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(poepe. B. Deprabart)
AFFRESCO VOTIVO (1414)
Merano, atrio del Duomo.

EPIFANIA (ca. 1410)
Bressanone, chiostro della Cattedrale.
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(fol. Mar. Germanico, bietimbergs)
Altdonfrer, Althecht - Ritrovamento del corpo di s. Floriano. Norimberga, Museo Germanico Nazionale.
come quella a S. Floriano (1518), che lo rivela narratore vigoroso. Lasciò moltissimi disegni, anche colorati, e sperimentó con successo la xilografia a colori, giungendo fino a sei legni. Praticò anche l'incisione in rame.
Bibl.: E. Friedländer, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 347-48; K. Pitezzs, Der erste Romantiker der deutschen Kunst: A. A. zur Münchner Ausstellung des Gesamtarches, in Illust. Zeitung, (1938, D, pp. 998-99, (fasc. 4867); O. Benesch, Der Maler A. A., Vienna 1939; L. v. Baldass, A. A., Zurigo 1941.
Angelo Lipinsky
ALTECABOTECA. - Forma corrotta di 'Al têhl ha-'abhâtêhâ ( = Non essere come i tuoi padri { }^{1} ) : parole iniziali con cui è di solito citata l'opera anticristiana scritta verso il 1396 dall'ebreo della famiglia Duran, Jişbâq ben Mošeh, più noto coi nomi di Profeit (erroneamente Profiat) Duran, soprannominato Efiadi. Questi, nato a Cordova, passò apparentemente al cristianesimo nel 1391, poi andò in Palestina ove, tornato al giudaismo, lanciò la 'Igghéret 'el Bonetto, epistola a un tal Bonetto, elireo che si era fatto cristiano, cominciando con quelle parole, spesso poi ripetute nel corso dello scritto.
L^{′} A. finge di confermare un amico nella fede cristiana che ha abbracciata, ma in realtà è una satira virulenta contro i giudei battezzati. L'ironia però è cosi sottile che lo scritto fu da molti considerato come una difesa del cristiancsimo contro l'ebraismo, e spesso citato come tale. Si inserisce nella folta produzione anticristiana degli ebrei spagnoli della ²ᵃ metà del sec. xiv: Saeregno della fede (1374) di Mošeh Cohen rabbino di Avila, la Pietra di paragone di Šemtob ben Jisbaq Šaprut, l'epistola contro Paolo di Burgos (v.) di Jisbâa' ben Josef, l'opera di Hasebi Crescza (v.). L'epistola A. fu edita a Costantinopoli nel 1554 ; Bartolocci ne conosceva un manoscritto nella biblioteca Vaticana.
Bibl.: G. Bartolocci, Bibliotheca Magna Babbinira, I, Roma 1675, pp. 98-99.
Antonino Romeo
ALTEMPS (Hohrnems), Marcus Sittich d'. Cardinale, n. ad Hohenems (Vorarlberg) nel 1533, m. a Roma nel 1595. Nipote per parte materna del card. G. A. de' Medici di Milano, il futuro Pio IV, si dette giovanissimo al mestiere delle armi, agli ordini dell'altro suo zio, il celebre Gian Giacomo de' Medici, marchese di Marignano, e poi di Cosimo I de' Medici. L'elezione dello zio al papato segnò il principio della sua fortuna. Venuto a Roma insieme col fratello maggiore, fu nominato conte dell'impero. Un incidente dal quale scampò lo decise a prendere gli ordini sacri. Vescovo di Cassano nel 1560 , e, nello stesso anno, nunzio straordinario in Germania, cardinale e vescovo di Costanza nel 1561, fu uno dei cinque legati pontifici al Concilio di Trento, alla fine dello stesso anno. Questa ultima nomina fu molto criticata, essendo egli giovane di ventotto anni e più esperto di armi che di teologia. Sebbene fosse stato, alla fine, nominato dallo zio legato nelle Marche e colmato di altri benefizi, non ebbe mai in Curia uffici d'importanza. Fece costruire a S. Maria in Trastevere la cappella della Vergine, dove fece ricordare il Concilio di Trento, e là fu tumulata la sua salma.
Bibl.: G. Constant, s. v in DHG, II, coll. 786-91; Pastor, VII, passim. Luigi Michelini Tozzi
ALTER, Franz Karl. - Filologo gesuita, n. a Engelsberg (Cecoslovacchia) il 21 genn. 1749, m. a Vienna il 29 marzo 1804. Entrato (1766) nella provincia boema della Compagnia, insegnò poi storia, greco ed ebraico nel collegio di S. Clemente a Praga. Dopo la soppressione della Compagnia (1773), si laureò in filosofia all'Università di Vienna, in cui divenne bibliotecario e professore di greco.
Eruditissimo nelle lingue classiche e orientali, pubblicò edizioni critiche di Platone, Omero, Tucidide, Cicerone, Lucrezio, il Chronicon di Giorgio Frantzes, studi sulle lingue slave, indo-iraniche, georgiana (dal 1796 al 1802). Notevoli i suoi lavori critici sui testi e versioni della Bibbia (antica latina, armena, araba), usciti a Vienna (1779) e nella Philosophischtheologische Zeitschrift di Paulus (Lipsia 1792-96); studiò i frammenti latini preieronimiani di Luca e Marco del Codice purpureo della biblioteca Palatina di Vienna (1791). Sua opera principale è Novum Test. ad codicem Vindobonenseen graece expressum (2 voll. in 8^{°}, Vienna 1787), in cui riproduce il codex Lambecii I con le varianti (in appendice) di oltre 20 manoscritti di Vienna. Locune e sviste (segue il testus receptus di R. Estienne) non tolgono merito e utilità agli originali contributi di A., che rimane un pioniere accanto a J. Mill, J. J. Wetstein e J. J. Griesbach.
Bibl.: Sommervogel, I, coll. 212-14; C. R. Gregory, Textbritik des Neuen Testaments, III, Lipsia 1909, pp. 963-64; Hurter, V. coll. 674-75; E. M. Rivière, s. v. in DHG, II, coll. 801-802. Antonino Romeo
ALTERCATIO di Giasone e Papisco: v. ARISTONE di PElla.
ALTERCATIO DE ANIMA. - Frammento di un dialogo (?) contro il traducianismo. L'autore prova dalla S. Scrittura che le anime sono create direttamente da Dio. I manoscritti e Giovanni di Siviglia (in S. Alvari Cordubensis Opera, Ep. 6: cf. E. Florez, España Sagrada, Madrid 1754-73, XI, p. 143 sg.) lo attribuiscono ad Ambrogio di Milano. L'autore rimane incerto, ma le citazioni bibliche della «Vetus Latina» indicano un'opera del sec. v-vi.
Bibl.: C. P. Caspari, Kirchenhistorische Anecdota, I, Kristiaria 1883, pp. 223-47 (edizione con noni). Otto Faller
ALTERCATIO HERAGLIANI: v. eraClano. ALTERNATIVA: v. provvista canonica.
ALTESERRA, Antonio: v. dedin d'HautesERRE.
