volume-01

Back to Volumes
niche (Terranova, Giamaica, Bermude, Antille) conservano un valore economico considerevole. La Spagna fu del tutto eliminata da questi possessi; Francia e Olanda ne conservano appena qualche lembo. Alla Danimarca spetta la vastissima, ma gelida Groenlandia.

Ecco il prospetto politico odierno dell'A. settentrionale :

| A. SETTENTRIONALE E CENTRALE |  |  |
| :--: | :--: | :--: |
| Stati e possedimenti | Area <br> (in Kmq.) | Popolazione |
| Costa Rica | 49827 | 746500 |
| Cuba | 114524 | 4779000 |
| Dominicana (Repubbl.) | 50070 | 1970000 |
| Guatemala | 109724 | 3457000 |
| Haiti | 27844 | 3500000 |
| Honduras | 115570 | 1201000 |
| Messico | 1963677 | 22227000 |
| Nicaragua | 118453 | 1381000 |
| Panama | 74010 | 678000 |
| Salvador | 34126 | 1997000 |
| Stati Uniti | 7997000 | 141229000 |
| Stati indipendenti | 10654825 | 183355000 |
| Alaska | 1518717 | 134000 |
| Portorico | 8896 | 2083000 |
| Canal Zone | 1422 | 48350 |
| Isole Vergini | 344 | 25000 |
| Dipendenze varie | 133 | 1000 |
| Possedimenti statunit. | 1529512 | 2291000 |
| St.-Pierre et Miquelon | 241 | 4300 |
| Guadalupa e dipendenze. | 1780 | 310000 |
| Martinica | 1106 | 255000 |
| Possedimenti francesi | 3127 | 569000 |
| Antille olandesi | 76 | 4200 |
| Possedimenti olandesi | 76 | 4200 |
| Groenlandia | 2175000 | 18000 |
| Possedimenti danesi | 2175000 | 18000 |
| Dominio del Canadà | 9569289 | 12307000 |
| Terranova | 110677 | 300000 |
| Labrador | 306800 | 5000 |
| Honduras britannico | 21268 | 64300 |
| I. Bermude | 49 | 34400 |
| I. Bahama | 11405 | 73000 |
| Giamaica e dipendenze. | 12225 | 1250000 |
| Piccole Antille britan | 3651 | 600000 |
| Possedimenti britannici | 10035000 | 14633700 |
| Totale A. settent. |  |  |
| E CENTRALE | 24397540 | 198859900 |

Il continente nordamericano non ha ormai rivali quanto a sviluppo economico. Le sue inesauribili ricchezze naturali vi hanno stimolato l'impiego dei mezzi più moderni e razionali di valorizzazione. La grande industria vi è rappresentata da concentrazioni fra le più gigantesche ed efficienti del mondo. D'altro canto, mentre lo sfruttamento delle sue riserve è ancora suscettibile di largo sviluppo (toltene le zone fredde del N. e quelle aride dell'O.), la sua popolazione è ben lontana dall'esaurire la produzione, della quale un margine più o meno largo alimenta, in ogni settore, correnti esportatrici.

L'agricoltura fornisce, della complessiva produzione mondiale (media 1934-38 ) : 16,6 % di grano; 48,8 % di granturco; 29,3 % di avena; 43,7 % di cotone; 29,5 % di zucchero di canna; 22,5 % di tabacco; 12,4 mathrm{di} orzo e considerevoli quantità di patate, riso, soja, arachidi, ecc. Questa produzione è concentrata soprattutto negli Stati Uniti e nel Canadà meridionale. Agli stessi Stati (regioni dell'O. e del N.) spetta la quasi totalità delle ricchissime riserve forestali del Continente ( 35,3 % della superfice territoriale nel Canadà; 26,1 % negli Stati Uniti). Canadà e Stati Uniti da soli contribuiscono per 1 / 2 all'esportazione mondiale del legname.

## Page 639

Anche l'allevamento è praticato su larghissima scala; la dotazione del continente comprende (in milioni di capi con accanto, in parentesi, le cifre percentuali rispetto alla consistenza mondiale 1934-38): 92,8 ( 14,8 ) bovini; 63, 7 (8,6) ovini; 16(6,8) caprini; 69,3 ( 20,5 ) suini; 16 (19,2) equini. Regioni di allevamento sono soprattutto le estese praterie statunitensi e canadesi, nelle quali prevalgono, ad E., l'economia mista (con agricoltura) nelle farms, e, ad O., l'allevamento all'aperto di bovini a N. e di ovini a S. nelle aride montagne meridionali. Anche la pesca assume considerevole importanza, sia la marittima - sulle coste del Pacifico (N. G.), come su quelle dell'Atlantico (Canadà e Stati Uniti)-sia la fluviale (tributari del Pacifico) e lacustre. Almeno 2 / 3 dei prodotti della pesca marittima mondiale sono dovuti all'A. del N.

L'A. settentrionale, e specialmente gli Stati Uniti tengono il primato per quasi tutti i prodotti minerari, con, alla testa, i combustibili; e dànno il 70 % del petrolio (Texas, Pennsylvania, California; le riserve assorbono oltre il 50 % del totale mondiale), ca. il 50 % del carbone fossile (Allegoni, Canadà occid.), i 4 / 3 dello zolfo (Texas, Luisiana), poco meno dei 2 / 3 del minerale di ferro (Allegoni, Grandi Laghi), la metà del piombo, dello zinco e dell'alluminio, più della metà del rame, 3 / 3 dell'argento (Messico, Alasca, Rocciose), 1 / 3 dell'oro (Canadà, Alasca, California) prodotti su tutta la terra.

Favorite da queste immense ricchezze, le industrie nordamericane (ma quasi esclusivamente negli Stati Uniti e nel Canadà) hanno compiuto progressi decisivi in ogni ramo, imponendosi per la modernità e grandiosità dell'attrezzatura tecnica, per la larga e razionale utilizzazione dei macchinari, per la lavorazione specializzata ed in serie, per l'aderenza dei prodotti alla domanda, per l'alto livello di vita consentito alle maestranze, e per la loro concentrazione in distretti e grandi centri, ciò che ha determinato di pari passo attive correnti commerciali verso ogni parte della terra. Tale sviluppo è stato possibile anche in grazia dell'impulso dato ai mezzi di comunicazione con le ferrovie ( 525.000 km .; circa 2 / 5 dell'intera rete mondiale; otto grandi transcontinentali permettono di portarsi dall'Atlantico al Pacifico in 3-4 giorni di viaggio), con i servizi automobilistici (l'A. settentrionale produce oltre i 4 / 5 dei veicoli a motore di tutto il mondo), e con le comunicazioni aeree, per le quali del pari il continente gode di un primato mondiale (oltre 100.000 km . di linee regolarmente gestite). Quanto al commercio estero, basti ricordare che l'A. settentrionale possiede oggi più della metà delle navi di tutto il mondo ( 40,5 milioni di tonn. di stazza alla marina mercantile dei soli Stati Uniti); tra i suoi porti, tanto sull'Atlantico (Nuova York, Nuova Orleans, Boston, Philadelphia, Baltimora, Montréal, Québec, La Havana, ecc.), quanto sul Pacifico (Los Angeles, S. Francisco, Seattle, Portland, Panama) figurano empori tra i più attivi e frequentati del mondo.

