volumi ed articoli sull'antichità cristiana e di agiografia lo mostrano tenace rappresentante della tendenza conservatrice, che vuol ritrovare nei racconti leggendari le possibili tracce di verità storiche. I suoi studi sui problemi sociali hanno contribuito, secondo lo spirito del tempo, ad una riabilitazione della Chiesa in questo campo. La sua opera principale è l'Histoire des persécutions, dal sec. I a Diocleziano ( 5 voll., Parigi 1885-90; ³ᵃ ed. 1902-1908, e, del vol. I, ⁴ᵃ ed. 1910; trad. ital. di E. Lari, Firenze 1914 sgg.), giustamente considerata il primo lavoro organico sull'argomento; ed anche oggi, nonostante il notevole progresso della scienza archeologica ed agiografica, conserva il suo valore di forte disegno della lotta sostenuta dalla Chiesa contro l'Impero romano nei primi tre secoli della sua esistenza. Sono degni di nota anche il suo Julien l'Apostat (3 voll., Parigi 1900-1902); le Dix leçons sur le martyre, tenute all'Istituto cattolico di Parigi dal febbr. all'apr. 1905; e soprattutto la voce Martyre pubblicata nel Dictionnaire apologétique de la foi catholique, III, Parigi 1916, coll. 334-492, che può ritenersi un vero trattato sull'argomento.

BibL.: J. Guiraud, P. A. historien des origines chrétiennes,
in Revue des questions historiques, 52 (1924), pp. 381-423; H. Leclercq, Historiens du Christianisme, in DACL. VI, coll. 2670-80 (con l'elenco completo delle opere). Benedetto Pesci

ALLE, Girolamo. - Predicatore bolognese, n. nel 1582, m. nel 1660 . Entrò ( 1607 ) nell'Ordine di S. Girolamo di Fiesole, divenendovi definitore. Insegnò per un trentennio Sacra Scrittura all'Università di Bologna. Le sue opere, oratorie, ascetiche, polemiche (Mazzuchelli, I, 1, pp. 500-501, ne enumera 14) rispecchiano lo stile ampulloso del '600.

Ricordiamn: Il folle sogno (1613), discorso all'Accademia dei Costanti di Camerino, di cui l'A. era membro col nome di "Rugiente"; I convinti e confusi Hebrei, discorsi tenuti a Venezia, pubblicati a Ferrara nel 1619; Estratto spirituale per curare un'anima, Bologna 1640; Anatomia delle religisce, ivi 1643; L'uomo che parla poco e ragiona molto, ivi 1646; Il concatenato sconcatonamento de i pensieri, parole e attioni umane..., ivi 1654; Le chimere Pitagoriche, Cobalistiche, Chimiche e Giudiziarie dissipate dal vento della cettia, ivi 1654 ; varie Rappresentazioni spirituali (drammi sacri) in versi.

BibL.: A. P. Orlandi, Notizie degli scrittori Bolognesi, Bologna 1714, p. 171; S. Mazzetti, Memorie storiche sopra l'Università e l'Istituto delle scienze di Bologna, Bologna 1840, p. 327.

Piancoco Tinello
ALLEANZA. - Sotto questo nome sono conosciute alcune organizzazioni protestanti, di cui le principali sono :

