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alcologo, combattendo prima contro i Turchi a Gallipoli e poi contro i Bulgari. Dal cugino ottenne la promessa che avrebbe abjurato l'eresia greca e sarebbe ritornato all'ortodossia romana. Per questo nel 1367, rientrato in Italia, visitò papa Urbano V e lo riaccompagnò solennemente a Roma, dove il Papa ritornava dal lungo esilio di Avignone. Giovanni V in realtà nel 1369 venne in Italia ed a Roma celebrò la riunione delle due Chiese. A. aveva conseguito tale prestigio in Italia che negli anni seguenti il Papa lo nominò capo della lega papale-italica contro i Visconti; così più tardi, nel 1381, Genova e Venezia si rivolsero alla sua mediazione per i loro dissidi orientali. Nel 1382 si accordò con Luigi d'Angiò per la riconquista del regno di Napoli, ma morì durante la spedizione a S. Stefano di Campobasso, il 1^{°} marzo 1383. La sua salma fu trasportata in patria e tumulata nel sepolcreto avito di Altacomba (v.).
Bib.: L. Cibnario, Storia della monarchia di Savoia, Torino 1844: F. Gabotto, Storia del Piemonte nella prima metó del sec. XIV, Torino 1894: id., L'età del Conte Verde in Piemonte (Miscellanea di Storia italiana, 35) Torino 1895: F. Cognasso, Il Conte Verde (Collana Storica Sabauda), 2^{°} ed., Torino 1930. Francesco Cognasso

AMEDEO VII, conte di Savoia, detto il Conte Rosso. - Figlio di Amedeo VI conte di Savoia, e di Bona di Borhone, n. il 24 febbr. 1360 a Chambéry. Sposò nel 1377 Bona di Berry. Quando, nel 1383, raccolse la successione paterna, aveva già una certa competenza nelle faccende politiche. Amedeo VI gli aveva dato il governo della Bresse perché si esercitasse nell'amministrazione; aveva guerreggiato con i limitrofi signori di Beaujeu; aveva, all'incoronazione di Carlo VI a Reims, conosciuto l'ambiente politico francese. Tuttavia il padre volle che egli governasse con l'assistenza della madre, e questa in realtà tenne il governo mentre A. si occupava di guerra. Fu in Fiandre al servizio del re di Francia contro gli Inglesi; tentò la sottomissione del Vallese e del marchesato di Saluzzo. Felice impresa politica fu il suo parteggiare per i Grimaldi e i Durazzo di Genova, che gli procurò la dedi-

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DIVISIONE POLITICA
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1. Gr. Bretagna - 2. Francia - 3. Olanda - 4. Danimarca
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2. Zone disabitate - 2. meno di 1 ab. per kmq. - 3. da 1 a 10 ab. per kmq. - 4. da 10 a 25 ab. per kmq. - 5. oltre 25 ab. per kmq.

ETNOGRAFIA
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1. Indo-europei - 2. Amerindie e principali raggruppamenti di indiani nelle riserve - 3. Eschinesi - 4. Area nella quale i negri formano più del 50 % della popolazione - 5. Cinesi - 6. Popolazione costituita prevalentemente di meticci e mutati con forte proporzione di amerindie eresti,

## ATTIVITÀ ECONOMICA

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1. Fierce di rconomia primitiva (raccoglitori, cuccioluri, pescatori) 2. Agricoltura primitiva - 3. Agricoltura estensiva - 4. Agricoltura industrializzata - 5. Agricoltura e silenziando - 6. Pianingioni, giardinaggio, frutticoltura - 7. Allevamento estensivo - 8. Principali zone di pesca 9. Priacipali zone minerarie - 10. Principali zone industriali - 11. Principali ferrovie.

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# AMERICA SETTENTRIONALE 

## DENSITA DEI CATTOLICI

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![img-20.jpeg](img-20.jpeg)

MAPPAMONDO DIPINTO DA E. DANTI (1583-87)
Vaticano, II { }^{a} loggia.

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![img-21.jpeg](img-21.jpeg)
(propr. U.S.I.S.)
VEDUTA AEREA DI NUOVA YORK con i dodici fabbricati del Rock-feller Center.
![img-22.jpeg](img-22.jpeg)
(propr. U.S.I.S.)
IL PUEBLO DI WALPI - Arizona.

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zione della contea di Nizza ( 28 sett. 1388) e permise ai Savoia il desiderato accesso al mare. A. mori a Ripaglia il 1^{°} nov. 1391, a causa di setticemia provocata da una ferita per caduta da cavallo; la morte improvvisa determinò accuse di avvelenamento, e quindi processi gravi e vittime innocenti dell'ignoranza e del dolore dei familiari.

Bibl.: L. Cibrario, Storia del Conte Rosso, in Studi Storici, Torino 1831; F. Gobotto, Gli ultimi Principi di Acaia e la politica subalpina dal 1383 al 1307, Pincrolo 1877; Cais de Pierlas, La Ville de Nice pendant le premier siècle de la domination des Comtes de Savoie, Torino 1898; G. Carbonelli, Gli ultimi giorni del Conte Rosso e i processi per la sua morte, Pincrolo 1912; F. Coznasso, Il Conte Rosso (Collana Storica Sabauda), Torino 1931. Francesco Cognasso

AMEDEO VIII, duca di Savola. - Figlio di Amedeo VII conte di Savoia e di Bona di Berry, n. a Chambéry il 4 sett. 1383. Successe al padre il 1^{°} nov. 1391. La sua minorità favorì aspri contrasti fra i partiti di corte, che si contesero la tutela e la reggenza; e le accuse reciproche relative alle cause della morte di Amedeo VII servirono all'eliminazione della madre e dell'ava Bona di Borbone dal governo ed al trionfo del predominio del duca di Borgogna. Per il giovane principe governarono Oddone di Villars col titolo di governatore ed Aimone di Aspremont col titolo di guardiano. Diventato maggiorenne nel 1397, A. solo alcuni anni dopo incominciò ad influire direttamente nel governo; l'influsso borgognone si radicò con il matrimonio del principe con Maria figlia del duca Filippo l'Ardito.

Non guerriero, amante piuttosto della vita tranquilla, A. cercò con le arti della diplomazia di intervenire nella vita politica del tempo, sì da accrescere i domini della Casa. Il conferimento della dignità ducale da parte dell'imperatore Sigismondo nel 1416 dimostrò il prestigio conseguito dal principe e l'importanza dei risultati ottenuti. Nel 1418, scomparso Ludovico di Savoia, del ramo Acaia-Piemonte, A. ne credito tutti i domini di Piemonte, dando allo Stato sabaudo una compattezza ed una forza nuova. D'altra parte, l'annessione della contea del Genevese, di diversi feudi nel Vaud, della contea di Tenda, ecc., accrebbe di molto l'estensione dello Stato sabaudo. La sua attività politica fu favorita certo dagli avvenimenti che si svolgevano in Francia ed in Italia. Le guerre civili francesi non solo liberarono la dinastia dal pericoloso primato francese, ma permisero ad A. di intervenire come paciere con il segreto proposito di fare acquisti territoriali sul Bodano: riusci ad acquistare il Valentinoù, che poi il suo successore perdette. In Italia, la disgregazione dello Stato milanese dopo la morte di Giangaleazzo Visconti gli facilito l'acquisto di molte terre nel Biellese e provvisoriamente anche della Val d'Ossola. Nel conflitto tra Filippo Maria Visconti e la Lega veneto-fiorentina, intervenne trattando con ambo le parti e riuscendo ad avere dal Visconti la cessione di Vercelli. Ora il predominio sabaudo parve radicarsi stabilmente in tutta l'Italia superiore.