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ALTFRIED (Altfrid). - Vescovo di Hildesheim dall'85I fino alla morte avvenuta il 15 ag. dell'874. Fu monaco benedettino di Corvey (presso Minden in Vestfalia), e lavorò sotto Lodovico il Germanico per il ritorno della pace nel regno e nella dinastia dei Carolingi. Promovendo la fondazione di parecchie abbazie, con i propri mezzi fece erigere quella dei Benedettini a Saleghenstad (forse l'attuale Osterwieck presso Halberstadt) e quella delle Benedettine ad Essen. Nell'872 benedisse il novello Duomo dedicato a Maria nella sua città vescovile. La sua tomba si trova tuttora nel monastero di Essen.
Bibl.: Acta SS. Augusti, III, Parigi 1867, pp. 210-14; G. Allmang, s. v. in DHG. II, coll. 807-808; W. Hoch, s. v. in LThK, I, coll. 316-17.
Cesario van Hulst
ALTHAMAR.
- Isola sul lago di Van, fu sede dell'antikatholikos della Chiesa armena. Primo in questasede fu l'antikatholikos David Thornikean, scomunicato dal patriarca Gregorio Pahlavuni III. Nel 1895 cessò di essere patriarcato.
La sede di A. aveva sotto la propria giurisdizione tutta la diocesi di A. (193 chiese e 4 I conventi), e quella di Xizan (ro9 chiese e 17 conventi).
Bibl.: P. L. Ingigian, Topografia dell'Armenia antica, Venezia 1822, pp. 172-78 (in armeno); F. Tournebize, Hist. pol. et rel. de l'Arménie, Parigi 1909; G. Amaduni, Monachismo, Venezia 1822, pp. 154-68.
ALTHAMER, Andreas. - Teologo luterano e umanista, n. ca. il 1500 a Brenz, presso Gundelfingen (Württemberg) - da cui anche gli appellativi di "Brentius, Gundelfingius" -, m. nel 1539. Studio nelle Università di Lipsia e di Tubinga (1516-20), cominciando già allora il suo commentario alla Germania di Tacito. Nel 1521 fu assistente alla scuola di Schwäbisch-Hall, nel 1522 a quella di Reutlingen, e nel 1524 sacerdote coadiutore a Schwäbisch-Gmünd. Fu allontanato da questo ufficio a causa della sua propaganda luterana, ed allora, sposatosi, si recò a Wittenberg, ove si dedicò allo studio ed alla diffusione della nuova dottrina. L'anno appresso era a Norimberga e nel 1527 come pastore a Eltersdorf, ove svolse una grande attività letteraria e propagandistica. Alla disputa di Berna, nel genn. 1528, difese le teorie luterane contro gli zwingliani; nel maggio dello stesso anno, dietro invito dei margravi di Anabach-Brandenburg, si stabili ad Anabach e fu, negli anni seguenti, l'animatore e organizzatore del movimento luterano in tutto quel territorio.
Nel frattempo non abbandonò gli studi umanistici. I
suoi Commentaria Germaniae P. Cornelii Taciti, pubblicati la prima volta nel 1529 e, più elaborati, nel 1536, ebbero gran successo e varie ristampe. Dal 1537 si dedicò all'introduzione del luteranismo nella Neumark. Tra i suoi scritti (di cui l'elenco in Kolde, pp. 129-38) si ricordano: Adnotationes in Epistolam beati Jacobi (Strasburgo 1527), in cui oltrepassa il disprezzo dello stesso Lutero verso quella epistola, giudizio mitigato poi in un ulteriore commento del 1533; Dialloge, hoc est conciliatio locorum Scripturae qui prima facie inter se pugnare videntur (Norimberga 1527), opera molto letta e diffusa nel suo tempo; Catechismus. Das ist Unterricht zumchristlichen Glauben, wie man die Jugend lehren und ziehen soll, in Fragezzeit und Antwort gestellt (Norimberga 1528), il primo catechismo luterano a domande e risposte che ha fatto epoca nella letteratura protestante; Silva biblicorum nominum (Norimberga 1530), che è una specie di dizionario biblico.
Bibl.: J. A. Ballevstedt, Andrene A. Vita, Walferbüttel 1710: H. Westermayer, Die brandenbergischnörnbergische Kirchenvisitation und Kirchenordnung von 1516-35, Erlangen 1894: Th. Kolde, Andreas A. der Humanist und Reformator in Brandenburg. Ausbuch, mit einem Neudruch seines Katechismus von 1516 und archivalischen Beilagen, Erlangen 1899.
Anselmo Musters
ALTHAN, MiChele Federico d'. - Cardinale, viceré di Napoli, n. a Glatz (Slesia) nel 1682, m. a Vácz (Ungheria) nel 1734. Canonico di Olmütz e di Breslau, uditore di Rota dell'Austria a Roma (1714-18), vescovo di Vácz e consigliere di Stato di Ungheria nel 1718. Clemente XI lo creò cardinale nel 1719. Entrato a far parte del consiglio imperiale, ebbe l'incarico di rappresentare l'Impero presso la S. Sede. Al Conclave di Innocenzo XIII esercitò il preteso diritto di veto nei riguardi del card. Paolucci. In ura lettera al card. de Bissy, che venne pubblicata, protestò vivacemente contro le voci, messe in giro dai giansenisti, che l'ymperatore avesse respinto la bolla Unigenitus (1722). La sua azione contribuì largamente alla riconciliazione dell'autorità imperiale con quella pontificia, dopo la guerra di successione di Spagna. Nel 1722 divenne viceré di Napoli e durò in carica sei anni. Nel 1729 rientrò nella sua diocesi ungherese, alla quale si consacrò fino al giorno della morte.
Bibl.: M. Guarnacci, Vitae et res gestae Pontificum rous. et Cardinalium, II, Roma 1751; P. Richard, s. v. in DHG, II coll. 809-10.
ALTHUSIUS (Althus, Altusio), Johannes. - Giureconsulto tedesco protestante, n. a Ostfriesland o nel principato di Wittgenstein, ca. il 1556, m. a Emden nel 1638 . Nel 1590 fu nominato professore di diritto

(Inf. Althasi)
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a Herborn; indi nel 1601 sindaco di Emden, dove, seguendo i suoi principi, difese strenuamente i diritti della città e della borghesia contro il conte di Ostfriesland e la nobiltà.
Delle sue opere vanno ricordate specialmente: Juris-prudentiae Romanae methodicae digestae atque exemplis sacris et profanis illustratae libri II (Basilica 1586-89, Herborn 1592-99, e altrove), messo all'Indice con decr. 20 marzo 1615,9 ott. 1618, per le idee errate circa il principio di autorità. Secondo l'A., infatti, i re non sono che magistrati: chi possiede l'autorità e la sovranità è il popolo, il quale può mutare a capriccio e anche condannare a morte i padroni che si è eletto. Lo Stato non è che il risultato federalista, di famiglie, comuni, province; perciò non deve esistere alcun potere assoluto e totalitario. Fu pure condannata l'altra opera (decr. 18 marzo 1620), continuazione della prima: Dicaelogiae libri III totum et universius, quo utiuur complectentes (Herborn 1617 e altrove), dove ritorna sulle medesime idee: sovranità popolare, mandata del re o del principe, revocabile a piscimento dal popolo. Lo stesso si deve dire di una terza opera: Politica methodica digesta (Herborn 1603), che però non è nominatamente all'Indice.