1) Alleanza evangelica mondiale (World's Evangelical Alliance). - Nel 1844 Gregorio XVI con l'enciclica Inter praecipuas, del 5 maggio, condannò l'A. cristiana che era stata fondata negli Stati Uniti. Due anni dopo, nel 1846, fu costituita a Londra l'A. evangelica mondiale. Vi accorsero 800 delegati di diverse sétte, da molti paesi. Fu subito approvata la "Base dottrinale" che consta di 9 articoli o punti, considerati però non quale "credo" obbligatorio, ma come dottrine essenziali dei cristiani che desiderassero appartenere all'A. Tra i sopraddetti punti sono da notarsi il 2^{°} : diritto ed obbligo dell'esame privato nell'interpretazione della S. Scrittura; ed il 6^{°} : la giustificazione del peccatore per la sola fede. E dunque una irritazione prettamente protestante. Lo scopo dell'A., ripetuto nella copertina dei singoli numeri della rivista The Evangelical Christendom, che è l'organo ufficiale, è che "i cristiani inglesi e quelli di altre nazioni attuino in se stessi e manifestino agli altri la vivente ed essenziale unione di tutti i credenti nella scuola di Cristo». L'A. professa di lavorare per favorire la cooperazione e l'unità, difendere la libertà religiosa, aiutare i cristiani perseguitati, promuovere l'unione nella preghiera, conservare la verità e l'amore evangelico, ecc.; dai suoi scritti e dalla sua storia di quasi un secolo, consta che essa si è sempre opposta ad ogni tentativo di unione con i cattolici; non ha mai difeso la libertà religiosa di essi, quando vennero perseguitati, ad es. durante il Kulturkampf germanico, da Calles nel Messico e dai rivoluzionari nella Spagna; e mai, nei suoi foglietti e scritti, ha manifestato amore evangelico verso i cattolici, ma piuttosto avversione non molto discosta dall'odio.

L'A. trovò eco favorevole tra le sétte di quasi tutti i paesi ed anche tra quelle d'Italia, le cui riviste e fogli pubblicano ogni anno i temi della settimana di preghiera. Nelle singole nazioni le sétte unite all'A. hanno il comitato nazionale, ma il comitato principale fu sempre quello di Londra. Ogni quattro e cinque anni si celebrano riunioni generali, nelle quali non manca mai qualche attacco contro la Chiesa cattolica. Gli elementi principali dell'A. sono, oltre i congressi generali, la settimana di preghiera e la stampa. Nella settimana di preghiera, dal 7 al 14 gem., si propongono ordinariamente argomenti pii e generali. Le pubblicazioni, poi, tanto regolari come saltuarie, sono

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generalmente contrarie alla Chiesa cattolica, con una ostilità che ricorda quella dei peggiori tempi delle polemiche religiose del sec. xvi.

Bibl.: Ph. Schaff, S. Macauley Jackson, D. S. Schaff, A Religions Encyclopaedia, Nuova York-Londra 1891; Anuual Report of the World Evangelical Alliance, Londra 1926-38; H. M. Gooch, The World Evangelical Alliance, its Origin, Aim and outlook, ivi s. n.; Evangelical Christendom: Orpan of the World's Evangelical Alliance, ivi 1934-39; C. Crivelli, I Protestant in Italia, 2 voll., Isole del Liri 1934-38.
2) Alleanza presbiteriana o Alleanza delle Chiese riformate che si reggono con il sistema presbiteriano (Alliance of Reformed Churches through the World holding the Presbyterian System). - Presbiterianismo non è sinonimo di calvinismo. Questo riguarda le dottrine di Calvino, quello il sistema o regime ecclesiastico da lui stabilito, secondo il quale la Chiesa deve essere governata da anziani (presbiteri), tanto laici che ecclesiastici. Si dànno chiese presbiteriane che non professano tutte le dottrine calviniste.

La fondazione dell'A. evangelica mondiale destò tra i presbiteriani l'idea di costituire fra di loro un'a., che, avrea incrinare l'indipendenza delle singole chiese riformate, servisse di vincolo per aiutarsi reciprocamente, per trattare gli affari comuni circa le missioni, ecc. L'A. presbiteriana fu fondata nel 1875 .

L'A. è formata non da individui, ma da Chiese (sinodi o concistori), con un numero di deputati proporzionato al numero delle loro comunità o congregazioni. I deputati si riuniscono ogni quadriennio in una specie di concilio, che esamina tutti gli affari di interesse comune, ma è senza autorità per imporre le sue decisioni ed i suoi consigli. In queste adunanze talvolta si scaglia qualche attacco contro la Chiesa cattolica, ma anche si sentono delle verita che non mancano di far riflettere i congressisti, come successe nel congresso del 1933 a Belfast, nel quale uno dei deputati mise a confronto l'unione della Chiesa cattolica con la divisione dei protestanti, e a questi applicò il detto del Coleridge: "Io appartengo a quella santa e infallibile Chiesa della quale adesso io sono l'unico membro". Tra le 108 chiese allente si trova pure la Chiesa valdese.

