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io di A., e in Ephem. Liturgicae (44 [1930], pp. 24-46) ne dà l'edizione critica.

L'Epistolario (MGH, Epist., V, pp. 240-74) comprende solo una diecina di lettere, tra le quali notevoli la risposta a Carlomagno sulle cerimonie del Battesimo, l'epistola all'abate Tiduno sull'epoca delle sacre ordinazioni e dei digiuni, quella al discepolo Guntardo sulla comunione frequente, quelle sul nome dei Serafini e dei Cherubini, sulla pronuncia e sul monogramma di Gesù ( mathrm{IIH} ).

Secondo la testimonianza di Ademaro d'Angoulême (Hist., III, 2: PL 141, 29), A. sarebbe l'autore della famosa Regula Conmicorum et Sanctimonialium edita nel Concilio di Magonza dell'816 (MGH, Conc., II, pp. 307-456): il Migne la riporta tra gli scritti di A. (PL 105, 815-986); ma Alberto Werminghoff preferisce attribuirne la redazione ad Ansegisio (MGH, Conc., II, p. 309).

Di A. poeta ci rimangono i Versus marini, dedicati a Pietro di Nonantola: So esametri che narrano le peripezie della sua legazione in Oriente (MGH, Poet. Lat., I, pp. 426-28).

Perduti del tutto sono i suoi scritti teologici (cf. PL 121, 1052), come la risposta alla consultazione di Pardulo di Leon sulla predestinazione, di cui parla, con strano disprezzo, l'autore del De tribus epistolis (cap. 40 : PL 121, 1054). Perduto è pure l'opuscolo riassuntivo dei suoi scritti, da Floro ricordato col nome di Embolis (PL 119, 73) e che A. dovette redigere, stando a Lione, nell'imminenza del Concilio di Kicrsy. Perduto è il Prolago di Lesionario, menzionato da A. stesso col Commentarius diuturualis officii, che egli intendeva scrivere (De ord. Antiph., cap. 16: PL 105, 1273).

Attivitá e dottrina liturgica. - Non avendo potuto ottenere in Roma da Gregorio IV un esemplare dei canti dell'ufficio perché i volumi disponibili erano stati portati via da Wala, abate di Corbie, A., di ritorno dall'Urbe, si recò a Corbie per studiarvi le copie autentiche dell'Antifonario romano. Ma poiché le copie restensi erano più antiche e meno sviluppate, mise mano ad una propria redazione. E compose così, prima di assumere il governo di Lione, un Antifonario tipico, il cui valore però non dovette eccedere quello di una collezione privata. Fece solo opera eclettica, dando una redazione che riproduceva, contrassegnata da sigle, la tradizione romana (R.), quella metense (M.) e le sue modificazioni (I. C. [ingenium cogitavit]: Indulgentia, Caritas).

Purtroppo questo antifonario, che ad A. procurò polemiche e dispiaceri, è perduto. Ma in certo modo ne fa le veci il libro giustificativo De ordine Antiphonarii, fonte storica principalissima. Con la descrizione infatti dei libri liturgici e le numerose citazioni,
dà un'idea sulla raccolta delle antifone e dei responsori alla fine del sec. vir e nella prima metà del ix.

Col Liber Officialis, una specie di enciclopedia liturgica, A. trattò dell'anno ecclesiastico, degli Ordini sacri, delle vesti, della Messa, dell'ufficio divino e della liturgia funeraria. Nessuno scritto ebbe tanta diffusione e influenza sui liturgisti posteriori fino a Durando di Mende : il trattato rimane fonte insostituibile per la storia della liturgia medievale.

Con tali opere, che sono il frutto più maturo degli studi promossi da Carlomagno e da Alcuino, A. passa per fondatore della scienza liturgica nel medioevo. Egli tenta la spiegazione di quasi tutti i riti della Chiesa. Contrariamente a quanto si suole affermare, A. fu tormentato dal travaglio della ricerca storica circa la loro origine, ansioso di conoscere l'autentico significato voluto dagli istitutori, in relazione ai ricatti spirituali da conseguire: Ardor mihi inest tritae viae et abolitae propter antiquitatem, ut sciam quid habeat in medulla res memoriae, id est, quid in corde esset primarum dictatorum offici nostri, et quem fructum pariat (piccola prefazione al De eccl. off.: PL 105, 992).

Le sue spiegazioni mistiche divennero la norma per i trattatisti posteriori, onde - secondo l'espressione di Bishop e Wilmart - egli è considerato come il pontefice del simbolismo (cf. DACL, V, col. 1024).

L'accusa di eresia massagli da Floro (cf. PL 119, 7180) si fondava soprattutto sull'espressione "Triforme est corpus Christi" del De eccl. off. (III, 35 : PL 105, 1154 sg.) : ma l'interpretazione ne era evidentemente ingiusta. Anzi, questo testo di A. influì sullo sviluppo del pensiero teologico medievale: entrato nel Decretum di Graziano sotto il nome di papa Sergio (cap. 22, D. II de cons.), fu accolto anche dai grandi Scolastici, come Alberto M., Bonaventura e Tommaso d'Aq. (cf. H. de Lubac, Corpus mysticum, Parigi 1944, pp. 301-49: Le «corpus triforme» d'Amalaire et ses destiuées).
A. è certamente una delle figure più interessanti del medioevo, e i suoi scritti, se nel passato hanno molto contribuito alla pietà liturgica, ora rimangono anche come guida preziosissima per l'indagine storica.

BibL.: R. Moenchemeier, Amalar von Metz, Münster 1893; R. Sahre, Der Liturgiker Amalarisc, Decada 1893; M. Mactius, Geschichte der lateinischen Literatur des Mittelalters, I, Monaco 1911, pp. 396-401; P. Batiffol, Histoire du Bréatoire Romain, 3 e ed., Parigi 1911, pp. 104-72; M. Andrieu, Jounistio et Consecratio, II e III, in Revue des Sciences Religieuses, 3 (1923), pp. 24-61; S. Simonis, Doctrina Eucharistica Amalarii Metensis, in Antonionum, 8 (1933), pp. 3-48 (cf. p. 134); P. Alfonso, L'Antifonario dell'Ufficio Romano, Subiaco 1935, pp. 7-23. - Sono poi fondamentali i lavori di G. Morin, in Revue Bénédictine, 8 (1891), pp. 433-42 ; 9 (1892), pp. 337-51; 11 (1894), pp. 231-43; 13 (1896), pp. 289-94; 16 (1899), pp. 419-21; di A. Wilmart, ibid. 38 (1924), pp. 317-29; 37 (1925), pp. 73-99, 276-82; e di J. M. Hanssens, in Ephemerides Liturgicae, 41 (1927), pp. 69-82, 133-183, 237-44; 44 (1930), pp. 24-46; 47 (1933), pp. 13-31 e 113-25 (le puntate di questo studio, Le texte du «Liber officiolis», proseguono fino all'annata 1935); quest'ultimo ha curato l'edizione critica Amalarii episcopi Opera liturgica unnio, 3 voll. (in Studi e Testi, 138-40), Città del Vaticano 1948-49.