BibL.: G. Jellineck, Allgemeine Staatslehre, ⁴² ed., Berlino 1923; H. Kalpers, s. v. in Staatslexikon, I, Friburgo in Br. 1926, coll. 141-42; O. v. Glerke, G. A. e lo sviluppo storico delle teorie politiche giusnaturalistiche, a cura di A. Gollini, Torino 1943.
Celestino Testore
ALTICHIERO da Zevio. - Pittore n. a Zevio presso Verona nel 1320, m., forse a Verona, dopo il 1390. Dopo aver lavorato, sembra, in Verona nel palazzo degli Scaligeri, svolse la sua maggiore attività a Padova; tuttavia, tra le pitture della cappella di S . Felice e dell'Oratorio di S. Giorgio nella basilica del Santo a Padova, gli si attribuisce con fondatezza soltanto parte degli affreschi della prima, la famosa Crocifissione in quelli del secondo dove, per il reato, si è piuttosto disposti a vedere la mano del suo collaboratore Avanzo. Vi manca infatti quella raffinata eleganza di derivazione gotico-senese che caratterizza tutte le sue opere, dalla tomba di Dotto (1370) alla tomba di F. Cavallo a Verona ( 1390 ca.).
BibL.: P. Schubring, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 331-32; L. Coleni, Studi sulla pittura del ' 300 a Padova, in: A. e Avanzo, n Riv. d'Arte, 13 (1931), pp. 303-63; S. Bettini, Giusto de' Menabasi e l'arte del '300, Padova 1944, p. 63; L. Colenti, I Primitivi: I Padoni, III, Novara 1947.
Maria Donati
ALTICOZZI (Alticotti), Lorenzo. - 'Teologo gesuita italiano, n. a Cortona il 25 marzo 1689, m. nel 1777. Fu rettore del Collegio scozzese in Roma. Scrisse: Summa Augustiniana... in sei volumi distinti in cui tratta: De gratia, De doctrina morum, De Ecclesia, De peccato originali, De divina gratia, De voluntate Dei (Roma 1744-6I).
BibL.: Sommervogel, I, coll. 215-16; id., s.v. in DThC, I, col. 924.
ALTIERI. - Famiglia romana, nota già nel medioevo, appartenente alla media nobiltà, che partecipò attivamente alla vita cittadina. Primo a farsi nome nel campo letterario fu Marco Antonio (1450-1532), discepolo di Pomponio Leto, amico di Bartolomeo Platina, autore di una novella: L'Amorosa, e di un curioso volume: Li Nuptiali, dove nell'esporre le usanze romane a proposito di nozze, trova modo di ricordare avvenimenti, famiglie, personaggi dell'età sua. Ebbe merito anche di ricondurre la pace fra i baroni romani nel 1511; fu castellano nella Rocca di Viterbo, conservatore di Roma, inviato presso il campo imperiale nel 1527.
Dopo di lui la tradizione cosiddetta umanistica fu
rinfrancata da Rutilio (m. nel 1600), professore e rettore dello Studio, e da Mario (m. nel 1613), del quale è alle stampe un trattato De censuris ecclesiasticis; ma gli A. aspirarono a miglior fortuna e nel sec. xvir presero la via prelatizia. Un Lorenzo infatti, cognato di Gentile Delfino vescovo di Camerino, avviò per quella via due figli, Giovanni Battista ed Emilio. Il primo fu cardinale tra i più influenti della corte; il secondo, per vari gradi, da uditore di Rota a nunzio, pervenne al pontificato, col nome di Clemente X, a poco meno che ottant'anni, ma ancora in tempo per assicurare alla famiglia, rimasta senza diretti discendenti, la continuità negli Albertoni. In questa ultima famiglia infatti era entrata Laura Caterina, ultima degli A., e presero il suo cognome il marito Gaspare, il padre di lui e lo zio Paluzzo, creato cardinale e segretario di Stato (cardinale padrone); fu questi che creò le nuove fortune della casa.
Gli A.-Albertoni, poi detti semplicemente A., che avevano già dato alla Chiesa, oltre che i cardinali e il Pontelice sopra nominati, anche una beata, Ludovica (v.), continuarono a dare cardinali nei due secoli seguenti : Lorenzo (1671-1741), Giovanni BatTISTA (1673-1740), Vincenzo Maria (1724-1800) e Ludovico (v. sotto).
BibL.: P. E. Visconti, Città e famiglie nobili dello Stato pontificio, III, Roma 1847, pp. 524-638, bene informato ma non ordinato; E. Narducci, Li Nuptiali di Marco Antonio A., Roma 1873, pp. v-L; V;. Zabughin, Una Novella umanistica, (si tratta dell'Amorosa), in Archio, d. Soc. Rom. di St. patr., 32 (1909), pp. 332-38; Pastor, XIV, pp. 633-34; A. Mercati, Come e quando tornò a Roma il codice del processo di Galileo, in Atti dell'Arc. pontif. dei Nuovi Lincei, 80 (1927), p. 60, n. 1.
Luigi Berra
ALTIERI, Ludovico. - Cardinale, n. a Roma l'i I luglio 1805, da Paluzzo e da Maria Anna di Sassonia, m. ad Albano l'ir ag. 1867. Dopo essere stato cameriere segreto partecipante di Leone XII, fu nominato, da Gregorio XVI, segretario della Congregazione degli Studi. Eletto nel 1826 arcivescovo titolare di Efeso e nunzio a Vienna, con la dignità di pro legato a latere, ebbe come compito principale della sua missione di combattere le leggi giuseppine. L'A. riuscì fra l'altro ad ottenere la restituzione dei beni del Collegio greco-ruteno di Roma. Creato cardinale nel concistoro del 14 dic. 1840, Gregorio XVI ne pubblicò la nomina soltanto il 23 apr. 1845 e gli assegnò la diaconia di S. Maria in Portico, per lui creata a titolo presbiterale. Pio IX lo nominò, nel 1847, presidente di Roma e Comarca. Per incarico del Pontefice pronunciò, l'anno seguente, il discorso inaugurale del Consiglio del parlamento al Palazzo della Cancelleria. Ebbe, inoltre, l'ufficio di segretario dei memoriali. Nel 1850 fu chiamato a far parte, col Della Genga Sermattei e col Vannicelli Casoni, della commissione cardinalizia incaricata di restaurare il Governo pontificio e divenne poi camerlengo di Santa Romana Chiesa (1857), arciprete di S. Giovanni in Laterano, presidente del Consiglio di Stato per le finanze. Nel concistoro del 17 sett. 1860 optò per la sede suburbicaria di Albano, ove svolse fervida opera pastorale. Scoppiato, nell'ag. 1867, il colera, l'A. raggiunse immediatamente la sua diocesi, recandosi ad assistere gli infermi, portando a piedi scalzi il Viatico ai moribondi, dando generosamente quanto aveva nel palazzo episcopale. Colpito dal morbo, spirò serenamente. Pio IX, nell'allocuzione concistoriale del 20 sett. 1867, ne esaltò con parole commoventi il sacrificio.
Dell'A. rimangono alcuni discorsi pronunciati alla Accademia di religione cattolica e una dissertazione sul centenario della morte dei ss. Apostoli Pietro e
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Paolo, pubblicata postuma per cura di mons. Agostino Bartolini.
