e, di Choron e di Proske. Molte sue composizioni rimangono tuttora manoscritte in archivi e biblioteche musicali di Roma, Bologna, ecc. A. ebbe vari allievi, tra cui ricordiamo Antimo Liberati e Matteo Simonelli, che si diplomò in composizione, insieme con A. Corelli, intorno al 1670.
Dosienico, n. a Roma nel 1585 , m. ivi il 5 sett. 1629, fratello di Gregorio. Fu anch'egli putto cantore a S. Luigi dei Francesi dal 1595 al 1601. Nel 1616 fu nominato maestro di cappella nella basilica di S. Maria Maggiore.
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Bartolome, n. a Roma verso il 1592, m. ivi nel 1609, fratello dei due precedenti. Dal 13 genn. 1602 alla fine del 1607 lo troviamo putto cantore a S. Luigi dei Francesi, e dal dic. 1607 fino alla fine di giugno 1609 quale controllo aggiunto alla cappella con lo stipendio di due scudi. Dopo di allora non se ne hanno più notizie, come pure non si sa nulla di sue composizioni musicali.
Lorenzo, contemporaneo, ma forse non parente dei tre suddetti. Di lui si sa solo che pubblicò il I libro delle musiche (B. Magni, Venezia 1618), dedicato al Granduca di Toscana e contenente sinfonie a 6 parti, pezzi vocali e strumentali.
BibL.: A. Cametti, La scuola dei "pueri cantus" di S. Luigi dei Francesi in Roma e i suoi principali allievi, in Rovista Musicale Italiana, 6 (1915), p. 396 sec. Luisa Cervell;
ALLEGRI, Pospionio. - Pittore, figlio di Antonio (v. combergio), n. a Correggio il 3 sett. 1522, m. probabilmente a Parma dopo il 1595. E incerta la sua formazione artistica. Benché di non grandi capacità, valendosi forse del nome del padre che cercò d'imitare, acquistò gran fama sia in patria che a Parma, dove svolse in gran parte la sua attività. A Correggio decorò una cappella nel Duomo ed eseguì un affresco per quella del Corpus Domini in S. Quirico (imbiancata nel 1730). Altre opere all'Accademia di Belle Arti di Modena (S. Giovanni Battista), a S. Francesco al Prato a Parma (Battesimo), a S. Maria in Borgo Taschini (Vergine con Figlio).
BibL.: Q. Bigi, Notizie di A. Allegri e A. Bortolotti e di altri pittori e artisti correggisti, Modena 1873; R., s. v. in ThiemeBecker, I, pp. 347-308; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, IX, II, Milano 1926, p. 263; C. Ricci, P. A., in Boll. d'Arte, 2* serie, 10 (1930-31), pp. 337-52. Maria Donati
ALLELUIA. - Acclamazione religiosa ebraica ("Lodate il Signore"), passata nella liturgia cristiana.
r. Nella Bibbia. - L'espressione Hallé́l̀̀̀̀̀̀̀̀̀ si compone di due parole: hallélâ, imperativo di hillèl «lodare» (con senso di giubilo), e fâh, abbreviazione di Yahweh (il Signore). Le versioni l'hanno conservata nella forma originale (Settanta: 'A λ λ η λ ° hat{imath} α; Volgata : Alleluia).
Ricorre negli ultimi due libri del Salterio, all'inizio o alla fine dei salmi. Nel testo ebraico otto salmi (106, 113, 135, 146-50) hanno doppio a., iniziale e finale; due salmi (i I e i I2) solo all'inizio; e cinque (104, 105, 115-17) solo alla fine. Nei Settanta, secondo il codice Alessandrino, si ha soltanto l'a. iniziale; però secondo i codici Vaticano e Sinaitico l'ultimo salmo (150) ha anche quello finale. La Volgata segue i Settanta, ma ha doppio a. negli ultimi quattro salmi (147-50). S. Agostino chiama alleluiatici i salmi con l'a. (In Ps. 105, n. 1; PL 37, 1404). I salmi preceduti da a. nei Settanta e nella Volgata sono venti (104-106; 110-18; 134, 135, 145-50) : cf. Cassiodoro, In Ps. 105: PL 70, 753.
Ha valore di piccola dossologia (cf. Ps. 106, 48 ebr.) : il breve salmo 117 (Volg. 116) ne costituisce una specie di commento. Nei salmi 135, 3 e 147, i (ebr.) appartiene al testo del curme, giustamente tradotto nelle Versioni (Settanta: Alveर̀te tóv Kópıov; Volgata : Laudate Dominum). Negli altri casi l'a. è pura aggiunta liturgica, con carattere antifonico : probabilmente indica - più che l'argomento (cf. Cassiodoro, In Ps. 104: PL 70, 742) - la destinazione sacra dei salmi stessi. Una allusione a tale liturgia solenne del Tempio si può vedere in Apoc. 19, 1-6.
Ben presto assunse il carattere di acclamazione festiva quale sintesi del sentimento religioso del popolo eletto (cf. Tab. 13, 22 [gr. 18]), in cui l'a. è dato come canto trionfale della nuova Gerusalemme; così in Apoc. 19, 1-6; cf. anche l'apocr. III Macc. 7, 13, dove tutto il popolo grida a.). Si considerò quindi, sia come canto corale (cf.
Ps. 106, 48 ebr.) - specie quale ritornello nei Salmi alleluiatici - sia come canto del solista : e in questo caso doveva avere una melodia più fiorita.
Fuori dei salmi, solo in Tob. 12, 22 e Apoc. 19, 1-6 ricorre nella Bibbia. Tuttavia cf. I Par. 16, 36, ove sembrerebbe sia stato David a introdurre nella liturgia la duplice acclamazione: Amen, Alleluia. v. AMEN; HALLEL.
BibL.: B. Ugolini, Thesaurus Autiq. Sacr., Venezia 17441769; cf. indice XXXIV, p. 186; F. Vicourous, s. v. in DB. I, p. 369 sc.; Th. Nöldeke, Hulleluia, in Berlefte zur Zeitschrift für die alttestamentliche Wissenschaft, 32 (1918), pp. 375-80; H. L. Strack - P. Billerbeck, Kommentar zum Neuen Testament, III, Monaco 1926, p. 822 (in Apoc. 19, 1).
2. Nella liturgia. - E molto probabile che l'acclamazione ebraica fosse già introdotta nella liturgia cristiana primitiva. Se ne trova un'eco nelle visioni dell'Apocalisse di Giovanni (19, 4) e nelle Odi di Salomone della metà del sec. II, che terminano quasi tutte con a. In tal caso noi potremmo ritenere che essa sia passata alla Chiesa non solo come formola liturgica, ma anche come melodia. Il inbilus, cioè il canto mel'smatico, che è soprattutto caratteristico delle melodie alleluiatiche, e del quale parlano con tanta commozione i Padri dei secc. iv e v (Agostino, in Ps. 99; in Ps. 32; Girolamo, in Ps. 32; Cassiodoro, in Ps. 104), deve considerarsi nella sostanza come un legato musicale della Sinagoga. Al tempo di s. Agostino, l'a. era diventato il canto popolare dei fedeli. A Bethemme, nel monastero fondato da s. Paola, le vergini erano chiamate agli atti comuni con l'a.; gli agricoltori con esso guidavano l'aratro; i barcaioli ne facevano risonare le spiagge (Sidonio Apollinare, Ep. 10); perfino i soldati, nella guerra contro i Sassoni e i Picti (verso il 440) al grido dell'a. misero in fuga i nemici (Beda, Hist. eccl., I, 20). L'a. era ritenuto come una parola santa che infonde conforto nelle pene dell'esilio terreno: "ad solatium viatici dicimus Alleluia" (Agostino).