Continuando la politica avita, A. cercò di sottomettere i marchesi di Saluzzo e di Monferrato, legandoli feudalmente e ottenendo dai Paleologi di Monferrato la cessione di Chivasso. Rimasto vedovo, già nel 1422 , inclinò alla vita solitaria; nel 1434 cedette il governo del ducato al figlio Ludovico e si ritrasse nel l'eremo di Ripaglia (Thonon), dove creò l'ordine cavalleresco di S. Maurizio. Su di lui si fermò l'attenzione del Concilio di Basilea in lotta col Papa di Roma, Eugenio IV, e quando questi venne da quel Concilio deposto e scomunicato (1439), A. fu eletto papa ( 5 nov.
33. - Enciclopedia Cattolica. - I.
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(ini. Atinati)
Amedeo IX, beato - Statua del beato (sec. xviri). Torino, Palazzo reale, Cappella Regia.

1439). Il duca accettò ( 14 dic. 1439) e col nome di Felice V, fu incoronato il 24 luglio 1440 . (v. felice v, antipapa). Il papa Niccolò V, dopo che A. ebbe abbandonata la tiara ( 7 apr. 1449), si comportò magnanimamente con lui riconoscendogli la dignità cardinalizia. A. mori il 7 genn. 1451 a Ginevra, e fu sepolto a Ripaglia : attualmente le sue ceneri riposano a Torino nella cappella della Sindone, nel monumento erettogli da Carlo Alberto.

Bibl.: P. Costa de Beauregard, Souvenirs du règne d'A. VIII, premize duc de Savole, in Mémoires de l'Académie imperiale de Savoie, 2 (1861), iv, pp. 1-275; M. Bruchet, Le Château de Ripaille, Parigi 1907; G. C. Buraggi, Gli statuti di A. VIII del r 104 e del 1433, in Memorie dell'Accademia delle Scienze di Torino, 1907 e 1941; F. Cognasso, A. VIII. (Collana Storica Sabauda), Torino 1930. Francesco Cognasso

AMEDEO IX, terzo duca di Savola, beato. N. a Thonon il 1^{°} febbr. 1435, m. a Vercelli il 30 marzo 1472. Era figlio del duca Ludovico e di Anna di Lusignano. Nel 1452 sposò Iolanda di Valois, figlia del re Carlo VII di Francia. Per incarico del padre sbrigò difficili negozi politici e nel congresso, indetto a Mantova da Pio II (1459), con grande slancio offerse il suo braccio, le sue sostanze, le sue milizie per la lotta contro gl'infedeli. Nel 1464, morto il duca Ludovico, assunse il governo del ducato di Savoia. Improntò la corte a maggiore serietà di vita, circondandosi di persone di merito; alternava le cure del governo con lunghe ore di preghiera e frequenti visite ai poveri e agli ammalati, ai quali prodigava le più umili cure e distribuiva con generosità senza pari le sue ricchezze. L'epilessia lo accompagnò per tutta la vita, ma sopportò sempre il suo male "come una grazia del Signore". Nella lotta tra Luigi XI, re di Francia, e Carlo il

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Amelia, diocesi di - Madonna e santi, di Pierfrancesco d'A. (sec. xv) - Amelia, Municipio.

Temerario, duca di Borgogna, parteggiò per il primo senza obbligarsi per altro a guerreggiare contro il secondo; seppe far valere i propri diritti contro il marchese Guglielmo VIII di Monferrato e Giangaleazzo Visconti. Aumentando di violenza il suo male, nel 1469 affidò la reggenza alla moglie. Trascorse gli ultimi tempi a Vercelli e mori raccomandando a tutti l'esercizio di quelle virtù che erano state lo scopo principale della sua vita: la carità e la giustizia. S. Francesco di Sales raccolse con grande zelo le prove della sua santità e s. Roberto Bellarmino lo additò come esempio ai sovrani. Il 3 marzo 1677 Innocenzo XI ne confermò il culto e ne fissò la festa al 30 marzo.

Biel.: R. Bellarmino, Vita beati Amedei, ducis Sabandiae, in De Officio Principis, Roma 1619, lib. III, 1v; Acta SS. Martii, III, Anversa 1668, pp. 874-96; C. G. Morozzo, Vita e virtù del beato A. III duca di Savoia, Torino 1686; G. B. Semeria, Storia politico-religiosa del b. Amedeo di Savoia, Torino 1830; F. Gabotto, Lo Stato sabando da Amedeo VIII a Emanuele Filiberto, Torino 1892-93; C. Testore, Beati e venerabili di Casa Savoia, Torino 1928.

Claudia De Sanctis
AMELIA, Diocesi di. - Nella regione umbra, in provincia di Terni, a confine con le diocesi di Todi a nord, di Spoleto ad est, di Narni a sud-est, di Orte a sud e di Bagnoregio ad ovest. Misura una superficie di kmq. 262,08, con una popolazione di 21.000 abitanti, ripartiti in 20 parrocchie, con 24 sacerdoti secolari e 35 regolari, 7 case religiose maschili e 13 femminili. Ha il seminario minore in A., quello maggiore in Assisi, comune alle altre diocesi dell'Umbria.
A., detta Ameria dai Romani, secondo Catone, riferito da Plinio (Hist. natur., III, 14), sarebbe stata fondata 387 anni prima di Roma; la sua antichità è
attestata anche dalle cosiddette mura ciclopiche. Dopo l'occupazione romana, i dominatori v'iniziarono una delle grandi vie militari, che chiamarono amerina, ed elevarono la città al grado di municipio.

La fede cristiana in A. deve essere stata predicata già nei primi secoli della Chiesa, ma non se ne trova traccia nelle fonti, sia monumentali che letterarie. La Passione di s. Firmina, non anteriore al sec. vi, darebbe la sepoltura della santa, dopo il martirio avvenuto sotto Diocleziano, presso A., dove nel sec. ix sarebbero state ritrovate le sue reliquie. Una redazione più recente della medesima, invece, indica il sepolcro della martire vicino a Civitavecchia, dove parimenti s. Firmina ebbe culto o vi furono conservate le sue reliquie. Il primo vescovo di A. sarebbe Ilario, la cui esistenza è suffragata da documenti del Sinodo romano del 465 .
A., nella prima metà del sec. viit, era proprietà della S. Sede e per la sua posizione topografica, adibita a fortezza, era annoverata tra i castra sancti Petri. Nel 739 venne occupata dai Longobardi, ma nel 742 restituita dal re Liutprando al papa Zaccaria, e, costituito lo Stato pontificio, entrò a far parte di esso fino alla costituzione del regno d'Italia.
A. è diocesi immediatamente soggetta alla S. Sede.