Bibl.: F. Fabi Montani, Elogio del card. L. A., Roma? 1867: G. Spada, Storia della Rivoluzione di Roma, II, Firenze 1869. pp. 336-51; P. Romano, Ottocento Romano, Roma 1943, p. 86, Mario De Camillis
ALTING, Jakob. - Ebraista calvinista, n. a Heidelberg nel 1618, m. a Groninga nel 1679. Era figlio del teologo calvinista Johan Heinrich (v.) del quale pubblicò le opere. Imparò l'ebraico a Emden da Gumprecht ben Abraham; dal 1643 lo insegnò a Groninga ed emulò i due Buxtorf. Convinto cocceiano (v. coccerus), visse
in continua lotta con Samuel des Marets (Maresius).
Pubblicò una grammatica siriaca (1676). In Fundamento punctationis linguue sanctae (Groninga 1654 ; 6^{a} ed. 1701) fondò la scuola grammaticale (continuata da Danz e Schultens) che spiega le variazioni vocali che nella morfologia ebraica con la quantitá delle pause (systema trium morarum). Nelle postume Opera omnia theologica, analytica, exegetica, practica, problematica et philologica Altingii ( 5 voll. in fol. editi da Balthasar Bekker, Amsterdam 1686) si rilevano eruditi lavori esegetici: Internuncies Dei geminus Veteris alter, alter Novi Test., seu vaticinii Mosaici Deuteron. 18: Schilo seu de vaticinio patr. Jacobi Gen. 49, 20, libri V; un commento integrale a Romani e a Geremia.
Le Opera omnia sono all'Indice (decr. 25 mag. 1684; 10 maggio 1757 ). Antonino Romeo
ALTING, Johan Heinrich. - Teologo calvinista olandese, n. il 17 febbr. 1583 a Emden, ove suo padre Menso (1541-1612) era predicatore protestante, m. a Groninga il 25 ag. 1644. Studiò prima a Groninga, poi, dal 1602, a Herborn. Nel 1608 gli fu affidata l'educazione del futuro principe elettore palatino, Federico V, prima a Sédan (1608-10), in seguito a Heidelberg, quando il quattordicenne principe aveva già preso il governo, e nel 1612 lo accompagnò in Inghilterra pel suo matrimonio con Elisabetta, figlia di Giacomo I. Tornato a Heidelberg, fu ivi nominato (1613) professore di teologia dommatica all'università e direttore del seminario nel "Collegium Sapientiae" (1616). Quando Tilly nel 1622 saccheggiò Heidelberg, A. riusci a riparare in Olanda, ove Federico V gli affidò la direzione degli studi del suo primogenito a Leida (1623-27). Ivi collaborò anche alla versione ufficiale olandese della Bibbia (Staatenbijbel). Nel 1627 ebbe una cattedra di teologia a Groninga e la occupò fino alla morte. Avverso alle sottigliezze scolastiche ed al semipelagianismo dei luterani, segul un indirizzo biblico e pratico, tenendosi rigorosamente alla dottrina calvinista tradizionale. Al Sinodo di Dordrecht (1618) cui partecipò quale rappresentante del Palatinato, sostenne
il più reciso predestinazionismo e combatté le idee innovatrici dei Rimostranti.
Tra le sue opere, in maggior parte pubblicate dopo la sua morte dal figlio, notiamo: Notae in decadem problematum Jacobi Behm (Heidelberg 1618); Scripta theologica Heidelbergeusia, 3 voll.: I, Loci commune; II, Problemata theologica; III, Explicatio cathecheseos Palatinae (Amsterdam 1646); Exegesis Augustanae confessionis, con un Syllabus controversiarum quae Reformatis hodie intercobant cum Lutheronis (Amsterdam 1652); Theologia historica sive systematis historici loca quattuor usque ad Costantinum Magum (Amsterdam 1664), notevole come lavoro precursore degli studi moderni di storia del dogma; Historie Esclésive Palatínne a prima Reformatione usque ad Joannem Casimiram administratorem, cioè fino al 1583 , in Manumcatu Pietatis (Francoforte 1701), molto importante per la storia religiosa locale. Tutte le opere dell'A. sono all'Indice (decr. 25 genn. 1684; 10 maggio 1757).
BibL.:S. Marcrius, Oratio Junebris 7. H. A., Groninga 1644: T. Axon, Effigies et vitae professorum Acad. Groningue et Oodundiae, Groninga 1654, p. 88 sgg.: P. Freherus, Theatrum vivorum eruditione clarorum, I, Novimberga 1688, p. 512 ; J. Van Schelven, in Nieuw Nederl. Biogr. ITeordroboek, I, Leida 1911, p. 94.
Annelmo Musters
ALTINO. E municipio della tribù Scaptia nel litorale veneto, sulla via Annia nel suo incrocio con la Claudia Augusta. Il suo primo vescovo compare nel 381 con Eliodoro, il grande amico di s. Girolamo. Verso il 442 compare quel Settimo, che fu lodato da s. Leone Magno; nel 501 Pietro, che ebbe tanta parte nelle vicende di papa Simmaco. Le invasioni longobarde del sec. viI portarono la completa rovina alla città che non si riebbe più. Le tradizioni veneziane riferiscono che la sede vescovile sarebbe allora stata trasferita a Torcello, nella laguna; i vescovi, però, continuarono a portare il titolo di A. sin alla fine di quel secolo.
Bibl.: Lanzoni, p. 909 sgg.; per le tradizioni veneziane cf. V. Piva, Il patriarcato di Venezia e le sue origini, Venezia 1938, p. 185 sgg.
ALTMANNO, santo. - Oriundo della Vestfalia, studiò a Parigi, fu professore a Paderborn. Da Enrico III fu nominato prevosto del capitolo di Aquisgrana e cappellano di corte e nel 1065 vescovo di Passavia. Intrepido propugnatore dei diritti papali, grande riformatore della vita monastica e del clero, fu per questo perseguitato fino alla morte.
Fondò (ro83) il monastero benedettino di Göttweig. Pubblicò nel 1074 la bolla di Gregorio VII contro il clero concubinario, e nel 1076, insieme con l'arcivescovo di Salisburgo, Gerardo, la scomunica contro Enrico IV. Costretto a fuggire, vide la sua sede occupata da vescovi intrusi. Venne a Roma (ro79), e il Papa lo scelse come suo legato perpetuo per la Germania; visse poi ritirato a Göttweig. Morì nel vicino Zeiselmauer l' 8 ag. 1091 e fu de-
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Altieri, Ludovico - Riratto - Roma, Museo del Risorgimento.
posto nella cripta di Göttweig, dove ebbe culto di santo. Manca nel Martyr. Romanum; la festa di A. fu concessa alle diocesi di Linz (1884) e Passavia (1890).
BibL.: La Vita, scritta da un monaco di Göttweig (verso d 1120), fu pubblicata dal Wattenbach, in MGH, Script., XII, pp. 216-42; Acta SS. Augusti, II, ed. Venezia 1732, pp. 326-89; BHL, 313-15; J. Stülz, Das Leben des Bischofs Altmann von Passau, Vienna 1833; A. Stonner, Heilige der deutschen Frühzeit, II, Friburgo in Br. 1935, pp. 82-106. Giuseppe Löw
ALTMEYER, JEAN-JACQUES. - Filosofo e storiografo belga, n. a Lussemburgo nel 1804, m. a. Bruxelles nel 1877. Laureatosi in filosofia e in diritto (1831-32), fu incaricato dell'insegnamento della storia e delle antichità greche e latine nell'Università di Bruxelles, fin dalla fondazione. Vi tenne pure corsi di cconomia politica e di storia commerciale. Fu libero pensatore e, in politica, liberale.