Igino Cecchetti
AMALECITI (ebr. 'Amālēqī; Volgata [coi Settanta] Amalec e Amalecites). - Popolo nomade semitico, abitante nelle zone desertiche tra il nord del Sinai e il sud palestinese (Negeb), menzionato nella Bibbia dall'epoca di Abramo a quella di Ezechia; non compare in documenti extrabiblici. Dalla penisola siriaitica, a nord del Sinai, confinavano ad ovest con l'Egitto, a nord-est giungevano nel territorio degli Idumei (Palestina meridionale), ad est in quello dei Moabiti (dal Mar Morto al Golfo Elanitico). Una sola volta si parla di una loro città (I Sam. 15, 5). Un gruppo di A. sembra essersi infiltrato pacificamente fin nel territorio della tribù di Efrain, dando il nome al monte su cui era la città di Pharaton (Iudc. 12, 15; cf. 5, 14), patria di Abdon (v.).

In Gen. 36, 12. 16.22, un 'Āmalēq figlio di Eliphaz e nipote di Esaù, è nominato come uno dei capostipiti

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Amalfi - Esterno della Cattedrale prima del rifacimento. Disegno di A. Senape (prima metà sec. xili).
delle tribù idumee; ma non è l'antenato degli A., poiché questi esistevano prima. E rilevata la loro remota antichità in Num. 24, 20: "principio delle genti è Amaleq"; I Reg. 27, 8: "abitavano da tempi antichissimi (mē-'ôldm) da Sur aino al paese d'Egitto". E mentre gli Idumei dovevano essere risparmiati dagli Ebrei (cf. Deut. 2, 4-8), gli A. sottostavano al herem (v.), erano cioè votati alla distruzione e la guerra contro essi era santa (Ex. 17, 4. 16; Deut. 25, 19; I Sam. 15).

Bellicosi, gli A. appaiono per la prima volta al tempo della spedizione di Chodorlahomor elamita e di altri tre re orientali, che "venuti in 'En-Mishpat, che è Cades, percossero tutto il territorio degli A." (Gen. 14, 7). Ai tempi dell'esodo dall'Egitto, in Raphidim (v.), a nordovest del Sinai, gli Ebrei, assaliti da orde di A. predoni, li vinsero dopo aspra battaglia in grazia della preghiera di Mosè (Ex. 17, 8-16). L'anno seguente, quando, contro il divieto di Mosè, gli Israeliti vollero attraversare il territorio degli A. per entrare direttamente da Cades in Palestina, gli A. con i Cananei li sconfissero e li inseguirono sino a Horma (Num. 14, 40-45).

All'epoca dei Giudici, compaiono contingenti di A. in aiuto dei Moabiti e dei Madianiti (Iudc. 3, 13; 6, 3-33 e 7, 12) in guerriglie contro gli Israeliti. Ma soltanto al tempo di Saul gli Ebrei condussero una lotta a fondo contro questi antichi nemici. Saul li sconfisse col loro re Agag (v.) "da Hevila sino a Sur di fronte all'Egitto ", distruggendoli quasi completamente (I Sam. 15, 2-9). Anche David, dapprima per incarico del re filisteo Achis (I Sam. 27, 8), poi per riavere le persone rapite (I Sam. 30, 1-20), condusse da Siceleg vittoriose spedizioni contro gli A. Infine, al tempo di Ezechia, "cinquecento uomini della tribù
di Simeone andarono al monte Seir e percossero il rimanente degli scampati A.", occupandone il territorio (I Par. 4, 42). Dal sec. viII a. C. gli A. scompaiono come popolo; i loro resti si debbono essere fusi con le popolazioni vicine.

BibL.: J. Thomas, s. v. in DB, I, coll. 426-32; A. Musil, The Northern Heğdiz, Nuova York 1926, pp. 259-62. Enrico Galbisti

AMALFI, ARCIDIOCESI di. - Nella regione campana, in provincia di Salerno, confina con le diocesi di Sorrento e di Nocera dei Pagani e Sarno e conta 37.108 ab., tutti cattolici, 55 parrocchie, con 76 sacerdoti diocesani e 23 regolari. Patrono, l'apostolo s. Andrea, le cui reliquie, trasportate dal card. Pietro di Capua da Costantinopoli nel 1208, si conservano e si venerano nella Cattedrale.

Già vescovato dal sec. vi, A. fu eretta in arcivescovato nel 987 , poi nel 1818 , soppresse da Pio VII le sedi episcopali di Scala, Ravello e di Minori, il loro territorio fu incorporato con quello di A. di cui erano suffraganee da antico, insieme con le diocesi di Capri e Lettere. Vi si sarebbero tenuti, nel ro48 o nel 1059, da Nicola II due concili; ma il secondo, nel quale il Pontefice depose l'arcivescovo di Trani e concesse a Roberto il Guiscardo l'investitura di Calabria e di Puglia, fu, più probabilmente, anche al dire del cronista cassinese, tenuto in Melfi.

Il sec. IX, che vide il costituirsi della fortuna di A., fiorente di attività marinara, fu ricco di agitate vicende, che vanno dal trasporto nella città, ad opera del vescovo Pietro, del corpo di s. Trifomena, poi sottratto dal principe beneventano Siccardo (83338), alla partecipazione delle navi amalfitane alla

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battaglia contro i saraceni nel mare di Ostia (849). Data la strettezza di rapporti fra i due poteri in A., caratteristica questa delle città marinare della Campania, nel 987 il doge Mansone III otteneva dal papa Giovanni XV la promozione a sede arcivescovile.

Stabilita dai primi decenni del sec. ix l'autonomia amalfitana, si inizia la sua rivalità con le altre repubbliche marinare; i vascelli della città campana solcano il Mediterraneo, i suoi mercanti dominano i centri e le correnti del traffico. Attorno al tozo alcuni negotiatores amalfitani fondano a Gerusalemme il celebre ospedale, da cui trasse le origini l'Ordine dei Cavalieri di S. Giovanni. Un secolo dopo, la gloriosa autonomia d'A. finiva: nel 1131, tra le lotte campane e pugliesi in cui si ripercuoteva il dramma della Chiesa divisa dallo scisma (cui anche A. partecipava : un suo arcivescovo, Giovanni "de Porta", è consacrato, probabilmente lo stesso anno 1131, da Anacleto II, venuto a Salerno per dirimervi la contesa tra l'arcivescovo Romualdo ed il principe Roberto), Ruggero II costringeva l'antica repubblica a capitolare, annettendola al costituito regno normanno. Tuttavia il lento, ma non meno fatale declino della città, non impedi che Normanni e Svevi l'arricchissero di monumenti artistici, mentre diminuiva l'area della città, posta in pericolo dalla violenza delle acque e dalle frane.