Bibl.: Uphelli, I, coll. 295-305; Cappelletti, V. pp. 195-211; J. Fraikin, s. v. in DHG, II, coll. 1177-80; Lenzoni, pp. 417 419.

Benedetto Pessi
AMÉLINE, Claude. - Teologo oratoriano, n. a Parigi nel 1635, m. ivi nel 1706. A 25 anni entrò nell'Oratorio e vi conobbe il Malebranche. Arcidiacono di Parigi, collaborò alla redazione del Breviario del 1680 e del Messole del 1684.

Pubblicò un Traité de la volonté, de ses principales actions, de ses passions et de ses égarements, Parigi 1684, citato ordinariamente col titolo Trattato sulle passioni, d'impronta malebranchiana: il principio di tutte le passioni come di tutte le virtù è l'amore; le passioni si distinguono secondo la vicinanza o la lontananza dell'oggetto, e le virtù secondo l'ostacola da superare per giungere, durando la passione, a quella felicità verso cui Dio ha posto in noi la tendenza. L'idea che dobbiamo ricercare la felicità nella virtù guida anche la sua polemica contro il malinconmo, contenuta nel Traité de l'amour du souverain bien qui donne le véritable caractère de l'amour de Dieu, Parigi 1699: l'uomo non può, per principio di ragione, rinunciare al desiderio d'essere felice; né, per principio di fede, abbandonare il desiderio della propria salvezza. Idee analoghe sono contenute in L'Art de vivre heureux, Parigi 1694, che molti però attribuiscono a Louis Pascal.

Bibl.: L. Batterel, Mémoires domestiques, III, Parigi 1904, pp. 238-81; C. Toussaint, s. v. in DThC, I, col. 1041; A. Ingold, s. v. in DHG, II, col. 1181; id., s. v. in DSp, I, col. 471.

Fratel Emiliano
AMÉLINEAU, Émile-Clément.-Egittologo francese, n. a La Chaize- Giraud (Vendée) il 28 ag. 1850, m. a Châteaudun nel genn. 1915. Sacerdote, seguì a Parigi i corsi di G. Maspéro (v.) e di S. Grébaut (v.); nel 1882 fu inviato presso l'Istituto archeologico del Cairo. Apostato nel 1887, e subito dopo occupò all'Ecole des Hautes-Etudes la cattedra di religioni egiziane, che tenne fino alla morte.

Laureatosi alla Sorbona (1888) con le tesi Essai sur le gnosticisme égyptien e De Historia Louisiana, dal 1895 al 1898 esplorò parte della necropoli di Abido, ove scoprì le tombe dei faraoni delle tre prime dinastie (Les nouvelles fouilles d'Abydos, Parigi 1897-99; Mission A., Comptes rendus in extenso, 3 voll., ivi 1902-1905). Ritenendo di avere scoperto la tomba di Osiride (Le tombeau d'Osiris, ivi 1899), sostenne che Osiris, Horus e Seth erano estatti come re e che dopo morte furono deificati per apoteosi; tale attesa tesi, respinta da Maspéro, non ebbe consensi.

Tra le molte opere di A. (edite a Parigi) sull'Egitto antico, l'Egitto cristiano e la letteratura copta, rileviamo:

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Fragments de la versial thébaine de l'Ecriture, 1890; La géographie de l'Egypte, 1893; Résumé de l'histoire de l'Egypte, 1894; Essai sur l'évolution historique et philosophique des idios morales de l'ancienne Egypte, 1895; Histoire de la cipulture et des funérailles dans l'ancienne Egypte, 2 voll., 1896; Manuscrits coptes de la Bibliothèque Nationale renfermant des textes bibliques du Nouveau Testament, 1897; Les idées sur Dieu dans l'ancienne Egypte, 1903; Prolégomènes d l'étude de la religion égyptienne, 1908.

Bibl.: L. Pirot, s. v. in DBs, fascc. 1-11 (1926), col. 241 sg.
Antonino Romeo
AMELLI, Ambrogio Mabia. - Storico, paleografo e musicologo, n. a Milano il 19 marzo 1848, m. a Montecassino il 25 ag. 1933.

Studió nei seminari milanesi e fu ordinato sacer-
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(propr. E. Josi)
Amelli, Ambrogio - Ritratto.
dote il 20 sett. nel 1870. Dal luglio 1870 era stato assunto come scrittore della Biblioteca Ambrosiana da mons. Antonio Ceriani (v.), sotto la cui guida studiò ebraico e siriaco e si perfezionò in paleografia e diplomatica.

Da giovane era provetto in musica e canto, e col maestro Paolo Bonanomi studiò armonia e contrappunto. Primo, in Italia, propugnò con fervore di apostolo, se non sempre con fortuna, le idee di riforma del canto sacro, che specialmente in Germania si andavano imponendo. A questo scopo fondò a Milano e diresse dal 1877 al 1885 il periodico Musica Sacra.

Nel 1885, cambiato il suo nome di battesimo, Guerrino, in quello di Ambrogio Maria, entrò nell'Ordine benedettino a Montecassino, ove si dedicò totalmente a ricerche storiche; vi fu priore e archivista. Nel 1908 fu nominato abate titolare della Badia di Firenze, nel 1916 vicepresidente della pontificia Commissione per la revisione della Volgata. La sua attività fu assai feconda in articoli e opuscoli su argomenti biblici, patristici, liturgici, musicali. A lui si deve, fra l'altro, la scoperta (1882) del libello di appello di Flaviano a papa Leone Magno.

Bibl.: Miscellanea A. (per il 50^{°} del suo sacerdozio), Badia di Montecassino 1920 (dom Gaetano Fornari vi dà l'elenco delle pubblicazioni di A.); M. Inguanez, L'abate dom A. A. e la sua opera, in Scuola Cattolica, 82 (1934), pp. 385-400; M. Buzzi, L'abate A. M. A. benedettino cassinese (I Nostri, n. 46), Milano 1934.

Enrico Galbiati
AMELOTE (Amelotte), Denys. - Teologo oratoriano, n. a Saintes nel 1606, m. a Parigi nel 1679. Dottore alla Sorbona, s'uni al Condren (v.), di cui fu uno dei principali discepoli, per l'opera delle missioni al popolo; nel 1650 entrò nell'Oratorio, divenendone assistente e superiore della casa madre.

L'opera sua maggiore è la Versione del Nuove Testamento, con note, in 3 voll., Parigi 1666-70, condotta «sull'antica edizione latina n, lodata da Richard Simon, che ebbe oltre 30 edizioni. Pubblicò La vie du père Charles de Condren, Parigi 1643, primo cospicuo esempio di biografia psicologica, e nel 1654 La vie de sieur Marguerite du Saint-Sacrement che incontrò molte opposizioni (v. acanie). Di lui si ha pure una Concordanza dei quattro Evangelì, in francese (1669) e in latino (1670) e Le Epistole ed i Vangeli di tutto l'anno, con l'ordinario della Messa in francese e in latino, più volte ristampato. Acerrimo avversario del giansenismo, scrisse La défense des constitutions d'Imocent X et des décrets de l'Assemblée générale du Clergé de France contre la doctrine de Tuménius, Parigi 1660 (trad. latina, Colonia 1690), cui replicò Nicole (v.) nel 1661. L'ultima sua opera è l'ottimo Abrégé de la théologie ou des principales vérités de la religion, Parigi 1675, impregnato di spirito berulliano: Dio è il principio di tutto e deve essere il fine di tutti i nostri atti; Gesù Cristo si è fatto uomo per comunicarsi a noi "unendosi a tutti i gradi dell'essere che si trovano raccolti nell'uomo n; la speranza non è virtù imperfetta perché ricerca Dio come nostro unico fine.