Due delle sue opere furono condannate dall'Indice: Introduction à l'étude philosophique de l'histoire de l'humanité (Bruxelles 1837; decr. 28 genn. 1842); e Cours de philosophie de l'histoire fait publiquement à l'Université de Bruxelles (ivi 1840; decr. 16 sett. 1841). Vi si mostra infatti paladino esagerato del progresso umano, e tutto pervaso di un ottimismo naturale, che la esperienza sconfessa ogni giorno; nega l'origine del male quale è professata dalla Fede; proclama la Chiesa causa della scissione protestante; riduce il cristianesimo soltanto all'amore e lo fa consistere nell'accordo della dottrina evangelica con la ragione e la natura, che sarebbero le due rivelazioni di Dio nel mondo finito; condanna come idee ristrette l'individualismo e il patriottismo, perché tutti siamo figli di un medesimo Padre. Scrisse pure: Histoire des relations commerciales et diplomatiques des Pays-Bas avec le Nord de l'Europe pendant le XVI { }^{e} siècle, ivi 1840; Les précurseurs de la Réforme aux Pays-Bas (ivi 1885).
Celestino Testore
ALTO ADIGE. - i. Geografia. - Nome dato (da E. Tolomei nel 1906) al bacino del fiume a monte della stretta di Salorno, che, nella sua odierna acce-
zione amministrativa, comprende pure un piccolo lembo del bacino della Drava (S. Candido e Sesto), vale a dire, in sostanza, alla regione detta dai Tedeschi Deutsch-Südtirol.
Il territorio, il cui limite settentrionale coincide con la frontiera italo-austriaca, è ben definito anche a mezzodi da alte barriere montuose (Ortler-Cevedale, Sella, Sasso Lungo, Catinaccio, Laterrar, ecc.) che lo isolano dalla finitima regione trentina, con la quale tuttavia le comunicazioni rimangono agevoli. Si tratta di una regione di montagna, per oltre i 4 / 5 al di sopra dei 1000 m . (e per 2 / 5 sopra i 2000), nella quale però il paesaggio aspro degli elevati margini montani alterna con quello più aperto dei larghi fondivalle modellati dai ghiacciai quaternari; zone spesso ben riparate dal N. (Merano) e con piogge non troppo abbondanti. Come in tutto l'arco alpino, nell'A. A. le valli maggiori costituiscono unità distinte e ben individuate, di regola con nomi propri (Val Venosta, Pusteria, Val Gardena, Val Badia, ecc.).
Il territorio nelle parti più basse è coltivato (cereali, massime segale, e patate; nelle conche meglio assolate prospera il vigneto ed il frutteto; in complesso appena il 6 % dell'area totale); nel resto è scarsamente popolato, ma fiorente di pascoli ( 37,5 % del totale) e con ampie aree boschive ( 39 % ). Le industrie vi hanno avuto di recente un notevole impulso, soprattutto per lo sviluppo degli impianti idroelettrici (sull'Isarco è la centrale più potente dell'Italia); notevole anche il movimento turistico, che mette capo a centri di villeggiatura e di sport tra i più frequentati del nostro paese, e si giova di una eccellente attrezzatura alberghiera. L'A. A. ha importanza commerciale per le vie di comunicazione, che, seguendo le tre valli maggiori (alta valle dell'Adige, o Venosta; Valle dell'Isarco; Valle della Rienza o Pusteria), mettono capo, attraverso i tre grandi valichi alpini che loro corrispondono (Resia, Brennero, e Dobbiaco), ai paesi transalpini. I. ungo queste vie sono i maggiori agglomerati urbani: Bolzano ( 75 mila ab.) alla confluenza dell'Adige con l'Isarco, che tende a divenire un importante centro industriale; Merano ( 26 mila ab.), stazione climatica internazionale, e Bressanone ( 7 mila ab.), centro dell'omonimo vescovato.
L'A.A., oggi comproso nella regione detta TrentinoA. A., corrisponde alla provincia di Bolzano, istituita nel 1927. L'elemento tedesco vi è prevalente su quello italiano, la cui percentuale è tuttavia cresciuta dopo il distacco dall'Austria ( 8,7 % nel 1869; 11 % nel 1921; ca. il 20 %, probabilmente, oggi). Durante la recente guerra era stato previsto il trasferimento (Rückwanderung) in Germania degli optanti per la cittadinanza tedesca; ma il 1^{°} dic. 1942, quando l'esodo avrebbe dovuto aver termine, solo 72.749 avevano lasciato il paese. La Costituente della Repubblica ha approvato il 29 gennaio 1948 lo Statuto speciale per la Venezia Tridentina, che tutela l'elemento tedesco (minoritario nel complesso della regione), mediante il riconoscimento di una particolare autonomia provinciale nell'ambito della regione.
La superfice della provincia è di 7085 mathrm{kmq}.; la sua popolazione è passata dai 239.940 ab. del 1910 ai 277.720 del 1936 ( 289 mila al 31 dic. 1947; densità 41 a kmq.)
Il territorio dell'A. A. è sotto l'amministrazione ecclesiastica di tre diocesi : Trento, che ne ha la parte maggiore, Bressanone (tratto orientale e Ampezzano) e Coira (Val Monasterio).
BibL.: A. R. Toniolo, Gli Italiani nell'A. A., Roma 1917; id., L'A.A., Novara 1919; A. Brunialti, L'A.A., Torino 1919; G. Poli, Venezia Tridentina, ivi 1927; C. Lun, Saggio di una bibliografia geografica dell'A.A.: 1919-40, in Archivio per l'A. A., Bolzano 38 (1943), pp. 127-236; G. P. B., Lo Statuto del Tren-tino-A.A., in Relazioni internazionali, 2^{°} serie, 12 (1948), p. 90.
Giuseppe Carsci
2. Arte. - Fin dal medioevo, l'arte alto-atesina si è sviluppata come parte integrante di quella germanica, subendo, naturalmente, influssi intensi da quella italiana. L'importanza storico-artistica della regione si basa sulla continuità dell'uso dell'affresco, specialmente nel periodo romanico e gotico; ed è poi documentata dai tipici altari intagliati, composti di
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pitture e sculture, che ebbero col Pacher (v.), la più alta espressione in tutta l'arte settentrionale; finalmente il fiorire della pittura profana (cavalleresca) sul principio del ' 400 , compie il complesso dei motivi fondamentali dell'originalità dell'arte alto-atesina. Non meno importante, infine, è il carattere ambientale, la secolare formazione del paese abituato ad una modesta, ma autoctona nobiltà, da una ricca borghesia e da contadini con lunga tradizione propria, in reciproco equilibrio. Ma tutto ciò, se ha favorito lo sviluppo artistico, non ha potuto dar luogo a una "architettura grande", d'importanza più che locale; unica eccezione: il vescovato di Bressanone, che, rimasto come una specie di piccola corte locale fino al xviri sec. sotto i vescovi principi, costituisce, più che Bolzano, il centro artistico della regione, in quasi continuo contatto culturale con Salisburgo.