Nel campo strettamente liturgico l'a. fu scelto ben presto come espressione rituale del giubilo cristiano che prorompe nella solennità della Pasqua e da questa si riverbera su tutte le altre feste dell'anno. Un papiro di Tajum, che ci informa sugli usi della Chiesa alessandrina nel sec. III, ce ne fornisce una prova. Roma in origine dovette adottare l'a. dapprima per la festa e l'ottava di Pasqua; poi, al tempo di papa Damaso ( 566-84 ), lo estese a tutta la quinquagesima pasquale (il tempo da Pasqua a Pentecoste) : ciò che dié motivo alle diatribe di Vigilanzio. A quest'epoca però erano molte le chiese, a detta di s. Agostino (Ep. 55, 17), che cantavano l'a. anche fuori del tempo pasquale. "Ut alleluia per illos solos dies quinquaginta in ecclesia cantatur, non usquequaque observatur. Nam et aliis diebus varie cantatur alibi atque alibi; ipsis autem diebus (cioè nei 50 giorni del tempo pasquale) ubique %. Più tardi, anche la Chiesa romana sotto s. Gregorio (m. nel 604) finì per uniformarsi all'uso comune e introdusse l'a. in tutte le messe dell'anno, escluso il tempo di Quaresima e l'ufficiatura dei morti. S. Gregorio, scrivendo a Giovanni di Siracusa di questa sua innovazione, accenna ad una voluta differenza con la Chiesa greca, che egli ha eliminato. Quale essa fosse non sappiamo. E certo tuttavia che i Bizantini ammettevano l'a. anche in Quaresima e nella liturgia mortuaria. L'a. del resto, nel concetto della Chiesa antica, era bensì un'espressione di letizia, ma tutta spirituale, che si conciliava benissimo con la morte, il giorno natalizio dell'anima cristiana alla vita beata. Roma infatti, con tutte le liturgie antiche sia orientali che occidentali, ebbe un tempo consuetudine di cantare l'a.
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nei riti esequiali : s. Girolamo lo attesta espressamente (Ep. 77).
La liturgia latina sin dall'alto medioevo, prima di smettere l'a. alla vigilia di settuagesima, usò dargli quasi un addio con un'antifona od anche un ufficio alleluiatico, nel quale l'a. era ripetuto innumerevoli volte. Attualmente ci si contenta di aggiungerlo due volte al Benedicamus Domino del Vcspro. Quando poi nella Messa della notte di Pasqua, dopo la lettura dell'Epistola, l'a. ritorna trionfalmente, cantato tre volte dal celcbrante e dal coro, esso è annunciato così : Adnuntio vobis, reverendissime Pater, gaudium magnum, quod est Alleluia!
Bim.: F. Salvadori, L' A., saggio biblico-storico-liturgico, Roma 1899; P. Wagner, Origine e sviluppo del canto liturgico, trad. Righetti, Siena 1910; F. Cabrol, s. v. in DACL, I, coll. 1229-46; M. Righetti, Man. di storia liturgica, III, Milano 1948, pp. 230-36. Mario Righetti
ALLEMAND Jean-Joseph. - Apostolo della gioventù, iniziatore in Francia degli oratóri (patronages), n. a Marsiglia il 27 dic. 1772, m. ivi il 10 apr. 1836. Chicrico durante la rivoluzione, assistette ed aiutò nel ministero i sacerdoti ovunque perseguitati. Sacerdote nel 1798 , suo primo intento, in quel periodo di pace relativa, fu di dedicarsi interamente alla rinascita religiosa della gioventù istituendo e promuovendo convegni domenicali e festivi, ritrovi serali, conferenze, ricreatòri. Fondò nel maggio 1799 "l'œuvre de la jeunesse" con un nucleo di giovani scelti, uniti in pia associazione; nel 1820 ben 400 zelatori lo seguivano entusiasti. Nella direzione spirituale inculcava la necessità dell'obbedienza, dell'umiltà, della preghiera e della mortificazione. L'opera di A. fu continuata dall'abite Timon-David.
Bim.: Biografie: F. Brunello, Vie du serviteur de Dieu 3. 7. A., Parigi 1852 ; J. P. L. Gaducl, Le directeur de la jeunesse ou la vie et l'esprit du serv. de Dieu 3. 7. A., Parizi-Lione 1867. L. Désers, Un initiateur des oeuvres de jeunesse ou début du XIXe siècle, l'abbé A., in Revue du Clergé français, 68 (1911), pp. 697707; F. Gibon, s. v. in DIG, II, col. 394 sg. Romualdo Sousen
ALLEN, William. - Apologista, fondatore del seminario di Douai e del collegio inglese di Roma, chiamato "il cardinale d'Inghilterra", n. a Rossal (Lancashire) nel 1532, m. a Roma il 16 ott. 1594. Frequentò quindicenne il collegio Oriel di Oxford, dove nel 1554 (l'anno in cui salì al trono Maria Tudor, la figlia legittima di Enrico VIII, cattolica) ottenne il dottorato in filosofia e una cattedra di logica; e avendo scelto la carriera ecclesiastica, ebbe anche un canonicato nella cattedrale di York, senza tuttavia ancora ricevere alcun Ordine maggiore. L'avvento al trono di Elisabetta ( 1558 ) e le prime minacciose avvisaglie anticattoliche, subito sorte, gli consigliarono di lasciare l'Inghilterra e passare sul continente. Riparò a Lovanio (1561); ma già l'anno seguente, col pretesto di curare la salute, rientrava segretamente in patria e si nascondeva tra i suoi. La pusillanimità dei cattolici che per timore delle sanzioni penali si assoggettavano alle leggi persecutrici e ai riti della chiesa anglicana, ne accesero lo zelo e lo sforzo per convertirli e rinsaldarli nella fede. Gli effetti non tardarono a farsi sentire e richiamarono sui cattolici del Lancashire e delle contee vicine lo sguardo sospettoso del governo; un opuscolo, poi, composto mentre era ospite segreto del duca di Norfolk, ma pubblicato a Douai : Certain brief reasons concerning catholic faith (1564) lo fece ricercare dalla polizia, e lo contrinse a riprendere la via dell'esilio, questa volta a Malines ( 1565 ), dove fu ordinato sacerdote e insegnò per due anni teologia nel collegio dei Benedettini.
Di ritorno da un viaggio a Roma (1567), decise di
fondare a Douai un collegio per i cattolici inglesi, che desideravano compiere tranquilli i loro studi; disegno che cedette ben presto il luogo ad un secondo, di formare, cioè, dei giovani sacerdoti per la salvezza religiosa dell'Inghilterra. Aiutato dal Papa e dal re di Spagna Filippo II, sotto il quale stava allora Douai, il collegio fu aperto nel 1568 e già nel 1574 poteva inviare in patria il primo nucleo di sacerdoti. Il numero di questi crebbe di anno in anno; il frutto e il rigoglio della fede, anche; perché lo spirito che l'A. aveva saputo trasfondere negli alunni li preparava alle fatiche eroiche e al martirio (alla fine del 1610, 135 di essi avevano già versato il sangue per la fede e la notizia della loro morte era accolta a Douai con la celebrazione di una Messa solenne).