Bibl.: Ph. Schaff, S. M. Jackson, D. S. Schaff, A Religious Encyclopaedia, Nuova York-Londra 1891; E. O. Watson, YearBook of the Churches, Baltimora-Nuova York 1924-25; W. H. Helmitson, Prevveding of the 13 th General Council of the Alliance of Reformed Churches, Edimburon 1929; id., 1 sth General Council, ivi 1933; The Quarterly Register of the Alliance of Reformed Churches holding the Presbyterian System, ivi 1933-34; J. R. Stevenson, Report of the Committee on Work on the Continent of Europe, Nuova York 1930.
3) Alleanza battista mondiale (Baptist World Alliance). - Fu fondata a Londra nel 1905, con lo scopo di promuovere lo spirito di cooperazione e di cameratismo tra tutte le chiese battiste sparse nel mondo. Dato il regime congregazionista dei battisti, per il quale le singole Chiese non si aggruppano in sinodi, concistori, ecc., ma rimane ciascuna assolutamente isolata e indipendente, non era possibile che la giunta generale dell'A. riunisse i rappresentanti delle singole chiese, giacché sono circa 70.000 nel mondo e oltre una cinquantina nella rola Italia. Per questo la giunta o concilio generale si compone di soli 22 membri, dei quali 7 degli Stati Uniti, 5 inglesi, 2 canadesi ed altri 8 per il resto del mondo battista.

L'indipendenza delle singole Chiese e la divisione degli stessi battisti in circa 20 sètte differenti hanno contribuito al silenzio che si fa attorno a questa A. nei loro annuari o manuali. Eccettuato qualche manuale, come l'inglese del 1912, nel quale si trovano tutti gli articoli e d'ausole dell'A., negli altri vi è appena un brevissimo accenno, con indicazione degli ufficiali principali e con la citazione fedele del con-
tributo annuale. L'ultimo congresso generale dell'A. battista mondiale, tenuto a Berlino nel 1934, fu celebre per il numero dei partecipanti (dicono essere stati 10.000 ) e per le circostanze in cui si tenne.

Ad imitazione dei battisti e dei presbiteriani, anche alcune sette principali hanno formato le loro a. con diversi nomi. I luterani hanno la loro convenzione mondiale luterana; i metodisti la conferenza ecumenica metodista, ecc.

Bibl.: The Baptist Handbook, Londra 1912; E. O. Watson, Yearbook of the Churches, Baltimora-Nuova York 1924-25; Northern Baptist in Action, Nuova York 1933; American Baptist Year-Book, Boston-Chicago 1928-31; An International Baptist Magazine, Nuova York 1934-37; The Missionary Review of the World, ivi 1929-38.
4. Alleanza mondiale per l'Amicizia internazionale mediante le Chiese (World Alliance for Promoting International Friendship through the Churches). - Il Comitato italiano di questa A. cosi ne narra (1930) la storia: «La sua prima origine risale a circa 25 anni fa, vale a dire alla fusione di due movimenti che simultaneamente si erano manifestati negli Stati Uniti ed in Europa dal 1905 al 1907, fra rappresentanti delle varie Chiese adunati in solenni congressi a Nuova York ed a Londra. Si vagheggiava una federazione o unione delle diverse frazioni della cristianità in vista di un'opera comune; e fra tutte apparve opera importantissima e urgentissima quella di mettere le forze religiose al servizio della pace internazionale %. Lo scopo è dunque di creare nei popoli uno stato d'animo che ispiri e sostenga i governi nelle loro decisioni per il mantenimento della pace e l'abolizione definitiva della guerra. La prima grande conferenza internazionale fu convocata a Costanza il 2 luglio 1914, proprio quando scoppiava la guerra europea. Finita la guerra, ogni triennio se ne sono tenute altre. La Chiesa cattolica, pur lodando lo scopo per il quale l'A. prega e fa pregare, ufficialmente si tiene appartata. Essa non può considerarsi come una frazione della cristianità; inoltre nei comitati - come nell'italiano - figurano con frequenza degli ex-preti; essa poi non ritiene che i metodi adottati dall'A. conducano allo scopo desiderato.