Abbazie e monasteri. - Il territorio della diocesi di A. e quello delle diocesi soppresse e in esso incorporate, fu straordinariamente ricco di chiostri bene-
dettini. Ad A., S. Lorenzo (poi detto della S.ma Trinità), fondato da quello stesso doge o duca Mansone III, cui si dovette l'erezione arcivescovile e l'ingrandimento della cattedrale; S. Basilio, fondato nel sec. xi; S. Elena e S. Nicola in Campo, tutti per donne; a Pogerola, quello di S. Sebastiano; ad Atrani, quelli di S. Maria de Fontanella, S. Michele Arcangelo e S. Tommaso apostolo; a Scala, quelli dedicati ai ss. Benedetto e Scolastica e a s. Cataldo; a Ravello, la S.ma Trinità; a Minori, S. Lucia. Quasi tutti rimontanti ai secc. ix-xI e soppressi, in massima parte, tra il Duecento e il Settecento, per il loro depauperarsi di monache, conseguenza del decadere della città e della zona. Così pure avvenne per i monasteri benedettini maschili: ad Atrani, SS. Ciriaco e Giuditta (970); a Scala, S. Maria de Aqua bona e i SS. Giuliano e Marciano (entrambi del sec. Ix); a Positano, S. Maria e S. Vito (sec. x); a Ravello, S. Trifone e S. Maria di Castiglione (sec. x). Ma il maggior monastero, e uno dei più pregevoli edifici di A., è il chiostro di S. Pietro de Tascolo o in Canonica, cistercense alle origini (1212), passato poi ai Cappuccini (1583), e che ha seguito oggi la sorte comune, divenendo albergo. Anche presso Maiori i Cistercensi avevano un altro loro chiostro: S. Maria de Vistola e, presso Scala, S. Elena. Ai Conventuali appartenne in A. S. Maria degli Angeli, fondato da s. Francesco nel 1220. Infine, a Ravello, un convento di Clarisse, oltre ad altri chiostri minori specialmente benedettini, nella regione.

Monumenti. - L'architettura arabo-sicula, importata dalla Sicilia durante il dominio normanno e svi-
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Amalfi - Lato ovest del chiostro del Paradiso; frammenti di amboni cosmateschi e sarcofagi pagani. Architettura arabo-sicula (sec. xili).

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luppatasi nel successivo periodo svevo, assicura ad A. una sua singolare fisonomia per l'ardito impiego degli archi intrecciati; genere che ha i suoi capolavori in due monumenti duecenteschi: il chiostro dei Cappuccini e il chiostro del Paradiso. Il Duomo, nel quale l'originario nucleo ha subito, nel medioevo e anche di recente, rifacimenti, ingrandimenti e modifiche, serba ancora, con la superba scalea e il campanile, eretto dal 1180 al 1276, la sua bellezza. Dell'età gloriosa della repubblica non restano che una parte del cantiere navale, la celebri porte di bronzo (e gli stipiti coevi) dell'antica cattedrale, che un mercante, Pantaleone di Mauro, inviò in dono alla patria da Costantinopoli. Ricchi di monumenti storici ed artistici, ma soprattutto di quelle singolari bellezze naturali, che hanno reso in tutto il mondo celebrata la costiera amalfitana, sono gli altri luoghi della diocesi: Capri, Ravello, Atrani, Positano, P'gerola, Maiori, Minori, Scala. Vedi Tavv. LXXV-LXXVI.

BibL.: La fonte più antica per la storia della città e del ducato è il Chronicon Amalphitanum (330-1082), condotto su un anteriore Costanzoi Amalphitanus (solo parzialmente edito da A. A. Pelliccia, in Raccolta di Croniche e diarii del regno di Napoli, V, Napoli 1582, pp. 140-61, e in altre raccolte); per la storia religiosa, il Chronicon archiepiscoporum (come l'altro, solo parzialmente edito in Pelliccia, op. cit., pp. 163-81). Testi fondamentali per il sorgere del diritto commerciale e marittimo. le Tabula e le Consuetudini d'Amalfi furono edite più volte, dopo la stampa curatane da L. Volpicella, Napoli 1844, e contemporaneamente da T. Guc, in Arch. Stor. ital., Appendice I, Firenze 1842-44, n. 8, pp. 253-89.

Per la storia del ducato: F. G. Pansa, Istoria dell'antica Repubblica d'A., 2 voll., Napoli 1724; M. Camera, Istoria della città e costiera d'A., Napoli 1836; id., Memorie storico-diplomatiche dell'antica città e ducato d'A., 2 voll., Salerno 1876-81; F. Schupfer, Trani ed A., in Riv. Ital. Sc. Giur., 17 (1893); A. Hofmeister, Zur Gesch. Amalfic in d. byzantin. Zeit. in Byzantin.- neugriech. Jahrbuch, I (1220); M. Berza, A. preducale, in Riv. Dacoromana, I (1938).

Per la storia ecclesiastica: Ughelli, VII, pp. 183-256; Cappelletti, XX, pp. 801-12; A. Gröner, Die Diözesen Italiens, Friburgo in Br. 1904, trad ital., Melfi 1908, pp. 47-48 e passim; Lanzoni, pp. 248-50.

Per la storia artistica: K. Schulz, Denkmäler d. Kunst d. Mittelalters in Unteritalien, II, Dresda 1860; D. Salusarn, Studi sui monumenti dell'Italia meridionale dal sec. IV al XIII, Napoli 1870; S. Volpicella, Delle antichità d'A. e dintorni, in Studi di lett. st. ad arte, Napoli 1876; L. M. Mansi, Illustrazione dei principali monumenti d'arte e storia del versante amalfitano, Roma 1898; E. Bertaux, L'art dans l'Italie méridionale, Parigi 1903; P. Pirsi, Il duomo di A. e il chiostro del Paradiso, Roma 1941.

Pier Fausto Palumbo
AMALRICO (Amalricus, Almaricus, Amauricus), di Bena. - Celebre teologo e filosofo francese del sec. xit, nativo di Bène (Bènes, Bennes) presso Chartres. Compl gli studi superiori a Parigi e si laureò alla Sorbona, ove, in seguito, affermò la sua personalità come professore. Per l'acutezza dell'intelligenza, per l'originalità del metodo, proclive alla critica e refrattario alle opinioni tradizionali, A. si impose all'ammirazione di tutti. Ma gli fu avversa la Università parigina, che l'accusò di eresia. Nel suo viaggio a Roma non gli riusci di ottenere la protezione di Innocenzo III, dal quale anzi fu condannato. Ristornato a Parigi, si ritrattò solo apparentemente e morì poco dopo (nel 1205 o 1207), lasciando dietro a sé una schiera di seguaci chiamati amalriciani (s amauriani s), i quali diffusero le sue teorie, sviluppandole ampiamente.

L'assoluta mancanza di scritti attorno al suo pensiero non consente di stabilire fino a qual punto si possano ascrivere al maestro gli errori dei discepoli. Basandosi su quanto riferiscono il trattato anonimo Contra amaurianos (m. 1207-20), Guglielmo di Bretagna (m. nel 1227), Cesario d'Heisterbach (m. nel 1240), Enrico di Susa (m. nel 1271), Martino di Polonia (m. nel 1279), s. Tommaso d'Aquino e altri autori a lui contemporanei, i moderni generalmente si
accordano nell'attribuire ad A. un panteismo assoluto, che si fonda sull'univocità dell'ente e che ricorda da vicino Scoto Eriugena, lo pseudo Dionisio e le sue fonti neoplatoniche, segnatamente Proclo e Plotino. Come la natura di Abramo non è diversa ma identica a quella d'Iracco, cosi tutti gli esseri sono un solo essere e tutti gli esseri sono Dio (Marrino di Polonia). Da questa falsa concezione panteistica dell'universo gli amalriciani deducevano le conseguenze più estreme d'ordine dogmatico e morale. Vi aggiunsero le teorie di Gioacchino da Fiore (m. nel 1202) intorno alle tre età del mondo, dichiarando già incominciata la nuova èra dello Spirito Santo, che abolisce i sacramenti e si incarna in ogni seguace d'A., il quale diviene per ciò stesso Uomo-Dio al pari di Gesù Cristo. Come lo Spirito Santo, che opera tutto in tutti, è assolutamente impeccabile, cosi l'uomo «spirituale» è immune da qualunque colpo e può lecitamente permettersi ogni azione peccaminosa. La legge della nuova èra è legge dell'amore e qualunque atto, fosse pure il più abominavole, compiuto sotto l'impulso dell'amore non è peccato né passibile di pena nella vita futura. L'inferno è l'ignoranza, il paradiso è la conoscenza della verità, posseduta solo dagli amalriciani, per i quali non esistono né Sacramenti, né resurrezione futura.