In un secondo viaggio a Roma (1573), l'A. fece convertire da Gregorio XIII l'antico ospizio inglese della città in un seminario, dove formare sotto la direzione dei Gesuiti altri sacerdoti ferventi, ben addestrati ad ogni sorte di combattimento. Tornato a Douai, trovò che una forte tempesta s'era addensata contro il collegio; approfittando della rivolta dei Paesi Bassi, la collera di Elisabetta ne aveva ottenuto la soppressione da parte del governo spagnolo. L'A. lo trasportò a Reims ( 1578 ) sotto la protezione del cardinale di Lorena, principe di Guisa. In un terzo viaggio a Roma ( 1579 ) riuscì in un'altra impresa: ad ottenere cioè che i Gesuiti prendessero parte direttamente anch'essi alle conversioni dell'Inghilterra; la prima spedizione che comprendeva i padri Persone e Campion (v.) con altri 13 alunni del collegio inglese, partì il 17 apr. dell'anno seguente.
A questo punto l'A. non si contentò più di giovare alla sua patria con le armi della preghiera e dell'apostolato; ma pensò di volgersi anche ai mezzi politici. D'accordo con i Guisa, con Maria Stuarda, col p. Persons, aderisce all'idea di uno sbarco spagnolo nell'Inghilterra. Filippo II, per accrescerne l'autorità, lo fa nominare cardinale ( 7 ag. 1587 ); dopo lo sbarco, la vittoria e la coronazione di Filippo II a re, l'A. sarebbe stato nominato legato pontificio e arcivescovo di Canterbury. Quando tutto fu pronto, l'A. prima che la «Invincibile Armata» salpasse, lanciò un proclama alla nobiltà e al popolo inglese e irlandese perché appoggiasse il tentativo di Filippo II (28 apr. 1588). I cattolici inglesi non lo seguirono; di fronte al pericolo della loro nazione dimenticarono il passato, si unirono agli altri contro la Spagna e la disfatta della «Invincibile Armata» li colmò di gioia. Ogni sogno di invasione con le armi tramontò. L'A. rimase a Roma; aiutò a fondare due altri collegi inglesi: uno a Valladolid ( 1589 ) e l'altro a Siviglia (1592); ebbe da Filippo II la nomina ad arcivescovo di Malines, che però non fu mai confermata; fu eletto bibliotecario apostolico e protettore del popolo inglese. Ma il suo sogno di essere alla vigilia della conversione della sua patria non si avverò. L'A., che risiedeva nel collegio inglese a Roma, vi morì, come si è detto, il 16 ott. 1594.
Bim.: Opere : prevalentemente di carattere apologetico; citiamo fra le altre: De sacramentis in genere, Anversa 1562; De praedestinatione e De Sacromente Eucharistique et Sacrificio Misuse, Anversa 1576; An apologie for the two english Colleges, Mons 1581; A briefe bistoric of the Marryrdon of 1: rescrved prierios... 1582, ristampata sull'unico esemplare del British Museum da G. H. Pollen, Londra 1908; e già tradurta, con aggiunta di altri martiri, in italiano: Historia del glorioso martirio di sedici sacerdoti martirizzati in Inghilterra l'anno 1521-1523, Macerata 1583; An Admonition to the Nobility and People of England and Ireland concerning the present warres, Anversa 1588. Citiamo anche la Bibbia di Douai (v.), traduzione in inglese della S. Scrittura,
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Allorl. Alessandro - La raccolta della manna - Firenze, S. Maria Novella.
(10). Alloari)
alla quale egli cooperò e che è ancora in uso anche in recenti ristampe nell'Inghilterra e negli Stati Uniti. - Studi: G. Constant. s. v. in DHG, II, coll. 399-607, con ampia bibl.: H. Quillet s. v. in DThC., I, 883-89, con bibl.; N. Fischerbert, De antiquitate et continuitate religionis in Anglia et de Alani cardi. nalis vita libellus, Roma 1608; G. Pits, Reluiziumm historicarum de rebus Anglicis. t. I quattuor partes complectens, Parigi 1619; G. Knox, Letters and memorial of card. A., Londra 1882; G. Constant, La Riforme en Angleterre, II, Parigi 1939.
Celestino Tesrore
AlletZ, Pons-Augustin. - Oratoriano francese, poi, uscito dalla Congregazione, avvocato; n. a Montpellier nel 1703, m. a Parigi nel 1785. Infaticabile compilatore, scrisse intorno a vari argomenti, ma soprattutto di scienze ecclesiastiche, lasciando numerose opere pubblicate, in parte, anonime.
Parecchie possono tornare ancor oggi di utilità; meritano menzione: Dictionnaire théologique portatif, (Parigi 1736); Dictionnaire portatif des Conciles (Parigi 1578 e 1764; l'edizione del 1822 dell'abate Filsjean, che vi aggiunse un'analisi storica e critica dei conciliaboli nazionali, tenuti nel 1797 e 1801 e del concilio del 1811, è all'Indice [decr. 11 apr. 1839] donec corrigatur); Principes fondamentaux de la religion (Parigi 1760); Synopsis Doctrinae sacrae (Parigi 1763); Tableau de la doctrine des Pères, 2 voll. (Lione-Parigi 1785); Abrégé de la morale chrétienne (nuova ediz., Parigi 1820); Selectae e Novo Testamente Historiae (nuova ed., Parigi 1824).
Bibl.: J. Michaud, Bibliographie universelle, 2ᵃ ed., Parigi s. d., p. 499; G. M. Quérard, La France littéraire, I, Parigi 1827, pp. 38-40; A. Beugnet, s. v. in DThC, I, coll. 889-90
Anselo Audina
ALLIATA, Guglielmo. - Dirigente dell'Azione Cattolica, n. a Roma nel 1852, m. ivi nel 1937. Laureato nella Università cattolica di Lovanio, presidente della Gioventù Cattolica (1880-92), promotore di pellegrinaggi e manifestazioni, specie per il giubileo di Leone XIII. Fu tra i fondatori e dirigenti della Unione Antimassonica e della Rivista Antimassonica (1894-1971) che furono collegate con il clamoroso affare Leo Taxil.
Eailberto Martire
ALLIES, Thomas William. - Convertito inglese, n. il 12 febbr. 1813, m. il 17 giugno 1903 a Londra, figlio di un ministro protestante e ministro egli stesso. Dallo studio dei Padri fu condotto alla Chiesa cattolica, nella quale fu ricevuto dal Newman (v.) l'i i sett. 1850. Nel 1853 fu professore di storia e filosofia della storia all'Università di Dublino. Scrisse molti volumi di apologetica, oltre il volume sulla sua conversione: The See of St. Peter (1850) e l'autobiografia, A Life's Decision (1880). Fu l'ultimo superstite del movimento di Oxford (v. oxford, movimento di).
Bibl.: M. { }^{text {H }} H. Allies, s. v. in The Cath. Encyclopedin, I, pp. 323-25.