L'A. ha comitati nazionali facenti capo ad un comitato centrale, che raccoglie e comunica le informazioni, coordinando l'opera, e risiede a Ginevra; l'Annuario ufficiale della Chiesa d'Inghilterra lo chiamava, senz'altro, la parte spirituale della "Laga delle Nazioni % Il comitato italiano ha pure introdotto in Italia l'istituzione protestante giovanile dei "cavalieri della pace». L'A. non ha potuto ottenere il suo scopo, nonostante la sua eccellente organizzazione, la sua grande attività nel dare e promuovere conferenze e nella pubblicazione di numerosi opuscoli e libri.

Bibl.: Comitato italiano dell'A. mondiale per l'Amicizia internazionale mediante le Chiese, Pace in Terra, Roma 1930; Work amongst the Nations, Reports by the National Councils on their activities from 1914 to 1931, Londra 1931; Outlines of the History and Objectives of the World Alliance for International Friendship through the Churches, Nuova York 1932; C. Crivelli, I Protestanti in Italia, 2 voll., Isole del Liri 1936-38; The Churches in Action (International Peace Series), Nuova York 193336; News Letter, ivi 1933-40.

Camillo Crivelli
ALLEANZA, ARCA della: v. ARCA DELL'ALLEANZA.

ALLEANZA, CODICE della: v. esodo.
ALLEANZA SACERDOTALE UNIVERSALE degli AMICI DEL SACRO CUORE. - Associazione dovuta all'ispirazione della madre Luisa-Margherita Claret de la Touche, la quale, come si rileva dal suo diario, si sentì chiamata dal 1902 a intensificare la devozione al S. Cuore in mezzo ai sacerdoti.

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![img-30.jpeg](img-30.jpeg)

ALTARE DELL'INIZIO DEL SEC. V
Roma, basilica nel cimitero di S. Alessandro sulla via Nomentona.

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Tav. LXVIII
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L'A. S. ebbe la sua approvazione definitiva e la sua pratica attuazione in Italia per opera di mons. Matteo Filipello, vescovo di Ivrea, che ne formò il primo gruppo diocesano, il quale funziona per ora anche da Direzione centrale dell'istituzione. Lo scopo dell'A. è di unire i sacerdoti cattolici di tutto il mondo nello studio e nell'imitazione del S. Cuore, Deus charitas est, "per vivere la dottrina dell'Amore infinito e farla conoscere e vivere alle anime loro affidate ", in modo da effettuare per quanto è possibile il siri unum del Divino Maestro. Possono far parte dell'A. tutti i sacerdoti e tutte le associazioni del clero già create e da crearsi, che intendano ispirare la loro azione, anche non direttamente spirituale, allo spirito dell'associazione.

BibL.: Alleanza surerdutale universale deali amici del S. Cuore: Origine, Spirito, Organizzazione, Torino 1923. Celestino Testore

## ALLEANZA, SANTA: v. sANTA ALLEANZA.

## ALLEANZA UNIVERSALE delle UNIONI CRISTIANE DEI GIOVANI E DELLE GIOVANI: v. Y.M.C.A. e Y.W.C.A.

## ALLEGORIA: v. ERMENZUTICA.

ALLEGRANZA, Giuseppe. - Dotto archeologo domenicano, n. a Milano nel 1713, m. a Roma nel 1786. Fece molti viaggi d'istruzione per tutta l'Italia e anche nella Francia meridionale, legandosi d'amicizia con molti studiosi. Elesse Milano sua dimora abituale; Maria Teresa gli conferi nel 1775 una medaglia d'oro al merito.

Fu uomo di grandi ideali (aveva progettato anche una specie di biblioteca universale, Pannofia), fecondissimo scrittore, ma solo di opuscoli ed operette. Fese illustrano quasi tutte le antichità cristiane lombarde e alcune sicule. Le principali sono: Spiegazioni e riflessioni sopra alcuni sacri monumenti antichi di Milano, Milano 1757 (otto dissertazioni di carattere specialmente simbolografico) e D r sepolcris christianis in nedibus sacris, Milano 1773, in difesa di quel costume, contro un'ordinanza del governo austriaco.