Questi errori furono condannati per la prima volta nel 1210 assieme agli scritti di Scoto Eriugena ed ai libri di Aristotele sulla filosofia naturale, dal Sinodo di Parigi, che fece esumare ed allontanare dal cimitero il corpo d'A. Il quarto Concilio Lateranense (1215) proserisse di nuovo la dottrina amalriciana dichiarandola "più insensata che eretica ".

BibL.: Fonti: Cesario d'Heisterbach, Dialogus Miroculorum, ed. Strange, I, Colonia 1851, pp. 304-307; Martino di Polonia, Chronicon Pontificum et Imperatorum, in MGH, Script., XXII, Hannover 1872, p. 438; H. Denifle e E. Chatelain, Char. talarium Universitatis Parisiensis, Parigi 1881, p. 71 sgg.; Cl. Bacumker, Contra Amaurianos. Ein anonymer, wahrscheinlich dem Garnerius von Rochefort zugehöriger Traktat gegen die Amalricaner aus dem Anfang des XIII. Jahrhunderts, in Beiträge zur Geschichte der Philosophie des Mittelalters, XXIV, 5-6, Monaco 1926. - Studi : Ciro da Pesaro, Il Clarcon, Macerata 1941, p. 56 sgg.; F. Ueberweg - B. Geyer, Grundriss der Geschichte der Philosophie, II, 2^{°} ed., Berlino 1928, p. 250; G. C. Capelle, Amaury de Bène, Parigi 1932; M. De Wulf, Histoire de la philosophie médiévale, I, 6^{°} ed., Lovanio-Parigi 1934, pp. 240-42; C. Ottaviano, Joachimi abbatii liber contra Lombardum (scuola di Gioacchino da Fiore), Roma 1934, pp. 7-83. Emanuele Chietini

AMALRICO AUGERIO di Bourges. - Storico agostiniano, n. a Biterris e vissuto nel sec. xiv. Studiò teologia a Montpellier e divenne cappellano di Urbano V. Scrisse (nel 1362 ca.) una cronaca dei papi fino a Giovanni XXII, in ordine alfabetico: Acta Romanorum Pontificum edita con addizioni da L. A. Muratori, Rerum italicarum scriptores, III, II, Milano 1734.

BibL.: A. Bigelmair, s. v. in LThK, I, col. 335.
Cesario van Hulst
AMALTEO, Pomponio. - Pittore, n. a Motta di Livenza nel 1505 , m. il 9 marzo 1588 a S. Vito al Tagliamento. In tutta la sua produzione si mantiene costantemente fedele al Pordenone, di cui aveva sposato la figlia, giungendo spesso ad imitarlo, come nel Duomo (cappella di S. Nicola, 1535) e nella chiesa dell'ospedale di S. Vito (Vita della Vergine, 1535); ma, privo del fervido ingegno del suocero, ne indebolisce le forme, ne incupisce il colore, ne esagera il movimento. Fu tuttavia buon compositore ed ebbe facilità di esecuzione, che nell'ultimo periodo degenerò in maniera. Tra le opere migliori vanno ricordati gli affreschi del Duomo e dei Castelli di Belluno e di Udine, la Vita della Vergine in S. Maria della Grazie a Prodolone del 1538, le Storie di S. Caterina nell'omonima chiesa di Tolmezzo; altre numerose ne rimangono in varie località del Friuli.

BibL.: G. Fogolari, s. v. in Thieme-Becker, I, pp. 373 374; A. Venturi, Storia dell'arte italiana, IX, in, Milano 1927, p. 561 .

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AMAMA, Sixtinus. - Teologo riformato olandese, n. nel 1593, m. nel 1629. Fu profondo conoscitore della lingua ebraica, della quale pubblicò due grammatiche ed un vocabolario. Ostile al cattolicismo, si scagliò contro l'edizione ufficiale della Volgata nella sua Dissertationside (Franeker 1618), nella Censura Vulgatus (ivi 1620) e nell'Antibarbarus biblicus (Amsterdam 1628), ampliato nel 1656 , in cui pretese di correggere tutti gli errori dei cattolici relativi alla S. Scrittura.

Biol.: J. F. Michaud, Biographic mitserselle, II, Parigi 1811, pp. 11-12; E. Manzenot, s. v. in DThC, I, coll. 934 935; H. Höpill, s. v. in LThK, I, col. 335. Cesare Bertola

AMAN (ebr. Hämān, probabilmente di origine persiana: "illustre", "stimato ", forse connesso al dio elamitico Humman). "Ministro onnipotente nella corte di Assuero (Serse I, 486-65) a Susa. Figlio di Hammedata (nome persiano; Volgata Amadathi), è qualificato (Eith. 3, 1.10) nel testo ebraico Agagita, nel testo greco Bouyá́s. Il primo appellativo ora è generalmente interpretato come geografico (di Agag, regione della Media scoperta da scavi recenti); altri, con gli antichi, vi vedono un termine patronimico: "discendente di Agag» re amalecita (I Sam. 15, 8). Neppure l'appellativo greco (già in Omero, Iliade, XIII, 824; Odissea, XVIII, 79, col senso di «millantatore, spa* valdo ") risulta chiaro. Superbo e ambizioso, A. odiava l'abreo Mardocheo, perché gli rifiutava, per motivi religiosi, l'onore, decretatogli dal re, della genuflessione, secondo l'uso persiano. Ma Esther sventò i piani di A. che voleva crocefiggere Mardocheo e uccidere tutti i Giudei; anzi, A. fu costretto a rendere onori pubblici a Mardocheo e, nel giorno che aveva stabilito per l'eceldio dei Giudei ( 13 di adar), fu fatto impiccare da Assuero come traditore, nel suo 12^{°} anno di regno ( 474 a. C.). La vendetta dei Giudei si estese poi a tutta la sua famiglia e a quanti li perseguitavano (Eith. 3, 1-9,16). v. punint.

Biol.: Per il senso spirituale (A. figura dei nemici della Chiesa), cf. Rabano Mauro, In l. Esther: PL 109, 652-60; R. di Deuta, De victoria verbi divini, VIII, 13: PL 169, 1381; P. Renard, s. v. in DB, I, coll. 433-37. Angelo Penna

AMANA (Società o Comunità della vera ispirazione). - Questa setta nacque in Germania durante il movimento pietista, fra coloro che sostenevano non essere ancora terminata nella Chiesa l'ispirazione diretta di Dio. Nel 1714 un piccolo gruppo di tali credenti, capeggiato da Giovanni Federico Rock e da E. Lodovico Gruber, si organizzò a Himbach nell'Assia. Con la morte del Rock nel 1749, dicono che cessò temporaneamente il dono dell'ispirazione divina, e il piccolo gruppo chiamato "Comunità della vera ispirazione ", si conservò compatto, benché poco numeroso, fino al 1817. In quell'anno ebbe un nuovo impulso da Michele Kraussert e da una fanciulla alsaziana, Barbara Heinemann, nei quali gli anziani riconobbero il dono dell'ispirazione. Un po' più tardi a costoro si aggiunse Carlo Metz. I soci della Comunità erano perseguitati dai vari governi della Germania, come renitenti a prestare il giuramento di fedeltà, perché dicevano che bastava la loro promessa; allora il Metz ebbe l'ispirazione divina di trasferirsi in America, dove arrivò con alcuni compagni nel 1842 , seguiti poi da altri; si stabilirono dapprima nello stato di Nuova York vicino a Buffalo, e poi nel 1855 emigrarono tutti nello stato di Iowa, fondandovi alcuni villaggi, tutti col nome di A. (dalla parola ebraica del Cantico dei Cantici, presa nel senso di "credere fedelmente") donde venne il nome alla Comunità.