Allievo, Giuseppe. - Filosofo e pedagogista, n. a S. Germano, borgo del Vercellese, il 14 sett. 1830, m. a Torino il 24 giugno 1913. Compi gli studi secondari a Vercelli, avendovi a maestro, fra gli altri, l'archeologo P. L. Bruzza dei Chierici regolari di S. Paolo. Nel 1853 conseguì la laurea in filosofia all'Ateneo torinese. A Domodossola, dove insegnò l'anno seguente, conobbe il Resmini, il quale già aveva lodato un suo lavoro giovanile. Ebbe incarichi vari da ministri della Pubblica istruzione, fra cui Mamiani, Berti, De Sanctis. Nel 1867 gli fu dato l'incarico dell'insegnamento dell'antropologia e pedagogia all'Università di Torino e, nel 1878, vi divenne professore ordinario di pedagogia, tenendone la cattedra sino alla morte.
Le prime sue opere ebbero carattere metafisico; nelle successive egli trattò principalmente di problemi di antropologia e di pedagogia, sempre apponendosi all'idealismo assoluto e al positivismo, tenendosi fermo alla soluzione creazionista e al principio della personalità, secondo il quale la persona umana è definita una mente che anima un organismo.
Dalla sua dottrina antropologica l'A. trae gli elementi essenziali del proprio sistema, il cui supremo principio è lo svolgimento della personalità organica del fanciullo. E come l'antropologia, riconoscendo nell'uomo una duplice realtà, spirituale e corporea, si distingue in psicologia e fisiologia, con la pedagogia detta le leggi dell'educazione tanto delle potenze spirituali, quanto delle attività corporee. Movendo poi dal concetto che l'io è la cellula primordiale della società, egli si schiera contro ogni forma di quella statolutria pedagogica che conduce a dissolvere l'individuo nei rapporti sociali, e sostenendo che vera creatrice dello Stato è la famiglia, conclude che ad essa spetta per natura il diritto di educare.
Le opere principali e gli scritti più significativi dell'A. su questioni metafisiche e su problemi di filosofia, antropologia e pedagogia sono: Saggi filosofici (Milano 1868); L'Hegelianismo, la scienza e la vita (ivi 1868); Studi pedagogici (Torino 1879); Metaphysicae et psychologicae institutiones (ivi 1880); L'uomo e il cosmo. Studi antropologici (ivi 1891); L'educazione di se stesso e la vita interiore (ivi 1896); Lo spirito e la materia nell'universo: l'anima ed il corpo dell'uomo (in Atti della R. Acc. delle Sc. di Torino, 38 [1903]); Il ritorno alle idee del sapere umano (Torino 1911).
Bibl.: L. Prades, Una pagina di storia della filosofia etrdiana contemporanea, ossia l'Università di Torino e la dottrina di G. M. Bertini, di G. B. Peyretti e di G. A., Fermo 1878; G. B. Gerini, La mente di G. A., Torino 1904; C. Fetterappa, G. A. pedagogista, ivi 1906; G. Calò, Il pensiero filosofico-pedagogico di G. A., in
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Il problema della roedurazione, Roma 1614; G. Vidari, G. A., Torino 1914; Per il primo centenario della niscita di G. A.: scritti di G. Vidari. A. Maletti, C. Mazzantini, in Rivista Pedagogica, 23 (1930), fasc. 2. Rosario Guido Tantori
Alliol, Joseph-Franz von. - Biblista, n. il 10 ag. 1793 a Sulzbach (Baviera), m. il 22 maggio 1873 ad Augusta (Augsburg). Nel 1816 divenne sacerdote a Ratiaisona e dottore in tcologia a Landshut. Dopo un biennio di ministero pastorale, si dedicò agli studi biblici ed orientali a Vienna, Roma e Parigi. Nel 1821 iniziò l'insegnamento all'università di Landshut, e nel 1824 vi fu professore ordinario di lingue orientali, esegesi e archeologia biblica. Dal 1826, con l'università, si trasferi a Monaco, ove nel 1830 divenne memhro dell'Accademia e rettore. Un ostinato mal di gola lo costrinse a rinunciare all'insegnamento nel 1835. Fu quindi nominato canonico, e nel 1838 prevosto della cattedrale di Augusta. Dal 1850 al 1853 fu deputato nel Landtag bavaresc.
Pubblicò un'apprezzata versione della Bibbia in tedesco (in 6 voll., 1830-37) che ebbe moltissime edizioni. Nel 1844, in collaborazione con Grätz e Haneberg, diede alla luce un manuale d'archeologia biblica (Handbuch der biblischen Altertumshunde), in 2 voll.
Bim.: F. Vigournes, s. v. in DB, I, p. 388 sg.: Hurter, V. col. 1594 sc.; B. Walde, s. v. in LThK, I, p. 284.
Pietro de Ambrosio
Allix, Pierre. - Teologo e ministro protestante, n. ad Alençon nel 1641, m. a Londra il 3 marzo 1717. Stimato uno dei più dotti ed efficaci polemisti della Chiesa riformata francese, assai versato nella conoscenza dell'ebraico e del siriaco, intraprese col pastore calviniste Claude una nuova traduzione della Bibbia in frencese. Passato, per la revoca dell'editto di Nantes, a Londra, vi poté aprirc una chiesa per gli esiliati, ufficiandola però secondo il rito anglicano; fu anche nominato canonico a Salisbury e proclamato dottore in teologia dalle Università di Cambridge e di Oxford.
Scrittore assai fecondo, ma pieno di idee singolari e bizzarre, ha all'Indice varie opere; una, col suo nome: Dissertatio de triaogi origine (s. I. 1674); altre anonime, tra cui: Dissertatio de conciliorum quornudam definitionibus (Rouen 1674); De sanguine D. N. Jesu Christi ad epist. 146 s. Augustini, quae unin adhuc existat, linguiritur (Rouen 1674); De Tertulliani vita et scriptis, Parigi 1680 (rispettivamente decreti del 1678 e 1702).
BinL.: H. Reusch, Der Index der verbotenen Bücher, II. Bonn 1885, pp. 127-28; B. Heurtebize, s. v. in DThC, I, coll. 894-95.
Celestino Testore
ALLO, Ernest. - Esegeta domenicano, in religione Bernard Marie, n. il 3 febbr. 1873 a Quintin (Côtes-du-Nord), m. a Parigi il 17 genn. 1945.
Compi gli studi letterari a St-Brieuc, poi nel Collège Stanislas di Parigi; era iscritto alla facoltà di medicina quando entrò tra i frati Predicatori (1896). Ordinato sacerdote, fu professore di teologia nel seminario siro-caldeo di Mossul (Iraq); indi studiò alla Ecole biblique di Gerusalemme. Dal 1905 insegnò esegesi del Nuovo Testamento alla facoltà teologica di Friburgo in Svizzera; nel 1930 vi assunse la cattedra di storia delle religioni, fondatavi per suo impulso; nel 1938 si ritirò a Parigi.