I calcoli fatti dagli studiosi prevedono possibile un aumento di popolazione che ne accresca 4-6 volte la consistenza attuale.

Bibl.: R. Jones - B. Bryan, North America. An historical, economic and regional geography, Londra 1924; F. Machatschek, Allgemeine Länderkunde von Nordamerika, Hannover 1928; O. Schmieder, Länderkunde Nordamerikas, Lipsia-Vienna 1931; H. Baulig, Amérique septentrionale, Parigi 1933-36; J. R. Smith, North America, Nuova York 1940; G. Wirsing, Der massive Kontinent: Amerikas Kampf um die Weltherrschaft, Jena 1942.

Giuseppe Caraci
2. A. meridionale. - Nonostante costituisca una unica massa continentale con l'A. del N., alla quale rassomiglia sotto molteplici aspetti, l'A. meridionale costituisce un continente ben individuato: il più isolato da tutti gli altri, quello che attinge la più alta latitudine australe; di tutti il meno articolato ed in
pari tempo quello in cui è più accentuato il contrasto fra lo sviluppo in longitudine (massimo di 5100 km . fra Perù settentrionale e Brasile), che va restringendosi via via verso S., ed il molto più considerevole sviluppo in latitudine (dal 12^{°} al 56^{°} mathrm{S}.; 7500 km .). Estesa 18 milioni di kmq., l'A. meridionale si spinge solo per poco più di 1 / 9 a S. del tropico : il resto, cioè il 73 % del suo territorio, rimane compreso nelle zone intertropicali, di cui la più vasta ( 56 % ) è quella a S. dell'Equatore.

Come nell'A. settentrionale, una depressione mediana separa due settori marginali rilevati, di carat-
![img-29.jpeg](img-29.jpeg)

America - California. Missione del Carmelo (sec. xvut).
tere ed aspetto assai diverso, dei quali l'occidentale si distende compatto lungo il Pacifico, senza far luogo a pianure costiere. Continuandosi dal Mar Caraibico alla Terra del Fuoco, questi rilievi occidentali (Ande o Cordigliere) risultano di più fasci di cimali addossati l'uno all'altro; dapprima disposti a ventaglio, e racchiudenti valli longitudinali (Ande della Colombia), poi allargantisi in modo da comprendere più o meno estesi ed elevati (fino a 3-4 mila m .) altopiani (Ande dell'Ecuador, del Perù e della Bolivia), ed infine assumendo figura di un'unica massa (Ande ar-gentino-cilene e patagoniche). Le Ande sono quasi dovunque fronteggiate sulla costa da minori rilievi, i quali, pur discontinui, assumono localmente notevole importanza, massime nel Cile, dove, fra essi e le Cordigliere, trova posto una lunga depressione longitudinale, sommersa nella sua estremità meridionale. Anche verso l'interno alle Ande vere e proprie si affiancano (Argentina di NO.) precordigliere che isolano bacini chiusi e valli fluviali. Più strette delle

## Page 640

![img-30.jpeg](img-30.jpeg)
(da C. Hentes, Objects rituels ... de la
Chine antiqua et de l'Amerique)
America - Idole in crisopazio (America centrale). Parigi, coll. Ration.
Rocciose, le Ande sono in complesso più elevate; le sommità superiori ai 6000 m . vi sono numerose (la Aconcagua, che è la massima, supera i 7000 ) e corrispondono per lo più ai frequenti edifici vulcanici che sono un'altra caratteristica del sistema. I colli sono di regola molto elevati e vanno deprimendosi solo verso S., dove (Ande patagoniche) l'erosione glaciale ha lasciato la sua impronta su ambedue i versanti.

Sul lato del continente che guarda l'Atlantico il rilievo è costituito invece da altopiani che assumono figura di montagne solo sui margini che li delimitano, o verso SE. lungo la costa brasiliana, o nell'interno, sopra le depressioni cui sovrastano. Quella dove si snodano l'Amazzoni ed i suoi affluenti isola dall'altopiano delle Guayane, che finisce all'Orinoco, l'assai più vasto altopiano del Brasile, profondamente inciso anche dai corsi d'acqua che tributano direttamente all'Atlantico. La Patagonia risulta da una serie di terrazzi digradanti dal piede delle Ande all'Oceano, sulla cui costa falcata incombono con ripide scarpate.

La parte maggiore del continente è infine occupata da bassopiani, riuniti più che divisi da soglie appena accennate fra i tre grandi bacini fluviali che se ne contendono il dominio (Orinoco, Amazzoni, Pa-
ranà-Paraguay) in una unica larga pianura (non sempre tuttavia d'origine alluvionale), elevata non più di 200 m ., in media, sul livello del mare. Dei tre fiumi l'Amazzoni ha il bacino di gran lunga maggiore (oltre 7 milioni di kmq .), anzi il più vasto della terra; tutti e tre insieme occupano da soli i 2 / 3 dell'A. meridionale, e formano, con i loro affluenti - molti dei quali superiori ai massimi fiumi europei - magnifiche vie navigabili, che permettono di passare dall'Atlantico nel cuore del continente e fino al piede delle Ande. Minore, ma non trascurabile importanza presentano anche gli altri tributari dell'Atlantico (Madeira, Uruguay, S. Francisco, Magdalena, ecc.), ed i loro affluenti, ancorché interrotti da rapide in corrispondenza all'altopiano orientale. Le zone senza deflusso al mare si riducono a meno di 1 / 4 del continente, e sono tutte localizzate a mezzodi del 15^{°} mathrm{S}. e ad O . del 60^{°} O. Greenwich.

I laghi non sono né frequenti, né cospicui. I due maggiori (Titicaca e Poopó), d'origine tettonica, trovan posto sull'altopiano andino; degli altri, i più notevoli interessano la sezione terminale dello stesso sistema (Ande meridionali).

Quantunque compresa per oltre i 2 / 3 nella zona torrida, e perciò nel dominio di climi caldi, l'A. meridionale gode di temperature non eccessive, grazie soprattutto alla disposizione del rilievo che permette largamente il libero giuoco delle influenze oceaniche. Nelle regioni a N. del tropico, l'aliseo atlantico determina il regime delle piogge, che sono in genere molto copiose (dai 2000 ai 4000 mm . annui lungo la costa di NE. e nel medio bacino dell'Amazzoni) e si concentrano o in una stagione unica (diversa a seconda che ci si trovi a N. o a S. dell'Equatore), o in due periodi separati da un breve intermezzo asciutto (veranillo). Oltre il tropico le temperature decrescono; aumentano i contrasti stagionali e si inverte la provenienza delle correnti aeree umide. I venti occidentali spiranti dal Pacifico inondano di pioggia il versante volto a questo oceano, mentre poco o nulla ne beneficia il lato che guarda alla pianura interna.