Ancora semplicissime come architettura, ma importanti per i loro affreschi sono le due chiese preromaniche della Val Venosta: S. Procolo a Naturno, con affreschi del sec. IX e S. Benedetto a Malles. Frequentissimi sono i monumenti romanici, di cui sono tipici esempi l'abbazia di Montemaria presso Burgusio in Val Venosta, con affreschi del xir sec., e la cappella del Castel d'Appiano nella Valle d'Adige con pitture sacre (xir sec.) nell'interno e una Caccia demoniaca di Teodorico sull'esterno. Di poco posteriori sono gli affreschi bizantineggianti di Grissiano presso Malles e di Lana, della stessa corrente artistica della Val di Non (Romeno, Sanzeno); interessanti le rappresentazioni di mostri - trasformazioni nordiche di motivi antichi - sotto il Cristo con gli Apostoli in S. Jacopo a Termeno (metà del '200). A Bressanone esisteva tutto un complesso di architettura romanica: in parte è trasformata (Duomo) e in parte conserva ancora gli originari affreschi : ad es. quelli del battistero, del chiostro e della chiesa di Nostra Signora,
legati alla pittura salisburghese (Nonnberg). Più scarsi sono i resti di scultura romanica. Rare le opere in pietra (portale dell'abbazia di S. Candido, sec. xili); più frequenti quelle in legno, poiché questo materiale fu da allora preferito (crociñasi e immagini sacre di S. Candido e di Castel Tiralli). Fiori anche la miniatura: del sec. ix è l'Evangeliario di S. Candido (bibl. Univ. di Innsbruck); numerosi i codici del sec. xir, xiri e seguenti, specialmente nei conventi di Bressanone e Bolzano.
Del xir e xiri sec. sono anche i primi castelli, oggi in gran parte trasformati o in rovina: Greifenstein, Stein am Ritten, le cappelle romaniche dei castelli di Tiralli, Appiano Alto, Roncolo, Montechiaro di origine romanica con elementi lombardi; inoltre le chiese di Tubre (Val Monasterio), S. Pietro presso Merano, il chiostro di Novacella; notevole il S. Giorgio di Scena, a pianta centrale.
L'arte romanica comincia a cedere a quella gotica soltanto nella prima metà del ' 300 . Nella pittura prevalgono quindi elementi occidentali e settentrionali, dai quali si distinguono nettamente i diretti influssi italiani nella seconda metà del secolo. Esempi della prima corrente : parte degli affreschi in S. Giovanni e nel chiostro di Bressanone, in Novacella, nella cappella di Castel Tiralli; sculture della parrocchiale di Bolzano; oreficerie nel tesoro del duomo di Bressanone. Monumento principale della seconda corrente (italiana-giottesca) : le pitture nella chiesa dei Domenicani di Bolzano (eseguite da italiani), e, sotto il loro influsso, quelle nelle chiese di S. Vigilio e S. Giovanni in Villa a Bolzano, di S. Cipriano a Sarentino, a Campiglio, a Terlano e a Nova Ponente. Numerose allora sorsero le chiese gotiche, a cominciare da quella più importante, la parrocchiale di Bolzano (finita nel sec. xvi) : le chiese dei Francescani, dei Domenicani a Bolzano, le parrocchiali di Merano, Terlano, Termeno,
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S. Sigismondo, Falzés, S. Valentino, S. Lorenzo, Ora, Lana, Silandro, Glorenza, Chiusa, Vipiteno, Brunico, Tubre ecc. Le forme gotiche vengono adoperate fino al sec. xvI. Alla fine del sec. xVI e nel sec. xvir cominciano ad apparire forme rinascimentali, poi barocche.
Singolari i monumenti di pittura cavalleresca di Montechiaro (oggi al museo di Innsbruck) e di Castel Roncolo, nonché gli affreschi della fine del ' 300 e del principio del ' 400 nelle chiese di Presule, Riffiano, Termeno, Terlano (Hans Stockinger, 1407), Nova Ponente, Scena, Novacella (Joh. v. Bruncck) e Bressanone (chiostro).
Fra le sculture vanno ricordate quelle nelle chicse di S. Sigismondo in Pusteria (altare del 1430 ca.), di Merano, di Terlano. Molteplici sono allora anche le relazioni col Trentino, con Verona, e con altri luoghi dove fiorisce questo stile (Stefano da Verona dipinse nella Val di Non; il maestro delle pitture della Torre Aquila di Trento lavora, nel 1414, nel duomo di Merano). La pittura su tavole, finora di secondaria importanza, comincia adesso a svilupparsi intensamente, accogliendo, tramite quella tedesca, i riflessi del nuovo realismo fiammingo. Vasto l'influsso dell'attività del Multscher a Vipiteno nel 1436-38. Come maestri autoctoni che preparano l'ambiente, sul quale si baserà Michael Pacher e che partecipano al descritto sviluppo, appaiono: il "Maestro di Villa Ottone o d'Utta" (Uttenheimer Meister, Novacella), Jakob Sunter (Bressanone, 1472 ecc.), Friedrich Pacher. Alcuni di questi predecessori di M. Pacher fanno già presentire, oltre la componente tedesco-fiamminga del loro stile, quella italiana-rinascimentale, che divenne poi decisiva per il pieno svolgimento del genio di M. Pacher che esercitò un grandissimo influsso su tutta l'arte dell'A. A., fino a determinare il più diffuso tipo d'altare.
Dopo l'apparizione del Pacher l'arte alto-atesina non giunge più a simile altezza. Influssi italiani (specialmente veneziani) nel tardo ' 500 e '600 su artisti locali come Heffenrieder, Th. Polack, Kessler, M. Stöhl si risolvono in modi provinciali; del '700 sono le opere di M. Günther (Vipiteno, Colle Isarco), del Troger (Bressanone, attivo anche a Vienna), che fanno scuola: e mentre lo Hausinger, M. Knoller e i fratelli Unterberger determinano un legame artistico fra Austria

Alto Adige - S. Luca, affresco (sec. xv),
Nova Ponente, Chiesa di S. Elena.

(da a Alto Adige n. Bergamo 1736)
Alto Adige - Cappella di Castel 'Tirolo (sec. xili).
e Italia, non hanno che interesse locale i Glantschnig, il Pussieger, il Grassmair, J. M. Gündzer. Il nesso con la Germania meridionale rimane più vivo a Bressanone (J. Perger, D. Molling); lo stesso vale per le chiese costruite o rifatte nel xvir sec. e per la scultura.
Tuttavia per la varietà degli altari, delle oreficerie, dei numerosi piccoli castelli, e insomma per la dignità con la quale le antiche case dei contadini si uniscono col paesaggio, è evidente una continuità fra lo stile romanico e l'arte del sec. xviri; ciò che forma una cultura veramente notevole anche se non sempre assurse a importanza europea. - Vedi Tav. LXXII.