Bibl.: R. Simon. Histoire critique des principaux commentateurs, Rotterdam 1693, cap. LxviII, p. 883; F. Vigouroux, s. v. in DB, I, col. 474; Hurter, IV, p. 160 sgg.; H. Brémond, Histoire littéraire du sentiment religieux en France, III, Parigi 1921, pp. 284-91. Fratel Emiliano

AMEN.- Acclamazione biblica e liturgica.

1. Uso biblico. - Derivata dalla radice 'dman «esser fermo, sostenere n, la parola Amen (ebr. 'ämēn; Settanta: 'A μ dot{η} ν ), esprime un'idea fondamentale di sicurezza e di verità. Isaia due volte chiama Dio Deus Amen (65, 16), nel senso di «Dio verace» (così i Settanta). Tale concetto, di valore messianico, è sviluppato da s. Paolo (II Cor. 1, 18-20). Similmente nell'Apocalisse Cristo è detto l'Amen, δ^{′} mathrm{A} μ dot{η} ν, essendo il testimone della verità (3, 14). Frequente è l'uso avverbiale di a. come assentimento di chi ascolta ( dot{text { d }}, certo) a quanto dice colui che parla, congiunto inoltre, il più delle volte, al voto che ciò stesso si avveri (cf. I Reg. 1, 36; Ier. 11, 5; 28, 6). L'a. assume così valore di acclamazione religiosa (Deut. 27, 13-26; cf. Num. 5, 22), soprattutto nell'esercizio del culto (I Par. 16, 36; Nek. 5,13 ; 8,6 ). In tal senso ricorre nelle dossologie finali dei primi quattro libri dei Salmi (v.) (alla fine dei salmi 40 [41]; 71 [72]; 88 [89]; 53, l'a. è duplicato; in 105 [106], è unito all'Allelula: cf. I Par. 16, 36 ebr., e Apoc. 19, 4). In questi casi i Settanta hanno γ dot{ε} v o t τ o, γ dot{ε} v o t τ o che la Volgata rende Fiat, fiat. Caratteristico è l'uso dell'a. fatto da Gesù con la nota formola asseveratoria: Amen dico vobis (oppure 166), che ricorre 28 volte in M t., 13 in M c., 7 in L c., e 26 volte, in forma duplicata, in Io.: Amen, amen dico vobis "in verità, in verità vi dico", ossia "vi dico in tutta verità" (forma superlativa: cf. s. Agostino, Tractatus in Iob., 8, 34 (PL 35, 1694). Forse vi allude s. Giovanni, in Apoc. 3, 14.
2. Uso liturgico. - L'o. passò spontaneamente dalla sinagoga alla comunità cristiana. Le chiare allusioni di s. Paolo (I Cor. 14, 16; II Cor. 1, 20), i testi

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della primitiva letteratura cristiana e l'epistolario degli apostoli, che pongono l'a. persino a suggello di saluti, d'auguri e di dossologie, ne dànno la prova migliore (cf. Didachè, 10, 6; s. Giustino, I Apol., 65 e 67; Dionigi Alessandrino, presso Eusebio, Hist. eccl., 7, 9; Tertulliano, De spect., 25; s. Agostino, De catech. rudibus, 9, 13; s. Girolamo, Comm. in Galatas, II, pr.).

Come solenne professione di fede eucaristica, l'a. si cantava nei momenti più importanti dell'azione sacrificale : alla Consecrazione (come tuttora nelle liturgie orientali) e al termine del Canone o anafora, mentre i fedeli lo dovevano scandire nel ricevere la comunione. "Disponendo la sinistra, quasi trono del re, sotto la destra - dice Cirillo Gerosolimitano - ricevi con la concava palma di questa il Corpo di Cristo, e rispondi a." (Catech., 23, 21); e Ambrogio di Milano nel De Sacramentis: "Dicit tibi Sacerdos: Corpus Christi; et tu dicis a., hoc est Verum. Quod confiteturlingua, teneat affectus" (4, 5; cf. Constit. Apostolorum, 8, 13; s. Agostino, Sermo 272). Questa entica consuetudine è tuttora in vigore nella liturgia am-
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Amen - Dal Graduale romano, edito da Giunta, Venezia 1386. Roma, Biblioteca Ist. naz. d'arch. e st. dell'arte.

Opere: De Sacramento Poenitentiae, Messina 1687; Collectanea in septem Ecclesiae Sacramenta, 3 voll., Napoli 1699 , con successive edizioni; Collectanea in ecclesiasticas censuras et poenas, 2 voll., Napoli 1702; Resolutiones morales et practicae, Napoli 1706; Collectanea de Iustitia et Iure, 2 voll., Napoli 1712.

Sue fratello Giuseppe, anch'egli domenicano, è l'autore di un Tractatus de potestate pruelatorum, Napoli 1705.

Bial.: F. Cabrol, s. v. in DACL, I, coll. 1524-73; P. Glauc, a. A. "noch seiner Bedeutung und seiner Verwendung in der alten Kirche, in Zeitschrift für Kirchengeschichte, 44 (1925), pp. 184-98: P. Salmon, Les "A." du Camm de la Meste, in Ephemerides Liturgicas, 42 (1928), pp. 496-506; B. Keupnik e A. Nadel, in Encycl. Indaica, II, coll. 575-81; I. Cecchetti, L'A. nella Bibbia e nella Liturgia, Roma 1942. Igina Cecchetti

AMENDOLIA, Tommaso Maria. - Teologo domenicano del sec. XVII, n. a S. Giorgio di Polistena (Calabria), visse a lungo in Napoli dove insegnò teologia : era ancora vivente nel 1717.

Opere: De Sacramento Poenitentiae, Messina 1687; Collectanea in septem Ecclesiae Sacramenta, 3 voll., Napoli 1699, con successive edizioni; Collectanea in ecclesiasticas censuras et poenas, 2 voll., Napoli 1702; Resolutiones morales et practicae, Napoli 1706; Collectanea de Iustitia et Iure, 2 voll., Napoli 1712.

Sue fratello Giuseppe, anch'egli domenicano, è l'autore di un Tractatus de potestate pruelatorum, Napoli 1705.

Bial.: J. Echard - J. Quétif, Scriptores O. P., II, Parigi 1721, p. 771 ; Hurter, IV, col. 945; S. G. Galati, Gli Scrittori della Calabria, I, Firenze 1928, p. 125. Francesco Pugliese

AMEN-EM-OPE. - Alto funzionario egiziano, figlio di Kanecht, abitante a Persepoli, vissuto, secondo A. Erman, H. O. Lange, R. Griffith, verso il 1000 a. C. "Al più giovane dei suoi figli "Hor-em-machem, sacerdote nel tempio di Min, indirizzò un libro gnomico, che spicca per nobiltà di dottrina morale-religiosa. La Sapienza di A. desta grandissimo interesse per la sua somiglianza con la raccolta dei Proverbi (v.) 22,17-24,22; l'affinità indiscussa sembra dovuta, non a filiazione, ma a dipendenza da fonte comune.