BibL.: Isidoro Bianchi, Opuscoli latini (otto) ed italiani (trentadue) del p. M. Giuseppe Allegrauca, Cremona 1781; Hatter, V. col. 462; R. Coulon, s. v. in DHG, II, coll. 489-93. Antonio Ferrua

ALLEGRETTI, Carlo. - Pittore marchigiano, n. a Monteprandone (Ascoli), nella seconda metà del ' 500 . Si ispirò alla scuola veneta presso la quale si era formato. Oltre l'Adorazione dei Magi nel duomo di Ascoli (1611), reputata il suo capolavoro, ricordiamo delle sue opere: un S. Agostino a Offida, un S. Bartolomeo ed un Martirio di s. Bartolomeo (1605-1608) ad Ascoli.

BibL.: E. Calzini, s. v. in Thieme-Becker, I, p. 306; id., Una tela di A. C., in Rassegna bibliografica d'arte italiana, 14 (1915), p. 66. Giovanni Piva

## ALLEGRI, Antonio: v. COBREGGIO.

ALLEGRI, famiglia. - Nome di vari musicisti del sec. xvi, di cui il più grande fu Gregorio, n. a Roma nel 1582 , m. ivi il 17 -18 febbr. 1652. Da piccolo fu, come i fratelli Domenico e Bartolomeo, putto cantore nella chiesa di S. Luigi dei Francesi, sotto la guida di Giovanni Bernardino Nanino. Mutata voce, cessò di appartenere alla cappella, ma continuò ad intervenire alle funzioni, specie festive, come tenore, dal 1601 al 1604, sotto la direzione dell'altro Nanino, Giovanni Maria. Dopo questo periodo si hanno di lui notizie frammentarie, come quella di un beneficio che egli godeva nella cattedrale di Fermo nel 1619. Il 6 dic. 1629 lo troviamo quale cantore pontificio nella cappella Sistina, dove, come contralto, stette per 22 anni, cioè fino alla morte. Sappiamo che ebbe anche altri benefici a Tivoli, ma senza obbligo di residenza. Nel 1650 fu nominato direttore "pro tempore" della cappella Si-
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tda A Adami, Osservazioni per ben regolare il core dei cantori della Cappella Pont., Roma III). Alleghi, Gregorio - Ritratto
stina e, come tale, compose salmi, magnificat, improperi, Te Deum, mottetti (1621) e molte messe (tra cui primeggia quella a 8 voci: Christus resurgens ex mortuis), che piacquero a Urbano VIII. Notevoli, fra le opere, due Lamentazioni (la ¹ᵃ del 3^{°} mattutino, scritta nel 1640 , fu cantata, come testimonia il Baini, con immutato successo per quasi 200 anni) e, celebre più di ogni altro, il famoso Miserere a 2 cori di 4 e 5 voci, che si eseguiva il Mercoledì e il Venerdì Santo nella cappella papale: su di esso è noto l'episodio del piccolo Mozart, che, nel 1770, lo trascrisse a memoria, per sola audizione, non essendone permessa dai regolamenti della cappella la trascrizione dall'originale.

Altre opere, oltre ai Concertini a 2-4 voci con organo, sono pubblicate in varie raccolte. Ricordiamo, dopo la Sinfonia o sonata per 4 archi (1650), nella raccolta Wasilienski, alcuni mottetti nella Scelta di Mottetti di diversi eccellentissimi Autori, a 2, 3, 4, 5 voci, pubblicata a Roma nel 1618 a cura di Fabio Costantini; nei Sacri affetti di Fr. Sommaruce (A. Soldi, Roma 1625), si ha il mottetto a 4 voci Quasi Libanus dedi odorem; nella raccolta di Giovanni Robletti (Robletti, Roma 1621) l'altro mottetto Car suum Beatus N.; nella raccolta di Zaccaria Zanetti (A. Vincenti, Venezia 1619) altre 3 composizioni: Surge amica mea, Tota pulchra es, a 2 voci, e O suavissime Iesu Christe, a 3 voci. Il Miserere si trova anche in raccolte moderne, di Choron e di Proske. Molte sue composizioni rimangono tuttora manoscritte in archivi e biblioteche musicali di Roma, Bologna, ecc. A. ebbe vari allievi, tra cui ricordiamo Antimo Liberati e Matteo Simonelli, che si diplomò in composizione, insieme con