L'estrema cuspide meridionale ha clima assai rigido, con lunghi inverni; ma, mentre le precipitazioni oscillano dai 2000 ai 4000 mm . annui sulla frangia insulare cilena, decrescono a meno di 300 mm . in tutta la Patagonia. L'aridità va poi aumentando, anche lungo il Pacifico, dal Cile mediano ( 27^{°}-28^{°} mathrm{ca}.) al Perù settentrionale, ed interessa, insieme con i territori che sul rovescio delle Ande si estendono dalla puna boliviana all'Argentina di NO., un'area vasta nel senso della latitudine, ma relativamente ristretta. I deserti dell'A. meridionale (Atacama) hanno perciò proporzioni mal paragonabili con quelli africani. Nelle Ande l'eccezionale elevazione degli interposti altopiani tempera, in piena zona torrida, gli eccessi termici : i paesi di questo settore godono di un clima che ha minime oscillazioni stagionali, e furono in un'epoca precolombiana sedi di popoli progrediti, alle stesse latitudini del Congo e della Guinea.

Le plaghe in cui le piogge si mantengono, in media, sui 2000 mm . annui, o li superano sono caratterizzate dalla foresta equatoriale (selvas) che penetra anche nelle basse valli orientali e riveste il litorale atlantico dall' Orinoco al tropico. Alle piogge zenitali periodiche corrisponde la foresta rada, spoglia di verde nella stagione asciutta (catingas brasiliane), che trapassa a poco a poco nella savana, spesso in forma di bosco con ampie radure (campos), e più o meno rigogliosa di cespugli (carrascos) o di erbe (llanos vene-

## Page 641

zalani), le quali ultime si fanno magre o scompaiono affatto con l'accentuarsi dell'aridità (sertaos del Brasile). Il passaggio ai climi temperati è segnato dalle praterie (chaco), che a poco a poco cedono alle tipiche pampas dalle alte graminacee (Argentina), e queste alla loro volta da un lato alle forme via via più povere e aperte della Patagonia, dall'altro alle salinas del pedemonte interno delle Ande. In queste ultime vegetazioni, culture e insediamento umano si ordinano in fasce altitudinali all'ingrosso di 1000 in 1000 m . : tierras calientes, templados e frias; le tierras frias, talvolta, rivestite di foreste. Oltre i 3000 m . comincia di regola l'alta steppa di erbe e di cespugli (paramos).

La popolazione dell'A. meridionale oltrepassa di poco i 100 milioni di ab. Ne risulta una densità media di circa 6 ab. a kmq., ma la relativa distribuzione è assai ineguale, in rapporto non tanto con le differenti possibilità offerte all'attività umana, quanto con il progresso della colonizzazione, che qui, diversamente da quanto si riscontra nell'A. settentrionale, è ancora in pieno sviluppo. Più fittamente abitate sono solo alcune aree marginali, nel
![img-31.jpeg](img-31.jpeg)

America - Mitra e infule a massico di penne, arte messicana (sec. xvI). Firenze, Museo degli Argenti.
diresse alle regioni temperate, dove ormai prevale anche numericamente.

L'A. meridionale è nel dominio quasi assoluto dei popoli neolatini; la sua civiltà è quindi essenzialmente latina e cattolica. Anche tra gli immigrati recenti predomina il contributo di spagnoli, portoghesi e soprattutto italiani, questi ultimi attualmente in numero superiore ai 4 milioni. Notevole, in alcuni Stati (Brasile meridionale, Cile centrale), l'afflusso dei tedeschi. Lingua parlata è dovunque lo spagnolo, eccetto che nel Brasile, dove la lingua ufficiale è il portoghese. Sopravvivono tuttavia, localmente (Brasile interno, regione andina), talune lingue indigene (guaraní, aymará, quechua, tupi, ecc.).

La religione è rimasta dappertutto la cattolica ( 96 % della popolazione del continente), la quale continua a far proseliti fra gli Indios. Questi (Brasile amazzonico, Chaco, Patagonia) sono tuttavia per larga parte feticisti ( 2,6 % del totale sudamericano). I protestanti ( 0,8 % ) si limitano in sostanza ai tedeschi immigrati. Gli Ebrei sono in numero assolutamente insignificante,meno ancora dei pochi che risultano censiti come senza religione ( 0,1 % ).

Dopo la scoperta, l'A. meridionale venne ricercata soprattutto per la sua ricchezza di metalli preziosi (altopiani entroandini a N. del tropico); e solo relativamente tardi conobbe prima l'economia di piantagione (canna da zucchero, tabacco, caffè, ecc.) e poi, ancora più tardi (sec. xix), la vera e propria colonizzazione agricola. Le sue enormi risorse sono perciò ben lontane dal potersi dire completamente e razionalmente sfruttate.

Nel campo minerario, più dell'oro (Colombia), in forte diminuzione, hanno importanza l'argento (Perù, Bolivia: io % della produzione mondiale), il rame (in primo luogo Cile ; i/4 della produzione mondiale), lo stagno (Bolivia); lo zinco (Perù, Bolivia), i nitrati (Cile), l'alluminio (Guayane) e soprattutto il petrolio, la cui estrazione (Venezuela, e, a grande distanza, Trinidad, Argentina e-Colombia) è in forte aumento ( 12 % del totale mondiale).

Assai maggiore risulta oggi, nell'economia continentale, il peso della produzione agricola e dell'allevamento. Oltre i 3 / 4 del raccolto mondiale del caffè provengono dall'A. meridionale, che fornisce fra l'altro grandi quantità di cacao ( 26 % ), di zucchero di canna ( 13 % ), di cotone ( 9 % ), di tabacco ( 5 % ), di cereali, ecc. I bovini (oltre 100 milioni di capi) rappresentano il 15 % del totale mondiale, il 14 % gli ovini ( 100 mi lioni di capi), il 20 % i cavalli, l'ri % i suini, ecc.; cospicuo è il quantitativo di carni congelate e conservate, di estratti di carne (il 70 % della esporta-

## Page 642

zione mondiale di carni bovine, il 17 % delle ovine, l'11 % delle suine, e via dicendo), di pelli, di lana greggia ( 18 % della esportazione mondiale), di latticini, ecc. che l'A. meridionale produce e, grazie al suo modesto consumo, può destinare all'esportazione.

Le risorse forestali sono imponenti (Brasile) e tuttora appena intaccate (caucciù, legnami, essenze medicinali).

Con tutto ciò, l'economia sudamericana rimane ancora imperniata sull'eccedenza di materie prime di largo consumo, che consente di bilanciare la richiesta
![img-32.jpeg](img-32.jpeg)
(Ivi, Frasker)
America - California, Missione di San Michcle (fondata nel 1797) - Campanile.
di prodotti industriali. La troppo modesta disponibilità di carbon fossile (le imponenti riserve idriche sono ancora quasi del tutto intatte), la rada popolazione e conseguente scarsità di mano d'opera, la insufficienza dei mezzi di trasporto hanno ostacolato ed ostacolano lo sviluppo della grande industria moderna, capace di provvedere al fabbisogno interno solo per alcune regioni (Argentina, Cile, Brasile meridionale) e per alcuni rami d'industria (alimentari, legnami, tessili, articoli chimici, ecc.).