Scrisse in Revue Thomiste articoli in difesa dell'oggettività del dogma cattolico (Foi et systèmes, Parigi 1907). Pubblicò sulle religioni dell'India Plaies d'Europe et beaumes du Gange (Juvisy 1931.) Le opere migliori sono i commenti (della collezione Etudes bibliques) alle due lettere ai Corinti (Parigi 1935-37) e all' Apocalisse (Parigi 1921, 3* ed., ivi 1933). Nella collezione Témoins de Dieu pubblicò il vol. I: Paul, Aydtve de 7.-C. (Parigi 1942), e il IV: Etvangile et Evangelistes (ivi 1944). Dal 19 febbr. 1941 era consultore della Pontificia commissione biblica.
Giovanni Ongaro
ALLOCUZIONE. - Discorso più o meno solenne
che si tiene in un'adunanza; in particolare viene più comunemente adoperato ad indicare quelle solenni dichiarazioni che il Pontefice suole fare alla presenza del S. Collegio nei concistori segreti (ai nostri tempi, " segreti " soltanto per il rito) o in altre grandiose adunanze della Chiesa o della Corte pontificia. In essa vengono trattati di proposito argomenti di speciale attualità, concernenti la relazioni della S. Sede con i governi civili, le questioni più gravi pendenti o risolte, i bisogni più urgenti della Chiesa universale, i trionfi e le persecuzioni della religione.
Molte a. hanno avuto e conservano ancora una particolare importanza storica e diplomatica; tali, per limitarci agli ultimi 150 anni, quelle di Pio VII sul concordato con Napoleone I e sulle violazioni di esso da parte della Francia, soprattutto nel 1802 e 1808; di Gregorio XVI sulle divergenze con la Prussia e la Russia; di Pio IX e Leone XIII sulla "Questione Romana"; di Pio X sulla separazione tra Chiesa e Stato in Francia; di Pio XI sugli imminenti pericoli dell'ultima guerra mondiale.
Altre a. hanno luogo frequentemente per la nomina e l'imposizione del cappello ai cardinali, per le beatificazioni e canonizzazioni.
Vittorio Barrocanti
ALLORI, Alessandro. - Pittore, n. a Firenze il 3 maggio 1535, m. il 22 sett. 1607. Rimasto orfano del padre fu raccolto da Agnolo Bronzino (v. bronzino) di cui prese il nome. Iniziato da lui all'arte ne divenne ben presto l'aiuto e si tenne fedele al suo esempio non facendo eccezione che per Michelangelo. Svolse grande attività, decorando numerose chiese di Firenze e palazzi e ville dei dintorni. Ricordiamo: la decorazione della cappella Gaddi in S. Maria Novella; il Miracolo della Mianna nel refettorio di S. Maria Novella; le pitture nella cappella Salviati in S. Marco; Cristo e l'adultera in S. Spirito; la Resurrezione nel Carmine di Pisa; il S. Fiacre nella sacrestia di S. Spirito; gli

(pt. Alinari)
Allori, Alessandro - Resurrezione di Lazzaro. Montepulciano, chiesa di S. Agostino.
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affreschi con storie della casa dei Medici nella villa di Poggio a Caiano.
BibL.: E. Schaeffer, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 319-21; H. Uhde-Bernays, Madonna Laura, in Pantheon, 14 (1934), pp. 541-42; G. Liverani, Maiolica e pavellana in un quadro di A. A., in Fuenza, 28 (1940), pp. 151-55. Vincenzo Golzio
ALLORI, Cristoforo (Cristofano). - Pittore, figlio di Alessandro, n. a Firenze il 17 ott. 1577, m. ivi nel 1621. Fu allievo del padre, da cui eredito il soprannome di Bronzino, poi seguì il Cigoli e l'eclettismo bolognese. Celeberrima rimase la sua Giuditta, ora nella Galleria Pitti. Tra le sue altre opere conservate nella stessa raccolta ricordiamo: il S. Giovanni nel deserto; il S. Francesco; l'Ospitalità di s. Giuliano; l'Adorazione dei Magi; la Maddalena seduta e la Maddalena giacente (dal Correggio). Notevoli sono anche la Madonna in gloria e Santi nella cattedrale di Pisa; l'Apparizione della Vergine a s. Domenico in S. Domenico a Pistoia.
Bibl.: H. Koritzer, C. A., Dissertation der Universität Leipzig, Lipsia 1928.
Vincenzo Golzio
ALLUCCIO (Lucio), beato. - Figlio di un certo Homodei, n. in Val di Nievole, in data incerta, fu nei suoi primi anni pastore, m. a Pescia il 23 ott. 1134. Si consacrò al servizio di un ospedale presso Pescia, che divenne celebre dopo la sua morte, sotto il suo nome (detto anche "in Campo", dalla vicina chiesa di S. Pietro in Campo, in luogo ora detto Alberghi). Anche la comunità, che secondo l'uso medievale si dedicava per carità alla cura dell'istituzione, prese più tardi il nome di «frati del S. A.». Per opera di questo ospedaliere per eccellenza, altri ospizi vennero eretti nei territori di Lucca, Pistoia e Firenze. A. fu laico, ma si comunicava tutti i giorni sotto le due specie. Fu sepolto nell'ospedale in cui era vissuto. Nel 1344 Guglielmo arcivescovo di Lucca fece redigere in forma autentica i suoi Atti. Il 24 sett. del 1764, da Clemente XIII, furono concessi la Messa e l'Ufficio proprio del beato alla diocesi di Pescia, concessione che fu poi rinnovata da Pio IX, il 6 giugno del 1851. Si commemora il 23 ott.
BibL.: Acta SS. Octobris, X, Parigi 1869, pp. 226-39. Nello Vian
ALLUCINAZIONE. - Percezione puramente soggettiva, non corrispondente ad alcuna realtà oggettiva esterna; l'individuo proietta fuori di sé le immagini esistenti nella sua mente, con tale vivezza da ritenerle veramente esistenti all'esterno. Così vede cose, animali, persone; ode rumori e parole; sente sapori; ha impressioni tattili che sono soltanto nella sua immaginazione. L'a. può essere causalmente legata a intossicazioni da alcool (zoopsie degli alcoolizzati), cocaina, hashish ecc., malattie infettive, particolarmente con febbre elevata; è consueto corredo di gravi malattie mentali (epilessia, demenza paralitica, schizofrenia, paranoia, forme maniaco-depressive); in persone con fantasia sovreccitabile può presentarsi nel momento del dormiveglia. Disturbo grave della facoltà conoscitiva, l'a. influisce potentemente sull'attività pratica del soggetto che è spinto ad agire corrispondentemente alle impressioni ritenute reali, compiendo azioni e passando ad atti di offesa o difesa la cui motivazione, d'una logicità puramente soggettiva, non implica ordinariamente la sua responsabilità morale. Giuseppe de Ninno
## ALLUMINATURA: v. MINIATURA.
ALLUT, Jean. - Uno dei calvinisti ribelli delle Cévennes chiamati Camisardi, che si distinsero nel sec. xvin per le loro esaltazioni apocalittiche. L'A. si chiamava propriamente Elie Marion ed ebbe il soprannome di Edaireur per i suoi scritti strani, in cui domina l'idea della luce divina destinata a dissipare le tenebre dell'umanità. L'A. combatté nelle Cévennes

(1st. Alinari)
Allori, Cristoforo - Giuditta - Firenze, Galleria Pitti.
fino al 1706 , quando si sottomise e si ritirò a Ginevra. Poi andò in Germania, donde scacciato si rifugiò in Inghilterra sempre malvisto dalle autorità religiose, che infine lo condannarono.