La loro confessione di fede si fonda sulla S. Scrittura e sulle parole di coloro che hanno avuto la "vera ispira-
zione ", la quale però è cessata di nuovo per qualche tempo dopo la morte del Metz nel 1867 e della Heinemann, nel 1883. E interessante la lettura delle 23 ragioni con le quali il Gruber spiega perché l'ispirazione divina sia adesso cosi rara, delle 21 regole per l'esame quotidiano della coscienza e delle 24 regole per la vera pietà. La società A. conta appena 2000 membri; è governata da un consiglio di 13 membri, eletti annualmente dalla Giunta degli anziani. Tutti i beni sono in comune e per questo è chiamata anche "società comunista". Gli aderenti si dedicano all'agricoltura, all'industria e al commercio; con il ricavo si pagano le spese comuni, e l'avanzo è impiegato in opere di utilità pubblica, come scuole, ospedali ecc.

Biol.: E. O. Watson, Yearbook of the Churches, Nuova York 1924-25; J. Hastings, Encyc. of Religion and Ethics, I, 1928, pp. 358 369 ; U. S. Department of Commerce, Bureau of the Census, Religious Bodies, II, Washington 1929.

Camillo Crivelli
AMANDO, santo. - N. in Aquitania, da Sereno e Amanzia, educato in un monastero benedettino dell'isola di Yeu sulle coste della Vandea, ricevette la tonsura a Tours. Recatosi a Bourges, ottenne dal vescovo di farsi costruire una cella sul bastione delle mura cittadine e vi trascorse 15 anni in solitudine. Verso il 620, venuto a Roma, ebbe una visione, durante la quale s. Pietro gli avrebbe ordinato di dedicarsi alla predicazione in Gallia. Natura ardente, ricca di zelo, la sua vita fu una continua peregrinazione (in parte leggendaria per quello che riguarda la Carinzia ed il paese basco) di vescovo-missionario - fu consacrato, sembra, prima del 650 - senza diocesi fissa. Egli è il grande apostolo del Belgio ed il vero iniziatore del movimento monastico, che fiorì potente durante il sec. vir, nelle regioni del Nord. Predicò incessantemente il Vangelo in Gallia, dove fondò tra gli altri il monastero di Barisia, e nel Belgio, da Gand alle foci della Schelda. Fondò a Elnone il monastero, che prese poi il suo nome e che fu focolare di irradiazione della vita monastica, i monasteri di Mont-Blandin (poco prima del 639) e Saint-Baron, nei pressi di Gand, posti tutti sotto la regola di s. Benedetto, secondo la forma di Luxeuil, e la chiesa dei SS. Pietro e Paolo in Anversa.

Nominato vescovo di Tongres (con sede a Maastricht), svolse in questa diocesi intensa attività; per difficoltà creategli dal clero di Tongres pensò di ritornare alla vita eremitica, ma ne fu dissuaso da papa Martino, che gli inviò, nel 649, una famosa lettera, nella quale, dopo essersi diffuso sull'eresia monoteistica, gli ordinava di convocare il sinodo dei vescovi dell'Austrasia.

Morì il 17 apr. 674 o 675 , però la sua festa era unita a quella di s. Vedasto al 6 febbr. sin dalla prima metà del sec. vir; tale data è poi passata nel Martirologio Romano, e fu considerata erroneamente come giorno della morte dal secondo biografo, Milone.

Biol.: Acta SS. Februarii, I, Anversa 1648, pp. 782-813. 815-903; J. Mabillon, Acta SS. O.S.B., II, Parigi 1669, pp. 709 710; IV, ivi 1677, pp. 62-68; edizione critica dei medesimi testi curata da B. Krusch, in MGH, Scriptores Rev. Mervs., V. Hannover 1910, pp. 395-485; BHL, 332-48; E. De Moreau, Saint Amaud, apôtre de la Belgique et du Nord de la France (opera fondamentale), Parigi 1927; id., Histoire de l'Eglise en Belgique, I, Bruxelles 1940, pp. 75-89. Noemi Crostaroa Scipioni

AMANDO da Ziemkser. - Esegata francescano, olandese, n. verso il 1450 nell'isola di Walcheren, m. l'8 giugno 1534 a Lovanio.

Dottore in teologia, ebbe rinomanza come grecista ed ebraista. Provinciale di Colonia (1503), si dimise dopo tre anni per lasciare la carica all'intrigante Wessel Gasbrink e visse ritirato nello studentato del suo Ordine a Lovanio, insegnandovi teologie e S. Scrittura. Lasciò, ma noscritti, commenti a Gen., Iob., Ecole., Ps. 118, alle 70 Settimane di Daniele, e un De XV stationibus (d'Israele nel deserto). Francesco Titelmans ne pubblicò la Chro-

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nica compendiosissima ab exordio mundi usque ad a. 1534 (Anversa 1534, 1537), ricca di documenti rari.

BibL.: P. F. Servais, Histoire littéraire et bibliogr. des Frères Minetre de l'Observance en Belgique, Anversa 1886, pp. 37-39; P. Schlager, Geschichte der Köln. Franzishaner-Ordensprovinz während des Reformationszeitalters, Ratisbona 1909, pp. 222 sg., 228; id., s. v. in LThK, I, col. 337. Antonino Romeo

AMANN, Emile. - Sacerdote francese, storico e teologo, n. il 4 giugno 1880 , m. il 10 genn. 1948. Si formò a Nancy e a Parigi. Nel 1919 fu chiamato alla cattedra di storia antica della Chiesa nella facoltà di teologia cattolica di Strasburgo.

Inaugurò nel 1910 la collezione Apocryphes du Nouveau Testament con Le Protoévangile de Jacques et ses remaniements latins (Parigi 1910) e più tardi vi pubblicò, in collaborazione con L. Vouaux, Les actes de Paul et ses lettres apochryphes (Parigi 1913), e Les actes de Pierre (Parigi 1920). Collaborò dal 1913 al DThC, assumendone poi la direzione dal 1922 e curandone ca. 20 volumi, nei quali pubblicò più di 100 articoli. Scrisse inoltre Le Dogme catholique dans les Pères de l'Eglise (Parigi 1920) e L'Eglise des premiers siècles (Parigi 1928). Collaborò pure all'Histoire de l'Eglise di A. Fliche e V. Martin, con il vol. VI, L'époque carolingienne (Parigi 1934) e parte del vol. VII, L'Eglise au pouvoir des laïques (Parigi 1940); e alla Recue des sciences religieuses, che reca nel 1^{°} fascicolo del 1948 il suo necrologio (pp. 5-8) e la conclusione del suo studio Autour de l'histoire du Gallicanisme (pp. 9-28).