Solo l'Argentina, il Cile ed il Brasile meridionale posseggono reti ferroviarie abbastanza sviluppate, ma l'intero continente, con i suoi 103 mila km . di linee, delle quali poco meno della metà nella sola Argentina, raduna meno dell' 8 % del totale mondiale. Si aggiunga che gran parte di queste ferrovie corrisponde a linee di penetrazione, senza reciproco raccordo e con scartamenti diversi. Cinque tronchi indipendenti salgono dalla costa del Pacifico sulla elevata chiostra argentina, ma l'unica transcontinentale è a tutt'oggi la Buenos Aires-Mendoza-Santiago, né è ancora terminata la panamericana che dovrebbe allacciare per via ferrata le due Americhe attraverso la regione degli
istmi. Neppure le vie fluviali, veramente magnifiche, sono cosi largamente sfruttate come potrebbero, e nelle regioni dell'interno il trasporto delle merci è spesso affidato ad animali. Le zone periferiche beneficiano della navigazione marittima (resa più attiva dall'apertura del canale di Panama) che ha sviluppato buoni porti (Rio de Janeiro, Recife, Bahia, Santos, Buenos Aires, Valparaíso, Callao sono tra i più frequentati); linee aeree regolari collegano ormai tutti i maggiori centri fra loro nonché con l'A. del Nord e con l'Europa.

Eccetto le tre Guayane, le Falkland, l'isola Trinidad e le Antille olandesi, tutta l'A. meridionale è indipendente ( 97,5 % del territorio; 99 % degli ab.). Dei dieci Stati che la costituiscono nove debbono la loro origine alla frammentazione del vasto territorio spagnolo; uno, senza confronto il maggiore di tutti (Brasile), continua l'unità realizzata, sul versante atlantico, dal Portogallo. Tutti questi Stati hanno forma repubblicana, con costituzione federale in tre casi (Brasile, Argentina, Venezuela), unitaria negli altri; nessuno ha possedimenti esterni. Per quanto modellate sulla statunitense, le costituzioni ne differiscono di fatto, diverse essendo le condizioni etniche, sociali e civili. Economicamente e politicamente, le unità più solide corrispondono a quelle in cui l'elemento bianco è più numeroso e tiene nelle proprie mani le redini dello Stato. Nondimeno tutte le repubbliche hanno veduto intralciata o ritardata la loro evoluzione moderna da ripetute, rovinose rivoluzioni interne e guerre civili, che denunciano un assetto politico ancora non del tutto stabile.

La capacità di popolamento dell'A. meridionale è ancora larghissima. E stato calcolato ch'essa sia da 15 a 40 volte l'attuale, cioè superiore a quella di tutti gli altri continenti (l'Australia sola ne ha una maggiore in senso relativo, però, non assoluto).

Ecco il prospetto dell'attuale suddivisione politica:
A. MERIDIONALE

| Stati e possedimenti |  | Area <br> (in Kmq.) | Popolazione |
| :--: | :--: | :--: | :--: |
| Argentina |  | 2797113 | 16108000 |
| Bolivia |  | 1085000 | 3723000 |
| Brasile |  | 8511189 | 46726000 |
| Cile |  | 741767 | 5479000 |
| Colombia |  | 1139155 | 10098000 |
| Ecuador |  | 256000 | 3241000 |
| Paraguay |  | 404444 | 1145000 |
| Perù |  | 1421864 | 7653000 |
| Uruguay |  | 186926 | 2250000 |
| Venezuela |  | 912050 | 4400000 |
| Stati indipendenti |  | 17455508 | 100823000 |
| I. Trinidad e Tobago |  | 5117 | 558000 |
| Guayana britannica |  | 231749 | 373600 |
| I. Maluine o Falkland |  | 11960 | 2400 |
| Possedimenti britannici |  | 248826 | 934000 |
| Antille olandesi dell'A. Mer. |  | 918 | 123700 |
| Guayana oland. o Suriname |  | 156141 | 191600 |
| Possedimenti olandesi |  | 157059 | 315300 |
| Guayana francese |  | 91000 | 37000 |
| Possedimenti francesi |  | 91000 | 37000 |
| Totale A. meridionale |  | 17952313 | 102109300 |

Vedi Tavv. LXXXV-LXXXIX.
Bibl.: J. Bruce, South America, Nuova York 1914; P. Denis, Amérique du Sud, Parigi 1927; E. W. Shanahan, South America, an Economic and Regional Geography, with an Historical Chapter, Nuova York 1929; C. F. Jones, South America, Nuova York

## Page 643

1930; O. Schmieder, Länderkunde Südamerikas, Lipsia 1932; M. W. Williams, The People and Politics of Latin America, Boston 1938; R. Riccardi, L'A. meridionale in generale (in Geografia Universale), Torino 1938; P. E. James, Latin America, London-Toronto-Melbourne-Sydney, s. d. [1942].

Giuseppe Caraci

## II. Etnografia.

La questione del primo popolamento antropologicoculturale del duplice continente americano sembra ormai pacifica nel senso che tale popolamento sarebbe avvenuto per immigrazione dall'Asia attraverso lo stretto di Bering. L'epoca è imprecisata.

1.     - I gruppi razziali che si possono enumerare sono i seguenti : 1) il gruppo esquimese; 2) il gruppo nordico dai tipi molteplici, a carattere mongolico; 3) il gruppo centrale con caratteri eurasiatici; 4) il gruppo meridionale dalle variazioni assai rimarchevoli sempre a carattere mongolico; 5) il gruppo fueghino e patagone.
2.     - I gruppi linguistici settentrionali e centrali sono: i) il nadene (Athapascx); 2) l'algonchino; 3) il selish; 4) il sioux; 5) il sonoro azteco; 6) il maya; 7) gruppi isolati. I gruppi meridionali sono: 1) il cibcia e il kiciuo; 2) il caribo; 3) il ges-tapuya; 4) il tupi-guarani; 5) l'aruako; 6) il cion; 7) il fueghino; 8) gruppi isolati.
3.     - Il quadro storico-culturale dell'A. non è meno ricco. 1) La cultura primordiale si ritrova nel N. presso le tribù artiche e alcuni paleocaliforniani : nel S. presso i Ges-Tapuya e i Fueghini. 2) La cultura totonistica è particolare delle tribù sud-occidentali e nord-orientali dell'A. del Nord (Sioux, Paui, ecc.); nell'A. del Sud, lungo le Cordigliere, fino al Chaco (Arnachi, Caribi, Guarani-Tupì). 3) La cultura marriarcale fiorisce nelle tribù nord-occidentali e sudorientali dell'A. del Nord, nel S. presso le tribù del bacino delle Amazzoni e dell'Orinoco. 4) Tra queste culture corrono zone di maggiore o minore mescolanza. 5) Le culture di elevata specializzazione degli Aztechi, Maya, Cibola e Kiciua.