Così P. Dhorme, in Revue Biblique, 38 (1929), pp. 622624, e H. Duesberg, che ammettono una fonte comune per le due raccolte di sentenze, senza poter determinare se questa fonte fosse ebraica o egiziana. Quasi tutti i "critici" (cf. A. Mallon) sostengono invece, dopo A. Erman, la dipendenza dei Proverbi da A. Né manca chi ritiene possibile la dipendenza di A. dai Proverbi: R. O. Kevin, The Wisdom of Amen-em-ape and its possible dependence upon the Hebrezo Book of Proverbs, in Journal of the Soc. of Oriental Research, 14 (1930), pp. 115-57.

Il testo, scritto in ieratico ( 551 linee su 27 colonne), si trova nel papiro n. 10474 del Museo Britannico. L'opera è divisa in 30 capitoli (detti "case") e forma un tutto completo. Pubblicata dapprima da Sir E. A. W. Budge (v.) nel 1923, fu tradotta in diverse lingue, e in latino da A. Mallon.

Bial.: E. A. W. Budge, The Teaching of Amenem-Apet, son of Kanehht, Londra 1924; A. Erman, Eine Apoptiche Quelle der Sprüche Saluaus, in Akadem. Sitzungsberichte Berlin, 1924, pp. 86-93; H. Gressmann, Die neugsfundene Lehre des A. und die vorexilliche Sprachdichtung Israeh, in Zeitschrift für die alttest. Wissenschaft, 42 (1924), pp. 272-96; H. O. Lange, Das Weisheitsbuch des A., Copenaghen 1925; R. Griffith, The Teaching of Amenaphis, the Son of Kanehha, in Journal of Egypt. Archeol., 12 (1926), pp. 191-231; A. Mallon, La "Sagesse" de l'egyption A. et les Proverbes, in Bi-

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blica, 8 (1927), pp. 3-30; G. Lambert, De fontibus aegyptiocis Librorum Sapientialium, in Verbum Domini, 71 (1931), pp. 121-28; E. Suys, La théologie d'A., in Miscellanea Biblica, II, Roma 1034, pp. 3-36; H. Duesberg, Les Scribes inspirés, I, Parigi 1938, pp. 64 sg., 83-123, 430-74; A. Brunet, La sagesse d'A., in Sciences ecclésiastiques, I (1948), pp. 19-40.

Amenino Romeo
AMENOPHIS III e IV (Amen-hotep o Amenhotpe, reso dai Greci Amenothès e Amenophis: "pace di Ammone»). - Faraoni ( 7^{°} e 8^{°} ) della 18ª dinastia egiziana ( 1410-1358 a. C.).
A. III. - Figlio adottivo di Thutmosis IV, salì al trono giovanissimo ed ebbe un regno glorioso e tranquillo di 36 anni ( 1410-1375 ca.).

Tranne una spedizione militare contro il paese di Kuš che gli diede molti profitti e bottino di guerra, tra l'altro molto oro, la sua politica estera fu pacifica. Svolse un'azione diplomatica chiaroveggente, continuatrice della politica del suo predecessore. Per combattere l'espansionismo hittita si alleò con i Mitanni. Ricercò anche altre alleanze, dalla Babilonia e Assiria e di Amurru. Le richieste di aiuto dei principi vassalli di Siria al faraone, nei momenti del pericolo, ebbero solo risposte evasive o qualche rimprovero allo Stato disturbatore della pace. La Siria si sottraeva sempre più all'influsso egiziano. Quando A. III morì, la nuova potenza hittita diventava per l'Egitto un pericolo, reso ancora più grave dal disinteresse politico del suo successore.

Giustina Boson
A. IV. - Figlio e successore di A. III; secondo alcuni sua madre Teje o Ti, associata nei documenti ad A. III, era semita. Sposò Nefret-ltj, figlia del re babilonese Burnaburiaš III (ca. 1385-1361), e Tadubepa vedova di A. III figlia del re Tutratta del Mitanni. Malaticcio, morì prima dei 35 anni. Dedicò tutto il suo regno ( 1375-1358 ) alla riforma religiosa per cui fu detto il faraone "eretico": la propagazione del culto unitario del disco solare, Aton.
"Tra i faraoni fu senza dubbio l'uomo più notevole" (R. Kittel, Gesch. des Volkes Israel, I, 7^{text {a }} ed., Stoccarda 1932, p. 355). Orientandosi verso una forma di monoteismo universalista e una religiosità più spirituale, A. IV volle spezzare la supremazia tirannica di Ammone (v.) e dei suoi sacerdoti, pur avendo suo padre costruito le maestose torri del tempio di Ammone a Tebe, e preserisse l'adorazione del solo Aton o dio Sole, sotto l'immagine del disco solare raggiante, fonte d'ogni vita.

A questo dia di tutti, vivificatore e benefattore degli uomini, A. IV scioglie un bell'inno di tonalità monoteistica ("O Dio unico, senza uguale... ") conservatoci in molte copie scolpite nei templi del dio, inciso tutto o in parte su tutte le tombe di Tell el-'Amârnah, in cui echeggiano incessanti le parole "luce, verità, amore, vita"; è il più interessante documento religioso dell'antico Egitto. Quest'inno, che molti accostano a Ps. 103 (104), presenta analogie con l'inno dei Babilonesi a Samas (P. Dhorme).
A. IV assunse il nome di Ech-en-aton ("colui che piace ad Aton") e si costruì, abbandonando Tebe dopo 4 anni di regno, la nuova capitale Achet-aton ("orizzonte di Aton"), a metà strada tra Menfi e Tebe, a ca. 10 km . a nord di Ermopoli.

Questo centro del nuovo culto, i cui resti ben conservati furono riesumati dagli scavi di Tell el-'Amârnah, costruito frettolosamente a mattoni crudi, non sopravvisse ad A. IV. Il farsone riformatore diede nuovo e originale impulso all'arte: la pittura e la reultura si modellano sul vero; begli esemplari sono i ritratti di A. IV con la madre, la moglie Nefret-ltj e le sei figliuole. Nell'arte come nel pensiero, A. IV ci appare "moderno".

La riforma di A. IV, notevolissima per il significato filosofico-religioso, naufragò alla morte del giovane ardito monarca. Combattendo il culto di Amon-Rā, di cui fece distruggere le immagini e scalpellare il nome, abolendo i sacerdoti di Ammone e incamerandone i beni ingenti,
A. IV urtava troppi interessi. Benché il suo dio fosse in realtà l'antica divinità solare di Eliopoli Hor-achet (Horo dell'orizzonte), e coincidesse con Rā, ponendolo come unico, A. urtò credenze egiziane fondamentali. Il suo secondo successore e genero Tutanchaton si affrettò, poco dopo il suo avvento, a mutare il suo nome in quello di Tutanchamūn, a tornare a Tebe e a ripristinare il culto di Ammone. Al disordine e alla decadenza politica causati dal "periodo di Tell el-'Amârnah" rimedio poi l'energico farsone Har-em-heb (ca. 1340-1320).