Bibl.: G. Jacquemet, s. v. in Catholicisme, I (1948), pp. 399; P. D., in La Scuola Cattolica, 76 (1948), pp. 174-75.

Salvatore Garofalo
AMANUENSE : v. scriba
AMARAL, Antonio Caetano do. - Storico ed erudito portoghese, n. a Lisbona nel 1747, ed ivi m. nel 1819. Fu canonico della sede di Evora, cui rinunciò nel 1766, e deputato del S. Uffizio. Si era addottorato in diritto canonico a Coimbra, e dal 1780 l'Academia Real das Sciencias di Lisbona lo annoverò nel suo primo gruppo di soci. Per quanto interrotta dalla morte, la sua opera ha proporzioni assai vaste e interessa soprattutto la storia civile e religiosa del Portogallo: notevoli sono soprattutto cinque memorie, che tracciano la storia nazionale dei tempi anteriori alla conquista romana e di quelli della prima monarchia portoghese. La Chiesa deve a lui due volumi di Memorie sulla vita dell'arcivescovo di Braga don Fr. Caetano Brandão, una Vita di s. Martino Bracarense e una di s. Pruttuoso. Speciale interesse presenta quest'ultima per l'introduzione, che tratta dello stato della disciplina ecclesiastica spagnola, e particolarmente della provincia Bracarense, nel sec. vir. A tutte queste opere si aggiungono traduzioni di scritti francesi e spagnoli di carattere storico o religioso.

BibL.: Le Memorie sono pubblicate in Memorias de Literat. Portug. publ. pela Academia Real das Sciencias, (Lisbona 1792-1814), nel voll. I, II, VI, VII. Per un'ampia informazione biografica e bibliografica sull'A., cf. S. F. de Mendo Trigoso, Noticia bistórica da Vida e escritos de A. C. do A. ecc., nelle citate Memorias, VIII, p. 21 seg., dove si trovano anche largamente riassunto le memorie storiche dell'A.

Ruggero M. Ruggieri
AMARAL, Gaspare. - Missionario gesuita, n. a Corvaceira nel Portogallo nel 1592. Lavorò a Goa, a Macao, nella Cocincina, poi sette anni nel Tonkino. Rettore a Macao (1633), viceprovinciale (1641-45) della provincia giapponese, allora espulsa dal Giappone, mori in un naufragio del 1669 mentre tornava nel Tonkino. Lasciò manoscritto un dizionario annamitico, adoperato in seguito dal p. Alessandro de Rhodes nella compilazione della sua nota opera.

BibL.: Sommervogel, I, coll. 261-62; Streit, Bibl., V, p. 179. Edmondo Lamale
AMARGOSA, diocesi di. - Nello stato di Bahia (Brasile), suffraganea di S. Salvatore della Bahia, da cui è stata smembrata il 10 maggio 1941, comprende
ventiquattro distretti civili. La cattedrale è dedicata a Nostra Signora del Buon Consiglio.

Bibl.: Cf. AAS, 33 (1941), pp. 407-10.
Giovanni Meseguer
AMARI, Emerico. - Uomo politico e pensatore, n. a Palermo nel 1810 , ivi m. nel 1870 . Complessa personalità di studioso, patriota e credente. Incarcerato ( 1848 ) ed esule, tornò a Palermo nel 1860 ; dopo aver partecipato alla vita parlamentare, non vedendo attuata la sua sintesi di unità nazionale e di autonomia regionale, di liberalismo e di cattolicismo, fece parte per se stesso. Dagli studi giuridici, statistici, economici ecc., salì a vedute vichiane, criticamente rinnovate, di filosofia della storia e fu chiamato per tale cattedra a Firenze nel dic. 1859.

Abbozzo una Teoria del Progresso (1843) come » riforma continua indicata dalla scienza e compiuta dalla libertà per mezzo della traduzione». Ebbe fama, e meriterebbe ampio riesame, la sua Critica di una Scienza delle Legislazioni comparate (1857), che determina il concetto, discute i metodi, disegna il sistema e indica le scienze zasiliarie di tale "scienza nuova". Notevole anche la prolusione fiorentina Del concetto generale e dei sommi principi della filosofia della storia (con presa di posizione dinanzi a s. Agostino, Dante, Machiavelli, Bossuet, Vico, Lessing, Hegel, Romagnosi, Guizot, ecc.).

Bibl.: Di A. sono conservati nella biblioteca comunale di Palermo 48 voll. di manoscritti. - Fr. Maggiore-Perni, Di E. A. e delle sue opere, Palermo 1871; P. Siciliani, Sul rinnovamento della filosofia positiva in Italia, Firenze 1871, pp. 104-106; V. Di Giovanni, Storia della filosofia in Sicilia dai tempi antichi al sec. XIX, II, Palermo 1873, pp. 127-41; K. Werner, E. A. in reinen Verhältnis zu G. B. Vico, Vienna 1880 (trad. it. in Atti Accad. Palermitana, 1889); E. Di Carlo, E. A., Brescia 1948.

Mariano Campo
AMÀRI, Michele. - Patriota, storico, orientalista, n. a Palermo nel 1806 , m. a Firenze nel 1889 , uno dei principali agitatori per la liberazione della Sicilia dal dominio borbonico. Fuggito in Francia nel 1842, dopo la pubblicazione della famosa Storia della guerra del Vespro (che porta nelle prime edizioni il titolo: Un periodo delle storie siciliane del sec. XIII) approfittò del suo esilio a Parigi, che durò fino al 1848 e poi di nuovo dal 1849 al 1856 , per perfezionarsi alla fiorente scuola francese nell'arabo e nel bizantino e costruire gli altri due grandi lavori di storia siciliana, la Storia dei Musulmani di Sicilia (1851-72), alla quale è specialmente legata la sua fama e la Biblioteca arabo-sicula, raccolta e traduzione dei testi arabi concernenti la Sicilia (1857-87).

Tornato in Italia nel 1859, dopo l'annessione della Toscana, attese non solo al suo insegnamento di arabo a Firenze, che tenne fino al 1873, ma anche al compimento delle sue opere maggiori, alla preparazione della seconda edizione della Storia, che fu da lui portata quasi a fine con una diligentissima opera di aggiunte e correzioni (recentemente stampata e aggiornata a cura di C. A. Nallino, Catania 1933-39), e ad un'altra serie di importanti lavori sulle relazioni tra i musulmani e l'Italia. Esercitò molte cariche politiche, fin dal 1848 a Palermo, poi a Firenze e a Roma (fu fatto senatore nel 1861), con zelo, integrità e competenza ammirevoli. Fu arabista e islamista insigne; la sua Storia è un capolavoro della letteratura storiografica italiana, non solo per l'uso sapiente di tutte le fonti arabe e bizantine, ma anche per il vigore della costruzione e la nobiltà della forma. Ebbe il grande merito di promuovere gli studi arabi e orientali in Italia, con l'esempio, l'insegnamento e l'appoggio concreto ad essi dato, anche nella sua carica di ministro della Pubblica Istruzione, che tenne dal 1862 al 1864.