Quest'ultime culture, differentemente dalle grandi culture miste dell'Asia, con le quali peraltro hanno evidenti affinità, non hanno ricevuto alcun nuovo impulso dall'intentro con la civiltà occidentale, ed essendo quasi completamente obliterate, rientrano nel dominio di un particolare ramo dell'archeologia.

BibL.: I. - G. Buschan, Illustrierte Völkerkunde, Stoccarda 1923; J. Deniker, Roces et peuples de la terre, Parigi 1926; A. Hrdlicka, Man's antiquity in America, in Congr. Intera. Americ., XXX, Rio de Janeiro 1928; G. L. Sies, America (antropologia), in Soc. Ital., II, pp. 903-906; R. Bassutti, Rozze e Popoli della Terra, 3 vol., Torino 1941.

II. - W. Schmidt, Die Sprachfamilien und Sprachenkreise der Erde, vol. I e Atlante, Heidelberg 1926.
III. -W. Schmidt, Kulturkreise und Kulturschichten in Südamerika, Z. f. E., XLV, 1913; E. Nordenskiöld, Comparative ethuogra. fical studies, Göteborg 1919-22; W. Schmidt e W. Koppers, Völker und Kulturen, Ratisbona 1924; W. Schmidt, Der Ursprung der Gottesidee, II, V, VI, VII, Münster 1929-40. Bernardo Bernardi

## III. Storia ecclesiastica dell'A.

I. Epoca precolombiana. - E opinione sostenuta da alcuni che, prima della scoperta dell'A. da parte di Cristoforo Colombo nel 1492, vi fosse stato predicato il Vangelo. Esclusa la diocesi di Groenlandia, della quale parleremo in seguito, tale opinione non ha solido fondamento. E del tutto leggendario il supposto viaggio dell'apostolo s. Tommaso, che alcuni vollero riconoscere nel misterioso Quetzalcoatl messicano; la celebre croce del Palenque non ha niente a che fare con il segno della nostra redenzione. Consta però certamente che la Groenlandia fu evangelizzata prima del 1492. Quivi si erano stabiliti i Normanni, quando erano
ancora pagani. Uno dei loro capi, Leif, visitò nel 990 la Norvegia e fu convertito dal re Olaf Trygverson. Ritornato in patria con alcuni missionari cattolici, questi vi convertirono quasi tutti gli abitanti, e nel 1112 fu eretta la diocesi di Gurdar, suffraganea successivamente delle metropolitane di Amburgo-Brema, di Lund e di Trondheim. Il Gams dà una lista di 17 vescovi dal 1112 al 1440 . Sembra che da quest'anno la Groenlandia rimanesse separata dall'Europa, e quei cristiani, abbandonati a se stessi e unitisi in matrimonio con gli Esquimesi, ritornarono al paganesimo e solo alcuni secoli più tardi vi fu introdotto il luteranesimo.

Prescindendo dalla Groenlandia, la storia ecclesiastica d'A. si può dividere in quattro parti, a seconda dei quattro centri dai quali si propagò la Chiesa cattolica nel continente americano, cioè l'A. del Nord con due centri, Canadá e Stati Uniti, l'A. colonizzata dagli Spagnoli e l'A. colonizzata dai Portoghesi (Brasile).
2. A. del Nord. - a) Canadà. - Il Canadà, detto un tempo anche Nuova Francia, benché visitato da vari naviganti, non cominciò propriamente ad essere evangelizzato se non dal tempo della fondazione di Québec (1608), fatta dal francese Samuele di Champlain. La colonia e la Chiesa cattolica si svilupparono a poco a poco, vari Ordini (Francescani recolletti, Gesuiti, Sulpiziani, ecc.) vi svolsero la loro attività. Questa ebbe per campo non solo tutte le regioni intorno ai grandi laghi, tra le tribù degli Algonchini, degli Uroni e dei feroci Irochesi, ma si estese anche alla valle del fiume Illinois e del Mississippi, nella cui scoperta si resero famosi il recolletto belga Hennequin e il gesuita francese G. Marquette. Non pochi missionari incontrarono il martirio nell'ardua impresa, ma anche il Vangelo produsse fra quei neofiti frutti di santità, quale la vergine irochese Caterina Tekakwitha. Tutta la Chiesa del Canadà dipese un tempo dal vescovo di Rouen, finché nel 1659 vi giunse il primo vescovo Francesco Laval-Montmorency (1659-74), prima con il titolo di vicario apostolico poi con quello di vescovo di Québec, che stabilì su solide basi la Chiesa del Canadà. La diocesi di Québec si prolungava dal Canadà lungo le sponde del Mississippi fino alla foce di questo gran fiume, dove si fondò la città di Nuova Orleans. Per evangelizzare questa parte meridionale della diocesi vennero anche missionari direttamente dalla Francia. La cessione dell'Acadia all'Inghilterra per il trattato di Utrecht (1713) fu un avvenimento infausto per la Chiesa del Canadà. Difatti i protestanti inglesi vi perseguitarono i cattolici e, non potendo ridurli al protestantesimo, dopo alcuni anni, con inaudito esempio di crudeltà, li esiliarono in massa, disperdendoli nelle colonie inglesi; alcuni pochi poterono rifugiarsi nei dintorni di Nuova Orleans dove rafforzarono quella missione cattolica. Nel 1763 per il trattato di Parigi tutto il Canadà passava sotto il dominio inglese e cominciò per quella Chiesa un periodo di lotta e di oppressione. Eppure i cattolici del Canadà si mantennero fedeli, durante la guerra d'indipendenza delle colonie americane, alla nazione che li perseguitava. (Per ulteriori vicende della storia ecclesiastica v. canada).
b) Stati Uniti. - La storia ecclesiastica degli Stati Uniti bisogna seguirla secondo le differenti direttive della penetrazione cattolica in ciò che fu dapprima un agglomerato di colonie olandesi, spagnole, inglesi e francesi, e adesso forma la repubblica degli Stati Uniti d'A. Difatti l'evangelizzazione vi penetrò dal Messico, dall'isola di Cuba, dal Canadà, direttamente dalla Francia e perfino dall'Inghilterra. Dal Messico nei secc. xvI, xvir e xviri missionari cattolici - tra i quali sono ri-