Per la conoscenza del tempo, delle idee e dei metodi di A. IV, sono preziosi i monumenti e le lettere d'archivio di Tell el-'Amârnah (v. ANGENA). - Vedi Tav. LXXXIV.

BibL.: P. Dhorme, La religion assiro-babylonienne, Parigi 1910, p. 55 sg.; C. Lagier, Le pharaon du disque solaire ou la révolution de Tell-'Amarna, in Recherches de science relig., 4 (1913), pp. 297-341; T. E. Peet e C. J. Walley, The City of Ahhenaton I, Londra 1923; Ed. Naville, La religion d'A. IV, in Revue d'hist. et de philos. relig., 4 (1924), pp. 297-313; R. Paribeni, Tell elAmarna, Roma 1952; A. de Buck, De liquidatio van Echnatons hervarmingswerh, in Yaarbeeh & Ex Oriente Lux v, 8 (1942), pp. 369 380. - Il riformismo di A. IV è stato romanzato da D. Merežkanevkii, Messia (trad. ital.), 2 vol., Milano 1938. Antonino Romeo

AMENTI (egiz. jmm.tj.t «la contrada occidentale», copto amenti, greco dot{α} μ dot{ε} v vartheta η ς ). - E il nome che porta la regione dei morti nell'antico Egitto (Plut., De Is., 29). Concetto antichissimo in Egitto è che il sole che spunta all'alba ad oriente trovi in occidente la morte, ed al sorgere e al tramontare del sole è identificata la vita dell'uomo. Anche questi come il sole morrà, ma per risorgere come lui ad una nuova vita. Più tardi si diffonde il concetto che il sole non muoia, ma percorso il cielo durante il giorno, scenda nella barca della notte per il fiume sotterraneo; sotto la terra non soffia alito di vento che spinga la barca, ma le anime dei defunti nuotando per il fiume la trascinano fino all'oriente, da dove il sole spunta al mattino. I morti, come abitanti di questa regione, sono chiamati gli occidentali; "primo degli occidentali» è Osiride. L'aspecto della contrada è quello di una fortezza turrita; alle sue porte vigilano dei custodi. All'interno si trovano i giudici delle anime, che esaminano l'anima e pesano il cuore e, a seconda dei meriti e delle colpe, assegnano un premio o infliggono un castigo. L'anima, che alla morte dell'uomo sarà stata giudicata pura innanzi al tribunale di Osiride, "vivrà nell'eternità e non morrà una seconda volta, ma vivrà dopo la morte simile al quotidiano sole».

Il defunto prima di essere ammesso alla beatitudine della seconda vita deve compiere un lungo viaggio nel mondo sotterraneo, prendendo parte alla lotta incessantemente rinnovantesi dei due principi del bene e del male. In questa lotta è aiutato dalle preghiere contenute nel Libro dei morti, che hanno valore magico.

In relazione appunto alla credenza che la contrada dei morti sia posta ad occidente, i cadaveri venivano disposti nelle tombe col viso rivolto verso quella direzione; tale costumanza è antichissima e si nota già al principio del periodo storico.

BibL.: A. Erman, Die Religion der Aegypter, Berlino 1934, cap. 14, passim. Ernesta Bacchi

AMENZA. - Stato di confusione mentale con allucinazioni di varia natura e irrequietezza motoria; suscettibile di completa guarigione, si manifesta in forma acuta, prevalentemente in individui giovani, in rapporto a intossicazione del cervello nel corso di malattie tossiche o infettive, alterazioni endocrine, del ricambio, degli organi emuntori o episodicamente nello svolgimento di altre malattie mentali. Particolarmente in quest'ultimo caso o quando il quadro è chiaramente secondario a cause morbose nettamente identificabili, da vari autori si preferisce parlare di «sindrome amenziale».

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Va posto in evidenza il divario tra il suddetto significato medico dell'a. e quello latino di «amentis» = mentecattaggine, pazzia (A. Forcellini, Lexicon totius latinitatis, s. v.). In tal senso generale di alienazione mentale" va inteso l'attributo "amentes" usato in diritto canonico (CIC, can. 2201), intendendosi per "amentes" appunto coloro che sono affetti da "insania circa omnia obiecta atque negotia" (cf. S. R. Rota, Decisiones seu sententiae, XXVII, Roma 1935, dec. XXII, n. 6, p. 282 ).

Bibl.: E. Tanzi ed E. Lugaro, Trattato delle malattie mentali, Milano 1923: U. Cerletti, Lezioni di clinica delle malattie nervose e mentali, Roma 1946; G. Moglie, Manuale di psichiatria, Roma 1946.

Giuseppe de Ninno
AMERBACH, Elias Nicolaus. - Musicista, n. a Naumburg nel 1530 ca., m. a Lipsia nel 1597. Organista alla chiesa di S. Tommaso in Lipsia ( 1560 ), appartiene, con B. Schmidt, G. Woltz ed altri, alla schiera di quegli organisti che ornavano con coloritura e fioritura di derivazione vocale le loro composizioni nello scorcio del sec. XVI e parte del XVII.

E autore di due raccolte di musica organistica intitolate: Orgel oder Instrument-Tabulatur (1571) e Ein neu künstlich Tabulaturbuch.

Bibl.: Elle Schmidt, Lasso's Werke in den Orgeltabulaturen von R. Schmidt u. E. N. A. (Diss. Gottinga 1923: R. Wustmann, in Sammelbände der Intern. Musik-Gesellschaft, XI, 1.

Luisa Cervelli
AMERETAT: v. AMEŠA SPENTA.
AMERICA. - Periodico settimanale, pubblicato a Nuova York da Gesuiti scelti nelle province americane dell'Ordine. Fondato nel 1909 in sostituzione del mensile Messenger, conservò sempre il carattere di «rivista della settimana " sotto l'aspetto cattolico. Per completare l'azione di A., di carattere più giornalistico, i redattori iniziarono nel 1925 l'edizione di una rivista trimestrale di alta volgarizzazione, Thought (passata poi alla Fordham University) e l'America Press si fece editrice di un certo numero di libri di pietà, formazione religiosa e storia ecclesiastica americana. A. si è mostrato uno degli organi più influenti sull'opinione cattolica negli Stati Uniti.

Biel.: W. Parsons, The Story of twenty-five years, in America, 14 apr. 1934; F. Talbott, Richard Tierney S. I., Nuova York 1930 (biografia d'uno dei principali redattori). Emondo Lamalle

AMERICA. - Uno dei cinque massimi continenti della terra, suddiviso in tre parti: settentrionale, centrale, meridionale.

Sommario: I. Geografia: 1. America settentrionale e centrale; 2. America meridionale. - II. Etnografia. - III. Storia ecclesiafica: 1. Epoca precobombiana; 2. America del nord: Canada. Stati Uniti; 3. America spagnola; 4. America portoghese.