Della Storia dei Musulmani il primo volume fu posto all'Indice dei libri proibiti nel 1855 , perché, accanto a in-

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negabili pregi storici e letterari, vi dominano pregiudizi anticlericali, da cui derivano molti errori gravi nella valutazione dei fatti e delle persone anche talora in materia di dogma. Cf. P. Bottalla, in La Civiltà Cattolica, 2^{text {a }} serie, IX (1855, 1), p. 70.

BibL.: O. Tommasini, La vita e le opere di M. A., in Rendic. dell' Ass. dei Lirari, Scienze Morali, 4 e serie, 6 (188v, 1), pp. 340-76; A. D'Ancona, Carteggio di M. A., Torino 18961907; Centenario della nascita di M. A. (con biografia e bibliografia completa), Palermo 1910.

Michelangelo Guidi
AMARILLO, diOCESI di. - Nel Texas (Stati Uniti), suffraganea di S. Antonio. Eretta il 3 ag. 1926, comprende settanta contee del Texas. Cattolici 31.144, su 650.000 abitanti; parrocchie 39, sacerdoti diocesani 38 e regolari 28.

BibL.: AAS, 18 (1926), p. 137; 19 (1927), pp. 169-74; C. E. Castaheda, Our Catholic Heritage in Texas, 1319-1936, IV, Austin 1940. - Anon., s. v. in The Cath. Enc., I, (ed. riv., 1936), p. 390 . Corrado Morin

AMARNA (Tell el-'Amärnah). - Località sulla sponda orientale del Nilo, nel Medio Egitto, ove si rinvenne per caso nel 1887 l'archivio di Amenophis IV (v.). Questi vi aveva costruito la sua capitale AbetAtom ("orizzonte di Aton [disco solare]") o I-Aton ("Aton ha diletto"), che, subito dopo la morte del faraone riformatore religioso, fu abbandonata.

L'archivio ci ha dato oltre 350 lettere su tavolette in caratteri cuneiformi, in lingua babilonese (oggi oltre 200 sono al Musco di Berlino, altre 80 al British Museum, altre al Cairo, al Louvre, a Oxford). Contengono la corrispondenza diplomatica intercorsa tra i faraoni Amenophis III e IV e i sovrani di Babilonia, Assiria, Mitanni, Arzawa, Alašiia e Hatti (tra il 1410 e il 1358 a. C.). Ma la maggior parte delle lettere, come risulta dall'indice che segue, sono dei principi più o meno alleati e protetti di Siria, di Fenicia e di Palestina.

Gran parte degli scritti sono indirizzati all'Egitto; di questi, 35 provengono da re indipendenti (" fratelli ") al re d'Egitto (io di Babilonia, 2 dell'Assiria, 13 di Mitanni, I di Arzawa [Cilicia], 7 di Alašiia [Cipro], 2 di Hatti); 1 è mandato dal rubius (prefetto?) di Alašiia al prefetto d'Egitto suo & fratello »; I da un principe del Nord della Siria, dipendente dall'Egitto senza esserne suddito; quasi 300 sono lettere di siriani e palestinesi, sudditi ("servi ") del re d'Egitto; 5 sono di donne indirizzate al re o ad altre donne chiamate "signore". La massima parte delle lettere è indirizzata al faraone stesso.

Solo sette lettere sono mandate dall'Egitto nelle regioni dell'Asia anteriore, tutte scritte dal faraone o in suo nome. Queste lettere egiziane sono inviate: 4 a re indipendenti, chiamati "fratelli" del re d'Egitto (tre al re di Babilonia, una al re di Arzawa scritta in parte in una lingua che non è babilonese), 3 a sudditi dell'Asia anteriore.

Le lettere dei sovrani presentano grande interesse per ragguagli di storia politica; sugli usi e costumi dell'epoca d'informano copiosamente le lettere dei sudditi. Tali dati sono stati confermati e completati dai testi di Boghaz-Kbi (v.). Speciale importanza rivestono per la storia del Vecchio Testamento, poiché illustrano le condizioni politiche e sociali della Palestina e dell'Oriente biblico in un periodo che forse coincide con quello dell'Esodo (v.).

BibL.: Edizione dei testi: J. A. Knudtson, Die El-AmarnaTafeln (con traduzione e commento), 2 voll., Lipsia 1907 e 1915; P. Thoreau-Dangin, Nouvelles lettres d'al-A., in Revue d' Assyriologie, 19 (1902), pp. 91-102; S. A. B. Mercer, The Tell elAmarna Tablets, 2 voll., Londra 1939. - P. H. Schäfer, Die Religion und Kunst von El-Amarna, 1923; P. Dhornic, s. v. in DBs, I, coll. 207-25; id., in Revue Biblique, 33 (1924), pp. 5-32.

Giustino Boson
AMASA (ebr. ' ā m ā ā ā s fardello »; Settanta: 'A μ ε σ- α α i ). - Capo militare, figlio di Abigail sorella di David e di Jether (o Jetra) Ismaelita (I Par. 2, 17) o Jezraelita (II Sam. 17, 25). Parteggiò per il ribelle Ab-
salom (v.), che lo costituì capo delle sue milizie. Vinto da Joab (v.), fu trattato benignamente da David, che si legò A. assegnandogli l'alto posto di capo dell'esercito, tenuto prima da Joab, cugino di A. (II Sam. 19, 14). Essendo scoppieta una nuova rivolta capeggiata dal beniaminita Seba, A. fu incaricato dal re di reprimerla, ma non riuscì a reclutare gli uomini di Giuda entro i 3 giorni fissatigli (II Sam. 20, 4 sg.). Alla spedizione lo precedettero quindi Abisai (v.) e Joab. Questi aspettò che giungesse l'odiato rivale, e l'uccise a tradimento, fingendo di abbracciarlo, presso Gabson (ibid. 8-13). David fu afflittissimo per l'assassinio del nipote, e morendo incaricò Salomone di vendicarlo (I Reg. 2, 5.32-34).

Angelo Penna
AMASEA. - Prima città della provincia d'Ellenoponto in Asia Minore, sul fiume Iris; capitale della provincia nel periodo imperiale, rimase molto danneggiata da un terremoto nell'anno 529 d. C. (Procopio, Historia arcana, XVIII, 42). In una vita di s. Basileo (Acta SS. Aprilis, III, ed. Venezia 1738, p. Lvi) si narra che in A. si mostrava il luogo detto cattedra degli Apostoli, in cui avrebbe predicato s. Pietro, il quale avrebbe nominato Nicezio, vescovo di A. Un'altra tradizione invece attribuisce la prima evangelizzazione di A. all'apostolo s. Andrea.