## Page 644

masti celebri il gesuita E. Chino e il francescano G. Serra - predicarono il Vangelo nelle regioni del SO., cioè nel Texas, Nuovo Messico, Arizona, Colorado e California; dall'isola di Cuba partì nel sec. xvı la prima spedizione missionaria che arrivò alla Florida e fu annientata sulla costa della Carolina, e alla quale seguirono altre nei secoli seguenti; i missionari francesi scendendo dal Canadà, come si è detto, e seguendo il corso del Mississippi, giunsero fino alla foce del fiume; per coltivare le cristianità ivi stabilite giunsero anche nuovi missionari direttamente dalla Francia; finalmente alcuni gesuiti inglesi, accompagnando Lord Baltimore nel sec. xvir, si stabilirono nel Maryland, e in varie occasioni penetrarono anche nei vicini territori protestanti. Ad eccezione delle colonie del Maryland, di Rhode Island e della quacchera Pennsylvania, i cattolici non godettero di nessuna libertà religiosa nelle colonie inglesi. Difatti i puritani del Massachusetts, i calvinisti olandesi della colonia di Nuova York, gli anglicani della Virginia, ed altri sempre perseguitarono i cattolici che capitavano fra loro; eppure avevano lì vicino l'esempio del cattolico Maryland, tollerante con tutti i protestanti e che, precisamente per essere cattolico e tollerante, ebbe molto a soffrire dai protestanti delle altre colonie. Tutti questi diversi campi di evangelizzazione avevano i loro centri ecclesiastici molto lontani : le missioni del Messico dipendevano dalle diocesi di questo vicereame, prima da quella di Guadalajara (1552), poi dal vescovo di Guadiana o Durango ( 1620 ) e da quello di Sonora (1779), fino all'erezione della diocesi di Monterrey (1840), alla quale appartennero le Californie. Le missioni della Florida dipesero e furono alle volte visitate dai vescovi di Santiago di Cuba (fondata nel 1522) e di A vana (1787); quelle del Mississippi ebbero per centro Québec fino all'erezione della diocesi di Nuova Orleans (1793), e finalmente i cattolici del Maryland riconoscevano come superiore ecclesiastico il vicario apostolico di Londra. Quando le colonie inglesi si proclamarono indipendenti dall'Inghilterra nel 1776, i 13 Stati primitivi, rinchiusi tra il Mississippi e l'Atlantico, tra il Canadà e la Florida, furono tutti posti sotto la giurisdizione della diocesi di Baltimore (1789). (Per le ulteriori vicende della storia ecclesiastica v. STATI UNITI).
3. A. SPAGNOLA. - La storia ecclesiastica dell'A. spagnola cominciò con lo sbarco di Cristoforo Colombo nel 1492. Scopritori e conquistatori spagnoli erano sempre accompagnati da missionari e sacerdoti, e cominciava il culto dovunque essi si stabilivano. Dalla Spagna e quasi esclusivamente dal porto di Siviglia salparono tutti i missionari spagnoli e stranieri destinati all'A., ed alla metropolitana di Siviglia appartennero le prime missioni e le prime diocesi stabilite nelle Antille, nell'A. Centrale (Panamà), nel Messico o Nuova Spagna, nella Colombia (Popayan) e nel Perù. Le nuove diocesi erano troppo lontane da Siviglia; le scoperte e le conquiste si estendevano sempre più, cosicché nel 1546, staccandole da Siviglia, vennero fondate tre province ecclesiastiche americane che, con le loro diocesi suffraganee, furono centri di vita religiosa per i coloni, di missioni per gli Indiani e di ulteriore sviluppo in nuove diocesi e province ecclesiastiche. Le tre prime arcidiocesi erette nel 1546 furono: S. Domingo, con giurisdizione su tutte le Antille e su parte del continente bagnato dal mar delle Antille; Messico, la cui giurisdizione si estendeva da Honduras fino al N. del fiume Bravo nell'attuale repubblica degli Stati Uniti; e Lima, la più grande di tutte, con giurisdizione da Nicaragua in giù per tutta la costa del Pacifico fino
agli Araucani del Cile e, penetrando dentro nel continente, dall'alto Perù (Bolivia) fino al Paraguay e Argentina. Queste province ecclesiastiche sviluppandosi normalmente furono più tardi suddivise in altre nuove, che costituirono gli arcivescovati di Santiago di Cuba (1802), di Guatemala (1743), Charcas (1609), Bogotá (1564), così che all'epoca dell'indipendenza esistevano nell'A. spagnola 7 metropoli con più di 30 diocesi suffraganee.

La storia ecclesiastica dell'A. spagnola ebbe caratteristiche speciali. Prima di tutto il patronato reale, largito dai sommi Pontefici ai re di Spagna, per il quale era loro concessa l'elezione dei vescovi, la delimitazione e divisione delle diocesi e molti altri privilegi; l'istituzione canonica con le bolle, però, doveva venir da Roma. Dal patronato derivavano molti benefici; basti citare l'evangelizzazione di tutti quegli immensi territori, aiutata dal governo, lo stabilimento di diocesi e province ecclesiastiche, l'erezione di cattedrali e case religiose, l'unione tra le autorità civili ed ecclesiastiche. No derivarono anche inconvenienti, come la mancanza di comunicazione diretta tra il capo della Chiesa ed i vescovi, l'elezione di prelati quasi tutti spagnoli, pochi creoli e nessuno indiano, l'espulsione dei Gesuiti nel 1767 con danni irreparabili per le missioni. Un'altra caratteristica è l'Inquisizione (v.). Qui basterà dire che fu un tribunale misto ecclesiasticocivile, il quale con meno di 200 condanne a morte seppe conservare la pace religiosa durante tre secoli in tutto l'immenso territorio coloniale. Si paragoni questo numero di vittime con le decine di migliaia fatte dalle guerre religiose in Europa. Le leggi delle Indie (Leyes de Indias) sono un'altra particolarità dell'A. spagnola. Se tra i conquistatori si trovarono alcuni spietati e crudeli, la presenza di sacerdoti nelle conquiste e lo stabilimento di tanti Ordini religiosi, pur non potendo sopprimere del tutto gli abusie le crudeltà, diedero modo di elevare fino al trono del monarca spagnolo rimostranze e proteste, che produssero le famose Leyes de Indias di tenore veramente paterno verso gli Indiani, purtroppo non sempre osservate. Finalmente le Riduzioni del Paraguay dimostrarono fino a che punto di civiltà e di efficacia si può arrivare quando la Chiesa e lo Stato lavorano d'accordo per il bene di un popolo che esce dalla barbarie. Non mancarono però difficoltà, che alle volte ostacolarono la tranquilla propagazione del Vangelo; tali furono: le ricchezze del clero, le quali, benché quasi sempre impiegate in bene degli Indiani e dei poveri, in fondazioni di nuove parrocchie e missioni, pure, quando venne meno lo spirito religioso, diedero occasione a vari abusi; la questione dell's alternativa " tra i superiori religiosi, i quali si dovevano scegliere alternativamente tra spagnoli e creoli; qualche dissidio scandaloso tra i viceré ed i vescovi, come quello del Messico al principio del sec. xvir; o tra vescovi e religiosi, come quello del Palafox nel Messico e del Cardenas nel Paraguay. Ma tutto questo non fu d'ostacolo allo sviluppo potente della Chiesa. Si fondarono missioni bene organizzate tra gli Indiani del Messico settentrionale, del fiume Orinoco, dell'Araucania, del Paraguay, ecc.; si celebrarono concili provinciali rimasti celebri nella storia, come nel Messico e nel Perù, e maturarono frutti opimi di santità, come s. Filippo di Gesù, s. Rosa di Lima, la beata Marianna di Quito, ecc. (Per le ulteriori vicende della storia ecclesiastica delle diverse nazioni diventate indipendenti, v. le voci rispettive: MESSICO, PARAGUAY, ecc.).
4. A. PORTOGHESE. - a) Prima dell'indipendenza. Esiste un parallelismo notevole tra la storia ecclesia-