## I. Geografia

I. America settentrionale e centrale. - All'A. settentrionale si attribuisce, convenzionalmente, non solo la grande massa boreale del Nuovo Mondo, dal Polo al Tropico, ma anche la lunga sottile regione istmica e gli archi insulari (A. centrale) che la collegano alla analoga massa continentale protesa a S . dell'equatore. Entro questi limiti (dal 72^{°} al 6^{°} mathrm{N}., cioè fino all'istmo di Darien) e comprendendovi anche, come di regola, la Groenlandia (che si spinge a N . fino ad 87^{°} 23^{′} ), l'A. settentrionale misura 24 milioni di kmo., dei quali oltre 1 / 4 spetta alle articolazioni (il 17 % alle isole; e di queste il 9 % all'isola Groenlandia), per lo più localizzate, tuttavia in zone di scarso significato antropico o addirittura anecumeniche (Arcipelago circumpolare). Le parti del continente più vicine al Mondo Antico sono le settentrionali, dove la massa assume (dall'Alasca al Labrador), la sua maggior lunghezza (ca. 6000 km .); verso mezzodi invece,
mentre questa si restringe (nell'istmo di Panama il ponte fra i due Oceani misura poco più di 50 km .), si accrescono d'assai le distanze così verso l'Europa ( 3200 km . fra l'Islanda e 'Terranova invece dei 1500 tra la Groenlandia e la Norvegia), come verso l'Asia ( 92 km . nello stetto di Bering). Tra il 30^{°} e il 10^{°} mathrm{N}. s'apre, sul lato occidentale del continente, un ampio mediterraneo che gli archi insulari frazionano in due bacini (il Golfo del Messico a N. ed il Mar Caraibico a S.) e che esercita una decisiva influenza su tutta la vita del Nuovo Mondo.

L'A. settentrionale ha, fra tutte le parti del Mondo, la più alta percentuale di coste in rapporto alla superfice: dei due lati volti agli oceani aperti, è di gran lunga più accessibile e frequentato l'orientale, che si fa nondimeno piatto a S. del Capo Cod, paludoso oltre il Capo Hatteras e soprattutto lungo il Golfo del Messico. Sul lato occidentale incombe dovunque la montagna; a S. della California mancano si può dire del tutto porti di una certa importanza.

L'architettura del continente poggia su linee relativamente semplici. Ad occidente si allunga, dall'Alasca alla regione istmica, una serie di rilievi che si possono riunire, schematizzando, in un triplice ordine di Cordigliere, due esterne prossime e parallele al Pacifico (e di queste una costiera separata per mezzo di un seguito di depressioni da una subcentiera, che ha nomi diversi da zona a zona) ed una interna (Rocciose), che ne diverge tanto più, quanto più si avvicina al suo termine, intorno al 35^{°} mathrm{N}. Tra queste e le due prime s'interpongono altopiani e bacini chiusi, spesso aridi, percorsi da fiumi profondamente incassati (Alasca, Gran Bacino, Bacino del Colorado), che assumono la loro massima ampiezza in corrispondenza al territorio degli Stati Uniti. Tutte queste montagne, sebbene localmente più elevate delle Alpi (M. Mac Kinley, 6187 m .), presentano nelle stesse aree culminanti forme meno aspre di quelle alpine, ed anche minor ricchezza di ghiacciai, di acque e di boschi, eccezion fatta per le sezioni più settentrionali, dove le Cordigliere esterne assumono la tipica morfologia glaciale e allineano un notevole numero di apparati vulcanici.

Struttura e carattere assai diversi presenta il rilievo orientale (Allegani, o Appalaci), molto meno sviluppato d'ampiezza ( 1500 km . di lunghezza, 80-100 di larghezza) e costituito da fasci di pieghe e di altopiani che rappresentano i residui di più antichi sollevamenti; con dorsali e vette arrotondate, forme e pendenze dolci, e paesaggio perciò più collinare che montano (altezze inferiori di regola ai 2000 m .).

Tra le due masse rilevate si apre, dalla Baia di Hudson al Golfo del Messico, un'ampia zona pianeggiante, nella sua parte settentrionale lavorata dai ghiacciai e perciò incavata in numerosi bacini lacustri (i 5 più meridionali di questi formanti un vero e proprio mediterraneo, che comunica con l'Atlantico per mezzo del S. Lorenzo), ed in quella meridionale frangiata dalle alluvioni della massima fra le correnti fluviali che la percorrono, il sistema Mis-souri-Mississippi.

A S. del Rio Grande do Norte struttura e caratteri mutano: un grande altopiano (il Messico), la cui altezza oscilla tra i 1000 ed i 1500 m ., è chiuso sui lati da due baluardi montani (Sierra Madre dell'O. e Sierra Madre dell'E.), che trovano la loro continuazione da una parte nella regione degli istmi, dall'altra in quella insulare delle Antille, nell'un caso o nell'altro con frequenti interruzioni e largo sviluppo di vulcanesimo, massime sul versante volto al Pacifico.

Con la struttura del continente stanno in chiaro rapporto i caratteri fondamentali della sua idrografia. Zone areiche ed endoreiche sottraggono appena il 15 % del territorio alla circolazione superficiale; nel resto pochi, ma ampi bacini fluviali si organizzano in corrispondenza alla grande zona delle basse terre interne, data la disposizione dei rilievi e la loro vicinanza alle opposte sponde dei due oceani.

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![img-27.jpeg](img-27.jpeg)
(da Thres conturtes of Messican colonial archit.)
Amrrica - Portale scolpito (sec. XVI) - Puebla (Messico).

Ma mentre il versante settentrionale di questa zona, più ampio e accidentato, divide le sue acque tra i bacini del Mackenzie ( 1,7 milioni di kmq.; 4600 km . di corso), del S. Lorenzo ( 1,2 e 700 rispettivamente) del Nelson ( 1,1 e 650 ) e dello Yukon ( 0,9 e 3290 ), quello meridionale le convoglia nell'unico grande plesso del Missouri-Mississippi ( 3,2 mathrm{e} 6300 ), nel quale tuttavia il ramo sorgentifero più cospicuo è senza dubbio l'Ohio, meno lungo ( 1560 km .) del Missouri ( 4800 km .), ma dotato di una portata più che doppia di quest'ultimo. I fiumi canadesi hanno acque copiose e costanti, alimentati come sono da laghi, dei quali alcuni figurano tra i maggiori della terra. I cinque che tributano al S. Lorenzo coprono tra 41^{°} e 49^{°} mathrm{N}. (ad una latitudine come da Napoli a Parigi) una superficie pari al doppio di quella dell'Adriatico, che compensa largamente la scarsa utilità dei grandi sistemi fluvio-lacustri delle regioni a N. del 50^{°} : non va tuttavia dimenticato che il loro sbocco commerciale corrisponde meno alla foce del S. Lorenzo, gelata per 5 mesi in media l'anno, che a quella dello Hudson, verso la quale è stato avviato artificialmente per mezzo di canali.