Bibl.: Cf. Mittheilungen d. K. K. Centralhommision, 1889 e passim; K. Atz. Kunstersch. exo Tirol u. Vorarlberg, Innsbruck 1909; J. Weingartner, Die frühgotische Malerei Deutschlands, in Jahrbuch d. Kunsthist. Inst., 10 (1916), pp. 1-78; id., Die Kunstdenkmäler Südtirols, Vienna 1923 sgg.; G. Gerola, Gli affreschi di Naturna, in Dedalo, 8 (1923), pp. 413-40; J. Gerber, Die roman. Wandgemälde Tirols, Vienna 1928; O. Pächt, Osterr. Tafelmalerei d. Gotik, Augusta 1920; C. Th. Müller, Zur Gesch. d. Brisner Plastih, in Zeitschr. f. Bildende Kunst, 64 (1930-31), pp. 223-23; id., Mittelalterliche Plastih Tirols, Berlino 1933; A. Morassi, Storia della Pittura nella Venezia Tridentina, Roma 1934; E. Arslan, Il Museo dell' A. A. a Bolzano, Roma 1942 (con bibl. per le epoche preistoriche e romana); id., Castel Tirolli, Trento 1935; R. Salvini, Una nuova opera di Fed. Pacher, in Le Arti, 1 (1938-39), pp. 187-91; id., Due statue lignee di Hans Multscher, ibid., pp. 404-406; id., Un altare della Pusteria e il suo posto nella storia dell'arte atesina, ibid., 3 (1940-41), pp. 107-17; id., Un ciclo di affreschi trecenteschi a Bolzano, in Rie. dell'Lt. d'Archeol. e Storia dell'Arte, 8 (1941), pp. 228-55. - Per gli studi più recenti v. in Archivio per l'A. A., 32 (1937), gli articoli di: E. Arslan, R. Salvini, C. M. Meer: 33 (1938): R. Salvini; 35 (1940): N. Rasmo; 36 (1941): N. Rasmo, e passim; v. inoltre, Alesia Augusta, 1030 sgg., passim; A. Maurer, Baugesch. d. Bauner Pfarrkirche, Bolzano 1945, in Der Schlern, 20 (1946), 21 (1947); in Cultura Atesina, Trento 1947: N. Rasmo; H. Semper, Die Kunst in Tirol, Innsbruck 1948.
Bernardo Degenhart
«ALTO EX OLYMPI VERTICE». - Inno del Breviario romano per le lodi della festa della dedicazione di una chiesa. Di autore ignoto, del sec. vir od viII; mutato nella forma metrica dalla commissione urba-
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niana del 1626 (v. inNGGRAFIA). Il poeta continua a svolgere il concetto espresso dalla prima strofa dell'inno per il Mattutino della medesima ufficiatura: Cristo è il fondamento, la pietra angolare delle due Chiese, la trionfante e la militante; egli, infatti, come Verbo, è sceso dal cielo alla guisa di un sasso che si è staccato dal monte e ha rivestito la natura umana, pure restando Dio (str. 1). La Chiesa trionfante canta le lodi della S.ma Trinità; la militante, raccolta nei templi materiali sulla terra vorrebbe emulare quel canto, formare coi celesti un'unica armonia (str. 2). Per questo essa ha bisogno dell'aiuto divino, che perciò invoca, affinché il re del cielo ascolti le preghiere che vengono innalzate dai fedeli nel tempio, infonda in tutti la sua grazia fino al giorno in cui tutti saranno riuniti in un'unica Chiesa trionfante (str. 3-4). Queste due ultime strofe pare siano un'aggiunta posteriore, del resto molto intonata alle precedenti; e imitano, riassumendoli, i magnifici concetti svolti da Salomone nella consapezz. zione del tempio di Gerusalemme (I Reg. 8, 29-52).
Bibl.: L. Venturi, Gli inni della Chiesa tradntti e commentati, Firenze 1880, pp. 404-407; G. M. Dreves-C. Blume, in Analesta byonica, 51 (1908), pp. 110-12; K. Kastner, Brevier-Kommentar, II, Breslavia 1924, p. 390; C. Albin, La poésie du Breviaire, I/ Les Hymnes, Lione s. a., pp. 443-47; A. Mirra, Gli Inni del Breviario romano per i licei filosofici e per il clero, Napoli 1947.
Celestino Testare
ALTOGRADI, Nicola. - Gesuita missionario in America, n. a Lucca il 1^{°} sett. 1689, m. l'ir febbr. 1759. Entrato nel noviziato nel 1706, passò nel 1723 alla provincia del Perù, dove fu per quindici anni superiore della missione dei Mosos. Si conservano di lui vari manoscritti (Biblioteca nazionale di Lima, ecc.), composti principalmente per difendere le missioni dei religiosi spagnoli contro le incursioni di coloni portoghesi.
Bibl.: Sommervogel, I, coll. 216-17; J. E. de UriarteM. Lecina, Bibl. de escritores de la Comp. de Jesús... de España, I, Madrid 1923, pp. 140-41. Edmondo Lamalle
ALTOMONTE (Hohenberc), Martino. - Pittore, n. a Napoli l'8 maggio 1657 (?), m. a Vienna il 14 sett. 1745. Fu a Roma scolaro del Gaulli, di Giacinto Brandi e del Maratti. Chiamato nel 1684 a Varsavia dal re Sobieski, cambiò il suo nome tedesco in quello italiano corrispondente. Fu attivo principalmente in Austria, dove esegui parecchie decorazioni di vòlte nella maniera italiana e quadri di altare.
Bartolomeo, suo figlio, n. a Varsavia nel 1693, m. a S. Floriano nel 1783, fu allievo del padre e studiò con B. Luti e col Solimena. Esegui quadri di altare e affreschi, tra i quali ricordiamo le decorazioni della casa dei canonici regolari di S. Floriano (Austria).
Bibl.: Ernst Diez, s. v. in Thieme-Becker, I, p. 336; J. Klaus, M. A. sein Leben und sein Werk in Österreich, Vienna 1916; K. Gazzarolli-Thurnlackh, Dic baroche Handzeichnung in Österreich, Zurigo-Vienna-Lipsia 1928.
Vincenzo Golzio
## ALTON: v. SPRINGFIELD.
ALTOONA, diOcesi di. - Nella Pennsylvania (Stati Uniti), suffraganea di Filadelfia. Eretta il 30 maggio 1901, A. comprende le otto contee dello stato di Pennsylvania distaccate dalle diocesi di Pittsburgh e di Harrisburgh. I cattolici sono 124.706 , sopra una popolazione di 619.257 mathrm{ab}. Si contano 111 parrocchie, 137 sacerdoti diocesani e 76 regolari.