## Page 645

stica coloniale spagnola e quella portoghese. I re del Portogallo, come quelli di Spagna, godevano del patronato reale con gli stessi vantaggi ed inconvenienti indicati per l'A. spagnola. Nelle colonie americane portoghesi come nelle spagnole, le prime diocesi che si cresicro, S. Salvador di Bahia (1531), S. Sebastian de Rio de Janeiro (1575) e la prelatura di Olinda e Recife (1622) formarono parte di una provincia ecclesiastica (Lisbona) della madre patria, finché, eretta l'arcidiocesi di Bahia (1676), incominciò la provincia dello stesso nome con le diocesi suffraganze di Rio de Janeiro e di Olinda-Recife, elevate a diocesi lo stesso anno. Le altre diocesi che si fondarono nel sec. xvili, Goyax, Cuiabá, S. Paolo e Marianna (1745), entrarono a far parte di detta provincia di Bahia, e solamente quelle di Belem do Pará (1719) e di S. Luigi del Maragnone (1677) rimasero annesse alla provincia di Lisbona fino al tempo dell' indipendenza. Nell'A.lusitana, come nella spagnola, sacerdoti e missionari accompagnavano gl! scopritori ed i conquistatori; la loro presenza frenava almeno la crudeltà, quando non poteva proteggere gli Indiani contro gli abusi dei bianchi; anch'essi ottennero la promulgazione di leggi favorevoli agli Indiani, ed alcuni si resero celebri per le loro imprese e per il loro amore agli Indiani, come i padri Anchieta, Nóbrega e Antonio Vieira. Aranda, ministro di Carlo III, re di Spagna, espulse i Gesuiti dall'A. spagnola; alcuni anni prima, Pombal, ministro di Giuseppe I, re di Portogallo, li aveva cacciati dall'A. portoghese, con grande detrimento dell'educazione della gioventù e delle missioni tra gl'Indiani. In alcune cose però il parallelismo vien meno. Nel Brasile si formarono varie razzie per fare schiavi non solo Indiani idolatri ma anche cristiani, come quelle dei paulisti o mantelucchi contro le Riduzioni cristiane del Paraguay. Così pure, per essersi opposto alla schiavitù degli Indiani, il p. Antonio Vieira fu preso e mandato in Portogallo dai coloni del Maragnone nel 166r. Niente di somigliante successe mai nelle colonie spagnole. Inoltre nell'A. spagnola nessuna nazione straniera protestante poté fissarvisi, mentre nel Brasile si dovettero riconquistare i territori occupati dagli ugonotti francesi, stabilitisi a Rio de Janeiro (1555-67) e dai protestanti olandesi,
fattisi forti prima a Bahia, e dopo a Olinda (1624-25 e 1630-54 ).
5. Per le ulteriori vicende della storia ecclesiastica delle diverse nazioni diventate indipendenti, v. le voci relative: BRASILE, ecc.

Per la religione dei primitivi, v. PRIMITIVI, religione del.

Biol.: P. B. Gams, Series Episcoporum Ecclesiae Catholicas, Ratisbona 1873; C. Crivelli, La religione dei popoli che abitarono il Messico e l'America Centrale (in Storia delle Religioni, diretta dal p. P. TacchiVenturi), I, Torino 1945; P. Wittrman, Greenland, in The Cath. Enc., VI, pp. 777-79.

Canada-Dominion Bureau of Statistics,Religious Denominations by racial origins, Ottawa 1933; Le Canada ecclésiastique, Montréal 1935; A. Fournet, s. v. Canada, in The Cath. Encycl., III, pp. 227242.

The religious denominations in the United States. Their past history, present condition and doctrines, Filadelfia 1839; P. Guibler, Life and Times of John Carroll, Nuova York 1922; The official Catholic Directory for the year 1933, Nuova York; D. C. Schearer, Pontificia americana. A documentary history of the Catholic Church in the U. S., 1784-1884, Washington 1933; The Catholic Encyclopedia, art. delle singole diocesi; Annuario pontificio 1948, Città del Vaticano.
F. J. Hernaez, Colección de Bulas, Breves y otros documentos relativos a la Iglesia de América y Filipinas, 2 voll., Bruxelles 1879.
R. Vargas Ugarte, Episcopologia de las Diá-
![img-33.jpeg](img-33.jpeg)
(ed. Bibl. Vaticana)
cesis del antiguo Virreinato del Perí desde sus origenes hasta la emancipación, 1513-1874; L. Ayarraguay, La Iglesia en América y la dominación española, Buenos Aires 1920; M. Cuevas, Historia de la Iglesia en México, 5 voll., Messico 1923; Catálogo de los eclesiásticos de ambos cleros de la República de Chile (con reseñas bistóricas de los obispados), Santiago del Cile 1927; J. T. Bertrand, Histoire de l'Amérique espagnole, 2 voll., Parigi 1928; J. Lloyd Me cham, Church and State in Latin-America, Raleigh N. C. 1934; A. Garciadiego, Compendio de historia de Centro-América, Granada Nicaragua 1934; J. Alameda, Argentina Catálica, Buenos Aires 1935; R. Ricard, La "conquête spirituelle" du Mexique, Parigi 1935; J. M. Fernández e R. Granados, Obra civilizadora de la Iglesia en Colombia, Bogotá 1936.
R. M. Galanti, Compendio de Historia do Brasil, 4 voll., S. Paolo 1896-1905; I. Serrano, Brésil, in DHG. X. coll. 256289; S. Leite, Páginas da historia do Brasil, S. Paolo 1937; J. B. Lehman, O Brasil Catholico, Rio de Janeiro 1938; Synopse da hierarchia eclesiastica brasileira, Juiz da Fora 1938.

Camillo Crivelli
AMERICAN BOARD: v. CONGREGAZIONALISTI.
AMERICANISMO. - Questo termine designa una dottrina e un movimento religioso d'ispirazione liberale e naturalistica, maturati in seno al cattolicioperatorname{sm} ssuil finire del sec. xix, negli Stati Uniti d'America.