Opere principali: Avertissements prophétiques d'Elie Marion (Londra 1707); Discernement des téuèbres d'avec la lumière... (Parigi 1710); Eclair de lumière descendant des cieux... (s. l. 1711); Plan de la justice de Dieu sur la terre dans ces derniers jours (s. l. 1714).
Bibl.: B. Heurtehize, s.v. in DThC, I, col. 895. Pietro Parente
ALLUVIONE: v. ACCESSIONE.
ALLVATER. - E una espressione introdotta nel linguaggio proprio dell'etnologia e della storia delle religioni dall'esploratore inglese A. W. Howitt con la sua opera The Native Tribes of South East-Australia (Londra 1904), intendendo comprendervi gli esseri superiori, venerati da quelle tribù sotto vari nomi. Dallo stesso autore e nello stesso senso, limitato cioè ai soli Australiani sud-orientali, la derivava anche lo studioso tedesco di psicologia religiosa J. W. Hauer nel volume Die Religionen. Ihr Werden, ihr Sinn, ihre Wahrheit (Berlino 1923). L'americana J. H. Leuba estese poi l'espressione agli esseri supremi di tutti i primitivi (A Psychological Study of Religion. Its Origin, Function and Future, Nuova York 1912). H. Cunow, a sua volta, nel lavoro Ursprung der Religion und des Gottesglauhens (Berlino 1913) tornando a riferirsi agli Australiani mutava il vocabolo in "Altvater", ossia "vecchio padre", come antico, venerato, vetusto.
Tuttavia, col progredire degli studi e delle ricerche, la voce è andata in disuso, in quanto il relativo ed eminente concetto religioso dei primitivi si suole, ormai, concordemente denominare con espressioni che, su per giù, corrispondono al nostro Creatore, Essere Supremo (v.), ecc.
Bibl.: G. Schmidt, Manuale di Storia comparata delle religioni, trad. ital. G. Bugatto, Brescia 1934. Michele Schulien
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AllYS, Eugène-Marie-Joseph. - Vicario apostolico di Huè (Annam). N. il 12 febbr. 1852 a Palmpoint (Rennes), ed entrato alle Missioni estere di Parigi nel 1875, parti per la Cocincina settentrionale, la fine dello stesso anno. Ebbe un apostolato movimentato per le frequenti persecuzioni (1883, 1885, 1898, 1899, 1900). Eletto vicario apostolico nel 1908, lavorò con zelo intelligente alla prosperità della missione, fondando due congregazioni indigene, favorendo la creazione di un monastero cistercense, creando un collegio d'insegnamento secondario. Ebbe le massime onorificenze francesi e annamite. Divenuto cieco, lasciò il suo ufficio nel 1931, e mori a Huè il 22 apr. 1936.
BibL.: Sacris des Missions Etrangères. Compte Rendu des travaux 1936, Parigi 1937, pp. 242-49.
ALMACHIO, santo, martire. - I codici pleniori del Martirologio geronimiano hanno conservato al 1^{°} genn. la seguente notizia relativa ad A.: "Natalizio di A., il quale, avendo detto: Oggi è l'ottava del Signore, cessate dalle superstizioni degli idoli e dai sacrifizi immondi, fu fatto uccidere dai gladiatori per ordine di Alipio, prefetto della città ". Si ha qui in breve il sunto di una Passio del martire A., oggi perduta. Un fatto che ha punti di contatto con la precedente notizia ci è raccontato dallo storico Teodoreto (Hist. eccl., V, 26), che lo attribuisce a un asceta orientale di nome Telemaco. "Onorio, racconta Teodoreto, assunto l'impero d'Occidente, abolì i combattimenti dei gladiatori, che ab antiquo si facevano in Roma, cogliendo la seguente occasione. Un certo Telemaco, che aveva abbracciato la vita ascetica, partito dall'Oriente, se ne venne a Roma con questo intendimento, e mentre si dava quell'ornibile spettacolo entrò anch'egli nello stadio, e sceso nell'arena cercava di far cessare quelli che fra di loro facevano uso delle armi.

(fot. Alloari)
Allori, Cristoforo - S. Giovanni nel deserto.
Firenze, Galleria Pitti.
Ma gli spettatori di quella carneficina, sdegnati ed agitati dal furore del demonio che si pasceva di quel sangue, lapidarono l'oratore di pace. Ciò saputo, il mirabile imperatore annoverò Telemaco fra i martiri vittoriosi e pose fine a quel malvagio spettacolo ". Tali spettacoli cessarono infatti poco dopo il 4 ro. Il Martirologio geronimiano e Teodoreto riferiscono due versioni d'un medesimo fatto che non si può mettere in dubbio. Resta la questione dei due nomi; sembra si debba preferire quello di A., conservato nel Martirologio geronimiano.
BibL.: Martyr. Hieronymianum, pp. 19. 21; G. Morin, in Revue Bénédictine, 31 (1914), pp. 325-26; H. Delchaye, in Analecta Ballandiana, 33 (1914), pp. 421-28 (conservazioni al precedente articolo); J. P. Kirsch, Der stadtrömische Festhahender im Altertum (Liturgiogenthichtliche Quellen, VIIVIII). Münster in V. 1924, pp. 124-27. A. Pietro Frutaz
ALMAIN, Jacques. - Teologo gallicano francese, n. a Sens verso il 1480 , m. a Parigi nel 1515. Prima alunno e poi professore dal 1512 nel Collegio di Navarra a Parigi, deve la sua celebrità, che lo fece chiamare splendor academiae, all'opera pubblicata nel 1512 contro le teorie del card. Gaetano de Vio. Questi aveva l'anno prima esposto la dottrina della superiorità del Papa sul Concilio, nel suo opuscolo De comparatione auctoritatis Papae et Concilii (Roma 1511), che non aveva incontrato il favore di Luigi XII allora in lotta contro Giulio II. Il re pregò la Sorbona di confutare l'opuscolo, stimato ingiurioso ai santi concili della Chiesa. La Sorbona rifiutò. Della risposta fu allora incaricato l'A., che nel suo Liber de auctoritate Ecclesiae et Conciliorum ge serolium adversus Thomam de Vio (Parigi 1512), sostenne che il potere esecutivo appartiene sì, al Papa, ma l'autorità risiede nella Chiesa, cioè nei vescovi e nei fedeli radunati in concilio; perciò il Papa, superiore ai vescovi e ai fedeli presi singolarmente, è invece soggetto alla Chiesa universale, come una parte al tutto; e il concilio generale, che solo è infallibile, è superiore al Papa, il quale da esso può venire giudicato e deposto. Sullo stesso argomento ebbe occasione di tornare, in confutazione di un opuscolo di Guglielmo Occam, con un'Expositio circa decisiones Magistri G. Occami (Parigi 1518), dove sostiene che l'autorità del principe non deriva né da Dio, né dal Papa, ma dal popolo, che per primo si sceglie un capo, e Dio lo approva; e ribadisce la superiorità del concilio sul Papa.