Bibl.: M. M. Sheedy, s. v. in Cath. Enc., I, ed. riv., 1936, p. 377; O. R. Corrigan, Chronology of the Catholic hierarchy in the United States, in The Catholic historical review, 3 (1917-18), p. 26; J. H. O'Donnell, The Catholic hierarchy of the United States, 1750-1912, Washington 1922. Corrado Morin
ALTO ORINOCO, PREFETTURA APOSTOLICA dell'.E situata nel Venezuela nord-orientale, ai confini della Guiana Inglese e del Brasile. Fu eretta dalla S. Con-
gregazione Concistoriale il 5 febbr. 1932, dismembrandone il territorio dalla diocesi di Guyana (Venezuela) e sottoposta a Propaganda Fide. Essa comprende il municipio e parrocchia di La Urbana (St-Bolivar) e quattro dipartimenti del "Territorio de Amazonas": Atures (zopol. omonimo), Atabapo (S. Fernando), Rio Negro (S. Carlos), Casiquiare (Maroa). Già esplorata è la plaga amazonica, che prospetta la Colombia, con le rive dei fiumi Orinoco, Atabapol, Guainía, Rio Negro e la zona dell'Orinoco fino alla confinenza del Casiquiare con quest'ultimo; rimane inesplorato il resto della regione fino ai Monti Parima, Maigualida e Guamapi, ove sono 14 tribù affini per costumi, diversissime per lingua. Non esiste che una strada da Atures al porto di Sanariapo (km. 67) : altrimenti si transita per via d'acqua. La superfice del territorio è di kmq. 300.000 , la popolazione (computo del 1940) è di 39.450 pagani e 4754 cattolici. La Urbana e le tre stazioni missionarie dell'Amazonia: S. Carlos (Rio Negro), Maroa (Rio Guainía) e S. Fernando (Rio Orinoco), sono affidate a quattro sacerdoti della Pia Società di s. Giovanni Bosco (nel territorio dall'ir sett. 1933) con quattro coadiutori laici. Venne aperta una scuola ad Atures ( 130 alunni) e un orfanotrofio ( 60 ragazzi). Nonostante le notevoli difficoltà materiali e morali, dato anche l'abbandono a cui soggiacque lungamente la parrocchia di La Urbana per insufficenza del clero diocesano di Guyana, il ritmo della rinascita religiosa, come della evangelizzazione dei pagani è promettente, soprattutto se il personale missionario potrà in avvenire essere rafforzato.
Bibl.: AAS, 25 (1933), pp. 154-55; MC, pp. 10-11.
Giuseppe Monticone
## ALTORILIEVO: v. RILIEVO.
ALTO SOLIMÓES, PREFETTURA APOSTOLICA dell'. - E situata nel Brasile nord-occidentale tra i confini meridionali della Colombia e quelli orientali del Perù; ad est confina con il municipio di Fonte Bôa, a sud con il territorio brasiliano di Acre. La regione è coperta da un'immensa foresta equatoriale, qua e là leggermente accidentata, solcata da numerosi e larghi corsi d'acqua, laghi e lagune, tra 2^{°} 45^{′}-7^{°} 16^{′} 53^{′ ′} lat. sud e tra 63^{°} 7^{′}-73^{°} 47^{′} 45^{′ ′} long. ovest (Greenwich). Clima caldo e umido, generatore di febbri palustri. La prefettura apostolica fu eretta il 23 maggio 1910, distaccatore il territorio dalla diocesi delle Amazzoni o Manass (Brasile), e affidata ai Cappuccini della provincia umbra.
La popolazione totale ammonta (censimento ufficiale del 1939) a 24.000 ab. quasi tutti indiani di stirpe Tucana e di lingua Gyra, affine al Tupy, e quasi tutti cattolici (non battezzati 1750). Secondo la descrizione fattane dal p. Fedele da Alviano (inizio del 1934), essi costituiscono 391 famiglie dislocate in 208 baracche lungo vari fiumi.
Dieci sacerdoti con un fratello cappuccino, coadiuvati da cinque suore terziarie cappuccine (in missione dal 1927, provenienti dalla diocesi di Fortaleza, ove furono fondate nel 1904), attendono alle tre quasi-parrocchie: S. Paolo de Olivenza (fondata nel 1759) con le stazioni secondarie di Belém, S. Rita e Amaturá; Benjamin Constant o Esperança (fondata nel 1930) con Tabatinga, Remate de Males, Aramassa e Aruriá; S. Pietro di Villanova di Tonantins (fondata nel 1934) con S. Antonio de Içã e Tonantins Velho. Le suore attendono particolarmente ai due collegi di S. Paolo e di B. Constant. Esiste un piccolo seminario a S. Paolo e nelle principali località si sono gettate le basi dell'Azione Cattolica giovanile.
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(propr. A. P. Frutas)
Alumnus - Cubicolo detto di Sabina con iscrizione sepolcrale dell'alumna Sabina, ricordante la sua condizione di alumna s, la quale volle essere sepolta super patronum - - Roms, cimitero di S. Annese sulla via Nomentana.
La missione procede fra varie difficoltà, provenienti dal nomadismo degli Indiani, dalla deficenza di accessi alle stazioni secondarie, dal clima micidiale, ecc. Il numero dei non battezzati va tuttavia diminuendo sensibilmente e la vita religiosa rifiorisce tra i fedeli.
Bibl.: Arch. Prop. Fide, Posiz. nn. 1732-910, rub. 131; MC, pp. 11-12.
Giuseppe Monticone
ALTUM, BERNABOo. - Zoologo tedesco, n. a Münster il 31 dic. 1824, m. a Eberswald il 1^{°} febbr. 1900. Specialista in ornitologia; ordinato prete nel 1849. La sua opera principale: Der Vogel und sein Leben, gli detto gran foma. Fu nominato ordinario di zoologia all'Accademia forestale di Eberwald.
Bibl.: E. Wasmann, Nachruf von B. A., in Natur u. Offenbarune, 46 (1900), pp. 193-204; C. L. Kneller, Il Cristianesimo e i naturalisti moderni, Brescia 1906, pp. 483-84. Alberto Stefanelli
ALTURA, ALTO LUOGO: v. BĀMĀH; BĀMŌTH.
ALUMBRADOS (HLUMINATI). - Denominazione usata per indicare quegli pseudo-mistici spagnoli che nei secc. xvi e xvir menavano vanto d'agire costantemente sotto l'influsso d'una diretta e immediata «illuminazione" dello Spirito Santo. Il vocabolo «iluminados ", inteso in questo significato, appare per la prima volta nel 1494, in una lettera scritta dal francescano Antonio de Pastrana al card. Ximenes de Cisneros, suo ministro provinciale.
La dottrina degli a. insegnava che l'uomo può arrivare quaggiù alla visione dell'essenza stessa di Dio, cioè al massimo grado possibile di perfezione; il quale, una volta raggiunto, non si può più perdere e rende vani tutti i mezzi esterni di santificazione, come la preghiera vocale, l'uso dei Sacramenti, la pratica della carità verso il prossimo, qualunque sacrificio corporale, ecc. Il perfetto è tenuto soltanto all'orazione mentale, all'estatica contemplazione del-
l'essenza divina, che l'unisce a Dio così intimamente da privarlo perfino della propria libertà e individualità. In questo stato di completo annichilimento egli diviene un impeccabile, nel senso che non gli sono imputate a colpa, neppure veniale, quelle stesse azioni che negli imperfetti sarebbero gravissime offese di Dio. Pienamente conseguenti a quest'ultimo principio, gli a. si abbandonavano spesso alle più sfrenate dissolutezze. L'azione svolta dall'Inquisizione contro simili abusi fu talmente rigorosa da colpire con le sue condanne anche coloro che conducevano una vita ritirata e contemplativa: s. Ignazio di Loyola, s. Francesco Borgia, s. Teresa e s. Giuseppe Calasanzio furono accusati d'illuminismo.
Sostenuti da uomini d'alto valore, gli a. si diffusero rapidamente, reclutando numerosi seguaci non solo tra le classi più umili ma anche fra le persone colte, i nobili e il clero. Raggiunsero la massima espansione nelle diocesi di Cadice e di Siviglia, ove riuscirono a mantenersi fino alla metà del sec. xvir. I loro errori ripullularono poi nel quietismo, diffuso in Italia da Michele