Nativo di A. è s. Basilisce vescovo di Comana, festeggiato in Oriente il 22 maggio (Synax. Constantinop., colonna 699). Pure di A. è s. Filante, martirizzato con tre suoi compagni venerati il 18 ag. (ibid., col. 699). Nella vita di s. Basileo, vescovo di A., martirizzato ca. l'anno 322 , si ricorda la prima chiesa cristiana che sarebbe stata costruita dallo stesso vescovo nell'interno della città e dove sarebbe stato il suo sepolcro. Eusebio invece narra che parecchie chiese di A. furono chiuse o distrutte nella persecuzione di Licinio (Vita Constantini, 12; Hist. eccl., X, 8, 14). Tra i martiri militari di A., un s. Publio è ricordato in Oriente al 26 apr. (Synax. cit., col. 630), contemporaneo di s. Basileo. Antoriore, cioè del 17 febbr. 306, è il martirio del soldato Teodoro Tirone (H. Delehaye, Les légendes grecques des saints militaires, Parigi 1909, pp. 11-43; 127213). In suo onore dedich una basilica l'imperatore Anastasio I (491-518) al tempo del vescovo Mamas (S. Pétridès, Note sur une inscription chrétienne d'A., in Echos d'Orient, 3 [1900], pp. 273-78). Alla prima metà del sec. v, si ha menzione della chiesa dedicata al giardiniere martire di Sinope s. Foca, come è attestato dal panegirico ivi detto in suo onore dal vescovo d'A. Asterio (cf. Van de Vorst, St Phocas, in Analecta Balland., 30 [1911], pp. 252-95). Molti restauri eseguiti nelle chiese d'A. al tempo di Giustiniano sono testimoniati da Procopio (De aedificiis, 3, 7). Dalla vita di s. Eutichio, della fine del sec. vi, si ricavano anche i nomi di alcuni monasteri, come quello situato presso l'Acropoli dedicato a s. Giovanni, l'altro di cui fu abate s. Eutichio prima del 552 , anno in cui divenne patriarca di Costantinopoli. Della prima metà del sec. v è il monastero al quale appartennero Melezio e Seleuco poi vescovi di A. Tra le chiese si ricordano quella dedicata al martire s. Taleleo evetto sul monte che sovrasta A. Ricavate in spaziose sale di abitazioni private furono le chiese dedicate alla Madonna e a s. Michele.
A. venne invasa dagli Arabi nel 1075.

Il papa Benedetto XIV con la Bolla Ad supremam del 15 febbr. 1743 uni la sede metropolitana di A. con quella di Pavia, e perciò il vescovo di questa sede ebbe il pallio, ma Pio VII, con la Bolla Paternas charitatis studiam del 16 marzo 1819, separò nuovamente i due titoli.

BibL.: Oltre le opere citate nel testo, cf. S. Vailhé, s. v. in DNG, II, coll. 964-70.

Enrico Josi
AMASIA (ebr. 'Amasjāh( ā) " Jahweh fortifica "; Settanta: 'A μ ε σ σ i α ς ). - Due personaggi biblici.

1.     - Re di Giuda (797-789 ca.), figlio di Joas, al quale successe a 25 anni. Vendicò l'uccisione del

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![img-28.jpeg](img-28.jpeg)
(fot. Enc. Cett.)
Amat di San Filippo, Luigi - Birratto, disegno di A. Frulli. Roma, Museo del Risorgimento.
padre con mitezza conforme a Deut. 24, 16 risparmiando i figli dei congiurati.

In seguito alla lotta contro Hazael, re di Siria, perduta da suo padre, popolo ed esercito erano esausti. A. riorganizzò le truppe ( 300.000 armati di Giuda e Beniamin) e mosse contro gli Edomiti, ribellatisi dopo la morte di Josaphat ( 849 a. C.), e li vinse nella valle del Sale, a sud-est del Mar Morto, conquistando poi Sela' ("Petra"), loro capitale. Aveva assoldato 100.000 mercenari del regno d'Israele, ma, dietro monito d'un profeta, li rinviò (II Par. 25, 5-10).

Questo successo imbaldante! A., che mosse guerra al re d'Israele Joas, il quale pure l'aveva ammonito con l'apologo del cardo e del cedro (II Reg. 14, 9 sgg.; II Par. 25, 18 sg.). A Bethsames A. fu sconfitto e fatto prigioniero. Joas d'Israele lasciò il vinto sopra il trono dopo aver depredato Gerusalemme e abbattuto parte del muro settentrionale. Gli ultimi anni di A. trascorsero ingloriosi, finché una congiura gli tolse la vita a Lachis, dove si era rifugiato. Ebbe esequie regali; gli successe il sedicenne Azaria (o Ozia), suo figlio.

La durata del regno di A. è controversa: i 29 anni assegnatigli (II Reg. 14, 2; II Par. 25, 1) vengono dagli esegeti variamente ridotti, fino a 9 anni.

Riguardo alla religione, A. in principio zelo lo Jahwismo più puro (IV Reg. 14, 3-6). Ma, dopo il successo su Edom, apostatò (II Par. 25, 14-16) stabilendo in Gerusalemme le divinità edomitiche, sordo ai richiami di un profeta; ne fu punito con una tragica morte (IV Reg. 14, 1-22; II Par. 25, 1-28).
2. - Sacerdote del santuario di Bethel sotto Jeroboam II (783-43) re d'Israele. Ostacolò il ministero di Amos (v.), che costrinse a ritornare in Giuda. Il profeta gli predisse gravi castighi divini sulla sua famiglia e la morte in terra straniera (Am. 7, 10-17).

Angelo Penna
AMASTRIS (oggi Amashah). - Città della Paflagonia, sul Mar Nero. Ca. il 300 a. C. Sesamos ed altri centri vicini furono riuniti in un'unica città, che fu
così chiamata dal nome della supposta fondatrice, A., nipote di Dario III, re di Persia e moglie successivamente di Cratero, Dionigi e Lisimaco.

Dei vescovi di A., che era prima una diocesi dell'Asia Minore, la prima memoria risale al sec. II e l'ultima al 1351. Cf. gli elenchi presso M. Le Quien, Oriens Christianus, I, Parigi 1740, pp. 561-66.

Pietro Sluir
AMAT, Felix. - Storico e trattatista, n. a Nabadell, in provincia di Barcellona, nel 1759, m. a Barcellona nel 1824. Canonico di Tarragona, abate di S. Ildefonso a Madrid, confessore di Carlo IV. La sua opera più importante è la Historia ecclesiastica, in 12 voll. (Madrid 1791; ²² ed. Barcellona 1807). Le sue Observaciones pacificas sobre la potestad ecclesiastica (Barcellona 1817) furono messe all'Indice. Scrisse anche di etica, ascetica, metafisica.

Bibl.: V. Oblet, a. v. in DThC, I, col. 935: J. Capcille, s. v. in DHG. II, col. 478.

AMAT, Felix Torres: v. Torres y amat.
AMAT di San Filippo, Pietro. - Scrittore n. il I ott. 1822 in Sardegna, m. a Roma il 15 febbr. 1895. Fu prima impiegato all'archivio di Stato di Cagliari, poi al ministero delle Finanze in Roma.

Scrittore di storia della geografia, pubblicò una vita di C. Colombo, la vita e i viaggi di Ludovico da Varthema, le relazioni tra l'Italia e l'India, ecc., tutte opere degne di nota dal punto di vista missionario. Inoltre: Studi bibliografici e biografici sulla storia della Geografia in Italia, pubblicato dalla R. Società Geografica Italiana, Roma 1875, in ²² ed. nel 1882 ; il primo volume di quest'opera, intitolato Biografie dei viaggiatori italiani colla bibliografia delle loro opere, orricchito, due anni dopo, di un'Appendice di 85 pagine, contiene ricco materiale sui viaggi e le esplorazioni dei missionari.

Luigi Michelini Tocci
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Amaterasu - Lotta di A. (sole) contro la luna e la terra. Bronzo giapponese (sec. xviII) - Roma, Museo Miss. Etnol. Lateranense.

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AMAT di San Filippo e Sorso, Luigi. - Cardinale, n. in Cagliari da famiglia d'origine catalana il 20 giugno 1796, m. a Roma il 30 marzo 1878. Fu protetto dal ca