## Page 646

Esso mirava ad agevolare e intensificare le conversioni alla fede, attraverso una vasta opera di conciliazione e di sintesi fra l'antica tradizione cattolica e il nuovo pensiero e le nuove aspirazioni della religiosità moderna. Questo movimento, di cui si era fatto protagonista il missionario p. Isacco Thomas Hecker (v.) fondatore della Congregazione religiosa dei Paolisti, e già discusso negli stessi ambienti nei quali era sorto, ebbe vasto risonanza e suscitò reazioni di natura varia, quando fu portato a conoscenza negli ambienti religiosi d'Europa, specialmente francesi. Le più vivaci polemiche sorsero infatti in Francia. L'avvenimento che le motivò fu la pubblicazione di una vita del p. I. T. Hecker scritta da W. Elliott, tradotta in francese (Parigi 1897) da F. Klein che in pochi mesi ebbe cinque edizioni.

Effettivamente gli americanisti, pur partendo dal nebile e lodevole intento d'una più estesa e rapida diffusione del cattolissimo, mettevano a repentaglio l'unità della Chiesa romana. Per questo Leone XIII intervenne con grande tempestivita, condannando l'errore con la lettera Testem benevolentiae del 22 genn. 1899, diretta al card. Gibbons, ammiratore e fautore dei Paolisti. Le buone intenzioni e la perfetta ortodossia dei promotori delle nuove teorie sono dimostrate inequivocabilmente dalla loro pronta e incondizionata sottomissione alle parole del Sommo Pontefice.

Dottrina. - Esponendo, in una rapida sintesi, il contenuto dottrinale del documento pontificio, l'a. si può considerare sotto un triplice aspetto: apologetico, ascetico e dogmatico.

Aspetto apologetico. - L'a. è venuto alla luce sotto l'impulso di una preoccupazione apologetica, mirante a rimuovere, nei limiti del possibile, tutti gli ostacoli che potrebbero trattenere l'uomo moderno dall'abbracciare la fede cattolica. La necessità dei tempi dovrebbe indurre la Chiesa a rialzare il prestigio del cattolicismo di fronte a tutta la civiltà contemporanea, cedendo alle nuove esigenze ciò che il medioevo le ha trasmesso di caduco, scostandosi alquanto dall'antico rigorismo, mitigando le vecchie formole, passando sotto silenzio certe verità troppo avverse alla mentalità moderna. Sarà compito dei missionari e dei predicatori di mostrarsi più condiscendenti verso i non cattolici, insistendo più sulle verità che li avvicinano anziché sugli errori che li separano dalla Chiesa.

L'insegnamento del Vangelo deve essere presentato sotto una luce più simpatica e reso più aderente alle attuali aspirazioni dell'anima, in maniera da farlo quadrare meglio con la comprensione umana. Per ubbidire a questa urgente necessità di adattamento, la Chiesa deve restringere l'esercizio della sua autorità e lasciare a ciascun individuo la possibilità di sviluppare in pieno le sue iniziative private. Tanto più che, dopo la definizione dell'infallibilità pontificia, il Papa è sempre in tempo ad intervenire efficacemente per correggere eventuali deviazioni del pensiero dei singoli fedeli, lasciati più liberi.

Tale modo di sentire è in contrasto con la dottrina cattolica. Il Concilio Vaticano insegna che le verità di fede sono immutabili e derivano tutte da Dio. E intuitivo dunque, che si debbano insegnare tutte senza attenuazioni o riserve, e senza variazioni di significato. I mutamenti sono possibili solo nell'ordine disciplinare e spettano esclusivamente all'autorità religiosa. La definizione vaticana, mirando piuttosto a prevenire che a correggere l'errore, ha reso ancor più stretto il vincolo di dipendenza dal Pontefice Romano.

Aspetto ascetico. - Nel vano intento di giustificare la loro singolare pretesa d'una più ampia libertà di pensiero e d'azione, gli americanisti si richiamano all'interno diretto intervenne dello Spirito Santo, il cui influsso, essendo oggid più fecondo che in passato, renderebbe inutile e superflua la direzione spirituale dell'esterno magistero. Sostengono inoltre che, per raggiungere la perfezione cristiana, ogni studio dev'es-
sere posto nella pratica delle virtù naturali e nell'esplicazione di una grande attività esterna, volta al bene della società.

Le virtù naturali devono preferirsi a quelle soprannaturali e le attive alle passive. Queste ultime, come l'obbedienza, l'umiltà, ecc., erano buone ed erano necessarie in passato, quando le contingenze obbligavano la Chiesa a riunire tutte le sue energie in una perfetta coesione delle intelligenze e delle volontà individuali, in vista di un trionfo più completo sugli scismi e sulle eresie. Ma ora che le condizioni si sono totalmente cambiate, le virtù passive riescono più di ostacolo che di aiuto a conseguire la perfezione e concorrono a formare delle anime deboli e vili, anziché forti e virili. Ne consegue il disprezzo e la disistima degli americanisti per i voti religiosi, che dichiarano poco convenienti allo spirito moderno.

E facile intuire l'incompatibilità di queste opinioni con l'insegnamento evangelico. Basta infatti osservare che tutte le virtù, essendo abiti operativi, meritano il nome di attive, quelle principalmente che esigono uno sforzo maggiore di volontà e un più grande sacrificio, come l'obbedienza, l'umiltà, ecc. La loro importanza non muta col tempo, come non muta Gesù Cristo, che le insegnò con l'esempio e la parola, facendosi "obbediente fino alla morte di croce" ed esortandoci ad essere, come Lui, "miti e umili di cuore». Quel più ampio influsso dello Spirito Santo, che l'a. afferma per l'epoca attuale, mentre, da una parte, è in aperta contraddizione col disprezzo delle virtù soprannaturali e con la storia del cristianesimo primitivo, dall'altra parte renderebbe ancor più necessaria la direzione spirituale per discernere le ispirazioni divine dalle vane illusioni umane, troppo facili in questo campo.

Aspetto dogmatico. - Benché l'a. resti principalmente sul terreno pratico dell'azione, tuttavia non è del tutto estraneo al dominio teorico delle idee. C'è, in fondo agli atteggiamenti e ai programmi di questi promotori di opinioni innovatrici, un larvato naturalismo, che è in verità l'idea fondamentale, il motivo dominante dall'a.; naturalismo sopravvalutante le possibilità dell'uomo, fino al punto da dimenticare lo squilibrio intellettuale, morale e soprattutto passionale causato in lui dal peccato, nonché la conseguente necessità della grazia al raggiungimento del fine supremo. Oltre a questa falsa concezione, mirante a umanizzare il cristianesimo, va segnalata una forte corrente di liberalismo, in cui si può vedere un manifesto ritorno alle dottrine protestanti sull'ispirazione privata.

In complesso l'a. presenta in germe molti errori, che furono poi condannati da Pio X sotto il nome collettivo di modernismo.

Bibl.: Fonti: Testem benevolentiae, in Acta Leonis XIII, XI, Roma 1900, pp. 9-20; W. Elliott, The Life of Father Hecher, ²² ed., Nuova York 1892 (tradotta in francese da F. Klein, Parigi 1897); J. Ireland, The Church and Modern Society, Parigi 1897; D. J. O'Connell, L'A. d'après le P. Hecher: ce qu'il n'est pas, iv