Data la sua estensione in latitudine ( 65^{°} ), l'A. settentrionale presenta notevoli varietà di climi. Loro carattere generale, in confronto di quelli europei, è in primo luogo la maggior continentalità, da cui rimangono esclusi solo più o meno sottili margini costieri. A parte la zona periartica (che ha inverni lunghi e crudissimi), estati brevi e scarse precipitazioni, regimi termici eccessivi con forti escursioni annue e stagionali sono comuni alle stesse zone temperate : Nuova York, che è press'a poco alla latitudine di Napoli, ha una media invernale di -1^{°} ed una estiva di 23^{°}, 1 (Napoli 9^{°}, 2 e 23^{°}, 5 rispettivamente), che diventano - 4,6 e 22,4 a Chicago (alla latitudine di Roma), - 13,4 e 17,7 a Duluth, Minn. (alla latitudine di Bolzano). Tali condizioni dominano il versante atlantico sotto l'influenza della corrente fredda del Labrador e le pianure centrali, dove han libero gioco così le correnti fredde del N., come quelle calde del S. Lungo il Pacifico invece (dal 50^{°} al 35^{°} all'incirca) si realizza un tipo climatico simile a quello del Mediter-
raneo, con inverni miti, estati fresche e piogge prevalentemente invernali. Le altre terre occidentali hanno clima asciutto e aspro; l'aridità, che in genere aumenta dai due oceani verso l'interno, raggiunge il suo massimo nei bacini chiusi fra le propaggini delle Cordigliere meridionali (Valle della Morte, Deserto del Colorado e del Gila). Clima arido, ma mite, con deboli escursioni termiche, domina nell'interno del Messico; sulle coste atlantiche come nell'A. centrale e nelle Indie Occidentali si passa già al clima tropicale oceanico, con temperature medie elevate e piogge abbondanti, che localmente superano i 4 mila mm . annui. Dove l'altitudine tempera gli eccessi termici (tierras templadas) l'insediamento trova condizioni favorevoli, anche per i bianchi, che invece mal tollerano il clima caldo umido malsano delle regioni costiere (tierras calientes).

La stessa zonatura, da settentrione a mezzogiorno, si trova nel paesaggio vegetale. Al deserto glaciale delle alte latitudini (compatto nell'uniforme altopiano della Groenlandia), segue prima la tundra subartica (muschi, licheni, arbusti nani; più estesa verso S. che nel continente antico) e quindi il bosco di conifere, che riveste larga estensione di terreno nel Canadà e sulle Cordigliere Occidentali, mentre quello di latifoglie, che copriva un tempo tutti gli Stati Uniti ad E. del 90^{°}, ha quasi dovunque ceduto il posto alle culture. Ma la maggior parte della regione mediana pianeggiante è nel dominio della steppa, che dalle vere praterie a graminacee senz'alberi trapassa a forme diverse e via via più povere procedendo verso occidente e mezzodi. Finalmente dalla Florida al Darien si sviluppa rapidamente la caratteristica vegetazione tropicale, prima con la savana, poi con la foresta: boschi rigogliosi, con largo sviluppo di sottobosco, si mantengono anche nelle regioni delle tierras templadas.

La popolazione dell'A. settentrionale nei limiti sopra fissati è oggi di oltre 200 milioni di ab.; la densità in media ( 8 ab. a kmq.) che ne risulta, tradisce un forte squilibrio fra estesissime plaghe del tutto (isole artiche, Groenlandia) o quasi del tutto (Alasca, Canadà settentrionale, altopiani aridi occidentali) disabitate e assai più ristrette regioni abbastanza (Stati Uniti fra il 37^{°} e il 44^{°} mathrm{N}.) od anche molto fittamente (Antille) popolate. I massimi di densità (Portorico 200, Barbados 500 ab. a kmq.) sono tuttavia lontani dalle cifre dei paesi eurasiatici, anche perché le densità stesse sono in rapporto con la diversa antichità del popolamento e col progresso della colonizzazione.

Sotto questo riguardo vi è una fondamentale differenza fra l'A. settentrionale temperata (anglosassone), dove la colonizzazione europea ha sostituito le rozze genti precolombiane, del resto assai rade e ormai quasi del tutto scomparse, e, favorita da condizioni ambientali quanto mai opportune, ha accresciuto enormemente la densità del popolamento, e la tropicale (latina), che già in epoca anteriore alla scoperta aveva conosciuto notevoli civiltà e complesse organizzazioni politiche. Qui nella terra ferma gli aborigeni, più numerosi e ben protetti dal clima, finirono con l'assorbire, per via d'incroci (generale propensione degli spagnoli ad unirsi con indigene), i nuovi arrivati : perciò sui bianchi prevalgono quasi dovunque i meticci. Nelle isole, invece, le popolazioni originarie hanno ceduto del tutto il posto agli immigrati europei o di colore (negril, i quali si sono poi variamente mescolati fra di loro (mulatti). Immuni da ogni infiltrazione si sono conservati nell'estremo N. gli Esquimesi, che dall'Alasca sciamano a piccoli gruppi fino all'estremità settentrionale della Groenlandia. I Negri, discendenti dagli schiavi condotti a forza nel continente, tendono ad avanzare dalle regioni meridionali di piastagione verso quelle industriali e commerciali a latitudine più elevata. Sebbene dati statistici precisi difettino, si può

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grosso modo ritenere che oltre 4 / 5 della popolazione del continente sieno costituiti da bianchi, e il resto per metà da meticci e per metà da negri e mulatti, trascurabile essendo il numero degli altri gruppi razziali.

Anche nella religione si rispecchia palese il contrasto fra la civiltà neolatina cattolica e l'anglosassone prevalentemente (ma non esclusivamente) protestante. E poiché l'area di quest'ultima corrisponde alle regioni temperate di maggior densità demografica, contro 1 / 3 di cattolici (soprattutto Messico ed America centrale), l'A. del Nord registra ca. 2 / 3 di aderenti a confessioni cristiane non cattoliche (Canadà e Stati Uniti; in questi
![img-28.jpeg](img-28.jpeg)

America - Portale della chiesa del convento francescano (sec. xvi) - Xochimilco (Messico).
ultimi suddivise in un numero grandissimo di sètte). Gli ebrei sono relativamente numerosi ( 1,4 % ) specie nelle regioni orientali degli Stati Uniti; ridotti a pochi gli animisti (Indiani, Esquimesi, Negri; in tutto 1, I %).

Dal punto di vista politico, mentre i paesi settentrionali sono unificati in due soli grandi organizzazioni federative (Canadà e Stati Uniti), vaste ognuna poco meno dell'intera Europa, quelli meridionali han visto disgregare l'originario dominio spagnolo in numerose ma piccole unità, più o meno indipendenti (di fatto) o soggette ad altri Stati, quando se ne eccettui l'esteso complesso, pur esso federativo, del Messico. I territori di dipendenza europea si riducono, prescindendo dal Dominion canadese, quasi esclusivamente ad isole: di queste solo le britanniche (Terranova, Giamaica, Bermude, Antille) conservano un valore economico considerevole. La Spagna fu del tutto eliminata da questi possessi; Francia e Olanda ne conservano appena qualche lembo. Alla Danimarca spetta la vastissima, ma gelida Groenlandia.

Ecco il prospetto politico odierno dell'A. settentrionale :

| A. SETTENTRIONALE E CENTRALE |  |  |
| :--: | :--: | :--: |
| Sta