Le teorie di A. furono confutate dal card. Gaetano in due Apologiae (Roma 1512) e dal card. Bellarmino sia nelle Controversiae, sia nel De Conciliis et Ecclesia; ma anche purtroppo richiamate, come di autore classico in materia, alla stessa guisa di Gerson, Pietro d'Ailly e Giovanni Major, dal Bossuet, dal Fénelon e dal Febronius nella difesa del gallicanismo.
Altre opere di A. sono : Moralia, su alcuni punti di morale generale (Parigi 1510); In tertium sententiarum utilis editio, pubblicato postumo cura Nicolai Mallarii (Parigi 1516).
BibL.: G. de Launoy, Regii Nayarrue Gymnasii Parisiensis historia, Parigi 1677; V. Oblet, s. v. in DThC, I, coll. 895-97; P. Imburt de la Tour, Les origines de la Réforme, II, Parigi 1909 pp. 83-88. Celestino Testore
ALMA MATER. - Espressione medievale, sinonimo di Università. Il concetto di «madre» fu applicato all'università fin dalle origini di questa gloriosa istituzione (sec. xiri); e ben presto vi si aggiunse quello correlativo della fecondità : "alma ".
I documenti più antichi ci dànno tre espressioni cronologicamente distinte: 1) Mater Universitas, che si riscontra per la prima volta in una Ordinanza di Oxford del 1300 circa (cf. H. Anstey, Munimenta academica Oxon.,
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1. Londra 1868, p. 77); 2) Alma Unicersitas, frequente nei documenti del sec. xiv e successivo; 3) Alma Mater, che si ha in documenti della seconda metà del sec. xiv, quasi fusione delle due prime espressioni. Innocenzo IV parlava di Oxford come di una fiecunda mater, la quale "de utero suo filios producit ad iustitiam eruditos" ( 6 ott. 1254). Un secolo dopo, nel 1342, il re Edoardo III d'Inghilterra considerava l'Universitas di Cambridge come "mater et propagatrix studentium peritorum ". Da questo concetto della Mater Unicersitas derivano i termini di matricula e di immatricolazione degli studenti (alumni).
Detto di persone e di istituzioni, il termine almus racchiude sempre un significato di onore e di venerazione, di bellezza e di santità (Festo, s. v.). Così A. M., riferita ad università, è un'appellazione nobile, che in bocca agli alunni esprime l'affettuosa stima e riconoscenza verso l'Ateneo che li ha intellettualmente e spiritualmente formati. Alla scelta di questa espressione accademica non deve essere stata estranea l'ispirazione liturgica, offerta soprattutto dagli inni mariani Alma Redemptoris Mater (v.), e il «Dei Mater alma» dell'Ave maris stella.
BibL.: H. Denifle, Die Unicersitaten des Mittelulters bis 1400 , Berlino 1885, pp. 33-35. - Per il valore di Almus e l'uso che ne hanno fatto gli scrittori latini, tanto pagani che cristiani. cf. E. Forcellini, Lexicon totius Latinitatis, I, Padova 1940, p. 194. e, soprattutto, il Thesaurus Linguae Latinae delle Accademie Germaniche. I, Lipsia 1900, coll. 1703 sgg. Igino Cecchetti
"ALMA REDEMPTORIS MATER». - E la prima delle quattro grandi antifone mariane, e si recita al termine delle lodi e della compieta, dalla I domenica dell'Avvento fino alla Purificazione (2 febbr.). Molto probabilmentene è autore Ermanno Contratto, monaco di Reichenau.
Si compone di sei esametri dattilici (metrica classica quantitativa), con ritmo grave e solenne. Teologicamente è un gioiello di letteratura sacra : esalta la divina maternità di Maria, la sua cooperazione all'opera della Redenzione, la sua potenza mediatrice, il prodigio stupendo (matura mirante) della sua perpetua verginità. Cara alla pietà medievale, forni ispirazione per altre composizioni: il suo primo verso fu scelto come inizio di inni (cfr. U. Chevalier, Repert. Hymol., 6 voll., Lovanio e Bruxelles 1892-1920, passim) e le sue singole parole come inizio delle strofe di un lungo carmo, chiamato precisamente Aureum Alma B. M. V. (G. M. Dreves-C. Blume, Analecta Hymnica, 50 [1907], p. 317 sgg.) I versetti e l'orazione che la seguono - diversi per il tempo dell'Avvento (Angelus Domini nuntiacit Mariae...) e per il tempo del Natale (Post partum Virgo inviolata permansisti...) - esprimono concetti e sentimenti propri della bella antifona, la quale, entrata nella liturgia fin dal sec. xiri, fu definitivamente introdotta nel Breviario Romano con la riforma di Pio V (1568).
BibL.: J. C. Trombelli, De cultu publ. ab Eccf. R. M. exhibito, Diss. X, in J. J. Bourassé, Summa Aurea de land. B. V. M., IV, Parigi 1866, coll. 311-16 (cf. III, col. 651 sg.); H. A. Daniel, Thesaurus Hymnol., II, Lipsia 1853, p. 318; M. Meschler, Die Kirchl. Ant. d. Advents u. Weihnachtszeit, in Magazie für vollständiche Apologetik. 2 (1903-1904), pp. 377-81. Igino Cecchetti
ALMA ROMA. - Periodico mensile, pubblicato a Roma dal genn. 1913 all'ott. 1942, presso la tipografia Vaticana. Esso era stato preceduto da altra rivista consimile, in latino Vox Urbis (v.), e ne fu direttore fino alla morte, che segnò anche il termine della pubblicazione, Giuseppe Fornari, ufficiale laico della Curia romana (m. il 18 sett. 1942). Il periodico, che portava il sottotitolo : Latinitatis praeconium, era redatto interamente in latino, mirando al culto e alla diffusione della lingua di Roma (portava il significativo motto: "quidquid non possidet armis religione tenet"). Le discipline trattate furono le più varie, e parte notevole vi ebbe anche la vita e cronaca contemporanea; numerosi i saggi di poesia. Con il Fornari collaborarono i migliori latinisti ecclesiastici contemporanei, italiani e di altri paesi. Nello Vian
AL-MAŠRIQ ("L'Oriente"). - Rivista cattolica di volgarizzazione scientifica in lingua araba, fondata a
Beirut nel 1898 dai Gesuiti dell'Università di San Giuseppe, per integrare l'azione del loro giornale alBasìr ("Il Messaggero", dal 1871), ora cessato. A l-M. si propose scopi di istruzione e di propaganda religiosa, ma allo stesso tempo, specialmente sotto la direzione del suo fondatore e principale redattore, l'eminente arabista p. Luciano Chcihbo (m. nel 1927), pubblicò ottimi studi e testi inediti di letteratura araba antica, che procurarono al periodico la stima degli orientalisti.
BibL.: Les Nivules en Syrie : 16,1-1911. L'Université SaintJoseph, VI: Les centres de presse, Parigi 1931.
Edmondo Lamalle
ALMATÓ, Pedro-José, beato. - Domenicano, martirizzato nel Tonchino il 1^{°} nov. 1861. N. il 1^{°} nov. 1830 a S. Feliz Sascrra (Spagna), entrò nel collegio di Ocaña nel 1847 . Suddiacono, partì nel 1852 per Manila, dove fu ordinato sacerdote nel 1853 . Entrato nel Tonchino orientale nel 1855 , fu decapitato coi beati Hermosilla e Berri-Ochoa. Fu sepolto il 17 giugno 1888 nella chiesa dell'Annunziata a Vich. Beatificato da Pio X, il 20 apr. 1906, con altri martiri dell'Annam (v. annamiti, Martiri).
BibL.: G. Clementi, Gli otto martiri tonchinesi dell'Ordine di s. Domenico solennemente beatificati da Papa. Pio X nell'anno 1506. Roma 1906.
Romero Bellotti
ALMEIDA, Apollinare de. - Gesuita, n. a Lisbona nel 1587 , entrato nel noviziato nel 160 r ; vescovo titolare di Nicea e coadiutore del patriarca di Etiopia. Salpò da Lisbona nel 1628, ma arrivò in Etiopia soltanto nell'ag. 1630. La guerra intestina dei principi e le mene dei monaci scienatici fecero molto soffrire il vescovo e i missionari, i quali vennero confinati in vari luoghi del Goggiam e del Tigrè, e finalmente esiliati. L'A. con altri sei gesuiti rimase nascosto; scoperti, egli e i pp. Giacinto Franceschi e Francesco Rodriguez furono esiliati in un'isola del lago Dambian, dove per un anno ebbero a soffrire tormenti di ogni genere, finché furono uccisi, sospesi ad un albero e crudelmente lapidati (giugno 1638). La causa di beatificazione dei "Martiri di Etiopia" che comprende l'A. e vari suoi compagni, fu introdotta nel 1904.
BibL.: E. d'Almeida, Historia Aethiopiae, in C. Beccari, Rrrum Aethiopicarum Scriptores occidentales, VII, Roma 1908.
Agostino Tesio
ALMEIDA, Luis de. - Missionario nel Giappone, n. a Lisbona verso il 1525 , m. nell'ott. 1583 nell'isola di Amacusa. Fatti in patria gli studi di medicina, l'A. s'imbarcò per cercare fortuna in Oriente nel commercio e nell'esercizio della sua arte. Nel 1555 fondò a Oita, nel regno di Bungo (Giappone) un ospizio per i trovatelli; lo stesso anno (?) entrava come fratello coadiutore nella Compagnia di Gesù. Le sue fondazioni mediche presero allora nuovi sviluppi : nel 1557 fu installato un grande ospedale con annesso lazzaretto e nel 1559 un ospedale per i Giapponesi più agiati, con clinica chirurgica. L'A., che fece personalmente le cure e le operazioni sino al 1561 , impartiva un insegnamento prevalentemente pratico, e introdusse nel Giappone vari metodi curativi europei. Dopo il 1561 , dovendo lasciare l'ospedale di Oita a medici giapponesi, si dedicò tutto alla missione, della quale era divenuto procuratore. Per applicarlo ad un apostolato più diretto, il padre visitatore Alessandro Valignano lo mandò a Macao, dove fu ordinato sacerdote da mons. Carreiro (1580). Ma la salute dell'A. era ormai minata dalle fatiche, sicché morì pochi anni dopo il suo ritorno nel Giappone. Molte lettere sue ( 1557-78 ) trovarono posto in varie raccolte contemporanee (Cartas do Yapao, ecc.); sono elencate ed analizzate nella Bibliotheca Missionum.
BibL.: B. Gianaro, Saverio orientale, I, parte 11, Napoli 1641, pp. 264-84; L. Frois, Die Geschichte Yapans, übersetzt
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und kommentiert von G. Scharhammer und E. A. Voratsch, Lipaia 1926, passim: D. Schilling, Das Schulwesen der Terniten in Japan, Münster in Vestf. 1931, pp. 40-68; P. Delattre, Un institut de médecine de missions au fapan au XVI { }^{e} siècle, in Revue d'histoire des missions, 2 (1934), pp. 16-28; Streit, Bibl., IV, pp. 383-426. Edmondo Lamalle
ALMEIDA, Manuel de. - Gesuita missionarin, n. a Viseu (Portogallo) nel 1581 ed entrato in religione nel 1594, parti per le missioni dell'Oriente nel 1601, fu rettore del noviziato di Goa e del collegio di Bazaim prima di passare nel 1624 in Etiopia come visitatore e superiore della missione gesuitica. Vi rimase fin al 1634 in mezzo a grandi stenti e tribolazioni. Espulso dal paese dall'imperatore Fasiladas, tornò in India, dove fu rettore del Collegio S. Paolo di Goa (1633-36) e provinciale della provincia di Goa; mori nella medesima città il to maggio 1646.
Per incarico dei Superiori, scrisse una Storia dell'Etiopia cominciata in quella stessa terra prima del 1628; a traverso vari rimancggiamenti, essa fornì la sostanza della Historia de Etiopia a Alta, pubblicata dal p. Halt. Telles nel 1660. L'originale del p. A. è stato pubblicato dal p. C. Beccari in Rerum Aethiopicarum Scriptores occidentales, voll. V-VII, Roma 1907-1909. L'opera si compone di dieci libri e risale ai tempi più antichi; dal libro VIII in poi l'autore narra fatti di cui fu teste. In capo al primo libro si trova una carta dell'Etiopia, con l'indicazione esatta delle sorgenti del Nilo Azzurro, scoperte dall'A. insieme con il p. Pietro Pacs.
BibL.: Sussomavozed, I, coll. 193-94; VIII, col. 1612: C. Beccari, Notizie e Saggi di opere e documenti inediti riguardanti la Storia di Etiopia, Roma 1903, pp. 89-108; 303-32; id., Rerum Aethiopicarum Script. occidentales, V, Roma 1907, introduz.
Edmondo Lamalle
ALMEIDA, Theodoro de. - Oratoriano, n. a Lisbona nel 1722, m. ivi nel 1804. Insegnò filosofia e scienze naturali, e pubblicò in 10 voll. la sua opera maggiore Recreayao philosophica o Dialogo sobre a philosophia natural (varie edizioni, Lisbona 1751-99). Fu celebre oratore e direttore spirituale. Esiliato dalla corte di José I per opera del ministro Pombal (1760), emigrò in Francia (1768), dove (a Bayonne e Auch) insegnò fisica e matematica. Morto il Pombal, tornò in patria (1778). Fu socio dell'Accademia Reale delle Scienze di Lisbona.
Pubblicò anche sermoni, meditazioni e opuscoli vari di scienza e ascetica, tra cui Institutiones physicae ad usum scholarum, Lisbona 1785; Estimulos do amor de Virgem Maria nida de Deus, Lisbona 1739, 1791, Lerida 1900; O Felia independente do mundo e da fortuna, Lisbona 1779, racconto morale sul tipo del Telemaco di Fénelon, che ebbe 5 edizioni: Espiritu consolador, tratado ascético, anonimo, Lisbona 1785 ; Lisboa destruido, poema in 6 conti, Lisbona 1803, senza valore letterario. Scrisse anche un'opera apologetica sull'armonia della ragione e della fede.
BibL.: I. Persica de Andrade, Elogio de p. T. de A., in Hist. et Memorias da Academia real das sciencias de Lisboa, XI, 1, Lisbona 1831.
Francesco Timello
ALMEIDA PEREIRA DE ANDRADE, FortuNATO de. - Studioso e storico portoghese, n. nel 1869, m. nel 1933, membro dell'Accad